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Nuova Idea: Pitea, un uomo contro l'infinito (1970)

Nuova idea
Scheda a cura di JOHN "JJ" MARTIN
PAOLO SIANI (batterista dei Nuova Idea)


Il quintetto genovese dei Nuova Idea nacque virtualmente nel 1969 quando si chiamavano ancora J.Plep  e pubblicarono il singolo “La scala / L’’anima del mondo” per la Carosello e sotto l'egida del M° Gianfranco Reverberi.

Di fatto, una volta passati alla Ariston che gli affibbiò il nuovo nome, la formazione rimase immutata almeno sino al 72: Marco Zoccheddu e Claudio Ghiglino alle chitarre, Enrico Casagni al basso e al flauto, Giorgio Usai alle tastiere e Paolo Siani alla batteria. 

Sin dagli esordi, la band è già bene introdotta nell’ambiente musicale e, sempre insieme a Reverberi che produrrà anche il loro primo singolo di cui parleremo tra poco, portano avanti persino tre progetti paralleli : gli Underground Set (un album e 3 singoli tra il 69 e il 70), The Psycheground Group con un album all'attivo nel 1970 e i più misteriosi Hot Underground Group di cui il batterista Paolo Siani confidò l'esistenza allo storico Alessio Marino di Beat Boutique 67

La prima discografica a dar loro fiducia è la milanese Ariston di Alfredo Rossi che appena un anno dopo avrebbe inaugurato con il primo Lp di Claudio Rocchi la famosa Serie Gnomo, espressamente dedicata al Progressivo italiano
Tuttavia, probabilmente per prudenza manageriale, il primo 45 giri del gruppo  “Pitea, un uomo contro l’infinito” non uscì per la casa madre ma per una delle sue affiliate, la Oregon, godendo comunque di un’ottima promozione sia al “Disco per l’Estate 1970”, sia grazie a un lungo articolo sul settimanale “TV Sorrisi e Canzoni” in cui la band risultò al primo posto nella classifica della critica

Nuova idea rock progressive italiano
Ispirato alla figura di Pitea di Massalia, esploratore e geografo dell’antica Grecia, il singolo affondava le sue radici nella profonda genovesità del gruppo. Tant’è che prima di scriverne la parte letteraria, il prestigioso paroliere Giorgio Calabrese trascorse molto tempo con i musicisti proprio per assorbirne il loro spirito marinaresco e soprattutto il loro innato amore per i viaggi e le esplorazioni

Ma non fu soltanto l’autore di “E se domani” a rimanere folgorato dai Nuova Idea: ne fu colpito fu anche Lucio Dalla (che all’epoca stava lanciando 4/3/1943) che avendo assistito a uno dei turni di registrazione del brano, decise di riprenderne il leitmotiv nella sua "Itaca" del 1971. 

Pitea” aveva insomma consegnato al Pop Italiano uno strumento poetico del tutto nuovo: il tema del viaggio e non era cosa a poco visto che nel 1970 l’intero movimento Underground giovanile si stava muovendo proprio in quella direzione: “Un uomo va domandandosi dov’è la verità del mondo intorno a se”.

 Politica e creatività si erano infatti divise dopo la strage di Stato del 69 e dunque l’unico ruolo deputato alle avanguardie (almeno fino al 73, anno della ricongiunzione tra musica e militanza) fu proprio l'esplorazione: del "se", del collettivo e dell'immaginario.
 Il mito del viaggio entrava dunque nella nostra cultura Pop e con esso tutti i suoi lati oscuri: fascinazioni, incertezze, timori, paure, ma anche una gran voglia di eviscerare tutti questi elementi in modo positivo, rivoluzionario e conflittuale.

Una tendenza onirico-desiderante che appartenne anche al Banco di Darwin, al Battiato di Fetus, al Balletto di Bronzo di Sirio 2222, ai Trip con la loro “musica impressionistica”, Atlantide e Caronte, a Claudio Rocchi con “Volo magico n° 1”, alla PFM, agli Osanna di "Vado verso una meta"e ai New Trolls di “Sensazioni” e "Visioni”, 

Formalmente, si è detto spesso che “Pitea” avesse attinto a piene mani dallo stile dei New Trolls ma in realtà, sia la band di De Scalzi e del Di Palo sia i Nuova Idea, ebbero semplicemente gli stessi riferimenti: musicalmente il sound genovese di fine anni ’60 e per quanto riguarda le parti corali, quel tradizionale stile popolare polifonico chiamato “Tralalêro”. 

Va da se che provenendo dalla stessa città, frequentando gli stessi luoghi di ritrovo (fu in Piazza De Ferrari che Nico di Palo lasciò cadere l’invito di Paolo Siani ad unirsi ai Plep) e suonando negli stessi locali, l'interazione fosse inevitabile. 

