Museo Rosenbach: Zarathustra (1973)

museo rosenbach zarathustra 1975Non doveva essere piacevole in pieno clima Underground essere etichettati come "fascisti", anzi: sappiamo benissimo che chi lo era realmente, o solo sospettato di esserlo, veniva sistematicamente tagliato fuori da qualunque circuito artistico alternativo.

Il concetto di "Dio, patria e famiglia" infatti, mal si azzuppava con i dogmi rossi della conflittualità, della trasgressione e del "nuovo ad ogni costo" che albergavano nella musica Prog e nei suoi adepti.

 
Quindi, che piacesse o no, gli anni 70 furono un periodo in cui era meglio prestare attenzione non solo alla normale dialettica, ma soprattutto alla valenza delle proprie provocazioni. Una scelta poco azzeccata poteva condurre all'ostracismo e questo fu proprio ciò che accadde ad un quintetto di Bordighera: i Museo Rosenbach.

 
Nati nel 1971 dalla fusione della "Quinta Strada" e del "Sistema" (uno dei primissimi gruppi a suonare Prog in Italia che comprendeva anche il futuro Celeste Leonardo Lagorio), i cinque iniziarono subito le attività chiamandosi "Inaugurazione Museo Rosenbach", proponendo cover straniere e facendo da spalla a gruppi di una certa rilevanza quali Delirium e Ricchi e Poveri.
Il loro nome, scelto dal bassista Alberto Moreno, significava letteralmente "ruscello di rose" e pare fosse ispirato a quello di un non meglio precisato editore tedesco 

 
Nel 1972, la successiva scelta di comporre materiale originale, spinse la band a contrarre il nome in "Museo Rosenbach" e contemporaneamente provocò un contratto con la discografica Ricordi, già avvezza al Progressive per via del Banco, Hunka Munka e della Reale Accademia di Musica.


museo rosenbach zarathustra 1975 matia bazarIl risultato che vide la luce nel 1973 è considerato a tutt'oggi una della pietre miliari del Prog italiano, "Zarathustra": composto su musiche di Moreno, testi del collaboratore esterno Mauro La Luce (già paroliere per i Delirium), inciso presso i professionalissimi Studi Ricordi e orchestrato dallo stesso Museo.
Musicalmente il disco si divide tra una lunga suite omonima che occupava tutto il primo lato e tre brani anch'essi in puro stile Prog sulla facciata cadetta.

Come ormai tutti sappiamo, l'album era un capolavoro e avrebbe meritato una massiccia diffusione non solo nazionale ma planetaria, come dimostrano ancora oggi le numerose manifestazioni d'affetto da ogni dove.
Qualcosa però andò storto e qui mi ricollego all'inizio di questa scheda.
Di fatto, nella drammatica copertina di Wanda Spinello che ritraeva un collage dal volto umano in stile Arcimboldo, appariva chiaramente sulla mascella destra un busto di Mussolini.
Apriti cielo!
Il Museo Rosenbach era finito ancora prima di cominciare.


A nulla valsero le spiegazioni del celebre designer Cesare Monti che sosteneva la tesi della mera provocazione e che, in fondo, la figura di Zarathustra era intesa come "colui che anelava al bene attraverso la meditazione e la natura."

La sommatoria "Duce + Nietzsche" provocò l'immediato allontanamento della band non solo da tutto il nascente movimento Controculturale, ma persino dalla Rai che, a scanso di grane, rifiutò loro qualsiasi apparizione promozionale.
 


Dopo la partecipazione al Festival Nuove Tendenze di Napoli nel 1973 e comunque duramente pressato da un'opinione pubblica avversa, il Museo si sciolse durante la preparazione del secondo disco e dei Rosenbach anni ' 70 non rimarrà che un rarissimo album a cinque stelle e qualche raccolta postuma pubblicata negli anni '90.
Golzi intanto, sarebbe andato a formare i Matia Bazar con ben altro indotto economico. 

 
museo rosenbach zarathustra mussoliniA parte l'ineccepibile sound di "Zarathustra" di cui vi rimando alle numerose recensioni esistenti, questa volta mi premeva solo rimarcare come un tempo certi items extra-musicali fossero assolutamente fondamentali per le sorti di un gruppo, di un artista o di un qualsiasi autore. E lo zeitgeist, si sa, è uno dei valori necessari per comprendere anche il più piccolo parto dell'ingegno umano.
 

Il 1973, per intenderci, era un'epoca in cui solo girare per una strada "sbagliata" vestiti in maniera "inopportuna", o con sottobraccio un giornale "non allineato" (sia da una parte che dall'altra), voleva dire provocare un conflitto anche tragico.
Altro aspetto evidente è che, allora come oggi, i musicisti non avessero certamente il pieno controllo della propria opera. E purtroppo, non sapremo mai cosa sarebbe successo se qualcuno della band si fosse accorto di cosa conteneva quella dannata copertina.

GRAZIE ALL'AMICO ALBERTO MORENO PER LA STIMA E PER L'AMICIZIA

Italia Progressiva...


John's Classic Rock
 VI RICORDO CHE DA PROG SKY WEB RADIO STATION
 il mio buon amico Dj b r a s i l i a n o MARCIO SA',
diffonde periodicamente e con grande classe "ITALIA PROGRESSIVA",
la SUA EROICA e STRAORDINARIA trasmissione dedicata interamente al PROG ITALIANO.

