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Le Orme: Verità nascoste (1976)

le orme verità nascosteSin dalle prime note della opening trackInsieme al concerto”, si capisce che nelle Orme qualcosa è definitivamente cambiato.
Il Rock di maniera ha preso il posto del Progressivo e il sound, pur se onesto, raffinato e restituito con la maestria di una formazione americana, non ha più nulla che evochi i complessi intarsi della “Porta Chiusa” o di “Felona e Sorona.

Il drumming è scarnificato e sempre meno empatico, e le chitarre hanno un retrogusto di AOR con tanto di raddoppi sugli assoli.
I breaks sono ancora pregevoli ma didascalici se non autoreferenziali, e francamente, neppure la modernizzazione dei suoni brilla per originalità.

Dei tempi andati restano il pathos nei testi ma con con un ulteriore pizzico di buonismo in più, e la poetica giace proprio fuori luogo in un momento storico che avrebbe richiesto analisi ben più concrete.
Anzi, in certi frangenti sembra persino di trovarsi in pieno clima Underground:
sentirsi uniti agli altri ancora...felicità... sera di luna piena...”.

E’ evidente che il lavoro di semplificazione voluto dalla band
in “Smogmagica - e accelerato dalla presenza di Tolo Marton - ha i suoi frutti, che neppure il nuovo arrivato Germano Serafin avrebbe potuto dissimulare il passaggio del sound a territori più commerciali.

Detto questo, il quartetto di Mestre non fu l’unico a misurarsi con l’imperante tendenza alla melodizzazione che investiva le formazioni storiche del Prog. Vedasi ad esempio la PFM, ma fu tra i sicuramente tra primi a sostituire il gusto della deframmentazione con l’omologazione all’airplay.toni pagliuca le ormeE' pur vero che Le Orme ci avevano abituato da sempre all’alternanza tra “hits” e “avanguardia”, ma a questo punto il passaggio a canoni più elementari appariva ancor più evidente con la scomparsa dell'alternativa storica e dei festival Pop.

Ora le attenzioni del gruppo sono molto più rivolte a quella che si appresta ad essere la "prima generazione radiofonica" e la distanza tra coloro che avevano vissuto il Prog storico e chi semplicemente lo aveva captato di riflesso sta diventando sempre più incolmabile.

Non a caso, molti recensori che pur amando il Prog non hanno mai introiettato a pieno il triennio ‘71 - ’73 -o lo hanno semplicemente iconizzato-, coprono ancora oggi “Verità nascoste” di lodi sperticate quali “musica da antologia!”, “una perla!” o peggio si lasciano andare ad amenità quali “anticipatore di sonorità post-Punk!”.
Fortunatamente, critici più esperti del calibro di Giordano Casiraghi si limiteranno a dire che “le Orme sono rientrate nella forma canzone”.

Piu
pietosamente, Riccardo Bertoncelli o Manuel Insolera preferiranno non esporsi nemmeno.

Chissà invece quale misteriosa scuola analitica avrà ispirato Riccardo Storti quando parlò di “canzoni vicine al pop contemporaneo, ma attente e critiche ai cambiamenti sociali come nel caso del rapporto col movimento Punk inRegina al Toubadour”, uno dei 45 giri più venduti del ’76.
A me spiace dover remare contro Riccardo, ma nella super-hit delle Orme non leggo alcun “rapporto critico” nei confronti del Punk, ma solo un affresco pervaso da un’untuosità tale da richiamare il peggior paternalismo conservativo del pre-68:
I buchi nei blue-jeans / Anelli e perle al naso. Hai preso tutto in fretta lasciando la famiglia che ti voleva ricca ed ora sei regina / Facile, facile”.
Un antistoricismo borghese da far sembrare progressista persino il più severo patriarca dell’ ottocento.
michi dei rossi le ormeIn ogni caso, sarà proprio lo stesso Storti a ravvisare più correttamente che “alcuni brani anticipano l’imminente svolta acustica” e non certamente quella dei Post-Punks che delle Orme non sapevano proprio che farsene.

Registrato a Londra con le migliori tecniche disponibili, “Verità nascoste” è comunque un album formalmente e stilisticamente perfetto che non mancherà di affascinare anche eminenze della critica Prog quali il mio stimatissimo amico Augusto Croce.

Una perfezione però - dico io -, ben oltre i limiti dell’autoreferenzialità e sempre meno propositiva rispetto al passato: una scarnificazione artistica che non sancì ancora il definitivo distacco delle Orme dal mondo dell’avanguardia, ma che inaugurò però una pericolosa e irreversibile tendenza alla commercializzazione, contagiando anche quei gruppi che sino ad allora erano rimasti fedeli ad una linea più indipendente.

Chiaramente questo "regresso progressivo" non fu tutta colpa di Pagliuca e soci, anzi: il mondo andava
ormai in direzione di un mercato nuovo e accanto al Punk (da cui Le Orme si tenevano ben distanti) imperversavano generi ben più commerciali, ma questo non fu un buon motivo per abbassare la guardia.
Con “Verità nascoste” le Orme confermarono senza dubbio il loro straordinario animo tecnico, ma dal 1976 in poi, per scorgerne il lato più nobilmente Prog, ci si sarebbe dovuti voltare indietro.
Molto, ma molto indietro.


LE ORME - Discografia 1969 - 1976:
1969 - AD GLORIAM
1970: L'AURORA DELLE ORME
1971: COLLAGE
1972: UOMO DI PEZZA
1972: FELONA E SORONA
1974: IN CONCERTO
1974: CONTRAPPUNTI
1975: SMOGMAGICA
1976: VERITA' NASCOSTE

Le Orme: Smogmagica (1975)

smogmagica le ormePER TUTTI I FAN DELLE ORME, NEI COMMENTS CI HA SCRITTO (per ben due volte) TOLO MARTON CHE TRA L'ALTRO DICE LA SUA SU "AMANTI DI CITTA'". GRAZIE TOLO E UN ABBRACCIO DA TUTTI NOI DI Classic Rock

Su un sito di cui non faccio il nome, uno di quelli dove anche un fanatico o un dilettante può scrivere liberamente le sue recensioni, compare una scheda su Smogmagica”, l’ottavo Lp delle Orme.

