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Pooh: Un po' del nostro tempo migliore (1975)

 PUBBLICO QUESTA SCHEDA SU RICHIESTA. BUONA LETTURA.

Dopo la metà degli anni ’70 e con l’estinguersi del Prog, nacque in Italia un filone leggero-sinfonico che ebbe un gigantesco impatto commerciale. 
Si trattava di uno stile mutuato dal progressive nella sua accezione più romantica, ma molto più semplificato nella struttura e nei contenuti e completamente asettico sul versante rivendicativo. 

 Protagonisti: un esercito di gruppi sospesi tra pop e balere, ma che ad un tratto assursero a leader delle hit parade con brani tanto melensi quanto al limite del provincialismo. In certi casi comunque, supportati da produzioni a livello internazionale che testimoniavano quanto quel genere fosse redditizio anche per il mercato estero. 
Un nome su tutti: i Panda che nel 1978 sotto l’egida di Niko Papathanassiou (fratello di Vangelis) rivisitarono col nome di “Notturno” la Danza del Principe e della Fata Confetto di Tchajkovski. 

 I Panda però, non erano che la punta dell’iceberg: la tendenza a edulcorare e sinfonizzare qualunque melodia possibile, pareva avesse pervaso tutta Italia: dagli Albatros di Toto Cutugno ai Collage e dalla Prima volta di Andrea e Nicole alla Ragazzina dell’ex New Dada Franco Jadanza, battezzatosi per l’occasione Luca D’Ammonio. 
Ricordiamo poi la Schola Cantorum, i Romans, Santarosa, i Daniel Sentacruz Ensemble, gli Armonium, gli Aequator, i Beans, i Santo California, Gli Alunni del sole, I vicini di casa, il Giardino de Semplici e qui ci fermiamo perchè l'elenco sarebbe troppo lungo
.
Una sorta di controrivoluzione populista insomma, da far impallidire persino i Cugini di Campagna la cui “Anima Mia” fu già nel 1972 un buon esempio di italianizzazione del glam angloamericano. 

Ma chi fu realmente il colpevole di questa nuova ondata del Pop italiano? 

 Invero sarebbe sbagliato parlare di “colpe”, ma ciò che in effetti diede il La alla massificazione di quello stile, fu sicuramente l'enorme successo ottenuto dai Pooh. Precisamente negli anni in cui collaborarono col produttore Giancarlo Lucariello: da “Opera prima” a "Forse ancora poesia" che segnò la fine della loro collaborazione.

In origine un gruppo Beat, nel 1971 i Pooh trovarono in Lucariello un tesoro, ma allo stesso tempo una minaccia per la loro integrità di autori votati consapevolmente alla forma-canzone e pur se i risultati iniziali furono eclatanti (Pensiero, Tanta Voglia di Lei, Alessandra, Parsifal), intorno al 1975 tutte le magnificenze orchestrali, le volute barocche e i continui richiami al tardo romanticismo iniziarono a star loro stretti.  
Negrini lo aveva capito e continuava a litigare con Lucariello e Riccardo Fogli se n’era già andato da tempo:ovvio sintomo dell'insoddisfazione di quattro musicisti in gabbia e per giunta stressati da un preoccupante calo delle vendite.

La fine dell'era sinfonica dei Pooh lasciò dunque un vuoto incolmabile nella canzone italiana, che a quel punto venne coperto da chiunque sapesse imitarli anche a costo di cadere nel patetico.  E così accadde.

Comunque sia, pur se ritenuto da molti il vertice creativo dei Pooh, "Un po' del nostro tempo migliore" fu in realtà il loro disco più plagiato dal produttore napoletano e mentre Negrini, Facchinetti, Canzian, Battaglia e D’Orazio avrebbero probabilmente voluto muoversi in altre direzioni - come poi testimoniò il loro primo album autoprodotto “Poohlover” la cui prima canzone si chiamava non a caso “Il primo giorno di libertà” – la CBS e Lucariello continuarono a tenerli vincolati a cliché ormai prosciugati. 

Nell’album gli spunti geniali non mancarono di sicuro: Facchinetti si dimostrò superbo, D’Orazio emerse anche come autore in “Eleonora mia madre”, gli arrangiamenti, i suoni e la resa acustica furono ineccepibili e Negrini superò se stesso in “Il tempo, una donna, la città”, 

Sul disco però gravò impietosa la ripetitività, l’eccessiva levigatezza e una pomposità ormai quasi più necessaria che realmente ispirata 
. 
Gradevole ma fazioso il Preludio iniziale, aggraziate ma pesanti le successive Credo, Una storia che fa ridere, Oceano e la rinascimentale Fantasia. 
Autoindulgente Mediterraneo con un tema reiterato all’infinito. 
Giocata invece su abusate progressioni discendenti Eleonora mia madre. Tracotante nella sua bizantina magnificenza la closing track Il tempo, una donna, la città. 

