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Odissea: Odissea (1973)

odissea 1973

Nata nel Biellese come quartetto freak al principio degli anni '70 e per lungo tempo backing band del popolare cantante Michele, questa formazione si stabilizza definitivamente nel 1972 dopo l'arrivo del chitarrista Jimmy Ferrari.

Da quel momento, il neocostituito quintetto ha immediatamente occasione di mettersi in luce in occasioni davvero importanti: nell'aprile del 1972 apre le date italiane dei Genesis e poco dopo segue in tour il Banco del Mutuo Soccorso. In più, sempre nello stesso periodo, partecipa anche al Festival d'Avanguardia di Mestre e alla nona Mostra di Musica Leggera a Venezia, ottenendo in breve un contratto per l'etichetta Ri-Fi (gìà label dei Circus 2000 e dei Giganti) che si concreterà nell'unico album omonimo pubblicato dal gruppo.

Prodotto da Sandro Colombini (futuro collaboratore di Antonello Venditti) e dotato di un'accattivante veste grafica di Mario Convertino, l'ellepì si presenta in copertina laminata apribile e busta interna corredata di testi: tutti dettagli sintomatici di una produzione curata e professionale.

In fase di ascolto poi, non delude nemmeno la parte tecnica: sin dalle prime note si evince che il mixaggio è praticamente perfetto e la qualità acustica complessiva è indubbiamente ai livelli della prestigiosa casa discografica.

 odissea 1973 01Per quanto concerne la musica, gli Odissea restituiscono per la maggior parte dei brani, un articolato mix di armonie mediterranee e gradevoli spunti progressive: pur se confinato in un groove basicamente melodico, il sound si caratterizza anche per un forte dualismo di chiara matrice "prog" tra le parti vocali e quelle strumentali, con tanto di atmosfere che a tratti, ricordano i migliori Genesis ("The fountain of Salmacis"). Gradevoli anche le armonizzazioni e i solismi delle due chitarre che arricchiscono i brani con un encomiabile ventaglio di sonorità.

Le parti cantate, assestate su linee melodiche più semplici e ben distinte da quelle strumentali, iniettano invece nei solchi un forte aroma di blues fornito dalla potente voce di Roberto Zola il cui timbro ricorda molto quello di Alvaro Fella dei Jumbo: una somiglianza così speculare che provocò non pochi confronti e qualche rivalità, vista anche la corregionalità dei due cantanti.

In ogni caso, cìè da sottolineare che, a differenza dei lavori dei Jumbo in cui l'uso della voce era ruvido, graffiante e acusticamente ipermodulato, nell'album del quintetto di Biella il canto si presenta dinamicamente proporzionato alla struttura musicale, cosa che rende il sound molto più omogeneo ed organico.

La migliore sintesi di quanto detto sinora, è sicuramente il primo brano del disco, "Unione" (edito anche su 45), in cui la voce veleggia decisa su un tappeto d'organi, alternandosi a potenti riffs di chitarra di stampo marcatamente rock e a giochi dinamici affidati ai duetti organo/chitarre. Un livello più che rispettabile insomma, che però non si manterrà per tutta la durata dell'ellepì.


odissea 1973 02Da un lato infatti, ci si accorge che senza la voce di Zola ("Crisalide") il gruppo perde una parte del suo fascino e questo non solo perché il cantante è inevitabilmente il punto d'appoggio dell'intera band, ma la sua presenza sembra persino fornire uno stimolo compositivo in più,

Dall'altro, l'ordine dinamico della scaletta dei brani che chiude l'album con una lunga sequenza di brani lenti, fa si che il lavoro finisca in sordina, lasciando nell'ascoltatore un vago senso di stanchezza da cui si salvano i soli "Cuor di Rubino" -basato su un testo di Prevèrt- e "Domanda".

Meglio - forse - sarebbe stato aprire il disco con "Giochi nuovi, carte nuove" e chiudere con "Unione", ma probabilmente la Ri-Fi volle giocare d'impatto.

Pur lusingati da un buon riscontro di vendite, gli Odissea però non riuscirono mai a decollare né nel campo Prog né in quello melodico e si sciolse tre anni dopo.

Stranamente, nemmeno la carriera solista di Zola (che lasciò la band nel 1974) ebbe l'esito sperato.