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Battiato: pubblicità divani Busnelli (1971)

 

Franco Battiato 1971

 Studente di medicina con la passione della pittura, Gianni Sassi fonda nel 1963 il suo primo studio: l'Al.Sa, Albergoni-Sassi -  rispettivamente art director e copywriter - successivamente trasformatosi in in una vera e propria agenzia di comunicazione. Il suo intento è quello di spaziare,e  colpire l'attenzione in modo inusuale inducendo così alla riflessione. La strutturaè praticamente una sorta di factory warholiana in cui trovano spazio intellettuali e artisti di ogni genere. 

«La nostra firma era non tanto mettere in evidenza le qualità del prodotto, ma utilizzare un gioco che a volte era sofisticato, a volte era violento, a volte era ironico, a volte scherzoso, ma mai di immediata intelligibilità: un esempio è il manifesto del divano Busnelli». [cfr. Albergoni] 

Grazie a un gioco che al contempo maschera e svela, Sassi si serve della semplice pubblicità di un divano per convogliare l'attenzione non solo sul prodotto ma sull'operazione in sé.
Sul divano fa sedere Battiato che indossa un paio di pantaloni a stelle e strisce (prestati da Claudio Rocchi), degli stivaloni neri e una maglia nera e rosa. La faccia è ricoperta con pittura bianca, pastosa, che tende a screpolarsi dando al volto un aspetto inquietante.. 

Siamo nel 1971; raccontalo stesso Battiato: «Avevo un gruppo (gli Osage Tribe) e in scena ci dipingevamo la faccia di bianco. Un giorno Gianni mi ha chiesto se poteva farmi delle foto... Ha voluto che mi truccassi come quando salivo sul palco ma, sotto le luci, il make up si è seccato creando delle inquietanti crepe sul viso».
A condire il tutto c'è lo slogan: "Che c'è da guardare? Non avete mai visto un divano?"
I manifesti invadono tutta Milano e l'immagine di quello strano personaggio diventa popolare.

(dal sito www.urlodelsole.it) 

...  Ma lui le aveva detto che avrebbe utilizzato quella foto?

“No. Difatti Busnelli, il padrone dell'azienda di divani, gli tolse la commissione e arrivarono migliaia di lettere di protesta. 

La cosa andò così: Sassi mi disse che voleva fare un servizio fotografico, nel suo stile provocatorio, al gruppo con cui suonavo allora, gli Osage Tribe. Avevo degli orrendi pantaloni con la bandiera americana che mi aveva regalato Claudio Rocchi (grande musicista e cantautore, recentemente scomparso, ndr), degli occhiali, un paio di stivali e in faccia e sulle mani avevo messo del cemento che, sotto i riflettori, iniziò a creparsi. Mi fece sedere su un divano ma io non avevo proprio idea che volesse usare quella foto per fare la campagna pubblicitaria dei divani Busnelli. 

Fu una campagna massiccia: quella foto era ovunque. Quando la vidi mi arrabbiai, c'era questa foto con la scritta: 'Che c'è da guardare? Non avete mai visto un divano?'. In quel periodo andai a fare la visita militare. Mentre aspettavamo c'era uno che sfogliava una rivista. A un certo punto si ferma alla pagina dove c'era la pubblicità del divano e dice: 'Ma guarda un po' questo trans!'. E io: 'Ma no, è solo un trucco pubblicitario'. Non mi riconobbe nessuno. Non era facile del resto, per fortuna”.

(grazie a Repubblica.it)

Battiato: Fetus (1972)

battiato fetus 1972I MIGLIORI ALBUM DI ROCK PROGRESSIVO ITALIANO.  N° 6 


Quando Francesco Battiato arrivò da Jonia a Milano nel 1965 con molte idee e pochi soldi, non era il distinto e posato signore che abbiamo conosciuto negli anni successivi, anzi, il perfetto contrario.
 Possedeva innanzitutto una determinazione fuori dal comune che lo portò non solo a superare le difficoltà di qualunque emigrato dell'epoca, ma a sopravvivere nel cinico mondo della musica leggera ed affermarsi come una delle principali realtà dell'avanguardia Italiana.

La prima fase di sostentamento si risolse già nel 1965 con la pubblicazione di due flexi disc per la NET (retribuzione: diecimila lire a disco) e nella costituzione del duo "Gli ambulanti" in coppia col pianista e compaesano Gregorio Alicata per cantare canzoni di protesta davanti alle scuole

Lo step successivo fu quando i due vennero notati da Giorgio Gaber che fece fare loro un provino. La cosa però non funzionò, e Battiato scelse di proseguire da solo senza Alicata, visto che nel frattempo Gaber gli aveva procurato un contratto con la discografica Jolly.
  Arrivano così altri due singoli ("La Torre" e "Triste come me", 1967) e infine il prestigioso passaggio alla Philips con la quale inciderà ben tre 45 giri tra il 1969 e il 1970: tutti di stampo romantico e tutti di un certo successo (si dice fossero quattro, ma l'ultimo non venne pubblicato), ma a
un certo punto qualcosa non va.

battiato fetus 02

Siamo al principio del 1971 e Battiato capisce che i tempi sono maturi per osare di più. Lui è un grande appassionato di biologia, esoterismo, letteratura tedesca e musica elettronica, e la fase romantica comincia a stargli stretta. Anzi, talmente stretta che più di una volta l'avrebbe rinnegata nel corso della sua carriera. Voleva invece "trovare una musica che fosse il corrispettivo letterario di ciò che lo interessava" e si diede da fare.

