Canzoniere del Lazio (1972 - 1978)

canzoniere del lazioNEI COMMENTS INTERVIENE PASQUALE MINIERI



Se nel 1973 gli Aktuala iniziarono la loro ricerca attingendo dalle radici africane e medio orientali e gli Area tradussero in Prog le pulsioni mediterranee, nel dibattito musicale e politico dell’epoca vi fu sicuramente un altro gruppo fondamentale il cui impegno riflesse l’evoluzione del movimento e arricchì il rock progressivo: il Canzoniere del Lazio.

E anche se la loro musica non fu inizialmente “prog” ma “folk”, il suo cammino poggiò su basi talmente solide e conflittuali da evolversi nell’arco di un quinquennio in un crescendo di contaminazioni che non ebbero eguali nel panorama italiano.

Nata in pieno clima underground nel 1972 ad opera del cantante ed ex architetto Piero Brega, da Francesco Giannattasio (organetto e percussioni), Sara Modigliani (voce e flauto) e Carlo Siliotto (chitarra, mandolino e violino), la band si proposeda subito di recuperare la musica popolare del centro-sud Italia attraverso un intenso lavoro di ricerca e documentazione politica sulle tradizioni del mondo contadino.
Per acquisire più materiale possibile, il quartetto romano si affidò sia al preesistente collettivo del “Nuovo Canzoniere Italiano”, sia al ricercatore Alessandro Portelli, cresciuto negli ambienti dell’Istituto De Martino di Roma.

Ciò che però diede al CdL una marcia in più rispetto alle altre centinaia di gruppi folk della penisola, non fu tanto la mera riproposizione di canti e culture popolari, ma la loro contestualizzazione: non bastava insomma limitarsi ad esecuzioni che rispettassero fedelmente il loro stile originale, ma occorreva restituirle in forma di momento aggregativo, ludico e politico, contestualizzando i testi alla situazione sociopolitica e innestandovi gradualmente elementi contemporanei.
In altre parole: costruire una nuova musica che fosse l’espressione dei nuovi bisogni della cultura giovanile metropolitana a partire dalle tradizioni popolari.

lassa sta le me creaturaIl primo passo verso la definizione del nuovo sound è datato 1973 con l’album d’esordio “Quando nascesti tune” per l’etichetta folk “Dischi del sole”: 15 brevi brani acustici palleggiati tra stornelli, tarantelle, ballate e canti contadini in cui però è ben chiara l’idea rivoluzionaria di base mutuata dalla “resistenza tradita”, ossia lo stesso concetto da cui presero vita tutti i gruppi più eversivi di contropotere del dopoguerra : “La convinzione di una nuova era che al mondo porterà la redenzione, porta scritto sulla sua bandiera: rivoluzione!(da ”Su comunisti della capitale”).

Il disco è inequivocabilmente folk, ma con l’entrata nel gruppo dei sassofonisti Luigi Cinque (che troveremo anche in "Canto di Primavera" del Banco) e Gianni Nebbiosi, del bassista Pasquale Minieri e di Giorgio Vivaldi alle percussioni, le sonorità della band cominciarono a indurirsi e insaporirsi di rock e di jazz (es: Su gravellu arubiu” e “Canti a mete di Barbarano).

Parallelamente ad un’intensa attività dal vivo che li vede presenziare praticamente a tutti i più importanti festival pop e politici, nel secondo Lp del 1974 “Lassa sta la me creatura”, i brani del Canzoniere si strutturano, si complessificano e si dilatano sino agli 8 minuti, lasciando maggior spazio agli arrangiamenti e mettendo maggiormente in risalto le singole personalità pur mantenendo un groove rigorosamente collettivo.

Passano due anni sempre vissuti “on the road”. Esce Sara Modigliani e con l’album “Spirito bono” del 1976 la band licenzia quello che verrà unanimemente definito dalla critica il loro lavoro più rock e sperimentale la cui produzione viene affidata addirittura al fratello del chitarrista dei Jefferson Airplane, Peter Kaukonen.
Su quanto possa definirsi effettivamente “prog” questo disco vi sono molte visuali discordanti ma visto in un’ottica evolutiva, esso fu sicuramente il punto più alto di un excursus contaminatorio sudato e sofferto nel corso di almeno 4 anni di ricerche e di impegni. Un disco che non solo si fa più duro nei contenuti e nelle sue rivendicazioni, ma che conferisce alla band una consapevolezza tale che non verrà scalfita nemmeno dal crollo della controcultura.

