1977 - 2017 ... e il ragazzo guardò Johnny.

the boy looked johnnyUN PRIMO OMAGGIO DI JJ AI 40 ANNI DEL PUNK. (A proposito... BUON ANNO!)

Più che una musica, il Punk rock fu un’attitudine. 

Si perché, a conti fatti, almeno l’80% del suo repertorio attingeva senza neppure troppi complimenti al rock’n’roll puro e semplice. Certo, lo sporcava un po’; di solito anteponeva l’impatto sonoro alla precisione strumentale; nei casi più estremi aborriva l’uso degli assoli; prevedeva un rapporto molto più diretto col pubblico, ma se escludiamo quelle pochissime band più raffinate tipo Stranglers o Damned, sempre di rock’n’roll si trattava. 
Never Mind the Bollocks in particolare, sembrava un disco di Eddie Cochran lasciato marcire in discarica per qualche mese, e poi centrifugato dal Pacojet.

Eppure, malgrado la sostanziale povertà armonica, fu proprio quella sua "attitudine” a rivoluzionare per sempre la musica popolare. E come accadde per i grandi movimenti precedenti quali il Beat e il Prog, anche dopo il Punk nulla sarebbe stato più lo stesso.
Al di là dei tre accordi che lo sorreggevano infatti, ancor prima di essere musica il Punk era una tendenza, un’indole. Una sorta di nobiltà underground molto fiera di sé stessa che, almeno inizialmente, intendeva opporsi alla mediocrità del sistema con la sola forza del suo look e della sua alterigia.

punk rockCosì apparivano i frequentatori del Let It Rock di Malcom McLaren al 430 di King’s Road quando nei primi anni 70 cercarono di far coincidere tutte le subculture inglesi in un solo kernel ispirato agli anni Cinquanta; i clienti del Too fast to live, too young to die che intorno al 73 iniziarono a modernizzare il loro nichilismo, e infine quelli del Sex da dove il punk incendiò il mondo intero a partire dal 76. Parola d’ordine “No Future”.

L’arroganza iniziale insomma, diventò verbo,vocazione e stile, filtrata da anni di noia, di disincanto, e dalla profonda cosapevolezza che ormai i lustrini del glam, così come tutti i modelli successivi dal pop ormai risciacquato al pub rock erano ormai armi di distruzione di massa
Io odio i Pink Floyd!” fu il primo messaggio di Johnny Rotten. Ricordate?

Il trucco fu quindi quello di atttingere alle origini, ma non a quelle del blues che era roba da vecchi ubriachi da pub, ma alle prime genuine avvisaglie di disobbedianza proletaria: il rock‘n’roll di Eddie Cochran appunto, piuttosto che di Gene Vincent, Buddy Holly, Chuck Berry, Jerry Lee Lewis, Little Richard, Fats Domino, Carl Perkins, e di tutti quegli spaccatimpani che solo mettendo un dito su uno strumento, facevano saltare per aria generazioni di bassi ventre.

E anche se nesssuno dei Punk della prima ora aveva la voglia o la capacità di suonare come Danny Cedrone o Scotty Moore, pazienza. La situazione sociale era talmente allo sbando che a quel punto bastava attaccare la chitarra ad un ampli, alzare il volume, fare “bleng” e formare una band.

punk rock
E questo accadde realmente verso la fine del 76 quando i primi pruriti neocon della lady di ferro Margaret Thatcher stavano per innalzare il tasso di disoccupazione alle stelle, e innescare scioperi a catena che avrebbero paralizzato di lì a poco l’intera Inghilterra. 
E si che un'accozzaglia di drop out l'aveva messa in guardia durante il carnevale di Notting Hill.

