Stormy Six: Un biglietto del tram (1975)

un biglietto del tram  1975
Un biglietto del tram” dei milanesi Stormy Six uscì nel 1975, l’anno più “rosso” della storia degli anni settanta: momento in cui i pragmatismi e le grandi utopie riuscivano ancora a convivere, e la speranza di poter disarcionare la Democrazia Cristiana alle elezioni politiche dell’anno successivo era più viva che mai. 

Così, quando in primavera uscì Stalingrado, brano che evocava un episodio-chiave della seconda guerra mondiale, le sue note rieccheggiarono un po’ ovunque: in tutte le nascenti radio democratiche, nei cortei, nelle osterie, nelle sedi politiche e, data la sua progressione armonica relativamente semplice, si rivelò anche alla portata di qualsiasi chitarra. 

In più, il brano di Umberto Fiori e Tommaso Leddi (nuovi arrivati nel gruppo), restituì anche un messaggio ideologico chiaro e incontrovetribile: se i russi hanno respinto e sconfitto i nazifascisti, possiamo e dobbiamo farlo anche noi. Un’allegoria così semplice e diretta da diventare a breve patrimonio di un’intera generazione di militanti. 

La Repubbluca Rock progressivo italiano Stormy SixMa non uscì sola Stalingrado: accanto a lei c’erano le altre otto canzoni di un disco che, per la prima volta in Italia, delinearono in chiave pop uno straordinario affresco di immagini, personaggi e di aneddoti, tutti legati alla guerra e ai suoi orrori: la barbarie umana (“Nuvole a Vinca” e “La sepoltura dei morti”), le prime ribellioni operaie (“La fabbrica”), il sacrificio dei partigiani (“Dante di Nanni” e “Enrico Mattei”) e infine quel sapore dolceamaro che ebbero i giorni della liberazione (“Arrivano gli americani”). 

E a degna chiusura del disco, troviamo quello che a mio avviso fu il punto più alto di tutta la canzone politica italiana, “Un biglietto del tram”, rievocazione in versi e musica della strage di Piazzale Loreto del 10 agosto 1944, quando i fascisti della RSI trucidarono quindici partigiani come rappresaglia ad un attacco antinazista avvenuto due giorni prima in Viale Abruzzi: un eccidio perpetrato in maniera così agghiacciante, da spingere addirittura Mussolini a sporgere un reclamo ufficiale presso l’ambasciata tedesca. 

Vero capolavoro di sensibilità poetica, civile ed artistica, “Un biglietto del tram” si dipana ironicamente su un tempo di valzer viennese dal quale, poco a poco, riappaiono alcune tra le vittime di allora (Foganolo, Esposito, Poletti...) che sembrano ripercorrere le vie di Milano a caccia di pietà e giustizia. In particolare, quell’Umberto Fogagnolo - all’epoca militante del Partito D’Azione clandestino - che ci fa un curioso regalo: un biglietto del tram. Non sarebbe stato meglio utilizzare quello per tornare in Piazzale Loreto, anziché un gelido blidato verso la morte? 

rock progressivo italiano
Registrato nel marzo del 1975 negli studi Ariston di San Giuliano Milanese, la quarta fatica degli Stormy Six è ben lungi dal ritenersi un disco di rock progressivo, anche malgrado le numerose raffinatezze ritmico-armoniche che vi compaiono. 
Parlerei piuttosto di un hard folk acustico o, ancor meglio, di un’azzeccata quanto inedita complessificazione della canzone politica militante: niente più armonie corali sul modello dei canti partigiani, nessuna ballata di stampo dylaniano o sessantottino (Della Mea, Marini, Pietrangeli ecc.), ma orchestrazioni rigorose ad arredare un ambiente limpido e asciutto, dando così un peso ancora maggiore ad avvenimenti, luoghi, persone sentimenti. 