Fortunatamente, il divorzio con Lucariello era alle porte e malgrado quei gioielli che ancora oggi tutti noi serbiamo nel cuore, credo francamente che il gruppo avesse fatto bene a chiudere quella parentesi.
Con Lucariello i Pooh diventarono sicuramente adulti, ma a volte, è meglio una buona canzone Pop che voler strafare a tutti i costi.

I Pooh: Parsifal (1973)

pooh parsifal 1973

Diventato ormai un quartetto transregionale e quasi senza più traccia dei componenti originali, il gruppo d'oro della musica Italiana è nel 1973 una band di successo con cinque albums all'attivo e una nutrita serie di hits alle spalle.

Non particolarmente amati dai movimenti underground e controculturale per la loro melodicità adolescenziale e la loro presunta collocazione politica di destra, i Pooh vogliono comunque dimostrare di essere al passo coi tempi pubblicando un nuovo Lp molto più omogeneo dei precedenti e soprattutto a forte spessore sinfonico.

Nasce così sotto l’egida del produttore Giancarlo Lucariello un progetto imponente che vedrà il gruppo affiancato da un’orchestra di ben 40 elementi diretta dal maestro Giancarlo Monaldi.
Gli studi di registrazione sono gli storici “Idea Recording” di Via Moretto da Brescia in zona Città Studi a Milano, punta di diamante della CGD e alla cui consolle operano i tecnici Gualtiero Berlinghini e Franco Santamaria.
Una sfarzosità notevole, insomma, che coinvolgerà anche copertina del disco, tratta da una locandina della Scala di Milano e sul cui retro compare il gruppo in abiti di scena originali, noleggiati sempre dal Teatro alla Scala e ritratto nel mese di giugno in una casa diroccata ad Erba in provincia di Como.
 

Il disco si chiamerà “Parsifal”, verrà pubblicato il 31.8.1973 e annovererà otto brani a matrice melodica (di cui almeno due diventeranno dei grossi successi a 45 giri), nonché di una lunga suite finale di 10 minuti ispirata proprio al celebre dramma sacro di Wagner, sospeso tra eroismo, religiosità e misticismo.

i pooh giugno 1973
 Quest'ultima traccia, solleva un caso a sé nella storia della musica Pop Italiana venendo considerata non solo una delle vette artistiche del gruppo, ma anche dell'intero mainstream nazionale. Per questo, da ora in poi, concentreremo le nostre attenzioni soltanto su questo brano.

Lungi dall'essere considerata rock progressivo e non inscrivibile nemmeno per un attimo nel panorama alternativo dell'epoca, Parsifal era tuttavia una composizione talmente bene articolata che col tempo non mancò di incuriosire anche molti fan del Prog. 

In effetti, anche senza averla ascoltata, non si poteva non notarne la sua lunghezza, anomala rispetto al resto delle canzoni dell'album, i testi fiabeschi dal tono leggendario e la sua struttura costituita da due movimenti concatenati, vocale il primo e strumentale il secondo, cosa piuttosto comune a molti lavori prog del periodo (es: “La prima goccia bagna il viso” dei New Trolls)

Frutto della fusione tra una colonna sonora commissionata a Facchinetti e realizzata poi da Morricone ("Questa specie d'amore") , la title track dell'album "Contrasto" e da un brano inedito ("Un maiale per Ringo"), Parsifal è da considerarsi un vero gioiello di pop sinfonico all’italiana, sviluppato una su solida partitura orchestrale, estremamente ben arrangiato e realizzato con ogni dovizia tecnologica.
Nondimeno, un opera che certificò definitivamente la maturazione artistica dei due compositori, Negrini e Facchinetti.

Non meno incisiva fu specialmente la performance del chitarrista Dodi Battaglia, il cui assolo riprende quello di Mario Goretti in "Contrasto": il brano tratto dall'omonimo album "fantasma" dei Pooh del 1968, dai cui ultimi due minuti venne - come dicevamo - parzialmente tratta l’ossatura della seconda parte della title track.

Pur lontanissima dai gusti del movimento, la mini-suite dei Pooh fu stranamente una delle poche produzioni di una multinazionale (la CBS) a sopravvivere ai conflitti di classe: da un lato tenendosene opportunamente lontana e dall'altro conquistandosi per così dire l'indifferenza dei critici più radicali che, pur snobbandone il valore, non la sottoposero mai a contestazioni, men che meno violente.
Fatto questo, che dimostra come i Pooh e le avanguardie movimentiste viaggiassero su binari divergenti, distanti e nella più totale indifferenza reciproca.

