The Clash: Palasport, Milano 28/2/1984

SERIE: VALS DEL RECUERDO


THE CLASH
Palazzo dello Sport - Milano 28/02/1984

Se in Inghilterra il Punk cessò di esistere intorno al 1979 trasformandosi via via in realtà più modernizzanti, in Italia il movimento rimase attivo e visibile almeno fino al 1989 grazie soprattutto alla presenza dei Centri Sociali Occupati che ospitavano e promuovevano le diverse realtà antagoniste.

In un tale marasma energetico, va da sé che durante certi spettacoli selezionati o di particolare rilevanza conflittuale, potessero verificarsi delle sovreccitazioni, dei conflitti o addirittura delle vere e proprie risse: non dico pari a quelle degli anni '70, ma abbastanza ragguardevoli.
Questo lo sapeva il pubblico e lo sapevano bene anche gli organizzatori dei concerti che tentavano di minimizzare questi inconvenienti..

Purtroppo però, questo assunto socio-culturale doveva essere completamente sfuggito ai promoter milanesi del concerto dei Clash il 28/02/1984 al Palasport, i quali non trovarono nulla di meglio di riempire il parterre con delle SEDIE DI LEGNO, ordinatamente disposte in fila come se a suonare ci fosse De Andrè.
In sostanza, se il palcoscenico stava quasi in mezzo al palazzetto, tutta la platea era occupata dalle maledettissime sedie sulle quali, secondo l'organizzazione, tutti i punks di mezza Italia avrebbero dovuto signorilmente accomodarsi per vedere il grande gruppo Inglese: magari sorseggiando un Tè e mangiando biscottini.
Ovviamente non fu così.
Appena misi piede nel calderone (ero arrivato abbastanza presto), la prima cosa che incontrai fu una sedia volante che a momenti mi prese in pieno.
Tra l'altro, ero con la mia ragazza di allora che si spaventò a morte e mi fece delle menate orribili che durarono almeno fino alla fine del concerto (e del rapporto che finì poco tempo dopo).
Ovviamente, nel giro di una ventina di minuti le sedie non c'erano più, ridotte a una poltiglia di oggetti contundenti che i vari attori sociali usavano un po' come meglio credevano.
Le 12.000 persone presenti erano già iper-riscaldate quando, in mezzo a quel casino di alcol, Punks gente incazzata e pubblico terrorizzato arrivarono i Clash (supporter: I "Not Moving", ma quelli non me li ricordo).

Il palco era un fantastico insieme tecnologico di luci e di monitor che sparavano a tutto contrasto i video più evocativi possibili. Gli spot, algidi e variati, illuminavano i musicisti che si davano un gran da fare nel dinamizzare il più possibile le loro storiche hit: London's Burning, Carreer opportunities, London Calling, Train in vain e via dicendo.
Anche senza Mick e Topper i ragazzi si difendevano bene.
L'energia era ai massimi livelli e credo di non aver mai assistito a nulla di più vitaminico dai tempi dei Sex Pistols. Il concerto fu un tutt'uno di rock e rivoluzione: di quelli che non ti dimentichi tanto facilmente.
Ad un cero punto, abbandonai la mia tipa che si era barricata sul terzo anello e scesi a pogare: credo durante Spanish Bombs, uno dei miei pezzi preferiti.
Sebbene quando pogo, io sono una belva felice, mi ritrovai in una situazione assurda in cui i ragazzi erano veramente incattiviti e in parecchi si affrontavano con i bastoni ricavati dalle sedie.
L'elettricità era pessima e probabilmente lo percepirono anche i Clash che, al di là della loro professionalità, diventarono col passare del tempo freddi e nervosi.
Ricordo che incassai un paio di provocazioni e scappai via di lato. Soccorsi una tipa che era stata colpita malamente e rimasi in un cantuccio ad osservare la fine del concerto.
Forse, mi dissi: "il grande spirito del Punk è finito anche qui", o forse qualcuno vuole affossarlo.
Non so come mai, ma ad un certo punto diventai triste.