Malgrado il tono improbabilmente entusiastico, ricordo di averla letta volentieri perchè in fondo, ritraeva un po’ la situazione in cui si trovavano Pagliuca e soci nel 1975: da una parte avevano dalla loro una solida legione di ammiratori disposti a glissare su qualunque inciampo (es: "Contrappunti”) e dall’altra, uno scenario antagonista che non solo li giudicava zuccherosi e commerciali ma peggio ancora, controrivoluzionari e soprattutto filo-americani (che all'epoca era tutt'altro che un complimento).

In effetti, con il 1975, si apre la fase itinerante del trio margherino che li porterà prima a Los Angeles per incidere Smogmagica e nel 1976 a Londra per il successivo Verità Nascoste.

Ora, che già non corresse buon sangue tra le Orme e la Controcultura questo è risaputo, ma la decisione di produrre un album in California snobbando le tecnologie nostrane, farsi disegnare la copertina da Paul Whitehead e ispirarsi agli immensi landscapes americani (“Laurel Canyon”) o a sonorità marchianamente anglosassoni (“Laserium Floyd”), segnò sicuramente un punto di non ritorno tra la band e gli ambienti Progressivi.

In più, la scelta di innestare nel gruppo un chitarrista “blues oriented” come il trevigiano Tolo Marton, contribuì non poco a traghettare il suono della band in tutt’altre direzioni.


Detto questo, nulla tolgasi al valore del neo-arrivato che, per essere un giovane di 24 anni, aveva già un curriculum di tutto rispetto: aveva militato già in due gruppi beat-psichedeliciLa nuova generazione” e “Le impressioni”, lavorato in innumerevoli sale da ballo e svolto diverse collaborazioni che gli valsero anni dopo il titolo di “Guitar Hero” e un premio ricevuto nientemento che dal padre di Jimi Hendrix.

 
Certo è, che nel 1975 i generi prediletti da Marton (rock, blues, country ecc.) non erano propriamente quelli a cui erano abituati i fans delle Orme e come ricorda lo stesso Marton, gli effetti furono subito evidenti:
le orme 1975 Con le Orme è stata una bellissima esperienza, soprattutto a Los Angeles quando incidemmo "Smogmagica". [...]. La loro musica era molto progressiva, con tempi dispari e un po’ complicata, come andava allora. Forse ci ho portato un suono di chitarra fresco, un po’ di rock e di semplicità”.(cfr. Marton)E di fatto, fu proprio quell’eccessiva semplificazione del linguaggio che non convinse una parte della critica specializzata che accolse “Smogmagica” con giudizi talmente poco lusinghieri da giudicarlo il peggior lavoro delle Orme.
 
Gli anelli deboli furono soprattutto individuati nell’eccessivo alleggerimento del sound primigenio, nel formato delle canzoni - probabilmente funzionale all’airplay - e nel contrasto tra le parti più interessanti del disco con almeno tre brani ritenuti “disastrous” o “average italian pop”: “Primi Passi”, “L’uomo del pianino” e “Laurel Canyon” che venne ritenuta addirittura “second rated rock music”.

 

Se poi vogliamo sbilanciarci del tutto, anche “Ora o mai più” e “Amanti di città” vennero definite “quirky” (=”strambe”) e “Laserium Floyd” addirittura “dreary” (= “abominevole”).
Tutto ciò, al punto che dei nove brani in scaletta, se ne salvarono solo tre: “Los Angeles”, “Amico di ieri” e “Immensa distesa”. 

 
smogmagica 1975 le ormeCritica a parte comunque, l’album scontentò anche gli stessi musicisti: Pagliuca quasi lo rinnegò e lo stesso Marton, resosi conto dei limiti della sua presenza, si congedò rapidamente dai suoi compagni:
Certo ero ancora alle prime armi come compositore, se fosse durata potremmo aver fatto cose migliori. Ma me ne sono andato subito, per coerenza, perché avrei dovuto travestirmi sul palco, e mi sarei sentito tremendamente a disagio nel farlo.” (cfr: Marton).
 
Personalmente, ammetto di non aver mai amato quest’album ma, a parte la mia opinione, ricordo che quando lo misi sul piatto per la prima volta ebbi per almeno un minuto e mezzo l’impressione di ascoltare un altro gruppo.
 

A parte per l’inconfondibile break vocale di Tagliapietra, l'iniziale “Los Angeles” sembrava davvero un rock d’oltreoceano o di oltremanica. Il tutto per non parlare dei manierismi di “Laurel Canyon” o di “Laserium Floyd”, brano che oltre alla derivatività, era anche appesantito da una massiccia dose di monotonia.

Insomma, pur nella mia proverbiale diffidenza per le Orme, decisi alla fine di salvare i due brani più canonici, “Amico di ieri” e “Immensa Distesa” che pur non contenendo nulla di nuovo, mi riportavano con la mente alle loro antiche e conturbanti alchimie che - sarebbe ipocrita negarlo - affascinarono anche me.
Due canzoni poetiche dal sapore d’altri tempi che però, proposte nel ’75, lasciavano un retrogusto di tristezza.

 
Quella stessa malinconia che nel 1973 si poteva considerare un valore artistico, ma che appena due anni dopo, suonava esausta e totalmente incompatibile con le esigenze di un'Italia in transizione.


LE ORME - Discografia 1969 - 1976:
1969 - AD GLORIAM
1970: L'AURORA DELLE ORME
1971: COLLAGE
1972: UOMO DI PEZZA
1972: FELONA E SORONA
1974: IN CONCERTO
1974: CONTRAPPUNTI
1975: SMOGMAGICA
1976: VERITA' NASCOSTE

Le Orme: Collage (1971)

rock progressivo italiano
Non so perchè, ma ho sempre avuto una strana sensazione quando parlo delle Orme. Certamente pioneristici, geniali, abili, professionali quanto si vuole, ma ogni loro disco mi ha sempre lasciato un non so che di irrisolto: una sensazione di incompletezza e di dubbio che non mi ha mai abbandonato.

