Pooh: Poohlover (1976)

Pooh Linda
OVVERO: DI COME I PALADINI DEL POP MELODICO SI
 IMPADRONIRONO DEL VUOTO LASCIATO DAL PROG

Dopo Parsifal del 1973, i Pooh si concedono ben due anni di moratoria discografica, interrotta solo da quattro singoli, dall’antologia 1971-1974, ma compensati da un'intensa attività dal vivo..

Nel frattempo però, i rapporti col produttore Giancarlo Lucariello continuano ad incrinarsi, la CBS li vorrebbe molto più produttivi, e così, malgrado le 500.000 copie vendute di Un po’ del nostro tempo migliore (marzo 1975), la band viene immediatamente riconvocata al Milano Recording Studio dove soli in tre mesi registrerà Forse ancora poesia, uscito poi a novembre: una produzione boriosa con tanto di orchestra sinfonica di 21 elementi diretta dal M° Gianfranco Monaldi, ma che alla fine non soddisferà nessuno. E difatti l’album fa cilecca.
 Gli stessi Pooh ne rimarranno talmente delusi che per molti anni non eseguiranno alcuna sua canzone dal vivo. E a questo punto, il divorzio con Lucariello è inevitabile. 

Del resto, era già da tempo che il quartetto voleva riappropriarsi di se stesso, anche da un punto di vista manageriale, e forse il 1976 era proprio l’anno giusto per farlo: in giugno si chiudeva la grande stagione del Prog Italiano lasciando un vuoto artistico e commerciale che aspettava solo di essere colmato; la musica autorale aveva ormai conquistato il cuore delle masse; la discografia e le neonate radio libere richiedevano prodotti sempre più trasmissibili e redditizi e, persino politicamente, dopo la sconfitta del PCI e la costituzione del Governo di Solidarietà Nazionale, tutto sembrava arridere ai gruppi da airplay. Specie quelli più neocon come i Pooh

Era insomma il momento di sferrare la zampata decisiva, e il gruppo non si lasciò sfuggire l’occasione pubblicando un brano perfettamente aderente al suo tempo storico, Linda, scritto due anni prima da Facchinetti e Negrini, ma inviso a Lucariello e pertanto mai utilizzato: sempre arrangiato dal Monaldi, inciso nello stesso studio e per la stessa etichetta degli Lp precedenti, ma questa volta prodotto in proprio, e senza l’ingerenza del severissimo Phil Spector nostrano che, quasi in segno di sfida, se ne andò a produrre Riccardo Fogli

Dodi Roby Stefano Red
Il brano è semplice, ispirato a una castigatissima fotomodella americana, ma reso stuzzicante da un testo pruriginoso (con buona pace delle femministe), che ben rifletteva le idee non certo progressiste della band: “Linda calda e innocente / ho una donna in mente e non sei tu […] Prima che ti tocchi, ascolta: […] fa che non possa io rubarti la tua prima volta pensando a un'altra”. 

Gli arrangiamenti sono sobri e asciutti, là dove le parti corali prendono il posto delle vecchie orchestre, mentre il sound è finalmente focalizzato solo sui quattro musicisti: “I Pooh fanno i Pooh e basta. Senza più nessun filtro” diranno in un’intervista del 75. E non caso, la copertina del 45 giri sarà la prima a non riportare più i nomi dei singoli componenti che, da quel momento, diventeranno una vera e propria azienda a nome collettivo

L’eclatante successo di Linda - canzone fuori concorso al Festivalbar 76, e interpretata in spagnolo dall’esordiente Miguel Bosè - fa così da traino al nuovo album Poohlover - gioco di parole tra "Pooh lover", amante dei Pooh, e "pullover", da cui il gomitolo di lana in copertina -, uscito il 21 luglio 1976, e apertore ufficiale del nuovo corso del gruppo.
Basta con l’abuso di canzoni d’amore tanto caro a Lucariello, ma tematiche sociali quali prostituzione, detenzione (Il primo giorno di libertà) e omosessualità (Pierre). In più: ripresa dei temi epici sulla falsariga del Parsifal (Padre del fuoco…), ma ora reinterpretati in modo molto più personale

