The Nice: The thoughts of Emerlist Davjack (1967)

the nice The thoughts of Emerlist Davjack SERIE: LE RADICI DEL PROG N°2

Se i Moody Blues ebbero come loro punto di forza la compenetrazione tra psichedelia e musica classica, il quartetto dei Nice appoggiò invece la sua conflittualità su sonorità molto più eclettiche ed elettriche, aggiungendo ulteriori sfaccettature timbriche al nascente rock progressivo.

Il primo nucleo della band - che differiva da quello definitivo per la sola presenza del batterista Ian Hague, poi sostituito da Brian Davison durante il mese di agosto - si formò nella tarda primavera del 1967 come backing band della cantante soul P.P. Arnold, una scoperta di Mick Jagger che aveva già collaborato a suo tempo con gli Small Faces.

Terminata l’estate, i Nice si resero conto di poter funzionare anche da soli e abbandonata la Arnold, si rimisero nelle mani dell’ex manager dei Rolling Stones Andrew Loog Oldham che procurò loro un contratto per la Immediate Records.
Registrato nel trimestre autunnale, il primo album dalla band “The thoughts of Emerlist Davjack(dove Emer-List Dav-Jack è l’acronimo dei cognomi dei musicisti) vide la luce in novembre e ottenne un successo talmente folgorante da essere considerato anch’esso il “primo album di rock progressivo” in buona compagnia con “Days of future passed” dei Moodies.

Keith emerson and The NiceLa diatriba che si sviluppò negli anni riguardo alla reale paternità del prog non sarebbe mai stata risolta avendo i due gruppi proceduto in modo praticamente parallelo, ma ciò che invece risultò fondamentale per la storia del rock, fu il modo in cui entrambe le formazioni sconvolsero e innovarono, ciascuna a modo loro, il panorama musicale dell’epoca.
I loro lavori infatti non solo spronarono tutta una serie di musicisti classici ad uscire allo scoperto, ma diedero a tutta una generazione di artisti provenienti dai "colleges" e dalle “art schools”,
sino a quel momento marginalizzata dal rock, l’opportunità di farsi avanti con nuove proposte.

Come per “Days of future passed”, anche il disco dei Nice ruotava intorno alla psichedelia, ma da almeno un quinto della sua durata, emersero delle indicazioni stilistiche così originali da farlo assurgere ad opera seminale della musica contemporanea.

Il fulcro di tanta modernità risiedeva sostanzialmente negli otto minuti e ventuno secondi della vulcanica trasposizione in chiave rock del brano di Dave Brubeck Blue Rondò a la Turk”, ribattezzato per l’occasione semplicemente “Rondò”.
Da esso emergevano prepotentemente sia tutta la poliedricità di Emerson e soci, sia soprattutto la straordinaria forza comunicativa ottenuta traghettando le complesse ritmiche in 9/8 della versione originale di Brubeck in un furibondo 4/4 che avvolgeva il suono degli strumenti in un solo grande kernel comprensibile, accattivante e comunicativo.

Un linguaggio inedito insomma, che avrebbe influito su intere generazioni di compositori (vedasi ad esempio l’assonanza degli attacchi di “Rondò” con “Valentine Suite” dei Colosseum o la stessa interpretazione delle nostre Orme) e segnato indelebilmente la carriera dello stesso Emerson, il quale esporterà quella sua invenzione stilistica negli Emerson Lake & Palmer con ben altri risultati.

keith emersonUno stile personale inoltre e avulso da qualunque operazione preconcetta da parte di una discografica (come nel caso dei Moody Blues) che fece dei Nice un simbolo di un nuovo modo indipendente di concepire la musica.

