Cacciatori di Prog: storia del disco raro in Italia.

vinilmaniaMilano, Sabato 6 settembre 1986: una strana folla di personaggi proveniente da tutta Italia si muove incessantemente lungo il centralissimo Corso Buenos Aires arrivando a grappoli dalle fermate del metrò di Lima e di Porta Venezia.
Armati di sacchetti pieni di dischi, si dirigono nelle tranquille stradine opposte alla storica "casbah" via Panfilo Castaldi.

Cosa sta succedendo?

Non tutti ne sono consapevoli, ma è cominciata un'epoca: quella delle "Conventions del Disco".
In quel weekend infatti, si tiene presso la "Sala Venezia" di Via Cadamosto la prima edizione di "Vinilmania", la fiera del disco raro e da collezione ideata da Fulvio Beretta, Guido Giazzi e Dario Maffioli, che arriverà in poco più di un ventennio a contare oltre 60 edizioni.

Da quel momento, diventerà sempre più difficile - se non impossibile - acquistare al normale prezzo di un disco usato (1.500-5.000 lire) non solo quei vinili che assurgeranno di lì a poco allo status di "introvabili", ma persino i titoli relativamente più comuni: Pfm, Banco, Area, Orme.
Nel giro di pochi anni, quella kermesse discografica si doterà di sedi espositive sempre più vaste, passando dagli angusti spazi della nativa "conference room" al Parco Trotter, sino a stabilirsi definitivamente negli oltre seimila metri quadri del Centro Esposizioni di Novegro e arrivando a contare oltre 300 espositori, di cui un terzo provenienti da dall'estero.

Un fenomeno commerciale dunque ma anche di costume, che è arrivato col tempo a rivalutare e riproporre all'attenzione del pubblico artisti e generi musicali altrimenti dimenticati: Underground, Psichedelia, Black Music, Paysley, Garage e soprattutto Progressivo - Italiano in particolare -.
Quello che state per leggere, è un breve racconto sulla vinilmanìa: chi e perché l'ha catalizzata, in quale contesto ha avuto origine e come si è evoluta a partire da quel fatidico 1986.

1 - Praefatio cum figuris
il discomane milano 
Per un appassionato di musica Pop Italiana che vagabondasse a Milano nella prima metà degli anni '80, non era così difficile imbattersi in dischi "particolari" che potessero attrarre la sua attenzione.
Di luoghi deputati alla loro vendita ce n'erano veramente tanti: la storica ed informale "Fiera di Sinigaglia" in Via Calatafimi (dove si annidavano personaggi straordinari come Giulio "ciao fratello" Campana, il Baby e l'Ivano), il neonato negozio "Il Discomane" in Ripa di Porta Ticinese, "Rossetti Dischi Usati" di Maurizio e Guido in Piazza Sant'Agostino, "Metropolis" in Via Padova, "Golden Time" di Via Garian, "Rolling Dischi" di Piazzale Lagosta, "Supporti Fonografici" in Corso di Porta Ticinese, "Zabriskie Point" in Galleria Unione, "Psyco" di Via Molino delle Armi, "Tape Art" in Corso di Porta Vigentina, un non meglio definito negozio di orologeria in Via Palmanova che distribuiva materiale autoprodotto oggi rarissimo e la CUEM, cooperativa studentesca all'interno dell'Università Statale.
E questo solo per citarne alcuni.

A queste realtà selezionate si affiancavano poi vere e proprie istituzioni quali il "New Kary" di Piazza San Giorgio, storico luogo di ritrovo giovanile del sabato pomeriggio, "Bigi" e "Buscemi" in Corso Magenta, le "Messaggerie Musicali" in Corso Vittorio Emanuele, "Ricordi" in Galleria, "Mariposa" in Porta Romana e "Rasputin" in Piazza Cinque Giornate.


progressive italiano_3In ognuno di questi punti vendita, non era affatto difficile appropriarsi per poche migliaia di lire di qualche titolo oggi ricercatissimo e questo accadeva in quanto nella seconda metà degli anni '80 il Prog Italiano era considerato non solo un genere fuori moda, ma commercialmente defunto.
Per certi negozianti dunque, non era un problema smerciare a poche lire il primo album di Franchi-Giorgetti-Talamo o quello dei Blues Right Off perché, se da un lato non era possibile prevedere che sarebbero diventati dei dischi da collezione, dall'altro era perfettamente normale mettere in saldo ciò che non si vendeva più e rivitalizzare il magazzino con merce più appetibile.

