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Semiramis: Dedicato a frazz (1973)

semiramis dedicato a frazz NEI COMMENTS CI SCRIVE MAURIZIO "MACOS" MACIOCE - PRIMO CHITARRISTA DEI SEMIRAMIS - che spiega dettagliatamente il suo rapporto con i fratelli ZARRILLO, e come finì il gruppo. 
Grazie Maurizio.

Siamo a Roma nel 1970 quando quattro amici d'infanzia del quartiere di Centocelle decidono di formare un complesso: si chiamano Maurizio Zarrillo, i cugini Memmo Pulvano e Marcello Reddavidde e il cantante Maurizio "Macos" Macioce.

Dopo due anni Macos lascia il posto al dotatissimo chitarrista Michele Zarrillo, fratello di Maurizio e proveniente dal gruppo beat i "Piccoli Lord",
MA RIGUARDO A QUESTO PUNTO, LEGGERE NEI COMMENTS L'INTERVENTO DI MAURIZIO MACOS MACIOCE)

Autobattezzatasi Semiramis da un'idea di Reddavide, la band inizia nel 1972 un'intensa attività live proponendo sia brani scritti da Michele Zarrillo, sia covers dei Rolling Stones, Creedence, Sabbath, Led Zeppelin e qualcosa di Prog italiano (Orme e Formula Tre in particolare).

A dispetto di una certa inesperienza e della giovane età dei componenti (nessuno di loro era maggiorenne!), il quartetto entra rapidamente nell'olimpo delle migliori band alternative del momento e a maggio viene invitato allo storico Festival Pop di Villa Pamphili dove non solo impressiona favorevolmente pubblico e addetti ai lavori, ma cattura l'attenzione della Trident Records di Milano che propone loro un contratto discografico.


Purtroppo, proprio prima di entrare in sala d'incisione Pulvano deve abbandonare a malincuore i colleghi per motivi di lavoro, lasciando però il posto a due suoi ottimi amici: il batterista Paolo Faenza e il tastierista Giampiero Artegiani che porta con se il suo prezioso Synth Eminent.

Nasce così "Dedicato a Frazz" (dove "F.r.a.z.z." è l'acronimo dei cognomi dei musicisti), primo e unico lavoro dei Semiramis, da molti giudicato come uno dei migliori albums di Progressive Italiano.Dotato di una conturbante copertina apribile disegnata dall'artista inglese Gordon Faggetter, ex batterista di Patti Pravo e grafico per la RCA, l'album contiene sette pezzi della durata media di cinque minuti l'uno che non mancano di stupire per energia ed eterogeneità.
Il groove generale è 100% progressive con qualche riferimento ai Genesis e a Oldfield, ma restituito con quel tanto di originalità che basta per differenziarlo da molti gruppi contemporanei.

 

semiramis dedicato a frazzDi ciò si accorse anche il critico Enzo Caffarelli di Ciao 2001 che disse di loro:
"Malgrado la tipica difficoltà Italiana di combinare liriche, voce e musiche […], i testi sono buoni, le carenze di ritmica e di fusione quasi assenti, e semmai mascherate dalla ricchezza di corde e tastiere, legate e sovrapposte con molto gusto e padronanza di mezzi. Una ricchezza espressiva […] sottolineata dal vibrafono, dalle campane e dalla presenza di un altro ragazzo, Giampiero Artegiani, che affiancano il leader alla chitarra acustica, alle dodici corde o al sinth."

In effetti, non ci vuole molto per lasciarsi trasportare dal sound dei Semiramis. Sin dal primo brano "La bottega del rigattiere" ci si accorge che il ventaglio di sonorità e di ritmiche è vastissimo, ben strutturato e soprattutto, proposto con una padronanza strumentale davvero impressionante, considerata l'età dei componenti.


I vari ambienti sono molto ben definiti e le diverse cesellature che fanno da contrappunto ai temi principali sono sempre azzeccate e mai invadenti.
Stupisce per destrezza soprattutto il chitarrismo di Michele Zarrillo che inanella in scioltezza scale su scale senza mai essere autorale o monocorde.
semiramis 4 
Dal canto loro, i brani passano con flessuosità da tumultuosi passaggi hard prog a momenti più intimisti ("Luna Park", "Clown"); dagli scherzi classicheggianti di "Uno zoo di vetro" all'heavy rock di matrice Sabbathiana senza omettere riferimenti ai New Trolls, PFM ("Dietro una porta di carta"), Balletto e Rovescio della Medaglia ("Frazz").
 

Il tutto però, senza mai perdere in coerenza o continuità.Lascia forse a desiderare l'uso della voce, ancora acerba ed evidentemente debitrice a Nico di Palo e a Pino Ballarini (che non a caso, Michele sostituì in una delle ultime formazioni del RDM), ma comunque coerente all'impatto generale del sound.
In sintesi, diciamo che definire un "capolavoro" Dedicato a Frazz è forse eccessivo, ma sicuramente non è un disco che non avrebbe dovuto passare inosservato come invece accadde.


Fortunatamente, dopo lo scioglimento della band nel 1974 (celebrato da un ultimo concerto sempre a Villa Pamphili) a causa della mancata pubblicazione del loro secondo album, sia Michele Zarrillo che Artegiani proseguirono le loro rispettive carriere con grandi soddisfazioni.
A mio avviso, più che ampiamente meritate.