Riccardo Cocciante: Mu (1972)

MU
ROCK PROGRESSIVO? SOLO FINO A UN CERTO PUNTO

Secondo la leggenda, il continente MU avrebbe dovuto collocarsi nell’Oceano Pacifico, estendendosi grosso modo dal nord delle odierne Filippine, sino a circa 3500 Km dalla costa del Cile all’altezza di Santiago. Una sorta di paradiso terrestre abitato da circa 64 milioni di persone in prevalenza di razza bianca, e scomparso nel nono secolo a.C. Nella realtà, non è mai esistito

Senonché, grazie soprattutto ai romanzi del celebre scrittore inglese James Churchward (1851-1936) che ne fornì una descrizione tanto dettagliata quanto credibile, nonché a tutta una letteratura fanta-archeologica successiva, il suo mito sie è protratto sino ad oggi. 
E questo al punto che, nel corso della storia contemporanea, fu motivo di ispirazione per molti artisti tra cui tale Riccardo “Richard” Vincent Cocciante (in origine anche Riccardo Conte o Ricky Conte), che nel 1972 gli dedicò il suo primo album solista: MU, appunto. 

All’ epoca, il Cocciante era già piuttosto noto negli ambienti underground romani sia per le sue frequentazioni al Folkstudio, sia per aver inciso un pugno di 45 giri in inglese, pur senza alcun riscontro. Quando però decise di misurarsi con l’italiano, stimolato soprattutto dall’incontro con gli autori Marco Luberti e Amerigo Paolo Cassella, la sua carriera decollò rapidamente, e di lì a poco tutto il mondo si sarebbe accorto di lui e delle sue vulcaniche canzoni d’amore. 
Ma in principio, fu invece Rock Progressivo, o per meglio dire, qualcosa di simile. 

Di sicuro dal Prog Cocciante mutuò l’idea di concept-album, che nel caso di MU, ne sviluppa la storia in quattro parti: nascita, svolgimento, fine, più eventuale resurrezione.  
Progressivi poi, lo furono anche diversi musicisti che suonarono nel disco: Maurizio Giammarco dei Blue Morning, poi col Canzoniere del Lazio, nel  New Perigeo, e infine nei Lingomania accanto a Furio Di Castri dei Dedalus; Paolo Rustichelli del duo Rustichelli e Bordini; Joel Vandroogenbroeck dei Brainticket; il batterista Derek Wilson che partecipò al progetto Theorius Campus, e circa dieci anni dopo fu in forza ai Goblin, più altra gente del giro della Delta Italiana che ebbe tra i suoi artisti i Flea on The Honey e l'ex Metamorfosi Davide Spitaleri

Folkstudio 1972
MU dal vivo (Foto: Getty Images - Archivio Mondadori). Asinistra, le tre coriste delle 'Voci Blu'
Sul fatto invece si possa considerare MU un album di rock progressivo, personalmente ci andrei cauto per diversi motivi. 
Primo, perché pur essendo molte parti dell’opera debitrici al prog (es: la lunga conclusione di Corpi di Creta), manca ovunque quell’omogeneità tipica dello stile progressivo che amalgama voce e strumenti in un solo corpus musicale e narrativo: lacuna che la fa sembrare più un opera pop  tipica di quegli anni, che non un disco prog propriamente detto.

MU 1972Due: molte delle citazioni d’avanguardia presenti nell’album, non solo sono mutuate prevalentemente dal tardo beat piuttosto che da una psichedelia di maniera (Ora che io sono luce), ma sembrano più brani a se stanti che non articolati nella struttura del racconto

Terzo: è vero che nell’album ci sono molti elementi di diversificazione stilistica, ma resta comunque prevalente la matrice autorale che caratterizza inequivocabilmente tutto il lavoro. Specie nel 1972 insomma, il rock progressivo era tutta un’altra cosa

Impossibile comunque non rimanere indifferenti al genio del ventiseienne musicista italovietnamita, artefice pur sempre di un prodotto di alto profilo
Come per molti suoi colleghi però, resta il dubbio del perché abbia dismesso così rapidamente quello stile così raffinato e complesso, per approdare invece a musiche ben più lineari e a tematiche di largo consumo. 
Forse perché Cocciante sopportò meno di altri il fallimento commerciale della sua opera prima. O forse perché, citando lui stesso, “era già tutto previsto”, e con MU stava solo trattenendo il fiato. 
O magari, dovremmo più banalmente rassegarci al fatto che Riccardo stava solo cercando la sua strada, e utilizzò l'album per saggiare le sue peraltro notevoli capacità artistiche

Personalmente, ritengo che la sua vera anima sia quella del chansonnier che lo portò al successo planetario, e che MU sia stata soltanto una “prova di volo” in mondi che avrebbe perfezionato molto più in là. Per esempio in Notre Dame de Paris (1998), nel Piccolo Principe (2002) e in Giulietta e Romeo (2007).

15 commenti :

ravatto ha detto...

Che sorpresa, grazie John!
E' un album che ho scoperto da poco e che ultimamente ho ascoltato spesso, insieme a Parsifal..

ugo ha detto...

ne condivido tutta la disamina.solo non capisco come COCCIANTE alle sue "opere artistiche" intendo riferirmi a NOTRE DAME e alle altre due ci sia arrivato a fine carriera e non prima!

Paola ha detto...

John cosa ne pensi di bella senz'anima?

J.J. JOHN ha detto...

@ Paola:
Bellissimo lo sviluppo, interessante la costruzione, eccellente l'orchestrazione in 'crescendo' del M° Franco Pisano, ma personalmente la detesto.