Del resto, furono i New Trolls ad avvicinarsi al Prog dei Nuova Idea e non il contrario. E anche se Belleno e soci arrivarono prima al successo discografico, le due band rimasero pur sempre contemporanee e sempre piene di sana rivalità.  

L'influenza di Pitea fu comunque enorme al punto che persino una buona parte delle sonorità  Prog dei Pooh  (che con il gruppo di Facchinetti condivise per qualche anno lo stesso impresario, Pino Tuccimei, forse il più noto tra i promoter del Prog in Italia), si ispirarono proprio ai Nuova Idea: sonorità, approccio espressivo e soprattutto, uno stile che passava da volumi minimi e atmosfere acustiche a momenti di grande imatto sonoro e scenografico. 

Con Pitea, cominciava così la grande avventura del Progressive italiano e da quel momento in poi, lo sguardo dritto poteva guardare

UN GRAZIE DI CUORE A PAOLO SIANI.

Nuova Idea: In the beginning (1971)

nuova idea in the beginning 1971NEI COMMENTS INTERVIENE SIMPATICAMENTE MARCO ZOCCHEDDU, STORICO CHITARRISTA DEI NUOVA IDEA. GRAZIE MARCO!



Il quintetto della “Nuova Idea” ha origini nella Genova beat degli anni ‘60 quando Enrico Casagni e Paolo Siani facevano parte prima nel gruppo dei Plep con Paolo Martinelli e Luciano Biasato e poi nei J. Plep con cui pubblicarono un singolo nel 1969 col nuovo cantante Giorgio Usai.

L’anno successivo, sostituiti Martinelli e Biasato con i chitarristi Marco Zoccheddu e Claudio Ghiglino la formazione prese la sua forma definitiva cambiando il nome in Nuova Idea e dando vita una fitta serie di concerti in cui sviluppò uno stile totalmente innovativo per l’Italia dei primi anni ’70, ben riscontrabile sin già dal loro primo singolo del 1970 “Pitea, un uomo contro l’infinito”, prodotto dalla discografica Oregon.

Il successo poi arrivò in fretta: nel 1971 la band partecipa al Festival di Viareggio e stravince con un brano di venti minuti, “Come come come(il cui testo era ispirato al Macbeth di William Shakespeare) che non solo viene inserito in una compilation della Ariston, ma fu scelto come sigla iniziale del popolare programma televisivo “A come Agricoltura”.
Da lì all’album il passo era breve e infatti la stessa Ariston convocò immediatamente il quintetto in sala d’incisione per incidere il primo LP che fu pubblicato col titolo di “In the beginning”.

Il disco conteneva cinque brani di cui la sola “Come come come” occupava un’intera facciata, relegando gli altri quattro sul lato cadetto.

nuova idea marco zoccheddu paoli sianiPur non brillando per omogeneità e avendo molti punti debitori ad altre formazioni contemporanee quali i New Trolls (es: nel brano “Realtà”), l’album riscosse un interesse notevole sia da parte della critica che da parte del pubblico che, nel frattempo, si era sempre più affezionato alle straordinarie esibizioni live del quintetto genovese.

Fatta questa premessa, non ci vuole molto per capire che l’Ellepì fosse strutturalmente diviso in due parti ben distinte, laddove il lato A era completamente occupato da una torrenziale suite hard-psichedelica e quello B da brani più brevi e convenzionali.
Tuttavia, malgrado questa evidente dicotomia nella quale alcuni critici hanno rilevato una certa immaturità artistica, il groove generale del disco era davvero notevole sia per la straordinaria energia che profondeva, sia per il linguaggio utilizzato.
Come come come” ad esempio, non era solo un brano hard cantato interamente in italiano (cosa assolutamente innovativa per l’epoca se facciamo eccezione per la Formula Tre e per i Trip l’anno precedente), ma straordinariamente ben costruito e timbricamente variegato con tanto di assolo di batteria nella parte finale.

nuova idea flyerCertamente non potevano passare inosservati dei chiari riferimenti a Hendrix, Cream, Black Sabbath o Crosby Stills Nash & Young, ma nel complesso il risultato era veramente qualcosa di mai sentito in Italia.

Inoltre, a tanta trasgressività si unì anche la grande forza conflittuale della band che non mancò di farsi conoscere e apprezzare negli ambienti underground con una sistematica attività dal vivo.

In sostanza, chi da solo due stelle su cinque a quest’album come gli amici di Progarchives, sta commettendo a mio avviso un errore di valutazione.
D’accordo che brani come “Dolce Amore” erano insopportabilmente vicini allo stile dei New Trolls ma, personalmente, l’iniezione energetica data da “Come, come, come”, vale da sola tutto il disco e si pone come parte integrante di un’annata che ha rappresentato la nascita di uno stile.