Si chiuse in un mutismo radicale rinunciando a molte serate e alle lusinghe delle majors, e iniziò a cambiare completamente frequentazioni avvicinandosi sempre di più al fervido ambiente dell'avanguardia milanese.
Intorno al 1970 si dota di un modernissimo sintetizzatore VCS3 e decide che da ora in poi inciderà qualcosa solo se ne avrà il pieno controllo.
Per realizzare i suoi piani, bussa alle porte della neonata etichetta Bla Bla di Pino Massara e lui lo accoglie a braccia aperte.
Risultato: il suo primo trentatrè giri "Fetus", concepito
nel 1971, registrato alla Sala Regson di Milano (la stessa di Celentano e Mina) e pubblicato nei primi mesi del 1972. 

battiato fetus 03battiato fetus 04Che Battiato abbia intenzione di scioccare, lo si capisce sin dalla celebre cover dell'A.l.s.a di Gianni Sassi raffigurante un feto maschile (presumibilmente morto), dall'esplicita foto pop al suo interno e dalla quarta di copertina che ritrae il nostro in una personalissima tenuta spaziale.

Concettualmente, il disco guida l'ascoltatore nel processo della genesi umana dal suo concepimento sino alla nascita, e musicalmente si rivela una novità assoluta per l'Italia: un misto tra elettronica e Bach, tra Oriente e Occidente, tra cantilene infantili e voci spaziali, tra melodia e rumoristica.
Ingenuità e aggressività si mescolano in un insieme omogeneo ed incalzante in cui Battiato sembra voler mettere a punto tutte le linee della sua filosofia artistica.


  Nell'incedere dell'ascolto non si trova nulla di scontato ed ogni nuovo movimento è una scoperta musicale e strumentale (con lui suonano sei musicisti) sempre funzionale al racconto. 
Si parte dalla descrizione del concepimento vista dalla parte del nascituro ("Non ero ancora nato che già sentivo il cuore […] M'incamminavo adagio per il corpo umano. Giù per le vene, verso il mio destino") per arrivare attraverso i vari processi biologici ("Cariocinesi", "Energia" "Mutazione" ecc…) alla luce della vita.

Dove non permeata da formule e citazioni scientifiche ("Fenomenologia"), la poetica di "Fetus" rivela una "pietas" straordinaria e una coscienza artistica che, pur se non ancora perfettamente sviluppata, è ormai solidamente parte di colui che diventerà uno dei più innovativi artisti del nostro secolo.

A dispetto di qualche polemica occasionale (la foto di copertina fu tra i bersagli favoriti della stampa borghese), "Fetus" otterrà un riscontro notevole che venne ulteriormente rafforzato da un 45 promozionale ("Energia" / "Una cellula") e da incessanti apparizioni dal vivo ai principali Festival Pop di cui fu sempre graditissimo ospite.

Il suo interesse all'Underground e alla Controcultura verrà favorevolmente ricambiato e, al di là di trascurabili contraddittori, porterà il ragazzo di Jonia ad una considerazione sempre più alta.
In questo senso, Fetus è da considerarsi tra i migliori album dell'avanguardia Italiana.

Ne esiste anche una versione in inglese mai pubblicata ufficialmente, ma infinitamente meno incisiva di quella originale.

FRANCO BATTIATO - Discografia 1972 - 1975:
1972: FETUS
1972/73: LA CONVENZIONE - PARANOIA (45 giri)
1973: POLLUTION
1973: SULLE CORDE DI ARIES
1974: CLIC
1975: M.ELLE LE GLADIATOR

Battiato: Foetus (1974, pubb. 1999)


Battiato Foetus 1974
 Verso la fine del 1973, la casa discografica Island Records con sede nel cuore di Londra, era un vulcano in eruzione. 

In ottobre aveva pubblicato INSIDE OUT di John Martyn, a tutti gli effetti il suo disco più raffinato, BURNIN’ di Bob Marley, la cui Get Up Stand Up, fu insignita del disco d’argento e, poco dopo, l’eccellente STRANDED dei Roxy Music che raggiunse il primo posto delle classifiche inglesi. 
E nei primi mesi del 1974, fu la volta di Seven Deadly Films, il primo singolo di Brian Eno. Ancora un po’ acerbo invero, ma comunque sia, l'esordio di colui che ancora oggi viene considerato uno dei massimi innovatori del rock. 
 
