É in edicola il secondo numero di VINILE!

Dearest Sisters and Brothers,
vi informo che oggi 21.6.2016, è uscito il secondo numero di VINILE, l'esclusiva rivista musicale a cura di  Michele Neri, diretta da Francesco Coniglio, pubblicata da Sprea Editori, e in cui troverete molti interventi del vostro JJ John.

Tra i tantissimi argomenti: la vera storia della butcher cover dei Beatles, i singoli dei Pink Floyd, le origini della gloriosa discografica RCA che fu una delle culle del Prog Italiano, il perché di certe similitudini tra le copertine più famose del rock, e udite, udite! Uno straordinario special sui Circus 2000, indimenticati pionieri del nostro Pop Italiano: introduzione firmata JJ e interviste esclusive a cura delle Note di Euterpe.
Insomma un imperdibile mondo in Vinile che con la consueta grafica imperiale, ed i suoi contenuti inediti vi terrà compagnia per i prossimi due mesi. Poi... se ne riparla.
Ci vediamo in edicola! Come sempre vostro,
JJ

36 commenti :

MarioCX ha detto...

A Savona non è ancora arrivato.
Vedrò domani!

Pietro55 ha detto...

Quaggiù è già arrivato. Ho telefonato all'edicolante e più tardi lo vado a ritirare.

Pietro55 ha detto...

Tanto per parlare di musica, devo dire che Vinile continua a piacermi. Per quel poco che ho letto fin' ora.CIRCUS 2000, il Benigni che non t'aspetti: uno sconosciuto cantante di canzoni di protesta. E poi John Phillips contro Dylan, due copertine identiche.
E poi ancora, quei mattacchioni degli Acqua Fragile. Quando li ho visti dal vivo, mi sono subito chiesto: "Ma questi dove li ho già sentiti?" Eppure continuano a starmi simpatici, e li riascolto sempre volentieri.
"Amore e non amore" è l'unico disco che possiedo di Battisti. Non sarà un capolavoro, ma mi prende, a cominciare dalla copertina. Per il resto, sarà che quando ci sono di mezzo Radius e Mussida...

claudio65 ha detto...

Devo avvisare che la rivista, purtroppo, arriva in poche edicole a Genova. Quella sotto casa mia è una delle poche che ce l'ha (fortunato ...).
Ottimo il servizio sui Circus 2000: cinque interviste, cinque punti di vista diversi sulla stessa (bella) esperienza musicale. Peccato sia finita troppo presto, ma quel paio di album (specie il primo, secondo me), meritano.
Mi è piaciuto anche il servizio sulla RCA, che mette su carta una verità scottante e sconcertante: ovvero che, ad un certo punto, dal Vaticano è partita un'epurazione che ha fatto cadere la testa del manager italo-americano Biondo. Bisognerebbe capire perché mai al Papa (Pio XII) interessasse qualcosa di una casa discografica e se ne occupasse. Sta di fatto che qualcuno (Mimmo Modugno ?) sentendo che non era più aria ha levato le tende.
Infine, bella e commovente l'intervista a Maria Monti, partner sul palco e prima fidanzata di Giorgio Gaber. Storia di amore e musica con il pudore e l'educazione di tempi a noi lontanissimi. Ma, quanta creatività e quanta classe c'è ancora in quelle vecchie foto in bianco e nero!
Su Benigni cantautore, non mi pronuncio, non avendolo mai ascoltato. Ma, sappiate che non sono un suo fan.

uno a caso... ha detto...

Ma... ditemi una cosa. E ve lo chiedo a rischio di prendermi una tirata d'orecchi da chi so io. Che ne pensate di una rivista come Vinile? Cioè: come reputate si innesti nel panorama editoriale italiano? E poi... cosa vi piace molto, e cosa invece cambiereste.
Grazie se vorrete rispondere.

Pietro55 ha detto...

