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Banco Del Mutuo Soccorso (1972)

banco del mutuo soccorso 1972Siamo alla fine del 1968: unl giovane tastierista di Marino (RM) Vittorio Nocenzi ottiene un'audizione presso la RCA, grazie all'intercessione della popolare cantante Gabriella Ferri con la quale aveva già collaborato in precedenza.

Non vuole presentarsi da solo però. 

Per via della nota ostilità delle discografiche ad accogliere cantanti solisti, fa credere alla major di essere il leader di una grande e consolidata band.
"Bene, presentati col tuo gruppo, allora!", gli viene detto.
Il gruppo però esiste solo nella testa di Nocenzi e, per non far saltare il provino, il diciassettene tastierista assembla una formazione qualsiasi, con l'aiuto di amici e parenti.

All'appello si presentano il fratello Gianni,
il bassista Fabrizio Falco, il batterista Mario Achilli - già insieme a Vittorio nei Crash -, e Gianfranco Colletta dei disciolti Chetro & Co.La formazione prende il nome di "Banco del mutuo soccorso" (probabilmente per evocare questa iniziale campagna di solidarietà)
Il provino va a buon fine, e il quintetto comincia a lavorare, producendo una cospicua dose di materiale e incidendo tre brani nella musicassetta "Sound '70".

Dopo diversi assestamenti, in cui ruotano intorno al nucleo dei Nocenzi anche anche Claudio Falco (fratello di Fabrizio), Franco Pontecorvi e - si dice - Leonardo Sasso (futuro Locanda delle Fate), il gruppo partecipa al secondo Festival Pop di Caracalla nel 1971, reclutando infine gli
ex "Esperienze" Francesco Di Giacomo, Renato D'Angelo, Pierluigi Calderoni e il chitarrista dei Fiori di Campo Marcello Todaro, e definendo così la sua formazione storica. 
 

banco del mutuo soccorso salvadanaio 1972Risolti i rapporti con la RCA, il gruppo migra a Milano dove comincia a farsi notare "nel giro", calcando tra l'altro i palcoscenici dello storico locale "Carta Vetrata" (Bollate) e del "Nautilus" di Cardano al Campo.

Notati dal produttore Sergio Colombini che li porterà alla Ricordi, il sestetto inizia così una nuova avventura discografica, che inizia nella primavera del '72 con un capolavoro del Prog Italiano: "Banco del mutuo soccorso", album noto anche come "salvadanaio" per via della sofisticatissima copertina fustellata su un disegno di Mimmo Melino.

Musicalmente il disco è straordinario tanto che "In Volo" sembra essere una delle migliori delle possibili opening tracks della storia del progressivo italiano: una sorta di breve respiro psichedelico, misto a sottili avvisaglie prog che troveranno conferma sin già dal brano successivo. Insomma: "Ciò che si vede, è!".

In "R.i.P." poi,  l'impostazione del sound del BMS si rivela in tutta la sua maestosità e poesia: superbe galoppate ritmiche supportano una vocalità limpida e decisa, che esalta chiaramente ogni raffinatezza dei testi, incentrati sugli orrori della guerra.

banco del mutuo soccorso 04Ogni strumento prende posto nello spettro sonoro senza alcuna prevalenza, e questo, malgrado il potenziale ingombro timbrico delle doppie tastiere. 
I virtuosismi personali sono relativamente limitati e conferiscono al lavoro un groove solido e omogeneo.

La voce di voce di "Big" Di Giacomo arriva e si ritrae come un'onda alternando momenti di calibrata prepotenza a dinamiche più sottili.
Per esempio, nel brevissimo "Intermezzo", questa sembra affievolirsi in un momentaneo commiato, ma si fa desiderare nelle vulcaniche parti strumentali di "Metamorfosi": vero e proprio pezzo di bravura del gruppo.

Largamente impostato su sonorità rock, "Metamorfosi" è una magistrale dimostrazione di equilibrio e abilità in cui il "Banco" attesta sia la sua completa indipendenza da schemi precostituiti di stampo anglosassone, sia la sua capacità di sfruttare al meglio la sua peculiarità di "primo gruppo mediterraneo a due tastiere complementari".
Il resto, è una ritmica selvaggia su cui si appoggiano all'occorrenza i contrappunti e le varie sonorità delle chitarre di Todaro.



francesco di giacomoIn "Metamorfosi", si badi bene, non c'è barocchismo esasperato: rock, psichedelia e citazioni classiche si mescolano in un kernel saldo e inamovibile. E solo dopo 8 lunghi minuti torna la voce ad introdurre, in un potente finale, quella che sarà la suite memorabile del disco: la chilometrica "Il giardino del mago" (18 minuti e mezzo).