Una serie di soddisfazioni notevoli quindi, per la label dell’allora trentaseienne Chris Blackwell, che non solo gli valsero una valanga di encomi, ma lo spinsero a cercare ulteriori talenti. 
Cosa che fece, e tra coloro che approdarono alla sua corte, (The Sparks, Bryn Haworth, Ronnie Lane e il mitico jazzista Georgie Fame), ci fu anche il nostro Franco Battiato, all’epoca fresco di Sulle Corde Di Aries. 
In Inghilterra un perfetto sconosciuto, ma che con le sue sperimentazioni aveva conquistato il cuore del boss di Notting Hill. 

E anche se il collega Giordano Casiraghi, sostenne che Battiato avesse già tenuto un concerto in terra d’oltremanica, precisamente a il Coventry il 13 settembre 1973, pubblicizzato, come “… an artist from Europe (Italy). Featuring vanguard Music Moog Synthesizer", si trattò sicuramente un evento sporadico. 

Invece, il buon Chris Blackwell, che aveva già ascoltato tutta la sua produzione, ed era rimasto affascinato particolarmente da FETUS, aveva per lui dei piani molto circostanziati e a lungo termine: un disco subito, e una prima tournee di sedici date ad altissimo livello tecnologico, e a fianco di tre monoliti dell’avanguardia cosmica: Magma, Ash Ra Tempel e Stomu Yamash’ta.
 
Battiato Clic Island records
Un tour straordinario  in cui il nostro avrebbe utilizzato “nove casse ad alta fedeltà comandate da una sofisticata centralina elettronica” (tipo l’azimut dei Pink Floyd), e avrebbe esplorato nuove e fantastiche sensazioni.

Prima mossa quindi, e siamo all’inizio del 1974: registrare la versione inglese di FETUS (cosa che avvenne presso gli Island Studios di Basing Street.), pubblicarla, e infine promuoverla non appena Franco avesse terminato le registrazioni del suo nuovo album CLIC. 

Un planning perfetto quindi, peccato che andò tutto a scatafascio.

Perché, se le basi di  FOETUS (questo il titolo della versione inglese) non diedero problemi, trattandosì perlopiù di quelle italiane leggermente rimaneggiate, la voce e i testi presentarono delle criticità macroscopiche.

Una pronuncia aberrante innanzitutto, e dei testi tradotti talmente alla lettera che neppure con tutta la buona volontà sarebbe stato possibile definire accettabili. 

E questo perché, se da un lato la rigidità della traduzione aveva prodotto un inglese irreale, in fase di trasposizione  si perse anche tutta quella raffinata fluidità fonetica che connotava invece i testi italiani. 

 Così, la splendida intro di Energia, 

Franco Battiato in English “Ho avuto molte donne in vita mia /  e in ogni camera ho lasciato qualche mia energia”, 

diventava un’orrenda e impronunciabile 

 “I bought a lot of women in my life / On all the beds I left a lot of sweat”, 

 mentre il cuore concettuale del brano 

 “Se un figlio si accorgesse che per caso /
è nato fra migliaia di occasioni / 
capirebbe tutti i sogni che la vita dà / con gioia ne vivrebbe tutte quante le illusioni.” 

venne massacrato in 

“If a child undesrstood that by chance / 
it is born a chance in a million / 
he would understand all the dreams that life offers / 
 he would live each illusion full of life, full of confusion”. 

Non oso neppure immaginare cosa pensò Chris Blackwell quando ascoltò quei provini da lui tanto agognati, ma di certo gli bastò per mettere una pietra sopra il progetto FOETUS, e non volerne parlare mai più. 

Per sostituirlo si inventò una versione ibrida di CLIC che vide la luce verso fine anno, e il 13 febbraio 1975, Battiato partì finalmente per  il sospirato tour inglese. 
Anzi, il “disastroso” tour inglese, come lo definì lui stesso. 

Pubblico ubriaco che lo scambiava per un tecnico di sala, gradimento a fasi alterne, e peggio che mai, un grave incidente d’auto che, dopo il concerto del 23 febbraio alla Roundhouse di Londra, lo costrinse a rimpatriare anzitempo.

Saltarono così tutte le undici date con Stomu Yamash’ta, l’Inghilterra rimase un brutto ricordo, la sua lingua anche, e a giudicare dalla versione inglese della hit Up Patriots To Arms (circa 1980) non mi sembra che Franco abbia fatto molto per migliorarsi.

O forse, non gli interessava neanche...

