Gianna Nannini: Gianna Nannini (1976)

 FEMMINISMO D'AUTORE CON MUSICISTI PROG

Gianna Nannini, contradaiola dell’Oca, nasce a Siena il 14 giugno 1954 da Giovanna Cellesi e Danilo Nannini, famoso imprenditore dolciario
Vivace e trasgressiva, inizia giovanissima a prendere lezioni di solfeggio nella sua città natale, e compiuti i 12 anni si iscrive al conservatorio di Lucca, continuando comunque ad aiutare l’azienda di famiglia alla quale sembra destinata per sempre. 

Nel 1972 però, la sua vita cambia improvvisamente. A un mese esatto dall’esame del quinto anno di pianoforte, e mentre sta lavorando per 2.400 lire l’ora presso la ex “Senese”, una fabbrica di dolci appena rilevata dal padre.

E’ mattina presto, e dei tre impiegati ci sono solo lei e un pasticcere di nome Bruno. Gianna è addetta alla produzione dei famosi Ricciarelli, ma la nuova macchina non funziona bene: ha le guide (dirà Gianna: "simili a catene di bicicletta e senza protezione") che perdono colpi, e le teglie si ammassano una sull’altra. 

Lei tenta di riordinare la situazione, ma improvvisamente uno degli ingranaggi le strappa le falangi del dito medio e dell’anulare sinistro. Curiosamente, le stesse che anni prima aveva perso anche Toni Iommi dei Black Sabbath in un incidente simile.
 “Ho sentito un male pazzesco e ho lanciato un urlo così forte che mi ha sbloccato la voce per sempre”, ricorderà di quel giorno. Ed è la goccia che farà traboccare il vaso.
Gianna (peraltro neppure assicurata) decide di tagliar corto con quella vita da borghese, chiede un risarcimento per “infortunio di famiglia” di due milioni, e con quelli se ne andrà a Milano per cominciare una nuova vita. 

Arrivata nel capoluogo lombardo, comincia ad esibirsi in locali underground quali Scimmie, Rosso e Osteria dell'Operetta e, malgrado la grave menomazione, cattura subito l’attenzione del pubblico per la sua voce roca e potente

1976Studia poi composizione col M° Bruno Bettinelli, va a Londra a perfezionare tecnica vocale presso un’insegnante bulgara e, tornata a Milano, inizia a girare per case discografiche scartando quelle che, come la Ariston, la vorrebbero una cantante tradizionale. 

Ed è così, che grazie a un provino presso la Numero Uno di Lucio Battisti, viene scrittuata da Claudio Fabi e Mara Maionchi come voce dei Flora Fauna e Cemento, per i quali co-firmerà il brano Stereotipati Noi, lato B di quella Congresso di Filosofia in gara al Disco per l’Estate. 

La collaborazione dura pochissimo, ma quanto basta per mettere in luce le sue doti e ottenere nall’autunno 75 un contratto da solista per la storica casa discografica Ricordi: sempre affiancata dalla Maionchi che nel frattempo ne era diventata direttrice editoriale, e che non avrebbe più smesso di credere in lei. 

E questo al punto che, per il suo primo album eponimo del 1976, le metterà a disposizione una backing band di assoluto rispetto: Claudio Fabi alle tastiere, Massimo Luca (Battisti, Data), Claudio Bazzari (Pueblo) alle chitarre, Paolo Donnarumma (Il Pacco, Enorme Maria) al basso, Gianni Dall’Aglio (ex batterista dei Ribelli), e una sezione di quattro fiati capitanata dal sassofonista Claudio Pascoli (futuro PFM). 

Foto: "Re Nudo", 1976
 Il disco, distribuito fiduciosamente anche in Svizzera e in Austria non ottiene alcun riscontro, ma è comunque lampante che nelle sue dieci canzoni di carta vetrata si annidi qualcosa di molto speciale. “Era tutta istinto e passione” ricorderà la Maionchi, “ma le mancava un’idea della struttura delle canzoni. Doveva trovare un modo di incanalare quel suo disagio per farlo diventare la sua forza”. 

E in effetti, se vogliamo parlare di “disagio”, in Gianna Nannini ce n’era davvero tanto. E mentre i suoi colleghi cantautori sfoderavano carte vincenti, lei, giovanissima, inesperta, e per giunta dal carattere e dalla sessualità particolari, si avvitava sola sulla propria infanzia (Come un angelo, Un'anima di sughero, E poi viaggiai…), e su quei drammi privati delle donne che le procurarono si la simpatia delle femministe (Morta per autoprocurato aborto, Ti avevo chiesto solo di toccarmi), ma che malgrado la loro attualità, non l’aiutarono affatto a vendere dischi. 