Nel "Giardino", la band sperimenta tutte le sue potenzialità narrative sviluppando con equilibrio diverse varianti sinfoniche del tema principale. Nel rifiuto di qualsiasi ovvietà melodica, momenti molto tesi e soavi si alternano a movimenti di rock sinfonico alternati con breaks dal vago sapore psichedelico, classico o addirittura spaziale.
Il finale del brano, è un rock progressivo puro che sfocia nel brano conclusivo "Traccia": giusta sintesi di barocco, rock duro e radicale mediterraneità.

Più aggressivo della PFM, il Banco del Mutuo Soccorso offre con questo suo primo lavoro un biglietto da visita difficilmente ignorabile, se non altro per la sua mirabile sintesi di stili precostituiti e inventiva propria
Acclamato da ogni frangia dell'underground, raggiungerà vette commerciali notevoli e spianerà una luminosa carriera al gruppo.

Dovendo trovarvi dei difetti, si rimane veramente in difficoltà. Forse l'eccessiva tendenza ad esasperare o "dinamizzare" certi passaggi potrebbe essere motivo di critica, esattamente così come l'aulicità dei testi, ma sono quisquilie.
L'album del "salvadanaio" è semplicemente perfetto.


BANCO DELMUTUO SOCCORSO - Discografia 1972 - 1978:
1972: BANCO DELMUTUO SOCCORSO
1972: DARWIN
1973: IO SONO NATO LIBERO
1975: BANCO (english)
1976: GAROFANO ROSSO
1976: COME IN UN'ULTIMA CENA
1978: DI TERRA

Banco Del Mutuo Soccorso: Darwin (1972)

banco darwin 1972

I MIGLIORI ALBUM DI ROCK PROGRESSIVO ITALIANO. N° 1


Esattamente come la Premiata Forneria Marconi, anche il Banco esordì discograficamente con due album nello stesso anno e pubblicati a breve distanza l'uno dall'altro.

Tuttavia, contrariamente ai cugini di Milano che con "
Per un amico" avevano subito una lieve flessione, il B.M.S. non solo bissò il successo ottenuto col primo Lp, ma sono in molti a ritenere che con "Darwin" fece ancora meglio.
 

Il disco è un album concept che affronta il tema dell'evoluzione umana teorizzata da Charles Darwin, traducendone in musica tutta la maturazione: dal caos primordiale, all'apparizione dell'uomo sulla terra con la conseguente assunzione di una propria coscienza e sensibilità.

Si toccano quindi aspetti prettamente tecnici quali "La conquista della posizione eretta", fino ad addentrarsi in quelli più squisitamente sociali: la collettività, l'amore, la morte, l'identità e la coscienza.
Rispetto al "salvadanaio", l'impatto grafico è meno attraente, ma i contenuti si rivelano più consapevoli sin dal primo lungo brano "L'Evoluzione" (13 minuti) dove, anche in questo caso, l'elettronica compare poco e il pathos è affidato principalmente alla ricchezza cromatica e alle straordinarie invenzioni armoniche.
Pur mantendo un groove sostenzialmente rock, che a tratti si fa molto pesante, "Darwin" suona più colorito e meglio arrangiato del precedente: i breaks ritmici risultano molto più funzionali alla struttura dell'intero lavoro e l'aulicità è limitata al minimo.

I musicisti danno il meglio di sé: le doppie tastiere dei fratelli Nocenzi trovano qui la loro definitiva omogeinizzazione, mentre la voce di Di Giacomo e la chitarra di Marcello Todaro risultano meno invasive e più funzionali al groove collettivo.

"La conquista della posizione eretta" raggiunge momenti di pura poesia musicale nel racconto di quel miracolo evolutivo, sottolineandolo prima con un raffinato duetto di tastiere e successivamente estroiettando le fatiche, l'incertezza e la gioia di quel fondamentale passo per l'umanità.
Da ora in poi: "lo sguardo dritto può guardare"

Dopo un breve "scherzo" strumentale ("Danza dei grandi rettili") che denota una simpatico senso di autoironia da parte della band, si accede alla seconda facciata dell'album in cui vengono analizzati singolarmente i nuovi problemi personali e collettivi dei nostri antenati.
L'unione quale rimedio alla forza e la scelta esistenziale tra fuga e socializzazione sono il leit-motiv di "Cento mani e cento occhi" ("La voglia di fuggire che mi porto dentro non mi salverà") che musicalmente è un capolavoro del Progressivo Italiano più raffinato.

banco del mutuo soccorso darwin 04Il desiderio sessuale, i dubbi dell'amore e le incertezze sulla propria bellezza estetica sono invece i temi dominanti di "750.000 anni fa… l'amore?", brano in cui la voce di Francesco Di Giacomo raggiunge una delle vette più alte della sua espressività e anche qui, la band ci fornisce una magnifica prova di coscienza e sensibilità.