Battiato: La convenzione/Paranoia (45 giri, 1972/73)

Battiato La Convenzione Paranoia

 
Prima dell'uscita di Pollution e poco dopo quella di Fetus, l'iperattivo Franco Battiato da alla luce tra il 1972 e il 1973, un 45 giri per l'etichetta "Bla Bla" destinato a non apparire mai su qualunque album o ristampa degli anni '70 e restando quindi materia per fans e collezionisti.
Dotato di un'eccellente veste grafica con tanto di copertina apribile, testi e persino un pentagramma originale, il singolo contiene due brani (
La convenzione/Paranoia) prodotti dal maestro Vigevanese Giuseppe Previde Massara detto "Pino", e scritti in collaborazione con Sergio Albergoni che  si presenta sotto lo pseudonimo di Frankestein. (su questo punto, vedere i comments a tergo)

Molto più vicini alle tematiche ed allo stile di
Fetus che non all'album successivo, i due pezzi del singolo si pongono a conti fatti come logico passaggio temporale tra le due fasi artistiche dell'artista Siciliano.battiato la convenzione paranoia 02"La convenzione" è per esempio una sorta di boogie-rock che potrebbe essere "tirato" quasi a livelli "metal", ma che in sostanza viene presentato in un bizzarra forma etnico-astrale, laddove il suono di uno scacciapensieri introduce un'orgia di sintetizzatori e percussioni "preparate".

La voce è
incisiva ed incalzante come non mai e le liriche, potenti e scandite, si pongono nel preciso luogo mediano tra il misticismo di Fetus e la concretezza di Pollution: la vita sulla terra è stata rivoluzionata da una non meglio definita "convenzione" che ha costretto molti dei suoi abitanti a riparare su Giove, su Venere, o "sotto il mare".
Un primo monito ecologista quindi, a cui faranno seguito quelli ben più maturi e misurati di
Pollution. La coscienza sociale dell'artista, si sta qui sviluppando in maniera univoca.

battiato la convenzione paranoia 03Con "Paranoia" invece Battiato da l'addio alle visioni acide del movimento freak ("Non trovo più il guru/ Sarà in cielo"): mai più negli anni '70 avrebbe composto una canzone così ironica.
Il tono è marcatamente surreale, ma gli intenti sono smaccatamente orientati ad una dissacrazione dell'underground "
La birra gelata ti fa molto male [...] perchè non bevi dell'acqua con me?".


Sorretta da una languida base blues, la voce inizialmente algida e sorniona ("
offriremo cipolle agli amici") si inacidisce sempre di più fino ad esplodere in un vero e proprio urlo isterico che non si sa quanto sia ironico e quanto profumi invece di premonizione: "romperemo l'asfalto con dei giardini colorati!!!". In altri termini: un sogno è finito. Occorre riportare la musica su un livello sociale e portare la lotta all'interno delle città. La Lucy nel cielo con i suoi diamanti è ormai lontana.

Il sentore generale che si ricava di questo lavoro, è quello di un
artista cosciente e "centrato" con il suo tempo e che soprattutto, non ha nessuna paura nell'interpretarlo e nall'anticiparne i mutamenti: un genio, insomma, anche nelle produzioni più "trasversali".

Franco Battiato
PS: Il 45 giri in oggetto ebbe due versioni: quella di cui abbiamo parlato che fu incisa su label standard di colore verde e un'altra promozionale e completamente diversa pubblicata invece su etichetta arancione e decisamente più rara.
Quest'ultima venne inclusa anche in diverse compilations economiche tra cui "Superissimi - Gli eroi del Juke Box". 

(GRAZIE A UGO PER LA DRITTA, A  MICHELE PER LA FOTO E A STEFANO ABDULQASIM PER LA COLLABORAZIONE)

Ecco le differenze tra le varie versioni:   

1) La Convenzione etichetta verde (1972- min. 3' 10'' ca.''): 
Questa è la versione ufficiale e definitiva e pubblicata su etichetta verde (quella recensita in questo post). 

2) La Convenzione etichetta arancio (promo-1972 + CD-2002 - min. 3' 36''): 
Questa è la versione promozionale che differisce da quella commercializzata per alcuni particolari del mixaggio, molto evidenti ad esempio sul "sottovoce" centrale" che include anche la parte iniziale del ponte, nonché per la durata superiore di circa una trentina di secondi. E' la stessa pubblicata come traccia 1 sul CD AAVV: La convenzione - D'autore DA 1008; 2002 

3) La Convenzione (2002- min. 3' 10''): 
Pubblicata sul suddetto Cd, si dice sia stata registrata negli Studi Dr.One di Bergamo nel 1997. 
Molto più che una registrazione, si tratta in realtà di un vero e proprio remake costruito ex-novo sulla voce della versione originale, identica appunto a quella su etichetta verde. Il resto è stato interamente ricreato e riarrangiato con strumentazione anni '90. 

