Lucio Dalla e Roberto Roversi: 1973-1976

IL CONTROVERSO RAPPORTO TRA UN MUSICISTA E UN POETA MILITANTE.
NULLA DI PROGRESSIVO, MA POFONDAMENTE ATTINENTE ALLE IDEOLOGIE E
ALLE SPERIMENTAZIONI AUTORALI DEGLI ANNI SETTANTA

Quando nel 1955 Pier Paolo Pasolini e Francesco Leonetti e fondarono la rivista Officina insieme all’allora trentaduenne Roberto Roversi, di sicuro non potevano immaginare che quest’ultimo sarebbe diventato paroliere di un mito della musica italiana
Eppure, quando nel 1973 su consiglio del suo produttore Renzo Cremonini, Lucio Dalla si presentò alla Libreria Palmaverde di Via Castiglione a Bologna chiedendogli dei versi per le sue canzoni, lui non disse di no. 
Ed è così che cominciò una proficua ma tormentata collaborazione

In quei giorni Roversi, poeta, libraio e intellettuale di sinistra, stava solidarizzando con Lotta Continua che rischiava di chiudere i battenti. Dalla invece, fresco di successo sanremese, era in piena crisi esistenziale: non gli piaceva essere considerato uno che fa canzonette, aveva già litigato con i suoi autori Pallottino, Baldazzi e Bardotti, aveva rinnagato Piazza Grande, e voleva a tutti i costi trovare una “terza via” alla canzone italiana. 
Qualcosa cioè che non fossero Lolli o Guccini, ma neppure Battisti o roba da minestrone festivaliero. Insomma, uno stile tutto suo: che parlasse di personaggi, di emozioni, della società, dell’arroganza del potere, delle sofferenze del quotidiano e delle contraddizioni del capitale.  
Roversi era la persona giusta per fornirgli quel materiale, e infatti la loro alleanza produrrà una delle più interessanti trilogie d’autore italiane: Il giorno aveva cinque teste (1973), Anidride Solforosa (1975) e Automobili (1976). 
L’idillio però durò solo il tempo del primo album giacché poco prima del secondo tra i due scoppiò una lite furiosa, poi fortuntamente rientrata. 

Il giorno aveva cinque teste, Anidride Solforosa, AutomobiliNon accadrà altrettanto invece nel 1976 quando, in seguito alla pubblicazione di Automobili (album tratto dallo spettacolo teatrale Il futuro dell’automobile), un nuovo alterco trascinò la coppia ai ferri questa volta cortissimi. 
Roversi misconobbe la versione discografica dei suoi testi, accusò Dalla di non averne pubblicati almeno cinque avallandone la censura (I muri del 21, Statale adriatica Km 220, La signora di Bologna, Rodeo e Assemblaggio), nonché di aver epurato due strofe del brano Intervista con l’Avvocato. E di fatto, in segno di protesta firmò i sei pezzi dell’disco sotto pseudonimo.
Dopodiché, un lungo scambio di veleni e i due presero ciascuno la propria strada.

Roversi contesterà a Lucio di non aver voluto mai compromettersi ideologicamente (“Tutte le canzoni composte le ha poi cantate come un dovere doloroso. Senza felicità, senza un piacere autentico, senza condividerne la verità”) e di essersi poi mercificato a vantaggio di un pubblico “indifferente a ciò che ascolta” e che riempie gli stadi per tutti i motivi possibili “tranne che per pensare o per mettere in discussione l'ordine esistente". 

Dal canto suo, Dalla ribattè: “Vorrei che tu assistessi ai concerti dei quali tu parli e scrivi”, e in un’intervista del 1982 arriverà persino a rinnegare buona parte del lavoro svolto insieme
Beninteso, sempre manifestando gratitudine al suo ex autore che era pur sempre un fior di intellettuale, ma ricordando il percorso comune come “non bello, anzi, traumatico”. “Non mi piaceva urlarle quelle canzoni, come fossero cantate su un tavolo da chi aveva capito tutto ed era molto più avanti", aggiungerà ancora. 