Nei successivi cinque avvolgenti minuti di "Miserere alla storia", l'uomo si interroga invece sulla sua fine e sul senso della sua esistenza ("Quanta vita ha il tuo intelletto se dietro a te scompare la tua razza?") per poi sfociare in un finale di inquietante modernità.

L'interrogativo di "Ed ora io domando tempo al tempo…" infonde nell'ascoltatore gli stessi dubbi di quell'uomo primigenio che ora è cresciuto e si trova davanti ad una società matura, opprimente ed impietosa ("Ruota fatta di croci").

In sostanza: "a che serve vivere se tutto deve finire?" La risposta sta nella lotta quotidiana per l'evoluzione.

"Darwin" si chiude così, rivelandosi un album perfettamente in linea con il suo tempo: sensibile e impietoso, propositivo e coinvolgente, trasgressivo e conflittuale.
Molto vicino ad un'opera d'arte.

BANCO DELMUTUO SOCCORSO - Discografia 1972 - 1978:
1972: BANCO DELMUTUO SOCCORSO
1972: DARWIN
1973: IO SONO NATO LIBERO
1975: BANCO (english)
1976: GAROFANO ROSSO
1976: COME IN UN'ULTIMA CENA
1978: DI TERRA

Banco: Come in un'ultima cena (1976)

come in un'ultima cenaDopo il successo di “Io sono nato libero”, il Banco del Mutuo Soccorso inizia gradualmente un articolato processo artistico che lo porterà nell’arco di tre anni ad abbandonare il Prog classico per avvicinarsi ai nuovi linguaggi che emersero dalla metà degli anni ’70.

La prima mossa di una certa rilevanza fu la definitiva sostituzione del chitarrista Marcello Todaro con l’ex Homo Sapiens Rodolfo Maltese che importò nel gruppo uno stile più Jazzato del suo presecessore.
Nella realtà, il Maltese era già stato contattato già tre volte dai fratelli Nocenzi: la prima nel 1971 in occasione del Festival di Caracalla, ma il corteggiato rifiutò in quanto impossibilitato a trasferirsi da Firenze (sede degli Homo Sapiens e dove Rodolfo frequentava l’Accademia di Belle Arti) a Roma.
La seconda avvenne a Città di Castello nell’inverno del 1972 dove il Banco che si stava esibendo come “attrazione” nel locale “Il Gattopardo”, ribadì nuovamente a Maltese la concreta prospettiva di unirsi a loro e qui la risposta fu "ni".

La terza fu intorno alla primavera dello stesso anno quando Vittorio Nocenzi scrisse a Maltese un'accorata missiva invitandolo a trascorrere un periodo di prova nel gruppo e questa volta l’invito fu accettato.

Fresco di diploma in scenografia, il trombettista-chitarrista Maltese si trasferì prima a Marino (RM) dove il gruppo aveva la sua sala prove e successivamente a Milano in un garage messo a disposizione dall’Equipe ’84. Lì, nasceranno le nuove parti di chitarra per l’album “Io sono nato libero”, e precisamente su “La città sottile”, “Canto nomade...” e “Non mi rompete”.

La condivisione del ruolo di chitarrista con Todaro andrà avanti comunque ancora per qualche tempo per poi concludersi definitivamente con l’incisione di “Come in un’ultima cena” a cui Marcello darà il suo ultimo contributo con la band.

banco del mutuo soccorsoTra il ’74 e il ’76 però, l’interesse e la curiosità del Banco nell’implementare le proprie esperienze, non si limitarono al solo rimpasto di uno strumentista: sfociarono innanzitutto nell’internazionalizzazione del gruppo con la pubblicazione di un Lp in inglese e nell’interessamento al cinema realizzando la colonna sonora del film di Luigi Faccini “Garofano Rosso” nei primi mesi del 1976.
Intanto, si moltiplicano le date dal vivo sia all’estero che in Italia dove nel frattempo i nostri incrociano la compagnia di ballo della coreografa Patrizia CerroniI danzatori scalzi”, con cui avrebbero collaborato proprio nella tourneè nazionale di “Come in un’ultima cena”, promossa dal manager David Zard.

A questo punto, è chiaro come in tutto questo turbinìo di alternanze, contatti, impegni ed interessi, il Banco avesse avuto la possibilità di cogliere ed assimilare più di chiunque altro i mutamenti sociopolitici in corso, rendendosi alla fine conto che il successore di “Nato Libero(naturalmente se prendiamo “Banco” e “Garofano Rosso” come due lavori trasversali) non avrebbe potuto possederne le stesse caratteristiche e in effetti, “Come in un’ultima cena” riflesse un mutamento epocale.
Il solo argomento trattato e la stessa copertina del disco tracciano di fatto una linea di confine tra due momenti storici: il primo era quello dei movimenti, in fase conclusiva e trafitto come la mano del Cristo. Il secondo corrispondeva invece ad fase storica nuova e ancora tutta da elaborare sul piano politico.

