Rino Gaetano: Mio fratello è figlio unico (1976)

Mio fratello è figlio unico
SATIRA, POESIA... e i PIERROT LUNAIRE.

Salvatore Antonio Gaetano, detto “Rino” dal diminutivo datogli da sua sorella maggiore Anna, nacque a Crotone il 29 ottobre del 1950, qualche anno prima di quel “miracolo economico che tuttavia non coinvolse molte famiglie meridionali, costringendole a migrare in cerca di lavoro. 
E così accadde anche a quella di Rino che nel marzo del 1960 si trasferì a Roma: città in cui lui si sarebbe stabilito definitivamente appena maggiorenne. 

Educato cattolico in un collegio di Narni, Rino era però un bohemién, un creativo timido ma simpatico e controcorrente, e infatti trovò la sua prima culla artistica al Folkstudio Giovani dove saltuariamente si esibì accompagnato dalla sua chitarra.

Invero le sue bizzarrie non ottennerro molti consensi, ma il suo buon amico Antonello Venditti, ne colse subito le potenzialità, e nel 1973 lo presentò al produttore Pietro Montanari della IT (una costola della RCA) che rimase profondamente colpito da quel “giovanotto con la faccia pallida che scriveva canzoni senza né capo né coda”. 
Gli venne proposto un contratto che firmò, e in capo a pochi giorni Rino si ritrovò allo Studio 38 di Roma per incidere in sedici ore esatte il suo primo singolo I love you Marianna con lo pseudonimo di Kammamuri’s. Un fiasco. 

Fortunatamente il suo stile piacque a Nicola di Bari, allora famosissimo, che interpretò ben tre sue canzoni tra cui Ad esempio a me piace il sud, e il nome di Rino cominciò a circolare negli ambienti della discografia che conta. 
E anche se il suo primo Lp del 1974 Ingresso Libero passò nuovamente inosservato, è evidente che il ventiquattrenne artista calabrese avesse tutte le carte in tegola per spiccare il grande balzo in avanti

Rino GaetanoPrevisione più che confermata l’anno successivo quando il 45 giri Ma il cielo è sempre più blu ottenne un notevole successo di critica e di vendite, facendo così da rampa di lancio per il successivo Lp Mio fratello è figlio unico del ‘76: ritenuto da molti il suo capolavoro, e inciso tra l'altro con la collaborazione dei due Pierrot Lunaire Gaio Chiocchio e Arturo Stalteri.

Molto ben calibrato tra nonsense e introspezione, l’album ritrasse in meno di mezz’ora  tutte le poliedriche sfaccettature del complesso animo dell’interprete: un uomo di sinistra che soffrì molto per la deriva del partito e del Movimento, e per questo scelse l’arma della satira petroliniana per denunciare chi, secondo lui, li aveva ridotti in quella situazione. Ma non solo.

Dal disco emerse anche quella sua spiccata sensibilità civile che gli permise di dare un volto e un’anima alle cose più semplici e defilate, ma non per questo meno rappresentative di una società in transizione e dei suoi sentimenti più veri. 
Straordinarie in questo senso la stessa Mio fratello è figlio unico, e soprattutto Al compleanno della Zia Rosina, là dove stati d’animo, ricordi, paesaggi, incertezze, delusioni e aspettative si fusero in un vero e proprio capolavoro di espressionismo musicale

L'ironia poi (l'arma più forte del cantautore crotonese), la fece da padrona almeno per la metà dell'album, articolando senza nessun senso apparente fatti, luoghi e personalità. Patchwork davvero improbabili ma anche profondamente evocativi, come nel caso della splendida Sfiorivano le viole, autentica celebrazione dell'ineluttabilità del tempo che travolge ogni cosa eccetto che l'amore e la speranza. A mio avviso, una delle più belle canzoni di Rino in assoluto.

Tuttavia, malgrado il successo confermato dai successivi 33 giri Aida e Nunteregaeppiù, Rino non riuscì mai ad amalgamare completamente le sue due anime di poeta e di clown, e la sua debordante vena satirica non sembrò mai del tutto consapevole
Irrise costumi e personaggi della politica e della società (Standard, Aida, Nuntereggaeppiù), ma senza proporre alternative reali, né prendendo mai alcuna posizione sino a professarsi inverosimilmente “apolitico”. 
Infine, condì spesso le sue canzoni con miti e circostanze della storia, ma utilizzandoli in modo più figurativo che critico

Ma il cielo è sempre più blu
All’atto pratico, per usare le parole di Sergio Bardotti, rimase “un provinciale”. Un artista che, aggiungo io, raggiunse il successo anche perchè negli anni in cui produsse i suoi lavori più acclamati, il gusto di una larga fetta di pubblico (Movimento incluso) si stava inesorabilmente sottoproletarizzando, e il nonsenso stava rapidamente soppiantando l’impegno militante.

Così, quando all’alba degli anni Ottanta gli ascoltatori cominciarono a richiedere prodotti ben più sintetizzati, il modello satirico-iconoclasta di Rino non resse alla prova dei tempi. 

In  più, a peggiorare la situazione, provvide anche il passaggio alla RCA che, insensibile al suo dualismo poetico e alla sua ritrovata coscienza sociale (Io scriverò, e la bellissimaTi ti ti), lo volle ad ogni costo campione di vendite
Lo costrinse ad un’improbabile tournée con Cocciante e il New Perigeo, e come se non bastasse, gli impose persino un autore come Mogol (Resta vile maschio dove vai): paroliere distante anni luce dalla sensibilità di Rino, e la cui grande firma comunque non bastò a risollevarne le sorti commerciali.