GRAZIE AL SITO WWW. MICHAELA.IT PER LE PREZIOSE INFORMAZIONI

Pooh: Contrasto (1968)

pooh contrastoUN POST PIU' PER COLLEZIONISTI CHE PER FANS DEL PROGRESSIVO, MA CHE DESCRIVE BENE COME SI MUOVEVA UN CERTO AMBIENTE DISCOGRAFICO DELL'EPOCA.


Sicuramente non deve essere stato piacevole per un dirigente discografico perdere una miniera d’oro come i Pooh.
Certo è che con la pubblicazione dell'album “Contrasto”, il boss della Vedette Armando Sciascia fece una mossa decsamente sciagurata.
Essa infatti si rivelò non solo un flop commerciale, ma compromise in modo irreparabile i rapporti con la talentuosa band bolognese.

Siamo nel luglio del 1968 e nel giro di due anni i Pooh sono diventati piuttosto famosi: hanno già all’attivo un Lp (“Per quelli come noi”) e cinque singoli di cui l’ultimo del febbraio 68 diventa un monolite della discografia italiana: il vendutissimo “In silenzio”/”Piccola Katy”, prodotto di malavoglia dallo stesso Sciascia che però dovette rapidamente ricredersi.

Sta di fatto che dopo il successo di quel 45 giri, gli impegni dei Pooh aumentarono esponenzialmente così come le richieste di nuovi brani. Alchè la band partì per un tour promozionale che comprendeva serate, interviste e apparizioni televisive come quella a “Settevoci” su invito di Pippo Baudo.

Mentre i quattro ragazzi erano assenti però, al marketing della Vedette venne un'idea geniale: pubblicare un nuovo 33 giri per sfruttare il successo di Piccola Katy. Una trovata commercialmente attendibile non fosse che non vi era sufficiente materiale per realizzarlo.

Sciascia e soci dunque, comiciarono a rovistare negli archivi della Vedette, finchè infine non raffazzonarono undici canzoni di cui due erano quelle del 45 milionario, due erano fillers che sarebbero state successivamente utilizzate come lato B dei 45 giri “Buonanotte Penny” e “Mary Ann” e le altre sette erano sostanzialmente demo, scarti e provini incompleti imbastiti in modo approssimativo e mixati ancora peggio.


Incurante della qualità complessiva del materiale, Sciascia confezionò il tutto in un album chiamato “Contrasto”, ne fece stampare circa mille copie e il 5 luglio del 1968 il disco vide la luce sugli scaffali dei negozi.

pooh contrasto vedette 1968Tra l’altro, non essendo nè Facchinetti nè Negrini iscritti alla Siae, almeno 8/11 dei brani vennero firmati dallo stesso Sciascia sotto gli pseudonimi di H.Tical e di Pantros e dall’allora arrangiatore Francesco Anselmo, occasionalmente battezzatosi Selmoco.

Negrini, Facchinetti, Goretti e Fogli però, ci misero meno di una settimana ad accorgersi di quella manovra e quando lo fecero, non solo andarono su tutte le furie, ma disposero l’immediato ritiro dell’album dal mercato.


Molte copie andarono al macero come in uso all’epoca per riciclare il vinile e il disco diventò rapidamente una rarità che oggi ha raggiunto cifre ragguardevoli.
A quel punto l'incidente sembrò chiuso, ma le cicatrici non si rimarginarono affatto.

E' vero che i Pooh tornarono in sala di registrazione per incidere il successivo Lp “Memorie” (poi pubblicato un anno dopo), ma a quel punto i rapporti con la dirigenza della Vedette si erano definitivamente incrinati
e nei primi mesi del 1970, la band rescisse il contratto con la discografica milanese pur avendo ancora un album da onorare. Cosa che non avvenne.

Facchinetti Negrini Goretti FogliPassati alla multinazionale CBS, avrebbero esordito il 28/4/1971 con "Tanta voglia di lei", singolo ancora più venduto del precedente “In silenzio” e da quel momento, si sarebbe spianata per loro la strada del mito.Fortunatamente, non tutte le canzoni di “Contrasto” andranno perdute: “Il cane d’oro” diventerà “Buonanotte Penny”, “La leggenda della luna” comparirà in “Memorie” col titolo di “La fata della luna” e “Mr Jack” che diventerà “Waterloo ‘70”.

Infine, alcune parti strumentali di “Contrasto” andranno a costituire l’ossatura della seconda parte del “Parsifal” (che a sua volta comprenderà anche alcuni frammenti tratti da “Un maiale per Ringo”, brano ironico mai inciso sul tema degli spaghetti western) e alcune parti di una melodia che fu commissionata anni prima a Facchinetti per la colonna sonora del film “Questa specie d’amore”, poi affidata a Ennio Morricone.