Tuttavia, malgrado l’esecuzione fosse finalmente autoctona, Poohlover è ancora acerbo. Le canzoni, sono si limpide e cesellate, ma pagano ancora troppi pegni agli anni passati. Allo stesso modo, le parti soliste suonano ancora leggermente didascaliche, fallendo così l’obiettivo di restituire un prodotto totalmente organico. Lacune certamente comprensibili per una band che sta muovendo i suoi primi passi nell’autogestione, ma i cui ambiziosi progetti richiederebbero effettivamente molto più tempo di quanto non ce ne sia. 
Ma è solo questione di un anno. 

recensione
Nel successivo Rotolando respirando (ottobre 77), i Pooh smusseranno definitivamente le vecchie influenze barocche, il sound si farà più omogeneo grazie al contributo di tutti i componenti, e i testi più fluidi grazie al recupero di un tema centrale (in questo caso, la città).

Infine, particolare non meno importante, la band sarebbe diventata una vera e propria icona pop grazie a una radicale quanto azzeccata ottimizzazione degli spettacoli dal vivo, del look, e delle relazioni pubbliche

Sicuramente fu meglio così che perseguire un modello artistico ormai sorpassato, ma è anche vero che mai come dal 76, i Pooh si confermarono testimonial e intepreti di quella sociademocrazia musicale italiana destinata di lì a poco a un’ulteriore deriva neoliberista

Comunque, che li si ami o li si odi, una cosa è certa: quella riorganizzazione radicale attuata nel 1976 non solo palesò un coraggio e un affiatamento non comuni, ma fu efficace al punto di portare avanti la loro "macchina della musica" per altri quarant’anni. 
Che detto onestamente, non è poco.

11 commenti :

ugo ha detto...

....e grazie per averci regalato quest'altra scheda JOHN!
be cos'altro aggiungere al disco che ha dato il via alla mia passione per i POOH e la musica rock in genere.avevo 11 anni quando uscì questo disco e ricordo ancora che lo pagai lire 5.500 e lo comprai alla standa che all'epoca vendeva pure i dischi!tra l'altro lo suonavo su un piccolo stereo con due altoparlanti pagato lire 70.000 a napoli da un mio zio che ora non c'è piu!
l'avro ascoltato tante di quelle volte che manco piu ricordo!poi al 33 giri gli affiancai il 45 giri(in effetti fu il contrario) col retro inedito di "donna davvero" altro brano romantico che fece il paio con LINDA che manco a me ha mai fatto impazzire onestamente.ma il bello viene nel resto del disco a partire dal pezzo di apertura "il primo..."che parla di un detenuto al suo primo giorno appunto di libertà poi a seguire gitano brano che adoro perchè il suo motivo nervoso e intriso di prog(sentire il flauto di stefano)mi piace molto ancora oggi e che parla dei tanti nomadi che oggi riempiono l'europa!poi pierre che tocca per la prima volta l'argomento dell'omosessualità(eccezion fatta per gian pieretti e il suo disco "il vestito rosa del mio amico piero" poi fare sfare brano divertente e quasi country e poi la perla che chiude il lato a ossia quello straniero venuto dal tempo pezzo spaziale quasi floydiano nel finale!il lato b si apre con un pezzo davvero toccante "storia di una lacrima"che parla di una bambina volata al cielo dopo pochi mesi poi la già citata linda poi tra la stazione e le stelle che tocca l'argomento prostituzione e lo fa con una dolcezza che solo quei pooh sapevano offrire aggiungiamo io sono il vento..che cita woodstock69 pezzo direi celebrativo e il finale stupendo PADRE DEL FUOCO DEL TUONO E DEL NULLA dove oltre a recuperare l'epicità di PARSIFAL troviamo,a mio avviso uno dei piu bei sologuitar del grande dody (l'altro è a mio avviso quello presente sul brano 1966).poi come dicevi tu john con rotolando respirando proseguono quella scia di pop-rock proseguita poi con boomerang/viva/stop/buona fortuna e il live palasport che suggella secondo me la fase piu creativa del gruppo.tutto quello che verrà dopo non ci riguarda piu ed io stesso debbo ammettere che pur avendoli quei dischi non mi hanno mai fatto impazzire tranne forse "dove comincia il sole" dove ce un certo ritorno al prog ma siamo ormai nel 2011 e il neo-prog è gia storia conosciuta.chiudo qui ringraziandoti e promettendoti che coi pooh non ti importunero mai piu dato che con questa scheda credo siamo arrivati al dunque!ciao john e buona salute a te ugo