I Clash comunque furono fantastici: anche se più "lookie" dei primi tempi, non si risparmiarono in energia e comunicatività.
Sono felice ancora oggi di averli visti dal vivo e soprattutto, che la loro nobile anima proletaria continui a permanere come un punto di riferimento nel grande baraccone del rock.

THE CLASH: Out of control tour" (1984)
Joe Strummer voce e chitarra
Paul Simonon voce e basso
Nick Sheppard chitarra (formerly: Mick Jones)
Vince White chitarra
Pete Howard Batteria (formerly Topper Headon)

14 commenti :

Giampaolo ha detto...

Ciao! Mi dispiace per la tua ragazza di allora! Quindi nel 76 muore il progressive nasce il punk e poi nasce la new wave in Inghilterra. Giusto? Sto ascoltando gli opus Avantra. La del Monaco come la ritieni come soprano?
ciao!

J.J. JOHN ha detto...

Si, in Inghilterra diciamo che il Punk è durato grosso modo fino alla fine del 1979. Il suo posto è stato preso dalla new Wave che, a sua volta si è velocemente ramificata in altri rivoli.
In Italia è durato molto di più, specie nelle grandi città.
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Suppongo tu stia acoltando il primo album degli Apus Avantra: quello appunto con la Del Monaco.
Lei è indubbiamente un'ottima cantante (e non c'è da stupirsene visto lo zio che aveva) ma non mi pare sia un soprano "tout court".
Te la passo come confidenza ma non dirlo a nessuno: preferisco Patti Pravo (immagina "Il pavone" cantata dalla Patti...).

Anonimo ha detto...

Bella descrizione! Sembrava un "ritorno al futuro"! Sembrava di essere là! Finalmente siamo al fenomeno punk! Molti amanti del prog storcono il naso col punk ricordando la "grande truffa del rock 'n' roll" Mc Laren e dicono che fu un "fenomeno costruito a tavolino". Secondo me fu un movimento di base con una spudorata sincerità (ad es. ammettere il legame di TUTTO il rock con lo show business)e che rischiò davvero di scardinare un sistema di valori. Per me fu importante come il beat, sia nelle forme che nei contenuti. e fuanche un movimento molto libertario con quattro accordi e qualche strumento chiunque avesse qualcosa da dire lo poteva dire... Tu da musicista cosa ne pensi?
ciao
(ofValley)

JJ JOHN ha detto...

Grazie OffValley, è un commento incoraggiante per una nuova rubrica.

Il Punk è stato SICURAMENTE un movimento "di base" sia in quella parte di Manhattan (dove è nato), sia a Londra dove ha attecchito.
L'intento era quello che dici tu: scardinare un sistema di valori che rischiava di inglobare la musica nella sua autocelebrazione. Ma non solo.
In Europa si è anche tradotto in un movimento sociale che, per quanto asociale fosse, era la rappresentazione dei disvalori di fine '70. In Italia anche oltre.

Da EX musicista posso dirti che ho sempre pensato che chi suona, la musica la deve sapere. Punto.
Tra l'altro i Damned, gli Stranglers e Siouxsie and the Banshees erano ottimi strumentisti, per cui la storia che "i Punks non sapevano suonare" è in parte una palla.

Cmq Tecnica o no, l'importanza del Punk è stato, oltre ai valori sociali, l'IMPATTO con cui li ha perseguiti: un'energia che mi manca molto ancora oggi. JJ

Anonimo ha detto...

E chi la compone deve saperla la musica? Molte volte il progetto è così originale e "potente" che saper suonare è un po' secondario. Penso ai Sex Pistols che mi piacciono molto, ma anche a Cage con i "pianoforti preparati" e le registrazioni dei rumori ambientali, a Satie e alla rpetizione di una nota sola al piano per 24 ore, A m.lle lE gLADIATEUR di Battiato(GOUTEZ ET COMPAREZ?),a Varese di Ionisation, a Eno, ai vari molti performers arte/video/gesto di oggi....
(of Valley)

Giampaolo ha detto...

