1969: L'ANNO IN CUI TUTTO CAMBIO'. (1/3)

Con questo mio articolo - la cui prima stesura è stata pubblicata su Vinile n°23 - vorrei inaugurare una serie di post analitici che focalizzino meglio il periodo 1966-1977, l'era del beat e del rock progressivo, ma soprattutto il momento in cui il passaggio dalla fase industriale a quella terziaria, causò conflitti talmente profondi da trasformare l'intero pianeta. L'Italia in particolare, dove le rivendicazioni coinvolsero contemporaneamente - caso unico al mondo - tutte le sue componenti sociali: operai, donne, studenti e il comparto libertario-creativo, dando vita così al corpus antagonista più articolato e logevo della storia contemporanea. Fatemi sapere cosa ne pensate, se il formato va bene, se devo dettagliare qualcosa, eccetera eccetera. Buona Lettura.

Quando si parla di grandi rivoluzioni contemporanee, si cita solitamente il Sessantotto, anno in cui studenti e libertari sfidarono ovunque baronie e istituzioni, e la fantasia si candidò a giustiziare privilegi e ipocrisie: il classismo nelle scuole innanzitutto, storico garante di quella subordinazione ideologica tanto cara alle classi dirigenti, poi lo sfruttamento sul lavoro, volano della crescita capitalistica ma non di quella salariale e non ultimo quel moralismo di matrice catto-borghese che costituiva ancora un formidabile strumento di controllo sulle masse. 

ALBERGO COMMERCIO, Piazza Fontana, Milano 1969
L’immaginazione al potere”, gridavano i giovani ribelli italiani, e di fatto fu proprio nelle strade e nelle accademie che decine di migliaia di ragazzi ipotizzarono dovunque le basi di un imminente cambiamento: da Valle Giulia all’Università Cattolica, dalle contestazioni alla Scala e alla Bussola, sino alla mastodontica occupazione dell’ex Albergo Commercio di Milano, prima applicazione nazionale del concetto: “I diritti non si chiedono, si prendono”.

Nelle maggiori officine italiane invece, accanto al moltiplicarsi delle pratiche organizzate contro un padronato sempre più ingerente, nascevano nuove modalità associative, ideologicamente disallineate dal partito-guida e dai sindacati (es: i Comitati Unitari di Base della Pirelli), e quasi sempre rappresentative di forti disagi politi e sociali. Elementi totalizzanti che persino l’illustre filosofo Jean-Paul Sartre ritenne in grado di stravolgere Stati e sistemi, e infatti così accadde. 

Fu solo nel Sessantanove, però, che tutte le teorie onirico-desideranti formulate l’anno prima si tradussero in forma e sostanza, complici il protrarsi delle agitazioni studentesche; l’escalation delle lotte operaie; lincapacità dei sindacati di dialogare con una base descolarizzata ma risoluta e pragmatica e soprattutto il definitivo consolidamento di tutte le componenti in lotta. Un processo spontaneo che dopo due anni di cauto avvicinamento accorpò studenti, operai, libertari e creativi in un solo, gigantesco movimento di contropotere
Una congiuntura unica al mondo che coinvolse l'Italia intera, ma che in assenza di pacieri sociali sul modello gollista, la trasformò rapidamente in un campo di battaglia.

Impreparato a gestire la crisi, ma anche refrattario a qualsiasi compromesso
lo Stato scelse l’intransigenza e già dalle prime ore dell’anno nuovo la situazione precipitò. 

Viareggio 1969 Scontri alla BussolaDurante il veglione di Capodanno le forze dell’ordine aprirono il fuoco davanti alla Bussola di Viareggio contro un gruppo di giovani dimostranti; il 9 aprile gli scontri di Battipaglia lasciarono sul selciato due morti e duecento feriti, e sedici giorni dopo due bombe esplosero a Milano di cui una nel visitatissimo stand Fiat della Fiera Campionaria. Il 12 maggio ne esplosero altre tre a Roma e a Torino; all’inizio dell’estate si verificarono i primi scontri davanti alla porta 2 della storica Officina 54 di Mirafiori (nel frattempo protagonista del primo sciopero auto-organizzato), e nella notte tra l’otto e il nove agosto si registrarono ben otto attentati ferroviari lungo tutto la penisola. 
 