claudio65 ha detto...

Bella scheda, molto equilibrata, che elenca pregi e difetti di questo disco comunque molto bello. Trovo molto azzeccata la definizione di "socialdemocrazia pop-rock" applicata ai Pooh, che io non trovo dispregiativa, ma interpreto come il tentativo di conciliare tradizione ed innovazione, senza affondare nella reazione "n (specie a partire dal 1982), i Pooh sono diventati sempre meno "socialdemocratici" e sempre più "conservatori" - parlo a livello musicale si intende.
Oggi, con fatica, parlo di Musica. Lo faccio per tentare di cancellare un attimo dalla mia mente le cose spaventose accadute in Francia. Non dimentichiamoci che il posto dove i terroristi hanno fatto più morti è stato l'auditorium dove si teneva il concerto rock. Un chiaro segnale. Ricordo un'intervista di molto anni fa ad un cantante algerino (Cheb Kahled), il quale ha detto che, da ragazzo, suonava alla chitarra elettrica brani dei Rolling Stones senza che nessuno gli dicesse nulla. Da adulto e da artista affermato, ha dovuto lasciare il suo paese e vive come un recluso sotto scorta. Brutti, bruttissimi segnali, che devono alzare al massimo il livello d'allarme per la nostra libertà di pensare e di agire.

aliante ha detto...

John, se fai la scheda di "Rotolando respirando"
a non importunarti più sui Pooh sarò io!

E così oltre che di UGO ti sbarazzerai anche di Aliante!

Scherzo...ciao UGO!

Grazie John.

claudio65 ha detto...

Mi sono accorto che un pezzetto del mio messaggio precedente è stato "fagocitato" da qualcosa nell'app. Vabbé, penso che il senso fosse comunque chiaro. Soprattutto, forza Francia, oggi! Ed una citazione dal neo-settantenne Neil Young: "Rock'n'Roll will never die", alla faccia dei criminali assassini.

aliante ha detto...

Ciao Claudio, complimenti per il tuo post.
Sono vicino anch'io alla Francia ed aggiungo
una citazione di Ivan Graziani: "Noi non moriremo mai"

ugo ha detto...

be aliante rotolando respirando,pur adorandolo,lo trovo meno vario di poohlover più asciutto e rock ma qusi tutto uguale eccezion fatta per il brano "il suo temp e noi" che mi sembra sia una reminiscenza dei capsicum red.il resto è molto simile mentre i testi si mantengono sulla linea realistica del precedente!ultimo appunto ma la steel-guitar che il buon dody utilizzava in "ancora tra un anno" oppure "risveglio" che fine ha fatto? a me piaceva un sacco...boh! ciao aliante e ammesso che la faccia poi sarebbe proprio l'ultima anche se john,a piu riprese,ammise che fra i suoi preferiti cìerano BOOMERANG e VIVA...............ti prego JOHN non ci linciare.
p.s. mi associo a claudio e aliante sullo schifo successo in francia ma non azzardo nessun commento tranne condividere le parole del papa ossia che questa è "la terza guera mondiale a pezzi" ciao ugo

JJ ha detto...

