Arte o non Arte? (Un metro di giudizio)

Spesso qualcuno mi chiede:
"JJ, con quale criterio giudichi se un disco è valido o no?",
Beh, è una domanda importante tenuto conto che questo è anche un blog autorale.

La risposta potrebbe essere: "E' bello perchè mi piace", ma così si cadrebbe in confusione perchè chiunque potrebbe dire altrettanto, o l'esatto contrario, e senza motivazione alcuna.
Non funzionerebbe: è lo stesso principio che genera le guerre.

Si tratta allora di trovare un metro di giudizio più verosimile, anche perche in realtà
non è vero che "è bello ciò che piace".
Semmai:
"E' BELLO ciò che E' BELLO" e
"PIACE ciò che PIACE".

Quindi, occorre trovare una strategia per definire il "bello"o "ciò che vale". Ossia, quei valori-base che conducono potenzialmente allo stato dell'Arte.
Per fare questo mi baso personalmente su due istanze fondamentali che ho mutuato dalla critica Gramsciana e ora vi descrivo:

- La "Conflittualità, o "Conflitto"
Capacità di coinvolgere una significativa massa di attori sociali al fine di ottenere un determinato obiettivo.

- La "Trasgressione", o "Rottura" o "Innovazione".
Capacità di rompere i limiti del proprio sistema di riferimento: moda, morale, costume, leggi, norme ecc.

Ora, se appuriamo che un disco, una canzone, un parto qualunque dell'ingegno umano POSSIEDE CONTEMPORANEMENTE QUESTI DUE VALORI, allora possiamo pensare di trovarci davanti a un prodotto "seminale", un "classico" e al limite, un'opera d'arte (ma come ho già detto, quello è un discorso più complesso e a volte neppure troppo limpido in cui non mi voglio addentrare).

Per contro, la non compresenza di queste due istanze genera invece lavori di classe inferiore, "non concepiti a fini artistici" o più semplicemente "marginali".

Vediamo in che termini:come giudicare un disco

1) C'E' CONFLITTO, MA NON TRASGRESSIONE:
Siamo nella categoria dei cosiddetti "Modi di Produzione": si coinvolgono le masse ma senza mutazioni del sistema di riferimento.
In questa classe rientrano per esempio, opere a fine speculativo (es: musica da ballo), "a definizione locale" (inni politici, religiosi, nazionali ecc) o che sono allineate o funzionali al sistema stesso (varietà, spots, ecc).

2) C'E' TRASGRESSIONE MA NON CONFLITTO:
Definiamo quest'area analitica degli "esiti non condivisi".
La categoria comprende quei lavori che, pur estrosi o geniali, non riescono a uscire dalla'isolamento e dalla marginalità comunicativa.
Un caso tipico è quello del'artista isolato o del "flop discografico" laddove un prodotto per valido ed innovativo che sia, non è riuscito a coinvolgere con le sue qualità un numero sufficiente di attori sociali.
E' inteso che potrà essere rivalutato in seguito, ma per il SUO tempo rimarrà comunque un "caso a sè".

3
) NE' CONFLITTO NE' TRASGRESSIONE:
La si potrebbe chiamare "Musica di Aggregato": uno stadio quasi "embrionale" dell'espressione artistica a fruizione limitata e senza velleità di trasformazione del sociale. Sottointende aggregazioni amicali (canzoni da osteria, tra amici ecc) e musica da intrattenimento a diffusione temporanea e circosctitta (es. piano bar, villaggi turistici). Può essere anche associata a concetti quali "moda", panico" e "boom".

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Detto questo, è importante poi rilevare come un artista utilizzi anche e soprattutto degli STRUMENTI: (tecnici, cognitivi, economici, associativi, costruttivi ecc.)
La capacità o meno di avvalersene però, non va assolutamente confusa o associata con le due categorie di cui sopra.
Gli strumenti che un artista usa sono semplicemente MEZZI.
La qualità di un opera dipende solo dall'uso che egli ne farà.