NOTA: La convenzione e Paranoia sono depositati da Franco Battiato (musica) e Battiato e ALbergoni (testi). Siccome però ALbergoni è il proprietario dello pseudonimo Frankenstein, è probabile che i testi siano di Battiato Sassi e ALbergoni ma che gli ultimi due abbiano depositato solo come Albergoni (Frankenstein) perché il primo non era iscritto alla SIAE. Massara non c'entra nulla in questo caso. Invece lo pseudonimo Ed De Joy, ufficialmente di Massara, è stato usato qualche volta da Battiato. (nota di Michele Neri) 
 
FRANCO BATTIATO - Discografia 1972 - 1975:
1972: FETUS
1972/73: LA CONVENZIONE - PARANOIA (45 giri)
1973: POLLUTION
1973: SULLE CORDE DI ARIES
1974: CLIC
1975: M.ELLE LE GLADIATOR

Battiato: "Pollution" (1973)

battiato pollutionNon era infrequente nell'Italia degli anni '70, avere il privilegio di ascoltare il prodotto di un genio e non accorgersene, anzi.
Nel variegato clima politico e controculturale di allora, bastava che l'autore affiancasse al proprio lavoro una qualche sovrastruttura commerciale per alienarsi inconsapevolmente una parte di pubblico e di critica: specie quella movimentista che mal tollerava la giustapposizione di arte e danaro.

 
Questo successe proprio al buon Battiato al principio del 1973, quando il suo secondo album "Pollution" (pubblicato nel novembre del 1972) venne inserito in un'astuta "doppia operazione promozionale" in quel di Bologna.
In sintesi accadde che l'"Al.Sa.", l'azienda di Gianni Sassi, già curatore artistico della discografica dello stesso Battiato, si fece promotrice di una performance multimediale a stampo ecologista (chiamata appunto "Pollution") in Piazza Santo Stefano invitando a suonare lo stesso Battiato.
Franco Battiato 
I costi sarebbero stati sostenuti dallo sponsor (le ceramiche Iris) e dal Comune di Bologna cosicchè sia Sassi che Battiato, si sarebbero portati a casa un bel gruzzoletto (oltre che un bel po’ di pubblicità) ottenuto in parte con denaro pubblico.
 
L'operazione, di per se commercialmente geniale, non venne ben vista dai puristi della controcultura i quali accusarono l'artista di "paraculismo", di essersi "venduto", "servo delle multinazionali" ecc.. ecc...
 
Per fortuna il disco vendette bene consacrando giustamente il Franco nazionale a stella dello sperimentalismo nostrano.

Franco BattiatoPolemiche a parte, "Pollution" è un album eccellente.
Pur nella sua brevità (33 minuti circa), esso si pone come "momento evolutivo" dell'artista il quale supera le visioni oniriche e scioccanti di "Fetus" per approdare ad una composizione più complessa e strutturata.
I frutti della sua ricerca musicale, sospesa tra strumenti classici e materiali concreti, è chiaramente palpabile nella straordinaria varietà di timbriche proposte, laddove ogni singolo suono, ogni provocazione, ogni apertura melodica risultano perfettamente funzionali al contenuto del disco: la complessa "estetica dell'inquinamento".
 La musica è "totale", mai scontata, complessiva, come l'unità che "congiunge grammatica e sintassi" (cit. Battiato).
 
Malgrado la pochezza dinamica dell'incisione (si sa… quelli della Bla Bla non erano delle cime), Battiato riesce a far trasparire da ogni solco un phatos raramente riscontrabile in qualunque suo contemporaneo.

rock progressivo italiano 
Al di là del valore delle singole tracce su cui non sto a dilungarmi, si ha realmente l'impressione di essere guidati dall'artista in una dimensione organica: ogni movimento è perfettamente coerente con il suo vicino, ogni ambientazione vive di vita propria ed è restituita in maniera talmente limpida, da creare infine un solido grattacielo musicale che ci si presenta al termine dell'ascolto, in tutta la sua magnificenza strutturale.

Melodia, rumoristica, rock, musica concreta, cosmica, frammenti classici, sillabazioni, recitativi ed elettronica non si disgiungono nemmeno per un attimo dal senso finale del disco: ammonirci sul pericolo del degrado, dell'inquinamento morale e materiale, della perdita del "se" e dei propri luoghi di riferimento.
E' già forte dunque in Battiato quella spiritualità che, col tempo, diventerà la sua guida interiore di un lungo percorso artistico.
"Pollution" è un album da dieci e lode e solo lo stesso Battiato saprà superare se stesso con "Sulle corde di Aries". E questa capacità di auto-sorpassarsi, ricordiamolo, attiene solo ai geni.


FRANCO BATTIATO - Discografia 1972 - 1975:
1972: FETUS
1972/73: LA CONVENZIONE - PARANOIA (45 giri)
1973: POLLUTION
1973: SULLE CORDE DI ARIES
1974: CLIC
1975: M.ELLE LE GLADIATOR

Battiato: Sulle corde di Aries (1973)

franco battiato sulle corde di aries (1973)Se i primi due albums di Battiato, "Fetus" e "Pollution" (1973), erano sorretti da pulsioni demistificatorie, violentemente sperimentali e giocate su istanze concrete quali la genetica e l'inquinamento, il terzo lavoro "Sulle corde di Aries" (1973), ci presenta un artista più maturo e rilassato.

Il primo indizio arriva dalla musica che passa dalla fase dello "sperimentalismo ad ogni costo" alla notazione vera e propria in cui nel frattempo il musicista si è affinato.
 
