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Armando Piazza: Naus (1973)

armando piazza_01Rispetto al primo lavoro "Suan" del 1972, "Naus" possiede a mio avviso una marcia in più.
Uscito nel 1973 sempre su etichetta BBB, dotato di una copertina laminata bicromatica e distribuito prevalentemente in forma privata, non è mai più stato ristampato, assurgendo al ruolo di notevole rarità: qualora vi fossero falsi, l'originale è chiaramente riconoscibile da un errore di stampa sulla matrice del disco che riporta il numero di catalogo BSBL anziché BSLB.

Come per il disco precedente, anche "Naus" veleggia intorno ai 35 minuti e include otto brani equamente divisi tra le due facciate e all'ascolto, rivela una maggiore maturità sia tecnica che compositiva del suo predecessore.

Il groove generale è di stampo cantautorale ma con grandi venature psichedeliche che, nel caso del primo lungo pezzo "Sleep Away", raggiungono il top della loro forza espressiva.
Di fatto, la opening track è uno dei momenti migliori dell'album in cui la sottile ma intensa voce di Piazza ricama vocalizzi su una linea ipnotica di basso e di chitarra acustica sulla quale si innestano in modo sobrio, ma incisivo, la chitarra slide del fido Shawn Philips e le percussioni di Toni Esposito.

armando piazza_02Il finale del brano raggiunge la sua massima acidità in un compatto ma incalzante crescendo di percussioni sovrapposte e lontani stridori di chitarre dal sapore autenticamente lisergico.
Un buon esordio che prosegue nella successiva ballata acustica "A mother lament" il cui chitarrismo richiama quello del miglior folk acustico anglosassone. Il tutto, esaltato anche da un'incisione cristallina che, considerata la marginalità della produzione, sorprende per limpidezza e per dinamica.

Dark e ovattate sono invece le canzoni "White lady blue" e "Wake up" di cui la prima potrebbe ricordare, sia per incipit che per struttura, i più oscuri Van Der Graaf e la seconda un sofferto Tim Bucley .
Fin qui, occorre dire che "Naus" è un disco che scorre davvero bene. Pur nella sua essenzialità tutto è coerente al sound etereo e sognante che l'autore vuole imprimere alle sue canzoni rendendone il sound unico e riconoscibile: e questa non è una cosa da poco.

Ci sono si riferimenti alla psichedelia, alla voce di Hammill e ad una certa musicalità Underground di stampo freak e comunitario, ma ogni nota è ponderata e restituita in maniera estremamente dignitosa e personale.

armando piazza_03Così si presentano l'angosciante "The silence has closed your eyes and the door" e le atmosfere folk di "Evil shadows", le cui armonizzazioni danno un tocco magico al brano.
Nelle conclusive ballate "Sing a song" e "Your eyes, your hair" troviamo anche qualche apertura timbrica più rassicurante che fa di questo trentatrè giri un lavoro davvero originale.

Certamente qualche difetto c'è a partire da una certa grevità di base, dalle non poche citazioni al folk americano e infine, dal ricorso alla sola lingua inglese che certamente limitò non poco la conflittualità del lavoro.

Nel complesso tuttavia, il disco regge perfettamente, proiettando teneramente l'ascoltatore in un'era e in mondi lontani.

Forse però, anche troppo lontani per quel movimento giovanile del 1973 che di Freaks, di Beats e di Folksingers non ne voleva più sapere.

Armando Piazza: Suàn (1972)

armando piazza suan 1972

Se vi saltava in mente fino a cinque anni fa di chiedere a qualcuno chi era Armando Piazza, credo che nessuno eccetto lui vi avrebbe saputo rispondere. I collezionisti però sono gente strana e nel giro di un lustro questo album ha incrementato le sue quotazioni da zero a oltre mille euro.

A titolo di cronaca comunque Piazza è un cantautore napoletano che tra il 1972 e il 1973 ha inciso in collaborazione col chitarrista statunitense Shawn Philips due oscuri e invenduti Lp intitolati l'uno l'inverso dell'altro: il primo "Suàn" (1972) e il secondo "Naus" (1973) per l'altrettanto minuscola etichetta Big Black Butterfly (la stessa degli Showmen 2)

Altri credits vogliono anche che nel suo giro gravitassero sia il futuro Napoli Centrale Tony Walmsey e il popolare percussionista Tony Esposito.


Comunque questo rarissimo prodotto pare fosse distribuito sia privatamente, sia attraverso il giornale Ciao 2001, cosa che comunque non aumentò di molto ne le vendite ne la popolarità dell'artista..

Ristampato in Cd nel 2001 dalla Akarma con una diversa track list ed accorpato al secondo album, "Suan" viene ripreso in vinile nel 2008 dalla discografica Missing Vinyl (la stessa che ha riesumato i Truth e Kenny and the Casuals).


Ammesso per buono che la tracklist del disco originale fosse

A: Going into the sunset, Birds, In the station, The house on the hill
B: I met a woman, My friend, Harmony,


rmandi piazza suan bbbil sound che si può ascoltare tra i solchi è sostanzialmente riconducibile ad un folk psichedelico in stile cantautorale con diverse vampate strumentali hard.-psyc.


Detto questo, però, non ci si aspetti di trovarsi di fronte ad un capolavoro.

Inciso in modo dilettantesco e inficiato da evidenti lacune tecniche e vocali, il disco non riesce nemmeno per un attimo a staccarsi da quella "domesticità" che lo pervade dall'inizio alla fine.


Anche se la tecnica chitarristica di Philips non è delle peggiori, essa finisce col risultare ovattata da un incisione cupa e cavernosa in cui i bassi mettono a duro repentaglio l'impianto domestico falciando il resto delle frequenze, batteria in particolare.


Oggettivamente, meglio il primo lato in cui "Going into the sunset", le acide "Birds" e "On the station" e la pesante "The house on the hill" rendono meglio giustizia al lavoro collettivo, pur peccando troppo di riferimenti ai Pink Floyd e ai Jefferson.


West Coast Americana,Moody Blues e Tim Buckley, sono invece i riferimenti che spiccano nella seconda facciata in cui però, lo stile più rilassato concede maggior fiato allo stile autorale di Piazza. In questo senso "My friend" ne è un azzeccatissimo esempio.


Ritenuto trascurabile da molti, "Suan" è comunque un minimo tassello nel gigantesco monumento del Pop Italiano. Da questo lavoro, si evince almeno che qualcuno nella Napoli del 1972, si rifiutava di cedere ai rassicuranti cinguettii di Ranieri, Villa e Morandi per rivolgere il suo sguardo più lontano.

Il progetto certo, avrebbe potuto concretarsi meglio, ma in fondo Armando Piazza ha provato a dire la sua con coraggio ed onestà.