Poi c’è chi preferirà il roboante Rovescio della Medaglia, la socialdemocrazia delle Orme o i rockeggianti Osanna, ma sicuramente anche i Nuova Idea furono a pieno diritto protagonisti di un anno magico. Il Prog italiano era ormai una realtà e anche grazie a gruppi come questo, stava entrando nella sua stagione più innovativa.


NUOVA IDEA - Discografia 1971 - 1973:
1971 - IN THE BEGINNING
1972: MR. E.JONES
1973: CLOWNS

Nuova Idea: Clowns (1973)

nuova idea clowns

Quando nel 1971 Giuseppe Resta scrisse sul Ciao 2001 n°33 che i "Nuova Idea" erano "un gruppo dove regna l'amicizia", non fu davvero profeta in patria.

Sarebbe meglio credere a Giorgio Usai quando sentenziò lapidariamente: "Noi abbiamo sempre avuto problemi con i chitarristi".


Sempre tormentati da dissidi interni e da continui cambi di formazione, anche i "Nuova Idea" entrarono nella stagione della Controcultura con il loro bagaglio di novità: se ne va Antonello Gabelli che aveva collaborato a "Mister E. Jones" ed entra il vulcanico e ricercatissimo session man Arturo Belloni detto "Ricky" (già nelle fila del "Pacco" di Camerini e Finardi e futuro componente dei New Trolls) che diventa in breve tempo il nuovo leader della band.

Sebbene il vero successo non abbia mai arriso alla formazione Genovese né con l'album d'esordio, né tantomeno con il secondo, la discografica Ariston continuò a riporre fiducia nel quintetto (che vantava pur sempre delle straordinarie apparizioni dal vivo), pubblicando nel 1973 il loro terzo lavoro: "Clowns".

Dominato dalla veemente voce di Belloni (un Lanzetti un po' più caustico, per intenderci), il disco divise la critica a metà tra coloro che lo reputavano finalmente "la vera anima dei Nuova Idea" e chi per contro vi leggeva "l'ennesimo tentativo di trovare una dimensione artistica stabile".


nuova idea clowns 01In effetti, nel suo nuovo lavoro, il quintetto ligure cercò sia di introiettare tutte le tensioni e le complessità del periodo storico, sia di sfruttare al meglio il loro nuovo asso nella manica.

Il risultato fu un album forte, complesso ed articolato: la voce urlata e graffiante quasi al limite dell'ossessività e le musiche granitiche ed esplosive. Una miscela tuttavia, che spesso quasi "assaliva" l'ascoltatore piuttosto che guidarlo verso una dimensione compatta.


L'irruenza del sound è già evidente sin dal primo brano, "Clessidra", in cui un'abrasiva orchestra dissonante di chiara matrice PinkFloydiana (es: "Jugband Blues") introduce cinque minuti e mezzo di furore sonoro in cui cori, stacchi veloci e breaks sincopati si alternano sopra un veloce tappeto jazz-rock.

Fin qui però, non si intravede ancora nulla o quasi di quella che sarà la piega definitiva del disco imposta dalla vocalità di Belloni, anzi: per i primi due minuti e mezzo della successiva "Un isola" si può rimanere ancora tranquillamente ancorati ad un sound sospeso tra PFM, Tull e Gentle Giant.

nuova idea clowns 02A circa 2/3 del brano però, un particolarissimo canto interviene a squarciare la base, rimescolando tutto il sound a vantaggio di un groove molto più abrasivo.

Tale prevaricazione canora, emerge poi in modo molto invasivo nel "Il giardino dei sogni" e nella lunga title track "Clowns", in cui la voce domina incontrastata su tutto l'accompagnamento.

Purtroppo, se si somma questa preponderanza timbrica a una base che comincia ad essere piuttosto monocorde, ci si accorge inesorabilmente che il lavoro comincia a dare segni di stanchezza.

I ripetuti breaks strumentali, per quanto vari e raffinati, non bastano ad amalgamare le stesure dei vari pezzi e sotto certi aspetti, il loro utilizzo sembra a tratti forzato.

Nemmeno la piacevole ballata finale "Una vita nuova", probabilmente il brano più consono all'espressività del cantante, riuscirà a risollevare le sorti dell'album da tutti gli scetticismi sommatisi durante l'ascolto.


nuova idea clowns 03

Dei "Nuova idea", restano quindi sinora tre Ellepì con tre formazioni e tre intenti diversi: tutti tecnicamente ineccepibili, ma mai abbastanza conflittuali per farsi accettare dal grande pubblico.

L'ennesimo rimpasto e il letargo artistico che seguì a "Clowns", fu la prova evidente di una nuova crisi che però stavolta, si sarebbe rivelata ingestibile.


