Alberto Radius: Carta straccia (1977)

L'EX CHITARRISTA DELLA FORMULA TRE SI RICONFERMA ANCHE DA SOLISTA

Tra il 1959 e il 1969 Alberto Radius aveva militato nei White Booster, nell’orchestra di Mario Perrone, nei Campanino’s di Gigi e Franco Campanino, nei Simon & The Pennies, e infine nei Quelli. Poi, una volta incontrato Lucio Battisti nel 1969, entrò nel giro della Numero Uno dando vita prima alla Formula Tre con Toni Cicco e Gabriele Lorenzi, poi, dal 74 al 75, al sestetto del Volo
In altre parole, nel 1976 il chitarrista romano poteva vantare su un curriculum tale da far invidia a ben più di un collega. 

Gli mancava però un’esperienza soltanto: un album solista che fosse davvero tutto suo in quanto il suo primo Lp Radius del 1972 (prodotto dallo stesso Battisti sotto lo pseudonimo di Lo Abracek), fu più che altro una raccolta di jam session tra amici: un disco tra l’altro, in cui l’ingerenza di Lucio fu tale da causare persino qualche litigio

Alché, quando Alberto decise di mettersi in proprio, fu chiaro che avrebbe dovuto cambiare tutto: musicisti, discografica e produzione. In più, visto che uno dei suoi principali desideri era quello di misurarsi con la canzone d’autore, cosa di meglio che non allearsi con due parolieri del calibro di Daniele Pace e Oscar Avogadro? Artisti che avevano già nel loro palmares canzoni a iosa, per non parlare della tagliente vena satirica di Daniele Pace con gli Squallor?

Nacque così nel 1976 Che cosa sei, prodotto per la CBS dagli stessi Pace e Avogradro, arrangiato da Franco Monaldi, e nobilitato da una splendida copertina del designer Mario Convertino. Tra i nuovi musicisti, il bassista jazz Stefano Cerri, e due coriste d’eccezione: Loredana Bertè fresca del successo di Sei Bellissima, e Marcella Bella, allora in classifica con una versione dance di Resta cu'mme

Formula Tre
L’album a dire il vero non fu propriamente un capolavoro, ma almeno la title track e Il respiro di Laura (uscite sul medesimo 45 giri) dimostrarono che il Radius-cantautore poteva funzionare. E anche bene.

Conferma ne fu il successivo Carta Straccia del 1977, considerato dalla critica il suo lavoro migliore insieme ad America Good Bye (1979) e Gente di Dublino (1982).

Di fatto, il nuovo Lp, oltre a inaugrare un sodalizio con la CGD che durerà ben sei anni, fu caratterizzato sia da un maggior equilibrio tra parti vocali e strumentali, sia soprattutto tra quelle acustiche ed elettriche, complici anche dei musicisti di tutto rispetto, dei quali almeno due provenienti dall’area progressiva: il batterista Tullio De Piscopo (ex NT Atomic System) e il tastierista Roberto Carlotto, in arte Hunka Munka

Il riscontro fu più che lusinghiero e, grazie alla spinta delle neonate radio e televisioni libere, anche il 45 giri Nel Ghetto/Pensami ottenne la sua buona dose di popolarità. 

Carta Straccia 1977Oltre però alle musiche e agli arrangiamenti dello stesso Radius, ciò che contribuì al buon esito di Carta Straccia furono i testi, sempre firmati dalla coppia Pace-Avogadro: comunicativi, accattivanti, ben più pragmatici del passato, ma anche più astuti che consapevoli. E questo, credo, fu l’unico motivo di contraddittorio del disco. 

