Il Prog ai tempi della telefonia fissa.

Per recensire qualunque opera artistica occorre sempre riferirsi al suo tempo storico
Nessun parto della mente umana insomma,  potrà mai considerarsi indipendente dalla propria società e da tutto ciò che questa appartenenza implica.

Quindi, se parliamo di Prog italiano, dovremmo perlomeno introitare il fatto che la morale, i costumi e le forze in gioco negli anni settanta erano ben diversi da quelli odierni. Idem per quanto riguarda la musica

Nei primi anni 70 per esempio, il formato a 45 giri era ancora predominante rispetto al 33, anche se da Sergeant Peppers in poi, il mercato degli Lp stava crescendo vertiginosamente. 
I 45 erano comodi, accessibili a tutti, suonabili ovunque grazie ai mangiadischi portatili, facilmente trasmissibili dalla Rai (allora unico canale radiotelevisivo italiano) e compatibili con i juke box e i cambiadischi automatici la cui diffusione era ancora enorme. 

In più, molto spesso i primi 33 giri (che erano comunque un formato da “ricchi” o da “audiofili”) corrispondevano si e no a una raccolta di 45 giri usciti in precedenza, per cui era palesemente inutile spendere soldi per delle canzoni che si possedevano già. 

 Internet, va da se, non esisteva e la copia privata era demandata alle sole musicassette o ai registratori a bobine, spesso in mono e comunque dotati di un solo microfono per catturare la musica. Per il resto, c’erano le duplicazioni abusive, sempre su stereo 7 e normalmente di pessima qualità. 


In sostanza, come ricorda il mio amico Riccardo Bertoncelli, in Italia il Rock era molto giovane e neppure troppo diffuso.
E' vero che c’erano stati tutti gli anni 60 inglesi e americani, il Beat, Woodstock, Wight eccetera, ma accedere a quel determinato tipo di musica non era così agevole come si potrebbe pensare oggi. “A Novara, Dylan se lo filavano in due. Io e il mio amico”, mi diceva Riccardo. 

I più fortunati potevano ascoltare le avanguardie da Radio Montecarlo o Capodistria, oppure da qualche remota emittente in onde medie il cui segnale era comunque difficile da captare. 
Intanto, da noi, le trasmissioni dedicate alla “musica giovane” si contavano sul palmo di una mano e comunque, difficilmente si addentravano nell’underground più stuzzicante..

Certamente si poteva viaggiare e andare direttamente nei luoghi d’origine del Rock per farsi un'idea della situazione, ma spostarsi costava moltissimo, specie in aereo e per le tasche dei giovani. Men che meno per i figli di operai. 

Gli importatori di vinile estero si contavano sulle dita di mezza mano e non tutto veniva ristampato dalle discografiche italiane, per cui la cosa si complicava ancora di più. 

Infine, sulle trasmissioni Rai gravava lo spettro di una censura molto più attiva di oggi. Alché, quei brani più trasgressivi che incappavano nelle sue maglie, avevano ben poche speranze di essere ascoltati. Ne seppero qualcosa Dalla, Vecchioni, De Gregori, Baglioni, Battisti, Le Orme e il compianto Herbert Pagani.
Dal canto suo, la stampa era anch’essa molto controllata ma perlomeno godeva di una diffusione capillare. Anche in quel caso però, parlare bene o male di un nuovo artista sulle pagine di un settimanale o di una qualsiasi rivista, significava solitamente consacrarlo o a idolo o alla marginalità

rock progressivo italiano In un contesto del genere, l’importanza della rivoluzione esistenziale, del Beat, dei primi movimenti Underground e successivamente del Prog italiano, ebbero davvero un’importanza storica fondamentale.