A proposito di ciò che è successo a Parigi: chissà cosa c'è dietro tutte queste porcherie. Io non credo sia semplicemente un manipolo di fanatici istigati dalla religione o da una "guerra santa". Per quanto sacrosanta sia. Deve per forza esserci qualcuno che li forma, che li istiga, li arma fino ai denti, e li convince a perdere (e a far perdere la vita altrui) anche a soli vent'anni.
E questo misterioso organismo, occulto a tutti noi, è sicuramente transnazionale: là dove la vita umana non è nulla al cospetto della gestione delle grandi risorse, dei grandi capitali, dei grandi poteri, dell'energia. Dello scacchiere insomma dell'intero nostro pianeta.
E anche se non ho nessuna prova di ciò che dico, ne sono convinto lo stesso.
Perchè troppe sono le contraddizioni che si manifestano quando accadono certi orrori: dalle Torri Gemelle alla Palestina; dal Teatro Dubrovka al Bataclan.
Tutti sappiamo che l'Isis annovera anche militanti inglesi, francesi e scandinavi, peraltro armati di pistole italiane e russe, e che il Mossad che è sostanzialmente un'emanazione della Cia.
E' in corso insomma un conflitto non dichiarato. Una "guerra a pezzi" ha detto giustamente Papa Francesco, che in cuor suo probabilmente sa (ma non può dire) che anche il Vaticano ne è coinvolto.
Una guerra ancor più subdola e vigliacca di quelle medievali perché, se allora si combatteva per un motivo, e l'avversario lo si uccideva: come fai a combattere un nemico che già si uccide da sé?
Non ho soluzione a questo. Ma mai e poi mai crederò a chi mi viene a raccontare che si tratta solo di "fanatismo", di "religione", di "scontro tra civiltà", come a suo tempo berciava la Fallaci.
E quello a cui abbiamo assistito ieri non è neppure "terrorismo". Perché il terrorismo, quello vero, aveva almeno la decenza di colpire bersagli ben prefissati, e sulla base di una determinata ideologia. Balenga quanto si vuole, ma almeno ideologia era.
Questa invece è una guerra già persa in partenza: contro un cancro che stermina i civili, ma non i potenti. Che non porta vantaggi se non ai fabbricanti d'armi. Che vorrebbe riequilibrare il mondo, ma su basi avulse a chi il mondo lo vive quotidianamente.
Ed a me, che come voi il quotidiano lo vivo ogni giorno, non resta che una sola soluzione: "Odio chi odia la vita".
Quelle sarebbero le persone da sterminare. Non altri.

MarioCX ha detto...

Non dirò molto della tragedia francese, qui mi voglio distrarre un po' parlando di musica, ma non posso tacere almeno su questo: il Grande Medioriente è un vaso di Pandora che nessuno (fino ad oggi) ha voluto veramente chiudere, così come nessuno in passato ha veramente voluto una stabilità dell'area per evitare l'egemonia di una potenza in grado di contrastare l'approvigionamento energetico delle altre.
Insomma, la nota tattica conosciuta come "dottrina Carter".
Le schegge di un'instabilità così lunga nel tempo oggi arrivano nel vecchio occidente in declino, lasciando attonito chi pensava che la barbarie della guerra fosse un faccenda remota, confinata in paesi lontani distanti anni luce dai "nostri ragazzi" e dalla loro serena esistenza fatta di piani studi, di viaggi "erasmus", di concerti e di (giusta) spensieratezza giovanile.
Ma, negli ultimi anni, anche di tanta disoccupazione e di profonda precarietà esistenziale.
Il Papa ha dichiarato che chi utilizza la religione per giustificare la violenza è un bestemmiatore, tacendo ipocritamente sullo stesso paravento ideologico messo a disposizione dalla Chiesa nella prima metà del '900 (per tacere dei secoli precedenti) e che, non ho dubbi, sarà pronta ad offrire ancora negando quanto appena affermato. Non saranno più bestemmie, ma civiltà cristiane da difendere.