In questo senso non è raro imbattersi in prodotti che hanno richiesto risorse enormi per produrre risultati artisticamente trascurabili.
Allo stesso modo non è detto che chi abbia un'elevata padronanza del proprio strumento (o molta tecnologia a propria disposizione) produca automaticamente opere di qualità.

Ciò che invece è realmente essenziale è associare l'opera che si sta giudicando con l'epoca in cui è stata prodotta. Questo per sancirne correttamente il giusto grado di "innovazione" e di "rottura".
Chi "riproduce", "clona" o più semplicemente "copia" sarà ben lungi dal generare "arte".
La "reivenzione", la "reinterpretazione" e l'"arrangiamento" sono invece livelli ben diversi di valore artistico.

12 commenti :

analoguesound ha detto...

Bravissimo.

Romo ha detto...

Complimenti! Condivido molto la tua analisi a riguardo!

Proprio ieri in una biblioteca dove studio c'erano dei ragazzi che litigavano su cosa sia arte e cosa no.

Solo ra mi sono ricordato di questa pagina sul tuo blog!

Se li rivedo gliela propongo così si mettono l' anima in pace!

JJ JOHN ha detto...

Grazie della considerazione Romo! Faccio solo un piccolo appunto.

Si tenga presente che con questa pagina non ho voluto definire il "concetto di arte", ma solo fornire delle coordinate che possano stabilire o meno l'attendibilità artistica" di un'opera: uno stadio analiticamente necessario, ma che però è immediatamente precedente alla qualificazione dell'"arte" in se.
Quest'ultima la lascio volentieri ai critici specializzati.

Antonio ha detto...

Al solito la tua analisi JJ è lucida e potente, altrimenti non ti leggerei spesso e volentieri come faccio.

Il concetto di conflittualità, però, finisco per condividerlo fino ad un certo punto. Ovviamente la mia serie di parametri critici varia e quindi negli anni si è evoluta (o involuta, speriamo di no).

Però tu dici che la conflittualità è "capacità di coinvolgere una significativa massa di attori sociali al fine di ottenere un determinato obiettivo.".

Attori sociali in che senso? Secondo te un'opera che non ha eco nella sua era di appartenenza e non coinvolge un movimento sociale non può giungere all'eccelleza?

Comprensibile come ragionamento, ma non pensi che chi propone una idea rivoluzionaria, anche non "colta" dalla società e dagli attori sociali della sua epoca, meriti un riconoscimento critico e storico come pioniere ed "inventore" (per quanto questo termine si possa usare nella Storia della Musica).

Mi è sembrato di capire che il riconoscimento di conflittualità giunge se nella sua epoca l'artista riceve una "risposta" sociale. SE non sbaglio (e correggimi, ovviamente), allora vengono così penalizzati coloro che non sono "compresi" dai contemporanei. Vengono inoltre penalizzati coloro che una risposta sociale non la creano mai, magari anche proponendo opere originali e pionieristiche.

Insomma, io sono più teso verso una valutazione storico-artistica, tu verso una storico-sociale (almeno così mi sembra, ma puoi contraddirmi tranquillamente). Volevo solo proporti un altro punto di vista che premia un'opera anche senza che questa abbia un impatto sociale nell'immediato e nel futuro, ma che magari influenzi l'arte, anche di nicchia, e sotterraneamente riaffiora dopo 2-3 decadi nelle classifiche (e succede spesso, lo sai bene).

Complimenti al solito per la tua utilissima opera-blog. Con tutta l'ammirazione musicale possibile.

Antonio

JJ JOHN ha detto...

Allora, per "attore sociale" si definisce qualunque individuo che agisca all'interno di una società.
Un "movimento" invece, è un insieme di attori accomunati da medesimi interessi, obiettivi ecc.