Cosa intendi con non mi pare un soprano "tout court"?
Sto leggendo il libro di Barry Miles su Frank Zappa e proprio avant'di notte ho letto di Varese.
Ciao!

J.J. JOHN ha detto...

@ offvalley:
Io sono dell'avviso che qualunque compositore o strumentista deve assolutamente sapere la musica: da autodidatta o no, ma la deve sapere.
Poi capita anche che un dilettante abbia successo, ma se non si mette a studiare, si ferma in fretta.
Cage, Satie, Eno, Varese, Battiato, sono tutti musicisti completi.
Poi è ovvio che se uno fa un brano con una sola nota ripetuta per 24 ore, (o un quadro con una sola linea) può sollevare qualche perplessità, ma quelle sono sperimentazioni portate avanti da artisti che hanno già dimostrato la loro valenza tecnica.

@ Giampa:
Accidenti, fai benisssimo! Tra poco verrò da te a prendere lezioni :-)
Sulla Del Monaco mi pare che nel disco non usi una tonalità da soprano: mi sembra più un contralto drammatico, ma posso anche sbagliarmi.
Cmq, pur essendo brava ed espressiva, personalmente non finisce di piacermi.

Anonimo ha detto...

c'ero anche io... uno stupefacente delirio

Anonimo ha detto...

anche io ero al Palasport quella sera e penso che tu abbia fotografato perfettamente la situazione... comreso un pizzico di trstezza finale

Anonimo ha detto...

scusate, ho dimenticato una "p" e una "i" - sarà l'emozione... ;)

Anonimo ha detto...

partimmo in quaranta da Roma, tutti rigidamente e volontariamente senza biglietto, rimediatone uno facemmo le fotocopie nel metrò e poi tratteggiammo i buchini del pezzo da strappare all'ingresso con uno spillone. La mattina avevamo litigato in un bar, ostentando il nostro dialetto, il pomeriggio avevamo litigato in una pizzeria per il sapore del vino, e dopo aver litigato all'ingresso del palasport litigammo coi punk dentro che mostravano sul petto stelle rosse e svastiche. Che stupidi e che bello che era. saluto tutti, baristi pizzettari pogatori buttafuori punks...punk not dead! giulio in Umbria

U G O ha detto...

EH EH CARO JOHN I CLASH LI HO VISTI PURE IO A CAVA DEI TIRRENI NEL 82 ERA L'ANNO DI COMBAT ROCK E FECERO UN ORA E 20 BELLA TIRATA POI MI PORTAI UN RADIOLONE CON LA SPERANZA DI POTER REGISTRE UN BOOTLEG MA NON ME LO FECERO ENTRARE POI A FINE CONCERTO IL BAR DOVE LO AVEVO APPOGGIATO ERA CHIUSO E LA MATTINA DOPO RIUSCII A RECUPERARLO MENTRE IL MIO AMICO(SALVATORE)PERSE LA CASSETTA DI ERIC CLAPTON JUST ONE NIGHT CHE IO GLI AVEVO REGISTRATO UNA DELLE MIGLIAIA DI TAPE CHE FACEVO A TUTTI(CANI E PORCI COMPRESI)!POI RIUSCIMMO A INCONTRARE DUE DEL GRUPPO CHE CAMMINAVANO NEL CENTRO DI CAVA E LI MI FECI FARE UN AUTOGRAFO DA JOE STRUMMER UN RICORDO BELLISSIMO CHE MI PORTO SEMPRE NEL CUORE(OLTRE ALLE SPUTAZZATE CHE MI BECCAI DURANTE IL CONCERTO E IL RELATIVO POGO A CORREDO.CIAO UGO

RICCARDO BRANDONI ha detto...

C ero anche io. Allora facevo il militare a Piacenza. 83-84.

JJ ha detto...

e tu che hai impressione hai avuto, Riccardo?