Oltretutto, in molti sapevano che centinaia di titoli originali di Pop Italiano giacevano ancora inerti negli enormi stocks dei grossisti di provincia (es: "Carù dischi" di Varese e altri di Bergamo, Brescia, Como ecc…), per cui non sarebbe stato comunque un problema ordinarli se e quando necessario.
Con l'avvento del fenomeno delle conventions però, tutto cambiò nel giro di pochi mesi ed ognuno di quei trentatré giri scomparve improvvisamente dal mercato per poi riapparire misteriosamente iper-valutato.
Gli anni '80 si sa, erano un periodo di grande auto-imprenditorialità e di altrettanta disponibilità finanziaria e fu così che il capitale trovò un nuovo sistema di circolare.



2 - Cambiano le cose 
A differenza di quanto si può pensare, i primi grandi sensori a livello "consumer" di questa trasformazione non furono affatto le conventions - ancora circoscritte a pochi intimi -, ma gli stessi negozi di dischi usati dai cui scaffali si erano letteralmente volatilizzati interi cataloghi di Pop Italiano anni '70.

Ma perché, salvo poche eccezioni, sin dai primi mesi del 1987 non era più possibile trovare alcunché di quei vecchi gruppi che sino ad allora giacevano invenduti tra i dischi di Marco Ferradini e Sergio Caputo?
Può sembrare un mistero ma, nella realtà, molti dei rivenditori più avveduti avevano già fiutato l'imminente tempesta commerciale.

Ricorda Maurizio Rossetti:
"Capitava nei primi anni '80 che arrivasse qualcuno in negozio lasciandoci delle" wanted-lists" fotocopiate in serie, in cui compariva tutta una serie di offerte inerenti a dischi di Prog Italiano. I prezzi non erano quelli stellari di oggi, ma comunque parecchio superiori a quelli a cui li vendevamo noi.
Che so: venivano offerte 30.000 lire per Scolopendra degli Alluminogeni quando noi lo davamo via a 2.500.

Per molti colleghi diventava dunque ovvio che, se gli capitava un pezzo di quelli, lo conservavano non più per il pubblico, ma per questi soggetti di cui la maggior parte erano Giapponesi…

E' chiaro dunque, che a monte dell'esplosione delle conventions ci fosse già un'offerta reale.
"

Chiaramente, non possiamo biasimare i commercianti di allora per aver fatto il loro mestiere, ma è altrettanto verosimile che un certo "modus operandi" abbia spalancato le porte a un nuovo e imprevedibile mercato.

In pratica, dopo il 1987, si mise in moto tutta una categoria di soggetti che avevano come unico scopo quello di catalogare, rivalutare, reperire, rivendere e, al limite, ristampare in Cd certi selezionatissimi dischi di Progressive Italiano o qualche altra rarità straniera.
Gli aggettivi "rare", "mint" o "very good plus plus" cominciarono magicamente ad essere applicati in territori sino ad allora inesplorati.
Introvabili non erano più dunque le sole "butcher covers" dei Beatles o qualche remota incizione Jazz, ma anche e soprattutto "Scolopendra" degli Alluminogeni, "Tardo pede in magiam versus" degli Jacula, "Fetus" di Battiato, "Ad Gloriam" e l'"Aurora" delle Orme, "Inferno" dei Metamorfosi, e "Dedicato a..." delle Stelle di Schifano: tutti titoli che, guarda caso, erano in testa alle famigerate "wanted lists".