Collage 1971
Forse perché li conobbi tramite un tipo di "Comunione e Liberazione" che me ne sbandierò le indubbie virtù e mi fece sentire brani tipo "Una dolcezza nuova" e "Gioco di bimba" che i CL-lini amavano molto, ma che venivano regolarmente fischiati a quei Festival Pop che mi piacevano tanto.

"Maccome", pensavo, "il gruppo più in auge del prog italiano che viene sbeffeggiato da coloro che semmai dovrebbero incoraggiarlo?" 

Andai allora a ritroso nella storia del gruppo e mi comprai i primi due LP, "Ad Gloriam", "Collage" e una manciata di 45 giri tra cui "Fiori e colori" (1967) e "Blue rondò a la turk" (registrato nel 1969, ma pubblicato dopo), e come oggi, anche allora ebbi l'impressione che ciascuno di quei prodotti fosse si avanti coi tempi, ma nascondesse anche una certa furbizia: cosa che faceva gridare al miracolo gli addetti ai lavori, lasciando però perplesso il movimento sulla reale collocazione politica del gruppo. 

"Fiori e colori" (1967) ad esempio, era un brano palesemente beat:coraggioso, senza dubbio, ma allo stesso tempo lontano anni luce dalle tematiche sulle quali il beat (quello vero) si stava impegnando a suon di ciclostili, ideali e manifestazioni.

 "Collage" (1971), disco ritenuto uno dei primi album prog italiani, pur in tutta la sua novità, il suo tecnicismo e la sua schiettezza, conteneva invece occasionali frecciate di pietismo paternale che infastidivano me e non pochi altri: un ronzante moralismo assai lampante per esempio in  "Era inverno" (dialogo prostituta - cliente) e "Morte di un fiore" sul tema dell'aborto. 

La stessa title-track "Collage" trasudava, oltre che un forte aroma di EL&P, di un'ingenuità compositiva quasi fanciullesca: ben accolta da una larga fetta di mercato, ma molto meno dalle avanguardie che vi intravidero chiari intenti commerciali. 
Nulla si può dire invece di  "Cemento armato" che, detto personalmente, dimostrò come il trio poteva tranquillamente competere a livello internazionale.

rock progressivo italianoIn ogni caso, il vizio di mischiare brani realmente innovativi con tematiche più conservatrici, non abbandonerà mai l'onesto gruppo di Mestre. 

Storicamente, si veda a proposito il contrasto tra "Alienazione" e "Gioco di Bimba" in "Uomo di Pezza" (1972),  tra "Sospesi nell'incredibile" e "L'equilibrio" in "Felona e Sorona" (1973) e via discorrendo fino ad arrivare alla svolta americana di "Smogmagica" (1975). 
Il tutto senza dimenticare l'anti-femminismo di "La fabbricante d'angeli", canzone sfacciatamente antiabortista e pubblicata proprio nel 1974: anno davvero bollente in cui le compagne lottavano esattamente per il contrario
 A conferma di questa mia teoria, arrivano dal 1990 in poi tutti i lavori di chiara impronta "spirituale", alcuni dei quali basati su opere del poeta cristiano maronita Kahlil Gibran e i lavori solisti di Tony Pagliuca tra cui "Benedetto Dio nei suoi Santi" del 1993. 

Rasi al suolo dalla critica movimentista, "Le Orme" ebbero tuttavia il pregio indiscusso di  sdoganare in Italia un certol genere progressivo e, pur nell'evidente contraddizione con lo spirito politico dei tempi, hanno lasciato un'indelebile impronta sia nella musica, sia da un punto di vista tecnico (loro ad esempio fu il primo album "live" della storia Italiana). 

Dotati di capacità tecniche non comuni, tra cui la splendida voce di Aldo Tagliapietra, pagarono dunque il pegno delle loro scelte, per così dire, democratico cristiane, ma da un altro punto di vista, e forse principalmente per questo, sopravvissero indenni alla fine del movimento.
Avrete capito che personalmente non li ho mai amati molto ma, a prescindere dai miei gusti, Pagliuca, Dei Rossi e Tagliapietra fecero solidamente parte della storia della musica Italiana: progressivi quanto basta; alternativi a sufficienza; astuti, parecchio.

LE ORME - Discografia 1969 - 1976:
1969 - AD GLORIAM
1970: L'AURORA DELLE ORME
1971: COLLAGE
1972: UOMO DI PEZZA
1972: FELONA E SORONA
1974: IN CONCERTO
1974: CONTRAPPUNTI
1975: SMOGMAGICA
1976: VERITA' NASCOSTE

Le Orme: In concerto (1974)

le orme in concerto 01"Il punto massimo del pressapochismo musicale. Gli arrangiamenti sono perlomeno discutibili e nella "Canzone delle Osterie di fuori porta", raggiungono un notevole livello di confusione".
Così scriveva il critico Massimo Villa nel 1977 sulle pagine dell'Enciclopedia del Rock, a proposito dell'album di Guccini "Stanze di vita quotidiana", uscito tre anni prima.

Come dargli torto?


La "Canzone delle Osterie di fuori porta" era veramente un'accozzaglia di arrangiamenti diversi, accostati malamente, mixati male ed eseguiti quasi di controvoglia.

Come mai però, un incidente del genere occorse a dei professionisti quali Tavolazzi, Tempera e Bandini, capaci di orchestrare da soli lavori eccelsi quali "Terra in bocca" dei Giganti?
E soprattutto: perché canzoni di quel calibro vennero date alle stampe pur se malriuscite e senza che l'autore potesse opporsi?


Guccini imputò l'accaduto al temporaneo misticismo del suo produttore Pier Farri, ma siccome il suo non fu un caso isolato, viene da chiedersi se quel "pressapochismo" di cui parlava Villa, non fosse poi così casuale.
A giudicare dalla storia, infatti, ci si accorge che, nel 1974, i capricci del management discografico iniziavano in molti casi a prendere il sopravvento sull'impegno e sulle necessità degli artisti.