Da un lato introdussero il concetto di editoria indipendente,  (dai primi ciclostilati sino a tutte le autoproduzioni del movimento, la cosiddetta “galassia Gutenberg”) che diedero un apporto enorme alla conoscenza di artisti fondamentali per la cultura rock

Dall’altro, stimolarono la nascita di un circuito musicale indipendente che ebbe la sua massima espressione nei vari Festival Pop, diffusisi a macchia d’olio in tutta la penisola dal 1971 sino al 1976: un fenomeno niente affatto marginale, che calamitò e coese centinaia di migliaia di giovani e che fu praticamente il solo veicolo espressivo per i gruppi minori, oggi tanto considerati e ricercati. 

Certo è vero che, come disse un nostro lettore: “Per sapere dove suonavano i Dedalus facevi prima a telefonare a Furio di Castri”, ma anche quello faceva parte del gioco. 
Niente cellulare e niente E-mail: chiedevi in giro il numero del Furio, ti munivi di una decina di gettoni della Sip (oggi “Telecom”), andavi in una cabina telefonica e magari ti andava bene.

 “Ciao Furio, dove suonate nei prossimi giorni? DOVE? A Baldissero Torinese??? 
Va bè... faccio l’autostop e arrivo. Aspettatemi..."

9 commenti :

u g o ha detto...

quanta nostalgia e quanti ricordi caro john questa scheda mi mette molta malinconia per un periodo storico irripetibile!certo oggi abbiamo tutto e niente!prima,non essendoci tutta sta tecnologia,ci si incontrava nelle piazze o in stazione x fare 4 chiacchiere o scambiarsi il lp che poi ci passavamo sulle cassette(io ne ho ancora parecchie)tdk sony maxell basf scotch al ferro al cromo poi uscirono quelle al metal che suonavano meglio!ma ciò che c'era appunto era l'unione tra le persone e la comunicazione mentre oggi ti senti solo tra tanta gente anche se hai internet!e come diceva il grande CLAUDIO LOLLI vecchia piccola borghesia per piccina che tu sia....il vento un giorno ti...spazzerà via!saluti ugo

Anonimo ha detto...

Ricordo le musicassette "Audiogramm" quelle arancioni con i cerchi rossi ...
Una vera schifezza, ma io le compravo perchè costavano poco. Però dopo un pò non si sentivano più.
Poi c'erano le C-120 che tenevano due ore di musica e ci stavano dentro tre dischi di battiato!!!
Così quando ti si rompevano ( e succedeva spessissimo) eri fregato.
La prima volta che ho sentito un disco in stereo era una stregoneria.
Qaunti ricordi JJ...grazie...
Paola

taz ha detto...

La memoria...la parte del nostro cervello più pregiata...senza di essa nn eisterebbe niente "OGGI"...(purtroppo qui in Italy pochi la usano e molti la dimenticano!!!)......i miei ricordi vanno ai manifesti che il comune affiggeva per la città con settimane d'anticipo sul concerto....la copertina di Aria di AS o di Contaminazione del RDM o ancora quella degli Area di Caution....tutte stampate nella mia "memoria del cuore".....abitando vicino alla Francia e avendo una sorella più grande devo dire che sono stato iniziato presto al prog italiano e non.....Mi sono mancati i festival (avevo vicino quello di Sanremo...ma quello era un'altro festival)................JJ mi è capitato sotto gli occhi un Rolling Stone del 2011 con la copertina di Faber e il titolo "giù dall'altare"....dove si parla nn bene del prog Italiano(con grandi critiche anche a Faber ed al suo caratteraccio)....o sono io che ho capito "storto"....se ti capitasse di leggerlo.....ciao.......Cmq bel post.......chiudo con una frase di Faber..."e meglio averti perso che mai incontrato".....parlando di quel periodo....

J.J. JOHN ha detto...

"Cazzo, spero che non perdiate me!", risponderei al Faber...

Comunque le musicassette Audiogramm, Paola le usavo anch'io. Le compravo alla GBC e costavano nulla.
Poi ho anche capito il perchè: pomeriggi interi a cercare di recuperare il nastro maciullato dal mangiacassette. Che tempi...

