Edoardo Bennato: Non farti cadere le braccia (1973)

Non farti cadere le braccia
UN MENESTRELLO ROCK, MA CON MUSICISTI PROG.

Figlio di un impiegato e di una casalinga, Edoardo Bennato nasce a Napoli il 23 luglio 1946 nel quartiere Bagnoli: la zona a più alta concentrazione operaia della città, dove hanno sede le gigantesche fabbriche dell’Ilva, della Montecatini e della Cementir

Introita giovanissimo la passione per la musica grazie alla madre che lo manda a lezioni di fisarmonica, ma ciò che lo attrae e lo appassiona di più, è quel rock’n’roll che ascolta spesso dai soldati americani di stanza a Napoli: un imprinting fondamentale che condizionerà tutta la sua carriera. 

A soli 12 anni forma con i fratelli Eugenio e Giorgio il Trio Bennato che, per intercessione della produttrice Lea Maggiulli Bartorelli, arriva ad esibirsi in Rai nella trasmissione “Il nostro piccolo mondo” (1959), esperienza bissata l’anno successivo presso l’emittente venezuelana Canal 7, grazie questa volta all’armatore Aldo Grimaldi che intanto aveva scritturato il terzetto sulle sue navi da crociera. 

Trasferitosi a Milano nel 1965, entra in contatto col produttore Vincenzo Micocci, che però lo riporta subito a Roma per fargli incidere il singolo di debutto Era solo un sogno / Le Ombre per la sua nuova etichetta Parade, nella quale militano tra gli altri anche i Chetro & Co Il disco è un flop, ma almeno Le Ombre sarebbe passata alla storia per essere stata la prima incisione italiana in cui un cantautore suonava l’armonica a bocca

Tornato a Milano nel 67, Edo riprende gli studi di Architettura ma non molla la musica, e firma con Herbert Pagani (poi autore anche per Hunka Munka) Cin Cin con gli occhiali (68) e Ahi le Hawaii (69): brani disimpegnati invero, ma il cui successo attira l’attenzione del produttore Alessandro Colombini che lo porta alla Numero Uno di Mogol-Battisti. 
Ed è lì, che tra il 69 el il 71, Bennato scriverà per diversi colleghi tra cui la Formula Tre (Perchè... perchè ti amo - album Dies Irae), e pubblicherà altri due singoli solisti: l'eccellente1941 e Good Bye Copenhaghen

Edoardo Bennato
Nulla di fatto anche stavolta, e nel 1972, dopo un breve soggiorno a Londra, il nostro decide di cambiare nuovamente rotta. 
Raggiunge Colombini nel frattempo passato alla Ricordi, riordina le idee, e comincia a imbastire quel sound che di lì a poco sarebbe diventato un inconfondibile quanto inedito marchio di fabbrica: influenzato dal rock’n’roll e dalle ballads americane, ma dalle radici rigorosamente mediterranee. Intriso di una poetica asciutta e scevra da simbolismi, ma allo stesso tempo molto attenta al sociale, per cui, accessibile a chiunque.

Gli manca solo un album, e per questo concepisce nel 1973 Non farti cadere le braccia: tributo a un saggio consiglio che gli diede sua mamma quando “era ancora un bambino con i graffi sui ginocchi”. 
Qualcuno dice che inizialmente il disco avrebbe dovuto chiamarsi L'Ultimo Fiammifero, ma, per inciso, questa notizia è stata smentita dall'autore della copertina Cesar Monti.

Commercialmente l'ellepì non recupera gli investimenti della Ricordi, ma il pubblico comincia gradualmente ad apprezzare l'energia e la soprattutto la straordinaria poliedricità dell'inteprete.

E in effetti tutto l'album è un rincorrersi di tematiche e sentimenti, attualizzati da Bennato in maniera sorprendentemente nuova e vitale: la nostalgia e l’amore (Campi Flegrei, la "title track" e Una settimana… un giorno), ingredienti da sempre necessari al il pop italiano, ma anche una strizzata d’occhio alla lotta di classe (Tempo sprecato). 