L’ascia di guerra verrà seppellita solo vent’anni dopo quando Lucio, in segno di pacificazione, pubblicherà il brano “Comunista”, tratto da una vecchia poesia inedita di Roversi (“Ho cambiato la faccia di un Dio”) e lui gli affiderà le musiche del suo spettacolo Enzo Re
Si ricongiunsero, e proseguirono ancora insieme almeno fino a che nel 2012 la storia se li portò via: Lucio a marzo e Roberto a settembre

Dicono in molti che il loro sodalizio cambiò la musica italiana. Io invece credo di no.
Cambiò semmai la sola carriera di Dalla che, grazie a Roversi, prima apprese e perfezionò l’arte di versificare, poi la introitò filtrandola e restituendola a modo suo nei capolavori che tutti conosciamo.

Deel resto non poteva essere altrimenti: Lucio non era né un severo intellettuale luxemburghiano, né tantomeno un miltante della sinistra storica, ma un artista che amava stare in mezzo alla gente, catturarne le emozioni, e da quella breve convivenza con Roversi fu sicuramente lui a guadagnarci di più. Questo naturalmente senza nulla togliere alla loro trilogia, frutto però, ripeto, più di un colpo di fulmine che di una reale progettualità codivisa.

22 commenti :

davide ha detto...

Ciao John, leggo assiduamente il tuo blog ma intervengo colpevolmente poco. In questo caso però mi sento di intervenire perché, oltre al prog, ho amato ed amo visceralmente il Dalla degli anni Settanta, fino all'alba degli Ottanta.
Mi ha incuriosito un passaggio che hai lanciato senza approfondirlo: perché ritieni che il sodalizio Dalla/Roversi non cambiò la musica italiana?

Grazie

PS
Banalmente, posso solo dire che Anidride è un album meraviglioso - tralaltro, musicalmente molto vicino al prog, vista la complessità degli arrangiamenti...

JJ John ha detto...

Ciao Davide. In effetti concordo anch'io: Anidride fu il migliore dei tre. Voglio dire: tutti bellissimi ma il primo era un po' acerbo, mentre come ebbe a recriminare Roversi che poi lo disconobbe, Automobili fu un lavoro più di Lucio che suo. Molto bello non c'è dubbio, ma comunque drasticamente amputato.

Non credo che quel sodalizio cambiò la storia della musica italiana perché produsse musiche e soprattutto testi iesorabilmente legati a quel periodo storico per avere degli eredi. E difatti dalla successiva riappacificazione del 90 non sortì praticamente nulla.

In più, la valenza, il "modus" e la consapevolezza della poetica roversiana erano uniche, così come lo fu il personaggio. Ed io, detto onestamente, alla fine degli anni Settanta non vedo chi avrebbe potuto raccoglierle e farle proprie. Guccini? Lolli? Manfredi? No. Loro si muovevano su altri piani descrittivi.
Quindi nessuno se non, appunto, il solo Dalla che imparò da Roversi a scrivere testi e anche molto bene. Però in modo diverso: più umano, meno corrosivo, più commerciale diciamo. L'ortodossia di Roberto è invece rimasta legata irripetibilmente alla loro trilogia. Per questo, dico che, al limite, ha cambiato solo la carriera di Lucio.

ravatto ha detto...

Non sapevo che il rapporto fra Dalla e Roversi fosse così tormentato...sarebbe interessante approfondire la questione e credo che prima o poi lo farò. Mi fa pensare la frase di Roversi su Lucio, "cantava come se fosse un doloroso dovere": ascoltando questi dischi non mi pare di aver colto questo aspetto, anzi: Dalla sembra proprio cantare con tutta l'anima che ha in corpo: la sua gamma interpretativa è varia e accurata. Davvero, se anche fosse vero ciò che disse Roversi, io non l'ho percepito.
Lucio Dalla è per me uno dei grandi cantautori italiani, un Classico, uno che non può avere cloni, né eredi. Non so se abbia ogni tanto fatto qualche compromesso "commerciale", potrà anche darsi, certo che secondo me nella sua carriera non ha mai "steccato": ha sempre mantenuto un'Anima, una continuità poetica, che pur evolvendosi in varie forme, è rimasta sempre la stessa..