Dall’eccellente sito di Michaela, “Pensieri nel blu”, in cui sono pubblicati tutti i testi della canzoni di questo ed altri lavori dei Pooh, apprendiamo inoltre che: “Contrasto” venne inciso a Milano presso il “Sound Studio Cinelandia” di proprietà Vedette, che il tecnico del suono era Severino Peccherini, la cover fu curata da Domizia Gandolfi, le foto di copertina erano di Lionel Pasquon e che per la registrazione venne utilizzato per prima volta il sistema stereofonico Phonoscope process (?).

Ristampato più volte in Cd e in vinile, oggi “Contrasto” è alla portata di qualunque portafoglio.
A compensare la sua breve durata, l'edizione curata dalla "On sale music" di Italo Gnocchi include anche 7 bonus tracks.

Clockwork Oranges: Ready steady (7" - 1966)

clockwork oranges pooh ready steadyIn virtù degli ultimissimi interventi dei lettori, rilancio questa scheda datata 2012. In sostanza: i Clckwork Oranges NON erano i Pooh. Vero? Falso?


 Ancora prima del boom di Internet in cui la notizia venne trattata in ogni genere e modo, il 45 dei Clockwork Oranges (Ready Steady / After Tonight) diventò un casus belli presso tutti i collezionisti del pianeta in quanto sulla copertina dell'edizione tedesca, alcuni riconobbero i cinque componenti dei neonati Pooh che da poco avevano abbandonato il loro vecchio nome "Jaguars".

Nella foto compaiono infatti da inistra a destra: Gilberto Faggioli, Valerio Negrini, Mario Goretti, Mauro Zini Bèrtoli e Robert Gillot.
Costa
abbandonò nel 1964,
Facchinetti arriva nel marzo del 1966 (quindi un mese dopo la prima pubblicazione di questo 45 giri) al posto di Gillot e Fogli sostituirà Faggioli cinque mesi pù tardi. Bertoli se ne andrà nel 1967 e Goretti nel 1968.

In ogni caso, siccome il gruppo non riconoscerà mai la paternità del disco, o comunque resterà a lungo evasivo sul tema, questo vinile è ancora oggi non solo motivo di accesi dibattiti, ma anche un pezzo da collezione ricercato e costoso.

I pezzi presenti sul singolo, sono le versioni in lingua inglese di due brani dell'Equipe 84, entrambi del 1965: "Prima di cominciare" di Antonio Amurri e Armando Sciascia (incluso nel primo album della band e B-Side di "Ora puoi tornare") e "Notte senza fine" di E.Chelotti e G.Russo.

Le traduzioni in inglese sono invece di Ken Howard and Alan Blaikley, già noti per aver lavorato con artisti beat quali Honeycombs, Dave Dee, Dozy, Beaky e Mick & Tich.

ready steady emberI paesi in cui il disco venne pubblicato furono :
- Inghilterra, su etichetta Ember n° S 227 25/02/1966 (foto a sx)
- Usa, Liberty n° F-55 887
- Germania, Columbia n° C 23 226
- Grecia, Melody n° BMG 185
- Australia, W&G n° WG-S-8013

- Sempre su etichetta Ember, le due canzoni comparvero anche sulla compilation "Live at the Pink Flamingo" del 1967, che i Clockwork Oranges" diviseo con i "Paul's Troubles", "Russ Hamilton", "The Washington D.C.'s", "Ray Singer" e "Bobby Johnson & the Atoms": tutti gruppi della scuderia Ember di cui si sa poco, eccetto per l'ultimo, capitanato dal cantante Jamaicano Bobby Johnson il cui gruppo fece da spalla anche a John Mayall, Animals e Ike e Tina Turner.

Ora, senza voler prendere posizione su ciò che solo i Pooh o lo stesso Armando Sciascia potrebbero chiarire, consideriamo le diverse posizioni riguardo all'identità del complesso:

I CLOCKWORK ORANGES SONO I POOH:
- Nel 1966 la discografica Vedette di Armando Sciascia stava perdendo l'Equipe 84 e trovò nei neonati Pooh (ex Jaguars) un valido potenziale sostituto. Come in uso all'epoca, Sciascia fece loro incidere alcuni brani in Inglese e orientati al mercato estero di cui due vennero pubblicati: "Ready Steady" (firmata dallo stesso Sciascia sotto lo pseudonimo di H. Tical) e "After Tonight"
.

- Nella foto foto della copertina tedesca ritrae la primissima formazione dei Pooh.

- Sollecitato nel 1998 dal noto collezionista Italo Gnocchi, Valerio Negrini ha riconosciuto la paternità dell'esecuzione dopo averla riascoltata insieme a Facchinetti e D'Orazio
.