Lungo il triennio successivo, a questa primigenia manciata di vinili, se ne aggiunsero gradualmente più di 150, creando non poche perplessità tra gli acquirenti e gli stessi possessori di materiale potenzialmente raro.

Nella pratica, il punto cruciale della nostra situazione era che, a differenza di altri stati più evoluti dal punto di vista del modernariato (Inghilterra, Germania, Belgio ecc), in Italia non solo non esisteva un catalogo ufficiale dedicato alle rarità nazionali sul modello del "Record Collector", ma neppure un semplice compendio cartaceo in cui si quotassero i dischi più ricercati.
Unica eccezione, la rivista trimestrale "Raro" (nata a Roma nel 1987), che includeva in ogni numero almeno una monografia dettagliata su un gruppo Italiano con storia, discografia e prezzi.
Per inciso, tra i primi artisti nostrani ad essere recensiti comparivano Balletto di Bronzo, Quella vecchia Locanda, Battiato e Rovescio della Medaglia.

In buona sostanza, fatta eccezione per alcuni negozi specializzati (es: "Vinyl Magic" di Viale Tibaldi e "Kaliphonia" di Via Aosta a Milano) non era infrequente imbattersi in antiquari improvvisati disposti a tutto pur di ricavare l'impossibile anche da dischi relativamente comuni: questo sia inconsapevolmente che per scelta.

In una tale anarchia commerciale, encomiabile fu lo sforzo del ventiseienne collezionista Torinese Paolo Barotto che nel febbraio del 1989, pubblicò privatamente "Il ritorno del Pop Italiano": un libro che pur gravato da qualche imprecisione, fu la prima vera pubblicazione sul Prog tricolore con tanto di potenziali quotazioni espresse in scala alfabetica (da A= disco comune, sino a G= disco impossibile da trovare), numerose fotografie in bianco e nero di copertine di cui non si conosceva neppure l'esistenza e persino una breve analisi storica del movimento.

"Ho iniziato a ascoltare musica nel 1972 a nove anni.", ricorda Paolo Barotto, "Verso il 1977 ho iniziato ad acquistare tutti i dischi dei gruppi italiani con i nomi più “strani” che mi capitavano a tiro […] e cominciai una scrupolosa ricerca di catalogazione che durò dal 1979 al 1989. Nel 1989 si tenne a Milano la prima fiera del disco: in quella occasione conobbi persone di mezza Italia con cui ero in contatto da anni. […] Molti mi telefonavano per sapere quanti dischi aveva fatto il tal gruppo, chi ci suonava, ecc… Mi venne così l’idea di pubblicare un libro da far conoscere principalmente a queste fiere. […]"

Per quanto possa sembrare strano, il libro di Barotto, oggi alla quinta edizione, andò esaurito in brevissimo tempo dando una spinta enorme al nascente mercato della vinil-manìa che crebbe esponenzialmente, sino a provocare in meno di un lustro un vero e proprio terremoto culturale.

Vennero gradualmente ristampati praticamente tutti i dischi di pop Italiano e l'interesse per il Prog italico lievitò anche a livello internazionale (si pensi che nei primi anni Ottanta il 90% delle ristampe era destinato quasi esclusivamente al Giappone). Nuove generazioni riscoprirono un mondo a loro sconosciuto e, specialmente nel 1993, il mercato del vinile da collezione raggiunse un volume d'affari enorme.
Non a caso, fu proprio in quell'anno che la rivista "Raro", passò dalla sua originale tiratura trimestrale alla frequenza mensile, ad esclusione di un solo numero che accorpava i mesi di luglio e agosto.
In altre parole: il Prog non solo era rinato, ma era diventato soprattutto un business.



3 - Strategie del desiderio


Quando nella seconda metà dell'800 Karl Marx pubblicò le sue teorie sui processi di produzione del capitale, di sicuro non poteva sapere chi erano i "Metamorfosi" o cos'era un Compact Disc e per certi versi, è stato meglio così.