Dal canto loro, le musiche rinunciavano definitivamente alla magniloquenza barocca del Prog classico per frammentarsi in più sequenze (di cui in questo caso la più lunga durava 7 minuti) e aprendosi pur timidamente alla forma-canzone.

I testi, anche mantenendo inalterata la poetica metaforica tipica della band romana, restituiscono anch'essi sin dal primo brano “...a cena per esempio”, quella situazione di cambiamento.

Il tono però, questa volta è meno epico e lascia trasparire una forte dose di malinconia e disincanto
:
leonardo da vinci ultima cena" Ho spento l'ultimo fuoco per dare tregua ai miei occhi [...] Ho ascoltato miti d'eroi e poeti ruffiani [...] ma continua il grido della terra a frustarmi il cuore. Ora, sto qui fra voi amici di sempre [...] mi guardate in silenzio, ma è a voi che chiedo aiuto [...] Trema la mia gola, alba di attesa. Fuori nasce il giorno e noi si muore".
Il successivo scorrere della puntina sul solco non farà altro che confermare la volontà di vaporizzazione del vecchio stile per lasciar posto di volta in volta a brevi ambienti diversificati: il Rock de “Il ragno”, l’agreste romanticismo di “E’ così buono Giovanni, ma...”, la grevità di “Slogan” e di “Si dice che i delfini parlino” fino agli ultimi sussulti Prog in “Fino alla mia porta”, posizionata salomonicamente come closing track.

Pur se le vendite saranno confortanti, la critica ufficiale parlerà di un “album di transizione” senza sperticarsi troppo in critiche malevole ma neppure lusinghiere.

Pubblicato anch’esso in inglese (“As a last supper” con le traduzioni di Angelo Branduardi) l’Ultima Cena sarà comunque un disco non memorabile nel palmares del gruppo.


Personalmente però, vorrei che non si dimenticasse che, anche in questo caso il Banco dimostrò una una capacità di lettura storica non indifferente.
Fu estremamente consapevole dei mutamenti in corso e ne soffrì insieme alla sua generazione
Per questo e per altro ancora, non possiamo che portare loro un dovuto e immenso rispetto.


BANCO DELMUTUO SOCCORSO - Discografia 1972 - 1978:
1972: BANCO DELMUTUO SOCCORSO
1972: DARWIN
1973: IO SONO NATO LIBERO
1975: BANCO (english)
1976: GAROFANO ROSSO
1976: COME IN UN'ULTIMA CENA
1978: DI TERRA

Banco: ... Di terra (1978)

banco di terraA due anni di distanza dallo strumentale “Garofano Rosso”, il Banco del Mutuo Soccorso (il cui nomenel frattempo è stato abbreviato in “Banco”) si ripresenta nel 1978 con un nuovo lavoro che per certi versi continua la linea del suo omologo, esplorando però sonorità sempre più complesse mutuate dal jazz, dal rock e soprattutto dalla musica classica.
Per realizzarlo, la band dei Nocenzi si avvale questa volta del tastierista Alessandro Esseno e dell'orchestra sinfonica dell'Unione Musicisti di Roma, condotta per l’occasione dal M° Antonio Scarlato del Conservatorio Santa Cecilia e dagli stessi Nocenzi.

Registrato per la discografica Ricordi nel secondo bimestre del 1978 presso gli studi Trafalgar di Roma sotto l’esperta supervisione del tecnico del suono Gaetano Ria, “...Di Terra” comprende 7 brani strumentali di media durata (6:30 min circa) la cui sequenza dei titoli è estratta da una poesia di Francesco di Giacomo che fornisce così il suo contributo all’album:

Nel cielo e nelle altre cose mute / Terramadre, / non senza dolore /
Io vivo.
/ Nè più di un albero non meno di una stella / nei suoni e nei silenzi / ... di terra.

A questo punto, è ovvio che non ci si potrebbe sottrarre da un paragone con l’altro album strumentale senza Di Giacomo, ma se “Garofano Rosso” fu una colonna sonora - dunque subordinata alle immagini di un film -... Di Terra” è invece completamente scevro da qualsiasi soprastruttura e quindi possiamo azzardare che in quest'occasione la band fosse pienamente consapevole dei risultati a cui voleva arrivare.

banco del mutuo soccorsoE in effetti, sin dalle prime note della leading trackNel cielo e nelle altre cose mute” il Banco apre una finestra tanto solenne quanto inedita sulla sua veste classica con particolare riferimento al romanticismo del primo novecento.

