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Intervista a Gianni Bianco dei CIRCUS 2000

GIANNI BIANCO CIRCUS 2000

UN CARO RICORDO DI GIANNI BIANCO, PERSONA SOLARE E  INDIMENTICABILE CHE HO CONOSCIUTO, E NON DIMENTICHERÒ MAI. IL MIGLIOR ROCK ITALIANO PORTA ANCHE LA SUA FIRMA. CIAO CARO GIANNI. SII FELICE, SEMPRE!


 Marzo 2019 - IN ESCLUSIVA PER CLASSIC ROCK:  INTERVISTA  A GIANNI BIANCO, L'INDEMONIATO BASSISTA CHE HA CARATTERIZZATO CON SILVANA ALIOTTA IL SOUND DEI MITICI CIRCUS 2000. A LUI E A TUTTI I CIRCUS VA IL NOSTRO PIU' GRANDE E SINCERO ABBRACCIO!



J.J.: Caro Gianni, innanzitutto grazie mille per la tua disponibilità. Comincerei col chiederti come sono nati i Circus 2000?

 GB: Suonavo in un gruppo storico di Torino, I Kobra col quale avevo vinto un concorso cittadino e il concorso Davoli regionale ottenendo una certa popolarità.
Quando il gruppo si sciolse, un mio compagno di scuola mi disse che suo zio Johnny Betti, ottimo jazzista, cercava dei giovani musicisti per formare un gruppo rock. La cosa mi stupì un poco ma accettai quando seppi che era più vecchio di me solo di pochi anni.Johnny mi chiese se conoscevo un bravo chitarrista ed io gli presentai Marcello Quartarone che suonava con me nell'ultima formazione dei Kobra ed era già un fervido compositore.
Chiamammo il trio Genius e facemmo esperienze bellissime con vari musicisti che andavano e venivano tra cui i sassofonisti Guido Scategni, Eddy Busnello (lo puoi sentire nel primo disco degli Area), un fantastico organista californiano Dennis Kaufmann (quando si dice il caso) ed i cantanti Mario T. ed il grande Pierfranco Colonna.


Suonammo di tutto da Hendrix a Otis Redding, dai Cream a J. Cocker, ai Vanilla Fudge e BS&T e a un certo punto decidemmo che era ora di fare sul serio. Pensai a Silvana Aliotta che avevo sentito cantare tempo prima senza più dimenticarla.
Così ci mettemmo al lavoro ed io proposi il nome Circus 2000 ed il canto in inglese
e non tanto per spacciarsi come stranieri, ma per avere un sound migliore e perchè poteva aprire porte chiuse, come è poi successo.

regalami un sabato seraNel primo LP il batterista Johnny Betti compose "I am the witch" e Marcello il resto.
Il testo di "Try to live" è scritto da me,così come tutti i testi di "An escape..." ed il brano "Hey man".
Tutti gli altri brani sono di Marcello e qualcosa è improvvisato in studio. Tutti hanno contribuito attivamente, con fantasia, agli arrangiamenti.
Non essendo iscritti alla Siae non firmammo i pezzi e stiamo ancora aspettando i soldi, comprese le royalties! Bello vero?
Se penso che i nostri CD sono stati venduti un pò in tutto il mondo...



J.J.: Già... infatti siete stati praticamente tra i primi a portare avanti un certo discorso Pop (inteso come Pop italiano ndr), ancora prima del Progressive. Ma dimmi, questa "voglia di novità" era premeditata o vi veniva, per così dire, "spontaneo trasgredire"?

 GB: La seconda che hai detto. E poi, scusa, ma non trovo adeguato il termine Pop. Come afferma Vernon Joynson, autore del libro "The flashback", noi appartenevamo al genere Psych Progressive. .. se proprio vogliamo stabilire un genere...

J.J.: E poi come siete approdati alla Ri-Fi?

GB
:
Alla RiFi ci presentò il nostro impresario attraverso un'audizione. Le difficoltà vennero dopo per arrivare ad incidere "An escape...", ritenuto troppo "osè".
Tra l'altro il contratto prevedeva anche un terzo LP che la RiFI non volle più fare e registrò solo qualche 45 in italiano con Silvana.
Si sono liberati di noi e sono stati tutti contenti,credo.



silvana aliotta e gianni biancoJ.J.: Alla faccia della gratitudine...
Dimmi Gianni, come mai questa impostazione così "californiana" del primo album?


