Area: Parigi-Lisbona (1996, registrato 1976)

recensione
Correva la fine degli anni Novanta, mentre il mercato discografico aveva sempre meno da proporre e ancor meno da pubblicare, gli scaffali dei mediastore e i cestoni degli autogrill si riempivano di merce anomala
Di solito CD e DVD dal packaging convincente e dal prezzo ancor più attraente, ma che contenevano in realtà materiale di dubbia provenienza: video riversati da VHS, prese audio di fortuna, o comunque scarti e provini rinnegati dagli stessi protagonisti. 
Operazioni spesso giustificate come ”rivalutazioni culturali” ma che di culturale non avevano niente. Anzi, alcune facevano talmente pena da far rimpiangere certi bootlegs in vinile di gloriosa memoria che un senso almeno ce l’avevano 

Eppure, in un contesto così sfacciatamente mercantile, qualcuno che investì tempo e denaro per riportare alla luce con passione e competenza testimonianze inedite della storia del rock ci fu sul serio, specie per restituire quanto ancora ignoto del Prog Italiano: imprenditori seri ed onesti che ci hanno trasmesso importanti frammenti sonori e visuali altrimenti perduti o hanno prodotto Cd e Dvd dalla valenza straordinaria. E scusate se non faccio nomi.

Comunque sia, tornando alla fine degli anni Novanta, una delle migliori proposte che mi capitò sotttomano fu Parigi-Lisbona: compendio live della mini-tournèe europea che gli Area tennero nel 1976 poco prima di registrare Maledetti. Nello specifico, alla Fête de l'Humanité di Parigi e al Festival do Avante tenutosi a Lisbona nel periodo in cui gli eredi di Fernando Pessoa approvavano la loro nuova Costituzione. 

festival do avante
Il Cd invero non era tecnicamente un granché: foto di copertina ricavata da uno scatto del 73, poche informazioni, qualità sonora prescindibile, forse qualche editing di troppo, ma questa volta il famigerato ”recupero culturale” riuscì in pieno
Al di là di Are(a)zione e di qualche registrazione come quella del Lambro 76 infatti, le pubblicazioni non-postume degli Area dal vivo furono decisamente poche, probabilmente perchè il gruppo teneva una mole di concerti talmente imponente (200 nel solo 1975) che la Cramps ritenne inutile andare oltre un solo live. 

Ciò che però mi colpì maggiormente di questo Parigi-Lisbona, non fu solo la consueta abilità dei musicisti che traspariva persino da un audio mediocre, ma la loro scioltezza nel conquistarsi le platee internazionali. Ad esempio quella di Parigi alla quale Demetrio illustrò i brani in lingua locale e che venne letteralmente ipnotizzata da una sconcertante versione di Lobotomia. 

Altra perla del disco, se non proprio il suo momento clou, fu l’intro della vivace presentatrice portoghese che lanciò la serata con una consapevolezza magistrale. L’ovvio sospetto è quello che stesse leggendo un testo promozionale della Cramps, ma se invece lo avesse redatto lei, avrebbe dato una prova di una lucidità storica davvero sorprendente. In più, con una perfetta pronuncia italiana dei componenti della band.

Area Parigi Lisbona“È già tutto pronto! Acora una volta la presenza dell’Italia con il gruppo Area. E in questa meravigliosa serata vale la pena presentarli. 

Ma prima vorrei ricordare che secondo il gruppo Area, composto da cinque uomnini italiani provenienti da ambienti professionali molto diversi, la musica jazz sta oggi perdendo molte delle sue caratteristiche di composizione, di attualità e di comunicazione. 

Per questo il gruppo ha intrapreso una strada molto avanzata, tentando di sorpassare ciò che separa il jazz dalla musica pop. Il suo obiettivo è stabilire un contatto il più possibile diretto col pubblico senza compromettere le sue caratteristiche essenziali. 