CdL spirito bonoAnzi: pur orfano di Brega, Giattanasio e Cinque il CdL si spingerà ancora oltre nel suo cammino riuscendo sempre ad equilibrare perfettamente tradizione e modernità, musica folk e lotta di classe.

Giocato su un equilibrio fragile ma avvincente, “Spirito bono” fa spaziare la mente dall’Europa sino alle porte con l’Oriente, lambendo il minimalismo di Terry Riley e la Third Ear Band.
Apre le porte al folklore europeo ma senza dimenticare le polifonie vocali della Sardegna.

Lascia aperti nuovi spiragli che si perfezioneranno in una tournee africana nel ’76, cheli vedrà tributati dei massimi onori al VII Festival della Canzone Politica di Berlino Est nel 1977 e imploderanno nuovamente in due album che poi saranno gli ultimi a nome di Canzoniere del Lazio: “Miradas” del 1977 e "Morra" del 1978

Sempre nel 1978, un’ultima impennata porterà alcuni ex componenti del CdL (Minieri e Vivaldi in particolare) a formare il gruppo Carnascialia con la collaborazione del fior fiore degli artisti sperimentali degli anni ’70 tra cui Demetrio Stratos e Mauro Pagani.

In sostanza, grazie al Canzoniere del Lazio, anche l’Italia potè esibire con orgoglio la sua anima più genuinamente popolare, altrimenti svilita dal mainstream più controrivoluzionario.
Mai come in questo caso fu valido l’assunto che “le rivoluzioni partono (e devono partire) dal basso”.

15 commenti :

Annunziato ha detto...

Ottimo e abbondante, JJ. Se vuoi posso provare a chiedere a Minieri qualche cenno in più su Canzoniere e Carnascialia, se desideri.

JJ John ha detto...

Beh, insomma Annunziato, sarebbe davvero figo.
Vuoi fargli tu un'intervista sui rapporti tra CdL e progressivo e poi la pubblichiamo?
Se hai la possibilità e i contatti perchè no? Sarebbe un contributo importante.

Anonimo ha detto...

Dimenticati da molti ma non da Jj,
Grazie fratello nostro!

Franco58 ha detto...

Grazie per la tua recensione,come al solito piena di particolari.Ho avuto la fortuna di vederli 2 volte,la seconda a Parco Lambro 76,veramente grandi,con i giullari che ballavano tra il pubblico durante il concerto,grandi ricordi.Come gia detto nella recensione un mix di vecchio e nuovo,radici popolari con diramazioni moderne,saró retorico ma una musica cosi sfortunatamente non la sentiamo piú.Ciao

alessandro portelli ha detto...

Il testo della "Tarantella dei baraccati" non è stato "riattualizzato" dal Canzoniere del Lazio ma improvvisato esattamentecosì da un gruppo di baraccati calabresi durante l'occupazione della piazza del Campidoglio. Lo stesso vale per il testo di "Su comunisti della Capitale", che ci è stato insegnato da un gruppo di operai della borgata di Val Melaina. In enrambi i casi non giovani ma comunque, penso, proletari. La musica popolare di tradizione orale non era affatto "demandata al mainstream più controrivoluzionario o parcellizzata nelle nicchie provinciali" ma racolta, pubblicata e diffusa da realtà della sinistra radicale come i Dischi del Sole, l'Istituto Ernesto de Martino, il Circolo Gianni Bosio.

J.J. JOHN ha detto...

Grazie Alessandro per le tue precisazioni. Sono molto onorato della tua visita.
Corrego ove necessario e specifico due cose per non essere frainteso.
Per "riattualizzazione" dei testi, intendevo: contestualizzare una dialettica popolare nel panorama di sociopolitico allora, finalizzandola alla lotta di classe.
"Comunisti" in questo senso può essere un buon esempio.