Una serie di delusioni insomma, che credo acuirono in lui quell’inguaribile malinconia che lo condusse a spegnersi sotto tutti i punti di vista, nonché ad abbassare la soglia d’attenzione su se stesso sino a quella maledetta notte del 2 giugno del 1981

E allora, meglio ricordarlo strafottente, donnaiolo, popolare e veracemente pazzo, quando, sotto gli occhi sconsolati di Vincenzo Micocci, spostava il piano dappertutto per trovare il giusto sound, e ci raccontava di zie, nonni, provincie, tramonti, migranti, fabbriche, cortili e metropoli
Perché quella, e non altre, era probabilmente la sua dimensione più autentica.

SU RINO GAETANO CLASSIC ROCK CONSIGLIA: Alfredo Del Curatolo, "Se mai qualcuno capirà" (Selene Edizioni, Milano 2003)

53 commenti :

UGO ha detto...

scheda bellissima come sempre JOHN!
appena potrai fanne una sul grande IVAN grazie UGO

ugo ha detto...

anche una su BRANDUARDI credo la meriti

Yossarian ha detto...

Grazie John per la bellissima scheda sull'indimenticabile Rino.

Visto che siamo in clima di richieste spudorate :-) provo a buttarne lì una io: una scheda cumulativa sui quattro concept album di De Andrè di fine '60 - inizi '70, oppure (gasp!) quattro diverse schede, una per album, oppure un sola scheda sull'album che ritieni più importante.

Grazie, Y.

Anonimo ha detto...

John cosa vuoi dire quando dici che la Rca fu "insensibile al suo dualismo poetico"? Non capisco...
Enzo

J.J. JOHN ha detto...

@ Enzo:
Voglio dire che la Rca acquisì Rino nè più nè meno che per fargli produrre hit e vendere dischi. Cosa che funzionò bene con "Ahi Maria", ma solo in parte con "Resta vile maschio" ed "E io ci sto".
Rino però aveva anche bisogno di esprimere la sua vocazione più intimista, cosa che invece non gli venne concessa. O meglio, non venne valorizzata abbastanza.
Di fatto, anzichè spingere i suoi brani più intimisti (Ti ti ti, Io scriverò, Ma se c'è Dio, Anche questo è sud, eccetera), gli fecero addirittura cantare "A mano a mano" di Cocciante che, almeno a mio avviso, era un brano totalmente inadeguato per lui. E difatti non lo cantava bene. E si sente.
E allora voglio dire che se solo la Rca avesse rispettato un pochino di più la sua vera indole, quella cioè di poeta popolare e provinciale, probabilmente Rino sarebbe stato più motivato ad andare avanti, perché fondamentalmente, lui fu ucciso dalla tristezza e dal disincanto.
Ma questa, naturalmente, è solo una mia opinione.
Sostenibile quanto si vuole, ma ripeto,solo un'opinione.
E ora, dite la vostra.

ravatto ha detto...

Una canzone di Rino Gaetano che amo particolarmente si trova nel primo album, Ingresso Libero, ed è la prima: Tu, forse non essenzialmente tu.

off-topic: Yossarian, la richiesta che fai a John è titanicamente impegnativa: come si fa a fare una scheda cumulativa su Tutti morimmo a stento, La buona novella, Non al denaro...e Storia di un impiegato?
Si potrebbero analizzare singolarmente, ma non che sia meno provante! E come si fa a dire qual è l'album più importante? A mio parere tutta l'opera di De Andrè è importante: non c'è tassello in più o in meno..
Allora è una questione di preferenze personali, ma io per esempio faccio fatica a dire di questi quattro quale sia il migliore..
Forse "Non al denaro, non all'amore né al cielo" ma ripeto per me sono tutti ex-aequo!
Da qualche parte ricordo di aver letto che De Andrè si pentì di Storia di un impiegato e che se avesse potuto l'avrebbe bruciato, ma non so se le motivazioni sono "tecniche", cioè se riguardano la musica, o invece "politiche".
Ma è vera sta cosa?

MarioCX ha detto...

Andrò un po' fuori dal coro.

Credo che Rino Gaetano sia un autore sostanzialmente sopravvalutato.
Non penso abbia fatto qualcosa di veramente memorabile e le sue tiritere all'epoca non avevano grandi riscontri di pubblico con l'eccezione della più tiritera di tutte: "Gianna", che trovo francamente insopportabile.

Sembrava destinato al dimenticatoio quando una decina di anni fa (o qualcosa di più) è stato rivalutato dalla critica più o meno togata e da lì in poi è diventato parecchio "in" citarlo e coverizzarlo.
Valga per tutti la "Mio fratello è figlio unico" degli Afterhours che tra l'altro supera di parecchio l'originale.

Ci sono altri autori e musicisti scomparsi, a mio modo di vedere di maggior valore, che non sono ancora saliti al soglio della benevolenza critica.
Sicuramente Ivan Graziani, ma penso anche a Franco Fanigliulo di cui qualcuno ricorderà l'incredibile "A me mi piace vivere alla grande" presentata in un lontano Sanremo di qualche decennio fa.

Non dico che tutto ciò che ha fatto sia robaccia, ma niente per cui valga la pena mettersi in casa più di un'onesta antologia di 40 minuti.

Spero naturalmente di non aver urtato nessuno, ma credo che un punto di vista ben diverso da quello egemone (o da ciò che sembra tale) possa essere sempre utile ad animare la discussione.

MarioCX ha detto...