Per qunto riguarda il fenomeno terroristico in genere: non è mai accaduto, nella storia, che un atto terroristico abbia risolto alcunchè o cambiato il corso della medesima. Tantevvero che la deinizione che Lenin dava ai terroristi era di "pazzi e somari".
Non faccio ultriori conclusioni politiche perchè non è questa la sede e, come si dice, andrei troppo OT.

Andiamo a parlare di "Poohlover", dunque.
E' un disco di transizione tra il periodo "sinfonico" e quello "elettrico" (per entrambi i termini si dia l'accezione coerente con la produzione Poohiana) ed è un bel disco anche se caratterizzato da un'eccesiva prudenza.
Il timore di abbandonare la vecchia strada lucariellana è evidente non tanto nella produzine musicale quanto nei testi a tratti imbarazzanti come nella sopravvaluta "Linda" e, soprattutto, in "Pierre" che mi è sempre sembrata una lagna.
Le gemme sono altre. "Gitano", poco ricordata, è uno dei migliori pezzi di tutta la produzione "importante" dei Pooh, quella degli anni '70, con il suo andamento contraddittorio tra l'intro dolcissima e lo sviluppo quasi acido seguente che ricorda vagamente le atmosfere circensi di stampo pepperiano.
Non da meno "Padre del fuoco...", epica e declamatoria, ci conduce nella notte dei tempi con un'efficacia non comune.
L'altro capolavoro è sicuramente "Uno Straniero Venuto Dal Tempo".
Facchinetti sperimenta facendo cantare Battaglia con la faccia dentro un pianoforte a coda a simulare un canto proveniente da una galassia lontana ed è da ricordare la sua bellissima e straziante coda strumentale in cui il lamento della chitarra di Battaglia rende l'insieme di una drammaticità fino a quel momento mai presente in modo così doloroso in un ambum dei Pooh.
Godibile il divertissment "Sfare, Sfare, Dire, Indovinare" con citazione di tale Loredana (Bertè) e D'Orazio alla sua prima prova vocale.
"Io Sono Il Vento E Quel Giorno Ero Là", un memo di Woodstock 1969, è l'ultimo brano da ricordare.

"Poohlover" è il primo disco di un trittico particolarmente felice al quale faranno seguito "Rotolando Respirando" (1977) e "Boomerang" (1978) che chiude il sortilegio.
"Viva" (1979), per quando più che godbile, sarà un nuovo disco di transizione, ma questa volta l'approdo, negli anni '80, sarà assai meno interessante.


ravatto ha detto...

Il responsabile della guerra è sempre il potere. Il potere, tanto per citare un'altra volta Pasolini, fa tutto ciò che vuole.

Ma andiamo ad analizzare chi è quest'uomo che ha bisogno del potere...
e scopriremo che è vittima anch'egli del potere...

l'origine del male è la paura...la paura della vita (e quindi della morte) e la paura dell'amore...
l'amore è il contrario della paura..

allora questi poveri uomini hanno bisogno del potere perché sono precipitati nel buio della coscienza..

perché se fossero illuminati...dalla luce della Coscienza...non potrebbero mai pensare di fare del male...neanche indirettamente..il mondo sarebbe il paradiso...perché in effetti questo è un paradiso, se vi fosse per tutti la luce della Coscienza...

"Si spezzarono le schiene sollevando Moloch fino in Paradiso! Strade, alberi, radio, tonnellate! sollevando la città fino in Paradiso che esiste ed è ovunque attorno a noi!"


stiamo entrando nell'era della Spiritualità..della Consapevolezza...

la luce dell'Amore ama tutti perfino i nostri assassini...
ma quando si leverà alta sul mondo, anche il più spietato degli uomini si torcerà nudo come un verme, piangendo sé stesso e i suoi errori..e incomincerà a diventare consapevole..
perché Amore è la forza più potente..

claudio65 ha detto...