 
Per esempio, è un dato di fatto che in quell'anno, oltre la metà dei gruppi Pop esordienti avesse patito una produzione modesta o una scarsa promozione (es: E.A.Poe, Madrugada, Cincinnato o Murple), mentre almeno il 50% delle bands già collaudate, avrebbero terminato la loro carriera per un sostanziale disinteresse promozionale (es: Dedalus, Procession, Saint Just, QVL).

le orme in concerto 02In altre parole, non solo il mercato stava operando una falcidia di gruppi Prog che avrebbe portato a una drastica diminuzione degli attori in gioco nei due anni successivi, ma lo faceva nella maniera più odiosa: palesando cioè una consapevole incuria per i propri prodotti.
 
E questo fu anche il caso di uno dei gruppi più popolari d'Italia: Le Orme.

Se infatti Guccini fu vittima di questo lassismo nell'ambito cantautorale, il terzetto di Mestre lo fu in campo Prog e il loro nuovo disco "In Concerto" ne fu la dimostrazione lampante.
Di fatto, era chiaro che, a monte della sua pubblicazione, vi fosse già stata tutta una serie di promesse non mantenute e di incomprensioni tra la discografica e il gruppo.

 
Per cominciare, in un momento così delicato, la Philips volle a tutti i costi tenere alta l'attenzione sulla band, forzandola a pubblicare almeno due albums all'anno: cosa che successe realmente tra il 1974 e il 1975.
Inoltre, primi mesi del '74, passò anche l'idea di pubblicare un doppio live per celebrare la fortunatissima tournèe di Felona e Sorona, ma a quel punto cominciarono i problemi.

 

Dapprima, l'idea dll'album doppio venne ridimensionata a singolo, sia per motivi di marketing che - si dice - per mancanza di materiale registrato in maniera decente, ma anche in questo senso le opinioni furono contrastanti.
La versione ufficiale afferma infatti che le tutte registrazioni pubblicate su "In Concerto", fossero frutto di una presa amatroriale da parte di un certo Ronny Thorpe, che poi le propose alla Philips.
Al contrario, lo storico Massimo Villa sostiene che quei take vennero effettuati con la stessa strumentazione con cui venne registrato l'ottimo Are(A)zione degli Area, ossia due Revox messi in serie. Materiale dunque di ottima qualità.

le orme in concerto 03Ora, considerando il livello acustico indecente di "In Concerto", la tesi della Philips potrebbe anche suonare come una scusa. Chi aveva ragione?
Ino gni caso, il vero smacco alle Orme arrivò dopo che il gruppo ascoltò la pochezza delle registrazioni e si oppose alla loro pubblicazione.
Per rabbonire i musicisti, la discografica promise loro di vendere il disco a prezzo ridotto mentre in realtà non lo fece mai e licenziò un prodotto brutto e raffazzonato.
Registrato al Teatro Brancaccio di Roma il 16 e il 17 gennaio del 1974, "In Concerto" lascia davvero perplessi sia per la sua acustica marcatamente campanosa e dilettantesca, sia per il suo livello esecutivo che metteva in luce gli enormi limiti del gruppo dal vivo. O almeno questo pensò all'epoca una certa parte della stampa.
Passato alla storia per la sua affascinante copertina e per essere stato uno dei primi albums live italiani (se per live intendiamo anche la seconda parte di "Searching for a land" dei New Trolls e di "Astrolabio" dei Garybaldi), fu anch'esso sintomatico dell'abbruttimento artistico provocato da un capitalismo musicale sempre più aggressivo e incurante del proprio ruolo principale: sostenere l'arte e diffonderla adeguatamente.


Infelicemente, la storia di questo disco non insegnò nulla a nessuno ed altri episodi del genere si sarebbero ripetuti abitualmente anche nelle decadi successive.


LE ORME - Discografia 1969 - 1976:
1969 - AD GLORIAM
1970: L'AURORA DELLE ORME
1971: COLLAGE
1972: UOMO DI PEZZA
1972: FELONA E SORONA
1974: IN CONCERTO
1974: CONTRAPPUNTI
1975: SMOGMAGICA
1976: VERITA' NASCOSTE

Le Orme: Storia o leggenda (1977)

le orme storia o leggendaIn un loro comunicato del 1977, Le Orme annunciarono solennemente che il loro nuovo album “Storia o Leggenda” avrebbe ”segnato la fine di un ciclo”.
Evidentemente anche il glorioso quartetto veneto si era reso conto che il Punk, la Disco Music e il generale sentore di riflusso ormai alle porte imponevano un giro di boa.
E non solo.

Quel movimento Controculturale che pur tra mille contraddizioni li aveva seguiti per quasi un lustro non c’era più, sostituito da un’altro irriverente e iconoclasta che da Bologna a Milano stava completamente modificando i linguaggi giovanili e più in generale, il modo di consumare musica.
Eppure, malgrado la sua altisonanza, quel comunicato in parte mentiva e questo perchè non erano in pochi a pensare che quel “ciclo, Le Orme l’avessero già chiuso da un pezzo e in particolare con gli ultimi due albums “Smogmagica” e soprattutto “Verità nascoste”.
Essi furono infatti due dischi alterni e molto più reazionari del solito che non solo avevano definitivamente rotto i ponti con le avanguardie, ma grazie ai nuovi arrivati, Tolo Marton prima e Germano Serafin dopo, stemperarono non poco le ardite trame compositive della band.

Le Orme, a quel punto, avevano visto tempi decisamente migliori: Gian Pero Reverberi li aveva abbandonati, la versione inglese di Verità nascoste incisa come “Secret truths” non venne mai distribuita e lo spensierato 45 giri “Canzone D’Amore” pur nella sua dignità, aveva comunque traghettato il quartetto verso lidi decisamente più commerciali.