C’è poi la voglia di partire tipica di quegli anni in cui le fughe di casa erano praticamente all’ordine del giorno (Ma quando arrivi treno), e un po’ di autoreferenzialità che non guasta mai (Detto tra noi, Rinnegato). 

Dal sito ufficiale di Edoardo Bennato
Tutte canzoni supportate da una backing band di assoluto rispetto, nobilitata peraltro da numerosi elementi fuoriusciti dal prog: Silvana Aliotta dei Circus 2000 qui in veste di corista e percussionista, il pianista Titta Colleoni (Raminghi, PerDio), il noto chitarrista Massimo Luca (Anima Latina, Battisti), nonché il fratello di Edo Eugenio, e il suo collega della NCCP Roberto de Simone che si occupa anche degli arrangiamenti. 

L'album, dicevamo, ha una discreta risonanza presso la stampa specializzata, ma soprattutto quella alternativa: particolare che renderà Edoardo immune a quella “caccia al cantautore” che si scatenerà di lì a poco. 
Ha anche un buon airplay, ma come spesso accade alle opere prime, suona ancora disomogeneo. Manca cioè un collante teorico che tenga insieme i brani. Ed è infatti su questa lacuna che Bennato lavorerà alacremente, sino a trovare un incipit per ogni suo album successivo: dai Buoni e i cattivi, sino a Burattino senza fili. E sarà la sua mossa vincente. 

Autore sensibile e intelligente, pur non avendo nulla a che vedere con lo stile prog, Edoardo attingerà sempre a piene mani dal vivaio del pop italiano, almeno a livello di musicisti, e questo gli conferirà sempre un enorme rispetto persino dal pubblico più politicizzato
Curioso poi sottolineare che, se il suo esordio coincise con l’anno d’oro del rock progressivo italiano (1973), la sua prima fase discografica terminò esattamente con la fine del Movimento (1977). Dopodichè, non avrebbe inciso più nulla per due anni
Un caso, direte voi? Forse. 


Ma quando si condivide una lunga esperienza con una platea particolare, è difficile non soffermarsi almeno un attimo quando questa viene improvvisamente a mancare.
Sintomo di una consapevolezza, dico io, che non può e non deve lasciare indifferenti. Massimo rispetto quindi, al nostro grande menestrello del rock.

33 commenti :

ugo ha detto...

grazie x questa scheda JOHN.onestamente mi sarei aspettato di più una scheda su "i buoni e i cattivi" disco successivo ma va bene pure così!
adoro EDOARDO sin da piccolo e ho tutti i suoi dischi benchè il ns.pur essendo rimasto ancorato a quel vecchio r'n'r col tempo pure lui è divenuto troppo autoreferenziale e il suo ultimo disco"pronti a salpareù2 ce lo conferma!poi diverse cadute di tono "kaiwanna" su tutte ma resta pur sempre un "ONE MAN BAND" come qualcuno lo definì tempo fa!
tra l'altro io cerco ancora il suo rpimo singolo e so perfettamente che il brano "le ombre" è la prima canzone italiana suonata con l'armonica a bocca strumento in voga quegli anni grazie al grande BOB DYLAN e siamo nel 66 anno in cui DYLAN pubblicò il doppio "BLONDE ON BLONDE"dunque perfettamente contemporaneo all'artista americano.mi trovo d'accordo con te che non è un caso che la pausa del 78/79 anni un cui non incise nulla coincise con la fine del movimento e anche del prog italiano!dei suoi dischi in assoluto preferisco 1)I BUONI E I CATTIVI e "IO CHE NON SONO L'IMPERATORE" che trovo siano i più "estremi" della sua carriera almeno al livello di testi ma manco "la torre di babele" scherza basta ascoltare il brano "quante brave persone" dove si sente una stratosferica chiatarra blues del compiano ROBERTO CIOTTI di cui mi aspetto una tua scheda! ciao ugo

ugo ha detto...

di questo disco possiedo tre copie di cui nessuna originale col fiammifero!
tu ovviamente hai l'originale giusto scornacchiato? aaahhh scherzo ciao ugo

Anonimo ha detto...

