1975: Il Femminismo

femminismoSERIE: STORIA DEL PROG ITALIANO


A partire dai primi anni ’70 sino alla sua esplosione nel 1975, l’ascesa del movimento femminista italiano fu una delle istanze più importanti del nostro antagonismo. Esso infatti, non ebbe soltanto una fondamentale valenza politica e sociale, ma riuscì a mettere in crisi con il suo modello rivendicativo, un’intera generazione di militanti trasformando irreversibilmente l’assetto del movimento controculturale.

Nato nella sua forma moderna intorno agli anni ’20 con le richieste sul diritto di voto, la riduzione dell’orario di lavoro da 12 a 10 ore e il libero accesso agli studi universitari, iniziò a svilupparsi in forme strutturate circa 20 anni dopo con l’istituzione dell’UDI – Unione Donne Italiane, a matrice democratica – e del CIF di stampo cattolico. Totale: una sessantina di iscritte in tutto.
Questa prima fase “emancipatoria”, si esaurì nel 1946 con il raggiungimento del diritto di voto.

Il concetto di “liberazione della donna" che sorresse il femminismo vero e proprio, prese invece forma nel 1968 estendendo il primigenio ideale di “emancipazione” ad un ambito che si spinse ben oltre lo studio, il lavoro e il salario.

Questa volta si trattava di mettere in discussione il “ruolo” della donna: un concetto essenziale che non era stato lambito dal movimento degli anni ’40 e che andava direttamente al cuore della specificità femminile, i suoi diritti civili, i rapporti con l’altro sesso, rianalizzando, discutendo e sfatando tutte quelle costrizioni e quelle limitazioni imposte – e purtroppo accettate – da secoli.

Alcuni esempi: 1) Separazione nel matrimonio tra rito religioso e rito civile. 2) Riconoscimento dei figli nati fuori dal matrimonio. 3) Depenalizzazione dell’adulterio femminile. 4) Comproprietà dei beni acquisiti dopo il matrimonio. 5) Patria potestà riconosciuta anche alla madre. 6) Cancellazione dell’attenuante per delitti d’onore, e dell’obbligo per le ragazze minorenni di accettare il “matrimonio riparatore“.


Contestualmente alla spinta rivoluzionaria della fine degli anni ’60, iniziano così a moltiplicarsi a partire dai primi mesi del nuovo decennio centinaia di collettivi femministi al di fuori dell’influenza partitica: la più parte autonomi (MLD, FLD...) o nati all’interno dei gruppi organizzati e/o dei sindacati (es: "Lotta Femminile”).

femministaIl loro obiettivo è quello di modificare l’assetto della società a partire non più da una richiesta politico-istituzionale, ma da azioni “in situazione” che si concretizzino a partire dallo scambio di esperienze private quali l'autocoscienza.
In questo senso, si spiega anche la nascita di centinaia di pubblicazioni indipendenti (libri, giornali, fogli ecc) che fioriranno incessantemente a partire dai primi anni ’70.

L’8 maggio del 1972 le donne in Campo de’ Fiori a Roma sono oltre 20.000 e da quel momento in poi, le manifestazioni si susseguiranno senza sosta ottenendo nel 1974 il mantenimento della legge del 1970 sul divorzio e nel 1975 l’approvazione del diritto di famiglia.
Più tardi arriveranno il diritto all’aborto (legge 194 /1978 – referendum 1981), quello ai consultori e agli asili nido e non ultima, l’approvazione di una legge sulla violenza sessuale (1996).


Fatta questa breve premessa che, sia chiaro, non abbraccia assolutamente tutta la complessità del movimento femminista (pensiamo anche solo alla lotte contro il sessismo mediatico e nel costume) , arriviamo al motivo di questa scheda, ossia, quali furono le relazioni e le influenza del femminismo sulle controculture, sulle arti e, di rimbalzo, anche sul Prog Italiano?


Il discorso meriterebbe un libro più che una cartella ma, contestualmente all’argomento di questo sito, azzardo solo alcune risposte essenziali.
Innanzitutto, la natura iconoclasta del femminismo si pose come “modello antagonista” per tutti coloro che, per diversi motivi, operarono rivendicazioni apartitiche, autonome e a partire dalla collettivizzazione di esperienze personali.

abortoQuesto, per esempio fu il caso dei giovani nati nei quartieri dormitorio nella metà degli anni ’50 (quindi della grande urbanizzazione periferica) che nel 1975 diedero vita ai Centri del Proletariato Giovanile a partire dall’invivibilità dei loro ghetti (vedi scheda sul 1975).