Il sintetizzatore, strumento onnipresente in ogni lavoro dell'artista siciliano, cessa di essere utilizzato come esasperato mezzo tecnologico per assurgere a strumento vero e proprio. Un "fine" e non un "mezzo", dunque: attraverso il VCS 3 opportunamente modificato, Battiato arriva finalmente a focalizzare in musica quel desiderio di spiritualità che lo accompagnerà per il resto della sua carriera.

franco battiato sulle corde di aries 1973L'area delle possibilità timbriche di ogni strumento è finalmente delimitata, sfaccettata e perfettamente conforme al risultato finale dell'opera.
 
I musicisti cominciano ad essere convocati più per le loro reali capacità interattive che non per il loro "livello psichedelico": i fiati sono presi direttamente dal Conservatorio di Milano, alcune parti di "Aries" vengono affidate nientemeno che a Gianni Bedori e spiccano per tecnica e lucidità l'oboe di Gaetano Galli, la chitarra di Gianni Mocchetti e la violoncellista Marti Jane Robertson (già con la "Organic music" di Don Cherry).

La fredda "italianità" dei due primi ellepì, viene superata da un contesto più sensualmente cosmopolita: ci sono l'Oriente con le sue magie e i suoi profumi, recitativi in Tedesco (di Jutta Nienhaus degli Analogy), ampie citazioni a John Cage, Stockausen, Terry Riley ed ai corrieri cosmici tedeschi.

Il tutto nobilitato da ricerche metriche ed armoniche che affondano nel profondo est europeo, a quei tempi mistificato o sconosciuto.
Il clima generale del disco è rilassato e meditativo e, a parte qualche episodio di duro stampo free-jazz (l'assolo di Bedori in "Aries"), induce nell'ascoltatore un profondo senso liberatorio
.
battiato parco lambroBattiato quindi va come al solito controcorrente, ma questa volta lo fa con solide basi tecniche e concettuali: nel 1973, anno stesso in cui saranno in molti a radicalizzare un "discorso Prog" già di per sé provocatorio, egli rifugge da qualsiasi tentazione di scontro frontale per produrre una musica che sia "viva, tonificante: da respirare piuttosto che da digerire" (cit. Battiato).
 
Le stesse rappresentazioni dal vivo diventano più "intime" a cercare un rapporto col pubblico più diadico piuttosto che invasivo come lo fu per "Pollution".
"Sulle corde di Aries", segna insomma il definitivo distacco di Battiato dalla scena Prog che, perderà si un suo valido e potenziale innovatore, ma consacrerà alla musica Italiana uno dei più raffinati ricercatori che siano mai stati ascoltati.

Per questo, e per molto altro ancora, l'album del '73 è considerato da molti un capolavoro di innovazione e conflittualità.
Diversi artisti non mancheranno di sottolinearlo tributandogli nel tempo omaggi e citazioni: dai "Dissoi Logoi" di Alberto Morelli,al "Consorzio Suonatori Indipendenti" di Ferretti.
franco battiato

Ultima curiosità:
le foto dell'interno di copertina sono del mitico Ghigo Agosti, lo stesso che 13 anni prima vendette un milione e mezzo di dischi del suo rock'n'roll "Coccinella", giudicato nel 2005 dalla Rai come uno dei "dieci migliori brani del novecento" (mah!?).
Solo Battiato poteva scegliersi un collaboratore così.

FRANCO BATTIATO - Discografia 1972 - 1975:
1972: FETUS
1972/73: LA CONVENZIONE - PARANOIA (45 giri)
1973: POLLUTION
1973: SULLE CORDE DI ARIES
1974: CLIC
1975: M.ELLE LE GLADIATOR

Battiato: Clic (1974)

battiato clic 1974Se dal precedente lavoro “Sulle corde di Aries” Battiato stava voltando pagina rispetto alle follìe sperimentali degli esordi, con il quarto album “Clic” (1974) si completò il suo passaggio alla fase più “colta” della sua carriera.
Per rendersene conto, basta leggere l’unico testo del disco ,“No U turn”, che suona sia come una presa di coscienza del proprio percorso, sia come un'intenzione di cambiamento stilistico:

"Per conoscere me e le mie verità / io ho combattuto fantasmi di angosce con perdite di io. Per distruggere vecchie realtà / ho galleggiato su mari di irrazionalità. Ho dormito per non morire / buttando i miei miti di carta su cieli di schizofrenia."La fase della “sperimentazione antropologica” è quindi conclusa e, da questo momento in poi, la strada non ammetterà più inversioni di marcia. No U turn, appunto.
Le attenzioni si rivolgeranno tutte alla notazione classica sui modelli che l'artista siciliano ha sempre coltivato da anni: Stockausen (a cui “Clic” è dedicato), John Cage e, in parte, Frank Zappa.
Lo stesso titolo, richiama il suono di un interruttore che chiude (o apre) un'epoca creativa.

