IL RITORNO DEL POP ITALIANO di Paolo Barotto (1989)

Paolo Barotto, Il Ritorno del Pop Italiano

DEAR SIS AND BROS, PROSEGUIAMO CON LA NOSTRA SERIE "BIBLIOTECA ROCK" CON UN LIBRO E UN PERSONAGGIO FORMIDABILI. L'ACCOPPIATA CIOÉ, CHE ALL'ALBA DEGLI ANNI NOVANTA HA RESUSCITATO LA GRANDE PASSIONE ITALIANA PER IL ROCK PROGRESSIVO, E LE CUI VICISSITUDINI NON SONO STATE SOLTANTO UNO SPACCATO DI VITA E COSTUME, MA UN VERO E PROPRIO CAPITOLO DELLA STORIA MUSICALE ITALIANA. PERCHÉ SENZA DI LORO, FORSE, IL NOSTRO PROG NON SAREBBE SOPRAVVISSUTO, O LO AVREBBE FATTO IN MANIERA MOLTO MENO SIGNIFICATIVA.
UN GRAZIEDI CUORE QUINDI AL MIO AMICO PAOLO BAROTTO PER L'INTERVISTA E LE FOTO ESCLUSIVE CHE HA VOLUTO CONCEDERCI. 

BUONA LETTURA E NATURALMENTE...
BUONE FESTE E BUON ANNO NUOVO A TUTTI. JJ.

  Quando comprai questo libro, nel lontano 1989, il Prog italiano stava gradualmente riprendendosi dopo quasi dieci anni di letargia, sia come musica, sia come riscoperta del suo mezzo di diffusione principale: il vinile. Una passione ufficializzata dalla prima edizione di "Vinilmania" il 6 settembre 1986 nella "Sala Venezia" di Via Cadamosto a Milano, e che prosegue ancora oggi grazie a un continuo florilegio di mostre, mercatini, pubblicazioni, concerti, union, reunion eccetera.
 
Ma torniamo all'89. Tra i dischi più ricercati dell'epoca c'erano Ad Gloriam, Tardo Pede e Scolopendra; il pubblico delle fiere era numeroso e curiosissimo, ma non sempre a tanto interesse corrispondeva altrettanta preparazione musicale.  Molte discografie erano lacunose, gruppi quali i Blues Right Off, il Richard Last Group e gli Psycheground Group non si sapeva neppure chi fossero, e c'era pure chi credeva che il Biglietto Per L'Inferno fosse di Lucca anziché di Lecco.

Allo stesso modo, vendere e acquistare vinile era un campo minato, grading e quotazioni si davano un po' a spanne (io ad esempio non ho mai capito la differenza tra un VG++ e un NM-), e il mondo era pieno di gente che aveva in casa dischi rarissimi e neppure lo sapeva.

Poi naturalmente c'erano gli espertissimi che sapevano (quasi) tutto: Franco Brizi, Raoul Caprio, Vinyl Magic, Augusto Croce, Mathias Scheller,  ma il primo che pensò di immortalare le sue conoscenze progressive nero su bianco, fu un ventiseienne di Luserna San Giovanni, appassionato di musica sin da tenera età, e che da teenager faceva incetta di riviste pop e dischi "strani".

Paolo BArotto, 1989
Paolo Barotto, 1989
Il suo nome era Paolo Barotto, ribattezzatosi per l'occasione Paul Bareight.
E fu così che nel 1989, redatto in proprio con una Olivetti Lettera 35 e stampato in 700 copie presso la tipografia Stiligraf (gestita da compaesani dell'autore) uscì "Il Ritorno del Pop Italiano".

In tutto 190 pagine in formato A5 contenenti oltre 200 monografie di gruppi pop tra il 1969 e il 1978, foto, interviste, alcune brevi osservazioni critiche e storiche, e naturalmente le discografie di ogni artista con tanto di grado di reperibilità del supporto. A = disco comune, D = disco raro, G = disco praticamente impossibile da trovare.

Malgrado qualche trascurabile refuso, non appena il libro entò nei circuiti di vendita (principalmente fiere e negozi specializzati), si capì subito che avrebbe rivestito un ruolo centrale nella conoscenza e nella diffusione del Prog italiano.

Innanzitutto perché era il primo di quella che sarebbe stata una lunga serie, ma soprattutto perché A) l'autore  intercettò perfettamente le esigenze di neofiti e collezionisti e B) lo fece esattamente nel momento in cui il mercato del Prog inziava la sua fase virale, contribuendo così a sviluppare sia un mercato che una cultura. Che non è da tutti.

Paolo Barotto Lettera 35
La  mitica Olivetti Lettera 35 con cui
  Paolo ha scritto Il Ritorno del Pop Italiano

E di fatto, la prima edizione del libro sparì in fretta dal mercato (oggi una copia originale tenuta bene costa intorno ai cento euro), prontamente sostituita da una seconda riveduta, ampiata e corretta, e con tanto di Cd audio allegato, prodotto dalla Vinyl Magic di Milano.