ugo ha detto...

guarda ravatto che pure io ho seguito dalla e son d'accordo con te riguardo la sua capacità di diversificarsi nei generi ma da qui a dire che non ha mai steccato non mi trovi d'accordo visto che escludendo la trilogia dei DALLA (79/80/81)dove veramente ha dato il meglio di se senza dimenticare il disco del 77 com'è profondo.....il primo del dopo roversi tutto quello che ha inciso dopo gia a partire da 1983 a mio avviso ha accusato un calo di ispirazione solo intervallato da qualche brano qui e la (CARUSO è un altra storia!)fino al disco bello con MORANDI.QUESTA TRILOGIA rimane originale ma non certo godibile come lo sono stati i suoi dischi successivi.

Pietro55 ha detto...

Sì, è vero, Anidride Solforosa è l' album più bello e maturo della meravigliosa trilogia. Rispetto al Giorno e Automobili, ha una marcia in più. E, comunque, sono per me tre album inseparabili.
"Che coppia!", mi verrebbe da dire, invece, come Ravatto, apprendo che la loro collaborazione è stata difficile e sofferta. Ed è un vero peccato, perché avrebbero potuto regalarci altri lavori importanti.
Anche il Lucio che non voleva "compromettersi ideologicamente" è, per me, una novità'.
Però, in un Live del '74, con Venditti, De Gregori e la Monti, non mi sembra così estraneo alle "vicende ideologiche" di allora. Anzi, tra un brano è l' altro parla da comunista, eccome.
Ricordo anche di averlo visto in concerto. Automobili era appena uscito, e in sala quasi tutti circolavano col pugno chiuso.
Comunque, Lucio, in questa trilogia, è per me unico.
Da qualche parte ho letto che Roversi mise tutti i suoi libri(o una parte) all'asta, e i proventi furono destinati ai senza tetto.
Ciao.

claudio65 ha detto...

Un saluto a tutti dalla lontanissima Halifax (Nova Scotia, Canada), dove non si sente prog, ma dell'ottimo country rock si (poco fa stavano passando CSNY). Dunque, questa di Lucio Dalla è la prima sorpresa di J.J. Nulla di progressivo, ma quando si parla di uno come Lucio Dalla i generi passano in secondo piano. Davvero i "due Lucio" (Dalla e Battisti, intendo, il Dalla nato un giorno prima di Battisti 4/3/43 contro 5/3/43) hanno dato una bella svolta alla musica italiana. I lavori di Dalla, anche quelli più remoti risalenti agli anni sessanta, non sono quasi mai passati né inosservati, né inascoltati. Gli incontri tra cantautori e poeti hanno sempre dato splendidi frutti: ricordo oltre a quella di Dalla con Roversi, anche quella di De Andrè con Riccardo Mannerini.

Pietro55 ha detto...

Ciao Claudio,
se per caso dovessi incontrare quel "vecchiaccio" di Neil Young,
fatti fare due autografi. Uno poi me lo spedisci.
Divertiti.

UGO ha detto...

....helpless helpless helpless.......!
....a man needs a maid........!
.....already one.........!
all this songs for tonight's the night...!

salutami pure per me il grande NEIL!

JJ JOHN ha detto...

CLAUDIO65, finché ti trovi in Canada, scrivimi privatamente! ho una gentilezza da chiederti. Nulla di impegnativo, ma scrivimi. Grazie.

JJ ha detto...

