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I Numi: Alpha ralpha boulevard (1971)

Alpha Ralpha boulevard 1971
 IL "NUOVO AD OGNI COSTO" CONTAGIA ANCHE LA PROVINCIA PAVESE
 NUOVO COMMENTO DEL BATTERISTA FURIO SOLLAZZI - 29 APRILE 2016

Se il biennio 69-70 vide il pop italiano sostituirsi gradualmente al beat, il 1971 fu invece l’anno in cui il rock progressivo iniziò ad imporsi sul mercato discografico, e diventare così il principale riferimento musicale sia per l’Underground che, in generale, per la galassia giovanile antagonista

New Trolls, Orme, Alluminogeni, Osanna, Nuova Idea, Delirium, Formula Tre, Giganti, Trip, la PFM di “Impressioni di Settembre” e Claudio Rocchi furono tra nomi più in vista, ma anche il sottobosco musicale, all’epoca brulicante di artisti in transizione tra passato e futuro, si rivelò altrettanto proclive nei confronti del “nuovo ad ogni costo”: dai Panna Fredda ai Raminghi, dal Rovescio Della Medaglia ai Numi di cui parleremo tra poco. 

Almeno nel primo quadriennio del pop, tuttavia, questo passaggio non fu né improvviso né radicale (come ad esempio quello che si sarebbe verificato tra il 72 e il 73), quanto semmai un processo graduale in cui ciascun artista contribuì a modo proprio a rinnovare il panorama musicale italiano: di norma con uno stile creativo-desiderante, ma a volte anche piuttosto naif. 
Del resto, tra il 69 e il 72 il beat italiano aveva ancora molte sacche di resistenza; musica e politica viaggiavano su binari paralleli e la lotta di classe non era ancora patrimonio delle avanguardie musicali. 
Per cui non c’è da sorprendersi di come alcune produzioni di quel periodo suonassero fluide e sognanti pur nella loro modernità. Ed è in questo contesto che si colloca il primo album dei Numi: quintetto formato nel 1967 a Pavia dal bassista Paolo Buccelli e dal batterista Furio Sollazzi sulle ceneri di tre gruppi beat della zona: I Solitari, Gli Spettri e Gli Imprevisti

Alpha ralpha boulevard
Cortesia: archivio Furio Sollazzi
Dedito inizialmente a covers di gruppi rock angloamericani, il gruppo cambiò decisamente registro nel 1971 quando, rimpastata la formazione originale, venne messo sotto contratto dalla Polaris di Bruno Pallesi (la stessa dei Chetro & Co.) grazie all’interessamento del fisarmonicista Mario Battaini che lo aveva visto suonare al Napoleon Club di Lodi. Unica condizione: produrre solo materiale originale e in lingua italiana.

"Panico totale!” ricorda Furio Sollazzi in un’intervista ad Augusto Croce del 2003. E in effetti, a meno di un mese dalle registrazioni, i ragazzi non solo non avevano materiale del genere, ma neppure la minima idea di cosa portare in studio. 

Fortunatamente, il problema venne risolto da una delle personalità più straordinarie di tutta Pavia, ossia l’amico intellettuale-poeta-cantautore Guido Bolzoni (autore tra l’altro di Caravelle e Rudy per Mina), che mise loro a disposizione tutto il suo archivio di brani inediti: “Prendete quel che volete”, disse loro. 
Alché I Numi scelsero sette canzoni, le riarrangiarono a modo loro, e le immortalarono nel loro primo album Alpha Ralpha Boulevard, inciso in soli quattro giorni presso gli studi di S.A.A.R. di Pero (MI) sotto l’egida del fonico Franco Maurizio e del severissimo consulente musicale Guido Lamorgese. Per inciso, la bella copertina in stile Modigliani, fu firmata dal pittore Federico Kraft

Bolzoni, dal canto suo, gradì a tal punto gli arrangiamenti che non solo volle cantare egli stesso nella title track, ma intervenne con la chitarra wah-wah in Furma Materiae Progredientis, e ci mise pure un zampata vocale in chiusura di San Miguel. 

Guido Bolzoni
Cortesia: archivio Furio Sollazzi
Purtroppo, come sarebbe accaduto l’anno successivo agli Alluminogeni, anche il mixaggio finale di Alpha Ralpha non soddisfò gli interpreti: voce troppo alta rispetto alla base, bassi quasi inesistenti, e tutta un’altra serie di amenità che conferirono al prodotto “un suono terribile”. Ricorda ancora Sollazzi

Morale, dopo un atto di forza del gruppo che si barricò a chiave in sala d’incisione, il master venne corretto, e le mille copie dell’disco uscirono così come le possiamo sentire oggi: andarono esaurite in pochi mesi, rimasero a lungo nella top ten di Supersonic, e vennero supportate da una versione abbreviata di “325(nell’album durava sei minuti e mezzo), uscita in edizione juke box. 
Per inciso, I Numi non videro una lira dai diritti di Alpha, ma quella è un’altra storia.

Musicalmente, dicevo, è un album che non può considerarsi Prog, anche perché in quei primi mesi del 71 il progessive propriamente detto non esisteva o quasi. E’ però un disco per nulla trascurabile, considerati i tempi. Autorale, d’accordo, ma comunque madido di genialità e inventiva: dalla spinetta modulata in chiave rock, alla chitarra è filtrata dal Leslie. Dal phaser sul modello dei Three Dog Night, al piano preparato

Fu poi una delle prime collaborazioni tra un cantautore (Bolzoni) e una band (I Numi), e nondimeno mise in evidenza come, anche a livello provinciale, tutte le intelligenze creative sentissero l’esigenza di coalizzarsi contro le consuetudini. 

Era solo l’inizio di una grande avventura…

NOTA: IL BATTERISTA FURIO SOLLAZZI E' ANCHE AUTORE DELLO SPLENDIDO LIBRO SUI GRUPPI PAVESI DEGLI ANNI SETTANTA: "ROCK AROUND PAVIA" (SELECTA EDITRICE, PAVIA - 2008 - 480 pag.)