Io di certo eliminerei le tante pagine dedicate a chi col rock non ha niente a che vedere, con tutto il rispetto per il buon Domenico Modugno e Renato Zero, in favore di un articolo fisso che parlasse di un grosso gruppo straniero. Per es. King Crimson, Jefferson Airplane, ecc... Per il resto lascerei tutto così com'è. Soprattutto le lunghe interviste che io adoro e, per fortuna nel giornale abbondano, e sono pure di gran qualità. Scherzo, ma grazie a una di esse ho scoperto chi ha inventato il termine "Cantautore"
Per quanto riguarda VINILE nel panorama ed. Italiano, caro Uno a caso(ma mica tanto) non saprei cosa dirti, perché praticamente non leggevo una rivista musicale dai tempi di CIAO 2001, perciò non sono in grado di fare confronti.
Buonanotte

due a caso... ha detto...

Beh, però tieni conto che la rivista si chiama "Vinile", per cui certe discografie dettagliate come lo Zero "estero", Modugno o i Floyd italiani ci stanno: specie se fatte così bene.
Tra l'altro lo stesso editore pubblica altre riviste che si chiamano "Prog" e "Classic Rock" per cui certi gruppi come Crimson, Jefferson, Genesis ecc vengono trattate lì...

Pietro55 ha detto...

Facciamo che mi tengo VINILE.
Ormai mi ci sono affezzionato, e se qualche pagina non è di mio gradimento, pazienza.

MarioCX ha detto...

L'articolo annunciato in quarta di copertina sul giradischi tal dei tali a che pagina è?
Io non lo trovo.

JJ ha detto...

A pagina 9

MarioCX ha detto...

Ah, già.
Ma è un trafiletto, cercando un servizio tipo "prova su strada" mi è sfuggito.
Che prezzo però...mi tengo il mio Technics SL-D 212 del 1982.
Grazie.

JJ ha detto...

Mah, dicono che sia un bell'apparecchio. Molto elegante peraltro.
Maggiori informazioni qui
http://www.sony.it/electronics/componenti-audio/ps-hx500

MarioCX ha detto...

Costasse la metà potrei farci un pensiero perchè il mio vecchio Technics funziona sempre bene (e ci ho messo su una buona Ortofon l'anno scorso), ma il coperchio dopo 34 anni è cotto e si sono spaccati gli snodi.
Avevo 17 anni quando l'acquistai, ne ho 51!

Anonimo ha detto...

MarioCX perché non provi qui?

http://tectronelectronics.eu/it/catalogo-ricambi-per-lelettronica/panasoni-original/technics-ricambi-originali/sl-1200-sl1210-technics.html?sef_rewrite=1

MarioCX ha detto...

Grazie! Edi in effetti c'è anche il coperchio:http://tectronelectronics.eu/it/technics-1200-1210-mk2-mkii-sfad122-01a-coperchio-in-plexiglass-o-r-i-g-i-n-a-l-e.html
Ma il mio è un SL-D212 e non un 1200.
Comunque indago.
Ciao e grazie ancora!

claudio65 ha detto...

A proposito di vinile (e di vinili), ieri ho speso il pomeriggio in un vecchio negozio di dischi del centro della mia città. Un negozio che tiene aperto dal 1965 (anno della mia nascita!) e, fin dai gloriosi sixties, era famoso per vendere dischi di importazione (UK e USA), che negli altri negozi non si trovavano. Non credevo che nemmeno il negozio esistesse più (erano decenni che non ci andavo) ed invece l'ho ritrovato esattamente uguale, con lo stesso proprietario, gli stessi scaffali oramai molto vecchi (ma dignitosi), lo stesso caldo infernale d'Estate, appena mitigato da un ventilatore. Eppure, là dentro ci ho trascorso più di un'ora a spulciare CD e ristampe in vinile ed a parlare con il proprietario di progressive rock e dei tempi in cui in quel negozio venivano i componenti delle band genovesi con il loro disco in mano da mettere in bella vista in vetrina. Nella vecchia bottega, tra i vecchi scaffali, rivive un po' di umanità e di dialogo, che oramai nei megastore e nei mega-negozi delle grandi catene non si trova più. Sono uscito con una ristampa in CD dei Deep Purple: 10 Euro davvero ben spesi. Al di là dell'indubbia (straordinaria) qualità musicale di Blackmore, Lord e compagni.

Pietro55 ha detto...