Certo, dirà qualcuno, sono cose che noi abbiamo già sentito mille volte
 e invece no perchè Marcio trasmette anche moltissimo materiale contemporaneo.
E comunque è bellissimo che oggi, un ragazzo di vent'anni 
lo diffonda in un  paese così splendido e musicale come il Brasile
E soprattutto con una passione travolgente e non comune.

E PER CHI DUBITASSE DELLE MIA BUONA FEDE, 
SI ASCOLTI I PODCAST DELLE PRIME PUNTATE
POI NE RIPARLIAMO.

Le Stelle di Mario Schifano: Dedicato a... (1967)

le stelle di mario schifanoIl quartetto "Le Stelle", si forma in Veneto nel 1967 dall'incontro dell'ultimo bassista dei Giacobini e dei New Dada Giandomenico Crescentini con il chitarrista Urbano Orlandi, i quali reclutano a loro volta il tastierista Nello Marini (ex Wretched poi nei Venetian Power) e il batterista alessandrino Sandro Cerra.

Stabilitisi a Roma, i quattro vengono introdotti da un vecchio amico di Orlandi Ettore Rosboch al trentatreenne artista Mario Schifano, all'epoca nella sua più intensa fase lisergica e cinematografica ed interessato a implementare in Italia quel discorso psichedelico-multimediale tipico della Pop Art che già seguiva dal 1962.

La sinergia artistica col maestro funziona e i quattro musicisti vengono scritturati per un primo concerto nel settembre del '67 nel Teatro capitolino di Via Belsiana (gestito da Alberto Moravia e Dacia Maraini) in cui, sotto il nuovo nome di "Le Stelle di Mario Schifano", eseguono brani propri mentre su di loro vengono proiettate immagini dal film "Anna Carini in agosto vista dalle farfalle" dove per intenderci Anna Carini era la ragazza di Schifano, nonchè conduttrice con Giancarlo Guardabassi del noto programma radiofonico "Countdown".

L'impatto di critica è notevole e Schifano programma una seconda data romana al Piper che, come vederemo, si terrà effettivamente il 28 dicembre del 1967.
Nel contempo "Le Stelle" migrano a Torino, sia per tenere una serie di concerti al Club Perla, sia per registrare al "Fono Folk Stereostudio" quello che sarà il loro primo ed unico lavoro su vinile: "Dedicato a…", inciso per la minuscola discografica milanese BDS (costola dell'Ariston) e pubblicato nel Novembre 1967 in circa 500 copie (ma la cifra esatta non è nota), di cui si racconta che le prime 50 fossero in vinile rosso, anche se in realtà oggi sappiamo che furono molte di più.


Terminata l'esperienza torinese, il gruppo torna a Roma per presenziare a quello che sarà il primo grande happening della musica psichedelica Italiana: "Grande angolo, sogni e stelle" (28/12/1967) con musica live, proiezioni miste su quattro schermi panoramici e ospiti di prestigio tra cui l'assistente di Andy Warhol, Gerard Malanga, che di lì a poco avrebbe fondato "Interview".

dedicato a... 1967Purtroppo, la risonanza dello spettacolo non aiutò molto la carriera delle "Stelle", sia per un sopraggiunto disinteresse di Schifano nel proseguire quel filone artistico, sia per irreversibili tensioni interne al gruppo che si scioglierà l'anno successivo dopo un 45 di scarso successo.

Il solo Nello Marini proseguirà la carriera a partire dal collettivo dei Venetian Power.
"Dedicato a…" è oggi uno dei vinili più rari che esistano in Italia.
Praticamente sconosciuto prima di essere stato ristampato (spesso male e con la grafica scorretta o troppo ritoccata) e rivalutato dal fenomeno delle "Conventions ", le sue quotazioni oscillano oggi anche oltre i 3.500 a euro per una copia mint in vinile nero.

Comunque, al di là delle iperquotazioni, la rarità di questo pezzo da museo ha motivazioni certamente plausibili.

Per prima cosa, il prezzo di vendita originale sembra oscillasse dalle 2.500 lire nei negozi a circa 40.000 lire nelle gallerie d'arte (quindi l'edizione contenente le litografie numerate dell'artista romano) , cifra proibitiva per la maggior parte del mercato giovanile (un prodotto "borghese", insomma). La scarsa distribuzione fece poi il resto.
Secondo: fu un irripetuto esempio di psichedelia italiana ante-litteram che, sia per la sontuosa veste grafica concepita da Schifano in persona, sia per l'estrema trasversalità della musica, venne percepito più come un prezioso oggetto d'arte che non come un comune disco in vendita nei normali circuiti commerciali.


Musicalmente, il groove del disco si divide in due parti distinte.
La prima facciata è occupata dalla una lunga improvvisazione surreale "Le ultime parole di Brandimante…" (17' ca.) che ben riflette quelle che dovevano essere le performances del gruppo.


stelle di mario schifanoLa timbrica è aggressiva e molto più vicina all'avanguardia pura che non al rock psichedelico, con un trasporto emotivo che aumenta man mano che ci si avvicina al finale (che viene ironicamente contaminato con la sigla televisiva RAI della "Fine delle trasmissioni").

Tecnicamente altalenante, l'esecuzione è finalizzata a creare un trasporto emotivo piuttosto che musicale ed è sicuramente un esempio più unico che raro nell'Italia degli anni '60.
Meno stridente è invece il secondo lato che presenta momenti di
psichedelìa più strutturata, tra cui l'affascinante "Molto Alto" e la Velvetiana "Susan Song": sicuramente la canzone meglio arrangiata del disco.
Successivamente, si procede senza infamia e senza lode con "
E dopo" e "Intervallo", mentre spicca per fascino l'arabeggiante finale "Molto Lontano (a colori)".