Strana coincidenza qui:

https://rateyourmusic.com/release/album/rino_gaetano/mio_fratello_e_figlio_unico/

c'è un tale "turantino" che esprime più o meno la mia opinione e ha per avatar Ivan Graziani...

ugo ha detto...

tutto sommato son d'accordo con te MARIO CX nel senso che RINO GAETANO sia stato esageratamenter sopravvalutato benchè sia giusto ricordarlo ed amarlo non fosse altro per l'ironia e la simpatia che aveva!poi magari non è stato mai un artista che abbia prodotto che ne so un disco con accenni prog mentre il suo stile resta gradevolissimo ma solo una eccellente musica leggera un po blues e un po country in alcunio brani (spendi spandi effendi).riguardo le cover gradirei ricordare oltre a quella degli AFTERHOURS (MIO FRATELLO è) pure quella dei RITMO TRIBALE ossia IL CIELO è SEMPRE PIU BLU davvero devastante!

MarioCX ha detto...

Mah...sai Ugo io per "eccellente musica leggera" e aggiungo "italiana" intendo i Matia Bazar, Umberto Tozzi oppure, chessò, il Fabio Concato di "Fiore di Maggio".

Qui siamo nell'ambito delle filastrocche un po' sghembe che una o due ci possono stare, ma tirarci su una discografia può essere eccessivo.

Un altro cantautore scomparso e dimenticato che varrebbe la pena andarsi a risentire è Stefano Rosso.
Una scheda per l'album "...e allora senti cosa fo" mi farebbe gola.
Nulla a che vedere col prog naturalmente, si tratta di un cantautorato sicuramente ironico ma ben più coerente e musicalemnte convincente di quello di Gaetano.

"...e allora senti cosa fo...soddisfazione non ti do...divento libberale, non pago più le tasse e giuro mi cascasse se dopo non lo fo..."

Dove il "divento liberale non pago più le tasse" è declamato con atteggiamento da vecchio notabile di provincia.

Chiedere una scheda? Prima Ivan però.
Bello che questo blog stia andando altrove...

ugo ha detto...

be certo MATIA BAZAR son stati la punta di diamante del POP inteso come genere di massa e poi nei loro primi due dischi c'era qualcosa di prog appena accennato basti sentire quel capolavoro che risponde al titolo di CAVALLO BIANCO a mio avviso il più bel pezzo POP italiano.del resto se consideriamo che GIANCARLO GOLZI(buonanima) proveniva dai MUSEO R. è tutto dire!
tempo fa chiesi a JOHN una scheda sul loro primo album ma mi fece scappare a vele spiegate per cui.....
poi U.TOZZI be ammetto che all'inizio mi piaceva e DIMENTICA DIMENTICA è uno dei miei pezzi forti quando mi esibisco al KARAOKE un brano davvero struggente se pensiamo che era la b.side del singolo TI AMO.riguardo CONCATO di lui ho sia FIORE DI MAGGIO che il disco che contiene DOMENICA BESTIALE be si ne riconosco il tocco jazz ma alla lunga lo trovo un po palloso!STEFANO ROSSO ho una raccolta e il primo disco UNA STORIA DISONESTA l'altro E ALLORA SENTI COSA FO lo sto ancora cercando.....

JJ ha detto...

Preciso che questo blog non sta andando "altrove". E' sempre coerente al suo spirito originario.
Ho solo pensato fosse giusto occuparsi anche di alcuni cantautori: quelli cioè che attraversarono l'era del progressivo, che fecero uso di musicisti prog e, per certi versi traghettarono il notro pop verso nuovi linguaggi.

ugo ha detto...

si potrebbe spendere pure qualche parola su GIANFRANCO MANFREDI O MEGLIO ANOCRA SU CLAUDIO LOLLI ma poi ritengo si sfori troppo o lo stesso GUCCINI ma poi,al limite.si potrebbe fare una scheda unica su tutti questi cantautori che,come dice il ns.JOHN,attraverarono il periodo del prog e,in taluni casi,lo praticarono pure basti citare il FINARDI DI SUGO/DIESEL oppure lo stesso LOLLI degli ZINGARI FELICI/DISOCCUPATE LE STRADE...
mentre x IVAN GRAZIANI il discorso cambia poichè era già inserito nel PROG x via della ANONIMA SOUND(di cui esiste pure la scheda)ed era un rocker nato.diciamo che la scheda su IVAN equivarrebbe un po alla scheda su EDO-BENNATO.gradirei citare(ma di tutt'altra pasta) pure GINO D'ELISO che al suo esordio fece un gran bel disco che non trovo mai ossia IL MARE insomma la lista sarebbe lunga....................

Ivan Nicolaj "JJ" Martinoviev ha detto...

Sull'Eugenio e sul buon Gianfranco credo sia doveroso spendere anche più di qualche parola. Sul primo per ovvi motivi (magari accodandoci Camerini), e sul secondo perchè incarnò magistralmente l'anima del Movimento milanese del 77.
Ivan Graziani (Anonima Sound, nonché mancato chitarrista della PFM), rientra nei miei progetti, anche se ho sempre avuto molte riserve sia su di lui che sulle sue canzoni. Forse la sola "Lugano Addio" mi ha trasmesso un barlume di consapevolezza, ma per il resto non ci siamo.
Forse Mik Neri potrebbe darmi una mano, visto che dovrebbe anche scrivermi per altre cose (vero, Mik?), ma allo stato attuale sembrerebbe latitante, o più probabilmente superimpegnato come al solito.
D'Eliso, Lolli e Guccini, non so. E' proprio un altro stile.
Magari il primissimo Branduardi, quello si, ci sarebbe da fare un'analisi accurata.
Comunque grazie come sempre per le vostre dritte.