Oggi sembra strano a dirsi ma buona parte di questa cesura col passato, fu il risultato di uno strano viaggio in America alla fine del 1973 da cui Battiato tornò sconcertato: “Andavo ai concerti al Central Park e mi rendevo conto che i ragazzi […] erano stati forgiati. Tutti questi giovani si ubriacano, si rincretiniscono di musica e non sono più in grado di pensare. Il rock […] nella sua apparente violenza, diventa “non violenza” e l’alternativa non esiste.
L’unica sarebbe fermarsi e ascoltare il silenzio. Ricominciare a pensare.”
(cfr: Battiato)“Clic” è dunque un album “terapeutico” in cui la fase d’ascolto assume un valore sacrale.
Accanto a stilemi classici si aggiunge una copiosa dose di rumori quotidiani quasi a voler abbracciare ogni percezione possibile. Una totalità però, che se letta per "sintesi sottrattiva", diventa silenzio, spiritualità, contemplazione. Un percorso di sintesi ben riscontrabile anche in altri dettagli.
Ad esempio, la copertina, firmata Mario Convertino, è men che minimale. Niente più provocazioni o immagini dal gusto underground ma una semplice gabbia monocromatica di linee ordinate.


battiato francoAll’interno, solo poche note tecniche e due foto su sfondo nero tra cui spicca quella di Robero Masotti che ritrae l’artista bene illuminato e visto dall’alto seduto davanti alle tastiere.

A parte gli interventi di Juri Camisasca, Piero Pizzamiglio (voci) e del Quartetto Ensemble del Conservatorio di Milano, ora la backing-band solo di due elementi: Gianni Mocchetti (basso e chitarra) e Gianfranco d’Adda alle percussioni. Al resto, ci pensa l’autore con il pianoforte, l’organo, il fido VCS3, la mandola e dei non meglio definiti “cristalli e metalli”.

Davanti ad uno scenario del genere, si potrebbe a questo punto presumere che Battiato si stesse allontanando gradualmente dalla scena alternativa, anche considerato le sue provocatorie "dichiarazioni di odio" nei confronti del pubblico.
In realtà, egli continuò periodicamente a fornire consulenze ad altri artisti d’avanguardia (es: Aktuala e Camisasca) e a frequentare il movimento, prestandogli all’occorrenza parte della sua strumentazione, conquistandosi così il soprannome di “El Salvator” ed evitando di alienarsi una larga fetta di mercato.

Musicalmente, “Clic” viene registrato in pochi mesi dal fonico Gian Luigi Pezzera nell’immensa Sala Regson sui Navigli milanesi e si presenta nel complesso più come un collage di sensazioni che non un discorso organico vero e proprio.
I brani sono in tutto sette di cui solo uno cantato e, sin dalle prime note della splendida “I cancelli della memoria”, il groove si mostra subito rilassato e meditativo, laddove in un delicato crescendo di suoni si innesta una sequenza in 5/4 che si scomporrà gradualmente su continui interventi di piano Fender.


battiato clicCome abbiamo accennato, nella successiva “No U turn” Battiato fa il punto della situazione e da lì, terrà fede al titolo non tornando più indietro. Prova lampante sono le oniriche atmosfere del “Mercato degli Dei” che, non a caso, è accodata a “No U turn” quasi come se l’artista volesse darci conferma di quanto deciso.
Seguiranno le sommatorie acustiche di “Rien ne va plus”, l’ipnotica sequenza di “Propriedad prohibida”, la torbida “Nel cantiere di un’infanzia” e lo scherzoso quadretto di “Ethika fon Etica”, vero e proprio omaggio a Stockausen e al suo “Canto degli adolescenti”.

Qualche provocazione dunque c’è ancora, ma mai aggressiva come nei primi anni ‘70: la concentrazione è tutta giocata sulla composizione e sul’assemblaggio acustico.
Con “Clic”, Battiato conferma non solo di essere avanti anni luce rispetto a molti contemporanei, ma anche consapevole delle sue scelte musicali e politiche.
Evidentemente il suo modo di porsi è onesto, piace e gli darà modo di andare avanti per molti anni
indisturbato sulla via della sperimentazione.
Pur avendo inserito in “Ethika fon Etica” frammenti di un discorso di Mussolini, non farà la fine dei Museo Rosenbach e questo, era evidentemente frutto di un’onestà che andava ben oltre l’apparenza.


FRANCO BATTIATO - Discografia 1972 - 1975:
1972: FETUS
1972/73: LA CONVENZIONE - PARANOIA (45 giri)
1973: POLLUTION
1973: SULLE CORDE DI ARIES
1974: CLIC
1975: M.ELLE LE GLADIATOR

Battiato: M.lle le "Gladiator" (1975)

M.lle le GladiatorCon l’album del 1975 “M.lle le Gladiator” si chiude per Franco Battiato il periodo che lo legò alla casa discografica Bla Bla di Giuseppe Previde Massara e che, a conti fatti, possiamo dire fu il più eversivo della sua carriera:
 cinque Lp, due quarantacinque giri da solista e una copiosa serie di collaborazioni tra cui ricordiamo Juri Camisasca, Colonnello Musch, Osage Tribe, Springfield, Ixo, Capsicum Red e Genco Puro & Co.