Autunno Caldo, 1969Durante l’autunno caldo poi, tra scioperi, licenziamenti, picchetti e blocchi delle merci, venne fatto un uso sempre più indiscriminato delle forze dell’ordine, ma a quel punto il proletariato era diventato imbattibile, rafforzato non solo dai due nuovi gruppi filo-operaisti Lotta Continua e Potere Operaio, ma anche dal più eversivo CPM (= Centro Politico Metropolitano, emanazione dei CUB e ritenuto uno dei primi nuclei costitutivi delle Brigate Rosse) che ipotizzò per la prima volta in Italia l’uso delle armi come via principale alla lotta di classe.

E a conferma di tanta conflittualità, ecco canzoni quali Il rosso è diventato giallo del protest-singer Ivan Della Mea, che nell'omonimo album declamerà severo: 
Il fucile è come un compagno del popolo che lotta nella scuola, in fabbrica, a casa e nel campo

WOODSTOCK 1969
JIMI HENDRIX - Woodstock  Free Festival
Queste furono grosso modo le avvisaglie che prelusero al dramma finale,ma non tutti ci fecero caso.
Nella quotidianità infatti, chi non era coinvolto nelle rivendicazioni accademiche, sociali o produttive (ossia la maggioranza della popolazione), trascorse la vita nella più quieta delle normalità, o per dirla come il musicologo Franco Fabbri, allora leader degli Stormy Six: “Il 1969 fu semplicemente la continuazione del Sessantotto”. 
Per molti, le dissidenze in atto erano giusto deplorevoli fastidi da sopportare pazientemente, tant’è che mentre un flusso ininterrotto di rivolte solcava il pianeta da San Francisco a Istanbul, da Rio de Janeiro a Rabat, da Belfast ad Harlem, da Detroit a Praga, l’Italia sembrò quasi non accorgersene.

STONEWALL 69 (foto: Harward University)
Nell’inverno in cui i Beatles ci salutarono dal tetto di Savile Row, Jan Palach s’immolò per la sua Cecoslovacchia e Jim Morrison venne arrestato a Miami per atti osceni, noi incoronavamo a sovrani delle classifiche Zum Zum Zum, Al Bano, Romina e Gianni Morandi
Mentre centinaia di ragazzi morivano ad Hamburger Hill, Brian Jones soccombeva all’eroina e l’uomo approdava sulla Luna, tutti acquistavamo felici il 45 giri Eloise di Barry Ryan, ottantaseiesimo in America ma curiosamente primo nel Belpaese. 

Allo stesso modo, mentre diecimila Lgbt si ritrovavano a Stonewall per difendere i loro diritti, in decine di migliaia invadevano Woodstock e Wight, gli Hell’s Angels insanguinavano Altamont e la Manson Family Cielo Drive, sempre noi ci lasciavamo cullare dai pensieri d’amore di Mal, dalla Lisa di Mario Tessuto e dalle rose di Massimo Ranieri, icone di un’Italietta apparentemente sbarazzina e permissiva, ma all’occorrenza inflessibile nel silenziare capolavori della modernità quali Medea e Je t’aime… moi non plus

CONTINUERA' NELLA SECONDA PARTE >>>

1 commento :

ugo ha detto...

bellissimo post com'è nel tuo stile john mi fa molto piacere che tu abbia citato lo sciopero del 9 aprile e pensa tu mio padre(buonanima)mi raccontava spesso di quel moto cittadino e lui che era operaio fieramente comunista lavarava presso lo zuccherificio che avevamo qui in battipaglia dove in più di un occasione fu vinto il mercurio d'oro per via dell'alta qualità e raffinatezza del prodotto stesso.e papà spesso mi raccontava dei due giovani che persero la vita un maschio e una femmina e data l'importanza dell'evento fu spesso citato nei vari telegionali dell'epoca!poi dopo quell'evento lo zuccherificio sospese la produzione e i vari operai dovettero scegliere un altro stabilimento dove lavorare e mio padre scelse di fare il pendolare presso MELFI località divenuta famosa per la FIAT
non nascondo che mentre scrivo mi sto commovendo perchè hai saputo rimuovere vecchi ricordi dai noi lettori tutti aspettiamo con voglia che tu finisca le altre due parti per ora grazie e a risentirci ugo