Yossarian ha detto...

@ravatto: mi rendo conto che la mia richiesta è titanicamente impegnativa ma da piccolo mi hanno insegnato che chiedere è sempre lecito, puoi uno è liberissimo di risponderti NO! :-)

Credo che se, come scrive John, questo blog si occupa anche dei cantautori "che attraversarono l'era del progressivo, che fecero uso di musicisti prog e, per certi versi traghettarono il notro pop verso nuovi linguaggi" beh, credo che il buon Fabrizo rientri di diritto in questa categoria. Dopodichè, giustamente, il blog (e il tempo da dedicargli) sono suoi :-)

Io non ho la vostra cultura e non so dire quale sia l'album più importante tra i quattro concept. La mia personalissima preferenza va proprio a quello che a FdA piaceva di meno, e cioè "Storia di un impiegato", per le stesse ragioni per cui, da quello che ho letto, lui lo aveva invece ripudiato, e cioè per le ragioni politiche.

Se non ricordo male quello che ho letto (ma potrei sbagliare/confondermi) FdA si era pentito di quel passaggio dall'"io" al "noi" nel finale che gli era stato suggerito da Giuseppe Bentivoglio perchè lo trovava estraneo alla sua poetica. Io trovo quel passaggio molto emozionante. D'altronde la grandezza di FdA, quella che fa di ogni suo album un capolavoro, è stata proprio quella di non avere la presunzione di fare tutto da solo ma di cercare sempre la collaborazione di altri artisti.

MarioCX ha detto...

Per "altrove" non intendevo a meretrici, ma verso altri lidi della musica italiana con sicure qualità artistiche.
Anche perchè inevitabilmente, prima o poi, l'argomento "prog italiano" verrà esaurito.
Detto ciò, come è stato giustamente già scritto, blog, tempo e passione sono di JJ e quindi vedrà lui come proseguire.

MSG ha detto...

Sì è vero, sono superimpegnato (e preoccupato). E' vero che ti devo tenere informato sul progetto V, proprio stasera ho una riunione a tre per sviscerare alcuni dubbi ma i problemi più grossi li ho con la RAI. Sto diventando matto per Techetechetè.
Invece non sono affatto d'accordo su Rino Gaetano. Conosco bene tutti i suoi dischi e tranne gli ultimi due, in cui la RCA cercò di imporre uno stile non suo e in cui si accentuano determinati peroblemi personali del cantautore, sono belli come opere nella loro completezza e non girano intorno ad alcune filastrocche. E poi 'sto fatto di citare sempre la "critica togata o militante o schierata" qualunque cosa significhi mi ha stancato non poco. Da quando ascolto musica (decisamente più di dieci anni) c'è sempre stata una certa attenzione nei confronti di Gaetano perlomeno tra gli addetti ai lavori - e non può non aver influito la morte prematura - e può anche dare fastidio lo sdoganamente di massa successivo ma non dovrebbe influire su un giudizio più complessivo.
Sono stressato e meno morbido del solito però nei dischi di Rino Gaetano sono spesso più belli i pezzi minori (La millecento, Stoccolma) dei vari tormentoni... che comunque sono spesso avanti di diversi anni rispetto a opere contemporanee.

Ciao

ps John domani ti scrivo o forse sarebbe meglio chiacchierare in voce.

Anonimo ha detto...

Non mi sono firmato, scusate

Michele Neri

ravatto ha detto...

Yossarian, grazie per le informazioni, ma a te che ne sai ti chiedo: perché Fabrizio si pentì? quali erano queste motivazioni politiche?
In quel disco c'è un brano MOLTO significativo, ed è Sogno numero due: qui De Andrè spiega chiaramente (almeno da quello che ho capito) che fare la rivoluzione con la violenza è funzionale al potere tradizionale. Il bombarolo crede di fare giustizia e di colpire il sistema, ma il sistema lo fagocita, insieme al suo gesto e alle sue idee.

Visto che siamo in tema di aumentare il lavoro sui cantautori a John :)), anche io avrei una richiesta e cioè mi piacerebbe leggere qualcosa su Lucio Dalla, per esempio su Il giorno aveva cinque teste o su Anidride Solforosa..

ravatto ha detto...

*Le motivazioni sono solo quel passaggio dall'io al noi o c'è dell'altro?

MarioCX ha detto...

@Michele Neri.
Ho parlato di critica "togata" e vedo ti ha infastidito l'espressione. Mi spiace averti punto sul vivo, non era mia intenzione, però vorrei farmi capire meglio.

Purtroppo molto spesso vengono messi in essere filoni critici a tesi e/o sdoganamenti vari per cui da un certo momento in poi "fa figo" citare un autore esaltato da questi filoni ed è invece da sfigati citarne un altro che la critica "togata" a deciso di lasciare nel limbo.

In seguito, in un comportamento antropologico tribale, la maggioranza si schiera con l'opinione egemone per evitare l'emarginazione dalla comunità.
Un po' come accade per l'accetazione acritica di certi costrutti teorici tanto confortanti quanto sballati che vanno sotto la definizione di "luoghi comuni".
Tutti dicono la tal cosa, sarà vera e comunque non oso dire il contrario.

Tornando al pop-rock, potrei fare qualche gustoso esempio.
Fa figo citare Gaetano, è da sfigati citare Concato.
Eppure il modesto e onesto Fabio ha scritto linee melodiche bellissime e liriche di grande forza poetica, ma vuoi mettere Gaetano lui si che era un vero alternativo.