Inoltre, lasciato completamente a se stesso e allontanatosi definitivamente dal rock progressivo, il gruppo aveva anche acuito notevolmente quella fastidiosa vena “spiritual-populista”, da sempre presente in modo discreto già dai tempi di “Ad Gloriam”, ma che di lì a poco sarebbe esplosa in tutta la sua radicalità. Un’anima conservatrice e populista di derivazione catto-beat, che solo l’humus culturale di pochi anni prima era riuscito a stemperare mantenendola su livelli accettabili, ma che ora poteva esprimersi a briglia sciolta e tra l'altro con esiti non sempre brillanti.

le orme 1977Comunque, snobbati dal mercato inglese e tentennanti su quello italiano, i quattro vanno a incidere a Parigi lasciandosi incantare dall’atmosfera bohemienne della capitale, ricorrendo a suoni marcatamente pop e conservando dei tempi andati solo l'epica copertina del pittore Walter Mac Mazzieri.
Il resto è conservatorismo puro, sublimato da un brano che al di là del successo a 45 giri, fu la peggiore dimostrazione di quanto la band non solo fosse totalmente avulsa ai drammi della propria generazione e del movimento ’77 in generale, ma addirittura paternale nei confronti delle sue rivendicazioni.

Così, mentre la polizia sparava a Giorgiana Masi, manifestazioni, agguati e omicidi politici si susseguivano pressoché quotidianamente e le Brigate Rosse centravano i loro bersagli, Tagliapietra e Pagliuca cinguettavano: “Se io lavoro e perchè non so che fare...” pretendendo pure che non si parlasse male di loro poiché avevano “pochi amici con cui passare il giorno”.

E mentre il sindacalista Luciano Lama veniva violentemente cacciato dall’Università La Sapienza di Roma, venivano soppresse festività in uso da secoli e sui lavoratori si abbatteva lo spettro dei tagli salariali e occupazionali, le angeliche Orme stilavano quello che poteva essere un inno al neoliberismoperdere tempo vuol dire restare indietro” proponendo tra le soluzioni ai nuovi disagii quella di “tenersi per mano tutti assieme
Un’inadeguatezza a dir poco spropositata rispetto alla drammaticità dei tempi.

le orme in concerto 1977La musica del disco, va da se, riflette il candore di certi suoi contenuti: magniloquenza, scontatezza, ingenuità, e una comunicazione più affine all’Azione Cattolica che non al Rock Progressivo.

Qualche fragore dei tempi lontani c’è ancora come nell’intro percussiva di “Al mercato delle pulci” ma mai scevro da quei manierismi e da quelle banalizzazioni che da qui in poi si sarebbero ripetuti sempre più spesso sino a sfociare, cinque anni dopo, in una violenta crisi personale e creativa che terrà la band lontana dalle scene per quasi otto anni.

Storia o Leggenda” dunque, non chiuse un ciclo. Confermò anzi il fatto che un nuovo periodo fosse già stato inaugurato almeno da tre anni e che già da tempo procedeva tra incertezze e revisionismi. Il resto, è storia d’oggi.


TRACKLIST: -A- 1. Tenerci per mano 2. Storia o leggenda 3.Il musicista 4.Come una giostra -B- 1.Se io lavoro 2.Un angelo 3.Il quadro 4. Al mercato delle pulci

COLLEZIONISMI: Disco comune la cui versione originale italiana non supera quasi mai i 40 euro.
Più rara è invece l’edizione argentina "Historia o leyenda" che potrebbe aggirarsi sui 150 in condizioni Mint.

Le Orme: Contrappunti (1974)

le orme contrappunti 1974Quel percorso innovativo e comunicativo che aveva portato le Orme ai vertici delle classifiche italiane e al picco della loro popolarità, cominciò verso la metà degli anni settanta a mostrare la sua faccia meno trasgressiva e, se vogliamo, più verosimile.
Con “Contrappunti” infatti, il terzetto di Mestre - ora allargato a quartetto grazie all’apporto strumentale di Gian Piero Reverberi - disvelò il suo lato più conservatore e sempre più lontano dalle avanguardie giovanili.
Di certo, per molti osservatori questa non era una sorpresa: il movimento controculturale aveva già capito da tempo che dietro la facciata apparentemente progressista delle Orme, si celava in realtà un kernel politicamente contraddittorio la cui astuzia aveva già avuto modo di manifestarsi in quasi tutte le loro produzioni.
Sin già dai tempi di “Ad Gloriam” la psichedelia venne accostata a canzoncine balneari. “L’Aurora” celebrava il lato più mercantile del gruppo tra uno sguardo al mercato estero e alcuni brani veramente prescindibili (“L’aurora”, “Mita Mita”, “Finita la scuola”). A pensarci bene “Collage” non era un brano così eclatante e “Uomo di pezza” aggiungeva ai moralismi del disco precedente (“Era Inverno”, “Morte di un fiore”) una strizzata d’occhio alla Hit Parade con il superclassico “Gioco di bimba”.
Solo “Felona e Sorona”, vuoi per inerzia o per consapevolezza, assurse a vera e propria sublimazione dell’universo Orme: forse talmente elevata che con “Contrappunti” dovette necessariamente scalare una marcia.

Del resto, era innegabile che l’enorme popolarità del trio veneto, al di là della solida formazione musicale, non potesse risiedere nella sola forza tecnica (se così fosse stato, gli Area avrebbero superato le vendite della Pfm).
La ricetta delle Orme funzionava in quanto il loro messaggio arrivava praticamente ovunque grazie ad una sapiente miscellanea tra ingredienti socialdemocratici e un immagine perfettamente aderente ai modelli di allora. Un sound tanto affascinante quanto esterofilo e una poetica astutamente soppesata tra aulico e reazionario.

le orme pagliucaCon “Contrappunti” però, quel poco di patina avanguardista minuziosamente costruita nel tempo, iniziò a mostrare le prime carie che, non a caso, avrebbero portato di lì a poco il gruppo in altre direzioni: la svolta Rock americana di “Smogmagica”, la stasi di “Verità Nascoste” e la definitiva chiusura di un’epoca con “Storia o leggenda” con il terribile testo di “Se io lavoro” che li affossò definitivamente agli occhi di chiunque li pensasse pur modestamente propositivi. Ciellini esclusi, naturalmente.

