1976: Il processo a Francesco De Gregori

Palalido Milano 1976
Uno tra gli episodi più eclatanti del 1976, anno in cui finirono la Controcultura e con essa  il Prog italiano, fu il cosiddetto “processo” a Francesco De Gregori, avvenuto durante il suo concerto di venerdì 2 aprile al Palalido di Milano, due giorni prima del suo 25° compleanno. 

Lo spettacolo, organizzato dal manager Libero Venturi e patrocinato dal Piccolo Teatro di Milano e dalla Rca, aveva come scopo quello di promuovere il nuovo album Buffalo Bill, nonché di consolidare ulteriormente la fama di Rimmel: monolite della musica  italiana uscito 14 mesi prima, e arrivato a ben oltre mezzo milione di copie vendute. Prezzo del biglietto: 1.500 lire. Palazzetto tutto esaurito. Presenti circa 6.000 persone.

Qualcosa però andò storto, e l’artista fu oggetto di una contestazione mai vista in Italia. La serata fu interrotta più volte da alcune frange di rivendicatori, e una volta rientrato in camerino, De Gregori fu richiamato a forza sul palco per rispondere a una sorta di interrogatorio politico che ebbe ripercussioni notevoli sia sull'opinione pubblica che, soprattutto, sullo stesso artista.

La stampa dell’epoca diede molto risalto alla vicenda, specie quella socialdemocratica che approfittava di qualunque occasione per demonizzare l’Autonomia

In realtà, anche se gli eventi del Palalido passarono il segno, va precisato che la tendenza a giudicare politicamente l’operato dei cantautori - piuttosto che svilirli o colpirli - non era affatto una novità: Venditti ad esempio era spesso accusato di “predicare bene ma razzolare male”, mentre altri suoi colleghi, in particolare Battisti, venivano puntualmente scherniti ogni sabato pomeriggio durante gli affollatissimi spettacoli di Dario Fo alla palazzina Liberty. 
Sempre a Milano, Dalla si sarebbe preso una moltov nel 78, e lo stesso De Gregori non era per nulla nuovo ad attacchi fisici. Per esempio, quelli che lo coinvolsero durante la tournée di Rimmel, ed anche il giorno precedente al "processo" insieme al suo amico Renzo Zenobi che poi diede forfait. Il tutto, naturalmente, per non parlare delle star straniere, periodicamente massacrate da almeno cinque anni a quella parte. 

È indubbio quindi che dietro i fatti di quel venerdì sera vi fosse stata premeditazione, ma non tanto contro De Gregori in se (o almeno così sostengono alcuni), quanto contro la crescente ubiquità politico-ideologica di alcuni cantautori: sedicenti di sinistra ma dai cachet milionari; rivoluzionari ma solo a parole; solidali con le lotte civili e operaie, ma poco inclini a sostenerle concretamente. 

Palalido Milano 1976
Foto: Antonello Palazzolo
Facile insomma, diranno i contestatori, essere comunisti quando si alloggia nei grandi alberghi, ci si sposta in jet o in fuoristrada, e per giunta si incide per una multinazionale americana

Ma se De Gregori non era dunque l’unico potenziale bersaglio, perché colpirono proprio lui? Del resto, di artisti papabili se ne potevano trovare a decine, anche senza attingere al vivaio della destra
Diciamo che fu la persona giusta al momento giusto: un personaggio all’apice della popolarità; abbastanza mansueto da non creare rogne (contrariamente al suo amico Venditti molto più sanguigno e determinato), nonché vicino ai circuiti dell’Autonomia per cui più avvicinabile. Di fatto, aveva già tenuto alcuni spettacoli gratuiti per Re Nudo, Lotta Continua, Anarchici e Cicoli Ottobre.  
Così, mai come in quel 2 aprile l'occasione fece l'uomo ladro

In un'atmosfera già tesa da quando alle 21 vennero aperti i cancelli a qualche centinaio di autoriduttori, il concerto iniziò in un clima surreale e proseguì con le luci accese in sala
"Era tutto strano", ricorda De Gregori. "La gente continuava ad applaudire ancora prima che avessi cominciato a cantare. Mai successo prima. E poi si sentiva malissimo". 
L'artista venne poi interrotto più volte da contestatori con il volto coperto che gli strapparono la chitarra di mano, e lessero volantini e comunicati politici. Si scatenò una caccia al fascista nel momento in cui una voce urlò “in sala ci sono più fascisti che compagni”, e finalmente, verso le 22.30, De Gregori riuscì a concludere la sua esibizione.

Senonché, una ventina di persone staccatesi dal gruppo di Autonomia Operaia e dei Movimenti studenteschi (tra le quali Gianni Muciaccia futuro Kaos Rock, e Nicoletta Bocca, figlia del giornalista Giorgio), andò a ripescarlo in camerino, e lo invitò con fermezza a risalire sul palco. “Altrimenti sfasciamo tutto”, gli dissero.

processo a De GregoriLui ci tornò mentre la maggior parte del pubblico cominciava a sfollare, e da quel momento iniziò il processo vero e proprio: "Quanto hai preso stasera?". "Credo un milione e due… ma poi c'è la SIAE". "E allora se sei un compagno, lascia qui l'incasso. Vai a fare l'operaio e suona la sera a casa tua", e via di questo passo. 

Ciò che però colpì più profondamente Francesco che a quelle parole trasecolò in viso come colpito da un pugno, fu quando qualcuno lo invitò a suicidarsi come Majakovskij. “Perché la rivoluzione si fa prima coi fatti. Poi con l’arte”. E quello fu il colpo di grazia. 
Forse sono solo una vittima dell’industria...”, rispose il cantante con un filo di voce. Poi, scioccato e sconvolto si ritirò nuovamente in camerino, dispose al management di pagare integralmente i musicisti, annullò l’intera tournée e non si esibì più per molti anni. 
Fece bene? Fece male? A voi la risposta. 

