Area: Arbeit macht frei (1973)
I MIGLIORI ALBUM DI ROCK PROGRESSIVO ITALIANO. N° 4
La prima formazione degli Area (Stratos, Capiozzo, Djivas, Lambizi, Gaetano e Busnello) nacque intorno al 1970 lasciando presagire qualcosa di straordinario e inedito nel mondo discografico Italiano.
Eustratios Demetriou (Eustratios di nome e Demetriou di cognome) era nato da genitori greci ad Alessandria d'Egitto dove aveva studiato pianoforte al prestigioso conservatorio locale. Dopo un periodo trascorso a Cipro, si trasferì a Milano per seguire gli studi di Architettura che però lasciò per entrare nel circuito musicale: prima con i Ribelli e poi da solo (il suo primo 45 giry "Daddy's Dream" del 1972 fu per la Numero Uno di Lucio Battisti) .
Giulio Capiozzo studiò anch'egli al Cairo dove imparò le poliritmie: emiliano di lontane origini Turche passò anche molto tempo a Parigi dove conobbe Kenny Clarke e il Be Bop. Tornato a Milano nel 1969, conobbe Stratos.
L'eccellente fiatista Victor Edouard Busnello era invece un giramondo che si dice abbia conosciuto Miles Davis a Parigi e che sempre nella ville lumière incontrò Capiozzo mentre militava nell'orchestra dello stesso Kenny Clarke.
Il bassista francese Yan Patrick Erard Djvas arrivò in Italia con il gruppo di Rocky Roberts e suonò per breve tempo nella band di Lucio Dalla insieme al tastierista Leandro Gaetano.
Johnny Lambizi era un chitarrista ungherese su cui non si hanno molte notizie, ma che fece parte anche lui dei primissimi Area, dando un notevole contributo a tracciare gli abbozzi dei
primi brani originali della band.
Nel 1972, Gaetano e Lambizzi abbandonano la formazione per problemi di compatibilità ed entrano il tastierista jazz Patrizio Fariselli (già sodale di Capiozzo) e il chitarrista Paolo Tofani che dopo un'intensissima esperienza inglese, conosce gli Area tramite Mamone e Gianni Sassi.
Così definitivamente stabilizzato, il sestetto comincia a provare insieme, organizzando collettivamente del materiale già pronto, ma ancora frammentario.
La presentazione ufficiale di alcuni brani avviene nell'estate del 1973 durante una jam-session all'Altro Mondo di Rimini lasciando allibiti stampa e colleghi. Scritturati dalla Cramps di Gianni Sassi entrarono immediatamente in studio per esordire nel settembre del 1973 con il loro primo album: "Arbeit macht frei": un disco destinato a rivoluzionare la storia della musica Italiana.
Sin dal controverso titolo (riportante la celebre frase di Diefenbach mostrata all'ingresso di molti lager nazisti), dalla copertina raffigurante un'angosciante scultura di Edoardo Sivelli e dalla famosa pistola di cartone all'interno (che non è affatto una P38 come vorrebbe qualche critico), il long playing si rivela stridente e provocatorio e di fatto, l'ascolto è un vero shock.
Una voce femminile che recita una poesia pacifista e d'amore in dialetto egiziano ("abbandona le armi amore mio e vieni a vivere con me in pace") viene bilanciata improvvisamente dalla voce di Demetrio e dal VCS3 di Fariselli che attaccano uno dei più bei riffs della storia della musica Italiana: si tratta di "Luglio, Agosto, Settembre (nero)", sintesi suprema di tutta la loro filosofia
Qui viene denunciata la guerra, l'attacco contro il vissuto e la conoscenza popolare, contro l'azzeramento dell'esperienza sensoriale che spinge gli individui verso l'omologazione, contro la soppressione della dialettica e del confronto umano.Un vero e proprio schiaffo in faccia all'ipocrisia borghese che caratterizzerà tutto il resto dell'album attraverso episodi violenti e soluzioni musicali nuove e straordinariamente trasgressive. Esempio pratico: la title track in cui l'evocazione dell'antisemitismo viene contrapposta alle stragi che gli stessi Ebrei stavano commettendo a danno dei Palestinesi.
Il sound è violento e inusuale, sintesi di Jazz Rock, John Cage, Nucleus e Soft Machine miscelata al jazz di Derek Bayley, Cecil Taylor e Art ensemble of Chicago.
L'innesto anche simultaneo di poliritmie arabe e balcaniche, supportano con straordinaria compattezza un estroso e sperimentale uso della voce di Demetrio Stratos, cosa che valse al cantante ben più di un riconoscimento artistico, misto a notevoli attenzioni scientifiche (è comprovato che riuscì a emettere suoni prossimi ai 7.000 Hertz, nonché diplo e tetrafonie).
Ma non solo: dove presenti, i testi sono curati con una meticolosità e una attenzione sociologica al limite della militanza: diretti o allegorici che fossero, non furono mai banali e rasentarono spesso elevati livelli evocativi e di poetica. Onnipresenti a tutti i maggiori festival Pop gli Area svilupparono una conflittualità musicale e visiva che non solo li cementò all'allora nascente movimento della Controcultura, ma li portò rapidamente ad un enorme livello di popolarità.
Ora, non voglio dilungarmi in questa sede su argomenti già ampiamente trattati. Semmai, per i più curiosi consiglio "Il Libro sugli Area" di Domenico Coduto (Auditorium Edizioni, Milano, 2005).
So che su "Arbeit" si potrebbero scrivere ancora moltissime pagine, ma per il momento credo che il miglior modo di prendere coscienza di questo album sia di ascoltarlo e parlarne.
AREA - Discografia 1973 - 1978:
1973: ARBEIT MACHT FREI
1974: CAUTION
1975: CRAC
1975: ARE(A)ZIONE
1976: MALEDETTI
1978: GLI DEI SE NE VANNO, GLI ARRABBIATI RESTANO


