Molto trasgressivo ma all'epoca commercialmente poco recepito, "
Dedicato a…" resta un tassello prezioso e deviato rispetto al resto del Beat.
La sua rivalutazione
ex-post lo ha portato oggi ad essere considerato un album "seminale", anche malgrado un lungo oblìo durato oltre vent'anni.
Dargli un peso eccessivo equivarrebbe ad osare sul terreno del
revisionismo, ma sarebbe un crimine trascurare il suo innegabile valore artistico e testimoniale.Un capolavoro da aprezzare e assolutamente da non perdere.

PS: "Susan song" non vi ricorda qualcosa delle Orme?

Alluminogeni: Metafisico (2019)

Alluminogeni  2019
È un desiderio di rivalsa e di distacco che smuove questo nuovo Cd degli Alluminogeni, METAFISICO. Di riconquista del sé e di elevazione, anche a costo di estraniarsi dallo spazio e dal tempo. 

Si perché, “ammesso che la nostra vita sia veramente un mistero”, scrive l'autore e batterista Daniele Ostorero nell'iniziale Samsahara of Mr. Jackson, "solo allora scopriremo se sia giusto (o un bel niente) giocarsi il futuro rovinando il presente”. 

Una opening track che fa pensare, così come le rimanenti nove tracce dell'album, ognuna caratterizzata da considerazioni, appunto "metafisiche", sul nostro essere uomini in una realtà illimitata ed ignota

E se le religioni, le sette e i profeti fossero tutte tecnologie avanzate per controllare l'umanità (Strategia)? E se noi fossimo soltanto dei numeri anonimi in mano al destino (Contatto Finale)? .
Nessun timore: Galileo è con noi. Quindi: avanti coi desideri!, e soprattutto: avanti coi sogni! Perché se gli uomini e i secoli vengono spazzati via dalla polvere, i desideri restano e germogliano sempre (Apogeo Azimut). 

Rispondiamo quindi alle nostre stesse domande come se ci venisero rivolte da un bambino, perché allora non potremmo né mentirgli, ne illuderci.  (Magia di un momento)

Certo, la soluzione sarebbe afferrare quel Raggio Vitale che noi tutti tutti abbiamo davanti, ma spesso non lo vediamo neppure. 

Davvero raramente, di questi tempi si ascoltano testi e concetti così intensi, consapevoli e contemporanei

Musicalmente METAFISICO è un album senza mezzi termini: duro, stridente, severo, forse anche troppo, e mai come questa volta la voce di Patrizio Alluminio è perfetta e  imperiosa nel suo esternare melodie e concetti.

Minuziosamente curate le parti di batteria (e si sente), misurato ma impeccabile il bassista/chitarrista della formazione originale del 1972 Guido Maccario, e altrettanto lo sono sono i due giovani ospiti Alberto Rondano (chitarre) e Ludovico Bragante (basso). 

ROCK PROGRESSIVO ITALIANO
Foto della inner sleeve. Si noti Alluminio con la "divisa spaziale" originale del 1972.

I due primi brani sono stati composti circa nel 1972 all'epoca di SCOLOPENDRA, gli altri nel periodo 80-90, e trattandosi dunque di una band di culto non sorprenda qualche riferimento al rock storico (Hendrix in Strategia, i Led Zeppelin in 4.000 anni, e prog un po' dappartutto), al blues e l'heavy in Volerò via, anche se, grantisco di persona, il sound complessivo è 100% Alluminogeni

 Astuto il missaggio che, in collaborazione con Beppe Crovella (ex Arti e Mestieri), modula la dinamica generale del Cd in modo che sembri registrato, a seconda dei casi, in un sofisticato studio digitale, o in totale assenza di gravità (Raggio Vitale e Apogeo Azimut). 

JOHN N: MARTIN CLASSIC ROCK
GLI ALLUMINOGENI IERI (1972) E OGGI (2019): Maccario, Alluminio e Ostorero
Come al solito un po' stringata la grafica di copertina, ma  comunque corredata di un mini booklet con foto e testi
Al momento non sappiamo se METAFISICO sarà l'ultimo lavoro di una band che avrebbe ancora molto da dire e molti brani nel cassetto, ma se lo fosse, sarebbe il miglior commiato possibile. Per ora ascoltatelo, acquistatelo, e fatemi sapere. 

PS: Nei ringraziamenti del Cd compare un certo John Martin che, emozionato e orgoglioso, ringrazia.

VINILE. Discografia della Luna.

19 luglio 2019

Ciao Sisters and Brothers,

SPREA EDITOREvolevo segnalarvi che, in occasione dei 50 ANNI dal PRIMO UOMO SULLA LUNA
MICHELE NERI e il vosto JJ hanno pubblicato su VINILE n° 20

THE POP SIDE OF THE  MOON.

Un pezzo giornalistico eccezionale che racconta come siano cambiate
 le canzoni dedicate alla LUNA dagli anni Trenta sino a dopo la Space Race,

Aneddoti, sensazioni, curiosità, ma soprattutto
tutte le CANZONI che prelusero e accompagnarono uno dei passi più importanti per l'umanità.

ALLUNAGGIO ARMSTRONG APOLLO 11Da LUNA TU a WALKIN ON THE MOON 
da MARQUEE MOON a DILLO ALLA LUNA.
Correte in edicola, ma soprattutto allacciate le cinture cosmiche!!!
perché nello stesso volume troverete anche 
le discografie complete di KING CRIMSON e CSN&Y,
la discografia illustrata di PINO DANIELE,
MINA CANTA LUCIO e tante, ma tante altre letture di classe.
Per nemmeno dieci euro. Un crimine non approfittarne.

