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Skiantos: Karabignere Blues / Io sono un autonomo (1978, 45 giri)

Io sono un Autonomo
OVVERO: COME CAMBIO' LA MUSICA ITALIANA DOPO IL ROCK PROGRESSIVO

Come abbiamo ampiamente spiegato nello special sul Parco Lambro, nel 1976 finì un’era e se ne aprì un’altra. In poche parole: si passò dalla Controcultura al Movimento del 77.

Politicamente esaurirono la loro spinta propulsiva Gruppi e Movimenti per far posto prima ai Circoli del Proletariato e poi ai Centri Sociali, mentre musicalmente si chiuse l’epoca del Rock Progressivo e del grande Pop monumentale, sostituiti da una musica più coerente alla filosofia del del “personale è politico” e del “vogliamo tutto e subito. Un'onda nuova quindi, diversamente comunicativa rispetto al passato, ma soprattutto ironica e iconoclasta; senza un apparente senso compiuto e dunque in netta opposizione ai linguaggi dei primi anni Settanta e alle successive toruosità cantautorali. Quasi una sorta di sfogo insomma, contro anni di onanismi dialettici e musicali che spesso trascese nella demenza pura

Ed è in questo contesto che si inserì il collettivo bolognese degli Skiantos, formatosi nel 1975, guidato dal frontman Roberto Antoni detto “Freak”, laureato al Dams con una tesi sui Beatles, e i cui soprannomi degli altri musicisti ne palesavano già chiaramente le intenzioni dissacratorie: Jimmy Bellafronte, Sbarbo, Tormento Pestoduro, Lo Grezzo, Dandy Bestia, Frankie Grossolani, Andy Bellombrosa
Intorno a loro, una Bologna effervescente in cui, forse più che in ogni altra città Italiana, quel “Movimento del 77” nato poco prima con l’occupazione della Sapienza di Roma, si tradusse in pratiche creative

Di fatto, anche dal look dei loro primi concerti si capiva che questi non-musicisti (tutti molto orgogliosi di non saper suonare), volevano contrapporsi ai loro predecessori: per esempio dagli abiti assurdi, dagli scolapasta usati come copricapo, oppure da quei vestiti elegantissimi che poi il pubblico però poteva sporcare con lancio di oggetti vari

Roberto Freak Antoni
Un modo di atteggiarsi quindi che ribaltava decenni di rapporto con le masse, là dove un tempo gli spettatori se ne stavano attenti e compiti a ascoltare gli idoli di turno (vedasi il primo concerto dei Genesis al Piper di Roma), mentre ora interagivano anche verbalmente e fisicamente con i musicisti sul modello del Punk inglese. Ciò sfidando anche gli stessi Autonomi che se in altri frangenti davano fastidio a chi si esibiva, in questo caso erano quasi invitati a farlo. Ma non è tutto. 

Questa rivoluzione a 360° del sottobosco italiano investì anche i modi di produzione musicale. Ovvero, se prima si proponevano le demo alle case discografiche nella speranza di ottenere un contratto che sfociasse in un 33 giri a larga distribuzione, ora quegli stessi demotape entravano direttamente in commercio tramite media autogestiti a diffusione autonoma e capillare: senza filtri e ingerenze da parte di produttori esterni per arrivare direttamente “dal produttore al consumatore”. 

Skiantos
E questo fu in effetti il modo in cui gli Skiantos incisero e distribuirono il loro primo lavoro “Inascoltable” attraverso la Harpo’s Kazaar di Bologna: una cassetta di dodici pezzi inventati al momento, registrata in una sola notte, dall’audio pessimo, ma talmente sconcertante da attirare le attenzioni di tutto il nuovo Movimento e, qualche chilometro più a nord, di Gianni Gassi che li volle in Cramps per il loro primo 45 giri “Karabigniere Blues / Io sono un autonomo” del 1978. 

Il singolo viene registrato negli studi Sciascia di Rozzano (MI), curato e missato dal fonico Allen Goldberg, e pubblicato nella primavera del 78 entrando immediatamente nei circuiti alternativi per il suo evidente spirito satirico

Nel primo lato si sfotte un non meglio identificato carabiniere innamorato della propria pistola d’ordinanza e intento a fare di tutto fuori che di occuparsi della sicurezza dei cittadini: “ mi metto la divisa e vado a Pisa, ma non senza la pistola. Poi mi godo la Luisa, vado a far la spesa. E quando arriva la pensione, mi rilasso con passione. E finita la tensione di sparare col cannone”. 
Il lato cadetto invece è un sin troppo impietoso ritratto dell’Autonomia che “non va all’ippodromo ma sfascia il velodromo, che ama il vomito e forse ha preso la scabbia a furia di sentirsi in gabbia”. 

Testi inconcepibili fino ad appena due anni prima, e che fecero effetto non solo sul pubblico controcorrente, ma anche sugli stessi Autonomi, molti dei quali non ne afferrarono i doppi sensi tacciandoli di qualunquismo e ritendoli financo destrorsi. 
Ma, al di là dei giudizi, una cosa era evidente: gli Skiantos come i CCCP, i Gaznevada, il Great Complotto di Pordenone, e il trash punk milanese furono tra i primi ed inequivocabili segnali di un cambiamento senza ritorno nella musica rock italiana.

 Degni quindi di una menzione importante, che piacessero o no.