I CLOCKWORK ORANGES NON SONO I POOH:

clockwork oranges greece- Il ricercatore francese Michel Bands sostiene che i Clockwork Oranges esistessero già come formazione autonoma in Inghilterra e comprendessero il cantante - chitarrista Terry Clark (ex Herd: tre quarantacinque giri all'attivo nel 1967), dal bassista Brian Curtis, dal chitarrista Harvey Hinsley e da Mick Underwood alla batteria.
Secondo Michel, sarebbe questo il gruppo ad aver pubblicato il singolo in oggetto e non i Pooh: quindi la copertina tedesca potrebbe trattarsi di un errore, fatto non infrequente negli anni '60.

A sostegno di questa tesi, si consideri la recente scoperta di un'edizione greca che riporta la foto di un gruppo totalmente differente.

- Lo storico Ron Cooper, editore della fanzine Zabadak e amico degli ex-membri dei Clockwork Oranges, ammette che la voce del cantato potrebbe essere quella di Terry Clarke per il suo inconfondibile accento cockney.

Io non prendo posizione e resto aperto a qualunque tesi purché suffragata da certezze storiche e non da leggende.
Negli anni '60, si sa, discograficamente accadeva di tutto: tuttavia ciò non toglie che l'esborso per avere questo disco è assai elevato e quindi sarebbe giusto (anche e soprattutto per correttezza verso i fan dei Pooh), chiarire una volta per tutte questa faccenda.clockwork oranges labela

AGGIORNAMENTO aprile 2012

A FRONTE DEI NUMEROSI COMMENTI E DEI RECENTI SVILUPPI DEL DIBATTITO,
RIASSUMIMAMO QUI LE INFORMAZIONI SINORA DOCUMENTABILI.


1) Per vostra informazione, una testimonianza di Rob Parish del luglio 2011 riporta l'esistenza di un'altra band dal nome Clockwork Oranges. E'un quartetto di Erith (Kent,GB) che incise un singolo non meglio identificato di cui si sta cercando di sapere di più.
Parish conclude poi dicendo che "It's weird that several groups around Europe are all claiming to be the Oranges".
Il che farebbe supporre che vi siano state ulteriori formazioni a condividere lo stesso nome, cosa non improbabile visto l'enorme successo del romanzo di Burgess di quattro anni prima.

Comunque sia, la formazione dei Clockwork Oranges a cui alcuni attribuiscono il singolo in questione era: Terry Clarke (guitar, vocals) - Harvey Hinsley (guitar, from the future "Hot Chocolate" - Brian Curtis (bass) - Mick Underwood (drums).

Altre fonti annoverano nella band anche il cantante-chitarrista Henry Turtle sebbene nel suo libro "The tapestry of delights" - autentica bibbia della psichedelia inglese - lo scrittore Vernon Joynson descriva il gruppo come un quartetto ("A surf-mod four piece").

2) Il fatto che i Clockwork Oranges fossero i Pooh non è affatto acclarato nè a tutt'oggi completamente comprovabile.
Vi sono di fatto testimonianze molto discordi quale quella di Valerio Negrini che ha sostenuto dopo oltre 30 anni che furono i Pooh a suonare nel disco in oggetto, quella di Vittorio Costa (ex Jaguars) e Mauro Bertoli che affermano l'esatto contrario e gli scritti di Michel Bands e dello scrittore Ron Cooper che usano invece la formula dubitativa.

3) Il nostro lettore Gil Fangazio ci riporta un'opinione di "Celestinocamicia" su un forum You Tube secondo il quale la base di "Prima di cominciare" e quella di "Ready Steady" sono identiche. Quindi Ready Steady utilizzarebbe le basi originali dell'Equipe 84 e il coinvolgimento dei Pooh si limiterebbe alle sole voci.
Su questo punto però Ron Cooper sostiene che la voce del cantante potrebbe essere quella dell'ex "Herd" Terry Clarke a causa del suo spiccato accento cockney.
A questo punto, perlomeno per il lato A, non vi sarebbe alcun coinvolgimento dei Pooh così come afferma anche l'ex Jaguars Vittorio Costa.

4) Anche sul brano "After Tonight" Ron Cooper rimarca la stessa somiglianza vocale, ma sempre Gil Fangazio ci fa notare che in questo caso la base musicale è diversa da quella dell'Equipe 84 e che di conseguenza sarebbe stata reincisa.
Da chi? Non si sa.
Potrebbero essere stati i Pooh o i Clockwork Oranges di Terry Clarke, ma su questo punto lo scrittore Michele Neri - deducendo la sua tesi dalla scritta "A Vedette recording" sull'edizione Ember, il che implicherebbe che gli inglesi hanno acquistato sia la base che le voci di entrambe i lati - da quasi per certo che tutto il processo di registrazione venne effettuato in Italia.
Questo non coinvolgerebbe necessariamente i Pooh, ma innalzerebbe di sicuro la possibilità di un loro intervento. Ciò se si esclude la possibilità che i Clockwork Oranges (con o senza Turtle) siano venuti a Milano per intervenire nelle registrazioni.