E’ un inizio spiazzante al punto che non sembra neppure di trovarsi al cospetto di un’opera della band romana, ma subito arrivano “Terramadre” e “Non senza dolore” a spezzare una lancia in favore dei fans della prima ora: due brani in stile progressive venati di classica di rock e di jazz in cui spiccano trombe di limpido sapore Davisiano, aromi etnici, maestosità quasi cinematografiche e citazioni Crimsoniane che sembrano duellare con l’orchestra.

Una serie continua di rimandi quindi, in cui il Banco sembra quasi voler mettere alla prova gli ascoltatori che da un lato, è vero, devono accettare questo suo lato un po’ “cattedratico”, ma dall’altro possono davvero apprezzare in pieno l’assoluta talentuosità dei loro musicisti che qui danno prova di una capacità compositiva, esecutiva e organizzativa davvero senza precedenti.
E se a qualcuno fossero venuti dei dubbi sull’organicità dell’album ecco spiegarsi di colpo la detonante “Io Vivo” che rimette in ordine ogni citazione precedente amalgamandola in nove minuti di straordinaria coerenza: perfetta per chiudere idealmente la prima sezione del disco.

Nè più di un albero...” col suo incedere iniziale di tastiere, poi ricamate dal flauto dell’ospite Alan King, ci riporta invece ad atmosfere underground del tempo che fu e a questo punto, l’ascoltatore può concedersi una pausa di respiro.
Una pausa breve però.

Nei suoni e nei silenzi” infatti, riprende quelle inversioni di rotta tipiche di quest'opera e incomincia ad infiammare nuovamente il sistema nervoso spezzando la tranquillità con dissonanze, tensioni e premesse a quel finale di straordinaria potenza che è poi la title track che chiuderà l’album.

banco del mutuo soccorso di terra 1978Sulle ultime note di pianoforte l’ascolto è dunque terminato.
O almeno sembra.

E dico "sembra" perchè... fateci caso. Scommetto che una volta arrivato il silenzio del trailoff, non vi sembrerà vero che il disco sia finito: è stata talmente tanta l’energia promanata dai solchi che certamente qualcuno rimarrà in attesa di un altro brano, di altre emozioni, quasi come se “Di Terra” non avesse ancora esaurito il suo potenziale.
Come se quel tornado di sentimenti evocati in poche decine di minuti non dovesse finire mai e restasse ancora nell'aria richiamando un secondo disco. Un doppio album.
Invece il dosaggio è stato perfetto.

Fuori dagli studi della Trafalgar, le BR rapivano Aldo Moro, i neofascisti uccidevano Fausto e Iaio e la mafia Peppino Impastato. Mina dava il suo ultimo concerto alla Bussola e Curcio veniva condannato a 15 anni di carcere.
Secondo voi servivano parole in un clima del genere? No.

Bastavano un pomodoro tra gli anelli di Saturno e un concerto “di terra”:
Drammatico, consapevole, magnifico.


COLLEZIONISMI: Disco comune, non supera di norma i 40 euro in condizioni Mint.

DEGUSTAZIONE: Da ascoltarsi in cuffia e in posizione comoda con un vino bianco Doc servito ben fresco. Es: un Nas-Cetta novello delle Langhe o ancora meglio un Leigerfeld austriaco. Accompagnare con due canapès di uova d'aringa su burro non salato. Da consumarsi uno per lato, ma sempre dopo i primi otto minuti.

BANCO DELMUTUO SOCCORSO - Discografia 1972 - 1978:
1972: BANCO DELMUTUO SOCCORSO
1972: DARWIN
1973: IO SONO NATO LIBERO
1975: BANCO (english)
1976: GAROFANO ROSSO
1976: COME IN UN'ULTIMA CENA
1978: DI TERRA

Banco: Io sono nato libero (1973)

banco io sono nato libero

Nel mondo del Rock capita spesso che dopo aver pubblicato un capolavoro, molti musicisti vi rimangano arroccati senza più riuscire a superarsi, a crescere o più banalmente a modificare il proprio impianto stilistico per trovare nuove soluzioni.


Eppure, il Banco del Mutuo Soccorso non ebbe questi problemi: raccolse gli stimoli di un mondo giovanile in cambiamento, fece proprie le nuove pulsioni sociali e politiche, superò quelli che erano ritenuti da molti critici i loro limiti (es: verbosità e frammentazione), trovò un concetto forte da sviluppare ("la libertà"), ne eviscerò tutti gli aspetti e dopo un lungo lavoro di selezione del materiale prodotto, diede alle stampe nel 1973 il suo terzo album "Io sono nato libero": un lavoro eccellente che si contende con "Darwin" il titolo di miglior disco della band e forse, di tutto il progressivo italiano.