Marx infatti sapeva che inserendo la merce in un determinato ciclo economico, si potevano generare delle anomalie dovute per esempio, all'aumento spropositato del suo valore di scambio o peggio all'alterazione del suo valore d'uso.
Non voglio quindi neppure immaginare cosa sarebbe successo se il grande filosofo tedesco fosse stato vivo tra il 1989 e il 1993, quando il nostro mercato venne improvvisamente invaso da una pletora di ristampe Progressive.

Inizialmente, tra i principali artefici italiani di questa ondata di carbonio e vinile c'erano la Vinyl Magic di Viale Tibaldi 29 a Milano e la Mellow Records di Sanremo, a cui fecero seguito altre prestigiose discografiche quali la Contempo di Firenze e la Arcangelo.
A queste etichette indipendenti, si affiancarono poi le labels originali (Fonit, Cetra, Cgd, ecc …) che provvidero anch'esse a ripubblicare parte del loro catalogo anni '70 e a costi molto variabili.
Dall'altra parte del globo intanto, i Giapponesi cominciavano a rispedirci indietro sotto forma di disco o di Cd le loro costose edizioni dalle grafiche fedelissime, straripanti di informazioni e spesso appoggiandone la distribuzione su potenti multinazionali: Emi, Polydor, Toshiba eccetera.
Fatto salvo il valore culturale di un operazione del genere, il grosso problema dell'utente finale stava però a questo punto, nel destreggiarsi tra le varie fasce di prezzo che oscillavano pericolosamente tra le 5.000 e le 40.000 lire, ma non solo.
Nella pratica, non era per nulla infrequente imbattersi in due titoli praticamente identici di cui uno veniva venduto a prezzo da "cestone da Autogill" (circa 3.500 lire) e un suo omologo a 35.000 lire, cioè il decuplo.
Questo palesava non solo una dubbia sovrapposizione in merito al "possesso e alla cessione delle edizioni musicali" ma, più malevolmente, alimentava sospetti riguardo a un'opinabile gestione dei ricarichi, sia nei confronti di chi pubblicava, sia di coloro che stavano cedendo i propri diritti.

Ricordo a questo proposito che Mauro Moroni della prestigiosa Mellow Records, si sentì in dovere di scusarsi per le 40.000 lire della ristampa in Cd di "Tardo Pede in Magiam Versus" degli Jacula a causa dei copiosi diritti versati al loro leader Antonio Bartoccetti:
"We made him a rich man", dissero le note del suo catalogo di allora.


Tuttavia, ciò era nulla rispetto alle contraddittorie fluttuazioni che parallelamente stavano avvenendo sul mercato del vinile usato.
Proprio in quell'ambito infatti, si stava consumando la più selvaggia celebrazione del neocapitalismo mai vista nel modernariato contemporaneo.

Determinati dischi, inizialmente costosi o considerati rarissimi, perdevano verticalmente il loro valore solo per il fatto che erano stati ristampati in Cd, o peggio, per perché ne erano spuntate 200 copie sigillate da qualche remoto magazzino di provincia.

Ancora: Maurizio Rossetti ama citare ad esempio il caso di "Caronte" dei Trip che venne venduto a cifre ragguardevoli sino al momento in cui non fu ristampato, perdendo da quel momento almeno un terzo del proprio valore.

In altre parole, era palese che buona parte del collezionismo discografico non si basasse sul reale valore di un oggetto o su di una sua valutazione scientifica in termini di modernariato, ma semplicemente su "strategie del desiderio" che ne facessero lievitare il valore in base all'impossibilità di accedervi (una cosa molto simile al mercato Thailandese degli orologi falsi, dove un Rolex Oyster costa stranamente più di un Chopard).