Andando avanti con gruppi di genere omogeneo, fa figo dichiarare tributo agli XTC, è da sfigati dire che si è stati ispirati dai 10cc o dai Supertramp.
Eppure il pop di questi ultimi due gruppi è stato spesso più sofisticato e convincente di quello dei primi...ma...non vorrai dire che metti sul piatto "Breakfast in America" diobono!

Fa figo citare i Beach Boys (che pure adoro e dovrei essere contento) è da sfigati farsi beccare con un cd dei Bee Gees in macchina.
Eppure "Main Course" è un signor disco...ma è stato deciso che i fratelli Gibb vanno puniti per troppa permanenza sotto la mirror ball e così sia.

Potrei andare avanti ancora per parecchio, ma non voglio annoiare nessuno.

Sarà evidente che di tutto ciò non me ne è mai importato nulla e ho sempre ascoltato e criticato ciò che mi andava di ascoltare e criticare.

Sia chiaro, non c'è nessun astio in quanto sopra, solo la volontà di farmi capire meglio a chi ha avuto la pazienza di seguirmi fin qui.
Con tutti i limiti che una discussione "scritta" può avere rispetto ad una conversazione "de visu".

MarioCX ha detto...

...e all'inizio degli anni '70, in piena era prog, se dicevi di ascoltare i Beach Boys non solo eri uno sfigato, ma se andava male eri a rischio linciaggio!
Oggi invece è da strafighi.

claudio65 ha detto...

Finalmente, il grande Rino arriva sul blogspot! Un giusto omaggio ad un vero genio. Le sue canzoni, all'apparenza strampalate, contengono squarci di verità che ancora ci abbagliano e ci fanno pensare. A mio modo di vedere, "Mio fratello è figlio unico" è una delle pietre miliari degli anni '70 italiani, con canzoni indimenticabili, come la title-track, "Sfiorivano le viole", giusto per citarne due sole.
Era un personaggio "lunare", nel senso che abitava un altro pianeta. Ma, da quell'osservatorio extraterrestre, riusciva a vedere le cose più e meglio di noi piantati con i piedi al suolo. Peccato, sia stato compreso con deplorevole ritardo. Ma così va la vita e la Musica.

J.J. JOHN ha detto...

Non credo ci sia nulla di sbagliato o di "togato" nel dire che Rino rimase un "provinciale" perché è vero. Né che fosse solo in parte consapevole politicamente se non proprio contraddittorio,poiché è vero anche questo. E io non ho potuto fare a meno di sottolineare questi punti.
Ma si pensi che alcuni suoi colleghi di mia conoscenza, che non nomino per correttezza, mi diedero di lui giudizi ancora più taglienti. E sto parlando di autori molto conosciuti e raffinati. Mi perplesse solo il fatto che quando andavano in televisione a parlare di Rino si sperticavano di lodi, mentre invece lo massacravano in privato.

Comunque sia, ecco perché, come ha accennato Michele Neri, credo anch'io che il vero valore di Rino non albergasse tanto nelle sue dissacrazioni politiche, quanto nella sua straordinaria capacità evocativa. Di toccare cioè certe corde dell'animo umano, assemblando in modo del tutto personale elementi e sentimenti quotidiani, semplici, popolari. Dei patchwork, dicevo, forse senza nè capo nè coda, ma straordinariamente emozionali per un certo pubblico dell'epoca.
E in questo enso, non credo affatto sia un artista da sottovalutare.

MarioCX ha detto...

@JJ:

Non mi riferivo a te quanto parlavo di critica "togata"!!

Ecco il problema dei forum. Finchè le opinioni più o meno collimano va tutto più o meno bene, quanto contrastano il fraintendimento è sempre in agguato.

Per critici "togati", mi riferivo agli artefici di quelle tendenze di giudizio che una volta consolidate ottengono l'assenso generale.
Andarvi contro poi genera spesso reazioni piene di spocchia.

Nulla che riguardi il nostro JJ in ogni caso!


Anonimo ha detto...

Nulla da eccepire su ciò che scrive MarioCX.
Ho premesso che sono più stanco e stressato del solito e quindi ho meno filtri (e di solito ne ho tanti). A me se qualcuno mi dice che trova gusto ad ascoltare i Ricchi e Poveri e non sopporta De Andrè (ho fatto due nomi a caso) non ho veramente nulla da dire. Forse John inorridirà ma l'ascolto della musica deve essere piacevole, deve accompagnare e ognuno sceglie come accompagnarsi. Almeno quello ci sia concesso.
Certo se si è tra addetti ai lavori ci si aspetta una certa competenza e una ampiezza di vedute maggiore. Però, come dice Mario, c'è chi si sente in dovere (più che in diritto) di incensare il tale artista senza essere convinto magari delle doti artistiche dello stesso. O ancora più comune, disprezzare un altro artista perché è imbarazzante ammettere di ascoltarlo con grande soddisfazione.
Faccio due esempi molto chiari: Non sentirete mai o quasi mai, qualche addetto ai lavori di "chiara fama" dire che Trout Mask Replica di Captain Beefheart è inascoltabile, anzi... sarà un capolavoro, un disco che ha fatto scuola e così via. Beh io non riesco a superare i due / tre minuti di ascolto e se provo a forzarmi mi viene da sbattere la testa su uno spigolo. Mi piacerebbe scoprire che è un mio limite e che lo posso superare.
Altro esempio: sono molto rari gli esperti che riescono ad ammettere che gli album di Arisa sono tra le cose più belle uscite negli ultimi anni. E invece per me sono bellissimi e, soprattutto, non stancano mai. Se non la conoscete ascoltate L'amore è un'altra cosa oppure Voce dall'ultimo album. Io le trovo strepitose.
E' ovvio che siamo nel campo del soggettivo però è strano che alcuni personaggi esplodano o implodano senza che siano ben chiare le ragioni.
Per Rino Gaetano è successo sicuramente che a un certo punto si sia sentito il bisogno di glorificarlo però ricordo bene che anche prima, quando parlavo con Micocci o Melis (che gente meravigliosa) ne parlavano con affetto e ammirazione. La stessa cosa accadeva tra i musicisti.
Questo è il punto. Mi dispiace quando per il troppo affetto pubblico, qualcuno diventi prevenuto contro un artista che, invece, merita molta dell'attenzione che gli è stata tributata, anche postuma. Il calo di popolarità che ha avuto prima della morte, l'aveva meritata: era scostante, litigioso e inaffidabile (e non ha avuto l'occasione di recuperare se mai lo avrebbe potuto fare) ma i dischi sino ad Aida almeno, sono veramente importanti.
Michele Neri