5) Il ns. lettore Tino, dopo un'analisi del sito di Henry Turtle sostiene che suoi Clockwork Orange (senza la S e futuri "Doves") e i Clockwork Oranges siano la stessa cosa e, sempre secondo secondo il Turtle non pubblicarono mai nulla se non delle demo.
Ciò esclude quindi totalmente un coinvolgimento dei Clockwork Orange di Turtle nel singolo "Ready Steady"

Tuttavia, dicendo che la sua band The Clockwork Orange "non aveva niente a che fare con la band che registrò "Ready Steady" per la Ember nel 1966", presuppone l'esistenza di un'altra band quasi omonima che invece quel disco lo registrò davvero e che, a questo punto, potrebbe essere qualunque, dichiarandosi lo stesso Turtle "ignorante" sulla sua reale identità.
L'unica cosa che Turtle escluderebbe è la presenza nei Clockwork Oranges (coloro che cioè incisero potenzialmente il disco) di Terry Clarke e Mick Underwood, all'epoca impegnati con il loro gruppo gli "Herd" e confluiti nel 1967 con il suo nuovo gruppo "The Doves".

Da queste considerazione si evince che:
A) La formazione a quattro riportata al punto 1 che molti siti ritengono sia quella dei Clockwork Oranges è sbagliata.
B) E' possibile che Turtle non sapesse che i suoi futuri colleghi avessero inciso quel disco un anno prima della formazione dei Doves, cosa che però ritengo improbabile data l'amicizia che li legava.
C) Esisteva un'altra (o altre) band dal nome Clockwork Oranges di cui una potrebbe essere quella citata nel giugno del 2011 da Ron Parish nel sito di Radio London.
6) "Ready Steady" fu scelta dal DJ Mike Lennox come "climber" (= disco in ascesa ma sotto la 40 posizione) della Fab 40 di Radio London nelle trasmissioni del 27/2/1966 e del 6/3/1966.Il disco però non arrivò mai in classifica e nell'emissione del 13/3/66 scomparve del tutto.

7) Ricordo infine due domande del lettore Hydorvox che mi sembrano molto interessanti:

A) "Perché mai i Pooh avrebbero dovuto successivamente accreditarsi due operazioni discografiche come quelle citate, senza peraltro guadagnarci in diritti o proventi discografici, se non vi avessero preso parte quanto meno come musicisti ?"

RISPOSTA A: "Perchè furono effettivamente coinvolti a qualche titolo nella realizzazione del disco" - RISPOSTA B: "Non furono i Pooh ad accreditarsi spontaneamente la partecipazione al progetto, o almeno non subito. Lo fecero solo 32 anni dopo su richiesta di Italo Gnocchi (all'epoca boss della On sale Music) che chiese ragguagli a Negrini. Prima di allora quel singolo era quasi del tutto inosservato. Il che solleverebbe dei dubbi sulle certezze espresse dal Negrini il quale, se lo avesse realizzato veramente, ne sarebbe stato più che certo senza bisogno di interpellare Facchinetti e D'Orazio."

B) "Se è vero come è vero che la formazione di quel tempo suonò e incise i brani “Ready Steady” e “After Tonight” (ma anche “Ero l’attendente del Kaiser”), di chi è la voce del cantato ?"


ULTERIORE MATERIALE SUI POOH - LP: "Contrasto" (1968) - LP: "Parsifal" (1973)

Pooh: Poohlover (1976)

Pooh Linda
OVVERO: DI COME I PALADINI DEL POP MELODICO SI
 IMPADRONIRONO DEL VUOTO LASCIATO DAL PROG

Dopo Parsifal del 1973, i Pooh si concedono ben due anni di moratoria discografica, interrotta solo da quattro singoli, dall’antologia 1971-1974, ma compensati da un'intensa attività dal vivo..

Nel frattempo però, i rapporti col produttore Giancarlo Lucariello continuano ad incrinarsi, la CBS li vorrebbe molto più produttivi, e così, malgrado le 500.000 copie vendute di Un po’ del nostro tempo migliore (marzo 1975), la band viene immediatamente riconvocata al Milano Recording Studio dove soli in tre mesi registrerà Forse ancora poesia, uscito poi a novembre: una produzione boriosa con tanto di orchestra sinfonica di 21 elementi diretta dal M° Gianfranco Monaldi, ma che alla fine non soddisferà nessuno. E difatti l’album fa cilecca.
 Gli stessi Pooh ne rimarranno talmente delusi che per molti anni non eseguiranno alcuna sua canzone dal vivo. E a questo punto, il divorzio con Lucariello è inevitabile. 

