Pink Floyd: The piper at the gates of dawn (1967)

pink floydSERIE: I PREFERITI DI JOHN
COME SCOPERSI LA PSICHEDELIA INGLESE IN UN RACCONTO CHE VI FARA' VIAGGIARE INDIETRO NEL TEMPO.Buona lettura.

Avevo si e no 15 anni e abitavo in campagna a circa dieci miglia da Colchester, capoluogo della contea dell’Essex.

Di solito andavo in città il sabato, un po’ perchè non avevo lezioni da seguire e un po’ perchè in quel giorno c’era un clima più interessante degli altri: tutti i Punks in giro per le strade, gli hooligans allo stadio e un sacco di belle ragazze in giro a fare shopping.
Il mio tragitto preferito consisteva nel risalire la High Street dal castello fino all’incrocio con la Colchester Road, dove la sera verso le cinque, prendevo il costosissimo pullman per tornare a casa.

Come potete immaginare, la mia percezione urbana era focalizzata principalmente sui negozi di dischi di cui la mia città pullulava e io me li passavo tutti.
Quelli più istituzionali si trovavano nei grandi magazzini (Boots, Woolworth ecc.). Poi c’erano i mitici “Record and tape exchange” che vendevano materiale di seconda mano ed altri molto più nascosti, specializzati in generi più esclusivi: Punk, Psichedelia, Rock’n’Roll e via dicendo. Ognuno attirava la sua fauna urbana: gli “Elvis” di qua e i metallari di là che spesso si davano palate da orbi in caso di ubriachezza. Praticamente: sempre.

Il mio negozio preferito, era in uno scantinato alla fine della High Street e davanti alla fermata del bus.
Dovevi conoscerlo perchè non aveva insegne e neppure un nome.
Entravi in una specie di condominio, scendevi una scalinata che si faceva sempre più buia e alla fine, ti trovavi in un oscuro bugigattolo di nemmeno venti metri quadri, pieno zeppo di dischi e uno stereo davvero eccellente.
Non si vedeva niente e non capisco
ancora perchè il tipo che era lì non accendesse almeno una luce.
Tra l’altro, quest’uomo che io chiamavo “Wild Boar” (= cinghiale), era in apparenza quanto di meno amichevole ci fosse al mondo: un bestione di 90 chili in canottiera nera, tatuato e rasato, con l’eterna pinta di birra in mano e la sigaretta sempre accesa.
pink floyd point me at the skyOgni tanto, per vederci meglio, mi portavo una torcia a pile e lui mi guardava sogghignando.
Gli stavo simpatico e ogni volta che andavo a trovarlo, mi metteva su qualcosa che secondo lui avrei dovuto assolutamente sentire e possibilmente acquistare.
Di solito, era roba totalmente inascoltabile e invendibile ma, un giorno, accade il miracolo.
Wild” mi vede arrivare giù dalle scale (questa volta senza pila) e mette su un pezzo che di colpo mi entra nelle ossa.
C’è una chitarra molto ritmata su dei segnali morse e delle voci tipo astronauti nello spazio, registrato con una stereofonia esasperata.
Poi la chitarra esplode acidissima, parte una ritmica percussiva finche non sopraggiunge un cantato etereo che cozza come un pugno contro quel muro di note :
Lime and limpid green, a second scene. A fight between the blue you once knew...”.

Rimango tra l’inebetito e il fulminato, sospeso per qualche secondo tra Giove, Oberon e Titania.
Damned, what’s this?”, gli chiedo.
Pink Floyd. The first one. Does it fit you?

Guardo la copertina. Che splendide camicie! Che colori! E chi è quello coi capelli ricci al posto di Gilmour? E poi, che razza di titolo è mai questo “Il pifferaio ai cancelli dell’alba”?
Il cinghiale si mette a ridere, si scola d’un fiato la pinta, se ne versa un’altra, ne versa una a me e incredibilmente, accende una piccola luce. Mai successo.
I’ll show you now”. Mi avvisa con fare paterno.
Si infila sotto uno scaffale, ravana per bene e tira fuori una manciata di 45 giri che sembrano usciti da un’altra era geologica: “See emily play”, “Arnold Layne”, “Point me at the sky”, “Apples and Oranges” e un single mai visto degli “Adam, Mike e Tim” autografato “Richard” (“You know, Rick Wright used to come here before being a star”).

the piper at the gates of dawnMentre mi spiega la storia dei primi Pink Floyd io faccio la TAC a queste reliquie con la curiosità di uno scienziato, togliendoci la plastica protettiva, sfiorando delicatamente il vinile e assimilandone ogni dettaglio quasi come fossero stati dei capolavori nascosti di Michelangelo.