Ovviamente, questo genere di fluttuazione era paradossale rispetto al suo stesso mercato: sarebbe come se la Gioconda di Leonardo perdesse di pregio in proporzione alla quantità dei suoi cloni messi in circolazione.
Oltre a ciò , si consideri che tale svalutazione insisteva proporzionalmente molto più sull'acquisto che non sulla vendita, in modo da garantire ai "mercanti di vinile" sempre lo stesso ricarico, se non addirittura maggiore.
Se per esempio un disco veniva rivenduto a 90.000 lire perché era stato acquistato a 30.000 (ossia la metà del valore meno il 30% circa) , dopo la sua ristampa in Cd poteva si valerne 60.000, ma a quel punto, il prezzo d'acquisto sarebbe sceso a non più di quindicimila. E via di questo passo


.Fortunatamente, questa spirale speculativa dovette ridimensionarsi in pochi anni con l'avvento delle nuove tecnologie globali di comunicazione (leggi: Internet e aste telematiche) che, al di là delle contraddizioni, hanno perlomeno restituito il mercato alla sua originaria natura di rapporto tra domanda e offerta.
Oggi, i dischi che contano realmente continuano a mantenere una loro valenza commerciale e quelli supervalutati sono stati ridimensionati ad un valore perlomeno verosimile.

La strada da fare tuttavia è ancora molta.
In questo senso, occorrerebbero non solo dei cataloghi periodici e universalmente riconosciuti inerenti le costanti e mutevoli quotazioni del vinile usato, ma anche e soprattutto un preciso quadro legislativo sulla loro vendita, che abbia rispetto sia dei commercianti che dei latori del diritto d'autore.
Tutto questo per non mandare allo sbaraglio gli utenti finali e la stessa musica, che in fondo, è una delle migliori compagne della nostra vita.

John N. Martin - maggio 2009


L'INTERVISTA A PAOLO BAROTTO E' DI GAETANO MENNA
SI RINGRAZIANO MAURIZIO ROSSETTI DI Rossetti dischi usati, AMOS DI Psyco E
GUIDO GIAZZI PER LA PREZIOSA COLLABORAZIONE PRESTATA

8 commenti :

davide/isidax ha detto...

ho smesso di frequentare quei brutti posti che sono le Fiere del disco usato, tutte le volte quel che volevo vendere io non valeva quasi nulla per poi trovare lo stesso LP a prezzi folli qualche bancone più avanti. Ora su E-bay vedo certi CD, tipo i doppi di renato zero a circa 150€ prezzo secondo me esagerato. PS se qualcune è interessato per 100€ l'uno glieli dò io )))))

orso ha detto...

leggerti è sempre un piacere! una bella riscoperta del mio passato.
giuseppe
l'Aquila

taz ha detto...

Bella lettura...ma i mercatini continuano ad essere una bella truffa..ciao

Jj JOHN ha detto...

Siccome mi sono già attirato abbastanza crtitiche per questo articolo, preciso che le conventions in se non sono delle truffe, anzi: sono veicoli essenziali per la cultura musicale.
E'il mercato del collezionismo italiano che andrebbe maggiormente regolamentato e resposabilizzato.
Questo sia per evitare quotazioni improponibili, sia per scansare coloro che le applicano.

Anonimo ha detto...

Sarebbe interessante sentire qualche storia relativa a qualche 'ritrovamento' recente e del tutto casuale di dischi di gran valore usciti 40 anni fa...

J.J. JOHN ha detto...

... come quel tipo su EBay che tra i suoi tappeti persiani ha trovato una copia mint di Scolopendra?

... oppure quello che aveva una copia di Exploit tra le cianfrusaglie dei genitori e non sapeva nemmeno di cosa si trattasse...

Peccato invece per quella signora (all'epoca dei fatti, si suppone "signorina")la cui copertina dei Teoremi riporta un bel "TI AMO LAURA" a pennarello rosso + firma dello spasimante.

Non si preoccupi Laura. Il suo disco si sarà deprezzato di molto, ma il ricordo di un'emozione così intensa è impagabile.

Anonimo ha detto...

Per la serie ''più c**o di così si muore'':blues right off originale trovato a meno di 30 dollari in un negozietto americano...non da me purtroppo...sigh!

MarioCX ha detto...

A Savona esiste ancora un negozio "Vinil Magic" con tanto di logo come quello presente nel post di JJ...