... e per quanto riguarda il resto... direi di rivolgerci direttamente all'autore che sono orgoglioso di avere qui con noi, in esclusiva per i lettori di John's Classic Rock.


JJ. - Carissimo, tu sei stato proprio il primo a mettere nero su bianco biografie e discografie dei gruppi pop e prog italiani. Puoi raccontarci un po' la genesi "intima" di questo libro.

P.B. - Io ho iniziato a catalogare i dischi e le discografie dei gruppi italiani su di un agenda nel 1979 ritagliando recensioni e fotografie e articoli dalle riviste specializzate dell'epoca in auge dal 1970 al 1977 cioè Nuovo Sound, Super Sound, Ciao 2001, Qui Giovani ecc.
Molti altri gruppi come i Procession ed i Metamorfosi me  li fece conoscere il mio compaesano Enrico Noello, ed altri ancora, quando venne il momento di scrivere il libro, li contattai telefonicamente dopo una ricerca sulla guida telefonica (all'epoca non c'era Internet) per farmi dare la formazione del gruppo e la città di appartenenza .

Paolo Barotto manoscritto originale
L'agenda originale di Paolo Barotto (1979)


JJ. - Passione allo stato puro...


P.B. - E infatti è proprio in quel decennio, dal 1979  al 1987, che mentre studiavo a Torino, frequentavo sia le bancarelle dell'usato che i negozi di dischi.

In particolare DOREMI di Moncalieri, a poche centinaia di metri dalla scuola, dove il marito della proprietaria era un rappresentante della Rca e periodicamente mi faceva trovare per 5.000 lire  degli lp che all'epoca erano invenduti come Sirio 2222 del Balletto di Bronzo, Io come Io del Rovescio Della Medaglia, (col medaglione, ovviamente) o Atlantide dei Trip.

E Sempre in quel periodo, c'era alla stazione di Porta Nuova una bancarella di un tizio che veniva sopprannominato Noé, ed io in attesa del treno spulciavo nei dischi da 3.000 lire per scoprire quei gruppi italiani di cui non si erano mai avute notizie nemmeno sulle riviste specializzate.

JJ - E cosa trovasti nella bancarella del Noé....


P.B. Leo Nero, "Vero", Metamorfosi "Inferno", dai Murple a Ninni Carucci. Essendo pero' uno studente squattrinato (rinunciavo alla merenda a scuola tutta la settimana per comprarmi un disco). ne lasciai molti. Mi ricordo una svendita per chiusura del Discolo di Torino con 5 copie per tipo sigillati di molti titoli prog a 3000 lire! E io ne prendevo a fatica una copia  per me. Se  avessi preso tutti i dischi che mi sono passati tra le mani, oggi potrei avere un panfilo in Costa Azzurra.

JJ - E siamo arrivati negli anni Ottanta, in cui inizia il fenomeno del collezionismo prog.

Paolo Barotto
Il libro con la classica grafica Macintosh II
 P.B. - Esatto. Dunque... verso la seconda metà degli anni Ottanta, sul Ciao 2001 c'era una rubrica dove potevi pubblicare gli annunci, e così i vari collezionisti del genere si misero in contatto tra di loro nei posti più disparati d'italia. Ricordo i primi contatti con Franco Gentile di Bassano Del Grappa, con Gioacchino Astarita da Napoli, o Vittorio Zingales da Pozzo di Gotto. Molti mi chiedevano tramite lettera quanti dischi aveva inciso quel tale gruppo, se avevano fatto dei 45 giri inediti, se precedentemente suonavano in qualche gruppo beat, ecc..

E fu a quel punto che decisi di pubblicare un libro a livello amatoriale. In partenza, pensavo di pubblicarlo in 200 copie almeno per rientrare delle spese e per paura di non venderle, poi però il mio amico d'infanzia e tipografo Luca Perrachino fortunatamente mi spinse a stamparne almeno 500, perché il grosso costo era di impostarne uno e non tanto il costo della carta.

JJ - E alla fine quante copie stampasti?

Settecento.

JJ - Usasti il Macintosh, Plus vero? La grafica è inconfondibile.

P.B. - No, il libro lo scrissi con la macchina da scrivere Olivetti Lettera 35 e successivamente lo dettai sul computer al mio amico in tipografia (ricordo le sere fino a tarda ora sia per trascriverlo che per impostarlo ). E anche per le foto mettevamo gli originali in un macchinario, ed usciva un l'immagine bianco e nero che avremmo usato sul libro.

JJ - La copertina però era a colori.


P.B. -
Diciamo che avevo le idee abbastanza chiare, e scelsi infatti una copertine a colori che ritenevo migliore, e questo fece da "traino" alle successive prime fiere del disco in particolare Vinilmania.

Paolo Barotto, Il Ritorno del Pop Italiano
LA FAMIGLIA BAROTTO FESTEGGIA
  IL NUOVO ARRIVATO (1989)

JJ - C'era una distribuzione o hai venduto tutto di persona?