Certamente alcuni critici rilevarono tra le note dei Nice notevoli influenze da parte di compositori quali Leos Janacek, Jean Sibelius, Bach, Leonard Bernstein o da quello stesso Antonin Dvorak che fu, guarda caso, anche il primo amore dei Moody Blues. Tuttavia, grazie alla sua forza iconoclasta il quartetto inglese seppe glissare qualunque maliziosità, ritagliandosi uno spazio esclusivo tra i giovani, anche grazie al loro supporto ai movimenti di protesta che allora pullulavano sia in Inghilterra che in America.
La loro versione strumentale di “America” di Leonard Bernstein, pubblicata il 21 giugno del 1968 infatti, sollevò un mare di polemiche, ma fece del gruppo anche un attendibile punto di riferimento per le rivendicazioni antirazziste.

Sempre nel 1968, l’allontanamento del chitarrista David O’List spostò il centro dell’attenzione su Keith Emerson che da quel momento non solo prese in mano le redini dei Nice, ma si rese conto che il suo talento avrebbe potuto essere ancor più valorizzato scegliendosi altri compagni di viaggio. E come tutti sappiamo, la storia gli diede ragione.

8 commenti :

aliante ha detto...

Ciao John. Ottima recensione di un album fondamentale per il prog.Tu giustamente tra i gruppi italiani influenzati dai Nice hai menzionato Le Orme. Io mi permetto di aggiungerci anche I Triade, un gruppo che apprezzo molto.L'influenza dei Nice emerge in maniera evidente nella suite Sabazio,a mio modesto parere.Tu cosa ne pensi? Ciao e ancora complimenti.

J.J. JOHN ha detto...

Ecco, io ho menzionato solo Le Orme non perchè siano stati gli unici ad ispirarsi ai Nice, ma perchè (guarda caso) hanno ripreso anche loro quel brano di Brubeck.

Oltre ai Triade ci metterei anche Exploit e Alphataurus. Poi, quando arrivarono gli EL&P, il carnet degli "ispirati" si dilatò a dismisura.

Daniel ha detto...

Ancora un po' acerbo il suono dei Nice in questo album, il legame con il pop/rock psichedelico si fa sentire parecchio, ma ciò che fu davvero innovativo, come hai detto JJ, fu la miscela delle influenze più disparate che vennero incanalate nella forma rock dal genio di Emerson. Il che non è altro che l'anima del prog, in fondo.
Si va dalla psichedelia, alla classica, al jazz e addirittura, in album successivi, al folk-rock, senza strappi e disomogeneità.
Da ricordare come curiosità la cover di The Thoughts Of Emerlist Davjack eseguita da I Quelli (futura PFM) con il titolo di Pensieri e la voce di Teo Teocoli.

taz ha detto...

3-2-1(per dire: primo disco così così...secondo non male e...terzo ottimo lavoro)....Inizio leggero e slegato per questo LP...s'intravede in Emerson una propensione per il terzetto...ottima scheda JJ...poco da dire sui Nice aspetto gli ELP..ciao

Simon House ha detto...

Dopo anni ancora non ho capito:
Era più veloce Keith Emerson o Rick Wakeman?
La gente misurava la bravura dei musicisti da duelli come questi, stile "La leggenda del pianista..."
I Nice non mi hanno mai entusiasmato, meglio gli ELP pur con tutti i loro barocchismi..

J.J. JOHN ha detto...

A bere birra secondo viaggiava meglio Wakeman. Emerson forse andava più forte in autostrada :-)
Non so risponderti Simon House.Io a parte Tarkus ho sempre fatto un po' fatica a digerire gli ELP.
E poi... ehm... io ero del partito di Tony Banks, poi Wakeman, poi Emerson.

aliante ha detto...

Anche io come John sono dalla parte di Tony Banks. Intendiamoci, Emerson è un musicista straordinario, però a differenza di Banks e Wakeman non usava il Mellotron e quindi lo preferisco meno. La velocità sui tasti e la tecnica ben vengano. Se a tutto ciò aggiungiamo anche delle belle atmosfere meglio ancora. Secondo me il giusto equilibrio lo troviamo in Tony Banks, tecnica e gusto musicale.

aliante ha detto...

Purtoppo ci ha lasciati il grande DAVE BRUBECK.

Ci resterà la sua musica straordinaria come "Blue Rondò A La Turk" che ha rappresentato tanto per il Prog.

R.I.P.