Dischi usati a Milano? ROSSETTI RECORDS & BOOKS !

Dischi, Cd, Libri usati, Milano

Mi ci fornivo già dal 1981 quando MAURIZIO ROSSETTI e il suo socio Guido aprirono in Piazza Sant'Agostino a Milano. Là dove oggi c'è il metrò, ma allora ci si arrivava con la bussola.

Una sola vetrina ma buona: Led Zeppelin, Zappa, i Rokes, Hendrix, gli Stones, il Banco.  I dischi dentro idem: mai nessuna concessione al mercato o "roba messa lì perchè tira".

Prezzi sempre onesti, forma e sostanza insomma, ma soprattutto la competenza di Maurizio che, soddisfando qualunque curiosità, ti guidava sempre verso la scelta giusta.

Poi, il negozio si è trasferito nella sede attuale. Dopo qualche anno Guido ha mollato, ma in compenso è arrivato  un altro socio speciale, che all'alba del secondo millennio aveva i pantaloni corti e scoppiava petardi sul marciapiede.
Si chiamava AARON (come Elvis Presley),  il figlio di Maurizio, che a tutt'oggi gestisce ROSSETTI RECORDS & BOOKS insieme al papà.

E come un tempo, là troverete ancora dischi selezionatissimi, a volte qualche reliquia rarissima, libri di un certo stile, Cd,e quell'atmosfera accogliente e particolare, un po' stile Denmark Streetche lo rende in assoluto... my favourite shop.

Ci vediamo là.

ROSSETTI Dischi usati Via cesare Da Sesto, Milano
JJ e MAURIZIO ROSSETTI  - Rock'n'Roll will never die.

GRAZIE DEMETRIO !

Ευστράτιος Δημητρίου
Alessandria d'Egitto, 22 aprile 1945 – New York, 13 giugno 1979

Scorpyo: Destinazione infinito / Visioni (7" - 1977)

skorpyo destinazione infinitoAprile  2019 - A DISTANZA DI NOVE ANNI DALLA PRIMA PUBBLICAZIONE DI QUESTO POST,  
ELVIO VALENTE DEGLI SCORPYO INTERVIENE NEI COMMENTS
 PER FARE ULTERIORE CHIAREZZA SULLA LORO STORIA.
Grazie Elvio, e grazie JJ.

NEI COMMENTS, INTERVIENE SPIEGANDO ESAUSTIVAMENTE LA STORIA DI QUESTO DISCO BOBO SALMOIRAGHI, EX COMPAGNO DI GRUPPO DEL FUTURO CHITARRISTA DEGLI SCORPYO (ED EX HELLUA XENIUM) PIERO GIAVINI. GRAZIE!


Destinazione Infinito”/”Visioni” è il primo e unico vinile degli Scorpyo pubblicato nel 1977 dall’etichetta Radio Records e catalogato col n° RRS 2075.
Secondo il “Record Collector’s Vault” per portarsi a casa un esemplare neppure Mint, ci vogliono almeno 250 euro, il che lo renderebbe uno dei singoli più rari e ricercati sul mercato nazionale, in buona compagnia con quello dei Lydia e gli Hellua XeniumGuai a voi”/“Invocazione”, edito nel 1973 dalla Rusty Records (cat. n° RR204 distribuzione Eco-Ares, Verona).


Date le scarsissime informazioni su questi due monoliti del collezionismo italiano, non pochi appassionati di Prog vorrebbero saperne di più e per questo tenteremo di ricomporne la storia.


Innanzitutto, è quasi assoldato che le due bands, Lydia e Scorpyo, fossero collegate tra di loro, visto che ebbero in comune gli autori di tutti i loro brani: Fernando "Nando" Lattuada e Rinaldo Prandoni detto “Complex”.
Lattuada musicò il “Mare nel cassetto” a Sanremo ’61 anche se egli stesso definì quell'episodio "incidentale" nella sua carriera. Rinaldo Prandoni era invece un cantautore e chitarrista milanese che nel 1973 fondò insieme ai novaresi Claudio “Klaus” Tiscione (basso) e Walter Commizzoli (batteria) il trio “In tre sulla strada”.

Tiscione aveva trascorso il periodo Beat con I Pipistrelli e I Cuori di Pietra mentre Comizzoli era negli Angel Faces. Entrambi confluirono poi nella Electric Blues Band che oltre ad autoprodursi in studio diverso materiale, si esibì come spalla delle Orme.

Poco dopo, mutato il nome in “In tre sulla strada”, il terzetto venne scritturato nel 1973 dalla Radio Records (distribuzione Ariston) e incise il suo unico album a matrice cantautorale che però non ebbe sufficiente riscontro di vendite. Contrariamente a quanto affermato da alcune fonti, i tre non ebbero alcuna attività dal vivo e non fecero mai da supporter ai New Trolls.

Sciolto il trio, Commizzoli e Tiscione rimasero alla Radio Records come turnisti fissi suonando per diversi artisti quali Marcella Bella (solo Tiscione) e per il cantautore Christian.

