MC5: Kick out the jams (1969)

kick out the jamsSERIE: LA DISCOTECA DI JJ JOHN

Pur essendo passati tanti anni dalla loro pubblicazione, ci sono certi dischi che sembrano attraversare illesi il tempo e lo spazio: quelli che appena la puntina inizia a trasmettere il segnale all’amplificatore, ti danno una vampata di energia.
Quelli che ha poca importanza come e quando siano stati incisi perchè non hanno età e i loro valori sembrano sfidare il continuo mutamento delle mode e delle società.
Dateci sotto, figli di puttana!”.

Ecco, dicevo, già un attacco così lascerebbe stordito chiunque ancora oggi, poi arriva la musica: un’onda granitica, dura e selvaggia che fa da base a testi che sono incontrovertibilmente l’anima del rock’n’roll:
Dobbiamo darci da fare baby. Lo so che tu lo vuoi: caldo, duro e subito. La mia camicia ora è bagnata e questa musica inizia ad abracciarci. Metti un microfono nelle mie mani e ti farò impazzire fino al mattino.
Dobbiamo darci da fare baby”
. (trad.libera: John)

Insomma, c’è proprio tutto: rock, sesso, fisicità, allusioni, voglia di liberarsi, uso del gergo giovanile, comunicatività e una fortissima vena trasgressiva, amplificata all’occorrenza da un indiavolato live act che in questo caso esalta in particolare le doti del chitarrista Fred “Sonic Smith” (futuro marito di Patti) e dell’animalesco vocalist Rob Tyner.
Un groove talmente all’avanguardia da essere etichettato, anno 1969, come precursore del Punk. E non a torto.


Gli MC5 (abbreviazione di Motor City 5, ovvero "i cinque di Motor City", che è il nomignolo della città di Detroit) infatti, non furono solo una vera furia della natura sul palco, ma un collettivo artistico fortemente radicalizzato sul fronte politico e dei diritti civili.
Il loro manager John Sinclair, oltre ad essere poeta e produttore del gruppo, era anche il fondatore del White Panther Party (movimento di estrema sinstra fiancheggiatore delle più celebri Pantere Nere di Seale e Newton che si rese protagonista della rivolta di Detroit del luglio 1967) e coinvolse nel "giro" praticamente tutti gli elementi della band, in particolare Tyner che spesso si lasciava andare ad infiammanti comizi.

In questo senso, storica fu la loro lunga e polemica performance alla Convenzione Democratica di Chicago del ’68 che, come noto, sfociò in gravi incidenti.

MC5L’album “Kick out the Jams” fu pubblicato nel 1969 ma la sua gestazione avvenne l'anno prima quando il gruppo sostenne una lunga tournèe suonando tra gli altri a fianco della band di Janis Joplin Big Brother & ther Holding Company, i Cream e concludendola con due serate al Grande Ballroom di Detroit il 30 e il 31 ottobre da cui furono tratte le registrazioni dell'LP.

Non senza polemiche dovute all’uso di un linguaggio piuttosto crudo, l’album uscì nei primi mesi dell’anno successivo per la Elektra Records (la stessa dei Doors, che quindi era bene abituata alle provocazioni) comprendendo otto canzoni di cui almeno tre entreranno nella storia del rock: “Ramblin Rose”, "Rama Lama Fa Fa Fa” e la storica “Kick out the Jams”, un inno a liberarsi da qualunque costrizione politica, sessuale o morale.

Inizialmente il disco non vendette molto, anzi: l’album entrò in classifica nella primavera del ’68 solo al 30° posto e il 45 giri (con la title-track) non andò oltre l’82°.
Tuttavia, anche se le vendite iniziali si concentrarono sulla sola Detroit, poco a poco l’enorme qualità del lavoro cominciò gradualmente a farsi breccia anche in altri stati: New York in particolare dove intorno alla metà degli anni ’70, praticamente tutti i Punks americani ammisero di essersi ispirati agli Mc5.


MC 5 detroitNel 2003, la rivista Rolling Stone includerà “Kick out the jams” tra i migliori 500 album di tutti i tempi e negli anni 200 saranno innumerevoli le citazioni tributate ai cinque di Motor City da altre bands.
Tra queste citiamo “Looking at you” dei Damned nel loro storico album “Machine gun etiquette” del 1979, e una torrenziale versione live di “Kick out the Jams” dei Blue oyster Cult nel 1979.


E se ascoltare il vinile è già di per se un’esperienza straordinaria, non meno avvincente è la scarna ma significativa filmografia sulla band, in particolare il documentario di Lenny Synclair (35 min.) e il successivo lungometraggio “MC5” il cui pathos della scena iniziale vale tutto il film: una lunga soggettiva su una Grande Ballroom ormai distrutta dal tempo e dal disinteresse manageriale, termina con l’inquadratura del palcoscenico devastato.
Da qui, una splendida dissolvenza incrociata ci riporta indietro ai fasti di vent'anni prima, esattamente in quello stesso punto e poco prima che il concerto avesse inizio. Kick out the jam!


Dopo due album (validi, ma di minore impatto) la band si scioglierà nel 1973, ma i mebri superstiti la riformeranno più volte almeno sino al 2006, malgrado le premature dipartite di Sonc Smith (che lascia vedova Patti nel novembre del 94) e di Rob Tyner.


Se anche per tutto il resto del movimento americano, il “Punk” fu tale ancora prima che il mondo se ne accorgesse, gli MC5 con gli Stooges e le New York Dolls furono sicuramente gli indiscussi pionieri di quel genere che avrebbe sconvolto il mondo.

Gruppi che insomma, non moriranno mai.


PS: finchè reggono, andate a vedervi questi fimati sul tubo:
- Kick out the jams (live b/n) - FORMIDABILE!!!
- Looking at you (live b/n, 1970)

- Looking at you (live al Beat Club, colore)

4 commenti :

Anonimo ha detto...

era da tanto che nessuno me li ricordava grazie. un vero terremoto!

taz ha detto...

Come mi sconvolse la velocità del suono di Kik....mi sconvolse, al contrario, il seguente Back in the USA...due dischi "troppo diversi" (per me s'intende...)...Cmq Kick è una perla "nera" nel firmamento punk-rock....acido e corrosivo fino al midollo dell'ultima nota del disco....eccezzionali!!! ciao a tutti

Anonimo ha detto...

Magnifici MC5, ma non dimentichiamo i Sonics, una bomba anche il loro esordio, Here are the Sonics. La prima volta che l'ho sentito non ci potevo credere che fosse del '65.
Grandi tutti: MC5, Sonics, Seeds, 13th Floor Elevators, Kingsmen, Trashmen, Kinks... Che tempi.

Giangi.

Anonimo ha detto...

io trovo che anche Back in the Usa non fosse male, se non altro per il ripescaggio delle radici rock and roll. comunque dal vivo erano un'altra cosa!!!
Ho trovato anche un altro disco del 67 credo (probabilmente un bootleg)che altrettando dinamitardo quanto Kick out the jams.
Si chiama "Live at the Sturgis armoury". è pazzesco