E' naturale a questo punto che non ci dovremmo esimere dal fare dei paragoni tra queste due pietre miliari della nostra musica ma, nella realtà, "Io sono nato libero" andrebbe inteso non come l'antagonista di Darwin, ma come il suo superamento e per questo motivo, da ritenersi un'opera a se stante.

Di fatto, nel nuovo lavoro vengono oltrepassate tutte le barriere che avevano limitato l'album precedente.


banco io sono nato libero 02Innanzitutto, viene sconfitta la "forma collage" tipica dei primi "concept", a vantaggio di una maggiore completezza dei singoli brani il cui svolgimento viene ora restituito non più in forma romanzata (ossia con un inizio ed una fine) ma maniera puntuale, cioè eviscerando e completando in ognuno di essi i diversi aspetti del tema portante.


Il risultato non è più quindi un "racconto", ma una "costruzione", intesa come un solido insieme strutturale delle molteplici componenti che la vanno a formare.

In questo senso, ciascuna delle canzoni ci rimanda a tutti gli aspetti del concetto di "libertà": quella negata da un certo tipo di politica in "Canto nomade per un prigioniero politico", oppure quella che viene spesso limitata e agognata all'interno di un sistema socio-produttivo metropolitano ("La città sottile") e infine quella preclusa a chi è coinvolto suo malgrado in un conflitto ("Dopo… niente è più lo stesso").


C'è anche e persino la libertà sognata ed immaginaria: quella di "Non mi rompete", vero e proprio cavallo di battaglia del gruppo e punto altissimo della musica Italiana di ogni tempo.

Qui, la sua evocazione richiama simultaneamente aneliti, voglia cieca, poesia e introspezione.

Il soggetto della canzone (la libertà, il diritto al "se") non viene citato direttamente, ma esplode liricamente nella forza di un desiderio che assurge così a diritto imprescindibile per chiunque.


banco io sono nato libero 03Questo è un momento di sublime poetica che richiama il secondo punto di forza dell'album: in "Io sono nato libero" infatti, le liriche viaggiano su una strada nuova, dritta e priva di quei pur piccoli e forzati intoppi che appartennero al suo predecessore: il perfetto equilibrio tra il pregresso linguaggio aulico e una forma letterale diretta è pienamente conquistato, pur senza mai rinunciare alla poesia:


"Tu chi sei, città non città

che vivi appesa in giù alle tue corde d'aria ferma […].

I tuoi mille ascensori di carta velina […]

Sottile non città che reggi tutto su niente".


E infine, la musica.

Anche in questo caso i rigidi valichi delle strutture concettuali vengono glissati con classe e maturità. Non una sola nota sembra suonata per caso giacchè il gruppo ha completamente introiettato la sua dimensione stilistica.


Da una lato c'è la voce di Di Giacomo che ormai è più ferma e sicura che mai, dall'altro una band di sei elementi (nel frattempo si è aggiunto il chitarrista Rodolfo Maltese) che si è perfettamente adattata al suo granitico ruolo strumentale e compositivo in cui spiccano nuove le nobili pennellate armoniche del giovane Gianni Nocenzi.


banco io sono nato libero 04Il Banco insomma veleggia ormai ad un livello internazionale che non è possibile confutare: certi breaks non hanno nulla da invidiare ai Gentle Giant e i testi sono a livello della migliore poesia Italiana. La coscienza e la sensibilità politica vengono inoppugnabilmente dichiarate a mezzo di una comunicatività fresca e sino ad allora inesplorata.


"Io sono nato libero" è un capolavoro assoluto.

Impossibile, ma davvero impossibile, pretendere di più.


IO SONO NATO LIBERO E' STATO GIUDICATO DAI LETTORI DI

CLASSIC ROCK L'ALBUM NUMERO UNO DELL'ANNO 1973



BANCO DELMUTUO SOCCORSO - Discografia 1972 - 1978:
1972: BANCO DELMUTUO SOCCORSO
1972: DARWIN
1973: IO SONO NATO LIBERO
1975: BANCO (english)
1976: GAROFANO ROSSO
1976: COME IN UN'ULTIMA CENA
1978: DI TERRA

Banco del Mutuo Soccorso: Garofano rosso (1976)

banco del mutuo soccorso garofano rossoQuando uscì nelle sale cinematografiche nel 1976, il film di Lugi FacciniGarofano Rosso”, tratto dall’omonimo romanzo di Elio Vittorini, attirò molto più le attenzioni della critica che non quelle del pubblico.

Rimase in prima visione poco meno di una settimana e per godere di qualche ulteriore apprezzamento, dovette emigrare all’estero e in particolare al festival del cinema italiano di San Sebastian, dove il suo giovane protagonista Miguel Bosè (allora ventenne e già al suo quinto ruolo da attore!) venne insignito di un riconoscimento speciale.