Tornando al 1974, Le Orme si erano collocate a una tale distanza dal movimento, che persino una canzone contro l'aborto clandestino come “La fabbricante d’Angeli” non riuscì ad abbattere il muro di diffidenza che li separava dall’intellighenzia più avanguardista. E non a torto.

Come abbiamo spesso rimarcato, in quel periodo era in corso una trasformazione del Prog che non solo provocò sofferte scissioni tra dialettica concreta e nuove contaminazioni musicali, ma che antaponeva qualunque anelito di concretezza, al rifiuto dei compromessi e delle incertezze comunicative.
In questo senso, sia le auliche immagini della “mammana” sia le digressioni autoreferenziali di “Contrappunti” o di “Atlante” non suonavano più attendibili.
In pieno clima di lotte Femministe, l’aborto non era riconducibile alla figura della vecchia che “incespica sui ferri arrugginiti” o al “ventre già fiorito di una ingenua ragazzina”. Era semmai una questione drammatica, terribile, fatta di lacerazioni e feroci dibattiti che investivano l’intero sistema sanitario, morale, politico e sociale.
Con quale dignità dei cattolici praticanti ultraradicali venivano a predicare, pur poeticamente e con tutte le buone intenzioni contro l’aborto? A torto o a ragione, la questione non fu mai risolta.

dei rossi tagliapietra le ormeContrappunti” però, era anche altro.
In un clima di forti dibattiti sulla verginità e sul ruolo delle donne, le Orme biascicavano un "non lo voglio fare, ma la pregavo di restare”. A pochi mesi dall'Anno Santo evocavano “il viso di una dolce suora che si scopre” e “le bandiere, l'acquasanta / dietro all'uscio chiuso il prete ascolta mille voci nella festa” (“Maggio”).
Come si poteva poi capire poi che “India” era un brano contro la decisione del governo indiano di produrre la bomba atomica? Solo una certa frangia poteva intenderlo. E quella frangia stava poco a poco accaparrandosi tra mille contraddizioni tutto il potere che riveste ancora oggi.
Aliante” fu utilizzato come colonna sonora del programma televisivo “Fede oggi”.

Al di là di una visione movimentista, anche il lato musicale dell’album sembrò mostrare segni di stanchezza creativa appoggiandosi generosamente su Reverberi (“Notturno”) e facendo sembrare meri esercizi di stile le citazioni classiche (Rimskij Korsakov in “Contrappunti”).
Personalmente ho amato molto questo disco: le Orme avevano definitivamente disvelato la loro vera indole controrivoluzionaria e io, di un artista, amo soprattutto la coerenza.

P.S.: nel 1974 fu anche stampata dalla Peters la raccolta "Beyond Leng" destinata al mercato americano che conteneva 8 brani da Contrappunti, Uomo di Pezza e Felona e Sorona.
I titoli erano stati tradotti in inglese, ma le incisioni erano esattamente quelle in italiano tratte dagli albums originali.


LE ORME - Discografia 1969 - 1976:
1969 - AD GLORIAM
1970: L'AURORA DELLE ORME
1971: COLLAGE
1972: UOMO DI PEZZA
1972: FELONA E SORONA
1974: IN CONCERTO
1974: CONTRAPPUNTI
1975: SMOGMAGICA
1976: VERITA' NASCOSTE

Le Orme: Felona e Sorona (1973)

le orme felona e sorona 01Giunti con "Felona e Sorona" alla terza prova del nuovo corso progressivo, le Orme suscitarono come al solito opinioni contrastanti.

Da un lato c'erano coloro che ne aprezzavano l'effettiva maturazione artistica, concettuale e tecnica, mentre dall'altro, c'era chi come il critico
Enzo Caffarelli ne evidenziava una certa stanchezza creativa. E questo non solo per il continuo ricorso a schemi compositivi già sfruttati, ma anche nel perseverare al ricalco dei più blasonati complessi Inglesi.
Nello specifico, si rimarcavano ad esempio evidenti analogie con i
Genesis, specie nell'utilizzo del Mellotron.

Il tutto, per non parlare del "movimento" più alternativo che, oltre tacciarli di ingenuità e di vanagloria, li aveva completamente estromessi dal circuito della Controcultura.

Fatto sta che a parte le maldicenze, nel 1973 Le Orme erano una band di successo: due album memorabili ("Collage" e "Uomo di pezza"), un 45 giri rimasto nella top ten per quasi quattro mesi ("Gioco di bimba"), una pletora di concerti sold out, alcuni dei quali con Peter Hammill come ospite fisso e per di più, un invito dalla Charisma a compiere una tournèe in Inghilterra che si rivelò estremamente proficua.
In poche parole,"Le Orme" erano il gruppo Prog più popolare in Italia insieme a Banco e Premiata Forneria Marconi.

Detto questo, l'ovvia risultante di tanto consenso non potè che tradursi in un nuovo album dalla produzione accurata e musicalmente raffinatissimo: e così fu "Felona e Sorona", drammatica storia di due pianeti complementari e contrapposti, il cui incontro per volontà divina, non riuscirà mai, se non per un attimo, ad equilibrarne le differenze.

le orme felona e sorona 02Nel frattempo, fiutando l'importanza del nuovo lavoro e per ottenere ancora qualche indotto dagli inediti in suo possesso, l'ex-discografica del gruppo "Car Juke Box", fece uscire un 45 giri a se stante con due brani incisi quattro anni prima, ma reputati all'epoca "troppo avanti coi tempi": "Blue rondò a la turk" di Dave Brubeck e il "Concerto n° 3" di Bach.

In ogni caso, tornando a "Felona e Sorona", sin dalla splendida copertina dell'artista Lanfranco che simboleggia i due pianeti rivali, si capisce immediatamente di trovarsi al cospetto di un lavoro importante e curato sotto ogni aspetto.

Musicalmente, il viaggio comincia con un decollo virtuale ("Sospesi nell'incredibile") che conduce l'ascoltatore nel Cosmo dove avranno luogo le scene del racconto.
Di questo primo movimento, che poi è anche il più lungo del disco, colpiscono immediatamente la sobrietà e il rigore : le improvvisazioni sono ridotte al minimo ed ogni nota eseguita è perfettamente funzionale alla narrazione.