Del resto, era già da tempo che il quartetto voleva riappropriarsi di se stesso, anche da un punto di vista manageriale, e forse il 1976 era proprio l’anno giusto per farlo: in giugno si chiudeva la grande stagione del Prog Italiano lasciando un vuoto artistico e commerciale che aspettava solo di essere colmato; la musica autorale aveva ormai conquistato il cuore delle masse; la discografia e le neonate radio libere richiedevano prodotti sempre più trasmissibili e redditizi e, persino politicamente, dopo la sconfitta del PCI e la costituzione del Governo di Solidarietà Nazionale, tutto sembrava arridere ai gruppi da airplay. Specie quelli più neocon come i Pooh. 

Era insomma il momento di sferrare la zampata decisiva, e il gruppo non si lasciò sfuggire l’occasione pubblicando un brano perfettamente aderente al suo tempo storico, Linda, scritto due anni prima da Facchinetti e Negrini, ma inviso a Lucariello e pertanto mai utilizzato: sempre arrangiato dal Monaldi, inciso nello stesso studio e per la stessa etichetta degli Lp precedenti, ma questa volta prodotto in proprio, e senza l’ingerenza del severissimo Phil Spector nostrano che, quasi in segno di sfida, se ne andò a produrre Riccardo Fogli. 

Dodi Roby Stefano Red
Il brano è semplice, ispirato a una castigatissima fotomodella americana, ma reso stuzzicante da un testo pruriginoso (con buona pace delle femministe), che ben rifletteva le idee non certo progressiste della band: “Linda calda e innocente / ho una donna in mente e non sei tu […] Prima che ti tocchi, ascolta: […] fa che non possa io rubarti la tua prima volta pensando a un'altra”. 

Gli arrangiamenti sono sobri e asciutti, là dove le parti corali prendono il posto delle vecchie orchestre, mentre il sound è finalmente focalizzato solo sui quattro musicisti: “I Pooh fanno i Pooh e basta. Senza più nessun filtro” diranno in un’intervista del 75. E non caso, la copertina del 45 giri sarà la prima a non riportare più i nomi dei singoli componenti che, da quel momento, diventeranno una vera e propria azienda a nome collettivo. 

L’eclatante successo di Linda - canzone fuori concorso al Festivalbar 76, e interpretata in spagnolo dall’esordiente Miguel Bosè - fa così da traino al nuovo album Poohlover - gioco di parole tra "Pooh lover", amante dei Pooh, e "pullover", da cui il gomitolo di lana in copertina -, uscito il 21 luglio 1976, e apertore ufficiale del nuovo corso del gruppo.
Basta con l’abuso di canzoni d’amore tanto caro a Lucariello, ma tematiche sociali quali prostituzione, detenzione (Il primo giorno di libertà) e omosessualità (Pierre). In più: ripresa dei temi epici sulla falsariga del Parsifal (Padre del fuoco…), ma ora reinterpretati in modo molto più personale. 

Tuttavia, malgrado l’esecuzione fosse finalmente autoctona, Poohlover è ancora acerbo. Le canzoni, sono si limpide e cesellate, ma pagano ancora troppi pegni agli anni passati. Allo stesso modo, le parti soliste suonano ancora leggermente didascaliche, fallendo così l’obiettivo di restituire un prodotto totalmente organico. Lacune certamente comprensibili per una band che sta muovendo i suoi primi passi nell’autogestione, ma i cui ambiziosi progetti richiederebbero effettivamente molto più tempo di quanto non ce ne sia. 
Ma è solo questione di un anno. 

recensione
Nel successivo Rotolando respirando (ottobre 77), i Pooh smusseranno definitivamente le vecchie influenze barocche, il sound si farà più omogeneo grazie al contributo di tutti i componenti, e i testi più fluidi grazie al recupero di un tema centrale (in questo caso, la città).

Infine, particolare non meno importante, la band sarebbe diventata una vera e propria icona pop grazie a una radicale quanto azzeccata ottimizzazione degli spettacoli dal vivo, del look, e delle relazioni pubbliche. 

Sicuramente fu meglio così che perseguire un modello artistico ormai sorpassato, ma è anche vero che mai come dal 76, i Pooh si confermarono testimonial e intepreti di quella sociademocrazia musicale italiana destinata di lì a poco a un’ulteriore deriva neoliberista. 

Comunque, che li si ami o li si odi, una cosa è certa: quella riorganizzazione radicale attuata nel 1976 non solo palesò un coraggio e un affiatamento non comuni, ma fu efficace al punto di portare avanti la loro "macchina della musica" per altri quarant’anni. 
Che detto onestamente, non è poco.

Valerio Negrini (1946-2013). Un affettuoso ricordo.

I Pooh
Se un giorno fermassimo una persona qualunque per la strada, e le chiedessimo a bruciapelo il nome del miglior paroliere italiano anni 60-80, io credo che il 90% degli interpellati risponderebbe: “Mogol”. 