La trama si svolge in Sicilia nel 1924 e narra il percorso dall’adolescenza alla pubertà del giovane Alessio Mainardi attraverso le varie esperienze da lui affrontate: l’approccio con la città per frequentare il liceo, l’interesse per il fascismo inculcatogli dall’amico Tarquinio e l’amore per la sua compagna di scuola Giovanna che gli regalerà un garofano rosso in segno di eterna fedeltà.
Giovanna però scompare nel nulla e Alessio si rifugia in campagna a leccarsi le ferite.
Nel casolare dei genitori, tutti antifascisti, Alessio verrà a contatto con i valori del mondo contadino e si convertirà definitivamente all’ideologia socialista al punto che, rientrato a Siracusa, inizia ad interessarsi all’operato di una cellula comunista clandestina.


miguel bose garofano rossoNel finale, dopo la sua iniziazione sessuale con la prostituta Zobeida, rincontra Tarquinio (che nel frattempo si è messo con Giovanna) il quale lo esorta nuovamente a unirsi ai fascisti donandogli una pistola, che però Alessio rifiuta.
L’arma finirà nelle mani dei giovani comunisti che se la spartiranno a loro volta quale pegno e promessa della futura resistenza antifascista.

A coronamento di uno svolgimento così articolato, misto e denso di ambienti diversi, il regista Faccini decise di affidare la colonna sonora ad uno dei più poliedrici gruppi sino ad allora in circolazione: il Banco del Mutuo Soccorso.

Tuttavia, contrariamente a quanto accadde con Profondo Rosso il cui successo lanciò e nobilitò il lavoro dei Goblin, il mezzo flop di “Garofano Rosso” trascinò con se nell’oblio anche tutte le musiche del Banco.


Nella realtà, questo atteggiamento corrispose alla banalizzazione di un’opera che è vero che fu comprimaria delle immagini, ma che persino intellettualmente conferì all’intera pellicola un sorprendente segno di modernità e consapevolezza.
E’ uno degli ultimi segni del Banco "movimentista" che sposa la causa antifascista del racconto di Vittorini e dipinge con straordinaria eleganza tutta l’essenza figurativa del film, “la sua discrezione, l’intensità nel tratteggio dei personaggi e il gusto del ricordo(cfr. Luigi Bini in “Letture”).


garofano rosso di Luigi FacciniLa consueta modernità del gruppo, qui sublimata da ulteriori geniali invenzioni timbriche dei Nocenzi, sembra quasi evocare l'attualità e la persistenza di quei valori libertari espressi nel 1942.
Musicalmente è inconfondibile la mano della band nelle digressioni prog-jazz della title track, la sua fiabesca aulicità in “Quasi saltarello”, le meraviglie tra il classico e il pop di “Tema di Giovanna” e il maestoso prog sinfonico di “Funerale”.


A chi volesse relegare “Garofano Rosso” a lavoro di serie B per la mancanza del cantato, ricordiamo non soltanto che in una soundtrack l’assenza della voce è più che accettabile ma che - se proprio vogliamo essere onesti sino in fondo -, Faccini non avrebbe potuto compiere una scelta migliore.

Dato il modesto impatto del film, dicevamo, questa eccellente simbiosi tra musica e immagini non venne mai considerata a dovere ma, come spesso accade in questi casi (ricordate “Dio è morto” dei Nomadi, censurata dalla Rai ma trasmessa dalla Radio Vaticana) ad accorgersi della sua biunivocità fu proprio un giornalista completamente alieno sia al prog che al movimento: Virgilio Fantuzzi di Civiltà Cattolica che ebbe a dire:
Possiamo individuare nel film un andamento musicale, scandito in tre movimenti, come in un concerto classico...
E quel “concerto classico” era proprio opera del Banco.


BANCO DELMUTUO SOCCORSO - Discografia 1972 - 1978:
1972: BANCO DELMUTUO SOCCORSO
1972: DARWIN
1973: IO SONO NATO LIBERO
1975: BANCO (english)
1976: GAROFANO ROSSO
1976: COME IN UN'ULTIMA CENA
1978: DI TERRA

Banco: Banco (1975)

banco banco english 1975Poco dopo le registrazioni di Io sono nato libero anche il Banco del Mutuo Soccorso (diventato per l'occasione semplicemente "Banco") subisce il suo primo rimpasto nella formazione: esce Marcello Todaro ed entra l’ex chitarrista degli Homo Sapiens Rodolfo Maltese che già da tempo collaborava con la band.
Inoltre, in prospettiva di un lancio sui mercati esteri, nel 1974 il gruppo abbandona pur se temporaneamente la storica discografica Ricordi per esaminare alcune proposte contrattuali che nel frattempo erano arrivate dalla Warner Bros e dalla Manticore Ltd.