Taz, io conservo ancora i Melody Maker di quando ci lasciarono John Lennon, John Bonham e Bob Marley.
Sto anche cercando di comprare quello di quando se ne andò Marc Bolan, ma mi chiedono troppo.
Però... per un accanito fan dei T.Rex come me...

E poi, diciamoci la verità: cosa c'è di più bello che parlare male del progressivo italiano?
Persino Finardi quando lo incontrai mi disse "progressivo? Bleah!"

E' buffo come a volte gli stessi protagonisti della storia non si riconoscano più in certi percorsi.
Ma in fondo penso che faccia parte di un loro processo evolutivo, per cui li perdono.

Tanto c'è sempre JJ a tenere alta la bandiera, no?

SIRIO 6070 ha detto...

Caro JJ, io paccio parte di una generazione più recente, eppure devo dire che la situazione di cui parli è stata cambiata sola da internet, Considera solo questo, nella seconda metà dei '90 anche se internet muoveva i primi passi, senza i social network il ritorno del prog era tutto affidato alle fanzine in fotocopia, al massimo leggevi i rari libri, come quello del Mirenzi o la rubrica di Bellachioma su Raro (da me poi ereditata). C'è poco da fare, Facebook è stato il vero cambiamento, le nuove reunion ne sono figlie. DN

J.J. JOHN ha detto...

Caro Sirio, Internet è stata davvero una rivoluzione formidabile, ma quello che oggi continua ad essere "il ritorno del prog italiano" affonda le radici nella seconda metà degli anni '80.

Tra l'altro sull'argomento ho scritto un lungo post a riguardo.
Si chiama "cacciatori di prog" e sta qui:

http://classikrock.blogspot.it/2009/05/cacciatori-di-prog-parte-1.html

Se hai tempo e voglia di leggerlo mi farà piacere. Poi magari ne parliamo pure.
Ciao e grazie
JJ

Anonimo ha detto...

Praticamente dagi anni settanta ad'oggi nulla e cambiato in Italia, tu dici della censura e del controllo dell'informazione, uguale ad'oggi, qualcosina è cambiato nella musica, che usufruibile dalla rete, ma comunque rimango dell'idea pur non evendo vissuto quegli anni , ero un bambino al tempo, sono anni mitici beati voi che li avete vissuti, noi ormai viviamo in un mondo plastificato.

J.J. JOHN ha detto...

E' cambiato molto invece.
Negli anni 70 c'erano si delle crisi, ma erano strascichi di conflitti pregressi.
Crisi certamente dolorose ma che la storia risolveva da se.
Come in effetti è accaduto.

Oggi la crisi è strutturale e fisiologica.
Un tumore intestino ai processi del capitalismo avanzato che dunque non ha motivazioni esterne ma interne.
E' isomma lo stesso malato che aggrava la sua situazione continuando ad avvitarsi su compromessi e false speranze.
Siamo o non siamo la nazione delle Vanna Marchi o dei Di Bella?
Del PD alleato col PDL e via discorrendo?

Ecco perchè in molti giovani invidiano gli anni 70: perchè allora certi problemi si potevano risolvere ponendosi un obiettivo.

Oggi è ben più difficile debellare qualcosa che ormai fa parte di noi.

Lo diceva Gaber nella sua "Il cancro" (riascoltatevela!) e lo dico anch'io.
Agurandomi, va da se, di vivere un bel po' più di lui.
Non fosse che io non mi sono mai accoppiato con delle berlusconiane credendo potessero fare il bene dell'Italia. E difendendole pure.

U G O ha detto...

GRANDISSIMO COMMENTO CHE CONDIVIDO APPIENO A PROPOSITO DI G.GABER SAI COSA HO DI LUI?IL MEZZO LP DISTRIBUITO ALLE FESTE DELL'UNITà(MA CHE IO TROVAI IN UN NEGOZIO) DEL 80 DAL TITOLO "IO SE FOSSI DIO" DURA 14 MIN. E MI SEMBRA + UN TESTAMENTO CHE UNA CANZONE GRANDE GABER!