È interessante rendere noto, a chi ancora non ne è a conoscenza, la carriera di Bennato agli esordi, prima delle canzoni easy listening alle quali il grande pubblico è abituato.
Grazie, John!

Anonimo ha detto...

Ops, nel commento precedente ho dimenticato rdi firmarmi!
Ugo, ma sei un'enciclopedia progressive anche tu, noto!
Davide

JJ John ha detto...

Ugo: NO scornacchiato e nemmeno, ahimé, possiedo il fiammifero.
Bennato mi entrò nelle vene credo a 15 anni con un brano che si chiamava "1941". Lo gettonavo pesantemente al juke box del bar sotto casa insieme al retro che era "Se non è amore, cos'è" della Formula Tre). Orrore degli astanti, ma a me piaceva all'ennesima potenza, e da allora cominciai ad approfondire.
Concordo: fino a "Kaiwanna" è stato davvero straordinario. Poi, si è un po' avvitato, ma è comunque ancora oggi uno dei guaglioni più attendibili del nostro rock n roll.
A proposito: lo sapevate che io e la mia ex compagna lo abbiamo salvato da morte certa sugli scogli di Nervi?
Lui non se lo ricorderà di sicuro, ma io si.

Anonimo ha detto...

Ancora co sti cantautori. Ragazzi non vi riconosco più.
W la buona Musica.

ugo ha detto...

ma guarda ANONIMO che sti cantautori come li chiami tu son stati gli unici che dal 76 in poi(ossia da quando il prog comiciò a declinare)a tenere alta la bandiera della musica italiana.per carità io adoro il prog le trame complesse i tempi dispari ma alcuni cantautori sia per motivi storici(erano i '70's)che musicali son stati strettamente collegati col prog e il ns. buon JOHN lo ha rimarcato pure nella scheda del grande EDO citando,tra gli altri, la grande SILVANA ALIOTTA dei CIRCUS 2000 qui presente alle percussioni.a tal proposito se vuoi approfondire il discorso ti consiglio di ascoltare perlomeno SUGO+DIESEL del primo stupendo FINARDI con buona parte degli AREA alle session e un certo ALBERTO CAMERINI anch'esso presente sia nei suoi dischi che nel gran disco di C.ROCCHI VOLO MAGICO N.1 e poi ovviamente il DE GREGORI DI RIMMEL+BUFALO BILL o lo stesso VENDITTI di L'ORSO BRUNO-QUANDO VERRA NATALE del quale ti consiglio il brano FIGLI DEL DOMANI quando VENDITTI non si era ancora rincretinito come purtroppo ha fatto gia dagli anni 80 in poi..............................U G O.......!

ugo ha detto...

senza dimenticare l'altro grande rocker che è stato IVAN GRAZIANI mentre di VENDITTI voglio ricordare pure LO STAMBECCO FERITO brano quasi prog per via della lunga cosa strumentale mentre di IVAN consiglio l'ascolto del doppio live(arancione) del 82 dove le versioni dei suoi brani furono tutte dilatate a jam session unico stupendo indimenticabile IVAN ..ugo!

claudio65 ha detto...

E' vero quel che dice J.J.: senza ALCUNI cantautori di chiara impronta rock, dal 1978 in poi sarebbe stato ... buio pesto! Bennato è stato uno di questi. La sua vena era sicuramente "leggera", ma sempre gradevole e strumentalmente mai banale.
Ho parlato di alcuni cantautori, ma non mi dimentico delle cantautrici: la prima Gianna Nannini, Alice (uno dei miei grandi idoli di gioventù), ed una bravissima, ma purtroppo dimenticata Laura Luca, una giovanissima pugliese la cui vena intimista e malinconica richiamava da vicino gli esempi illustri di Joni Mitchell e Patty Smith, ma che in Italia non fu capita, anche perché aveva un look molto dimesso ed assai poco "trendy".

aliante ha detto...