Caro Claudio, mi hai fatto venire in mente di quando, coi miei amici, si andava a comprare i dischi, nel paese vicino, perché era il più fornito della zona. Ricordo che ogni volta era una grande emozione trovarsi davanti alla vetrina con tanti dischi in bella mostra. Parlo del '71-'72. Quindi copertine dei New Trolls, Rovescio, Rocchi...
Tutto il grande "POP" del momento era lì davanti, e non c'era che l'imbarazzo della scelta.
Allora non c'era un JJ che faceva recensioni gratis, e il CIAO 2001 lo si leggeva di rado per mancanza di money. Ma ci azzeccavamo comunque.
IO COME IO, VOLO MAGICO, SIRIO 2222... già i titoli parlavano da soli.
Io compravo tre LP a settimana con diecimilalire, perché quella era la mia paghetta settimanale, e passavo il resto della settimana senza una lira.
Un po' più avanti c'èra un altro negozio di dischi, un po' meno fornito ma più "redditizio" per noi. Nel senso che lo convincevamo a farci lo sconto, o quei dischi non li vendeva più. "Quei dischi" erano Van Der Graaf, Gentle Giant, ecc...
E allora poverino si prendeva d'ansia e ce li vendeva al nostro prezzo.
Una decina d'anni fa, passando da quelle parti, entrai in quel negozio. Il Sig. Avellino non c'era più, ma c'era la moglie. Ora vendevano elettrodomestici, ma in un angolo c'era uno scaffale pieno di dischi. Tutte porcherie, tranne che uno: ROSA BALISTRERI "Vinni a cantari all'ariu scuvertu" che io adoro.
Lo comprai, ma prima di andare, chiesi alla S.ra se si ricordava di me.
Si ricordava, eccome, e so che è ancora viva.
Vive in una casa di riposo, e dovrò decidermi ad andarla a trovare.

Pietro55 ha detto...

*Nel senso che convincevamo il titolare a ...

MarioCX ha detto...

Claudio65: Sei di Genova e sei stato decenni senza passare da Via S. Vincenzo?
Giancarlo di Disco Club (perchè non citarlo?) non ha mai mollato.
Lo so pure io che sono di Savona....

claudio65 ha detto...

Diciamo che erano circa 15 anni che non ci andavo, ma negli anni ottanta e novanta ci andavo molto spesso (la musica inglese d'epoca e contemporanea si trova solo lì).. Anche perché io nei giorni lavorativi non sono a Genova (bensì a Trento). Perciò avevo "perso il giro" di andarci, come si suol dire. Comunque, non è mai troppo tardi per riprendere le vecchie (buone) abitudini.

MarioCX ha detto...

Mai troppo tardi...vero.
Però negli anni '90 c'erano piccoli miracoli oggi dissolti.
i Belle&Sebastian dei primi 4 dischi, i Magnetic Fields di "Get Lost" e "69 love songs", gli Air di "Moon Safari", il primo Jim White, i Motgolfier Brothers, gli Gnac, Songs:Ohia....tutto finito.

claudio65 ha detto...

Già che ci siamo, tra i "piccoli miracoli" degli anni novanta (ma in realtà erano solo miraggi), c'era anche un certo brit-pop di grande livello: i primi due album degli Oasis, gli Ocean Colour Scene, i Cast, i Verve e tutta quella scena che poi si è dissolta in un "puff". E poi, tante band "indie" come i Weezer, i Dinosaur Jr. gli Ash, i Charlatans, i primissimi Green Day (quelli della favolosa "Basket Case") e ne dimentico di sicuro alcune ... Non erano poi così male quegli anni novanta. C'era stata una potente riscoperta del rock suonato con chitarre basso e batteria, spinto dall'effimera ma rumorosa esplosione del Grunge. Ad oggi, tutto questo è scomparso. Perché? Forse perché MTV ha chiuso i battenti? A voi la risposta.

MarioCX ha detto...