E in effetti, a monte di un’apparente coscienza sociale e politica che abbracciava miti e disillusioni della generazione del ’77, le liriche soffrivano di un certa ambiguità ideologica
Un doppiogiochismo cioè, che all’atto pratico finì per essere odiato o amato indistintamente sia a sinistra che sul fronte opposto: furbi cripticismi interpretabili a piacere (“io non ho partito ma non voglio stare male e si arrangi chi ha paura del caviale”), citazioni marxiane (“da perdere ho soltanto le catene”), ed altre quali “la tua rivoluzione che non è mai la mia”, buona sia per Ordine Nuovo che per l’Autonomia Operaia
La stessa Nel Ghetto ad esempio, fu tanto gradita alle destre quanto ai Fratelli di Soledad che ne fecero una cover “militante”nel 1994. 

Diciamo insomma che, a fronte di una musicalità ormai solida e matura, Carta Straccia peccò sicuramente di ambivalenza intelettuale. Un neo che probabilmente non passò inosservato e che infatti gli stessi autori rimosseronei lavori successivi: concentrandosi maggiormente su tematiche sociali e interpersonali, pur senza rinunciare a quello spirito impressionista che rimarrà sempre e comunque la caratteristica di tutti i lavori el terzetto Radius-Pace-Avogadro. Dalle struggenti figure di Rose e Biancaneve nell’album Leggende, all’impietoso ritratto della società americana in America Good-Bye, straordinaria metafora in versi e musica del declino della scocietà occidentale.

32 commenti :

Pietro55 ha detto...

Ho sempre avuto un debole per Radius e la Formula 3, dai tempi di
"Eppur mi sono scordato di te" ascoltata per la prima volta da un
Jukebox. E mi sono subito piaciuti per il sound bello tosto. Meno
molto meno per i testi.
Perciò 'sta benedetta "Nel ghetto" mi ha sorpreso e fatto dubitare.
"Ma come" mi dicevo " questo è di destra e cita Marx?"
Ambiguità ideologica.

UGO ha detto...

io ho sempre amato "nel ghetto" e testo a parte gode di una musicalità davvero unica!oltre alla chitarra desidero citare la splendida batteria del maestro TULLIO DE PISCOPO!

Davide ha detto...

Ragazzi visto che c'è stata un'apertura verso il cantautorato perchè non un bel ricordo su Pierangelo Bertoli? Secondo il mio punto di vista è autore troppo dimenticato da tutti ma che ha composto canzoni bellissime e importanti come "Così" "Sera di Gallipoli" "I miei pensieri sono tutti lì" "Chiama piano" e via discorrendo. Grazie dell'attenzione, ciao a tutti.

Anonimo ha detto...

L'idea non sarebbe male, ma siamo davvero lontani anni luce dal prog. JJ

Pietro55 ha detto...

Però, l' idea del prog a tutti i costi, mi sembra superata.
Certo, questo è un blog specializzato in prog, ma gli anni '70 non sono stati solo PFM e
BANCO.Ho visto in concerto il Volo aprire per De Gregori. Ho visto anche sullo stesso palco esibirsi Nuova Idea, Garibaldi, Rocchi, Lolli, e chissà chi altri.
Lolli prog? No di certo, ma non per questo gli mancano le palle. Stesso discorso per
Bertoli.
Negli anni '90, quando era ancora un problema reperire certi dischi, prima di un concerto, ho raggiunto il palco e ho chiesto a Tony Esposito come fare per trovare
Rosso napoletano e Processione sul mare. Il presentatore mi consigliò di procurarmi
l' ultimo, ma Tony lo zitti' con un perentorio "Guarda che a lui l' ultimo non interessa affatto."
Questo per dire che non ho nessuna richiesta da fare, ma se JJ li recensisse tutti e due, sai che sballo.



ravatto ha detto...

Quando ero piccolo i miei mi portarono ad un concerto di Pierangelo Bertoli all'aperto...di quella lontana serata d'estate ricordo il profumo del pitosforo e delle rose, la potenza della ritmica e della batteria che mi faceva suonare il cuore e quell'uomo sulla sedia a rotelle, che mi trasmetteva una sensazione di grande forza nella sua compostezza, emanava il senso di giustizia di chi conduce una vita onesta, la dolcezza e la rabbia di un padre..e una voce calda come un abbraccio..