Grande EDO, lo adoro, anche se mi sarei aspettato una scheda
su "Io che non sono l'imperatore", ma pazienza.

Non ho mai capito qual'è la sua vera età.

Su alcuni siti riportano 1947, su altri 1948, su alcuni giornali 1949
boh.

JJ John ha detto...

Allora, chiarisco definitivamente il discorso "cantautori".
Come penso abbiate introitato tutti, Classic Rock è un sito che si occupa di Rock Progressivo Italiano anni '70. E fin lì penso sia chiaro.
Ho ormai recensito - chi meglio chi peggio - almeno il 90% di tutti gli album Prog tra il 70 e il 76; pubblicato documenti, testimonianze e interviste inedite; tracciato una breve storia di quegli anni per capire le connessioni tra musica e società, e con questo mi sembra di aver svolto decentemente la parte più consistente del lavoro.
In futuro, riscriverò le schede più deboli, e recensirò quei lavori che, o su richiesta, o a mio giudizio, ancora mancano.

Ci tenevo anche però, che Classic Rock non parlasse solo del Prog propriamente detto, ma anche di tutto quel complesso universo che gli gravitava intorno, e che accompagnò il suo esclusivo sviluppo.
Ergo: politica, società, movimenti e conflitti.
Da cui credo sia importante occuparsi anche del fenomeno del cantautorato: cioè sia quello che interagì con i gruppi Prog nelle piazze e nei Festival Pop italiani, sia che quello che ideologicamente e artisticamente sostituì il progressive quando questo venne a mancare.

Capisco quindi che per qualcuno le schede sui cantautori possano risultare "avulse" a questo sito Prog, ma io continuo a sostenere che, almeno in italia, vi fu una grossa compenetrazione tra questi due ambiti. Ed è per questo che vorrei continuare a sottolinearla.

Pensiamo al solo Battisti con la Numero Uno, o a Ricky Gianco con l'Ultima Spiaggia. Non fu forse Nico Fidenco a scoprire il Mucchio?
O Maurizio Vandelli a produrre Gianni D'Errico? Lo sapevate che Il Rovescio Della Medaglia registrò negli studi di Bobby Solo?

Allora: se non vi va che parli dei cantautori, non fate che dirmelo.
Ma io penso comunque siano figure importanti per capire meglio l'ambito storico in cui si collocò il nostro Prog.
E a questo punto, attendo vostre.

Come sapete ormai da otto anni a questa parte, il futuro di Classic Rock, lo decidiamo insieme.

aliante ha detto...

Per me il tuo operato è ineccepibile John, da parte
mia è un SI, avanti così.

Se qualche Anonimo (non il brano di Battisti)
è irritato pazienza.

ugo ha detto...

condivido la tesi di ALIANTE vai avanti così JOHN il discorso sui cantautori non solo è prezioso ma è strettamente collegato a quello dei gruppi prog per scelte stilistiche e per la conflittualità dei testi.del resto il periodo storico è il medesimo per cui non ne vedo il problema.qui non si tratta di fare una scheda sui CUGINI DI CAMPAGNA(che eprlomeno suonavano con strumenti tradizionali)o su MINO REITANO bleaahhhh! ciao ugo

Anonimo ha detto...

Continua cosí, John. Il tuo è un lavoro più che ottimo. Se a qualcuno non interessano le schede sui cantautori, può tranquillamente saltarle a piè pari.
Davide

Anonimo ha detto...

Nico Fidenco che scopre il Mucchio?
John, forse intendevi Pino Donaggio.

Michele Neri

ugo ha detto...

ogni qualvolta psrtorisci una scheda per me è un piacere indescrivibile poterla leggerla e poi rileggerla ancora fino ad impararla come se fosse una tesi di laurea!magari è vero a volte non condivido certe scelte tipo avrei preferito di bennato i buoni e i cattivi al primo oppure approfondire meglio alcune schede magari le prime un po meno approfondite ma un sito cosi lo hai creato solo tu e io me lo tengo stretto stretto!
e poi è cosi bello ed anche giusto rapportare un disco al suo anno di uscita e collegarlo al suo periodo storico.cosi non fai solo un lavoro filologico ma anche sociologico bravo john ad averne altri come te magari....ciao ugo

aliante ha detto...