Come sappiamo - a parte il Punk newyorchese che è un'altra storia - i primi a muoversi in terra d’Albione furono gentaglia tipo i London SS di Brian James poi con i Damned, The Chelsea, The Strand (poi Sex Pistols), The Guilford Stranglers poi abbreviati in Stranglers, gli 101’ers di Joe Strummer futuro Clash, i Bazooka Joe di Stuart Goddard successivamente Adam Ant, i Warsaw di Ian Curtis poi Joy Division, Siouxsie e i suoi Banshees che nei primi giorni della loro carriera ebbero come batterista Sid Vicious, e un altro marasma di gente sconosciuta che faceva caciara a suon di urla, sputi, e lamette: Buzzcocks, Dead Boys, London, Prefects, The Boys, Penetration, Abrasive Wheels, Vibrators, Wires, Eater, Subway Sect, Pork Duke, Rezillos e via dicendo.

Una mole di watt e sudore che qualcuno non la chiamava neppure musica, ma deiezione, pattume, ma era solo il canto del cigno della borghesia musicaleCaptain Sensible, Dave Greenfield, Topper Headon e Steve Jones erano anzi ottimi musicisti, e comunque ciò che interessava loro non era dimostrare la propria abilità, ma la loro efficienza sovversiva.

Ci riuscirono in pieno, e scombuiarono finalmente tutte le regole di un gioco che altrimenti ci avrebbe portato alla morte artistica e al dominio delle multinazionali già quarant’anni fa.
E se qualcuno sostiene ancora che il Punk è morto (e forse ha ragione) è per colpa sua. Non certamente per colpa nostra.

16 commenti :

Anonimo ha detto...

Ciao JJ dove posso trovare the boy looked at johnny in versione originale della pluto press? Tu ce l'hai o hai messo una foto da internet? è stato traddotto in ita? ciao, monica

J.J. JOHN ha detto...

Ciao Monica. La foto sul sito l'ho presa da internet per comodità, ma io possiedo esattamente quell'edizione, che è la prima, e si trova ancora in rete a circa 30 sterline per una buona copia. Le ristampe costano un po' di meno. Non credo che quel libro sia mai stato tradotto. Ultima chiosa: è scritto in un inglese micidiale!

ugo ha detto...

ma john secondo te il movimento punk non ha avuto come suoi padri ispiratori i mod inglesi?per capirci gruppi come gli WHO potrebbero considerarsi loro diretti padri ispiratori?

JJ ha detto...

In estrema sintesi: furono probabilmente le prime intuizioni di Malcom Mclaren ad escludere i Mod dall'albero genealogico del Punk.
Nello specifico quando nel 1971 lui e Vivienne Westwood aprirono il "Let it rock" al 430 di King's Road: una boutique che rivalutava l'orgoglio britannico filtrandolo attraverso le subculture degli anni Cinquanta (Teddy Boys in particolare), che poi proletarizzandosi generarono cinque anni dopo il Punk.
I Mods, troppo sofisticati e - se vogliamo, avanguardistici - filiarono poi altre tendenze destinate a diramarsi negli anni Ottanta.

claudio65 ha detto...