P.B. - Non diedi il libro in distribuzione ma li spedivo in ogni parte d'Italia e qualche centinaio di copie le diedi in conto vendita ai negozi di dischi specializzati come Rock'n'Folk di Torino, La Casa Del Disco di Varese. Disfunzioni Musicali di Roma.

All'inizio molti standisti compravano anche il libro perchè avevo inserito il grado di difficoltà in base alla rarità, e quindi gli serviva come strumento di lavoro. E nel frattempo molti privati iniziarono a chiedermelo anche dall'estero, in particolare dal Giappone, ma anche da Belgio , Germania e Francia.
Il libro lo terminai in un paio di mesi, dopodiché mi accordai con la Vinylmagic di Milano per le edizioni successive, ma questa è una altra storia.

JJ -  E cosa ne pensarono gli stessi musicisti del tuo lavoro? Credo che molti di loro si stupirono nel vedersi menzionati dopo anni di oblio. 

P.B. - Caspita, si. Stupiti quando li contattavo, felici e orgogliosi di essere ricordati, e di raccontarmi le loro avventure.
Mi ricordo che quando contattai Pino Sinnone dei Trip e Daniele Ostorero degli Alluminogeni per le le interviste allegate al libro, mi dissero che dall'epoca (QUINDI PER QUASI 15 ANNI!) nessuno li aveva mai più contattati.
Adesso mi dicono che sono contattati quasi periodicamente, anche se la gran parte lo fa per chiedergli se hanno ancora dei dischi originali da vendere. Ricordo che molti vennero  appositamente in fiera per prendere il mio libro come Joe Vescovi dei Trip, uno dei miei miti giovanili!
 
JJ - Dovessi dare oggi un giudizio alla tua opera oggi?

P.B. - Ovviamente, guardandola a distanza di 30 anni rimane  un opera incompleta ma all'epoca, senza internet, penso di aver fatto il massimo.  

JJ - Ultima cosuccia. In che misura il pop e il prog italiano degli anni Settanta hanno cambiato la musica italiana?

 P.B. - Beh! è una domanda che fatta a me ti dà già la ovvia risposta. Ovviamente si anche se molti non la pensano così  

JJ - Quindi ha senso fare prog ancora oggi?  

 P.B. - Certo che si, incoraggio sempre i gruppi giovani a proporre peszi propri e proseguire  a suonare, anche se al momento in Italia,  se non fai cover non ti chiamano a suonare  da nessuna parte . Anche se il new prog  in Italia non ha un grande seguito rispetto ad altri paesi  è un genere di musica che spero non morirà mai. 

(PAOLO BAROTTO, JOHN N. MARTIN 12/2022) 

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8 commenti :

Anonimo ha detto...

Grazie John per lo spazio che mi hai dedicato e per la stima (ovviamente ricambiata) nei mei confronti. Quanti anni sono passati da quando ci incontravamo alle conventions..Paolo Barotto

ugo ha detto...

ho letto tutto il contenuto riguardo questo libro che manco io possiedo
sapevo ed ora ne ho avuto la conferma che questo è stato il primo libro mai fatto sul prog italiano e complimenti!
volevo lasciare pure una nota triste riguardo alcuni nomi di collezionisti citati nel post mi riferisco in particolare a quello di GIOACCHINO ASTARITA che in varie fiere ho avuto la fortuna di conoscere personalmente ebbeè purtroppo il caro GIOACCHINO ci ha lasciato qualche mese fa e pensare che io gli avevo oridinato alcuni dischi che poi ho ritiraro personalmente a NAPOLI città natia di GIOACCHINO per mano del figlio paolo
credo di essere stato uno degli ultimi suoi amici collezionisti ad aavere avuto la fortuna di sentirlo al telefono
R.I.P. GIOACCHINO
UN SALUTO UGO

Graziano ha detto...

E' stato il libro che mi ha iniziato al prog Italiano. Custodisco la mia copia ormai distrutta come una reliquia!

Anonimo ha detto...

John che ci parla di libri... che meraviglia ♥♥♥

Anonimo ha detto...

Un sentito ringraziamento a Paolo Barotto per la sua meritoria opera di divulgazione appassionata, volta alla riscoperta del rock progressivo italiano in anni in cui la nostra amata musica era stata colpevolmente dimenticata e incautamente bistrattata .

Bellissima intervista da parte del nostro caro John !

Un caro saluto a tutti e buone Feste !

Michele D'Alvano

Anonimo ha detto...

Anche io a sua volta ho avuto modo di comprare questo libro, ed è stato come riscoprire un genere musicale che sembrava
Ormai morto.
Perciò grazie davvero Paolo

Anonimo ha detto...

Francesco

Francesco ha detto...

Ciao e buon anno a tutti.
Meravigliosa questa intervista esclusiva a Paolo BArotto e speriamo davvero che Jj intervisti anche altri collezioniati e d esperti che sicuramente conosce. Sono un pezzo della nostra storia ed è giusto che la anche loro esperienza sia valorizzata.c Grazie Jj e auguri a tutti
Francesco