Prinmo esperimento italiano di autodistribuzione nei concerti e nelle piazze (nei negozi provvide l'Ariston), il disco arrivò a vendere circa 30.000 copie aprendo non poche strade a quelle che di lì a poco sarebbero state le prime discografiche indipendenti.

Va da se che grevità e mestizia accompagnano l’ascoltatore dal primo all’ultimo scolco, ma ciò non fa altro che elevare ulteriormente la coerenza di tutto il lavoro 
Certamente po,i in un’era di incosciente revisionismo come la nostra, quelle note così altere potrebbero sembrare desuete se non addirittura disturbanti o inutili, ma davvero pochi dischi come “Un biglietto del tram” sono stati in grado di rievocare segmenti così importanti della nostra storia. 

7 commenti :

Anonimo ha detto...

e' un disco che mi da emozioni contrastanti. fa capire che a volte la nostra felicità è appesa ad un filo, ma sempre raggiungibile attraverso l'impegno e la lotta. Hai ragione tu, "Un Biglietto Del tram" è straordinaria, bellissima. Grazie per avermela ricordata. Lea.

U G O ha detto...

il disco mi è piaciuto anche se,come di ce JOHN, ha ben poco a che spartire col PROG e mi sembra + un folk-protest-songs un genere poi ripreso anche se in maniera più massiccia dai MODENA CITY RAMBLERS.mentre debbo ammettere che la grafica è davvero deludente.il libretto praticamente non esiste e son solo un foglietto che per vederlo manco un falco riuscirebbe a leggerne i testi.poi nella prima fessura ci sta questo foglietto mentre nella seconda fessura il cd senza manco una custodia che lo contenga! allora mi domando e dico:con 7.90 cosa gli costava mettere una bustina di carta che contenesse il cd e poi quel foglietto illegibile!meno male che il meglio del prog lo possiedo già in vinile(fra ristampe ed originali)per cui questo unico cd resterà il solo di questa orrenda collana(al livello grafico) ma pur sempre bella come scelta dei titoli che secondo me andranno ampliati!insomma un iniziativa solo per i neofiti ma x chi xome me mastica da piccolo il prog direi una parentesi aperta e chiusa!...ossequi...UGO

roberto ha detto...

Cavolo che disco... John, ma "Stalingrado" te la sei imparata bene bene o solo per strimpellare di fronte a un falò? No, perché è bella tosta da seguire, soprattutto se non hai il disco sotto, complimenti!!!

Alachetué!

J.J. JOHN ha detto...

La strimpellavo per far colpo sulle compagne. Tutto li'.
Mediamente però, imbarcavo più con "Stairway to Heaven" o con "Harvest" (sempre in chiave "light", ovviamente).

roberto ha detto...

Beh, hai mica detto "LA-MI-RE-MI" "Le bionde trecce..." con tutto il rispetto per "La Canzone del Sole", ci mancherebbe...
Comunque devo dire che "Stalingrado" e "La Fabbrica" sono un "uno-due" che ogni volta che le ascolto mi stendono, veramente emozionanti e coinvolgenti, in una maniera che per rimanere in ambito cantautorale solo "La Locomotiva" riesce ad equivalere...
Lascio fuori qualsiasi pezzo prog perché quello è un altri paio di maniche ;)

Alachetué!

JJ ha detto...

Ah, dimenticavo... se poi suonavo "The house of the rising sun" facevo strage di cuori. Peccato che non mi ricordavo mai la sequenza esatta. Vediamo... era così vero?
la- do re fa la- do mi mi
la- do re fa la- mi la- mi

roberto ha detto...

Esatto, ricordi benissimo.
Se ti va di sentire una cover divertente (casomai non la conoscessi ancora, anche se in effetti mi pare improbabile), ti consiglio la versione dei "Geordie" con un giovanissimo Brian Johnson che mostra le ragioni per cui lo scelsero gli AC/DC per sostituire il compianto Bon, anche se poi le sue corde vocali (pur se ancora in palla) non ressero per troppo tempo a questo (eccelso) livello...

Alachetue'!