JJ ha detto...

Mario CX, lo so che non ti riferivi a me. No problem nel forum di Classic Rock! Ho solo preso a prestito il tuo termine perché calzava bene al mio intervento. Anzi: scusa per la rapina.

Michele, sai, il 'soggettivo' è un mondo a sé, ed è per questo preferisco ragionare da analista. Poi, in privato, mi ascolto anche "Coriandoli su di noi" dei Ricchi e Poveri che mi piace moltissimo. De Andrè, prima della PFM, l'ho sempre ritenuto invece pesantissimo, ma è ovvio che sono opinioni inutili a livello storico. E se lo fossero vanno motivate con molta cognizione di causa.
Su Rino ho già detto tutto. Condivido che sino ad Aida ha fatto delle cose egregie, ma da quel che so io, non tutti i suoi colleghi lo stimavano. Ho citato Bardotti e preferisco non riferir oltre.
Ti aspetto al varco. Magari domani verso mesdì.

MarioCX ha detto...

Bene, da quel che hanno replicato Michele e JJ vedo che sono stato compreso benissimo ed è quello che mi premeva.

Per quanto riguarda "Trout Mask Replica", Michele non poteva trovare esempio migliore per definire un certo atteggiamento critico, se mi veniva in mente prima l'avrei citato io.
Io poi ho gli stessi problemi con "Tago Mago" dei Can e non solo!

Buon week end a voi tutti!

ugo ha detto...

questo problema della cattiva digestione di certi dischi io lo tengo per i TANGERINE DREAM di cui possiedo PHAEDRA/RUBYCON e RICOCHET ma chi se li ricorda!

Yossarian ha detto...

Scusate se continuo con l'off-topic, ma devo rispondere a ravatto: da quello che ricordo, De Andrè con "Storia di un impiegato" voleva scrivere un disco introspettivo su un uomo qualunque che si improvvisa terrorista per odio del potere ma che alla fine si rende conto che il suo gesto individuale è inutile per i motivi che dici tu. Il finale proposto/imposto da Giuseppe Bentivoglio sembra invece suggerire che il suo gesto era inutile perchè eseguito da un individuo isolato, ma che la violenza può diventare un fattore positivo quando è esercitata collettivamente.

[to be continued, sulla scheda di "Storia di un impiegato" ;-)]

JJ ha detto...

Io invece, guarda un po', reputo "Tago Mago" splendido. "Phaedra" mi piace moltissimo - specialmente "Mysterious Semblance at the Strand of Nightmares" che ascolto sempre volentieri - e reputo "Hossianna Mantra" dei Popol Vuh un capolavoro assoluto.

MarioCX ha detto...

Mah...io ho sicuramente gusti più pop.
Non cambierei mai un best di burt bacharach con la discografia completa dei Magma, per dirne una ed estremizzando un po'...

UGO ha detto...

e cosa mi dici di AMON DUUL "YETY" e ASHRA TEMPEL"SCHWINGUNGEN?

MarioCX ha detto...

Che non li conosco...

Marco Verpelli ha detto...

Se stiamo facendo una gara sui titoli "oscuri" ve ne propongo un paio della mia collezione (digitale):

Uriel - Arzachel
Panta Rei - Panta Rei

MarioCX ha detto...

Più che oscuri direi "osannati da certe filiere di critica egemoni, ma che troviamo inascoltabili".
Poi ci sono dischi "oscuri" (nell'accezione di "bene poco noti") ma bellissimi...qualche titolo:

Da Capo: "Minor Swing" (Lithium, 1997)
Deca: "Phantom" (Old Europa Cafè, 1998)
Mendelson: "L'avenir est devant" (Lithium, 1997)

Di non facile reperibilità.

Annunziato Cangemi ha detto...

John, credo che il tuo commento di ieri fotografi perfettamente quello che penso di Gaetano... vedo citati anche Graziani (che alla lunga un po' si perse, però) ma soprattutto Stefano Rosso, che credo meriterebbe ben più di una semplice "riscoperta".

At salùt!

aliante ha detto...

Bellissima scheda John.

Tra l'altro "Mio fratello è figlio unico"
è la canzone che amo di più di Rino.

Mi sono sempre chiesto che contributo
ulteriore avrebbe dato alla musica
italiana se non fosse scomparso
prematuramente.

Purtroppo ingabbiato nello star system,
il suo estro si era perso negli ultimi
anni.

Peccato,
lui era uno spirito libero,
la sua creatività aveva bisogno di libertà
per esprimersi al meglio.