@ (H)Ugo:
Io credo che Cocciante sia rimasto per molto tempo legato alla forma-canzone un po' perché gli rendeva bene (specie dopo il 75), e un po' perché in fondo era quello il suo ruolo.
Non secondariamente, orchestrare un'opera non è un gioco da ragazzi. Per i costi, per la complessità della produzione, ma anche perché spesso occorre adeguarsi a un lavoro già esistente, in questo caso il romanzo di Victor Hugo. Per cui, a prescindere dalle capacità tecniche, penso si debba arrivare ad una certa maturità artistica per impegolarsi in un'avventura del genere, specie se la si affronta per la prima volta. Certamente poi, Cocciante è stato aiutato da quel recupero dei "musical" che dura ancora oggi.

ugo ha detto...

ottima risposta grazie john appena potrai fai una scheda sul primo BRANDUARDI credo lo meriti da grande menestrello quale è!

Anonimo ha detto...

Grazie per la scheda, John. L'altroieri mi è arrivato quest'album, con la sua bellissima copertina traforata, e gli sto dedicando un buon ascolto.
Davide

MarioCX ha detto...

Cocciante quand'ero ragazzo lo consideravo la versione più adulta di Claudio Baglioni, un Baglioni de-luxe diciamo, mentre Sandro Giacobbe ne era l'imitazione più scadente.

Non ho mai sentito questo "Mu", però ho in casa un suo disco: "Concerto per Margherita" che credo conoscano anche i sassi.
Un bel disco a contorno di una canzone splendida ed epocale.

Annunziato Cangemi ha detto...

Convengo appieno con te, JJ, pur non disconoscendo la qualità del disco nel suo complesso.

PS: sbaglio o la copertina che hai utilizzato è quella della ristampa del 1978?!?

UGO ha detto...

be alla lunga COCCIANTE si è dimostrato assai migliore di BAGLIONI se consideriamo questo suo primo disco magari non proprio puro prog ma almeno ci va vicino. e poi quando mai BAGLIONI ha inciso un opera musicale come la NOTRE DAME DE PARIS?
entrambi romantici però con una vena se vogliamo piu di provincia il vecchio BAGLIONI mentre COCCIANTE era più musicale pure ai tempi di ANIMA o la stessa MARCGHERITA.
di BAGLIONI preferisco il suo ultimo disco con la RCA SOLO con la partecipazione di TOTO TORQUATI mentre STRADA FACENDO si avvicina al BATTISTI fine 70 per via della produzione di GEOFF WESTLEY

ugo ha detto...

da ragazzo avevo questa tendenza a dividere i cantautori in tre o meglio quattro fasce ossia:
1)BATTISTI/BAGLIONI/COCCIANTE per il versante più romantico/sentimentale
2)DALLA/VENDITTI/DE GREGORI per il versante romantico/politico
3)FINARDI/FOSSATI/GRAZIANI/BENNATO per quello rock
e infine i vari LOLLI/GUCCINI/MANFREDI per quello puramente politico.

JJ ha detto...

@ Annunziato:
Non so... ho preso la prima copertina che mi è capitata.
Trovo invece bellissima la foto in B/N dei ragazzi che presentano Mu nel 72, credo al Folkstudio. Fa impressione il contrasto tra la complessità dell'album e la semplicità delle scenografie live. Altri tempi.

claudio65 ha detto...

Interessante questa scheda ed interessante questo curioso lavoro di Riccardo Cocciante in chiave rock. Evidentemente il giovane Cocciante aveva interessi molteplici, non limitati alla canzone d'autore. Ed il tema della sua opera prima era indubbiamente originale. Che Cocciante non fosse un autore banale lo si è sempre saputo e questo disco ben lo dimostra. Personalmente, non l'ho mai sottovalutato e, della sua produzione "popolare" ho sempre molto apprezzato "Margherita", che secondo me è una grande canzone. Concordo con J.J. su "Bella senz'anima": inizia bene, ma non prosegue così bene. Non mi ha mai entusiasmato. Comunque, sempre ringrazio J.J. per queste autentiche "chicche", che, altrimenti, passerebbero bellamente ignorate!

ugo ha detto...

a mio avviso andrebbe ricordato pure il brano QUANDO FINISCE UN AMORE che oltre d un eccelso testo unisce una bellissima musica orchestrata dal grande ENNIO MORRICONE recentemente insignito dell'OSCAR.
anche PRIMAVERA b-side di MARGHERITA è un pezzo stupendo stavolta eseguito grazie all'apporto del grande VANGELIS
meditate gente meditate.............

taz ha detto...

...ecco un'evoluzione che non mi ha mai dato fastidio...un percorso "onesto", con belle ballate, magari testi "semplici"..ma cantati bene con trasporto come solo lui sa fare...visto di recente nel Recital di Massimo Ranieri....ha un energia "invidiabile".....e reputo Margherita una delle più belle canzoni d'amore del nostro made in italy.....tra l'altro la BMG ha pubblicato nel 2015, nella sezione "Italian Rock" la ristampa del disco......e cmq si "percepisce" il talento del buon Riccardo.....interessante disco!ciao

JJ John ha detto...

Io mi ricordo che quando avevo tredici anni passavano spesso "L'Alba" a Radio Monte Carlo, e mi metteva un'inquietudine tremenda. "Ma questo è uno psicopatico", pensavo. Però in fondo era graziosa con quel crescendo monumentale.
Mi sono tranquillizzato solo con "Margherita", forse davvero, il suo momento migliore.
Oddio, anche "In bicicletta" non mi dispiaceva, ma lì c'era sotto una storia d'amore... e allora si può anche chiudere un'occhio.
Perché l'amore tira davvaro brutti scherzi, anche agli alternativi più intransigenti.