Ha ragione UGO, siti come questi sono merce rara.

Questo in particolare è gestito da una persona splendida
che ama il confronto, educato, uno scrittore fantastico
che ha portato nella mia vita di appassionato
di musica arricchimenti del quale gliene sarò sempre grato,
il tutto sempre sul filo dell'educazione e condivisione di idee.

Io un uomo così lo proporrei come sindaco di Milano!

ugo ha detto...

vabbè LAINATE oops ALIANTE non esagerare anche perchè credo voglia tenere un profilo piuttosto basso sai io oltre ad essere amante del prog son appassionato pure di astrologia e posso dirti che quelli del suo segno(VERGINE) preferiscono stare un po nella penombra se fosse stato un bilancione come lo è il BERLUSKASTRA(come lo defini DANIELE SEPE) allora si che avrebbe voluto e desiderato alti palcoscenici! io invece da buon ARIETE gradisco molto i confronti scontri verbali dove cerco di dare il mio meglio e posso dirti che pure io che già la sapevo lunga sul prog mi son molto arricchito leggendo questo sito.il mio desiderio sarebbe quello di poterci sedere noi tutti fedelissimi ad un tavolo diciamo una CENA PROG dove oltre ai cibi succulenti che il ns. guru saprebbe apprezzare ci potremmo confrontare sulle ns,conoscenze e credo sia un esperienza indimenticabile! a proposito un giorno(ammesso che esistano) JOHN mi dovrà spiegare se esistaono o meno dei cibi prog aaahhhhhhhhh! uuuummmmmm!

JJ ha detto...

@Mihele Neri.
Si, volevo dire Pino Donaggio. Mi perdoni vero?




Anonimo ha detto...

ha ha... michele neri ha preso in castagna JJ... ma ivan graziani era con l'anonima sound, michele zarrillo con i semiramis, finardi col pacco, bolzoni con i numi, adriano monteduro con la reale accademia di muica, rino gaetano è andato in tournee con il perigeo e battiato, non parliamone nemmeno...
Insomma jj, che problemi ti fai a parlre dei cantautori... coraggio!!!!!

Anonimo ha detto...

Mi interessano molto queste schede su alcune delle opere principali, o sugli esordi, di importanti musicisti degli anni '70. Giustamente, come sopra affermato, i dischi "classicamente prog" sono stati affrontati quasi tutti, e non comprendo il limitare le possibilità invece di espanderle. Non sono un grande amante della musica dei cantautori, pur riconoscendone la bravura e la grande capacità comunicativa, ma amo leggere di qualcosa che non conosco o di qualcosa che è al di fuori delle mie classiche idee o passioni per confrontarmi ed eventualmente arricchirmi (e cambiare opinione eventualmente). Un disco che amo molto è il primo di Finardi, "non gettate alcun oggetto dai finestrini", che tra l'altro non è che sia, alle mie orecchie, molto distante dal progressivo migliore di quelli anni (vedi anche i musicisti coinvolti), mi piacerebbe leggere di più al riguardo, ad esempio. Grazie John per il tuo lavoro su questo sito, e la cortesia e la pazienza, la competenza e la passione che si osserva nello svolgerlo.
Francesco.

Davide ha detto...

Più che giusto e d'accordissimo con Francesco. Conoscere, espandere mai limitare le possibilità in ogni aspetto della vita, musica con i suoi vari stili e generi e passioni varie in primis. In questo modo la vita appare più varia e interessante e ci si fossilizza sicuramente meno.

taz ha detto...