 GB: Non saprei... a quel tempo avevamo pochissimi dischi e quasi tutta roba inglese, o R&B o Jazz... per di più passavamo le sere libere allo Swing Club di Torino ad imparare dai grandi jazzisti che passavano di là.
Una cosa è certa però: a quel tempo la Psych Generation era come se fosse in contatto telepatico. Noi suonavamo l'onda e l'onda suonava attraverso noi.


J.J.: E quando andavate in giro, che riscontro avevate?

GB: Buono. Nessuna diffidenza e a parte i soliti provocatori che potevi incontrare qua e là: per esempio partecipammo all'11° Cantagiro e quando arrivammo a Perugia salendo un viale, certi "goliardi" bombardarono il corteo dall'alto con una sostanza marrone che non era cioccolato!
Tutti quelli davanti a noi (15) furono colpiti, ma il nostro furgone non fu neanche sfiorato e dietro non so chi si salvò! Grazie ragazzi!

Comunque a parte alcuni episodi sporadici era tutto OK..

J.J.: Gianni, cosa ha provocato svolta "Prog" del secondo album? Vi siete adeguati all'aria che tirava, sentivate che finalmente c'era più spazio per delle idee nuove o cos'altro?

 GB: Era semplicemente nell'aria... un' evoluzione naturale.
Hai mai sentito Ummagumma dei Pink Floyd? Era del '69, ma se noi avessimo proposto qualcosa di simile in Italia nel '69/'70 ci avrebbero fucilato!
Comunque lo spazio dovevi prendertelo rischiando tutto. E così abbiamo fatto.


J.J.: Com'è andata questa "seconda fase" rispetto alla prima? 

GB: Per noi sempre meglio, anche se cambiare tanti batteristi mi ha creato qualche difficoltà. Comunque sono stato fortunato, erano tutti bravissimi e sensibili e mi hanno aiutato a crescere.
Le serate però sono diminuite un pò perchè il genere si faceva più impegnativo e forse era insufficente la promozione.
Per fortuna la TV, il Cantagiro, la vittoria al secondo Festival delle nuove tendenze e Controcanzonissima '72, ci hanno portato molta popolarità e rispetto.
 

J.J.: A proposito di Festival Pop , che aria tirava? 

GB: 1970 circus 2000In genere sempre buona, bastava essere in forma e suonare con tutta l'anima.
L'aria era: "siamo tutti qui con un solo desiderio stare in pace e trascorrere una bella ed indimenticabile giornata". Vorrei poterli abbracciare tutti in un colpo solo. Dovunque siano,vorrei ringraziarli di aver lasciato un segno e tante buone vibrazioni nei vari festival d'Italia.


J.J.: Frequentavate altri gruppi... anche politici voglio dire?

 GB: Musicalmente frequentavamo solo i gruppi di Torino, a cui rivolgo un caro saluto.
Avevamo però molta stima per molti gruppi italiani, citerò gli Area per tutti.
Politicamente invece no
! Come dissi a suo tempo ad un intellettuale: "i musicisti non hanno bisogno di politicizzarsi perchè la musica è politica!"
Bisogna saper ascoltare.


J.J.: Che ruolo pensi abbiano avuto i Circus 2000 nella musica italiana?

 GB: Quello di un rompighiaccio, anche se il ghiaccio si è poi ricompattato.
Il primo LP in inglese di un complesso italiano e venduto bene anche all'estero, in fin dei conti... l'abbiamo fatto noi... forse?!


J.J.: ... sono stati allora "anni meravigliosi" come dicono in molti?

GB
:
Si, sono della stessa opinione,peccato che "qualcuno" abbia lavorato a tutti i livelli per rovinare tutto, e alla fine c'è riuscito. Del resto quell'onda non piaceva nè all'est nè all'ovest...
... solo l'amore salverà il mondo!.


J.J.: ... due aneddoti per chiudere in bellezza...