Del resto, Ti avevo chiesto solo di toccarmi non raggiungeva neppure lontanamente la poetica della contemporanea Piccola storia ignobile di Guccini, e comunque, di autori specializzati in paranoie esistenziali ce n’erano già sin troppi perché il pubblico si occupasse anche delle sue: intrise oltretutto da una poetica troppo personalista per essere condivisa, o sin troppo esplicita per essere accettata da una Controcultura ormai in crisi d’identità. 

Almeno però un risultato Gianna l’aveva ottenuto: conquistarsi la stima di una delle direttrici editoriali più importanti d’Italia, che non solo le perdonò anche il suo secondo flop commerciale (Una radura del 1977), pur se prodotto ancor meglio del primo e con l’appoggio nientemeno che della PFM, ma continuò imperterrita ad investire in lei sino al clamoroso e meritato successo di California del 1979.

E questa, è una delle tante storie che sovrapposero il mondo dei cantautori a quello del prog, mentre su quest’ultimo calava definitivamente il sipario.

7 commenti :

Anonimo ha detto...

ho conosciuto Gianna più o meno in quegli anni. veniva spesso a trovarci nel nostro collettivo femminista sui navigli di milano (chissà se lei si ricorda?). era giovanisima, strana, incerta, tormentata, timida... ma quando si metteva al pianoforte diventava dinamite allo stato puro. nessuno più fiatava. cantava due o tre canzoni e alla fine ci guardava... beh... che ve ne pare? e noi tutte con le lacrime agli occhi. poi si è inserita nel mercato e quella magia si è persa, ma come si dice dalle mie parti: quando i semi sono buoni, la pianta sarà robusta. ciao. raffaella

ugo ha detto...

e io credo chi sia stata robusta perlomeno fino al doppio live dopodichè,almeno per me,ha perso gran parte del suo istinto di animalerock approdando ad un genere di pop melodico bello solo a sprazzi ma lontano anni luce dal resto della sua produzione di cui amo ovviamente il disco CALIFORNIA su tutti mentre per i primi due che ho ma che non ricordo affatto mi rimando al giudizio che jophn ha espresso sulla sua scheda.ciao ugo
john per le mozzarelle scrivimi sul mio indirizzo email il tuo recapito altrimenti dove le mando?nel frattempo mi informo quale caseificio consegna li a milano oppure debbo rivolgermi a qualche corriere!

Gianna ha detto...

Ciaoooo sono una Gianna-fanatica! Potete dirmi da quale nuumero di Re Nudo avete preso la foto in basso a sinistra? E poi cos'era ... una foto sola o c'era anche un articolo? Grazzzzzzie. Gianna.

JJ John ha detto...

Ciao Gianna-fanatica! Allora: si tratta di "Re Nudo" anno IV, n° 44-45, agosto-settembre 1976. Era un numero doppio dedicato all'ultimo Festival del Parco Lambro, ma temo molto difficile da trovare oggi.
L'intervista a Gianna occupava tutta la pagina n°54 nella rubrica "Re Nudo (si) domanda".
Se proprio non trovi l'originale, o ti chiedono cifre stratosferiche, scrivimi privatamente che ti mando la scansione della pagina.

Raffello 58 ha detto...

Estate 1978. Mi trovavo in vacanza a Marina di Castagneto Carducci quando la mia attenzione venne catturata dal manifesto di un concerto del grande compianto CAUDIO ROCCHI. Non potevo mancare, quella sera Claudio avrebbe presentato oltre al suo repertorio classico anche alcuni brani del suo ultimo 33 A FUOCO. Ma prima che Rocchi iniziasse la sua performance si presentò sul palco al pianoforte una biondina dall'aria quasi timida. Era Gianna Nannini, a quel tempo a me sconosciuta. Ricordo che fece delle cover della Joplin e e alcuni pezzi dal suo 33 UNA RADURA disco che possiedo per la presenza della PFM. Mi piacque molto un pezzo in maniera particolare, REBECCA. Comunque il mio interesse per GN si ferma a quel disco li, anche se in seguito la cantautrice senese avrebbe collaborato con artisti a me cari come JACKI LIEBEZEIT, batterista dei miei adorati CAN. Un cordiale saluto a tutti gli amici del sito Raffaello 58

rael ha detto...

è del 1954

J.J. JOHN ha detto...

It is real. It is Rael! Corretto, grazie.