Dal canto suo, Prandoni adottò lo pseudonimo di “Complex” e collaborò come autore con svariati musicisti di chiara fama tra cui Nada, Dalida e, cosa più interessante per la nostra storia, con alcune bands sommerse del Pop italiano: gli Juniors di Gianni Pettenati, i misterosi Vocals che facevano covers dei Deep purple e dei Fleetwood Mac e, guarda caso, con Lydia e gli Hellua Xenium.

 
lydia e gli hellua xeniumSu questo ultimo gruppo e i loro due singoli del ’73 e del ’74, girano molte più leggende che verità. Sicuramente però occorre ammettere che il loro sound fosse piuttosto avanti coi tempi sia per impostazione che per impatto sonoro.

Invocazione” (1973) per esempio, è un heavy rock sostenuto da incalzante drumming in stile psichedelico (si immagini “Set the control...” dei Pink Floyd) che si dimezza dopo un grintoso riff di chitarra durante il successivo cantato e ricompare violentemente nella piena orchestra finale.
I testi dal sapore mistico e underground contengono riferimenti millenaristici piuttosto evidenti e probabilmente è per questo che il disco verrà citato nel recente libro “Pop Italiano di ispirazione Cristiana” della Rugginenti Editore.
Nondimeno, il clima dark e pesante richiama decisamente alcune cose degli Antonius Rex (cori gotici e parti d’organo), al punto da far supporre che Lydia potesse essere addirittura Doris Norton.
L’ipotesi potrebbe avere una sua attendibilità in certe assonanze timbriche tra le due interpreti o perchè, come dice qualcuno, Lydia e Doris appartenevano alla stessa discografica. Non a torto però, c’è chi fa notare che nel 1973 gli Antonius Rex non erano ancora in forza alla Radio Records e comunque, provvederà lo stesso Antonio Bartoccetti a smentire categoricamente qualunque forma di collaborazione.

Sta di fatto che dopo lo scioglimento dei Lydia e gli Hellua Xenium nel 1974, il binomio “Lattuada-Complex” riappare nuovamente tre anni dopo nell’unico disco degli ScorpyoDestinazione Infinito” / ”Visioni”: stessi autori, stesso sound, stessa mistica, stesso anonimato.

skorpyo visioniVisioni” è un rock dal sapore decisamente underground in cui una convulsa base ritmica fa da supporto ad un organo in stile Alluminogeni e una non meglio identificata voce sopranile che a questo punto potrebbe essere Lydia, la Norton o chissà chi (VEDI COMMENTS). Un brano tutt’altro che memorabile comunque.

Molto meglio strutturata e decisamente notevole è invece “Destinazione Infinito”: un prog-rock molto pesante caratterizzato da diversi stacchi che dividono alternativamente una strofa dal sapore acido e cadenzato da un’inciso liquido e visionario. Ci sono si riferimenti al Kraut, ma complessivamente il brano vive di vita propria possedendo una sua aprezzabile originalità.
Qui le voci sono due, una maschile e una femminile che finiscono per mescolarsi generando un sound particolare asessuato ed inquietante.

Un brano che insomma, si distacca completamente dal panorama dell’epoca e il cui particolare approccio gotico gli conferisce, al di là delle venditeche furono pressoché inesistenti, un notevole valore aggiunto


Ancora oggi, trovare notizie su questo gruppo è tanto complicato quanto reperirne il disco per cui, se qualcuno sapesse qualcosa in più, si faccia avanti.

Classic Rock ha risolto tanti misteri e chissà mai che non risolva anche questo.

E LA DONNA DISSE: "ROCK" 2/3

John N. Martin - Rock Progressivo Italiano
JENNY SORRENTI
... CONTINUA DALLA PRIMA PARTE 

Sono dunque complete, determinate e partecipative le artiste che si affacciano al primo biennio degli anni Settanta, noto anche come il periodo dell'Underground, e alcune, come delle Grace Slick nostrane, diventano persino icone delle loro band. Inizialmente non molte a dire il vero, ma leggendarie come Silvana dei Circus 2000, Doris degli Jacula, o, più defilate come Eva e Gloria dei Venetian Power

Ma è solo l'inizio: con la voglia di partecipare (e non solo di accondiscendere), l'interazione uomo-donna cresce esponenzialmente. Alla proliferazione dei movimenti anarco-comunitari corrisponde un incremento dell'eterosessualità, e il fenomeno investe ovviamente anche la sfrera discografica. 

John N. Martin - Rock Progressivo Italiano
Silvana e i CIRCUS 2000
Lo stesso rock progressivo, presidio maschile per eccellenza, verrà infatti complessificato da un nutrito contingente di ragazze che lo porteranno a livelli internazionali. Jenny Sorrenti innanzitutto, che non fu solo “la sorella di Alan”, ma l'imprescindibile anima dei Saint Just (ascoltare Tristana da La Casa Del Lago per rendersene conto); Donella Del Monaco, colta e sofisticata dama degli Opus Avantra; Gianfranca Montedoro, mistica signora dei Living Music, Donatella Luttazzi dei Logan Dwight, e la giovanissima Silvana Idà che con un coraggio da leone propose con gli Apoteosi una musica inedita per la sua Calabria. 

Dello stesso periodo ricordiamo anche Lilli Ladeluca dell'Assemblea Musicale Teatrale, la cui vocalità cadenzata e drammatica incarnò un modus espressivo tipico del triennio 75-77; i dischi femministi tout-court di Antonietta Laterza, e Paola Pitagora, e per finire la squisita dolcezza freak di Donatella Bardi che chiuse in anticipo gli anni Settanta. 
Inarrivabile in questo senso Regina in quest'età da A Puddara è un Vulcano (1975), che nel suo avvolgente candore parve scacciare, soffiandoci sopra, quel tremendo uragano che di lì a poco avrebbe falciato tutti i suoi compagni. 