Perchè non esiste più un'industria discografica in grado di finanziare i talenti migliori.
Le ultime grandi istanze pop sono state quelle degli anni '90, l'ultimo decennio ad avere la forza economica delle etichette discografiche piccole o grandi che fossero.
Il download prima e l'ascolto in streaming poi, hannno cusato la disaffezione all'acquisto di musica facendo perdere l'interesse per l'"oggetto disco" nelle nuove generazioni.
Ecco tutto.

ugo ha detto...

caro MARIO guarda che l'oggetto disco come lo chiami tu sta riprendendo piede ed io lo so dato che di tanto in tanto dò una mano ad un mio amico andando per fiere/festival e posso garantirti che la new young generation è molto attratta dal disco in vinile magari il problema è trovare gli HI-FI di una volta!
perà perlomeno al livello di GIRADISCHI posso dirti che c'è una riscoperta e l'edizione MILLENNIUM DELLA TECHNICS del suo storico giradischi SL1210 MKII ne è l'ampia dimostrazione.ciao ugo
io intanto mi delizio co il mio LUXMAN PD 290 oppure del SONY PS LX 300 H
ciascuno inserito nel proprio impianto

MarioCX ha detto...

Ciao Ugo,

l'interesse che c'è oggi per il vinile non è certo di massa.
Si tratta di piccole produzioni orientate alla nicchia amatoriale, nulla a che vedere con i dati di produzione degli anni '60 e '70.
Niente è per sempre e il supporto fonografico "mobile", sia esso vinile o cd, ha fatto il suo tempo.
Conserva appeal verso coloro che l'hanno vissuto in gioventù (e che vorrebbero la realtà conforme alle proprie passioni parlando di "ritorno al vinile") oppure, torno a ripetere, verso i collezionisti.
Ho un amico che colleziona cilindri di Edison...ma dubito che assisteremo ad un ritorno di essi.
Insomma, il futuro della fruizione musicale riprodotto è nello streaming.
Quali forme assumerà, tecniche, commerciali e giuridche, lo vedremo.




ugo ha detto...

purtroppo è proprio cosi mario tu hai ragione per cui anche il vinile un giorno,forse,finirà!
@pietro55 sul discorso relativo a TONI ESPOSITO è proprio cosi spesso la buona musica non riempie le tasche cosa che lo fa quella commerciale!
unico rimpianto riguardo KALIMBA DE LUNA è stata la scomparsa di GIANLUIGI DI FRANCO già cantante dei CERVELLO

Alfonso ha detto...

Io però vorrei aggiungere due cose:

Primo: Che sia "di moda" o non "di moda", al momento il vinile resta pur sempre il miglior supporto in assoluto per la riproduzione musicale. Meglio ci sarebbe solo un formato digitale non compresso, ma al momento non è commercialmente considerato. Certo, per ascoltare il vinile come si deve ci vogliono tanti soldi, ma ciò nulla toglie al suo primato.

Secondo: c'è anche da dire che lo streaming, gli Mp3,e l'enorme diffusione dei formati audio compressi, unita ad un'appiattimento delle proposte musicali, hanno abbassato di molto l'attenzione sulla qualità della riproduzione sonora. Nel senso che una volta eravamo molto più attenti alla catena del nostro impianto Hi-fi. Oggi basta un computer collegato allo stereo.

però, ripeto: un buon disco originale collegato a un buon impianto suona infinitamente meglio del Cd e di tutti i suoi affini.

MarioCX ha detto...

Mah...per quanto io ami il vinile per ovvie ragioni affettive non sono d'accordo con Alfonso.
Intanto il brano più vicino all'etichetta tipicamente si sente da schifo.
Poi ci sono scricchiolii di polvere e/o di elettricità statica, qualità della stampa del disco, del vinile stesso...insomma troppe variabili in gioco.
Il CD suona molto meglio anche con impianti di media qualità.
E, badate bene, mi duole non poco dirlo.

Alfonso ha detto...