Pietro55 ha detto...

Ho provato la stessa sensazione con Lolli, credo nel '73. Se ne stava stranamente seduto in un angolo del palco, a cantare. Come in disparte, quasi a non volere disturbare. E uno spettatore accanto diceva "Sì, belle parole, ma la musica dov'è?"
Ma come Bertoli emanava un gran senso di giustizia, di dolcezza d di rabbia...

JJ John ha detto...

Amici, avete ragione!
L'idea del "prog a tutti i costi", E' ORMAI DAVVERO SUPERATA.
Eppure non per me che ho creato questo sito nove anni fa, specializzandomi nel diffondere un certo tipo di cultura e contestualizzarla in seno ad un determinato periodo storico e politico.
Un blog libero, democratico, civile, in cui ognuno può intervenire senza registrazioni, password o menate del genere, dibattere, confrontarsi, conoscersi, trasmettere e accrescere la propria e l'altrui esperienza.
E in questo senso, penso proprio di avercela fatta!

Questo nella speranza mai sopita di riscoprire le nostre immaginazioni più libertarie, e nella presunzione di poterle traghettare sino ad oggi: epoca tecnologicamente straordinaria, ma nella quale i concetti di comunicazione, socialità e (perché no?) di rivoluzione, sono stati addomesticati dal capitale. Che a sua volta genera fanatismi, contraddizioni e ipocrisie.

Per questo ogni mia scheda muove e muoverà sempre da una concezione "politica" e "movimentista" del prog e del pop italiano. Ed è per questo che sottoporrò sempre ogni artista a quel vaglio analitico ed ideologico che appartenne alla sua cultura di riferimento.
Perchè questa è la specificità di questo sito. Altimenti cadiamo in una trappola.

Mi perdonerete, spero, per questa mia ideologia. Altrimenti vi prego solo di prenderla per coerenza.
Io sono appena un suddito della storia, e cerco di trasmettervela come posso per la sua bellezza.
In questo caso, vorrei che le immaginazioni che abbiamo vissuto tanto tempo fa, potessero ancora far parte di voi, e proiettarvi verso cose ancora migliori.

John

ugo ha detto...

john sei semplicemente straordinario quando partorisci le tue schede sempre piene zeppe di riferimenti sia politici(dunque legati al suo periodo storico)che artistici dunque riferentesi al periodo del prog.tra l'altro strettamente collegati a quel movimento visto che in ognuno dei dischi di questi cantautori figura almeno uno o piu session-man provenienti dall'area del prog! ciao ugo
e allora adesso perchè non recensisci un album del grande IVANO FOSSATI del periodo post-prog.
ovvio scegli tu quale!da "la mia banda a discanto" la scelta è vasta ugo

Pietro55 ha detto...

1973(?) A un concerto d' avanguardia e nuove tendenze.
Il cine-teatro Pluchino di Modica scoppia.
Finalmente si apre il sipario.
Sul palco c'è un percussionista, con attorno 4 grosse candele accese, e qualcuno scoppia a ridere, poi quasi tutti a fischiare.
Arriva Rocchi e sopporta per almeno dieci minuti, dopodiché se ne va dicendo: "Ci vediamo in un'altra vita." E cala il silenzio.
Cinque minuti ancora e arrivano i Garibaldi. Bambi è incazzato. Quello che è successo è vergognoso, ma vogliono suonare. Attenzione, però, un solo fischio e tutti a quel paese.
Parte la chitarra, e ancora oggi, quando passo da quelle parti, non si sente nemmeno uno scricchiolio.
Io rinunciare al prog?
Il mio primo 33 giri lo comprai da "Maddalena dell' anno", Concerto grosso per i N.T.
Tremilacinquecento lire per cominciare a volare. E non è ancora finita.

JJ ha detto...