W i "siti" che parlano di musica Italiana...Pop...Prog.....e di certi cantautori con "manie" di Rock.....qui si parla del primo vero "riempi stadi" italiani!!!.....prima di Vasco....Liga.....un grande...se oggi ha modificato il tiro "musicale"...quello dei testi, invece, è sempre un "tiro alto"!!!....Ho avuto la fortuna di conoscerlo e di lavorare con lui, erano i tempi della collaborazione con Tony Esposito, cantarono un "tormentone" leggero con video-clip girato a Rimini!!!!.....mi ricordero' sempre di quella sera!!.....siamo a tavola in un ristorante vicino a San Marino....ad un certo punto Edo si alza e si allontana......dopo qualche minuto arriva tenendo "sottobraccio" un suo amico-collega....:..ragazzi...un minuto di attenzione...vi presento questo mio amico...sicuri che ne sentiremo parlare per parecchio..fà del buon rock......si chiama Vasco e sta preparando un disco che sarà una bomba!!.........erano gli anni de "Gli spari sopra".......tornando a Edoardo ci sarebbero "anedoti" simpatici da raccontare ma.....mi fermo qui....Ottima scheda e non solo perchè mi piace Bennato.....ma perchè come racconti tu di "musica"....in rete non c'è ne....ha ragione Ugo.....merce rara!!!!!

Anonimo ha detto...

Alessandro Colombini ha dimostrato in tante occasioni di essere, per certi versi, il produttore perfetto, capace di scoprire talenti, di valorizzare quelli già emersi e di rilanciare artisti in difficoltà. Però con Edoardo Bennato, forse, si è superato. Quando il cantautore napoletano arriva alla Ricordi, alla fine del 1968, può vantare solo qualche timida collaborazione con Herbert Pagani e una sconosciuta incisione per l’etichetta Parade fondata da Vincenzo Micocci, Nico Fidenco e altri artisti che gravitavano nell’orbita della RCA romana. Senza neanche ascoltare il nastro che Bennato ha registrato delle sue prime composizioni, Colombini ne intuisce il valore e lo porta con se alla Numero Uno, la nuova etichetta che Colombini sta per lanciare con Mogol e suo padre Mariano Rapetti.
Il disco che Edoardo Bennato aveva inciso per l’etichetta di Micocci non aveva suscitato alcun interesse e forse una certa ingenuità artistica, unita ad una resa sonora piuttosto scadente, ne sono le cause. Le due canzoni, scritte da Bennato con lo studioso Alessandro Portelli, sono state registrate a Roma negli studi Dirmaphon di via Pola, quelli che una volta erano gli studi principali della RCA, dove hanno registrato artisti come Nilla Pizzi e Domenico Modugno, ma che sono stati sostituiti nel 1962 da quelli monumentali di via Tiburtina.
Alla Numero Uno Bennato rimane per circa tre anni senza ottenere alcuna soddisfazione e anzi subendo l’ostracismo di Mogol. I tre singoli pubblicati subiscono quasi la stessa sorte dell’esordio romano con la Parade. Gli sforzi promozionali della Numero Uno non sono adeguati e oltre a Colombini solo Lucio Battisti ha parole d’incoraggiamento per lui (e lo porta con se anche in televisione in un paio di occasioni). Bennato ricorderà con grande amarezza quel periodo mitigato solamente dall’aver incontrato e frequentato un artista del calibro di Battisti oltre, ovviamente, al rapporto professionale e personale avuto con Colombini. Nei tre dischi incisi per l’etichetta di Mogol traspare una certa confusione artistica, forse in Bennato sicuramente nella Numero Uno che lo affida a diversi produttori e non si dimostra lucida nella scelta del materiale. La prima prova, Marylou / La fine del mondo viene arrangiata da Detto Mariano che registra con i musicisti della futura PFM negli studi Phonogram di Milano. Ancora Mariano comincia la realizzazione del secondo singolo ma dopo aver registrato la prima canzone, con l’utilizzo di un gruppo nuovo di musicisti, giovani e inesperti, entra in contrasto con la direzione dell’etichetta e viene sostituito da Damiano Dattoli, bassista dei Flora Fauna Cemento, che viene confermato per l’ultimo singolo, forse il migliore del lotto, che contiene la delicata Goodbye Copenhagen abbinata all’anglofona Marjorie. In realtà Bennato ha diverse composizioni interessanti pronte o quasi per essere incise ma non è chiaro se la Numero Uno non le ritiene valide e o se è Bennato stesso che non vuole bruciarle incidendole per un’etichetta che non fa nulla per valorizzare le sue opere.
Quando, nel 1971, Alessandro Colombini lascia la Numero Uno, porta con se alla Ricordi, dove agirà da produttore indipendente, sia il Banco del Mutuo Soccorso – proposto alla Numero Uno dalla RCA che ha il complesso sotto contratto ma non sa cosa farne – e proprio Bennato che intanto sta maturando uno stile compositivo decisamente più interessante di quello dei primi anni. La seconda parte del 1972 viene spesa nel perfezionamento e ampliamento del repertorio con Bennato impegnato con il trio lombardo dei Perdio, formato dal pianista Titta Colleoni, dal bassista Fulvio Monieri e dal batterista Michele Capogrosso.