Ecco, io invece mi colloco in quel 10% che non lo farebbe: ma non per disistima o per sminure le sue indiscusse capacità, quanto perché non mi sono mai piaciute né la sua poetica da “uomo per tutte le stagioni”, né la sua politica. 
Di fatto, gli ho sempre preferito altri autori che, pur se spesso vincolati a un inteprete - o anche solo a se stessi - si sono maggiormente avvicinati alla mia idea di comporre e di comunicare: Ivano Fossati una spanna sopra tutti, Guccini, Bennato, Daolio, Battiato, ma anche l'accoppiata Pace e Avogadro per tutto il loro particolarissimo lavoro svolto con Alberto Radius. 

Colui che però non ha mai cessato di sorprendermi è stato Valerio Negrini: da un lato per non aver (quasi) mai banalizzato neppure le tematiche più semplici, e dall’altro, per aver sempre coltivato quella filosofia beat-libertaria pur appartenendo a un gruppo ritenuto da sempre conservatore. 

Ricordo ad esempio quando nel 78 - anno in cui il movimento femminista fu sottoposto ad attacchi feroci da clero e borghesia a causa della legge sull’aborto - lui se ne uscì con “Quaderno di donna” che, pur senza possedere la forza di “Piccola storia ignobile” di Guccini uscita due anni prima, o la dolcezza della “Fata” di Bennato (1977), prendeva comunque una posizione chiara e netta a favore delle rivendicazioni femminili, tracciando oltretutto un raffinato profilo umano della protagonista. Diciamo pure che si fece perdonare l’inciampo maschilista di “Tanta voglia di lei” (1971), anche se in quel caso,ci fu un probabile concorso di colpa da parte del playboy Daniele Pace. 

Valerio Negrini
Altro straordinario affresco psicologico di un incontro tra due ex, poi riconfluito nelle rispettive solitudini, fu “Ci penserò domani”, in cui la donna sembrava quasi la piccola Katy ormai adulta. E’ un brano dalla tensione emotiva enorme, là dove vecchie nostalgie e nuove seduzioni si alternano a ripensamenti e ineluttabilità, scanditi dall’incessante rumore della pioggia. Detto tra noi, lo annovererei tra i più bei "vis a vis" della canzone italiana insieme a “Incontro”. 

Infine, nello stesso album “Boomerang”, spiccò anche “Classe 58”: altra piccola gemma che, in un Italia altamente militarizzata per un motivo o per l’altro (era l’anno di Fausto e Iaio, dei NAR di Acca Larenzia, delle BR e di Aldo Moro), tracciava l’angosciata figura un giovane soldato di leva, allora obbligatoria, che “buttava via un anno di vita aspettando la guerra appoggiato a un fucile”.

Versi mai aggressivi ma neppure innocui, quelli di Valerio ebbero insomma il pregio di descrivere quarant’anni di storia italiana in modo induttivo e personale. In forma certamente semplice, ma altrettanto unica e consapevole nel suo modo di approcciarsi ai vari mutamenti del costume e della società: trattò a modo suo il fenomeno delle fughe di casa adolescenziali dei tardi anni Sessanta con “Piccola Katy”, lambì le fantasie progressive negli album dal 73 al 76, celebrò pur se di rimbalzo persino il fenomeno Punk in “Tutto adesso” dall’album "Viva" (1979), ritornò allo stile autorale quando era il momento di farlo, e uscì indenne anche da quegli anni Ottanta che, oltre a tanta allegria, produssero anche la musica più lubrica della storia italiana. 

Valerio Negrini (1946-2013)
Personalmente, l’ho conosciuto tardi Valerio, e non abbiamo mai avuto il tempo di incontrarci per approfondire la nostra amicizia. Quanto basta però per riitenerlo una persona gentilissima, colta e sempre spiazzante per le sue geniali intuizioni. Conversare con lui, era come fare una crociera su Marte. 

In più, da "analista di sistemi urbani" quale sono, mi ha sempre colpito quella sua maniera di compenetrare luoghi, persone e sensazioni come fossero una sola imprescindibile entità. E in questo senso, una delle canzoni che ho amato di più è “Una donna normale",  storia di un addio come tanti altri, ma talmente intriso di elementi materici e spaziali, da sembrare essi stessi spettatori, se non addirittura complici del commiato: il quartiere, le finestre, le radio, lo strano sole dell’ora legale, i rumori dei ragazzi sulle moto, i "pezzi di prato" delle sommesse periferie metropolitane, e quell’impietoso incedere del tempo che cambia tutto e tutti, e ci costringe volenti o nolenti a trovare ogni giorno nuove prospettive. 

Bene: questo è stato il "mio" Valerio Negrini. Ora, ditemi il vostro.
E visto che è un periodo in cui parlate molto dei Pooh, penso abbiate molte cose da raccontare.