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Balletto di Bronzo: Ys (1972)

balletto di bronzo ys 1972I MIGLIORI ALBUM DI ROCK PROGRESSIVO ITALIANO.  N° 3.



A distanza di due anni dal disco d'esordio "Sirio 2222", i napoletani Balletto di Bronzo subiscono una vera e propria trasfigurazione fisica e stilistica.

Protagonista: il tastierista Gianni Leone, detto LeoNero,  proveniente dal primo nucleo dei dissolti Città Frontale.
La trasformazione è radicale, e accanto allo stesso Leone, subentra anche il bassista Vito Manzari (ex "Quelle strane cose che") al posto dei più discreti Michele Cupaiuolo e Marco Cecioni.

Leone ha le idee chiare, la strumentazione adeguata, e un carisma talmente preponderante da traghettare tutto il sound del gruppo dal post-beat psichedelico degli esordi al Prog più radicale.

Persino la primigenia discografica RCA, spaventata dal nuovo corso della band, la cede volentieri alla Polydor che nel frattempo si sta interessando sempre di più al nuovo Pop d'avanguardia (Latte e Miele, Mauro Pelosi, Bill Gray dei Trip) e non lesina nella produzione del quartetto napoletano: copertina sontuosa con tanto di libretto interno, mixaggio molto sofisticato ad opera del noto fonico Gaetano Ria, e collaboratori di prestigio tra cui il M° Mariano Detto del Clan Celentano.
 

Ttra le quattro coriste di studio, spicca anche una certa Giusy Romeo (poi Giuni Russo) destinata dieci anni più tardi a una brillante carriera solista.

balletto di bronzo ys 02 Il nuovo parto del Balletto s'intitola "Ys" e già dal concetto di base si intuisce che si tratta di un lavoro ambizioso e trascendentale.
Il racconto descrive gli incontri dell'ultimo uomo sopravvissuto sulla terra prima dell'apocalisse con tre personaggi: una figura straziata e agonizzante, il Cristo e probabilmente, la stessa figura della Morte.


Ad ispirare il tutto, la mitica città Bretone di Ys sulla baia di Finisterre, sommersa dall'Oceano Atlantico nel 444 a.C. per colpa, si dice, dell'imprudenza della giovane principessa Dahout che ne spalancò inopinatamente le chiuse esponendo la città alla marea devastatrice (una versione "ante litteram" del disastro di Chernobil, se vogliamo).


Al di la della teoria però, ciò che consegnò questo disco alla storia, fu la sua rivoluzionaria architettura musicale che, pur se omogenea e rigorosa in senso classico, presentava un groove talmente destrutturato da rendere tutta l'opera assolutamente esclusiva per l'Italia del 1972 .

L'assenza di melodia è totale. Le voci iniziali, da cupe e funeree, sfociano in complesse polifonie su un tappeto di tastiere dissonanti e preziose cesellature di chitarra che sembrano prese in prestito dal miglior Robert Fripp.
La ritmica è un incessante accavallarsi di sincopi e di tempi dispari.
Persino i cori, che nell'accezione classica dovrebbero armonizzare la melodia, vengono invece utilizzati per confonderla e disarticolarla.

Il disco alterna momenti elettronici ad atmosfere hard jazz in un continuum di evocazioni, allucinazioni armoniche, sequenze multiritmiche, citazioni barocche e narrazioni cantate. In altre parole: rock progressivo allo stato puro.
Ogni singolo movimento, viene frammentato in più passaggi (che si sviluppano anche nell'arco di pochi secondi) che denotano non solo un'impressionante fantasia compositiva, ma anche una straordinaria abilità di assemblaggio.

balletto di bronzo ys 03Le sonorità sono costantemente diversificate dall'artiglieria di tastiere di Gianni Leone.
L'epilogo che descrive l'apocalisse è un incrocio tra Bach e i Quartieri Spagnoli: quasi troppo bello per essere descritto, e forse altrettanto difficile per essere apprezzato. 


Purtroppo, Ys fu "apocalittico" non solo nella sua forma artistica, ma anche per lo stesso Balletto di Bronzo che cessò di esistere poco dopo: sopraffatto da dissidi interni, da una vita sregolata, e soprattutto, deluso dalla sostanziale incomprensione con cui venne accolto il loro capolavoro.

Personalmente non credo che "Ys" abbia influito più di tanto sul panorama Prog Italiano. Pur ammettendo che fu un'opera trasgressiva e unica nel suo genere, infatti, fu anche talmente magniloquente da risultare alfine più edonista che comunicativa.
Del resto,  la sola avanguardia, pur se spinta ai massimi livelli, non basta a restituire un percorso universalmente riconosciuto: ci vuole anche la comunicatività, e Ys, di sicuro, non ne aveva.


