Cervello: Melos (1973)
Strettamente imparentato con gli Osanna per collocazione geografica e per la presenza di Corrado Rustici, fratello di Danilo, il quintetto dei Cervello nasce a Napoli verso la fine del 1972.
Appena costituita, la neonata band si mette subito in evidenza in almeno quattro Festival Pop di una certa rilevanza: Palermo Pop, Nettuno Pop, Mestre e soprattutto al 3° Festival d'Avanguardia e Nuove Tendenze organizzato nella loro città natale. Qui, vengono presentati dagli stessi Osanna ed ottengono un ottimo riscontro di pubblico e critica.
Anche se il paragone tra i due gruppi "compari" è quasi automatico, il Cervello riesce rapidamente a ritagliarsi una propria dimensione sonora raffinata ed originale che lo porta a firmare un contratto con la Dischi Ricordi.
Il risultato è un solo disco, "Melos", che pur non essendo quantitativamente molto per un gruppo così valido, rimane uno degli albums più sofisticati di tutto il Progressive Italiano (a partire dalla copertina in cui la scatola di pomodori si apre scoprendo la foto plastificata del gruppo).
In "Melos" si fondono in grande armonia e con grande perizia tecnica e compositiva, linee armoniche mediterranee, etniche, classiche, Prog, Rock e Jazz Rock e, malgrado il gran numero di stili a cui il gruppo fa riferimento, il risultato finale è straordinariamente omogeneo ed ognuno dei sette brani non ha cali di tono al punto di restituire un lavoro fluido e scorrevole.
Il sound, essenzialmente basato su voce, fiati, chitarre, cori e percussioni, sorprende sia per potenza ed incisività, sia per la sua pienezza timbrica che, detto per inciso, non si avvalse quasi mai dell'uso di tastiere: cosa davvero anomala per un gruppo dei primi anni '70.
E' avvincente dunque pensare che tutta la massa sonora che si ascolta, è il frutto di sole armonizzazioni tra voci e strumenti acustici con il solo ausilio della chitarra elettrica di Rustici: un capolavoro di arrangiamento, quindi.
I tappeti sono affidati ai soli intrecci tra fiati (tutti e cinque i musicisti suonano il flauto) ed alle complesse alchimie vocali che, a poco a poco, diventano il leit-motiv dell'album.
Musicalmente "Melos" è severo e piuttosto esistenzialista. Non ha quasi traccia di quella giocosità napoletana che a volte emergeva negli Osanna: ogni nota è ponderata fino al dettaglio e perfettamente funzionale alla struttura del brano, la magnifica voce di Gianluigi di Franco (che richiama molto quella di Gianfranco Gaza dei Procession) si innesta con grande equilibrio nella composizione e, ancora più eccellente, è il lavoro di Corrado Rustici,ben palleggiato tra l'elettrico e l'acustico.
La fase dell'ascolto si apre con un autorevole biglietto da visita ("Canto del Capro") in cui il gruppo traccia tutte le linee guida del lavoro. Dopo un'introduzione eterea e sognante, si succedono citazioni vocali mutuate dalla tradizione greca (da cui il titolo dell'album), un complesso corale in tempi dispari e una lunga parentesi acustica che si elettrifica progressivamente sino alla fine del brano.
L'uso della strumentazione e della ritmica, crescono poco a poco sino a completarsi definendo tutto il resto dell'Ellepì. Non mancano né gli stacchi acustici né i breaks corali ad impreziosire un lavoro già di per se straordinario.
Tra una sorpresa armonica e l'altra, il disco scivola senza incertezze fino al suo brano più completo, "Melos" in cui voce e vibrafono introducono cinque minuti grande intensità musicale. Davvero difficile non rimanerne colpiti.
Trovare dei difetti in un album simile non è semplice: forse il finale un po' sospeso che non chiude perfettamente il lavoro, forse una certa ripetitività timbrica, forse l'eccessiva acusticità…
Sta di fatto che, tirate le somme, "Melos" non ebbe l'impatto conflittuale che avrebbe meritato ed il Cervello subì una durissima battuta d'arresto che ne causò lo scioglimento: Rustici raggiunse il fratello negli Osanna per poi unirsi ai Nova e Di Franco cominciò un lungo sodalizio con Toni Esposito.
Resta ai posteri un disco favoloso, gentile, sofisticato ed a mio parere, imprescindibile per qualunque amante del pop Italiano degli anni '70.