Antonius Rex: Ralefun (1978)

antonius rex ralefun 1978Siamo nel 1978. Sono trascorsi ormai quattro anni da quando il nome “Antonius Rex” fece capolino presso qualche centinaio appassionati di doom-rock e appena uno da quando la coppia Norton-Bartoccetti incontrò il produttore israeliano Emanuele Daniele grazie al quale incise l'album “Zora” in collaborazione con gli ex Raminghi Franco Mussita e “India” Serighelli.

Per la famiglia Bartoccetti però, il 1977 non rappresentò soltanto l’anno della svolta musicale, ma anche quello dell’arrivo di Rex Anthony, il primogenito di Antonio e Doris che a parte l'immensa gioia, portò anche parecchi problemi economici

O se vogliamo dirla come il critico Bob Weir, spinse la coppia a fare delle “considerazioni più adulte”.
 
Tra l’altro, il piccolo erede arrivò anche in un momento difficile in quanto sia il papà che la mamma avevano perso gran parte dell’interesse necessario per fare un nuovo album, visto che la svolta soft di “Zora” non era piaciuta a nessuno dei due. 

A questo, si aggiunga anche nel 1978 la misteriosa morte dell’amico batterista, occultista ed ex produttore Albert Goodman, probabilmente reo di aver ecceduto nelle sue misteriose pratiche esoteriche:
Ha voluto osare troppo, andare oltre le nebbie del bosco, aprire porte che non avrebbe dovuto aprire. Il mondo e' pieno di forze invisibili ma questo la gente non lo capisce... tutti hanno sempre continuato a pensare solo all'oro e al sesso, tutti hanno dimenticato, tutti hanno continuato a desiderare solo ciò che non possono avere.” (cit. A. Bartoccetti).


Insomma, per gli Antonius Rex il 1978 rappresentò veramente un momento complesso: occorreva innanzitutto “racimolare soldi” e soprattutto, farlo senza guardare in faccia a nessuno e le parole del Bartoccettiquando hai un figlio, la vita cambia e devi pensare anche a lui” sintetizzarono bene lo stato d’animo di quei giorni.


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antonius rex ralefun norton bartoccettiCosì, a un disco raffazzonato comeZora” dove apparentemente Doris si occupava del figlio tra una session e l’altra e Antonio suonava svogliatamente le chitarre dal banco mixer senza nemmeno entrare in sala, ne seguì uno ancora peggiore, sempre sotto l'egida di Emanuele Daniele, ma questa volta inciso per la discografica Radio Records, distribuita dalla potente RCA. 

Pubblicato nel 1978, intitolato “Ralefun(anagramma di “Funeral”) e registrato agli Osthoff Studios di Monaco di Baviera, il lavoro comprendeva sei brani di cui cinque duravano mediamente 4 minuti, incluso i 12 della lunga closing track “Enchanted Wood”. 

Mixato dalla stessa Norton, realizzato con la collaborazione del batterista Jean Luc Jabouille - subentrato a Goodman e diventato così il terzo membro ufficiale del gruppo -  e dei turnisti Hugo Heredia (flauto) e Marco Ratti (basso), il disco però non convinse nuovamente nessuno e così, per la seconda volta in due anni consecutivi, gli Antonius Rex si ritrovarono per loro stessa ammissione a licenziare due albums “ridicoli sia dal punto di vista concettuale che da quello tecnico-artistico”. 

Probabilmente, a parte le necessità economiche che spinsero la band verso atmosfere sempre meno conflittuali, risultò ancora una volta ingerente lo zampino di Mr. Daniele che però, almeno questa volta ci vide giusto dal punto di vista economico facendo di Ralefun il maggior successo commerciale degli Antonius Rex. E sicuramente non fu un caso.

antonio bartoccetti 1979Di fatto, tutta la mezz’ora scarsa dell’LP è permeata da musiche decisamente più comunicative, e non solo rispetto a “Neque semper”, ma persino rispetto a “Zora”. 
Spiritismo e occultismo fanno appena capolino in “Incubus” e in “Enchanted wood”, ma senza mai entrare troppo nel particolare e soprattutto con una levigatezza quasi fastidiosa che raggiunge il suo apice in “Magic sadness”.

Tra i solchi si incrocia persino una ballata in stile freak (“In Einsteinesse’s memory”, francamente bruttina), una strizzata d’occhio alla cassa ribattuta in “Witch dance” e un ammiccamento alla musica medioevale davvero poco convincente (“Agonia per un amore”).Indiscutibile la bravura dei musicisti, ma in questo caso però troppo plagiata da una professionalità di maniera che partorì alla fine un album poco dinamico e ancor meno ispirato.

Non saranno disdegnati comunque i copiosi assegni SIAE che pioveranno in casa Bartoccetti. L'
educazione del piccolo RexAnthony era garantita e in breve lo sarebbe stato anche il licenziamento di Emanuele Daniele che avrebbe permesso finalmente alla coppia di tornare liberamente al sound dei vecchi tempi.