Le atmosfere procedono in un crescendo cosmico che conduce direttamente alla gioia di "Felona", il festoso Pianeta lucente governato da un Dio protettivo e potente, ma inesorabilmente solo .
"Quando nasce l'alba sopra il mondo […] fa un sospiro […] e le lacrime svaniscono al suono di campane.

le orme felona e sorona 03Non è dato di sapere se per colpa della solitudine, o per un anelito d'amore proprio delle Divinità, che il protettore di Felona decide di farla incontrare con "Sorona "- il pianeta grigio e nebbioso - per creare così l'"Equilibrio" perfetto.
Io rivolgero' lo squardo verso chi aspetta un gesto mio per dare un senso alla sua vita.

A questo punto il dramma si consuma. Come un attimo prima dell'esplosione di una bomba atomica, il tempo si ferma ("Attesa Inerte") ed esplode infine nell'unica rivelazione possibile:
"La felicità non puoi trovarla in te, ma nell'amore che agli altri un giorno darai!"

L'equilibrio non è quindi raggiungibile nell'unione tra bene e male: i due pianeti vivranno sempre opposti e complementari e in mezzo a loro, ci saremo sempre noi: soli ma comunque autonomi.
E' nostro compito quindi trovare nella felicità e nell'equilibrio, l'antidoto alla solitudine.

le orme felona e sorona 04"Felona e Sorona" ebbe un successo enorme al punto di essere tradotto anche in Inglese.
In effetti, la sua compiutezza ha davvero poche ombre che proprio volendo, potrebbero essere scovate nei testi non sempre all'altezza della poetica concettuale e, marginalmente, in una certa freddezza espositiva palesata da un canto mai grintoso come invece avrebbe dovuto essere.


Nulla però impedì alle Orme di essere definitivamente proiettate nello stardom della musica Prog Italiana e di proseguire, sempre su un campo minato, la loro luminosa carriera.
Il destino dei grandi è quello di essere criticati. E tanto fa.


LE ORME - Discografia 1969 - 1976:
1969 - AD GLORIAM
1970: L'AURORA DELLE ORME
1971: COLLAGE
1972: UOMO DI PEZZA
1972: FELONA E SORONA
1974: IN CONCERTO
1974: CONTRAPPUNTI
1975: SMOGMAGICA
1976: VERITA' NASCOSTE

Le Orme: Uomo di pezza (1972)

le orme uomo di pezza 1972Le Orme erano nei primi anni '70 un gruppo dall'immagine assai contrastata.
Se da un lato erano osannati e supportati da pubblico e critica per la loro effettiva solidità artistica e per il loro "candore" politico, dall'altro, venivano invece definiti "pretenziosi e inconcludenti" da parte delle fazioni più creative dell'Underground e della Controcultura che non sopportavano, sia l'evidente parallelismo con gli stilemi musicali d'oltremanica (EL&P in particolare), sia la sistematica intromissione nei loro LP di brani da cassetta, quali l'elementare "Collage" nell'album omonimo e "Gioco di Bimba" nel successivo "Uomo di pezza".
Tutto ciò, arrivando al paradosso che, per un certo periodo, la band veniva invitata a suonare da organizzatori che in realtà non la accettavano completamente,
creando in questo modo forti tensioni tra il pubblico.

I contrasti più duri si verificavano di norma durante l'esecuzione di "Gioco di Bimba" (ai primi posti della Hit Parade nazionale), nel momento in cui veniva imputato al gruppo di essersi "venduto alle multinazionali", operando una "mercificazione della musica" che cozzava ideologicamente contro quella creatività progressive di cui la band era alfiere.

le orme uomo di pezza 02Fatte queste premesse, si capisce perché "Uomo di pezza", contestualmente alla sua perfetta assimilazione nel mercato, sollevo il più feroce svilimento da parte di coloro che detenevano le leve dell'Alternativa italiana, provocando una frattura che non si rimarginò mai.

Noi di "Classic Rock", lungi dall'accettare tout-court l'ipotesi democratica o quella movimentista, tenteremo di trovare ancora qualche spunto di discussione su questo lavoro, su cui è già stato tutto detto e scritto.

Almeno nei primi due brani, "Una dolcezza nuova" e "Gioco di Bimba", penso sia ineccepibile riconoscere alle "Orme" un acclarato processo di maturazione compositiva e spirituale, ben restituito dalla sostanziale organicità delle composizioni e dalla loro fluidità emotiva.
In questo senso, per quanto possa sembrare banale e ammiccante, la hit dell'album è in fondo un piccolo gioiello musicale in cui dolcezza, narrazione e denuncia sociale, si fondono in un solido organico la cui conflittualità non ha pari in Italia, se non con pochissime eccezioni (vedi "Impressioni di Settembre" della Premiata).

le orme uomo di pezza 03Sempre nella loro candida sentimentalità, anche "La porta chiusa" e "Breve Immagine" si pongono ad un livello più personale ed autonomo rispetto alle precedenti gozzoviglie Emersoniane di "Collage": gli stacchi sono più "presenti" e delineati, le parti vocali evidenziate e pulite, le ritmiche sfaccettate e rigorose. Anche le parti più melodiche o barocche, vengono evidenziate al massimo delle loro dinamica.

Non particolarmente meritevole è "Figure di cartone" che complessifica appena atmosfere beat già viste nel periodo precedente, mentre molto più raffinata si presenta "Aspettando l'alba" con le sue ampie ed affascinanti citazioni psichedeliche in cui le Orme hanno già dato prova di grande maestria in "Ad Gloriam".

le orme uomo di pezza 03Sopraffina invece "Alienazione" dove tutta l'energia del gruppo esplode snocciolando tempi dispari, breaks energici, mescolanze turbinose di suoni e un groove al limite della violenza inaudita: un vero "finale ad hoc" che inietta nell'ascoltatore ammirazione, simpatia e una certa curiosità per il futuri progressi del gruppo.