Ugo, di Fossati post-Delirium ci sono già le schede di "Il grande mare" e "L'aurora". Poi, pur adorandolo, non credo che ne farò altre.

Pietro55: in effetti l'irrequieto pubblico degli anni Settanta fu una bella palestra per molti.

Pietro55 ha detto...

Questi non erano irrequieti JJ, erano solo dei cretini. Studentelli con le faccine pulite, che volevano solo divertirsi, e tutto per colpa di quelle 4 candele accese.O sarebbe filato tutto liscio.
Comunque, grazie di tutto, JJ

ugo ha detto...

nemmeno un eccezione per la pianta del te? ad ogni modo hai pure ragione dato che quei due dischi che hai postato fotografano la fase prog e post delirium.io possiedo solo l'aurora goodbye indiana e la casa del serpente mentre mi manca il mare che......di cui non conosco manco un pezzo!

taz ha detto...

...Ciao....Radius....amato dal primo ascolto...e ancora oggi lo seguo nelle sue "sporadiche" apparizioni su CD, tra l'altro gran bel lavoro l'ultimo "Banca d'Italia"...dove si "sente" la mano e l'ispirazione di Avogadro in almeno 7 brani...(tra l'altro la canzone che da il titolo è stata scritta 12 anni fà!!!...più che profetica!!!).....un grande chitarrista, prendeva lezioni a 12 anni dal fratello di Little Tony, che ancora oggi riesce a fare la differenza quando l'ascolti dal vivo....Carta Straccia e un grande disco suonato e cantato in maniera straordinaria!...poi DS o SX....per me cambia poco....di ogni suo lavoro apprezzo la qualità delle registrazioni...dal primo disco, '72, all'ultima incisione,2015, trovo una perfezione di suoni unica....peccato abbia venduto i suoi studi!!.....cmq c'è ne passata di gente "famosa" sotto la sua chitarra!!!!!.....scheda "ottima".

Davide Melis ha detto...

ma se ti fanno richieste allora mi permetto anch'io Gino d'Eliso "il Mare" 1976...https://youtu.be/y4fq58F5bmc isidax

Davide Melis ha detto...

dimenticavo : Radius lo adoravo a 10 anni quando, imbracciando la scopa, mi fingevo lui (dopotutti i capelli li avevo simili). a questo preferisco il successivo America Goodbye forse perché ha un suono più faust'oniano.

JJ John ha detto...

WOW! Ti ci vedo allo specchio con la scopa imitando Radius! Ma scusa... come leva del bender cosa usavi?
Cmq, non si discute: "America Goodbye" mille volte, anche se a me piaceva moltissimo anche "Gente di Dublino". "Lombardia" in particolare la trovo stupenda in tutto e per tutto. L'attacco è un po' troppo Led Zeppeliniano, ma chi se ne frega.
Alla prox.

Pietro55 ha detto...

A questo punto mi prenoto anch'io. Dico: "Io che non sono l' imperatore"
poi, mi metto in fila, e aspetto...

JJ ha detto...

Di Edo ho messo "Non farti cadere le braccia"
http://classikrock.blogspot.it/2015/11/edoardo-bennato-non-farti-cadere-le.html
spero vada bene lo stesso

Pietro55 ha detto...

Ma certamente, nessun problema.
Grazie lo stesso.

MarioCX ha detto...

Come sempre evito osservazione di carattere ideologico che non amo, ma ringrazio JJ per aver riesumato dalla notte dei tempi questo bellissimo disco. Indimenticabile "Nel ghetto" che ebbe una massiccia diffusione radiofonica all'epoca (facevo seconda media!) ma anche il resto non è da meno.
Con questo album e "America Goodbye", Alberto Radius sembrò destinato a diventare uno dei cantautori "rock" più interessanti di fine anni '70.
Purtroppo la sua carriera solista non segnò altri picchi.
Almeno in termini di diffusa notorietà.

JJ ha detto...