16 commenti :

Roby ha detto...

Che piacere leggere una nuova recensione by JJ, ci sei mancato caro. Che dire della famiglia Bartoccetti-Norton and baby nel periodo di quest'album e di "Zora"?
Sarà perchè sto vivendo una situazione simile (babymoney problems), ma non me la sento proprio di commiserarli...

J.J. JOHN ha detto...

Hey Roby, che piacere risentirti.
Hai visto che siamo ancora tutti interi?
A parte i problemi di money però mi raccomando... non fare sentire al "baby" gli Antonius Rex.
O almeno non subito.

Magari somministragli prima un pochino di Led Zeppelin versione light tipo "I'm gonna crawl".
Al limite "Fluff" dei Black Sabbath o "Mezzogiorno" di Adriano Monteduro e la R.A.M.
"Dolcissima Maria", "Non chiudere a chiave le stelle" e cose simili.

Anzi!
Eccco una bella idea per tutte le mamme e i papà: facciamo una bella compilation prog per ninnare i nostri eredi?

Anonimo ha detto...

Questo è per me l'album di Antonius Rex migliore (non che ci sia molta concorrenza, relativamente agli anni '70 Zora è una mezza sola, e l'altro non ditemi che è una registrazione dei '70). Ha una atmosfera crepuscolare e a tratti dimessa, molta meno supponenza e maggiore atmosfera, dei suoni tardo underground che a tratti ricordano le colonne sonore dei filmetti del periodo, o magari scopiazzano un pò da quel che capita (“In Einsteinesse’s memory”, che a me piace moltissimo, ha intermezzi jethrotulliani (e io i Tull non li sopporto)). Non è un capolavoro, ma nella mia esplorazione del prog italico mi sono sempre piaciuti di più dischi minori, imperfetti,ingenui, mutanti, piuttosto che macigni di tecnica e magniloquenza. Come dire che (se parliamo di cinema italiano dei '70) amo di più Lucio Fulci piuttosto che Bertolucci, pur riconoscendone il talento. Peccato che la nuova ristampa in cd modifici in peggio la copertina, infatti non l'ho comprata, anche per paura che anche il sonoro sia pesantemente rimaneggiato (ma magari non lo è, qualcuno ha maggiori informazioni?).
francesco

Anonimo ha detto...

Una ultima cosa, il disco originale uscì con sei brani, sono diventati sette nella ristampa in lp/cd recente. La bonus track "Proxima luna" pare sia una incisione degli anni '80, forse. Non l'ho ancora sentita a dire il vero dato che appunto non ho preso il cd.
francesco

J.J. JOHN ha detto...

Grazie Francesco.
Ralefun conteneva sei brani, non sette...
... e si che ho pure il vinile l'originale.
Qualcuno lo vuole???

Richard ha detto...

Ero in studio di registrazione per ZORA (come assistente) e la genesi del disco è molto più semplice di quanto si pensi. Il discografico Emanuele Daniele aveva fatto un accordo con gli editori di ZORA per allegare l'ellepi ad un numero speciale del fumetto horror, Purtroppo problemi logistici e del ditributore del fumetto, non fù possibile realizzare in pieno il progetto. Rimase la copertina disegnata proprio dagli autori di ZORA (ci vuole poco a capire che il tratto è defla stessa mano) e il disco che doveva essere il più fruibile possibile e adatto al pubblico di ragazzini. Per non scontentare il produttore fu comunque messo all'interno dei numeri si ZORA un coupon che dava diritto all'acquisti scontato dell'ellepi.
Questo è quanto.

J.J. JOHN ha detto...

Grazie Richard.
Questa liaison commerciale con l'editrice "Lo Squalo" che pubblicava i fumetti soft-porn Jacula, Zora ecc, si è verificata anche per "Tardo pede in magiam versus" degli Jacula.

E comunque la genesi di "Zora" non fu "semplicemente" legata a quella potenziale promozione.
Daniele rimase affascinato dagli Jacula per il loro disco "Neque arcum tendit rex" e volle produrli pur inducendoli a fare qualcosa di più commerciale.

Il primo risultato fu "Zora" e se tu eri in sala dovresti perlomeno ricordarti con quanta fretta fu licenziato quel prodotto.

Richard ha detto...

Si certo che me lo ricordo. Furono anche riciclate alcune cose già pronte per altre produzioni (ma non ditelo in giro...).

J.J. JOHN ha detto...

Ehm... Rik... non per deluderti, ma credo che si sappia già tutto abbondantemente.
Giusto ieri leggevo un articolo di come Bartoccetti & co. non solo "conservassero" diligentemente una parte di tutto quello che non avevano pubblicato, ma lo rivendessero pure.

