Buon vecchio Charlie (1972)
Per quanto possano essere attraenti, le stampe "ex post" dei gruppi Prog anni '70 che non riuscirono mai ad incidere, mi hanno sempre lasciato perplesso.
Innanzitutto non capisco ad esempio come oggi si possa attribuirgli un qualsivoglia valore, quando all'epoca non superarono neppure la soglia della conflittualità.
In secondo luogo, anche ammesso che il prodotto "a posteriori" sia valido e innovativo, come è possibile valutarlo e collocarlo in un contesto commerciale che non è mai esistito?
In secondo luogo, anche ammesso che il prodotto "a posteriori" sia valido e innovativo, come è possibile valutarlo e collocarlo in un contesto commerciale che non è mai esistito?
La risposta naturalmente non c'è, e costringe il critico a trattare questi dischi tardivi con un fastidioso "senno del poi".
Del sestetto romano dei "Buon Vecchio Charlie" si dice per esempio che, trascorsi due anni dalla sua formazione nel 1970, riuscì ad incidere agli Studi Suono di Venezia tre lunghi brani per un potenziale album che purtroppo, malgrado i numerosi contatti, non fu mai stampato.
Scottato dalla cocente delusione, il gruppo si sciolse in capo a due anni, senza però rinunciare nel frattempo a una generosa attività dal vivo, che gli procurò il titolo di miglior gruppo italiano al Festival di Villa Pamphili del 1974.
Scottato dalla cocente delusione, il gruppo si sciolse in capo a due anni, senza però rinunciare nel frattempo a una generosa attività dal vivo, che gli procurò il titolo di miglior gruppo italiano al Festival di Villa Pamphili del 1974.
Fortunatamente, i tre pezzi del 1972 videro la luce 17 anni dopo, grazie all'interessamento prima della Melos e poi della discografica Akarma, che vi aggiunse anche due pezzi del cantautore Beppe Palomba al quale il BVC aveva fatto da gruppo di studio.
Dico "fortunatamente" perché in effetti i tre provini registrati a Venezia ci presentano un collettivo musicale estremamente saldo e professionale, sia nell'esecuzione strumentale, sia nella produzione estremamente curata e precisa. Ogni suono ha la sua giusta collocazione e nessuno dei sei strumenti prevarica l'altro, restituendo un insieme bilanciato e potente.
Per l'epoca, insomma, c'è da supporre che quei brani sarebbero diventati dei classici.
Per l'epoca, insomma, c'è da supporre che quei brani sarebbero diventati dei classici.
"Venite giù al fiume" è una versione Prog del "Peer Gynt" di Grieg con magnifici innesti poliritmici vocali e strumentali in cui si evidenziano in particolare le doti del flautista Sandro Cesaroni e dell'organista Sandro Centofanti (poi componente dei "Libra"), oggi famoso e riconosciuto turnista.
Il sound della band è estremamente coeso, compatto e reso ancora più affascinante da un modesto ma accuratissimo uso dell'effettistica. Dal canto suo, la sequenza dei movimenti è bene architettata nel suo "procedere in crescendo", fino al tumultuoso finale che evoca i migliori Colosseum con tanto di sax in bella evidenza.
La mistura dei vari stili (classico, rock, folk, blues, acustico) è talmente equilibrata ed armonica da non accorgersi neppure dei vari cambiamenti.
Il sound della band è estremamente coeso, compatto e reso ancora più affascinante da un modesto ma accuratissimo uso dell'effettistica. Dal canto suo, la sequenza dei movimenti è bene architettata nel suo "procedere in crescendo", fino al tumultuoso finale che evoca i migliori Colosseum con tanto di sax in bella evidenza.
La mistura dei vari stili (classico, rock, folk, blues, acustico) è talmente equilibrata ed armonica da non accorgersi neppure dei vari cambiamenti.
"Evviva la contea di Lane" e "All'uomo che raccoglie i cartoni" ci riportano invece in atmosfere più rilassate che da un lato potrebbero ricordare
Si passa poì alle due canzoni di Palomba (aggiunte successivamente dalla discografica) dove la band non sfigura nemmeno nel genere Pop, con tanto di galoppata finale che ricorda il De Andrè più folk e vivace.Limitatamente ai primi tre brani, l'impressione finale è quella di una band straordinaria e vitale ma questo, ripeto, lo sappiamo solo oggi grazie a chi a pubblicato quei nastri.
Qualunque ulteriore tentativo di collocare il "Buon Vecchio Charlie" in un contesto che non è mai esistito, è mera supposizione.
PS: Nell'aprile 2010, il sito Vinyl Seduction ha messo in vendita i master originali dell'album con tanto di documenti originali dell'epoca al costo di 1.500 Euro. Chi li vuole, si faccia avanti.
PS: Nell'aprile 2010, il sito Vinyl Seduction ha messo in vendita i master originali dell'album con tanto di documenti originali dell'epoca al costo di 1.500 Euro. Chi li vuole, si faccia avanti.