Ma chettenefrega degli schiocchi o dei fruscii? Quella è pura poesia! E anche se "l'ultimo brano vicino alla label" si sentisse da schifo quello è! Così com'è stato concepito in origine.
Il CD si sente meglio solo in apparenza, ma in realtà l'audio compresso taglia via una marea di frequenze.
Dammi retta: quando ho avuto in mano una copia MINT di Museo Rosenbach l'ho fatta girare sul mio Rega P3 e sono rimasto estasiato: una pienezza di suono che non avevo mai sentito prima d'ora. Mi sembrava davvero di rivivere lo spirito degli anni 70. Il CD in confronto suonava freddo, distante, diverso. D'accordo non aveva imperfezioni statiche, masse o che ne so, ma non aveva nessuna poesia.
Il grande rock appartiene al vinile. E basta.
E allora, viva gli schiocchi, viva i graffi, viva le imperfezioni, viva il disco che gira sul piatto! Viva la musica.
il CD è il cimitero della cultuta rock . Datemi retta.
JJ che dici tu?

JJ ha detto...

Quoto Alfonso al 10.000 per cento.
Perchè anch'io ho fatto molti confronti tra vinili anni 70 e ristampe CD ma non c'è paragone. In quel caso il vinile è poesia, gestualità, storia e il CD ne solo è un surrogato.
Poi, ovviamente, riguardo alle opere espressamente concepite pe il formato digitale il discorso cambia completamente.
Ma se devo ascoltarmi "Dark side of the moon" o "Terra in bocca", scusatemi, io preferisco il vinile. Che schiocchi, che salti, o che sia graffiato.

claudio65 ha detto...

Parlo da ""tecnico", nel senso che conosco i formati di segnale in gioco. MP3 è un formato audio compresso, studiato da un comitato di standardizzazione con l'obiettivo di minimizzare il rate di uscita dell'encoder, massimizzando la qualità percepita. Il comitato era formato anche da esperti psico-acustici oltre che da ingegneri elettronici specializzati nell'elaborazione dei segnali. Invece, il formato dei CD è audio non compresso, in formato cosiddetto WAV, che in pratica è il segnale audio campionato e convertito da analogico a digitale. Ciò che produce "rumore" in questo formato è la quantizzazione. Un campione audio, che ha un valore di ampiezza analogico (numero reale e non intero), viene "quantizzato" da una stringa binaria, che rappresenta un numero intero. Quindi, questo introduce un lieve degrado anche nel formato CD. Non dovrebbe essere avvertibile, però.
Il segnale proveniente dal vinile è analogico puro: la puntina e la testina producono in uscita una corrente che poi viene amplificata e diffusa. Dal punto di vista "tecnico" la qualità CD dovrebbe essere pari a quella del vinile, almeno per l'orecchio umano che ha una certa tolleranza. Ma, è vero, qualcosa si perde. Forse per la scarsa qualità dell'hardware odierno (amplificatori, soprattutto). Ma, molto fa anche la dimensione delle casse. Oggi si fanno casse molto piccole, ma pochi produttori (ad esempio la Bose), con casse così piccole offrono alta qualità sonora. Ricordo bene quei "cassoni" giganteschi del primo stereo che capitò in casa mia nel lontano 1977. Magari, l'impianto in sé aveva meno "definizione sonora" degli impianti odierni, ma da quelle casse si sprigionava una potenza nei bassi e nelle percussioni che sembrava vibrasse tutto l'ambiente. Ricordo come fosse oggi quando, estasiato, ascoltavo il 45 giri strumentale dei Pooh "RISVEGLIO" (Ugo penso se lo ricordi bene) con quel suono della "steele" di Battaglia così dolce, ma anche acuto e stridente e la batteria a doppia cassa di D'Orazio che nel fraseggio centrale del brano esplodeva e sembrava che i muri tremassero! Risentendo lo stesso brano in CD con lo stereo che ho oggi, che pure ha più potenza musicale, la "steele" suona più stridula e la batteria non è più così rombante ed avvolgente. Questione di casse? Questione di amplificatori? Secondo me, più che nel formato del segnale, il problema è in ciò che lo riproduce e lo dico da Ingegnere elettronico questo.

MarioCX ha detto...

Io ho fatto un discorso di qualità oggettiva.

Sicuramente mio nonno avrebbe preferito Caruso su 78 giri e trombone perchè "vuoi mettere la poesia di sentire l'orchestra che gracchia? Il 33 giri così perfettino non l'avrà mai! E non parlatemi di stereo per favore".