E ora vorrei presntarvi uno ad uno i componenti del gruppo: Giulio Capiozzo: batteria. Giulio alla batteria! Patrizio Fariselli: piano e clarinetto. Demetrio Stratos: voce e organo. Ares Tavolazzi: contrabbasso, basso elettrico e trombone. E infine, Paolo Tofani: chitarra elettrica e sintetizzatore. 

Il primo pezzo in scaletta è Il lavoro rende liberi. Questa frase era scritta sulle pareti dei campi di concentramento nazisti e mantiene ancora oggi la sua forza e il suo significato. Nella città di Milano che è un campo di battaglia permanente nella lotta di classe, la frase Il lavoro rende liberi persiste come un simbolo contro l’oppressione dell’uomo sull’uomo.” 

Così, a distanza di due anni dalla fine della dittatura di Marcelo Caetano, i ragazzi regalarono al pubblico lusitano e alla loro splendida presentatrice un concerto da mille e una notte, concluso come giusto dalle note dell’Internazionale davanti a una platea entusiasta. Anzi, talmente infervorata che per qualche mese, nelle classifiche di vendita portoghesi, sarebbero stati secondi solo ai Pink Floyd.

7 commenti :

Pietro55 ha detto...

È un album che non ho mai ascoltato e dovrò assolutamente farlo, prima o poi. Nonostante la pessima qualità dell' audio, ma chi se ne frega.
Cosa dire? Gli Area li ho sempre apprezzati proprio perché ostici, portatori di un discorso innovativo per l'Italia, ma credo avrebbero meritato anche all' estero...

Per la cronaca, ieri sera, inspiegabilmente, non c'erano più l' Equipe, ma i Camaleonti che, per il maltempo hanno dovuto dare forfait.
Mi sono dunque perso solo sciocchezze: Applausi,Eternità, L' ora dell' Amore...

ugo ha detto...

meglio per te pietro pensa tu se al posto dell'equipe avessero messo che ne so i JUMBO ma sai che fregatura! ciao ugo
a proposito sei poi riuscito ad ascoltare i primi due lp della bottega dell'arte?

Pietro55 ha detto...

Eppure i Camaleonti, caro Ugo, sono stati il primo gruppo che ho avuto modo di vedere in concerto, nel lontano '68, credo. Eravamo appena una ventina di ragazzini tutti seduti in prima fila, e ti giuro che mi hanno impressionato. Cosa che si ripeterà nel '71 con l' arrivo degli Osanna. Ma qui stiamo parlando di cose turche.

La Bottega dell' Arte?
Ho ascoltato un pezzo qualche tempo fa (Pastelli) dietro tuo suggerimento, e sinceramente non è il mio genere.
Perdonami.

Anonimo ha detto...

Come esordio di stagione non c'è male...
JJ parla degli Area e voi dei Camaleonti e della Bottega dell'Arte. Bravoh!
Comunque l'audio di Parigi Lisbona non è così male. Ho ascoltato molto di peggio.

Joaquim De Souza ha detto...

Ciao. Ricordo che io era al concerto quel giorno e foi una cosa maravigliosa,verdaderamente toccante. Noi altri em Portogallo eravamo vicini alla nostra nuova costituccione e tudo pareva magico. Anche come i pugni levati verso il cielo. Ed è vero anche che dopo molti anni de buio per la gente gli area parsero un poco i pink floyd. Um ciao agli amici italiani da Lisboa.

Pietro55 ha detto...

Questa è una bella testimonianza. Bella e toccante, per l' importanza dell' evento.
Non c'è di meglio dell' essere presenti in "un momento magico" come quello "dopo molti anni de buio"
Un caro saluto all' amico Joaquin.

taz ha detto...

...Celo.....come dicevamo da ragazzini quando si giocava con le figurine Panini.....Certi lavori bisogna averli a "prescindere", come quello di J.Cage a Milano.....è storia....e questa è la nostra storia musicle!!....ottimo ritorno John!!