NUOVA IDEA - Discografia 1971 - 1973:
1971 - IN THE BEGINNING
1972: MR. E.JONES
1973: CLOWNS

Nuova Idea: Mr E. Jones (1972)

nuova idea mr E. Jones 1972

Dopo un azzeccato album d'esordio, una massiccia attività live tra cui un vittorioso Festival di Viareggio nel 1971 e una sigla piazzata in RAI ("A come agricoltura"), il quintetto dei Nuova Idea subisce a fine anno il suo primo rimpasto: esce il vulcanico chitarrista Marco Zoccheddu che va a formare gli Osage Tribe ed entra al suo posto Antonello Gabelli, preso in prestito dai Corvi.

Con questa nuova formazione (Siani, Usai, Gabelli, Ghiglino e Casagni) il gruppo partecipa al III° Festival d'Avanguardia e al principio del 1972, entra in sala d'incisione per pubblicare il suo secondo lavoro "Mr. E. Jones".

L'album è sostanzialmente un concept sulla giornata di un uomo qualunque, in questo caso il Signor Edgar Jones che si alza al suono della sveglia (ben udibile al principio del disco), vive, sogna, lavora, ama, si riposa e si risveglia esattamente come tutti noi.

Questo "racconto della quotidianità" appare però fin troppo ovvio nell'incipit del disco che, a parte il suono della sveglia iniziale, include anche i rumori del traffico urbano, la sirena della fabbrica e via discorrendo.

Nuova Idea Mr E. Jones 01Parimenti, il groove generale è l'esatto riflesso della narrazione - omogeneo e levigato - e se da una parte si sposa molto bene con i testi, dall'altra finisce per esserne dinamicamente soffocato: in sostanza, malgrado l'ottima varietà ritmica e armonica dei singoli brani il disco non riesce mai a decollare essendo praticamente assenti delle parti peculiari o prominenti.

Tra l'altro, tale asservimento al "corpus espositivo", espone la band ad alcuni effetti collaterali che erano già presenti in "In the beginning", quali ad esempio il ricalco a stilemi compositivi già tipici del periodo: cori in stile New Trolls, armonizzazioni alla PFM, assoli alla Trip e (qualcuno fa addirittura notare) diverse citazioni ai primi Camel, specie nelle parti più melodiche.

Detto questo, non si può comunque confutare che "Mr. E. Jones" sia un decisivo passo avanti nel percorso della band: l'omogeneizzazione dei suoni è praticamente perfetta al punto di levigarne la dinamica ad una curva pressoché costante, le parti soliste sono calibrate con cura e intervengono senza prevaricare l'accompagnamento e anzi, fondendosi in esso con grande classe.

Nuova Idea Mr E. Jones 03I breaks e gli stacchi ritmici perdono quella "voluta" aggressività tipica di quel periodo, conferendo alle singole tracce una maggiore fluidità e restituendo loro una piacevole gradevolezza.

In sostanza, la band si sta avvicinando al Prog, ma senza troppo forzare i propri ritmi: si passa da un Rock melodico di grande classe con qualche riferimento psichedelico ("Svegliati Edgar") al Freak più sofisticato ("Mr. E. Jones"); dalle melodie liquefatte ("Viaggio nel mondo dei sogni" e la splendida "Fumo di una sigaretta") al Rock Crimsoniano di "Un ora del tuo tempo". Il tutto con un invidiabile continuità e senza grossi sbalzi.

Bisogna arrivare a metà della seconda facciata per incontrare le parti più innovative e strutturate che ben disegnano quale sarà la futura strada della formazione Genovese: "Illusione da poco", marcatamente Prog Rock e dinamicamente molto al di sopra delle altre canzoni dell'album e la contigua "Premio di una vita" che con il suo attacco Heavy , il suo intermezzo acustico e il finale Blues Rock è a mio avviso il brano più tonico dell'album.

Nuova Idea Mr E. Jones 04Niente da dire sul finale ("Un altro giorno") che traccia nella più ovvia delle maniere un nuovo risveglio del nostro eroe Edgar.

Concludendo: se i detrattori potranno accusare questo lavoro di non essere "né carne né pesce", gli amanti del Progressivo meno invadente vi troveranno invece molti validi motivi per apprezzarlo.

Purtroppo, la prima categoria risultò all'epoca inspiegabilmente prevalente sulla seconda, e l'insuccesso di "Mr. E. Jones" provocò l'ultimo rimpasto della band che virò decisamente ad un groove più violento con l'album "Clowns".

Personalmente, resto dell'idea che almeno in questo caso, i Nuova Idea non siano stati capiti fino in fondo.


NUOVA IDEA - Discografia 1971 - 1973:
1971 - IN THE BEGINNING
1972: MR. E.JONES
1973: CLOWNS