In secondo luogo, la dura critica contro i miti terzinternazionalisti, gerarchici e contro la "forma - partito", (poi adottata da molte frange organizzate nella metà degli anni ’70), non solo complessificò il dibattito all’interno alla Controcultura, ma la obbligò ad accettare nuove diversità sociali e rivendicative.

Il femminismo dunque, fu una delle determinanti nel 1975 del collasso del movimento, dell’ideologia della festa e dunque anche del Prog, avendone radicalmente mutato per così dire "le ideologie della sua base d'ascolto".
E si badi bene: questa non fu una "colpa", fu semplicemente l'accelerazione di un processo storico che sarebbe comunque avvenuto.
Senza l'energico contributo delle donne, l’antagonismo militante avrebbe continuato ad avvitarsi su se stesso per anni con conseguenze imprevedibili, se non addirittura controproducenti.


Pur sopravvivendo ancora oggi, a partire da quel momento storico le barriere sessiste sicuramente si allentarono in maniera notevole, aprendo alla società il pensiero di un nuovo mondo sino ad allora confinato ai margini della democrazia: quell'universo femminile che non era più solo la sublimazione di un oggetto o un’ideale romantico, ma la necessaria integrazione con un’intelligenza pulsante, conflittuale, interattiva, libera, progettuale.

Oggi, c'è ancora molta, moltissima strada da fare.


Tra le fonti: FERNANDA ADELE (ex dirigente dell’UDI) : Breve storia del Femminismo italiano su Luogocomune.net


QUESTO ARTICOLO E' DEDICATO A RAFFAELLA "MARTA" SALVEMINI: DOLCE SORELLA E MERAVIGLIOSA COMPAGNA
IL CUI SPIRITO RIVOLUZIONARIO NON CI ABBANDONERA' MAI.

27 commenti :

marta ha detto...

La tua conclusione è sacrosanta.
Ieri sera ho visto la Carfagna in Tv e qualche sera prima la Brambilla.
Non è per questo che abbiamo lottato tanti anni quindi, dovreamo agire per molto e molto tempo ancora.
Sicuramente, da qualche parte c'è qualcosa che non va.

dovic86 ha detto...

"Oggi, c'è ancora molta, moltissima strada da fare."
Sante parole. Ehhh... ce ne sarebbero di cose da dire sul femminismo. Sia sulle conquiste riportate, sia sul gran numero di battaglie ancora da combattere (ma che nessuno sembra aver la voglia di sobbarcarsi seriamente, oggi), sia su come il tempo e la società siano riusciti a rovesciare certe idee rendendole a mio parere addirittura funzionali alla disuguaglianza. Ce ne sarebbe, da dire e da fare.

Giampaolo ha detto...

scusa non ho ancora letto il post sul femminismo che leggerò, ma sbaglio o sta vincendo Todaro per il miglior chitarrista prog italiano???????
Bah, non voglio fare polemiche..aspetterò gli ultimi giorni per votare.....
buona serata!

taz ha detto...

Ciao Marta...penso che il problema sia nato nel momento in cui la donna si mette nelle mani dell'uomo, da quel momento lei perde la sua forza e solo perchè l'uomo gli trasmette la sua fragilità...la donna per essere forte non avrebbe bisogno di diventare mamma, la mamma credo che sia il cavallo di Troia del suo essere..credo...ciao

dovic86 ha detto...

Anch'io sono piuttosto perplesso dall'andamento del sondaggio... bah, vox populi, vox dei. Ma c'è ancora parecchio tempo, vediamo se gli equilibri cambiano.

marta ha detto...

Taz non è che l'uomo trasmetta fragilità alla donna in quanto entrambe sono procreatori naturali.
Allo stesso modo accoppiarsi o diventare madre è esso stesso un fatto naturale.
Il problema di allora fu come sovvertire e negare il nostro "ruolo" mettendo in discussione le regole imposte da una società maschile.
Chi diventava madre doveva avere dei diritti. Colei che lavorava anche esattamente così come chi non lo diventava per sue scelte autonome.
Per ora direi che siamo al 70% del lavoro ma ci vuole ancora qualcosa in più.

JJ JOHN ha detto...

Sul femminismo lascio la parola a Marta che ne sa infinitamente più di me, avendo militato di persona.
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Riguardo al sondaggio, mi sembra che ci sia un cartello che spinge quotidianamente e con molta convinzione il Banco: Todaro in particolare che ha ormai il 20% delle preferenze reali - su un totale odierno di 206.