GB: Dunque... il primo. La stella a 5 punte rovesciata,sulla copertina di "An escape...", non è stata una nostra idea. No satanists here!
E infine, sempre sullo stesso disco, l'assolo di voce di Silvana che sembra un nastro "al contrario" in realtà è stato cantato proprio così, sorprendendo tutti.

Circus 2000: Circus 2000 (1970)

circus 2000INTERVIENE NEI COMMENTS: GIANNI BIANCO
(bassista dei Circus 2000)


I torinesi Circus 2000 si formano verso la fine degli anni ‘60 per opera di Marcello Quartarone detto “Spooky", (chitarra, voce), Gianni Bianco (basso) e il batterista Roberto “Johnny” Betti.
Al primo nucleo si unisce poi la ventenne cantante/percussionista Silvana Aliotta che, considerando l’età, aveva già un’invidiabile esperienza sia nel mondo musicale che in quello discografico.

Silvana infatti, non solo cominciò ad esibirsi dal vivo come imitatrice a 9 anni, ma partecipò ancora a numerosi concorsi canori e neppure maggiorenne, già firmava nel 1965 il suo primo contratto discografico con la Odeon a seguito di una brillante esibizione al Festival di Castrocaro.
Seguiranno partecipazioni alla Mostra Internazionale di Musica Leggera di Venezia, a “Un disco per l’estate”, una tournée in Grecia e la bellezza di sette quarantacinque giri tra il ’66 e il ’69 di cui alcuni stampati sotto lo pseudonimo di Silvia Grissi.

Assestatisi dunque a quartetto, i neonati “Circus 2000” iniziano a farsi le ossa suonando prevalentemente standards jazz allo “Swing Club” di Torino, dove verranno in breve notati dalla discografica Ri-FI che li porterà in sala d’incisione.
Qui, il gruppo acquisirà uno stile più maturo e personale dando nel contempo vita ai dieci brani del loro primo album omonimo del 1970, considerato a tutti gli effetti uno degli apripista del Pop Italiano.
Ad essere onesti, il sound del quartetto torinese non era proriamente originale, debitore com’era alla West Coast californiana e in particolar modo ai Jefferson Airplane. Tuttavia, occorre anche ammettere che sino a quel periodo, ben pochi artisti erano riusciti a produrre qualcosa che si distaccasse dalla classica melodia italiana superando allo stesso tempo i vecchi stilemi del Beat.

silvana aliotta gianni biancoCi avevano provato con notevole convinzione Le Stelle di Mario Schifano nel 1967, Le Orme di Ad Gloriam e gli Infermieri di Fabio Celi due anni dopo e finalmente, sotto la spinta dei primi movimenti alternativi, la situazione iniziò a sbloccarsi nel 1970 quando Balletto di Bronzo, Gleemen, Formula Tre e soprattutto i Trip diedero alla luce lavori ben più innovativi.
E per inciso, non si dimentichi neppure il coraggioso singolo degli Alluminogeni: "L'alba di Bremit".

In ogni caso, nel 1970 il Prog Italiano vero e proprio era ancora in fasce e, pur con tutta la buona volontà, anche i primi raduni sul modello di Woodstock (es: Caracalla 10/10/1970) erano ancora limitati da fattori regionali e assestati per lo più su uno spirito "post-Acquariano".

I Circus 2000 comunque, a costo di prendrere pesantemente a modello stilemi già collaudati altrove, si ritagliarono in ogni caso una loro dimensione che non passò inosservata.
Il disco ebbe un certo riscontro e già a partire dal suo anno di pubblicazione fu seguito da un primo singolo in cui comparivano due pezzi dal 33 giri, ma questa volta in lingua italiana (“Io la strega” e “Pioggia sottile”).

