Spandau Ballet: Dom Sportova, Zagabria 02/04/1987

spandau ballet16/11/2009 - OGGI I FANS DEGLI SPANDAU BALLET AVREBBERO DOVUTO ESSERE TUTTI AL CONCERTO DI MILANO MA, PER STRANI MOTIVI DISCOGRAFICI, DOVRANNO ASPETTARE ANCORA QUALCHE MESE PER RIVEDERLI DAL VIVO.
ECCOVI QUALCHE MIA IMPRESSIONE SU UN LORO CONCERTO DI TANTI ANNI FA, IN UNA LOCATION MOLTO PARTICOLARE...


"Don't worry! Go straight on Viekoslava, left into" Fra Andrije Kacica Miosica", right in Magazinska, left again in Nova Cesta and you'll see Dom Sportova on your right.
Na svidenje!"


Era il 2 aprile del 1987. Città: Zagabria. Stato: Yugoslavia. La Croazia non esisteva ancora: sarebbe nata circa cinque anni dopo.
La moneta era il Dinaro e tutte le persone che mi circondavano si chiamavano indistintamente "Yugoslavi".

Mi trovavo lì in vacanza con la mia ragazza di allora e avevamo affittato un appartamentino a Novi Zagreb, un quartiere periferico della città.

Io, naturalmente, oltre alle bellezze urbanistiche, ero anche molto interessato alla musica underground che, da quelle parti aveva ancora una piccola sacca di resistenza.
In effetti, nella Jugoslavia di allora, più si procedeva verso sud, e più il rigido sistema governativo impediva qualunque forma di espressione artistica "non omologata".
Quindi l'ultima roccaforte di una musica ancora sostenibile era per l'appunto il luogo dove mi trovavo.
Da Belgrado in giù, solo musica mainstream e popolare.


Giorni prima avevo visitato Ljubljana e lì era tutto più libero: c'era ancora un buon movimento Punk - New Wave che ruotava intorno allo "Skuc" (una specie di centro sociale studentesco), circolavano dischi "occidentali" e, soprattutto, c'erano diversi spazi per concerti dove si esibivano le rock bands più conflittuali: Tozibabe, Pankrti, Odpadki Civilizacije, Prljavo kazalište, Sarlo Akrobata, Idoli, Električni orgazam, Borghesia ("gay-techno") e soprattutto i Laibach che dopo anni di censure, cominciavano ad assaporare il successo internazionale con l'album "Opus Dei".

Nella futura capitale Croata invece, era difficilissimo trovare materiale "dissidente": bisognava calarsi nelle viscere della città perché nei negozi comuni circolavano solo i dischi degli artisti più popolari e politicamente innocui.
E fu così che in tutto questo bel girovagare, un bel giorno ci imbattemmo in un manifesto dalle facce note: gli Spandau Ballet, che avevano aggiunto al loro tour nei paesi del "Patto", proprio una data al Palazzetto dello Sport di Zagabria.

Va da sé che la cosa non mi importava molto, assetato com'ero di Punk e di Elettronica, ma la mia compagna non si fece problemi: "ci vediamo qui tra mezz'ora" e se ne tornò con due biglietti per il concerto.
Non ricordo bene, ma credo fossero costati qualcosa come 3.000 lire l'uno (oggi, meno di 2 euro!).


dom sportova zagabriaIl percorso per arrivare alla Dom Sportova fu men che agevole: non conoscevamo la città, nessuno spiaccicava una parola d'inglese. Noi, naturalmente, non sapevamo nulla di Jugoslavo.
Fortunatamente, un tizio ci indirizzò sulla strada giusta: quella dove già c'era una massa incredibile di ragazzi che si stava incamminando per assistere al grande evento.

Una volta entrati nel calderone, notammo che il palazzetto era letteralmente debordante di gente. Oltre ottomila persone in frenetica attesa scalpitavano già da ore per vedere il quintetto di "Through the barricades" e finalmente, verso le 21 le luci della sala lasciarono spazio allo show.
La prima cosa che mi sorprese fu che tutti (sottolineo: "tutti") sapevano a memoria le parole delle canzoni e le cantavano con pronuncia perfetta.
"Ma come", mi chiesi, "fuori nessuno sa una parola d'inglese, e qui sembra di stare a Oxford? "

La seconda cosa che mi impressionò piacevolmente furono naturalmente loro: gli Spands.
Io credevo che fossero una band freddina e un po’ costruita a tavolino, come ce n'erano molte a quei tempi. Avevo già visto i Frankie Goes to Hollywood e mi erano sembrati davvero posticci con il 70% degli strumenti pre-registrati e una pessima gestione del playback (il batterista andava persino fuori tempo rispetto alla base).
Gli Spandau Ballet invece erano dei veri musicisti, per nulla artefatti, rigorosamente dal vivo e soprattutto, elegantissimi performers.
In più, l'impianto era perfetto e la calda voce di Tony rsuonava nell'aria avvolgente e cristallina.
L'audience era straordinaria, anche considerando che, a parte poche personalità, in quel periodo non erano molte le star "occidentali" a calcare la patria di Tito.

spandau balletA distanza di 22 anni la memoria mi fa brutti scherzi, ma ricordo bene che durante "Through the barricades" il solo Tony era illuminato da un faro chiaro su un fondo blu e la platea si era trasformata in un oceano di accendini accesi.
Cantavano tutti, e tutti sognavano la stessa "Europa Unita" che propugnavano con modalità diverse anche i censuratissimi Laibach!