JJ John ha detto...

Ugo e Mario CX: a me il Krautrock piace? Che devo farci. Magari non da ascoltare tutti i santi giorni, ma un disco alla settimana ci sta. "Schwingngen" è un po' acerbo. "Yeti", bellissimo.
E' musica difficile, lo capisco, ma è anche vero che i corrieri cosmici furono un movimento musicale importante almeno quanto il prog italiano. Certo: con una concezioni e finalità diverse dalle nostre, per nulla "solare e mediterraneo", ma si sa che i tedeschi sono un po' "gotici".

Aliante: non so cosa avrebbe potuto dare Rino se fosse ancora vivo, almeno a giudicare dai suoi ultimi lavori incluso "Solo con io" e "Le Beatitudini".
Sicuramente, avrebbe dovuto cambiare discografica per ritrovare se stesso e la sua dimensione artistica. O comunque, ma questo sarebbe stato improbabile, la RCA avrebbe dovuto cambiare atteggiamento nei suoi confronti.

UGO ha detto...

john io di KRAUTROCK ho solo questi qui:
T,DREAM PHAEDRA/RUBYCON
AMON DUUL YETI e TANZ DER LEMMINGE
ASHRA TEMPLE SCHWINGUNGEN
CAN TAGO MAGO
POPOL VUH HOSIANNA MANTRA

OLTRE QUESTO NULLA PIU TEMPO FA(AVEVO APPENA 18 ANNI)CEDETTI BLACKDANCE e TIMEWIND di K SCHULZE perchè all'epoca non li digerivo affatto!
ah tengo pure AQUA di EDGAR FROESE secondo te quali sono i dischi fondamentali del KRAUT?

dimenticavo dei KRAFTWERK ho solo "r.activity/t.e.exèpress/man machine" mentre mi mancano i primi due oltre a RALF AND FLORIAN A UTOBAHN.

JJ ha detto...

I miei preferiti Corrieri Cosmici?
Difficile dirlo perché, a differenza del Prog Italiano, quella musica era molto meno materialista. Quindi richiedeva più "predisposizione", "situazione", "coinvolgimento" della nostra. Era una groove talmente sensoriale che, come dissero i Kraftwerk, aveva bisogno di un "trasmettitore" e di un "ricevitore". Altrimenti il gioco non funzionava, o comunque rimaneva limitata a un evento.
Per cui, ti citerò quei dischi che invece, a mio avviso, hanno superato l'underground per arrivare all'universale.

Primo tra tutti, lontano anni luce dagli altri per bellezza e spiritualità: Popol Vuh - "Hossianna mantra" (1972).
Non è un disco: è un mezzo per redimersi. E il vero corriere cosmico per antonomasia che ti porta in Paradiso, ma bisogna volerlo accettare. Bisogna mettersi in gioco. E lì, è una questione di inclinazione personale.
Io dopo averlo ascoltato, mi sento sempre bene, felice, puro. Come dopo aver letto Siddharta di Hesse, Il Desrto dei Tartari di Buzzati, o La Luna e i Falò di Pavese.
Ma, ripeto, ci vuole predisposizione.

Poi, senza dubbio "Tago Mago" dei Can (1971).
Acido, violento, aggressivo, ma anche etereo, carezzevole, totale. E il bello di questo lavoro è proprio quello: che a differenza di "Hossianna" che è più costante, qui l'equilibrio te lo devi conquistare. Ma una volta che ci sei arrivato, puoi tranquillamente volteggiare tra le sfere celesti senza paura. Che non è poco.


Terzo posto: indeciso tra Amon Duul II "Phallus Dei" (1969), e il primo dei Faust (1971).
Anche qui, occorre essere predisposti psicologicamente a scaraventarsi in atmosfere totalmente aliene alla nostra mentalità. Ad immergersi in quel rock d'avanguardia pura che i tempi era inconcepibile in qualunque altra parte del mondo.
Sono due dischi che aprono la mente, ci forniscono nuovi codici di lettura, e lasciano allibiti per il loro coraggio e la loro modernità.
Mi fermo qui.

MarioCX ha detto...

@Ugo:
Dei Kraftwerk hai tutto l'indispensabile ovvero la magica terna "Radioaktivität", "Trans Europa Express" e "Die mensch maschine". Ho le copie in tedesco perché sono ancora più glaciali.
A farcene stare un altro mettici "Autobahn".
Il resto è prescindibile.

@JJ:
Con rammarico confesso di non avere mai digerito "Tago Mago".
Ci riproverò, ma non nutro molta speranza.

JJ John ha detto...

... e se proprio dobbiamo parlare di Kraftwerk (così vi tiro il colpo di grazia)io direi che bisognerebbe perlomeno ascoltare...

1) "Tone Float", registrato nel 70 a nome di Organisation. Disco bruttarello da dove si capisce perché Ralf e Florian decisero di cambiare strada. Ovvero: per fare musica cosmica non basta improvvisare. Bisogna starci dentro.

2)Ralf und Florian (1973). Terzo Lp a nome Kraftwerk dove finalmente il gruppo trova nel maggior uso dell'elettronica una sua identità definitiva. Con questo disco si chiude il primo periodo Kraftwerk.

3) AUTOBAHN (1974). Arriva il successo commerciale con una suite di 22 minuti, e altri quattro brani uno più azzeccato dell'altro. Ultimo lavoro in cui il gruppo userà strumenti acustici.