Per tornare invece a Dalla e Roversi, si tenga conto che erano due modi diversi di essere comunista: come accadeva spesso all'epoca, al punto che verso il 76 ce ne furono persino troppi.
Dalla votava PCI ma era un berlingueriano, un possibilista. Diciamo pure un moderato. Roversi era uno di quegli intellettuali tutti di un pezzo: non dico terzinternazionalisti ma comunque un ex partigiano che conosceva bene la storia della resistenza tradita, amico di Pasolini, collaboratore di Lotta Continua eccetera. Ed io credo che lui sperasse in un maggior coinvolgimento di lucio, non solo formale, ma anche emotivo, ideologico. Cosa che ovviamente non poteva accadere.

Ripeto: CLAUDIO65 finché sei in Canada s c r i v i m i !

ravatto ha detto...

John, approfitto della citazione a Pasolini, per sottoporti un pensiero che ho letto recentemente, tratto dall'introduzione a "La religione del mio tempo", e a sua volta tratta da un'auto-recensione dello stesso Pasolini a Trasumanar e organizzar, pubblicata su "Il Giorno" nel giugno 1974:

"La nostalgia per un modo di essere che appartiene al passato (e che talvolta dà a Pasolini quasi un timido e sgraziato furore reazionario) e che non si restaurerà mai più, per una definitiva vittoria del male, si trasforma in una specie di pietà cosmica per quei giovani fratelli destinati a vivere esistenzialmente, fin da ora, dei valori nuovi che a Pasolini sembrano intollerabili.
E pare che egli si auguri che dalla tragedia dovuta al fallimento del Movimento Studentesco nasca una nuova figura di "figlio", che riabbia miracolosamente le antiche caratteristiche dell'umiltà, dell'ubbidienza, della ribellione non aggressiva, dell'ansia di sapere, della grazia legata alla gioventù magari anche come peccato di rassegnazione o sensualità o spensieratezza, della forza rivoluzionaria ma non trionfalistica, ecc. ecc."

ravatto ha detto...

*1971, non 1974 scusate!

JJ ha detto...

"La religione del mio tempo" non c'entra: è di dieci anni prima.
Quella citazione credo sia dal risguardo del libro secondo di "Trasumanar e organizzar", nell'edizione Garzanti del 1971, e riferita in particolare alla "Poesia della Tradizione" nella sezione "Poemi Zoppicanti".
E' comunque una delle raccolte più asciutte di Pasolini: amante della vita, ma non di quella che deve adeguarsi alle regole della Società solo perché se nè dipendenti.
Pur vedendo dunque lo sbocco naturale e necessario della spiritualità nell'organizzazione, si scaglia contro quelle forme asociative che sostengono di detenere una verità in quanto essa è impossibile da raggiungere ("L’amore per la verità fínisce col distruggere tutto, perché non c’è niente di vero").
Una raccolta dalle molteplici chiavi du lettura in cui, come in molte sue opere, Pasolini esponeva delle idee, ma senza imporre soluzioni. Senza ricreare cioè, quello stesso potere che lui criticava.

ravatto ha detto...

Infatti: ho estrapolato quel brano dall'introduzione al libro che ho qui, "La religione del mio tempo", e ho specificato che a sua volta era tratta da un'autorecensione di un'altra opera.
Trovo che "La religione del mio tempo" sia una raccolta di poesia sublime sul periodo del dopoguerra, ma anche sulla Resistenza, riflessioni talmente personali da risultare universali...Pasolini, oltre che un intellettuale, un uomo di cultura, era soprattutto una persona molto intelligente...era un Poeta...
Come non c'è niente di vero...anzi il senso di tutta l'opera e l'esistenza intera di Pasolini e non solo, di tutti direi, è quello di cercarla la Verità...e non accontentarsi invece dello stato di cose (Realtà)...la Realtà, quella si, non esiste, diceva Claudio Rocchi...

Evguénie Sokolov ha detto...