John N. Martin - Rock Progressivo Italiano
DONATELLA BARDI
E infatti fu un riflusso sconvolgente quello che in quindici anni annientò con ogni mezzo le realtà antagoniste, sdoganò i localismi più insolenti, impose miti e modelli ad aziendam, e lasciò alle minerve del rock due sole alternative: reintegrarsi o andarsene

Scompariranno così Nicoletta Bauce e Silvia Draghi, artiste refrattarie a qualunque compromesso, il duo Simo e Susi incompatibile con una discografia ormai industrializzata, e la siciliana Roberta D'Angelo, autrice nel 1980 del pur validissimo Casablanca.

John N. Martin - Rock Progressivo Italiano
GIANNA NANNINI
Materia per storiografi diventeranno anche le supereroine del punk-rock Clito, Remote Control, Antigenesi, Riot Grrrl e Kandeggina, e quando al fine si schiusero gli anni Novanta, regnava sovrana quella che De Andrè avrebbe chiamato "la pace terrificante”. 

I teatri avevano preso il posto delle piazze, l'impeto e la verbosità delle manifestazioni si era stemperato in musica e poesia (se ne renderanno conto Ginevra Di Marco, Mara Redeghieri e Angela Baraldi), e tra le confortanti mura domestiche riapparvero mute e supine le custodi del focolare a bilanciare uno spietato esercito di manager e di vampire mediatiche formatesi nel frattempo alla corte del neoliberismo..

E le donne che misero radici nel beat e nella Controcultura
Loro dovettero reinventarsi al volo, e ancora prima degli anni Ottanta cominciarono a laccarsi e truccarsi nei modi più improbabili: un po' per moda, e un po' perché altro non si poteva fare in una società sempre più patinata, concorrenziale e spietatamente mercantile

Cambiò rotta ad esempio Gianna Nannini che da brani quali Morta per Autoprocurato Aborto, Ti Avevo Chiesto Solo di Toccarmi e il suo capolavoro California, divenne l'idolo di paninari e cibernetici; lo stesso fecero l'allora trentenne Nada Malanima che dopo un luminoso esordio hippy e un immenso album prodotto da Piero Ciampi e Gianni Marchetti (Ho scoperto che esisto anch'io, 1973), riparò senza pudore su smalti fluo e minigonne vertiginose; Grazia di Michele e Giovanna “Squillo” Coletti in Muciaccia che dall'impegno antifascista (la prima) e simil-punk (la seconda) firmeranno entrambe per Mediaset; Donatella Rettore che a Goldoni e Gino Paoli preferirà una pur ottima disco music; Loredana Berté che stemperò la sua proverbiale sfacciataggine nel reggae-rock, e se vogliamo, Angela Brambati dei Ricchi e Poveri che abiurò le splendide polifonie soul degli esordi (es: Coriandoli su di noi) a favore della cassa ribattuta. 
Perché intendiamoci: “Arte a parte, le palanche fan comodo”.

CONTINUA NELLA TERZA PARTE - TORNA ALLA PRIMA PARTE

Intervista a Gianni Bianco dei CIRCUS 2000

gianni bianco circus 2000 IN ESCLUSIVA PER CLASSIC ROCK:  INTERVISTA  A GIANNI BIANCO, L'INDEMONIATO BASSISTA CHE HA CARATTERIZZATO CON SILVANA ALIOTTA IL SOUND DEI MITICI CIRCUS 2000. A LUI E A TUTTI I CIRCUS VA IL NOSTRO PIU' GRANDE E SINCERO ABBRACCIO!



J.J.: Caro Gianni, innanzitutto grazie mille per la tua disponibilità. Comincerei col chiederti come sono nati i Circus 2000?

 GB: Suonavo in un gruppo storico di Torino, I Kobra col quale avevo vinto un concorso cittadino e il concorso Davoli regionale ottenendo una certa popolarità.
Quando il gruppo si sciolse, un mio compagno di scuola mi disse che suo zio Johnny Betti, ottimo jazzista, cercava dei giovani musicisti per formare un gruppo rock. La cosa mi stupì un poco ma accettai quando seppi che era più vecchio di me solo di pochi anni.Johnny mi chiese se conoscevo un bravo chitarrista ed io gli presentai Marcello Quartarone che suonava con me nell'ultima formazione dei Kobra ed era già un fervido compositore.
Chiamammo il trio Genius e facemmo esperienze bellissime con vari musicisti che andavano e venivano tra cui i sassofonisti Guido Scategni, Eddy Busnello (lo puoi sentire nel primo disco degli Area), un fantastico organista californiano Dennis Kaufmann (quando si dice il caso) ed i cantanti Mario T. ed il grande Pierfranco Colonna.


Suonammo di tutto da Hendrix a Otis Redding, dai Cream a J. Cocker, ai Vanilla Fudge e BS&T e a un certo punto decidemmo che era ora di fare sul serio. Pensai a Silvana Aliotta che avevo sentito cantare tempo prima senza più dimenticarla.
Così ci mettemmo al lavoro ed io proposi il nome Circus 2000 ed il canto in inglese
e non tanto per spacciarsi come stranieri, ma per avere un sound migliore e perchè poteva aprire porte chiuse, come è poi successo.

regalami un sabato seraNel primo LP il batterista Johnny Betti compose "I am the witch" e Marcello il resto.
Il testo di "Try to live" è scritto da me,così come tutti i testi di "An escape..." ed il brano "Hey man".
Tutti gli altri brani sono di Marcello e qualcosa è improvvisato in studio. Tutti hanno contribuito attivamente, con fantasia, agli arrangiamenti.
Non essendo iscritti alla Siae non firmammo i pezzi e stiamo ancora aspettando i soldi, comprese le royalties! Bello vero?
Se penso che i nostri CD sono stati venduti un pò in tutto il mondo...