Anonimo ha detto...

Nel gennaio del 1973 il quartetto si sposta negli studi Ricordi di Milano (quelli storici di via dei Cinquecento dismessi poco tempo dopo). A loro si aggiungono il chitarrista Massimo Luca ed Eugenio Bennato, fratello di Edoardo. Con il produttore Colombini e uno dei tecnici residenti dello studio (sul disco ne sono indicati tre: Valter Patergnani, Carlo Martenet e Dino Gelsomino), i musicisti cominciano le registrazioni del primo album di Bennato partendo proprio dalla title-track. Le basi vengono completate prevalentemente da una formazione ridotta, composta da Bennato alla chitarra 12 corde, Titta Colleoni al pianoforte, Fulvio Monieri al basso e Michele Capogrosso alla batteria. In sovraincisione intervengono poi il raffinato chitarrista Massimo Luca, che non si può escludere partecipi anche a qualche “presa diretta”, Eugenio Bennato con le sue chitarre ma anche con mandolino e mandoloncello. C’è poi un’ospite portata da Colombini: Silvana Aliotta voce solista del complesso Circus 2000 che qui interviene in veste di percussionista. Per la sovraincisione dell’orchestra (viene convocata quella della Scala), arriva da Napoli il Maestro Roberto De Simone che suona il pianoforte qui e là. Una delle ultime canzoni completate è anche una delle più ricordate dell’intero repertorio di Bennato, si tratta di Un giorno credi la cui base è stata registrata da Bennato con il solo accompagnamento della sezione ritmica, basso e batteria, dei Perdio, e poi trasformata dallo splendido lavoro di arrangiamento di De Simone.
Il 21 febbraio 1973 la Ricordi realizza le matrici definitive per lo stampaggio del disco che viene immesso sul mercato circa un mese e mezzo dopo. Il nuovo Bennato esordisce così, con un album che viene rivalutato solo dopo che il suo autore ha ottenuto grande successo coi dischi successivi, ma che già rivela il talento del primo cantautore rock italiano, capace di passare da una ballata come Un giorno credi a un pezzo ritmato basato sul pianoforte di Colleoni e delle percussioni della Aliotta come Rinnegato (in cui cantano un po’ tutti i musicisti), da una canzone d’amore come Lei non è qui... non è là all’elegante invettiva di Detto tra noi sino alla nervosa Tempo sprecato con la sua bellissima coda strumentale. Un disco che forse non raggiunge i livelli di opere successive ma che contiene già diverse perle di canzone d’autore.
La grafica viene affidata a Clara Duranti che realizza un’affascinante collage emotivo con la copertina che, sagomata, presenta l’ultimo fiammifero rimasto in una confezione a rappresentare l’ultima occasione per un’artista che in sette anni ha raccolto solo delusioni e false promesse. Una sorta di bandella apribile però copre questa immagine evocativa e propone un bellissimo primo piano di Bennato con la sua immancabile armonica a tracolla e con una mano in movimento, e quindi sfuocata, che copre parzialmente il suo volto. Questa fotografia in bianco e nero è opera di Cesare Monti, uno dei fotografi più attivi nella scena musicale del periodo. Sul retro i titoli delle canzoni, i crediti creativi, alcune righe del testo della canzone Rinnegato e le fotografie dei quattro personaggi citati nella canzone stessa: Patrizio Trampetti, Roberto De Simone, Eugenio Bennato e Sandro Colombini.

l'ho diviso perché altrimenti è troppo lungo.