Mai e poi mai andrei contro la voce del popolo, però mi pare che questa predominanza del Banco sia un po'eccessiva considerando che nelle semifinali sia Todaro che Maltese non avevano raggiunto piazzamenti così considerevoli.

Per quanto mi riguarda credo stia soffrendo molto Tofani (il mio preferito) ma la strada è ancora lunga.
Tenete conto che, a differenza delle semifinali, ora sta votando tutto il mondo e forse, ci sono diversità percettive.

Fate bene in ogni caso a tenere alta l'attenzione sull'andamento del voto.
Più se ne parla, meglio è.

lenz ha detto...

bel post jj, grazie. su un argomento poi sempre tristemente attuale..

x quello che riguarda il sondaggio... spero proprio che si stia scherzando.. questo campanilismo da BMS lo trovo quanto meno bambinesco oltre che niente affatto obbiettivo.

buon sabato!

Giampaolo ha detto...

Io vorrei dire una cosa molto semplice:
Todaro mica componeva se non erro, eseguiva e basta!!!!!
quindi il sondaggio è sballato di brutto......se dico una cosa sbagliata che qualcuno mi corregga, ma sono stato appena adesso sul sito del Banco e c'è scritto che le musiche le componeva Nocenzi.......
tu che dici John???????
Buon weekend!!

JJ JOHN ha detto...

Non so, a parte il fatto che ci potrebbe essere realmente qualcuno che vota Todaro o Maltese mille volte, c'è anche da considerare che questo è il mondo di internet.
Credo anche che in un blog che ha 300 shots al giorno (pari a oltre 25.000 pagine viste al mese), possa succedere davvero di tutto.

Anonimo ha detto...

JJ, a mio avviso è plausibile il numero di voti per Todaro e Maltese.
Il Banco, anzi meglio il BMS, è per molti (me compreso) il gruppo prog italiano di maggior valenza musicale e compositiva (anche per ciò che riguarda i testi, e la sempre difficile compenetrazione con le parti musicali))ed è senza dubbio il gruppo che ha dimostrato la maggior originalità nei confronti del contemporaneo prog estero e cioè inglese.
I primi due album del BMS, Salvadanaio e Darwin, sono - alla luce dei tempi trascorsi - in questo senso i più compiuti e significativi, e proprio in questi due album ha suonato Todaro. Maltese era senza dubbio più dotato tecnicamente(e per questo motivo ha sostituito Todaro), ma il pur bellissimo - e difficile - Io sono nato libero non mai ha avuto la stessa comunicativa dei primi due lavori. ma è pur sempre del BMS, al pari de L'ultima cena, per cui ecco il momentaneo secondo posto in classifica del bravo Maltese.
Che poi tutto questo è naturalmente solo un gioco, perchè chè chi se la sentirebbe di prescindere ad esempio dal genio di Radius, dallo strepitoso Nico, dal Maestro Francone Mussida, o dall'innovativo ed in ogni senso graffiante Tofani?
(Lo so, tutto ciò non c'entra con il femminismo, ma se ne parlava qui...)
Ezio

JJ JOHN ha detto...

Brother Ezio,
a mio avviso hai perfettamente ragione, anche se piango un po' la sofferenza di Tofani che, detto tra noi, è il mio numero uno.
Ma questo poco importa.

Ciò che stupisce è lo stridore con i risultati delle "primarie" in cui sia Todaro che Maltese si sono quasi salvati per il rotto della cuffia.
Però, ora il voto si è esteso sia geograficamente, sia come numero di elettori, per cui è evidente che ci sia molta più gente sensibile a Darwin o al Salvadanaio.
Io non do loro torto.

A me personalmente Maltese non fa impazzire come chitarrista Prog (lo vedo più morbidamente Jazz),
ma la voce del popolo mi sta inesorabilmente portando all'autocritica.
Only time will tell.

dovic86 ha detto...

Secondo me si sta sbagliando metro di giudizio, votando il gruppo e non le abilità tecniche e compositive del singolo musicista. Siccome a molti piace il Banco, allora votano Maltese e Todaro... Questa è la mia ipotesi.

lenz ha detto...

infatti è così ed è clamorosamente sbagliato.
siamo qua a votare un chitarrista e non un gruppo e a prescindere che il banco piaccia o meno, trovo ridicolo votare 2 chitarristi che non hanno dato nulla al prog italiano solo perchè sono stati nel BMS..
in questo modo tutto lo spirito del sondaggio và a farsi benedire!