Alla fine, la spunta la label di Greg Lake e Keith Emerson che non solo pare avesse fornito maggiori garanzie economiche e artistiche, ma che aveva già avuto una certa dimestichezza con il nostro Prog avendo lanciato oltremanica la Premiata Forneria Marconi.

Così, mentre il Banco rallentava la sua attività dal vivo in Italia
per collaudare la nuova line up (segnaliamo i concerti del 31/1/74 al Piper di Roma – data d’esordio di Maltese - e del settembre 74 a Villa Pamphili), partiva il progetto in lingua inglese che avrebbe visto la luce l’anno successivo col titolo di “Banco”, comunemente ricordato anche come “Banco IV”.
Dotato di un'allegra copertina monocromatica raffigurante il solo Di Giacomo, il disco comprende sette brani di cui sei già editi nel primo e nel terzo LP e un inedito, “L’albero del pane”.

Per l’occasione, il gruppo ri-arrangia e re-incide praticamente tutti i pezzi editi salvo la conclusiva “Traccia II” che viene ripresa pari pari da “Io sono nato libero”.

I testi sono tradotti in inglese dalla musicista statunitense Marva Jan Marrow, già collaboratrice di diversi artisti italiani quali La Bionda, Tony Renis, Guccini, Finardi, Fossati e Premiata Forneria Marconi di cui era sentimentalmente legata al bassista Patrick Djivas.

In sintesi la tracklist risulta così composta:

1. Chorale [riarrangiamento del tema di “Traccia II” – da “Io sono nato libero”, 1973]

2. L'albero del pane [Inedito]

3. Metamorphosis [originale: “Metamorfosi” – dal “Salvadanaio”, 1972]

4. Outside [originale: “R.I.P.” – dal “Salvadanaio”, 1972]

5. Leave Me Alone [originale: “Non mi rompete” – da “Io sono nato libero”, 1973]

6. Nothing's the Same [originale: Dopo... niente è più lo stesso – da “Io sono nato libero”, 1973]

7. Traccia II [Ristampa – da “Io sono nato libero”, 1973]


manticoreCertamente agli osservatori più attenti non sfuggirà il fatto che nessun pezzo è stato estratto da Darwin e sinceramente ci sarebbe anche da chiedersi il perchè, visto che il secondo 33 giri del gruppo venne considerato uno dei suoi lavori migliori.
Personalmente non ho notizie a riguardo, ma ritengo plausibile supporre che la band non avesse voluto mettere in discussione l’assoluta organicità di quell’opera e di non dirottarne alcun brano in un nessun altro contesto.

Certo è che a mio avviso, una versione inglese di “750.000 anni fa l’amore...” o di “Ed ora io domando tempo al tempo...” non avrebbero affatto sfigurato nel nuovo progetto, visto anche le ottime doti di traduttrice della Marrow.

Comunque sia, la prima rappresentazione del nuovo lavoro ha luogo al Teatro Malibran di Venezia - con Keith Emerson presente - e la pubblicazione del disco raccoglie consensi praticamente ovunque, sia in Italia che in Europa.
E non a torto.
In effetti, Banco IV è veramente un lavoro molto ben confezionato che alterna sonorità sapientemente “english-oriented” (“Chorale”) con il proverbiale prog mediterraneo che raggiunge il suo apice nell’”Albero del pane”.

banco IV 1975Pur se le versioni inglesi risultano più fluide e meno aggressive di quelle in italiano (soprattutto nei dettagli acustici), ciò che salta subito piacevolmente all’orecchio è che nulla della primigenia freschezza delle composizioni originali viene snaturato né dai nuovi arrangiamenti, né dai testi, e a questo proposito occorre dire che la Marrow compì un lavoro davvero eccellente.
Encomiabile per esempio è la traduzione di “Non mi rompete” che nel suo omologo “Leave me alone” non perde nemmeno per una sillaba la sua potente poetica :
Let me keep on sleeping deep into this slumber /
sleep that’s peaceful as a baby’s sleep / that’s roaring like a drunk with snores like thunder”.

A conti fatti dunque, “Banco IV” fu sicuramente la migliore presentazione del nostro Prog in terra d’Albione.
Al di là dei giudizi tecnici o commerciali per esempio, non mi sentirei di dire che la la PFM avesse raggiunto un così alto livello di trasposizione e che anche in questo caso, il Banco si dimostrò sempre molto più raffinato


BANCO DELMUTUO SOCCORSO - Discografia 1972 - 1978:
1972: BANCO DELMUTUO SOCCORSO
1972: DARWIN
1973: IO SONO NATO LIBERO
1975: BANCO (english)
1976: GAROFANO ROSSO
1976: COME IN UN'ULTIMA CENA
1978: DI TERRA