Nel concerto nulla fu risparmiato: quasi due ore filate di successi ininterrotti in cui il gruppo non venne mai lasciato solo da una folla partecipe e ammirata: da "To cut a long story short" a "How many lies" attraverso gemme quali "Lifeline", "True", "Highly strung", "Round and round" e ancora tante altre.

Come per tutti gli incantesimi, anche quello sembrò finire troppo presto e la folla si diradò compostissima.
Fuori dal Palzetto c'erano mezzi pubblici a profusione per tornare agevolmente in qualunque parte della città (uguale a Milano, insomma...) e ce ne andammo tutti quanti a casa canticchiando tra le nebbie e il cemento di Novi Zagreb.
Non sapevamo che di lì a poco, gli Spands sarebbero rimasti congelati per anni nel grande museo del Pop.
Di loro, mi sono fatto l'idea che furono veramente tra i gruppi più onesti e professionali di quell'immenso circo di plastica targato anni '80.

11 commenti :

Francesco ha detto...

Che dire un grande gruppo pop, semplici ma efficaci.
Forse erano anche gli unici che sapevano suonare se pensi che in giro cerano i FGTH o i Duran Duran o una sfilza di solisti quali boy george.
P.S:a me sembra che il circo di plastica duri tuttora anzi è anche peggiorato!

V i k k ha detto...

mai piaciuti neppure di striscio! in a Francesco i Duran Duran (quelli veri dei primi 3 album) erano tutt'altro che musicisti scadenti e soprattutto un paio di spanne sopra il pop zuccheroso e fighetto degli Spandau

Anonimo ha detto...

Grazie per questo bell'aneddoto. Gli Spandau tornano nella ex-Jugoslavia nel 2010 (a febbraio a Belgrado, mentre in Italia suonano ai primi di marzo). Li ho visti a Dublino il mese scorso e li ho trovati ancora più bravi di 20 anni fa.

UGO ha detto...

ALL'EPOCA IL DILEMMA ERA:DURAN DURAN O S.BALLET?BE IO HO SEMPRE PREFERITO I SECONDI NON FOSSE X L'ARIA DA DANDY TIPO BRYAN FERRY CHE AVEVA IL CANTANTE.CARINI SPECIE IL PRIMO BRANO JOURNEYS TO GLORY MA LA SONG CHE NON SCORDERO MAI RESTA THROUGH THE BARRICADES INCISA A FINE CARRIERA CIAO UGO

J.J. JOHN ha detto...

Io ero fan dei Soft Cell.
Il resto era tutto in secondo ordine.

U G O ha detto...

BE I SOFT CELL ERANO UN ALTRO PIANETA IO HO I PRIMI DUE ANCHE SE ADORO TUTTORA GARY NUMAN E REPLICAS E FRA I DISCHI CHE MI PORTEREI SULL'ISOLA!

aliante ha detto...

Io all'epoca invece ero un fan dei Simple Minds.

Li ho seguiti ed apprezzati fino a "Sparkle in the rain" del 1984, poi c'è stata la svolta "Americana" e da allora li ho abbandonati.

In Italia invece, sempre nei primi '80, un artista che trovavo interessante era Garbo e con lui anche Mario Castelnuovo.

Lo confesso: "Sette fili di canapa" mi faceva impazzire!

U G O ha detto...

BE ALIANTE I SIMPLE MINDS ERANO(RISPETTO AI DANCER DURAN E AI NEO ROMANTIC SPANDAU BALLET)NEW WAVE ALL'INIZIO POI SON STATI ARTEFICI DI UN POP-ROCK GRANITICO DEL MAZZO IO SALVEREI QUESTI TRE:NEW GOLD DREAM SPARKLE IN THE RAIN E ONCE UPON A TIME(QUELLO DI ALIVE E KICKING)POI OVVIAMENTE IL SINGOLO DON'T YOU IL RESTO E PRESCINDIBILE E PER NULLA MEMORABILE!IL LIVELLO DEI SIMPLE MINDS ERA SUPERIORE PERCHè ERANO NEW-WAVE ALL'INIZIO POI SI SON EVOLUTI IN UN ROCK ARTICOLATO ROMANTICO E GRANITICO POI.I D D E GLI S.B.ERANO POP/DANCE NULLA+!IN ATTESA DELLA SCHEDA DI JOHN TI AUGURO BUONA SERATA CIAO UGO

U G O ha detto...

DI GARBO NON HO NULLA MA PRIMA O POI ALMENO DUE DISCHI BISOGNEREBBE COMPRARE VALE A DIRE IL FIUME E A BERLINO VA BENE MENTRE MARIO CASTELNUOVO NON MI HA MAI FATTO IMPAZZIRE PERò OCEANIA A ME PIACEVA TANTO!

aliante ha detto...

Di Garbo ti consiglio "Scortati" del 1982. C'erano dei pezzi veramente notevoli come "Generazione", "Moderni" e la splendida "Vorrei regnare".

Ciao buona serata anche a te.

u g o ha detto...

si e grazie per il completamento a risentirci aliante ugo