Beh, insomma, da queste parti "Lombardia" (da "Gente di Dublino") andava fortissimo. E poi, sempre dallo stesso album, ricordo che molte radio passavano spesso "Centro Campo", che era anche lei un bel gioiellino.
Poi se non sbaglio è arrivato "Elena e il gatto", da tutti considerato un lavoro minore, ma a me "I mattini della vita" e "Reportage" piacevano moltissimo.
Comunque c'è poco da fare: "Anerica Goodbye" era un capolavoro.
Ogni volta che ascolto "California bill" mi sembra di essere un surfista :-)))

MarioCX ha detto...

...e che dire di "Poliziotto"?
In ogni caso "Gente di Dublino" e "Elena e il gatto" per quanto apprezzati e apprezzabili non ebbero la risonanza dei due precedenti.
Forse non era più il pieno tempo delle "radio libere" che ebbero un ruolo fondamentale nella diffusione di proposte discografiche un po' meno mainstream almeno fino a tutto il 1979.
Mi viene in mente Stefano Rosso che come Radius alla fine degli anni '70 godette di un notevole airplay, ma anche lo stesso Ivan Graziani.

ugo ha detto...

e comunque pure LEGGENDE non è mica da buttare!
ad ogni modo "nel ghetto" lo consumato su 45 giri ma il brano più ispirato al livello di testi credo sia proprio "che cosa sei" mentre il suo disco del 72 è davvero formidabile considerando l'epoca!
ma chissenefrega della connotazione politica secondo la quale RADIUS appartenendo alla scuderia di BATTISTI LA N. 1 sarebbe stato di DESTRA mentre tutto il pacco dei cantautori era di sinistra.per me quello che conta specie oggi che siamo in crisi di ideologie è la vena artistica e tecnica di un artista e RADIUS è stato fenomenale!!!

UGO ha detto...

però,a questo punto,una scheda pure su DALLA/VENDITTI/DE GREGORI,io la farei poi sceglieresti tu quale disco.
io proporrei:
1)come è profondo il mare per L.DALLA
2)LILLY per A.VENDITTI
3)BUFALO BILL per F. DE GREGORI

Pietro55 ha detto...

Radius fenomenale? Una cosa è certa, amo molto sia "RADIUS" che "LEGGENDE, e quando li ascolto non penso affatto a lui se è di destra, o di centro. Ma godo, e mi basta. Ciò che non sopporto, è che Radius, Battisti e Mogol, non hanno mai avuto il coraggio di coffessarlo.
Il sig. Mogol, qualche annetto fa, intervistato alla radio da Lorella Cuccarini, disse di essere apolitico e, naturalmente, mentiva sapendo di mentire.
Questo è quello che mi fa più incazzare, e Dio mi perdoni, visto che amo alla follia IMPRESSIONI DI SETTEMBRE.
Buona notte.

JJ John ha detto...

Però "Gente di Dublino" era ancora un album omogeneo e strutturato. "Elena e il gatto" sembrava proprio un patchwork. Sarà stato il divorzio dalla CGD, o forse, come mi disse lui stesso all'epoca, Alberto aveva, voglia di fare altro. Cosa che fece, e difatti per nove anni non pubblicò più un album solista.
"Che cosa sei" credo sia uno dei brani più stralunati che abbia mai sentito. La melodia della strofa è una serpentina difficilissima da cantare, ma poi sfocia in quell'inciso che non dimentichi più.
Leggende? Vale la pena solo per "Vento leggero" e la title track.

Per quanto riguarda l'ottica politica, mettetevi il cuore in pace perché ne parlerò sempre: esattamente così come si faceva nel periodo storico attinente a questo blog.

Pietro55,
Mogol che si professa "apolitico"? Magari lo sarà anche stato, ma i suoi testi no.

ravatto ha detto...

Ugo, di Dalla io proporrei anche "Il giorno aveva cinque teste" e "Anidride Solforosa"..

MarioCX ha detto...

