Battiato: pubblicità divani Busnelli (1971)

 

Franco Battiato 1971

 Studente di medicina con la passione della pittura, nel 1963 fonda il primo studio l'Al.Sa, Albergoni-Sassi, rispettivamente art director e copywriter e trasformatosi in seguito in agenzia e soci di una tipografia. La struttura si configura come una sorta di factory warholiana in cui trovano spazio intellettuali e artisti di ogni genere. L'intento di Al.Sa è quello di spaziare, colpire l'attenzione in modo inusuale inducendo alla riflessione.

«La nostra firma era non tanto mettere in evidenza le qualità del prodotto, ma utilizzare un gioco che a volte era sofisticato, a volte era violento, a volte era ironico, a volte scherzoso, ma mai di immediata intelligibilità: un esempio è il manifesto del divano Busnelli».
 

Grazie a un gioco che al contempo maschera e svela, Sassi si serve della semplice pubblicità di un divano per convogliare l'attenzione non solo sul prodotto ma sull'operazione in sé.
Sul divano fa sedere Battiato che indossa un paio di pantaloni a stelle e strisce (prestati da Claudio Rocchi), degli stivaloni neri e una maglia nera e rosa. La faccia è ricoperta con pittura bianca, pastosa, che tende a screpolarsi trasformando il volto in una sorta di maschera


Siamo nel 1971; racconta Battiato stesso: «Avevo un gruppo (gli Osage Tribe) e in scena ci dipingevamo la faccia di bianco. Un giorno Gianni mi ha chiesto se poteva farmi delle foto... Ha voluto che mi truccassi come quando salivo sul palco ma, sotto le luci, il make up si è seccato creando delle inquietanti crepe sul viso».
A condire il tutto c'è lo slogan: "Che c'è da guardare? Non avete mai visto un divano?"
I manifesti invadono tutta Milano e l'immagine di quello strano personaggio diventa popolare.

(dal sito www.urlodelsole.it) 


... e poi c'è la storia della famosa pubblicità del divano. Ma lui le aveva detto che avrebbe utilizzato quella foto?


“No. Busnelli, il padrone dell'azienda di divani, gli tolse la commissione. Arrivarono migliaia di lettere di protesta. La cosa andò così: Sassi mi disse che voleva fare un servizio fotografico, nel suo stile provocatorio, al gruppo con cui suonavo allora, gli Osage Tribe. Avevo degli orrendi pantaloni con la bandiera americana che mi aveva regalato Claudio Rocchi (grande musicista e cantautore, recentemente scomparso, ndr), degli occhiali, un paio di stivali e in faccia e sulle mani avevo messo del cemento che, sotto i riflettori, iniziò a creparsi. Mi fece sedere su un divano ma io non avevo proprio idea che volesse usare quella foto per fare la campagna pubblicitaria dei divani Busnelli. 

Fu una campagna massiccia: quella foto era ovunque. Quando la vidi mi arrabbiai, c'era questa foto con la scritta: 'Che c'è da guardare? Non avete mai visto un divano?'. In quel periodo andai a fare la visita militare. Mentre aspettavamo c'era uno che sfogliava una rivista. A un certo punto si ferma alla pagina dove c'era la pubblicità del divano e dice: 'Ma guarda un po' questo trans!'. E io: 'Ma no, è solo un trucco pubblicitario'. Non mi riconobbe nessuno. Non era facile del resto, per fortuna”.

(grazie a Repubblica.it)

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