Il nuovo disco, interamente strumentale, comprende tre brani per una durata complessiva di circa mezz’ora di cui solo il primo (“Goutez et comparez”) viene inciso in studio, mentre “Canto fermo” e “Orient effects” vengono registrati dal vivo su due piste e in una sola giornata nel Duomo di Monreale in provincia di Palermo.

Al primo ascolto (ma anche al secondo e al terzo) il risultato è perlomeno sconvolgente se non addirittura ostico nel momento in cui il Maestro siciliano raggiunge l’apice dello sperimentalismo, senza concedere neppure un istante di tregua all’ascoltatore che si trova aggredito, specie nella prima parte dell’opera, da un esercito di patchworks acustici, effetti, stridori lancinanti, loopings, vocalismi isterici, frammenti di musica, poesia e citazioni concrete.

 
Non meno ansiogena è la seconda facciata in cui i limiti di ogni strumento vengono portati alle estreme conseguenze al punto di sfuggire non solo a qualunque catalogazione commerciale, ma creano addirittura una sorta di barriera concettuale tra questo vinile e tutti i lavori pregressi.
 

Franco Battiato 1974
Se cioè in “Clic” si poteva ancora cogliere una sequenzialità che richiamasse una logica narrativa in cui gli estremismi più spinti fungevano da semplici "fillers" (es: "Ethika fon Ethika”), in “M.lle le Gladiator” il caos prevale sulla ritualità e la trasgressione divora le consuetudini spingendosi ben oltre l'eversione sonora. 

 Nella realtà, non vi sarebbe nulla di nuovo. Artisti quali Stockausen, Cage, Varese o Zappa, solo per citarne alcuni, avevano già spianato la strada a questo tipo di provocazioni, per non parlare della violenza di certe avanguardie italiane dei primi anni ’60 quali il gruppo della “Nuova Consonanza” di Evangelisti e Morricone.

Battiato però è un artista Pop. Colto, ma pur sempre con un background più “popolare” dei suoi colleghi più colti, ed è anche per questo che il suo lavoro di congedo dalla Bla Bla si innestò perfettamente nel panorama alternativo di quegli anni.

 
La sua torrenzialità infatti, sembrerebbe proprio interpretare e preludere la destabilizzazione di quel “movimento” col quale era cresciuto sin dai tempi di Fetus.
La molteplicità sonora del primo lato e la “cattiveria” con la quale affronta gli strumenti nel secondo, più che riferirsi ai "tasselli dei mosaici monrealiani", sembrano quasi voler richiamare quella violenta destrutturazione che avrebbe ramificato l’alternativa giovanile dei primi anni ’70 per sfociare poi nelle sofferte diversità del movimento ’77.

 
centro di gravità permanenteInfine, il fatto che Battiato non avrebbe mai più prodotto un disco così duro, sancì probabilmente anche il suo definitivo distacco sia da una fase artistica, sia soprattutto da un’epoca storica.

Forse non volle essere lo spettatore di una disfatta preferendo l'emarginazione, l’introspezione, il totale disinteresse commerciale e la ricerca colta producendo per la nuova discografica, la Ricordi
i suoi dischi più raffinati (sempre però sotto l’egida di Pino Massara) .
Il pubblico dei suoi spettacoli (anche quelli tenuti nei centri sociali) inizia a cambiare e dopo la conquista del Premio Stockausen con l’”Egitto prima delle sabbie”, anche i più scettici, inizieranno a considerarlo più "musicista" che non il pazzoide sperimentatore di Fetus e Pollution.
Il resto, lo faranno gli studi da autodidatta e quelli di violino sotto la guida del M° Giusto Pio con il quale traghetterà la sua arte verso una musica più fruibile.


Riguardo a quell’ennesimo salto di qualità, Battiato confiderà a Mario Luzzato Fegiz: “molti affermano che io ho raggiunto il successo dopo quindici anni di duro lavoro, ma non è esatto.
Io l’ho raggiunto subito, appena ho deciso serenamente e freddamente di abbandonare la strada delle sonorità pure per cercare un contatto [...] con la grande platea.
Non è vero che il pubblico è venuto a cercare me. E’ vero il contrario
”.


Provate ora a riascoltare “Gladiator” dopo aver letto queste parole.
Dopo l’ultima nota credo sarete convinti anche voi di esservi trovati davanti a uno dei più coraggiosi e geniali artisti che l’Italia contemporanea abbia mai avuto.


FRANCO BATTIATO - Discografia 1972 - 1975:
1972: FETUS
1972/73: LA CONVENZIONE - PARANOIA (45 giri)
1973: POLLUTION
1973: SULLE CORDE DI ARIES
1974: CLIC
1975: M.ELLE LE GLADIATOR