Do you sell them?”,
No way for now. One day this stuff will be unvaluable”.
Già... proprio così.

Anyway, try the album, and tell me.
Non me lo faccio ripetere due volte.

Risalgo le scale con il mio Lp originale Columbia del 1967 che negli anni farò girare fino alla consunzione, da “Astronomy domine” sino all’ultima nota di “Bike”.

Quel disco mi aprì un universo e da allora approfondii seriamente anche tutto il resto della psichedelia inglese di cui ormai possiedo una collezione più che invidiabile.
Casi della vita: non riuscii mai più a tornare in quel negozio perchè dovetti improvvisamente ripartire per Milano e quando tornai a Colchester l’anno dopo, non c’era più.

Sappi comunque caro “Wid Boar” che non ti ho mai dimenticato, ho fatto tesoro della tua lezione e quando ancora oggi ascolto “Interstellar Overdrive”, mi tiro giù una bella pinta tutta d’un fiato alla tua salute.
Fatelo anche voi.

DOCUMENTO ECCELLENTE DEI FLOYD PERIODO 67 - 68 SUL Tubo
VERSIONE QUASI PUNK DI ASTRONOMY DOMINE
CON ROGER ALLA VOCE E IL NUOVO ARRIVATO DAVID GILMOUR AL POSTO DI SYD.

20 commenti :

V i k k ha detto...

i Pink Floyd ...quelli veri, mai amato Gilmour.

PS immagino che fosse una ale la pinta Wild Boar

JJ JOHN ha detto...

Si Vikk! Sicuramente era una Ale della Truman's Beer che aveva lo stabilimento a West Bergholt. Esattamente davanti a casa mia!!!

Gilmour non posso dire che non lo amo: sarebbe ingiusto perchè molte cose dei primi Floyd sono bellissime (Obscured by clouds, Meddle).
Però anche per me quelli "veri", rimangono i pifferai.

Dario ha detto...

Bellissimo racconto John!
I Pink Floyd sono la ragione per cui ho preso una chitarra in vita mia.
Personalmente sono watersiano, ma comunque anch'io ho questo disco nel cuore.

Un saluto.

Romo ha detto...

Grande!

Immagino cosa dovesse suscitare APPENA USCITO un disco del genere.

Anche per me, i migliori Floyd rimangono quelli della prima ora.

JJ JOHN ha detto...

Romo,
una buona idea di cosa dovesse suscitare quando è uscito, la vedi dall'atteggiamento del presentatore nell'intervista a Sid e Roger.
Prova a darci un occhio.

taz ha detto...

Gran bel disco "sempre"...e come tale...un diamante o una perla rara...non puoi trovare un'altro disco così...sono quei dischi "unici" che non "devono" avere un'altro seguito...un disco ZERO...che vale un'immenso mondo di "numeri"...ciao

Anonimo ha detto...

Molto simpatica la tua storia JJ, mi sembra quasi di vederlo questo Wild Boar....

Comunque anche per me i PF veri rimangono quelli con Syd Barrett, meno perfetti (forse) ma più sinceri, spontanei e visionari....

alex77

UniromaTV ha detto...

Al seguente link potete vedere il servizio realizzato da UniromaTV dal titolo "La musica dei Pink Floyd"

http://www.uniroma.tv/?id_video=15015

Ufficio Stampa di Uniroma.TV
info@uniroma.tv
http://www.uniroma.tv

Anonimo ha detto...

Splendido racconto, ho quasi percepito gli odori di quel piccolo negozio! Non oso immaginare l'emozione al momento dell'inizio di questo fantastico disco, che considero il vero DNA dei pink floyd...Grazie ancora John!! Seby

Simon House ha detto...

ALTRO CHE I BEATLES,BARRETT & C ERANO AVANTI DI DIECI ANNI !!!!

pina ha detto...

Simon house sto ascoltando molta psichedelia inglese di quegli anni e guarda che i pf sono stati avanti solo per due o tre brani, astronimy dmine einterstellar oversrive. per il resto ce n'erano dabvvero tanti che facevano cose come loro

J.J. JOHN ha detto...

Hai ragione Pina... i Nirvana per esempio...

UGO ha detto...