A MarioCX: per quanta fatica si faccia, bisogna continuare a vivere ed a parlare di Musica. Io ho sempre pensato che chi odia la Musica odi anche la Vita e di questo ci sono mille controprove. Parlare di Musica, a quanto pare, è uno schiaffo che, quella gente che odia la Vita, si prende in faccia!
Torniamo ai Pooh, dunque. Condivido in pieno il tuo commento. Io ho suggerito a J.J. l'inserimento della scheda, perché "Poohlover", sebbene con i suoi limiti, è ancora un disco che qualcosa a che fare con il prog ha. Io trovo che "Gitano" sia un gran brano di rock tra l'acido ed il progressivo, che dovrebbe essere meglio valutato. In quanto a: "Uno Straniero venuto dal tempo", qui siamo in un terreno da grande prog nello stile dei primi Pink Floyd. L'ultima track: "Padre del fuoco ..." è un brano di grande effetto, forse di minore impatto dei primi due, ma di grande raffinatezza strumentale, degna anche questa del miglior prog italiano.
Il resto del disco non è forse all'altezza di questi tre capolavori, ma è gradevole. "Linda", ad esempio, non ha un gran testo, ma è una ballata molto avvolgente, che si ascolta sempre con piacere. Comunica, comunque, buone sensazioni (almeno a me). "Storia di una lacrima" è un po' retorica, magari, un po' "lacrimosa", ma è una bella canzone. Idem l'ironica "Sfare ...". Diciamo che le prime tre che ho citato sono grandi canzoni, le altre sono solo belle canzoni. Avercene ancora, di dischi così. Al giorno d'oggi, proprio non se ne sentono più, con rarissime eccezioni.
Mi sento di segnalarne una di queste eccezioni: l'ultimo "live" dei Baustelle, con una copertina psichedelica da urlo e brani veramente da "anni settanta". I Baustelle sono rock, ma anche molto melodici. E' un'eresia dire che ricordano i Pooh migliori? E poi, Rachele Bastreghi, al mellotron, fa davvero innamorare. E non solo musicalmente!

MarioCX ha detto...

Ciao Claudio,

Baustelle? Con me sfondi una porta aperta. Tra il 2000 e il 2008 mi sono letteralmente nutrito dei loro album, fino ad "Amen" summa e sintesi della loro poetica.

Peccato che già da "I Mistici Dell'occidente" (2010) la proposta Baustelliana abbia perso quell'urgenza espressiva tipica delle prime superbe e debordanti prove.
Un disco "a la Baustelle", più che un disco dei Baustelle.
Per la prima volta un'opera non neccessaria, un ricalco sbiadito di solchi già percorsi.
Con "Fantasma" (2013)l'equilibrio perfetto dei primi 4 album è andato definitivamente perduto.
Un disco eccessivo, sovrarrangiato, concettualmente sfuocato e musicalmente spesso tedioso.
Ho amato molto i primi 4 album dei Baustelle, quando l'invenzione melodica era magnifica, la citazione non ancora citazionismo, la malinconia non ancora atteggiamento.
Credo, ahimè, che i Baustelle siano arrivati all'esaurimento della loro vena artistica.

Sono in un vicolo cieco
Non sono un gruppo di popetto "generalista" tipo Vibrazioni o Negroamaro con la possibilità di ripetersi all'infinito nell'oceano del mainstream, ma sono un progetto fortemente caratterizzato da un'estetica romantico-decadente in qualche modo dotta e citazionista di arabeschi concettuali trovati nell'ossario del pop cantautorale, delle colonne sonore morriconiane, dei b-movie poliziotteschi e nelle lounge nightclubbing tra 60 e 70.

Non possono riverberare all'infinito questo modulo.
La messe che doveva dare è già stata colta.
Non son come e se ne usciranno.
Sarà molto, molto difficile.

Ringrazio J.J. della scheda su Poohlover, mi ero dimenticato di farlo nel mio primo intervento.
A questo punto non ha senso alcuno lasciar fuori "Rotolando Respirando" (1977) e "Boomerang" (1978).
Poi si può anche lasciar perdere.
Buon lavoro John!