NT1961 ha detto...

personalmente nn sono d'accordo con voi e con il vostro snobismo del considerare dei chitarristi fenomenali sempre e solo i soliti 4-5. Io sono tra quelli (molti a quanto vedo) che considerano il lavoro di Todaro fenomenale, soprattutto nel primo disco. Riascoltatevi Il giardino del mago e assaporate le sfumature sonore ed emotive che la sua chitarra riesce a dare al pezzo: senza di essa uno dei più straordinari esempi di prog italiano sarebbe monco, privo dello struggente pathos che lo caratterizza

JJ JOHN ha detto...

NT 1961,
so che sei in buona fede, ma solo per scrollarmi di dosso la fama di "snob", ti ricordo che ci sono state delle preselezioni che hanno coinvolto oltre 50 chitarristi tra cui Gianni Barbati dell'Officina Meccanica e Paride De Carli della Seconda Genesi.

Detto questo, se vincesse Todaro io non avrei nulla contro, anzi.
E' l'attuale secondo posto a Maltese che mi lascia un tantino perplesso.

Fans di Tofani, cazzo, fratelli miei! Dove siete?

Anonimo ha detto...

Si, nt1961, le atmosfere che Todaro è riuscito a creare con le sei corde nel Giardino del Mago (ed anche ad esempio ne L'evoluzione da Darwin) potrebbero da sole valere il titolo...

Si, dear JJ, la definizione di morbidamente jazz per Maltese mi sembra davvero azzeccata!
Una sintetica definizione per Tofani??
Ezio

lenz ha detto...

snobismo... bella questa si. se avessi dato un occhio nelle scorse settimane forse ti potevi rendere conto.. a me lo snobismo pare piuttosto questo di voler imporre il BMS ad ogni costo.
resto dell'idea che todaro e maltese non abbiano contribuito davvero in maniera sostanziale al prog italiano, rispetto ad altri che sono spariti dalla classifica e che hanno detto infinitamente di più di loro.
mi viene voglia di votare mussida a sto punto..

JJ JOHN ha detto...

Tofani? Un alchimista.

Anonimo ha detto...

Secondo me le atmosfere splendide evocate dal giardino del mago sono merito esclusivamente dei fratelli Nocenzi. In quell'album Todaro è il vero punto debole della formazione del banco, anche se apprezzo l'elettricità della sua chitarra, che da un tocco hard al lavoro. Mi sembra però che gli assoli di Todaro su R.I.P. e su metamorfosi facciano ben intendere che (con tutto il bene che uno può volergli) non sia certo un chitarrista dotato di grande tecnica.....secondo me stona in un complesso iper-tecnico come i Banco. Non a caso il gruppo lo sostituirà con un chitarrista più tecnico come Maltese, che però a mio avviso non lascia grandi tracce, forse a causa della sua impronta eccessivamente jazz, o forse a causa del fatto che rimane spesso in sordina nei dischi del Banco.

Preferisco mille volte quel geniaccio di Tofani, uno dei primi chitarristi al mondo ad utilizzare chitarre filtrate dalle tastiere....come un certo Brian Eno faceva nello stesso periodo. Se si pensa che un album come What me worry è stato registrato da Tofani a casa dei suoceri in Inghilterra prima di entrare negli Area, intorno al 71-72, si può ben capire quanto questo chitarrista fosse avanti per l'epoca, e non solo in Italia.

Chiaramente questo è solo una mia personalissima opinione.

Alex77

stefano testa ha detto...

Apprezzabile il tuo pezzo sul femminismo, e sui suoi grandi, indiscutibili, meriti storici.
Tuttavia, credo che oggi alcune domande dovremmo farcele:
1) quanto il movimento di liberazione femminile e la necessità di allargamento del mercato del capitalismo sono stati in rapporto?
2) siamo sicuri che la battaglia per l'aborto sia stata veramente una battaglia di liberazione? Mentre è stata sacrosanta la lotta per un'educazione capillare sui metodi anticoncezionali (e ancora ci sarebbe tanto da fare....) credo che l'aborto sia un atto drammatico che dovrebbe spingere ogni coscienza, anche laica, al rifiuto.
L'umanità ha raggiunto vette di sensibilità elevate: ci si batte contro la vivisezione degli animali, raccogliamo gattini appena nati abbandonati ai bordi delle strade, molti di noi si rifiutano di uccidere anche i ragni...possibile che non ci fermiamo a ragionare sui diritti di qualcuno che è già una vita umana, lasciando questo tema alla destra clericale? Io credo che questo problema dentro di noi ognuno lo senta, ma che, per un malinteso senso di libertarismo, e di stereotipato conformismo, lo cacciamo indietro.
3) per molto tempo sinceramente ho pensato che le donne avrebbero "salvato il mondo". Oggi penso che l'uomo, (e anche la donna), è una bestia...restano le PERSONE, gli INDIVIDUI...