VABBE PERò IL MISTERIOSO SYD CI HA LASCIATO APPENA UN 33 GIRI COI PINK FLOYD+ UN BRANO CHE STA SUL SAUCERFUL E I SUOI 3 ALBUM MENTRE GILMOUR HA FIRMATO TUTTO IL RESTO DELLA CARRIERA E PERLOMENO FINO A THE WALL SON STATI GRANDI BENCHè CONDIVIDO IL GIUDIZIO SUL PRIMO ALBUM UNICO VERO MANIFESTO DELLA PSICHEDELIA INGLESE!CIAO JOHN E ATTENTO CON QUELL'ASCIA SENNO TI FAI MALE AAAHHHHHH!!!

claudio65 ha detto...

Conosco bene questo disco e devo dire che a me è sempre parso meraviglioso e folle. Anzi: meraviglioso perché folle. Il vero grande capolavoro del rock psichedelico. In certi tratti è strampalato e sconclusionato, ma è proprio questa assurdità che ti cattura. Bisogna essere chiari: questo è un disco che con il progressive rock non ha nulla a che spartire. E' ancora pienamente un disco "beat", che del "beat" contiene tutte le visionarie ingenuità. Eppure, il progressive rock forse non sarebbe nato senza "The piper at the gates of dawn". Syd Barrett era un vero fenomeno in tutti i sensi: positivi e negativi. Dopo di lui, sono arrivati i Pink Floyd che tutti conosciamo. Che non erano più i Pink Floyd di Barrett. Ma, forse, i Pink Floyd di Barrett sono stati solo un'allucinazione, un lampo psichedelico durato la frazione di un ... disco. Eppure, quel flash violento e subitaneo, con i suoi mille colori sgargianti ed eccessivi, continua ancora a spiazzarci e ad abbagliarci. Come una magia.

Ekphrasys ha detto...

I pink floyd sono stati immensi fino al 1972, grandissimi fino al 1977, noiosi dal 1979 in avanti...l'ossatura comunque Wright/Gilmour li ha consegnati alla storia e non certo i geniali (per carità) deliri psichedelici di barrett.

roberto ha detto...

Ma dai, come fai di tutta l'opera dei Pink Floyd a sottolineare solo l'ossatura Wright/Gilmour?!? I tuoi steps cronologici semmai sottolineano l'importanza dell'ossatura Barrett/Waters, no?
Ferma restando la grandezza assoluta di Gilmour e soprattutto del silenzioso ma insostituibile Wright

roberto ha detto...

Per me non il loro miglior disco, ma decisamente il mio preferito..

J.J. JOHN ha detto...

No, no Ekphrasys. I Floyd, è vero, sono passati alla storia come Mason, Wright, Waters & Gilmour, massimo rispetto. Ma anche perché la costruzione aveva fondamenta solidissime.
Senza Barrett, e soprattutto, grazie a quella straordinaria linfa vitale che Syd lasciò loro in eredità, avrebbero impiegato molto più tempo per affermarsi.
Di fatto, credo che non ci sia mai stato un "dopo-Barrett", come dicono in molti. Syd ha continuato a far parte del gruppo almeno sino ad Animals.
Poi, semmai, più incisivo è stato il dopo-Waters, quando i superstiti sono diventati un industria di cibi preconfezionati.
E a quel punto, scusate, ma preferisco riascoltami Opel, o l'album del pazzo che ride.

roberto ha detto...

Barrett oltretutto, a mio modo di vedere, ha contribuito tantissimo alla crescita di Waters, in termini compositivi, ed e' uno dei motivi per cui come fai notare giustamente, John, il suo ruolo nel gruppo non si esaurisce con "A Saucerful of Secrets" in cui gia' peraltro a livello di pezzi scritti aveva un ruolo marginale.
Se si ascoltano le due trace composte da Waters nel "Pifferaio", si nota chiaramente come il bassista fosse ancora un po' acerbo, e la vicinanza al folle genio gli servi' tanto, non solo chiaramente in quanto suo grande amico, ma anche come influenza in termini puramente musicali. Poi e' vero, Waters sviluppo' un proprio stile che devio' dalla psichedelia, ma qui si trova la base di tutto.

nucci massimo ha detto...

Per conto mio sidimentica troppo sopesso il ruolo di Wright
che quando è incominciata la storia era l'unico che sapesse suonare
tanto che era lui che accordava il basso di Wathers.
Comunque se non c'era Sid non sarebbero nati e wish you were here è lo splendido giusto omaggio a Barrett.