Biglietto per l'Inferno: Biglietto per l'inferno (1974)
Nato a Lecco intorno alla fine del 1972 dallo scioglimento dei due gruppi Beat The Gee e The Mako Sharks, il sestetto del Biglietto per L'Inferno si mette subito in luce al Be-In di Napoli nell'estate del 1973.
Pur non essendo neppure considerato dalla stampa (Dario Salvatori non li citò nemmeno nel suo articolo sul festival in Ciao 2001), il gruppo non sfuggì alle attente orecchie del proprietario della Trident Records di Milano Maurizio Salvadori, che lo mise subito sotto contratto e il 33 giri che ne seguì, viene considerato a tutt'oggi un monolite del Rock Italiano.
Registrato nell'immensa sala Regson di Milano (la stessa di Mina, Celentano ed una pletora di altri artisti famosi) e mixato superbamente dal giovane fonico Paolo Bocchi, il disco si presentava con una copertina di Cesar Monti che, immortalando uno scatto stilizzato del carismatico cantante Claudio Canali, sarebbe diventata non solo un simbolo dell'immaginario prog, ma anche il marchio di fabbrica della band.
Per i collezionisti più puri, va detto che il vinile venne stampato in 3.000 esemplari e che nelle prime rarissime copie c'era anche un ciclostilato con tutti i nominativi della line-up e una breve presentazione del lavoro.
Assidui frequentatori di Festival Pop ed altre manifestazioni, il Biglietto promosse massicciamente l'ellepì con una serrata attività live di cui segnaliamo in particolare i concerti del novembre del 1974 con Claudio Rocchi e Madrugada e sempre nello stesso anno, del Parco Lambro e di Villa Pamphili.
Alcune testimonianze riportano anche di un passaggio televisivo sulla TSI di cui purtroppo non esiste più traccia.
Visto il buon esito dei concerti e il crescente gradimento della critica, la band si attrezzò anche per un secondo album ("Il tempo della semina" sotto l'egida di Eugenio Finardi) che però non fu pubblicato se non dopo anni, a causa del fallimento della Trident che, come ricorda il tastierista Giusppe Banfi, si era accorta di aver scritturato troppi gruppi e ad un certo punto non riusciva più a gestirli.
Malgrado il grave intoppo il Biglietto, pur deluso e con qualche difficoltà economica, proseguì comunque l'attività per tutto il 1975 con un nuovo manager (lo Svizzero Freddy Honegher) e il nuovo bassista Dario Canevaro (già Latte e Miele) subentrato a Fausto Branchini.
Tuttavia, malgrado una prestigiosa apparizione al fianco dell'ex "Soft Machine" Kevin Ayers, le strade dei cinque superstiti della band originale si diversificarono sempre di più decretando la fine del gruppo: Banfi aveva conosciuto Klaus Schulze e si orientò verso la musica cosmica tedesca pubblicando due album a suo nome, Mainetti uscì completamente dall'ambiente musicale per proseguire gli studi di fisica, mentre Gnecchi e Cossa si dedicarono rispettivamente al jazz e all'insegnamento.
Il cantante Claudio Canali, soprannominato al tempo "la voce del diavolo" per la sua anticlericalità, si fece frate e vive ancora oggi in Toscana presso l'Eremo della Beata Vergine del Soccorso di Minucciano.
Parlando del disco, occorre precisare che le mitologie sul Biglietto si sono talmente espanse negli ultimi anni al punto di rendere confuse le informazioni riguardo all'impatto che quell'unico album ebbe nel suo sistema di riferimento.
Tra le chicche storiche c'è n'è ad esempio una a firma di Ezio Gentile, che però non fu molto "gentile" col gruppo, includendolo tra le "inamovibili schiere dei catorci che hanno reso famosa la penisola" (da: Note di Pop Italiano, GammaLibri, 1977).
Personalmente, sarei molto più diplomatico inserendo il "Biglietto" in una nicchia molto particolare del Prog Italiano.
I sei musicisti di Lecco hanno infatti complessificato in modo lucido e autoctono quel sound duro e puro di estrazione rock, che fu a suo tempo patrimonio dei Teoremi e del Rovescio della Medaglia.
In più, lo fecero con uno stile estremamente spontaneo ( "L'amico suicida") da restituire nel complesso, un raffinato crossover tra Black Sabbath, Jethro Tull, Atomic Rooster e PFM (es: il finale di "Confessione") , ben levigato ed arricchito da fantasiose armonizzazioni mediterranee.
Secondo alcuni critici il gruppo non fu mai originale al 100%, ma va detto che il Biglietto produsse comunque un sound massiccio, poliedrico e fantasioso.
Quanto basta per conquistarsi un posto tra "i migliori album di rock alternativo degli anni '70" o questo almeno, secondo l'autorevole opinione del grande collezionista Paolo Barotto, che poi, è anche la mia.
Concludendo, una piccola ma doverosa nota: le loro apparizioni dal vivo furono tra le più trascinanti di tutto il panorama italiano.
PS: Un grazie di cuore all'amico Giuseppe Banfi per la sua disponibilità e per la sua considerazione per Classic Rock