Prima di tutto, complimenti a J.J. per l'apertura culturale di questo blogspot. A fianco del rock progressivo, ci sono notevoli "aperture" melodiche (Pooh, sopra a tutti, ma trovano posto pure gli Abba), glam rock ed, oggi, anche Punk. Qui si parla delle cose (musicali e no) senza peli sulla lingua e senza remore ideologiche.
Fatta questa premessa, dico la mia sul fenomeno Punk che ho visto nascere quasi in diretta. Sinceramente, quando avevo dodici anni d'età ed il Punk ha fatto irruzione sulla scena rock avevo ancora nelle orecchie il suono avvolgente delle tastiere "prog" ed ascoltavo molto Beatles e Rolling Stones. Ebbene, a me quel Punk dava l'idea di qualcosa di orrendamente rumoroso e sgangherato. Un suono da ferraglia meccanica, che si sovrapponeva e si contrapponeva al suono celestiale dei mellotron. E poi quel modo oltraggioso di proporsi, con capelli sparati, sfregi, stomachevole volgarità. Insomma, la mia sensazione di ragazzino era un "blehhh".
Con l'andare del tempo, ho inquadrato meglio il fenomeno punk nell'ambito di una reazione. La reazione ad una certa qual ripetitività della musica rock di tendenza, con divi che erano diventati miliardari sardanapali, fradici di vizi e di droga ("Hotel California" degli Eagles parlava proprio di questa involuzione). Una reazione brutale, cattiva, quella del Punk, che ha riportato il rock all'anno zero dei "teddy boys" in giubbotto nero e Harley Davidson, Gene Vincent ed Eddie Cochran (padre, quest'ultimo, di molte cose: dall'hard rock al punk, fino c'è chi dice al grunge). Però, quella reazione, si è fermata ai Sex Pistols ed alla triste autodistruzione di Syd Vicious. Il Punk non è sopravvissuto all'artista che lo ha incarnato fino alle estreme conseguenze.
Uno dei lasciti secondo me negativi del Punk è l'idea che suonare rock significa soprattutto fare molto rumore e sparare riff da motosega, con torsi nudi, capelli bisunti e rabbia fine a sé stessa. Qualcosa di tutto sommato molto datato e negativo, che ha riportato il rock in quell'angolo da musica da "cattivi soggetti" e "teste bacate" da cui i Beatles, gli anni sessanta, la psichedelia ed il rock progressivo avevano tolto. Forse ha ragione Enrico Ruggieri quando dice che il punk ha consentito a tutti quanti di "dire la propria in musica", senza doversi confrontare con gente come i Pink Floyd ed i Genesis. Ma, siamo sicuri che questo sia davvero positivo?


ugo ha detto...

guarda claudio stavolta non son troppo d'accordo con te! e vabbè sulla disamina del fenomeno che stilisticamente il punk è l'antitesi del rock progressive e quattro note sparate li non hanno certo paragone con la maestosita del prog.ma siccome abbiam cominciato tutti col rockandroll io direi che il punk altro non è,come asserisce pure JOHN un esasperazione piu fragorosa del rockandroll stesso. è vero io a 14 anni comprai THE WALL che ho amato ed amo ancora oltremodo ma poi il giorno dopo mi sentivo ROCKET TO RUSSIA dei RAMONES e mi sentivo in PARADISO.insomma per chiudere io adoro il PUNK allo stesso modo del PROG e pur ammettendo che gruppi come gli STRANGLERS siano stati la versione raffinata del genere con tanto di tastiere a supporto io(e qui non mi trovo d'accordo con john)adoro letteralmente NEVERMIND THE BOLLOCKS che come scrisse un critico per me è la bibbia del punk inglese!con l'aggiunta di tutte le sue b-sides a supporto.dunque SEX e RAMONES in cima ai miei gusti poi tutto il resto ciao ugo

Anonimo ha detto...

claudio 65 a parte i gusti musicali il punk ha resuscitato la controinformazione e la discografia indipendente. e questo è stato moooolto positivo.

claudio65 ha detto...

Cari Ugo e Anonimo. Come avrete capito non sono mai stato un fan del punk :-) Io non discuto il suo ruolo di rompighiaccio in una musica un po' troppo ingessata. Di sicuro ha anche rinnovato una certa scena indipendente, che non ha dato cattivi frutti. Però, per me il Punk propriamente detto è stato forse solo una grande band: i Sex Pistols ed un grande personaggio: Syd Vicious. Concordo che "Never mind the bollocks" è stato ed è un grande album.
Molti si sono lanciati nella scia, ma non tutti con vera originalità. Quello che io ho sempre deprecato del Punk è il messaggio che ha trasmesso, forse senza nemmeno volerlo, ovvero che il rock è qualcosa di aspro, selvaggio e violento, buono solo per audience di teppisti e di spostati. O che sia solo fracasso fine a se stesso. Il che NON è vero, ma questo messaggio è stato ben strumentalizzato da chi ha voluto strumentalizzarlo (esempio i liutai ed i violinisti di Sanremo o qualche politico che, senza fare nomi, dice ancora oggi: "Il rock è quella cosa là").