J.J. JOHN ha detto...

Caro Stefano,
provo a risponderti sperando di aver bene interpretato quello che mi hai chiesto.
1)Rispetto all'offensiva capitalista le femministe agìrono ricercando e ritagliandosi una propria dimensione che sino ad allora quel processo aveva loro negato.
2) Nessuno si diverte ad abortire Il maschio stupratore però si, nel provocare quel trauma.
In questo senso, semplificando le parole di molte mie compagne, l'aborto è una "dolorosa necessità" se e quando non può essere evitato. Per il resto, deve restare comunque un diritto civile.
3) Infine sono d'accordo con te, a fronte di una società che sta regredendo sempre più a uno stato bestiale, occorre sempre ribadire che siamo innanzitutto individui, e come tali siamo nati per progredire ascoltandoci.
Le differenze sono uno stimolo alla crescita collettiva.
Non il contrario.

taz ha detto...

So che hai tante cose da fare Marta...ma trova un minutino per me.ciao

Yuri ha detto...

E' stato fatto fin troppo semmai, il femminismo è ciò che ha rovinato i rapporti interpersonali, rendendo gli uomini occidentali zerbini invertebrati in mano ad un popolo (che si sente) eletto, che è quello delle donne. Non ho nulla contro le donne e non mi definisco MASCHILISTA in quanto detesto il sessismo (leggi RAZZISMO) a prescindere; però sono profondamente ANTIFEMMINISTA, perché culturalmente e socialmente è il femminismo con tutto il suo ciarpame ideologico paranazista che in questi tempi contemporanei sta imperversando in ogni dove, e per ogni canale comunicativo.
C'è molto da fare, certo, c'è da ristabilire l'uguaglianza nei rapporti tra l'uomo e la donna, evitando future evirazioni mentali.
E' colpa del femminismo, o come lo si voglia chiamare, se la mia vita è stata distrutta (e ora a poco a poco sto cercando di ricomporli per trovare la mia vera essenza, non di uomo di per sé, ma di persona). È colpa di un’ideologia malata, sorretta per lo più da persone in cattiva fede (e certe/certi nemmeno sanno di aderirci più o meno indirettamente) se ho avuto un’adolescenza e una giovinezza che non augurerei nemmeno al mio peggior nemico. Le/i femministe/i appunto. Ho avuto problemi con DELLE donne, indubbiamente, ma per questo non vado a disprezzare e a rovinare la vita a persone che non appartengono al mio stesso genere sessuale. Lo trovo da malati mentali.

ravatto ha detto...

Ognuno deve avere pari diritti civili, ma ho sempre visto il "femminismo" come il maschilismo delle donne.

Eric Fromm disse: "Johann Jakob Bachofen, perfino sconosciuto nella sua patria, la Svizzera...ha scoperto il Matriarcato, ha scoperto in particolare che ci sono stati periodi in cui non gli uomini ma le donne hanno governato. Ma l'arroganza degli uomini, o meglio dei maschi, ha rifiutato questa scoperta. E così Bachofen è rimasto ed è oggi ancora uno sconosciuto, un clown per l'ufficialità accademica che non può immaginare che anche una donna possa fare qualcosa di grande.
E' una vergogna, direi, perfino che i movimenti femministi non abbiano attinto alle opere di Bachofen, in cui avrebbero trovato il migliore materiale per giustificare l'importanza del sesso femminile. Ma credo che i movimenti femministi oggi abbiano quale scopo che le donne diventino più virili e non che diventino più femminili nel senso che Bachofen ha spiegato tanto bene".

ravatto ha detto...

..."Quanto ai comportamenti del femminile odierno, pur di adeguarsi alla volgarità politica del mercato, la donna si traveste di tutt'altro, degenerando in "ibrido", fino alla più funesta conseguenza: abdicare alla propria congenita "stupidità", invidiabile, alla spensieratezza, in cambio della sciagurata omologazione sociale, nella sua pensierosa mascolinità impotente"...

JJ John ha detto...

Ravatto. Non so se questo può consolarti. Da trentenne sono stato per due anni con una femminista militante (un rapporto completo, felice ed intenso) e ogni tanto si tirava in ballo anche Bachofen. Un pensiero già allora superato a dir la verità, ma comunque interessante. Il femminismo italiano però, quello storico del Movimento, andava ben oltre. E io mi ritengo un privilegiato per aver avuto, anche se solo per un attimo, chi mi ha insegnato a rispettarlo.