BALLETTO DI BRONZO - Discografia 1970 - 1972:
1970 - SIRIO 2222
1972: YS

Balletto di Bronzo: Sirio 2222 (1970)

il balletto di bronzo sirio 2222 01Il Balletto di Bronzo nasce a Napoli da un'idea del futuro Dj di "Per Voi Giovani" Raffaele Cascone che insieme al batterista Giancarlo Stinga, al bassista Michele Cupaiuolo e al cantante chitarrista Marco Cecioni propone musica beat presso le basi Italiane della NATO sotto il nome di "Battitori Selvaggi".

Cascone
però, abbandona presto i compagni e questi lo rimpiazzano con l'ex "Volti di Pietra"
Lino Ajello. Infine, il quartetto completa la sua metamorfosi artistica adottando il nome Balletto di Bronzo, ispirato dal popolare quadro di Edward Wadsworth del 1940, "The Bronze Ballet".

Così stabilizzata, la neonata formazione approda nel 1969 al suo primo contratto discografico con la ARC, storica etichetta pilota della Rca tra le cui fila avevano anche militato i Rokes, Patti Pravo, Dino e Lucio Dalla.

L'esordio fa scalpore e l'indiavolato 45 giri "Neve calda" (promosso due volte in RAI alla trasmissione "Chissà chi lo sa" e tradotto anche in spagnolo) la traghetta in meno di un anno all'etichetta madre RCA.

A fronte di tanta considerazione, il "Balletto" rilascia così un secondo singolo, "Si Mama Mama" / Meditazione" (1970) e finalmente pubblica in maggio il suo primo e memorabile album, "Sirio 2222": disco ricercato non solo per motivi collezionistici, ma anche perché rappresentativo di un modus tutto particolare di traghettare il beat nelle forme più creative del rock.
il balletto di bronzo sirio 2222 02L'album stupisce sia per la buona dinamica che per la coesione del gruppo che restituisce in ogni singolo pezzo una fantasia quasi sfrontata.
Sin dal primo brano "Un posto", i musicisti dimostrano di avere una marcia in più rispetto ai loro contemporanei: in esso coesistono infatti un sapiente uso dei breaks ritmici che sembrano moltiplicare la struttura della canzoni, e ripetuti innesti armonici che rendono
tutti i brani esclusivi e mai montoni.
Un altro buon esempio di questa contaminazione progressiva "ante litteram" è la canzone "Eh eh ah ah" in cui un inaspettato intervento di armonica frange e divide apparentemente senza alcuna ragione una fluida struttura di basso che richiama i blues dei Canned Heat.

Si distinguono poi la vulcanica e strutturatissima "Neve calda", la classicheggiante "Meditazione", vero e proprio gioiello pre-progressivo e la suite psichedelica "Missione Sirio 2222" che con i suoi nove minuti e mezzo si ritaglia un posto tutto suo nel post-beat Italiano.

il balletto di bronzo sirio 2222 03Il resto è un rock sincero, ben strutturato e senza concessioni alle banalità: encomiabili la voce di Marco Cecioni e l'inesauribile e coloratissima batteria di Gianchi Stinga. Questo naturalmente, senza sminuire l'onnipresente lavoro di basso e chitarra che rifiniscono e sostengono tutto il resto della struttura timbrica.
 
La produzione però, è ancora scarna e svogliata: segno evidente che la major americana ha fiutato nel gruppo una grande opportunità, ma senza impegnarsi più di tanto nel riconoscerne la valenza artistica e, soprattutto, senza fornirgli un'adeguata promozione.
L'album passa quindi del tutto inosservato e, cosa ancora più fastidiosa per una band esordiente, non verrà riconosciuto ai musicisti alcun credit nelle note di copertina, fatta eccezione per una foto scattata in studio.
 

Paradossalmente, i nomi degli autori verranno addirittura attribuiti a persone estranee al progetto (Della Bruna, Simonelli, Gioieni, Iarrusso, Umiliani) mentre oggi sappiamo che i veri compositori delle musiche furono i soli Ajello, Stinga e Cupaiuolo.
Altra cosa certa è che il nome di Piero Umiliani venne accostato a "Ti risveglierai con me" poiché prescelto per i titoli di coda del film di Mario Bava "Cinque bambole per la luna d'agosto" (1970), per cui lo stesso Umiliani compose la colonna sonora. Non è dato però di sapere in che termini vi mise mano.
Fortunatamente, malgrado lo scarso impatto commerciale, le idee del Balletto avevano attecchito nella Napoli più avanguardistica, attirando in particolare l'attenzione del vecchio amico Gianni Leone che, con il suo ingresso nella band, la portò ai livelli più alti del progressivo Italiano con il successivo trentatrè giri "Ys".
Il quadro "The Bronze Ballet" (1940) di Edward Wadsworth è tuttora esposto alla Tate Gallery di Londra.


BALLETTO DI BRONZO - Discografia 1970 - 1972:
1970 - SIRIO 2222
1972: YS