Non ho detto che "la musica popolare di tradizione orale fosse demandata al mainsetram". Figuriamoci: ho scritto un libro su Milano basato sulla oral history e non potrei mai dire una cosa simile.
Ho inteso dire che l'anima genuinamente popolare del CdL come quella di molti altri artisti assimilati, fece fortunatamente da contraltare al folk posticcio che veniva proposto dai canali di Stato.

Ecco.Spero che le mie precisazioni siano state esaustive e aspetto con piacere di sentirti ancora, se lo riterrai opportuno.

Anonimo ha detto...

Non ho mai ascoltato il secondo e terzo album, dato che tra l'altro non sono mai stati ristampati in cd, ma "Miradas" uscito per la Cramps nel 77 per me è uno dei migliori dischi realmente progressivi dell'Italia degli anni '70, meriterebbe inoltre anch'esso una ristampa degna (una vecchia ristampa in cd risale agli anni 90).
francesco

Pasquale Minieri ha detto...

Il nostro ragionamento era molto semplice:se dal blues che era la musica popolare dei neri è poi nato il jazz , il pop etc.... Studiamo la musica popolare italiana e vediamo dove si può arrivare,io adoravo la musica sarda i musicisti che partivano da un tema per improvvisare e permettere alla gente di ballare.
Tra l'altro ogni paese aveva una sua cadenza ritmica con tempi tipo 18/8 27/8 cose che ho ritrovato solo in India e nel mondo arabo.
A noi interessava la ricerca e imparare i canoni dell'improvvisazione non so se abbiamo un collegamento con il progressive la nostra più grande soddisfazione fu una sera che suonavamo a Roma a piazza San Giovanni e vennero a sentirci dei musicisti americani e dissero finalmente sentiamo il jazz italiano.
Tutti questi particolari con nomi etc.. li sa Gerardo Casiello che sta finendo un libro sul Canzoniere Del Lazio che uscirà tra poco.
Dopo il commento di quei musicisti americani si avvicinarono a noi vari musicisti di jazz italiani Danilo Rea ,Roberto Gatto,Tommaso Vittorini,Maurizio Giammarco io studiavo con Bruno Tommaso etc....

Anonimo ha detto...

Ragionamento semplice ma veramente efficace....

Il Canzoniere del lazio è stato uno dei pochi gruppi veramente originali che abbia attraversato la nostra penisola negli anni 70.

La loro musica non si può etichettare....è difficile dire se era progressive o meno.

Secondo me era un mix (originale) di diversi generi, dal jazz al folk italiano, all'etnico....

Rappresentarono davvero un tentativo (più che riuscito) di dire qualcosa di NUOVO nel campo della musica italiana degli anni 70.

alex77

GERARDO CASIELLO ha detto...

Il Canzoniere del Lazio è stato pioniere di quella che, alcuni anni dopo, sarebbe stata etichettata nell'ambito del mercato discografico come "World Music".
Quello del CDL è stato un "percorso naturale" che ha portato il gruppo da una dimensione "filologica" di ricerca e riproposta di materiali recuperati sul campo ad una ragionata interiorizzazione dei patrimoni di tradizione orale che sarebbero divenuti il pretesto per la composizione di musica originale. Se si ascolta con attenzione la discografia del Canzoniere del Lazio si noterà un cambiamento graduale che va di pari passo con la crescita e la maturazione dei singoli membri del gruppo.
La concezione bartokiana del CDL ha portato alla creazione di un capolavoro della musica italiana e non solo: l'album SPIRITO BONO.
Spirito bono è una riuscitissima sintesi della musica del mediterraneo in cui convivono svariate culture che, anche se troppo spesso lo si dimentica, fanno parte del nostro DNA.
Oggi si parla tanto di contaminazione in tutte le sue accezioni; la musica "contaminata" del CDL era il risultato di ricerche e studi non finalizzati alla semplice composizione di musica bensì alla crescita culturale di ogni singolo componente del gruppo che metteva a disposizione del complesso la propria esperienza personale.
Il fattore estetico non era un obiettivo ma un risultato.
Oggi, purtroppo, spesso la "contaminazione" è un mero fatto estetico, un patch-work di colori, ritmi, stilemi finalizzati alla evocazione di mondi lontani troppo spesso mai visitati oppure alla rievocazione di un passato ancestrale del quale si vogliono a tutti i costi recuperare le tracce o paradossalmente "invetarle".
Il Canzoniere del Lazio è stato figlio di un periodo storico nel quale la creatività e l'impegno politico erano un' unica cosa.
Da appassionato di rock progressivo penso che di progressive nella musica del Canzoniere vi siano solo le strutture musicali dilatate e ben articolate che però sono comuni anche a tanti repertori di tradizione orale, a certe esperienze del jazz e alla musica classica.