Sicuramente più cesellato e rigoroso di Collage, "Uomo di Pezza", pur nella sua valenza, non può ancora essere considerata un'opera seminale, sebbene alcuni l'abbiano ritenuta tale.

le orme uomo di pezza 04Troppi indizi spinsero in molti a pensare che le potenzialità delle Orme non avesse raggiunto il suo apice tecnico e creativo e soprattutto, quella necessaria sclerotizzazione dagli schemi del prog Inglese che li avrebbe sicuramente portati ad un sound più personale.
Tuttavia, il trionfo commerciale che seguì alla pubblicazione del disco, mise sicuramente il trio in condizione di valutare molto bene le critiche e di scegliere, di conseguenza, quale strada percorrere.
I risultati, non si faranno attendere.



LE ORME - Discografia 1969 - 1976:
1969 - AD GLORIAM
1970: L'AURORA DELLE ORME
1971: COLLAGE
1972: UOMO DI PEZZA
1972: FELONA E SORONA
1974: IN CONCERTO
1974: CONTRAPPUNTI
1975: SMOGMAGICA
1976: VERITA' NASCOSTE

Le Orme: Ad Gloriam (1969)

le orme ad gloriam 1968"Pronto… Ciao siamo Le Orme, e visto che stai ascoltando il nostro 33 giri, vorremmo aiutarti a capirlo…aiutarti a capirlo... aiutarti a capirlo...".

Con questo tenero messaggio "telefonico" appoggiato su una base psych infarcita di rumori concreti, ha inizio uno degli album più corteggiati del tardo beat italiano.

Ad eseguirlo è la nuova formazione delle Orme che con la precedente line-up ha già assaporato il successo grazie al coraggioso 45 giri "Fiori e Colori" (singolo di debutto nel 1967).

Seguono poi"Senti l'estate che torna" (successo del Disco per l'Estate 1968) e "Milano 1968":
uno più venduto dell'altro.

La prova del primo LP si concreta invece nel tardo 1968 nel momento in cui il quartetto di Marghera ha definitivamente stabilizzato la propria formazione: se ne va il primo batterista Marino Rebeschini ed entra Giuseppe "Michi" Dei Rossi insieme al raffinato tastierista Antonio "Toni" Pagliuca.
Completano la scuderia i tre capisaldi della formazione originale: Aldo Tagliapietra (voce, chitarra), Claudio Galieti (basso) e Nino Smeraldi (chitarra).

L'opera prima s'intitola "Ad Gloriam" e resta a tutt'oggi uno degli Lp più quotati e ricercati sul mercato italiano ed internazionale. E non a torto.

La produzione, ineccepibile, è curata dalla "Car Juke Box" di Carlo Alberto Rossi con la collabrazione di Toni Tasinato.
La magnifica copertina apribile è frutto della collaborazione tra Giancarlo Boschin ed il mio amico Luciano Tallarini (allora giovanissimo e successivamente diventato un cover designer di enorme successo- PS: Ciao carissimo Luciano... avanti così, sempre!).

Il disco in sé non dura molto: 35 minuti divisi in 11 brani di cui solo due eccedono i 5 minuti.
Il resto veleggia su una media di 3 minuti a brano. un album di canzoni, quindi.
Com'era in uso all'epoca, l'Lp comprendeva tutte le hit pregresse su 45 giri, più qualche inedito.

le orme ad gloriam 03Prodotto in circa 500 esemplari, "Ad gloriam" ci coinvolge sin dal primo brano per la sua limpidezza sonora e la meticolosità della produzione.


Eppure molte sono le ulteriori ragioni per ritenerlo un lavoro, se non proprio innovativo, estremamente stuzzicante per la quantità e la qualità degli espedienti tecnici utilizzati: dal pan-pot della batteria ai nastri rallentati o fatti girare al contrario ("Fumo") , dai raffinatissimi breaks ("Oggi verrà") ad un ammiccante uso dell'effettistica ("Fumo", "I miei sogni"), dalla classe delle sovraincisioni all'attenzione maniacale nel valorizzare le dinamiche di ciascuno strumento (vedasi l'intro di "Milano 1968").

le orme ad gloriam 04Oltre a ciò, e al di là degli aspetti tecnici, "Ad Gloriam" e apprezzabile anche e solo come affascinante sequenza di canzoni beat-psichedeliche che denota come Le Orme, pur in fase embrionale, abbiano già assunto la "modernità" quale punto cardine del loro percorso: processo che avrebbero ribadito e definito due anni dopo con l'uscita di "Collage".

Ingenuo e a tratti prosaico (vedi "Fiori di Giglio" e "Mita Mita", "Conclusione"), il primo album del quintetto margherino è fuori di dubbio un lavoro ben assestato e curato fino ai minimi dettagli: giustamente ricercato per motivi collezionistici, ma anche per l'imprescindibile valore dal punto di vista artistico, tecnico e musicale.

In sintesi: vario, interessante e dinamico.

Infelicemente, la sua conflittualità fu limitata da una scarsissima distribuzione che, oltretutto, pagava l'ulteriore scotto di confrontarsi con un mercato ancora basato sui 45 giri piuttosto che sugli LP, ma questo fu un limite fortunatamente superato dalla storia e dalle vendite nel tempo.

Oggi "Ad Gloriam" è un disco molto più considerato di allora e resta senza dubbio la prima pietra miliare di un gruppo che avrebbe dato veramente un grande contributo al prog italiano.

le orme ad gloriam 05

“Ecco è finito così il nostro ellepì
E noi siamo stanchi di registrar
E andiamo a dormir
Ma voi
Continuate ad ascoltare
Ancora tante volte il nostro ellepi” (da "Conclusione")



LE ORME - Discografia 1969 - 1976:
1969 - AD GLORIAM
1970: L'AURORA DELLE ORME
1971: COLLAGE
1972: UOMO DI PEZZA
1972: FELONA E SORONA
1974: IN CONCERTO
1974: CONTRAPPUNTI
1975: SMOGMAGICA
1976: VERITA' NASCOSTE