JJ ha detto...

Alcuni dicono che il Punk inglese, quello vero e genuino, fu quello "in nuce" del 1976 e dei primi mesi del 77. Quindi quello underground che produceva pochi dischi, ma tonnellate di eventi e materiale autoprodotto: gli 101ers, Bazooka Joe e via dicendo.

Poi, verso la metà del 77, le multinazionali fiutarono l'affare, si presero i nomi più in vista (la CBS i Clash, la Polydor i Banshees ecc), fecero esplodere il fenomeno a scala mondiale, ma per molti versi lo snaturarono riducendolo spesso a moda. Così andò realmente.

All'epoca in cui uscì Never Mind The Bollocks il danno era già fatto, e pur se i Pistols erano effettivamente genuini (specie Sid), il loro album suonò in effetti più come un "prodotto" che non come un qualcosa di realmente innovativo.

Il rock però vive anche di contraddizioni, e quella del Punk fu comunque una tra le più fertili.
Senza il Punk, tutta la British Intelligence degli anni Ottanta sarebbe arrivata in ritardo sui tempi, forse non sarebbe mai esistita, o sarebbe stata meno incisiva.

Pensiamoci bene prima di svilire l'ultima grande rivoluzione musicale del XX° secolo. Anche perché poi non ce ne sono state altre di pari rilevanza storica.

claudio65 ha detto...

Ennesima triste notizia dal mondo del prog. John Wetton, bassista e cantante già nei King Crimson e poi negli Asia (io me lo ricordo soprattutto con gli Asia) se n'è andato a 67 anni d'età. Un altro che, purtroppo ci lascia. E la malinconia cresce, perché per questi grandi che se ne vanno, non si intravede chi li potrà sostituire, chi ne potrà prendere il testimone.

ugo ha detto...

@claudio65 nessuno li potrà sostituire come pure quel magico periodo irripetibile che sono stati gli anni 70.purtroppo la morte arriva sempre presto per i grandi e tardi per gli stronzi siano essi musicisti di rock oppure attori o simili.la vita è nreve magari un giorno qualcuno scriverà che sei morto tu claudio fine commentatore dfel prog oppure stesso io ugo sempre presente all'appello per questo io spero un giorno di poter conoscere almeno alcuni di voi miei colleghi appassionati di prog pero perlomeno io a john lo conosciuto tiè alla faccia del malocchio!!! a proposito di john wetton non ne so troppo mi sapresti dire qualcosa di piu in merito grazie claudio

JJ ha detto...

Dolore per John Wetton. Tra l'altro l'ho visto con i primissimi Asia ed è stata una gran bella serata. Con la batteria di Palmer che prendeva il volo, e Steve Howe che ricamava alla chitarra.
Quallo che però mi colpisce di più è che cazzo... 67 anni è davvero troppo presto.

Alessandro banche niclot ha detto...

Hi,una domanda.Ti risulta che Steve Hillage abbia mai fatto dei concerti con gli Sham 69 da spalla?Ogni volta che,già alla quarta pinta,parlo con un mio vecchio amico di punk salta fuori 'sta storia...

J.J. JOHN ha detto...

So solo che durante il Reading Rock Festival del 1978 Jimmy Pursey degli Sham 69 tirò sul palco Hillage mentre suonavano "The Kids Are United".
Jimmy fu molto orgoglioso della cosa, il pubblico meno: specie gli oi-skins di Hersham che non gradirono affatto.

Alessandro banche niclot ha detto...

Eh,Eh,immagino...freaks and punks united era pura fantascienza.Grazie!

JJ ha detto...

Beh, se proprio hai voglia di sapere la mia opinione puoi leggerti questo:
http://www.metallized.it/articolo.php?id=2106
Spero ti diverta e ti faccia piacere.
Yours, JJ