Nell'autunno 2011 pubblicherò, per la Coniglio Editore, una monografia sul Canzoniere del Lazio che ripercorre, attraverso la voce autentica di tutti i componenti e non solo, la storia del gruppo ma soprattutto di un periodo storico effervescente.

GERARDO CASIELLO

Anonimo ha detto...

Ho avuto già la fortuna (dopo anni di ricerche) di poter ascoltare gli album "Lassa sta" del 1974 e "Miradas" del 1977....

Ma nn riesco (in alcun modo) a trovare proprio l'album Spirito Bono, che sicuramente sarà un altro capolavoro.

Qualcuno sa mica dirmi dove si può trovare....esiste una ristampa in cd?

E' incredibile come negli anni passati si siano ristampati lavori prog anni 70 italiani di dubbio valore, di qualche gruppettino magari, e nn si sia data la giusta importanza a gruppi come il Canzoniere del Lazio....davvero originali e bravissimi strumentalmente.

alex77

JJ John ha detto...

"Spirito bono" è bellissimo.
Io ce l'avevo su una cassetta che però ha già da tempo esaurito il suo ciclo vitale.
L'unica ristampa che conosca è quella della Ricordi "Serie orizzonte" del 1977, e non ci sono al momento ristampe in Cd.

Comunque il disco originale è facile da trovare.
No pagate l'originale più di 25 euro e la ristampa più di 10.

Regolo ha detto...

Bella monografia su uno dei più grandi gruppi italiani di tutti i tempi.
A mio parere il loro capolavoro è "Lassa sta' la mia creatura" ma tutti i dischi sono da avere a occhi chiusi.
Scandaloso il fatto che, tranne il primo (che pur bello è anche il meno significativo), tutti gli altri dischi stiano ancora attendendo una ristampa!

Anonimo ha detto...

sarebbe giusto ricordare Clara Murtas e Marcello vento protagonisti dal 1976, che parteciparono sia alla tournee in Africa che al Festival di Berlino, dove tra l'altro fu registrato l'ultimo disco del CDL ITALIEN.....

clack ha detto...

Del Canzoniere ricordo un concerto del 1977 alla stazione di Ostia.
Fu molto intenso e comunicativo, il gruppo aveva il dono di riuscire ad abbattere gli steccati tra artisti e pubblico. Forse anche per via del luogo in cui si tenne e di sicuro per l'assenza di grossi apparati tecnici, che hanno sempre rappresentato un elemento di separazione tra gli uni e gli altri.
In quest'ottica secondo andrebbe letto almeno in parte il grande diffondersi dei cantautori in quel periodo, che anche se non paragonabili musicalmente alla grande musica prog rispondevano a quella che si impose come una delle esigenze più sentite di quel periodo.
Ebbi modo di parlare con alcuni componenti del gruppo, tra cui il batterista, per complimentarmi e dire che musicalmente il discorso poteva essere messo in parallelo con quello degli Henry Cow.
In precedenza non avevo considerato il gruppo, ma da allora in poi lo ho sempre ritenuto una tra le più belle realtà della musica alternativa italiana.
Vorrei salutare i componenti del Canzioniere, per fare loro i più vivi complimenti, ringraziarli per quello che hanno fatto e renderli partecipi del mio rimpianto.