Si, direi che è come dici tu. Ma lui è andato oltre: nel senso che Pasolini cercava la verità sapendo che "non c'è nulla di vero". Ed è per questo che ha sollevato polemiche a non finire in un mondo che andava sempre più verso il sapere dilatato, la globalizzazione economica, l'impersonale produttivo, il soggetto visto più come numero che come persona. Lo "sfascio della società occidentale", avrebbero detto i punk qualche anno più tardi.
Un poeta insomma che codificò perfettamente e anzitempo la caducità e la pericolosità della nuova borghesia padronale, e le cui idee avevano una forza talmente sovversiva da non poter essere zittite se non con la morte di chi le aveva pensate. E così in effetti accadde. Un omicidio a mio avviso organizzato e premeditato il cui solo scopo fu silenziare chiunque non fosse colluso al Nuovo Ordine Mondiale.
Se ci pensi, Fausto e Iaio morirono per la stessa logica, pur se solo militanti.
Personalmente, non ho interesse a difendere le destre estreme, ma anche loro ebbero il loro bel catalogo di martiri. Qualcuno volle che due fronti opposti si scannassero, e troppi sono caduti nel tranello. Mi fermo qui, e chi ha orecchi per intendere, intenda.

ravatto ha detto...

Non è...vero ;) che non c'è nulla di vero...non c'è nulla di immutabile...ma c'è Qualcosa, una Luce, diceva lui, che è il senso stesso della vita...la sua Grazia..e finchè gli uomini riconosceranno quella Luce, ci sarà Salvezza (mi viene in mente il sogno di Accattone, quando chiedendo al becchino di scavare un po' più in là la sua fossa, non all'ombra, ma al sole, con quel gesto fa il segno della sua salvezza).
Trovo che in Pasolini ci fosse anche un certo misticismo: infatti, studiò i Vangeli e in una fase della sua vita si recò in Oriente e si avvicinò alle filosofie orientali.

Evguénie Sokolov ha detto...

"Cercare la verità sapendo che non c'è nulla di vero" non me lo sono inventato io. Era la critica del tempo a dirlo e in alcune interviste lui stesso.

ravatto ha detto...

Si però non bisogna prendere tutto alla lettera...se non ci fosse nulla di vero a cosa serve cercare la Verità?
Visto che non è un tema, così, astratto, per pigri, ma una cosa che ci riguarda da vicinissimo, ci comprende diciamo...qual è la tua esperienza personale? Secondo te non c'è nulla di vero nella vita?
Secondo me ci sono moltissime illusioni, quello si...averci a che fare è parte della nostra esistenza umana...una volta che le avremo individuate e superate forse avremo più chiaro il concetto di Verità...è qualcosa che ci riguarda profondamente, che fa parte di noi e di cui noi siamo parte...

Evguénie Sokolov ha detto...

Ma infatti non è un assunto da prendersi alla lettera. Era un mezzo poetico utilizzato in particolare in Trasumanar e Organizzar che è una raccolta a se nell'opera di Pasolini. Credo lo abbia già spiegato John. E poi non credo sia questa la sede per fare certi discorsi...

JJ ha detto...

Si, credo di averlo spiegato e infatti mi tiro fuori.
Poi Evguénie, è vero che Classic Rock non è la sede di una setta mistica, ma credo che ognuno possa esprimere la propria interiorità come meglio gli pare.
Ecco... magari senza calcare troppo la mano...

ravatto ha detto...

Setta decisamente no, non mi piace il pensiero settario, però potrebbe diventare un luogo dove fare anche un po' di auto-coscienza, perché no?
La musica che qui celebriamo parla di queste cose, di liberazione, di consapevolezza, di conoscenza...di strade da fare..

Ultimamente ho sentito questa frase, di Alejandro Jodorowsky ed è pertinente con la discussione: L'uomo non può arrivare alla verità: il massimo a cui può arrivare è la Bellezza, che è il riflesso, il bagliore della Verità..

JJ ha detto...

No, niente "luogo dell'autocoscienza". Qui parliamo solo di quella attinebte ad un certo contesto storico.
Riguardo alla frase di Jodorowsky, beh... era evidentemente un Pasolinano.