Tra l’altro, si noti che l’album fu innovativo anche per la sua cover-art (un ritratto stilizzato del gruppo a colori fluorescenti su fondo vellutato nero) che non solo anticipava a suo modo le follie grafiche della decade successiva, ma che si sarebbe valorizzata nel tempo diventando la croce e la delizia di molti collezionisti i quali sarebbero oggi disposti a sborsare almeno 600 euro per una copia mint.

in ogni caso, dal 1971 la band iniziò la sua carriera vera e propria affascinando il pubblico del Viareggio Pop 1971 (dove si presentarono alloggiando in una storica tenda rossa di dimensioni familiari), piazzando in RAI il brano “Regalami un sabato sera” scelto come sigla finale della popolare trasmissione “Teatro 10” e pubblicando un’ulteriore 45 giri in inglese tratto dal primo LP (“I can’t believe”/”I am the witch”).

regalami un sabato sera circus 2000Tornando al lavoro d’esordio, dicevamo che “Circus 2000” si presentò più come un disco americano che non come un prodotto nostrano.
In copertina, la Ri-Fi non aveva menzionato nè i nomi dei componenti, nè tantomeno fornito informazioni aggiuntive e non furono in pochi a credere che i ragazzi fossero davvero californiani.
Tra questi lo scrittore Vernon Johnson che nel suo libro “The Flashback” del 1988 li annovererà addirittura tra i gruppi psichedelici americani.

Il groove dei brani era nel complesso riflessivo, inquieto e sicuramente, non riferibile a nulla di già sentito in Italia: la chitarra a tratti Hendrixiana, il basso cavernoso e una voce talmente giovane e prorompente da ricordare a tratti quella sincopata e saltellante di Mina (“Try to live”).

In un’atmosfera sostanzialmente coerente e ben amalgamata, si incontrano poi trame bucoliche quasi irlandesi in "Sun will shine", diverse cose “freak”, qualche citazione ai Beatles ("Try all day"), fino a che il solco d'uscita non pone fine a questo breve album a mezza via tra gli It's a beautiful day, i Jefferson e i Grateful Dead.

Non certamente memorabile da punto di vista dell’originalità, ma sicuramente interessante per coraggio e novità, “Circus 2000” si pone dunque tra gli apertori di un genere che in capo a due anni sarebbe esploso in tutta la sua coerenza: regalandoci certamente altri cloni, ma anche alcuni tra i momenti più alti della musica italiana contemporanea.


CIRCUS 2000 - Discografia 1970 - 1972:
1970: CIRCUS 2000
1972: AN ESCAPE FROM A BOX

LEGGI L'INTERVISTA ESCLUSIVA A GIANNI BIANCO, BASSISTA DEI Circus 2000

Circus 2000: An escape from a box (1972)

circus 2000 an escape from a box 1972Chiudiamo il capitolo "Circus 2000" con il loro secondo e ultimo album "An Escape from a box".

In questo nuovo lavoro, il gruppo che Gianni Lucini ha definito "di frontiera tra il pop e il progressive", non si discosta molto dalla strada intrapresa nel primo album, salvo per diverse intuizioni che gli conferiscono un aroma leggermente più moderno.

Ad esempio, nei sei minuti della ballata "Hey man", se ne intravede uno di buon progressive che lascia ben sperare per il futuro, ma venendo immediatamente smentiti dalle successive "You aren't listening" e "Our father" che ci riconducono ad un'atmosfera da "Acquariani" incanutiti, pur se sollevati da suggestive spruzzate di blues psichedelico.

Si passa insomma dai Jefferson Airplane ai Grateful Dead, laddove "Need" ne é un ottimo esempio.
E' però la conclusiva "When the sun refuses to shine" che restituisce tutto il meglio dei nostri "Jefferson" nazionali: ci sono tante sfaccettature ritmiche, contraccolpi armonici ed inserimenti melodici dissonanti da far sembrare questo album un disco di "vero" prog!

Alla fine però, l'impressione è sempre quella di un "gruppo di frontiera":
ne di qua, ne di là.

circus 2000 escape 02Con questa mia, si badi bene, non voglio dire che i "Circus 2000" fossero da buttare, per carità!
Ottimi musicisti, grandi arrangiamenti, precisione ed incisione impeccabile fanno di questo Lp una produzione di classe, godibilissima, ed anche superiore a molte sue contemporanee.

Manca però quel "quid" conflittuale (incluso l'uso della lingua Italiana) e sicuramente prevale quella sensazione di scarsa "contemporaneità" che li fece naufragare dopo questo album.

Come in tutte le cose dell'arte:
chi parla deve farsi capire e chi ascolta... deve averne voglia.

CIRCUS 2000 - Discografia 1970 - 1972:
1970: CIRCUS 2000
1972: AN ESCAPE FROM A BOX