4) RADIOACTIVITY (1975). Splendido album che coniuga elettronica, sperimentazione e melodia. Ne sortisce il singolo "Radioactivity / Antenna" che sbanca anche in Italia. A mio avviso, imperdibile.

5) Trans Europe Express (1977). Successo mondiale ma artisticamente poco significativo. Da qui il gruppo comincia ad usare i "pattern" e a scarnificare sempre di più i testi.

6) Die Mensch Maschine (1978): Album sostanzialmente di canzoni imperniate su schemi melodici lineari ma straordinariamente comunicative per il loro periodo. Con "The Robots", il gruppo entra nel mito giovanile e nelle classifiche di mezzo mondo. Nessuno storse il naso al cospetto di questo lavoro, eccetto JJ (allora quindicenne) che, pur gradendolo, rimpiangeva comunque Radioactivity.

7)Computerwelt (1981). Ben tre anni di pausa da Man Machine per produrre il massimo successo commerciale della band. In realtà, un insieme di brani mediocri finlizati allo scopo di magnificare le qualità dei computers che allora stavano diffondendosi rapidamente nella nostra società.

Poi, salvo "Tour de France" e per il resto il discorso si chiude.

ugo ha detto...

e comunque confesso che nessuno dei dischi di KRAUT riesco a ricordsarmeli perch',come dici tu john,bisogna avere una predisposizione che manco un rockettaro e proghettaro come me riesce sempre ad avere!ritengo il KRAUT TEDESCO come il genere più impegnativo all'ascolto tra tutti i generi!
per non parlare dei MAGMA francesi un discorso a sè col loro KOBAIANO sembrano davvero degli alieni venuti chissà da quale galassia.
manco i GONG scherzavano però erano(si fa per dire) più digeribili!
grazie pure a MARIO CX per le risposte sempre esaustive!
il bello della musica è proprio questo come il cibo scopri sempre nuovi sapori!

JJ ha detto...

Esatto Ugo! Bellissima la tua citazione Gast(Rock)nomica finale.
E te lo dice uno che di GastRocknomia se ne intende mica poco :-)))

MarioCX ha detto...

@JJ:
Strano il giudizio tiepido a "Trans Europa Express".
Die Mensch è molto azzeccato sul piano iconico-concettuale con la sua bella copertina da costruttivismo russo, ma musicalmente non mi sembra così a fuoco come il suo predecessore.
"Radioaktivität" se la gioca con Trans più o meno alla pari e resta un colosso.
Beh...ognuno ha le sue corde.

@ugo:
Vi dico subito che se proseguirete a discutere in kobaiano non vi seguirò e dedicherò quel tempo a spararmi in cuffia a palla l'opera omnia di Umberto Tozzi.

JJ Kobaia ha detto...

@Mario Cx:
il discorso è che TEE fu uno spatiacque tra melodia e patterns. E difatti i Kraftwerk ci misero due anni per sviluppare quel nuovo percorso: una sintesi lirica e musicale che però, a mio avviso, si completò integralmente solo con "Die Mensch Maschine". Molti brani di TEE suonano ancora incerti.

Quindi potremmo dire che "Radioactivity" (o "Radioaktivität" a seconda delle edizioni) fu il capolavoro del secondo periodo Kraftwerk. Di "Autobahn" infatti, era geniale la suite, ma gli altri pezzi erano ancora parte del passato. Radioactivity invece fu un modello di coerenza e di scorrevolezzza.

Non preoccuparti poi: non parleremo Kobaiano, e neppure recensirò i miei beneamati Gong che ho visto live almeno due volte.
Piuttosto, preparati per la prossima scheda che dovrebbe essere pane per i tuoi denti.

Su Umberto Tozzi, c'è già una scheda qui:
http://classikrock.blogspot.com/2011/03/data-data-1974.html

MarioCX ha detto...

Attendo la nuova scheda con trepidazione.
Si, avevo letto dei Data.

Salut!

taz ha detto...

Scusa JJ...ma è difficile esprimere "qualcosa" di differente dalla tua scheda....hai colto il frutto giusto!!....cmq questo LP è un grandissimo LP con canzoni stupende e attuali...come sempre.

Lea ha detto...

Conoscevo Rino, e la tua scheda mi ha commosso. Grazie Johnny.

claudio65 ha detto...

A Lea: cosa ci puoi dire di lui? Che ricordi hai? Se vuoi dirci qualcosa, ovviamente. A distanza di tanti anni il ricordo di Rino è ancora vivo in tutti coloro che lo hanno sentito cantare ed hanno amato il suo essere così "lunare", così diverso dagli altri. Averlo conosciuto di persona, dev'essere stato davvero interessante ed anche emozionante.

lea ha detto...

Be' sai, un artista va sempre a momenti e io per fortuna ho conosciuto più quelli felici che gli altri. Perche' era molto sensibile per cui bastava poco per preoccuparlo. e lui fu contento e spensierato e "lunare" quando ha cominciato, ha azzeccato le prime cose e ha cominciato la professione perchè gli si è realizzato un sogno. Cioe', prima poteva fare quasi tutto quello che voleva ma poi il gioco si è fatto più grande di lui e quando l'hanno messo in rca non si sono resi conto che lui avrebbe preferito rimanere tranquillo. Da lì l'ho sentito sempre meno. Spero basti così.

claudio65 ha detto...

Grazie davvero per la tua testimonianza. Immaginavo che la vita di Rino avesse subito una svolta non positiva nel momento in cui ha "toccato" i vertici del successo commerciale. Hai ragione tu: forse era meglio che restasse nella sua bellissima "nicchia", dalla quale ha regalato autentici capolavori di folgorante e malinconica ironia.