J.J.: Già... infatti siete stati praticamente tra i primi a portare avanti un certo discorso Pop (inteso come Pop italiano ndr), ancora prima del Progressive. Ma dimmi, questa "voglia di novità" era premeditata o vi veniva, per così dire, "spontaneo trasgredire"?

 GB: La seconda che hai detto. E poi, scusa, ma non trovo adeguato il termine Pop. Come afferma Vernon Joynson, autore del libro "The flashback", noi appartenevamo al genere Psych Progressive. .. se proprio vogliamo stabilire un genere...

J.J.: E poi come siete approdati alla Ri-Fi?

GB
:
Alla RiFi ci presentò il nostro impresario attraverso un'audizione. Le difficoltà vennero dopo per arrivare ad incidere "An escape...", ritenuto troppo "osè".
Tra l'altro il contratto prevedeva anche un terzo LP che la RiFI non volle più fare e registrò solo qualche 45 in italiano con Silvana.
Si sono liberati di noi e sono stati tutti contenti,credo.



silvana aliotta e gianni biancoJ.J.: Alla faccia della gratitudine...
Dimmi Gianni, come mai questa impostazione così "californiana" del primo album?


 GB: Non saprei... a quel tempo avevamo pochissimi dischi e quasi tutta roba inglese, o R&B o Jazz... per di più passavamo le sere libere allo Swing Club di Torino ad imparare dai grandi jazzisti che passavano di là.
Una cosa è certa però: a quel tempo la Psych Generation era come se fosse in contatto telepatico. Noi suonavamo l'onda e l'onda suonava attraverso noi.


J.J.: E quando andavate in giro, che riscontro avevate?

GB: Buono. Nessuna diffidenza e a parte i soliti provocatori che potevi incontrare qua e là: per esempio partecipammo all'11° Cantagiro e quando arrivammo a Perugia salendo un viale, certi "goliardi" bombardarono il corteo dall'alto con una sostanza marrone che non era cioccolato!
Tutti quelli davanti a noi (15) furono colpiti, ma il nostro furgone non fu neanche sfiorato e dietro non so chi si salvò! Grazie ragazzi!

Comunque a parte alcuni episodi sporadici era tutto OK..

J.J.: Gianni, cosa ha provocato svolta "Prog" del secondo album? Vi siete adeguati all'aria che tirava, sentivate che finalmente c'era più spazio per delle idee nuove o cos'altro?

 GB: Era semplicemente nell'aria... un' evoluzione naturale.
Hai mai sentito Ummagumma dei Pink Floyd? Era del '69, ma se noi avessimo proposto qualcosa di simile in Italia nel '69/'70 ci avrebbero fucilato!
Comunque lo spazio dovevi prendertelo rischiando tutto. E così abbiamo fatto.


J.J.: Com'è andata questa "seconda fase" rispetto alla prima? 

GB: Per noi sempre meglio, anche se cambiare tanti batteristi mi ha creato qualche difficoltà. Comunque sono stato fortunato, erano tutti bravissimi e sensibili e mi hanno aiutato a crescere.
Le serate però sono diminuite un pò perchè il genere si faceva più impegnativo e forse era insufficente la promozione.
Per fortuna la TV, il Cantagiro, la vittoria al secondo Festival delle nuove tendenze e Controcanzonissima '72, ci hanno portato molta popolarità e rispetto.
 

J.J.: A proposito di Festival Pop , che aria tirava? 

GB: In genere sempre buona, bastava essere in forma e suonare con tutta l'anima.
L'aria era: "siamo tutti qui con un solo desiderio stare in pace e trascorrere una bella ed indimenticabile giornata". Vorrei poterli abbracciare tutti in un colpo solo. Dovunque siano,vorrei ringraziarli di aver lasciato un segno e tante buone vibrazioni nei vari festival d'Italia.


J.J.: Frequentavate altri gruppi... anche politici voglio dire?

 GB: Musicalmente frequentavamo solo i gruppi di Torino, a cui rivolgo un caro saluto.
Avevamo però molta stima per molti gruppi italiani, citerò gli Area per tutti.
Politicamente invece no
! Come dissi a suo tempo ad un intellettuale: "i musicisti non hanno bisogno di politicizzarsi perchè la musica è politica!"
Bisogna saper ascoltare.


1970 circus 2000J.J.: Che ruolo pensi abbiano avuto i Circus 2000 nella musica italiana?

 GB: Quello di un rompighiaccio, anche se il ghiaccio si è poi ricompattato.
Il primo LP in inglese di un complesso italiano e venduto bene anche all'estero, in fin dei conti... l'abbiamo fatto noi... forse?!


J.J.: ... sono stati allora "anni meravigliosi" come dicono in molti?

GB
:
Si, sono della stessa opinione,peccato che "qualcuno" abbia lavorato a tutti i livelli per rovinare tutto, e alla fine c'è riuscito. Del resto quell'onda non piaceva nè all'est nè all'ovest...
... solo l'amore salverà il mondo!.


J.J.: ... due aneddoti per chiudere in bellezza...

GB: Dunque... il primo. La stella a 5 punte rovesciata,sulla copertina di "An escape...", non è stata una nostra idea. No satanists here!
E infine, sempre sullo stesso disco, l'assolo di voce di Silvana che sembra un nastro "al contrario" in realtà è stato cantato proprio così, sorprendendo tutti.