Per saggiare la valenza di un'opera prodotta all'interno di una soglia analitica, occorre che questa abbia creato un'interazione con i propri attori sociali.(anche necessariamente un movimento).
Nel caso contrario anche il parto più geniale, se invisibile, non potrà mai essere riconosciuto all'interno della propria era.
Al più, come fai notare, lo sarà certamente in fasi storiche successive, ma resterà comunque marginale per il suo tempo.
Ciò, dove per "marginale" intendiamo sia "irrelazionabile", sia "incompreso", "troppo avanti coi tempi" ecc.

Studiando le varie cause di una "non conflittalità" di un'opera, acade spesso che si proceda a un suo riesame fino alla sua completa riabilitazione in un contesto storico-evolutivo.
Attenzione però che le rivalutazioni storiche e soprattutto artistiche, sono procedimenti a posteriori che, a mio avviso, il capitale ha reso sempre meno chiari.
Questo è quanto per il rapporto conflittualità-attori.
Il concetto di "interazione tra movimenti" l'ho gia un po' trattato altrove.

Grazie Antonio per le tue raffinate osservazioni.

aliante ha detto...

John, mi permetti una domanda?

Qual'è secondo te, che sei sicuramente più competente di me, il disco prog italiano con l'incisione migliore.

Io, che non sono un tecnico e che quindi mi affido solo al mio orecchio e al discreto impianto stereo in possesso, propendo per "Io sono nato libero" del Banco.
Tu che ne pensi?

Grazie John.

J.J. JOHN ha detto...

Oddio, scusami, ma non arrivo a tanto. Un tempo avevo l'orecchio più attento a certe cose, ma nemmeno allora mi sono fatto questa domanda.
Forse perchè ho sempre anteposto la musica alla tecnica, e ho sempre amato molto anche le incisioni peggiori.
Sai com'è... erano anch'esse lo specchio dei tempi.

In linea di massima posso dirti che quando volevano, quelli della RCA erano imbattibili, come del resto tutte le multinazionali.

Pur se il vinile era povero però, anche Bla Bla era una discografica molto concentrata sul sound.

Credo anche, o almeno così mi ricordo, che dal 74 in poi ci fu un sensibile salto di qualità nelle registrazioni, ma qui, davvero, bisognerebbe sentire il parere di un tecnico.

aliante ha detto...

Grazie john, gentilissimo come sempre.

ugo ha detto...

....la miglior incisione su vinile?lo definirono un cd ante-litteram.....questo disco.....grandioso......RUSH "PERMANENT WAVES" DEL 80 SU ETIC.MERCURY CIAO UGO.poi,caro aliante,dotati di un equalizzatore grafico con spettro di frequenze e li vedrai pure visivamente la qualità dell'incisione!

J.J. JOHN ha detto...

Ugo... ca**o... stiamo parlando di Prog Italiano anni '70. Keep yourself on topic, please.

Comunque Aliante,
c'è un libro molto bello che posso consigliarti sulle gesta della RCA degli anni '70. Il suo periodo d'oro insomma, quando pullulava di tecnici e musicisti di primissimo ordine: Morricone, Lilli Greco, Micocci e tutti quelli che hanno nobilitato la discografia italiana dell'epoca.

E' costoso (circa 40 euro) ma ti garantisco che ne vale proprio la spesa:

Maurizio Becker
"C'era una volta la RCA italiana"
Coniglio editore, 2007

Valuta tu e fammi sapere.

u g o ha detto...

hai ragione john e me ne scuso be a me sembra ben inciso il disco del duo RUSTICHELLI/BORDINI del 73 su etic.RCA poi pure il disco della LOCANDA DELLE FATE suona benissimo però qui mi riservo il giudizio poichè ho solo il cd e non il vinile!ancora scusa john ..ugo!

aliante ha detto...

Ah si John, grazie.

Quel libro lo avevo visto qualche anno fa in una libreria di Alessandria.

Vedrò di procurarmelo.