Michele Neri

taz ha detto...

Ciao..contattato Silvana Aliotta......nel disco, oltre alle percussioni, sono suoi i "cori"...

Anonimo ha detto...

Questa forse è la maggior qualità di questo blog: ogni notizia viene confermata, smentita o ampliata da persone molto preparate o dai protagonisti della notizia stessa.

Ciao e grazie per l'aggiunta.
Michele

ugo ha detto...

ciao michele (neri) riguardo il primo singolo di edo "era solo un sogno/le ombre" su etic.parade potresti dirmi la valutazion e media diciamo un vg+/vg+ o meglio ancora ex/ex.poi ti risulta che il retro del singolo "meno male che adesso non c'è nerone" ossia "parli di preghiere" sia rimasto un brano inedito su lp(che io possiedo) però lessi che la versione del singolo differiva da quella del 33 giri ma a me non sembra l'avrò sentito dozzine di volte e mi sembrano identiche a te sciogliere l'arcano enigma ugo

J.J. JOHN ha detto...

Grazie Taz, info riportata e... salutami la Silvana. Non hai idea di quanti miei amici si sono innamorati di lei. Nomi, ovviamente, non ne posso fare x questioni di privacy :-)

Senza rubare il mestiere a Mik, "Era solo un sogno/Le ombre" in condizioni M/M potrebbe valere oggi intorno ai 5/600 Euro.
Se VG+ siamo invece sui 150/200.

Anonimo ha detto...

Ciao, ma che rubare il mestiere: io di quotazioni non so una cippa (e non ne voglio sapere).
Per quanto riguarda Parli di preghiere a me risulta inedita su album ma non su CD. Io ce l'ho sicuramente sul doppio Le origini assieme ai due brani in inglese.
Che io sappia, del periodo Ricordi, l'unico brano in versione differente su singolo, rispetto alla versione album, è Cantautore che nel singolo (in realtà non distribuito se non in poche copie promozionali, ma con etichetta normale Ricordi) è in versione completamente di studio. E' un disco piuttosto raro.
Però sto andando a memoria e può darsi che ci sia qualche brano con edit leggermente diverso. Poi cerco di controllare, dovrei averli tutti, forse.

Ciao
Michele

ugo ha detto...

uso questa scheda perchè voglio riferirmi ad un cantautore che + proprio l'opposto di edoardo bennato.tra l'altro pure astrologicamente essendo EDO un LEONE grintoso mentre l'altro BRANDUARDI è un AQUARIO sognante e fiabesco benchè tutt'altro che banale anzi.......
noto spesso che viene inserito nei siti prog (quello di A.CROCE ma sta pure su PROGARCHIVES e allora mi chiedevo JOHN non è il caso che tu faccia una scheda a lui dedicata?
poi sceglierai tu quale disco recensire sempre se tu sei d'accordo ovviame te ciao ugo!io adoro la sua prima produzione almeno fino a COGLI LA PRIMA MELA ma pure CERCANDO L'ORO non è male come pure la raccolta di fiabe del poeta irlandese WILLIAM BUTLER YEATS.a te l'ardua sentenza ugo

JJ ha detto...

Normalmente dei cantautori "pop" prediligo il primo lavoro. Che è anche una scusa per parlare un po' delle loro origini.
Quindi del Branduardi potrei recensire il primo album del 74 in cui suonarono tra gli altri Paul Buckmaster, Silvano Chimenti, Giovanni Tommaso e Joel Vandroogenbroeck.
Vedremo.

ugo ha detto...

infatti credo sia pure il più prog degli altri avendo in sè,oltre ai citati artisti,un brano "domani arriverà" lungo oltre 10 min. con delle belle variazioni sul tema!