Toni Esposito: Rosso Napoletano (1975)

rosso napoletano
UN RAFFINATO INTERPRETE DEL CAMBIAMENTO...

Antonio “Toni” Esposito, nato a Napoli il 15 luglio del 1950, è stato insieme al compianto Karl Potter (di appena un giorno più giovane di lui) uno dei percussionisti che ha maggiormente caratterizzato la scena musicale degli anni Settanta. 

Dal talento innato, sin da adolescente affiancò la sua passione per la pittura sviluppata all’Accademia d’Arte a quella per le percussioni utilizzando qualunque oggetto gli capitasse a tiro: padelle per friarelli, pentole, fustini, lamiere, scatole, blocchi di legno e quant’altro.  

Eclettico e policromo, si inserì nella scena napoletana sin dai tempi dei Volti di Pietra e dei Battitori Selvaggi, frequentò la "casa-comune" che il musicista Shawn Philips aveva acquistato a Positano nel 1967, e lì conobbe stelle di prima grandezza quali il tastierista Paul Buckmaster già stretto collaboratore di Elton John
Nel 1974 arrivò poi il suo primo contratto discografico con la Numero Uno di Lucio Battisti per la quale avrebbe pubblicato tre album: Rosso Napoletano (1975), Processione sul Mare (1976) e Gente Distratta (1977) che gli varrà il Premio della Critica Italiana per la Musica

Di Toni, si dice facesse parte del cosiddetto Napoli Power, un’etichetta coniata dal giornalista e produttore Renato Marengo per identificare quella nuova ondata di musicisti napoletani invaghiti di Jazz e Rock, ma la cui appartenenza territoriale estranea ai centri del potere discografico milanese e romano si trasformava spesso in orgoglio sociale e politico: Showmen, Osanna, Balletto di Bronzo, NCCP e Napoli Centrale

Toni Esposito
In realtà, sin dal suo primo lavoro Rosso Napoletano Toni Esposito preferì mettere da parte la militanza geografica per restituire nel modo più efficace possibile lo spirito della sua terra e della sua gente attraverso affreschi più intimi, eleganti, soffusi e ben lontani dall’aggressività dei colleghi.

Così,  per immortalare quel sound che qualche fantasioso critico aveva nel frattempo ribattezzato “West Costiera”, si circondò dei musicisti più sopraffini allora sulla piazza: il bassista-chitarrista Gigi De Rienzo, il bassista elettrico Bruno Limone, Robert Fix ai fiati, Mark Harris al piano Fender, Edoardo Bennato nei panni di vocalist nella title track, e lo stesso Paul Buckmaster che fu anche direttore artistico dell’intero album. 

Rosso napoletanoProdotto da Renato Marengo e Laura Giuglietti, e registrato a cura di Michelangelo Romano e Giorgio Loviscek negli Studi Chantalain di Bobby Solo tra il settembre e l’ottobre del 1974, il dico d’esordio di Toni traghettò il meglio di Bitches Brew di Miles Davis e del folklore partenopeo in un nuovo linguaggio tanto mistico e minimale quanto melodico e saporito: niente barocchismi di retaggio progressivo o solismi jazz, nessuna concessione alla durezza del rock, ma una verace contaminazione di sapori solari, atmosfere mediterranee e ritratti di persone tanto semplici e marginali ("Il venditore di elastici") quanto capaci di catalizzare straordinari microcosmi sonori

E se è vero che il biennio 1974-75 fu quello in cui il rock progressivo e le avanguardie si spostarono sempre più decisamente verso la contaminazione e la fusion, si potrebbe tranquillamente affermare che Toni Esposito si collocò perfettamente nel suo tempo storico schivando peraltro ogni sospetto di derivatività. 

Certamente qualcuno potrebbe trovare in Rosso Napoletano alcuni riferimenti ai primi Weather Report là dove i percussionisti Dom Um Romão, Don Alias e Airto Moreira ricamavano trame sopraffine sulle intuizioni di Zawinul e Shorter, ma in realtà nel disco di Esposito accadde l’esatto contrario: là erano le percussioni a dettare legge intervenendo nei brani sino al limite del melodico, mentre la band rifiniva contrappuntando. Un biglietto da visita più che originale che non a caso valse al suo alfiere il  titolo di “Re delle percussioni. Onoreficenza meritatissima che lui riconfermò sempre e ovunque suonasse, incluso a quel tormentato Festival del Parco Lambro del 1976 quando insieme a Don Cherry riuscì a riportare un briciolo di serenità all'interno di una situazione tesa e cupa.
Molti lo conoscono solo per la festosa Kalimba de Luna, ma le sue origini furono molto, ma molto più consapevoli.

6 commenti :

Pietro55 ha detto...

Gran bella recensione, per uno dei più validi musicisti italiani. Non a caso nei primi '70, in tanti lo vollero nei suoi dischi: Sorrenti, Bennato, Perigeo... poi, finalmente, ecco il "suo" ROSSO NAPOLETANO, che io trovo un incanto, come pure il secondo.
Gli amanti del prog storceranno un po' il naso. Ma come dice JJ, chi non è stato influenzato da BITCHES BREW? Per il resto c'è tanto di quel folclore napoletano che rendono l' album unico nel nostro panorama musicale.
Un po' di tempo fa, in TV, un giornalista a Toni il perché della svolta. Lui rispose che se avesse continuato a fare la musica degli esordi, sarebbe morto di fame.
Kalimba de luna, ripete un po' lo stesso discorso già fatto sul Sorrenti di Figli delle stelle.
Io sono del parere che ognuno può fare quello che vuole, poi sta a noi, appassionati ascoltatori, saper scegliere.

Pietro55 ha detto...

*...chiese a Toni...

taz ha detto...

..ottimo disco di un grande percussionista "europeo".....il più bello??....personalmente preferisco "Processione sul mare"...e "Gente distratta" forse vira di più sul jazz...cmq un grande artista della scuola "partenopea".....e aggiungiamo De Gregori e Saint Just..ottima scheda!

AttilaMod ha detto...

Il primo LP di Tony Esposito si chiama semplicemente "Tony Esposito" e non "Rosso napoletano" che è solo il nome di un brano dello stesso LP !!!

JJ ha detto...

Grazie correggerò. Mi confermi comunque che sulla label del disco viene riportato "Tony Esposito" e non "Rosso Napoletano"? JJ

frank ha detto...

Sulle labels vengono riportati i soli titoli dei brani + i nomi degli autori/arrangiatori.
Il vinile originale cmq è intitolato "Toni Esposito".
La ristampa su cd invece "Rosso Napoletano".