Battiato: Fetus (1972)

battiato fetus 1972Quando Francesco Battiato arrivò da Jonia a Milano nel 1965 con molte idee e pochi soldi, non era il distinto e posato signore che conosciamo oggi, anzi, il perfetto contrario.
Possedeva innanzitutto una determinazione fuori dal comune che lo portò non solo a superare le difficoltà di qualunque emigrato dell'epoca, ma di sopravvivere nel cinico mondo della musica leggera,  e di affermarsi come una delle principali realtà dell'avanguardia Italiana.

La prima fase di sostentamento si risolse già nel 1965 con la pubblicazione di due "flexi disc" per la NET (retribuzione: diecimila lire a disco) e nella costituzione del duo "Gli ambulanti" in coppia col pianista e compaesano Gregorio Alicata per cantare canzoni di protesta davanti alle scuole

Lo step successivo fu quando i due vennero notati da Giorgio Gaber che fece fare loro un provino. La cosa però non funzionò, e Battiato scelse di proseguire da solo senza Alicata, visto che nel frattempo Gaber gli aveva procurato un contratto con la discografica Jolly.
Arrivano così altri due singoli ("La Torre" e "Triste come me", 1967) e infine il prestigioso passaggio alla Philips con la quale inciderà ben tre 45 giri tra il 1969 e il 1970: tutti di stampo romantico e tutti di un certo successo (si dice fossero quattro, ma l'ultimo non venne pubblicato).

battiato fetus 02
A un certo punto però qualcosa non va.
Siamo al principio del 1971 e Battiato capisce che i tempi sono maturi per osare di più. Lui è un grande appassionato di biologia, esoterismo, letteratura tedesca e musica elettronica, e la fase romantica comincia a stargli talmente stretta. Anzi, talmente limitante che più di una volta l'avrebbe rinnegata nel corso della sua carriera. Voleva invece "trovare una musica che fosse il corrispettivo letterario di ciò che lo interessava" e si diede da fare.

Battiato si chiude in un mutismo radicale rinunciando a molte serate e alle lusinghe delle majors, e inizia a cambiare completamente frequentazioni avvicinandosi sempre di più al fervido ambiente dell'avanguardia milanese.
Si dota di un modernissimo VCS3 e decide che da ora in poi inciderà qualcosa solo se ne avrà il pieno controllo.
Per realizzare i suoi piani, bussa così alle porte della neonata etichetta Bla Bla di Pino Massara che lo accoglie a braccia aperte.
Risultato: il suo primo trentatrè giri "Fetus", concepito
nel 1971, registrato alla Sala Regson di Milano (la stessa di Celentano e Mina) e pubblicato nei primi mesi del 1972. 

battiato fetus 03Che Battiato abbia intenzione di scioccare, lo si capisce sin dalla celebre copertina dell'A.l.s.a di Gianni Sassi raffigurante un feto maschile (presumibilmente morto), dall'esplicita foto pop al suo interno e dalla quarta che ritrae il nostro in una personalissima tenuta spaziale.

Concettualmente, il disco guida l'ascoltatore nel processo della genesi umana dal suo concepimento sino alla nascita, e musicalmente si rivela una novità assoluta per l'Italia: un misto tra elettronica e Bach, tra Oriente e Occidente, tra cantilene infantili e voci spaziali, tra melodia e rumoristica.
Ingenuità e aggressività si mescolano in un insieme omogeneo ed incalzante in cui Battiato sembra voler mettere a punto tutte le linee della sua filosofia artistica.


 battiato fetus 04 Nell'incedere dell'ascolto non si trova nulla di scontato ed ogni nuovo movimento è una scoperta musicale e strumentale (con lui suonano sei musicisti) sempre funzionale al racconto. 
Si parte dalla descrizione del concepimento vista dalla parte del nascituro ("Non ero ancora nato che già sentivo il cuore […] M'incamminavo adagio per il corpo umano. Giù per le vene, verso il mio destino") per arrivare attraverso i vari processi biologici ("Cariocinesi", "Energia" "Mutazione" ecc…) alla luce della vita.

Dove non permeata da formule e citazioni scientifiche ("Fenomenologia"), la poetica di "Fetus" rivela una "pietas" straordinaria e una coscienza artistica che pur se non ancora perfettamente sviluppata, è ormai solidamente parte di colui che diventerà uno dei più innovativi artisti del nostro secolo.

A dispetto di qualche polemica occasionale (la foto di copertina fu tra i bersagli favoriti della stampa borghese), "Fetus" otterrà un riscontro notevole che venne ulteriormente rafforzato da un 45 promozionale ("Energia" / "Una cellula") e da incessanti apparizioni dal vivo ai principali Festival Pop di cui fu sempre graditissimo ospite.

Il suo interesse all'Underground e alla Controcultura verrà favorevolmente ricambiato e, al di là di trascurabili contraddittori, porterà il ragazzo di Jonia ad una considerazione sempre più alta.
In questo senso, Fetus è da considerarsi tra i migliori album dell'avanguardia Italiana.

Ne esiste anche una versione in inglese mai pubblicata ufficialmente, ma infinitamente meno incisiva di quella originale.

FRANCO BATTIATO - Discografia 1972 - 1975:
1972: FETUS
1972/73: LA CONVENZIONE - PARANOIA (45 giri)
1973: POLLUTION
1973: SULLE CORDE DI ARIES
1974: CLIC
1975: M.ELLE LE GLADIATOR