Quindi non proseguirò oltre se non per dire che "Terra in bocca" non lo conosco, ma "Dark side" preferisco non ascoltarlo nè in cd, nè in vinile, nè in mp3 e men che meno in streaming.
Ho altri gusti.

MarioCX ha detto...

Interessante l'ultimo intervento di Claudio65.
Tieni conto che a guastare il risultato finale e a rendere il suono d'insieme spesso affaticante e fastioso il CD non ha colpa.
La colpa è delle rimasterizzazioni che tendono a dare la stessa ampiezza a tutte le frequenze.
Un po' come tenere il tasto "loudness" sempre inserito.
La cosidetta "loudness war".
Lo stesso (brutto) effetto lo si avrebbe (e lo si ha) anche sui vinili se oggetto di una rimasterizzazione del genere.

Se vai su wikipedia alla voce "loudness war" il fenomeno è spiegato abbastanza bene.
Insomma, i vecchi vinili dei beatles suonano più naturali dei cd non perchè il cd sia di per se peggiore, ma perchè riproduce un'altra roba.
Un suono più saturo che darebbe lo stesso effetto anche se riprodotto analogicamente da disco e puntina.

Paradossalmente le edizioni lussose "digitally remastered" sono da evitare come la peste.
Un suono enfatico e dettagliatissimo che sulle prime può suggestionare, ma alla lunga diventa snervante e ti vien voglia di spegnere la baracca e leggerti un libro.

ugo ha detto...

pienamente d'accordo sia con ALFONSO che con CLAUDIO65.
lunga vita al vinile e anche se talvolta qualcuno è uscito difettoso resta sempre da preferire al cd.
pensate un po voi che quando a metà anni 90 ci furono le prime ristampe su cd del prog italiano quasi tutte ad appannaggio della RCA mi riferisco a:
-Q.V.L.
.PIERROT LUNAIRE
.FESTA MOBILE
.TRIP
.FORMULA 3
RUSTICHELLI/BORDINI
ed altri ancora ma o sapete che almeno 4 di questi titoli son stato costretto a ricomprarli nella loro seconda o terza edizione non ricordo perche nella prima fu usato un inchiostro che col tempo si è ossidato rendendo impossibile l'ascolto?
quindi il cd lo riterrò sempre inferiore al vinile sia per freddezza di suoni ma pure per queste fregature che ho avuto.

JJ ha detto...

Per quanto mi riguarda (e lo dico da ex tecnico): vinile, vinile, vinile! Quello originale però, non le ristampe anabolizzate per sopperire al degrado delle catene hi-fi. Avete mai provato a paragonare un buon originale con la sua reissue su un impianto hi-end? Non c'è paragone: il primo suona perfetto pur con certi limiti, il secondo suona meglio ma è freddo, posticcio, non ha anima. E io quando ascolto un disco voglio che mi riproietti indietro nel tempo.
Poi, il CD è comodissimo per carità, ma in tutta onestà: voi credete ancora che ci sia qualcuno che ama ascoltare la musica alla regola dell'arte? O comunque disposto a scucire migliaia di euro per farlo?
Forse si, ma la realtà che vedo tutti i giorni sono ragazzini (e non solo) attaccati agli Mp3.

Alla lista di Ugo aggiungo anche il mio CD della "Casa del serpente" di Fossati diventato negli anni color bronzo e inascoltabile al punto che mi sono ricomprato il disco originale. E poi il CD di Caronte dei Trip che si è addirittura annerito. Un mostro. Un giorno l'ho preso e l'ho buttato via perchè mi spaventavo solo a guardarlo.

MarioCX ha detto...

Posso sbagliarmi, non dico di no, ma continuo a pensare che la soggettività determinata dalla propria passione offuschi un po' la percezione della realtà.
Sono vissuto anch'io con i dischi neri e mi appassionano, ma non credo si sentano meglio.
Qualche tempo fa scrissi questa cosa, ve la propongo a guisa di prova del mio amore per i dischi:

http://www.cxclub.it/editorialeAut15.htm

Però con gli occhiali dell'amore a volte si prendono dei pali.
Io provo sempre a togliermeli.