Nessuno pretende che JJ non parli di "politica", però per fortuna non ho mai vissuto quel periodo funesto in cui venivi giudicato in base ad ascolti e letture.
Insomma, ad ascoltare Battisti e a leggere Tex c'era il rischio di trovarsi in un elenco di ragazzi a cui inviare il messaggio "sappiamo dove abiti" di triste memoria.
C'è gente che è diventata ""fascista"" (credo che quattro virgolette possano bastare) per reazione a quell'humus ideologico.

Cosa ne penso dei vari eroi della "musica politicizzata"?
Comodo fare proclamoni dai palchi col pugno chiuso, un po' meno far politica quotidianamente in fabbrica.
Insomma, negli anni '70 la moda voleva l'"impegno politico" e schiere di musici, a dire il vero non ispiratissimi, a quella moda si adeguarono con modalità ed espressioni che oggi fanno un po' sorridere.
La politica è altro, la militanza politica altro ancora e la musica poco ha a che fare con l'una e con l'altra cosa.

Comunque questo sarà il primo ed unico mio intervento su un aspetto di questo blog (più forum che blog a ben vedere) che non mi interessa.
Attenzione, non ho detto "non mi piace", semplicemente lo ritengo un ripescaggio di un passato denso di mode ideologiche nè più nè meno funeste di quelle che prosperano oggi. Nonostante le apparenze.
Quindi non mi interessa (ma neppure mi disturba), ritengo che nulla abbia a che vedere con la profondità di una proposta discografica o comunque artistica in genere e mediamiente mi annoia.
Non voglio aprire un dibattito, ma da vecchio (per quanto saltuario) frequentatore di queste pagine trovo sia giusto che JJ, che ne è l'autore, conosca un po' meglio la mia opinione a riguardo visto che ogni tanto faccio dichiarazioni più o meno velate a riguardo.

JJ si sbatte molto per noi, il minimo che si possa fare nei suoi confronti è chiarire quello che si afferma.
Stop. Non ho altro da aggiungere a null'altro aggiungerò.

Pietro55 ha detto...

"Il giorno aveva cinque teste", "Anidride solforosa", "Lilly". Per me vanno più che bene. Aggiungerei anche "Rimmel", non foss' altro per quel simpatico episodio che mi lega a quest' album. Quando, al mitico teatro Ambasciatori di Catania, durante "Quattro cani", cominciai a battere il tempo con le mani, cercando d' imitare quello del disco.
Ma, a un certo punto a De Gregori scappò da ridere, e prima che alzasse lo sguardo verso il palchetto, io mi feci trovare a braccia conserte, come per dirgli: "Non lo faccio più". Infatti, non ho mai capito se ci azzeccai, o mandai anche lui fuori tempo.
Cazzo, che tempi.
Ma passa l'adulata fugace giovinezza...

JJ John ha detto...

Preciso sempre che Classic Rock include anche digressioni politiche poiché funzionali a "ricostruire" l'ambiente di allora. Periodo in cui, specie a partire al 1973, le ideologie si sovrapposero al quotidiano. Questo tentando di evitare giudizi o valutazioni personali.
In più, ripeto nuovamente, ritengo analiticamente scorretto - se non proprio un grave errore - dare un giudizio dell'arte senza coinvolgere quegli aspetti sociopolitici propri del suo tempo.

Credo insomma caro MarioCX, che non si tratti dunque di un lavoro di "ripescaggio", quanto restituire la cultura di un momento storico di cui spesso (e specie in quei tempi) la musica era un'espressione diretta.

Grazie comunque a tutti per la consueta chiarezza e per la voglia di comunicare e di confrontarci: un percorso comune straordinario che porterà tra poco Classic Rock a festeggiare i suoi nove anni di vita.
Che per un blog totalmente libero non sono pochi.

ravatto ha detto...

John, non si tratta di ripescaggio infatti: per me si tratta di "riprendere il filo" là dove si è interrotto...