Personalmente, penso comunque fosse una pratica comune a molti musicisti, specie quelli degli anni '80 tra cui mi ci metto pure io.
Dai miei scarti, qualche jingle o qualche base è saltata fuori.

Parafrasando il proverbio: a volte è necessario "far passare dalla finestra ciò che non è entrato dalla porta".
Un salutone,
John

Richard ha detto...

ma sai, in genere non partecipo a post o dibattiti vari on-line (fatta eccezzione per questo blog che mi piace particolarmente) Quindi non sò niente di polemiche e gossip vari. Quello che sò e che dico è solo per esperienza diretta...scusami tanto se ho sfondato una porta aperta, per quanto riguarda il succitato personaggio non credo abbia interesse a cercarmi..

Also sprach Richard

J.J. JOHN ha detto...

Ma figurati, penso che Antonius abbia ben altri universi da esplorare...

Piuttosto, visto che che eri presente alle session di Zora, potreti raccontarci le tue impressioni?
Ti do qualche spunto, se poi vorrai risponderci.
Tu che ruolo avevi? Hai avuto questa impressione di "fretta" e di "svogliatezza" di cui si è tanto parlato? E il minuscolo RexAnthony? Era così vero che Antonio e la Doris pensavano più a lui che al disco?
Qualche aneddoto particolare?

Insomma Rik: hai vissuto in prima persona cose che noi possiamo solo immaginare.
E io vorrei davvero che tu ci regalassi almeno qualcuna di quelle emozioni che hai vissuto.

Io ho lavorato molto tempo su questo su questo sito e ti garantisco: non c'è niente di più bello di quando qualche testimone partecipato ci regala gli ambienti, le sensazioni, i colori e i profumi di quel periodo.
Anche semplicemente da una sua osservazione casuale.

Che so... "quel giorno la Doris era nervosa perchè doveva allattare e allo stesso tempo doveva registrare"...

Cazzate del genere insomma.
Ma che nessuno potrebbe mai raccontare se non tu e altri protagonisti dell'epoca.

Coraggio. Tira fuori qualcosa di tuo su tutto e su tutti

Un abbraccio.

JJ

Straospheric Captain ha detto...

Cambio argomento e torno alla prog compilation for babies, proponendo un paio di pezzi: direi "Non mi rompete" del banco e "Dolce come sei tu" dei Garybaldi

Anonimo ha detto...

ahaha JJ hai linkato un video "devil letter" che ho messo in rete alcuni anni fa.
E il signor Bartoccetti... o chi per lui, mi ha mandato una mail minatoria in cui mi intima di rimuovere il contenuto protetto utilizzato altrimenti "procederanno per vie legali".
Ancora non sono convinto che Neque semper sia del 74.
Il fatto che gli LP realmente databili siano di tuttì'altro spessore e qualità mi lascia perplesso..
michele

Anonimo ha detto...

@ Michele:
Via il dente e via il dolore.
J

PROGUGO ha detto...

ecco perchè ti adoro JOHN poichè se non fosse per le tue schede rischierei di comprare pure la "cacca" di certi artisti!io di JACULA/A.REX ho questi 5 dischi e ti prego se dovessi comprarmene altri dimmi tu quali aggiungere visto che ne ZORA ne tantomeno RALEFUN ne valgono l'acquisto.io ho questi:
1)in cauda stat......
2)tardo pede in....
3)neque semper.....
4)anno demoni
5)preternatural
onestamente li trovo piuttosto similari tuttavia almeno i primi tre trovo siano perlomeno doom al punto giusto e x un sabbathiano come me non è poco.gli altri due pur essendo belli essendo stati incisi in decenni successivi scontano la modernità di una proposta che perlomeno fino al terzo disco(neque)mi risultava affascinante!e comunque non credo di voler approfondire piu di tanto questo personaggio piuttosto(sempre restando in ambito black-doom)cosa ne pensi del chitarrista pur egli marchigiano(magari li nelle marche ci saranno castelli indemoniati!)di nome PAUL CHAIN? ciao UGO e grazie sempre x i tuoi consigli preziosi JOHN!

Ivan Martinovic ha detto...

Paolo Catena, mio quasi coetaneo, l'ho visto praticamente nascere - nel senso artistico, ovvio - A un certo punto, tra gli heavy metal kids di Milano non si parlava d'altro. Massimo rispetto dunque, ma io allora ero infervorato per tutt'altra musica. Mi piaceva l'elettronica, i Soft cell, il punk Jugoslavo, l'industrial tedesco, i catalani La Fura dels Baus e... un piccolo gruppo sloveno di gay-techno che poi è diventato famoso: I Borghesia
Se riesci a recuperare il loro primo "ljubav je hladnija od smrti" credo potrebbe piacerti.
Li vidi dal vivo al Leoncavallo di Milano e ne rimasi decisamente impresionato... un po' molto gay sadomaso, ma quelli son fatti loro. La musica e lo show sono stati davvero fenomenali.