Infine, mentre il cantante cercava di riguadagnare la strada verso l'Hotel Jolly dove alloggiava (accompagnato in macchina, sembra, da Red Canzian), la polizia sparò alcuni lacrimogeni dentro il Palalido. Degno coronamento di una serata come all'epoca se ne vedevano tante.

Considerazioni morali a parte, io credo e ribadisco che in quegli anni un “processo” tipo quello che colpì De Gregori si sarebbe verificato comunque (anche se, magari, con modalità diverse), in quanto il clima di diffidenza che si era venuto a creare intorno ai cantautori aveva ormai raggiunto una soglia critica
Da un lato perché il Movimento non poteva più sopportare che un modello così personalista e spesso incline al divismo come il loro, si sostituisse impune all’ideologia della festa, e comunque, occorreva capire quanti e quali di questi nuovi semidei della canzone fossero attendibili e/o coerenti alla lotta di classe

Purtroppo, la policromia ideologica della galassia antagonista che nel 1976 aveva ragiunto l’apice della sua frammentazione, non solo impedì una valutazione serena e condivisa della situazione, ma ribadì sia le fratture ideologiche di un Movimento ormai troppo diversificato, sia la sua sostanziale incapacità di compattare e/o gestire tutte le sue ramificazioni.

Ecco perché, a conti fatti, il processo a De Gregori, pur nella sua ineluttabilità, non ebbe nè verdetti, nè colpevoli, nè pentiti. Fu piuttosto l'anteprima del canto di un cigno che da lì a tre mesi avrebbe terminato la sua agonia nei drammatici giorni del Parco Lambro
Dopodiché, gli incazzati resteranno, gli Dei se ne andranno, e i loro nuovi capi "avranno facce serene e cravatte intonate alla camicia".

NOTE:
- AD ACCOMPAGNARE DE GREGORI C'ERA IL QUARTETTO FIORENTINO DEI  BOB ROSE FAMILY:
* CARLO FELICE MARCOVECCHIO (ex Califfi,  Campo di Marte e Sensations Fix). BATTERIA
* ROBERTO "BOB ROSE" ROSATI. CHITARRE
* ANTONELLO PALAZZOLO: PIANO, TASTIERE
* GIULIO CARCAME. BASSO

 - ALL'EPISODIO DEL PALALIDO, BENNATO DEDICO' "ERA UNA FESTA" E VECCHIONI "VAUDEVILLE". 
SUGLI INCIDENTI GUCCINI DICHIARO' CHE "ERA UN FATTO DI CLIMA E NON DI VOGLIA".

PER APPROFONDIMENTI, CONSIGLIO L'ECCELLENTE SITO:  IL TITANIC di Mimmo Rapisarda

- SE QUALCUNO AVESSE TESTIMONIANZE O DOCUMENTI SU QUELLA SERATA, E' PREGATO DI INTERVENIRE NEI COMMENTS. GRAZIE

60 commenti :

aliante ha detto...

Avete notato anche voi o è solo una mia impressione che negli ultimi tempi stiamo assistendo ad una eccessiva sovraesposizione mediatica da parte di Francesco de Gregori?

E' onnipresente ovunque: TV, Radio, Web, io l'ho visto gratis
al Serravalle Outlet (il Sabato precedente c'era Chiara Galiazzo, amo troppo quella donna burrosa che ci volete fare! Ovviamente ho selfie con lei e autografo).

Non so, la cosa mi puzza di abbruciaticcio come diceva il grande Totò.

Sfuggiva la Tv come la peste, adesso invece...

Per quanto riguarda la serata del Palalido, ho letto in un libro
sui Pooh (eccoli qui di nuovo..) che c'erano anche loro tra gli spettatori e che lo hanno raggiunto in camerino per rassicurarlo.

Ottima scheda come sempre,
bravo John.

Alexx ha detto...

In quegli anni De Gregori venne preso di mira anche da Giaime Pintor che lo definiva la "parte peggiore della musica italiana".
Su Linus si leggeva anche: "Una poetica da Baci Perugina e pseudo-cultura liceale, rintanata nelle metafore per sfuggire alla dura legge del realismo e dell’impegno politico. Una poetica ermetica, dell’intuizione lirica è tendenzialmente idealista, dunque di destra. Arretrata negli anni 70 e dunque incapace di rispecchiare tensioni, di farsi portatrice di valori positivi e rivoluzionari".

claudio65 ha detto...

A distanza di molti anni questo fatto suona per me ancora incomprensibile. Nel senso che, almeno per me, è impossibile comprenderne le ragioni. Capisco che De Gregori, all'epoca, potesse incassare critiche negative da parte dei soliti critici musicali iper-politicizzati e sempre incontentabili (quelli criticavano tutti: da Lucio Dalla, ad Antonello Venditti, per tacere di Lucio Battisti, autentica "bestia nera" di quell'ambiente). Capisco che il clima in quella Milano del 1976 fosse dei peggiori. Ma le accuse rivolte a De Gregori suonano tanto risibili quanto folli. Anch'io ritengo De Gregori un radical-chic borghese e molto furbo, ma questo non mi ha impedito di ascoltare - anche volentieri - le sue canzoni migliori ("Alice", "Pablo", "La Donna Cannone"), perché io ho sempre saputo distinguere l'artista dall'uomo e, nella mia mentalità "liberale" (non suoni una parolaccia questa, anche se potrebbe, ahimè) ho sempre ritenuto che ognuno crede in ciò che vuole e pensa ciò che vuole.
Peraltro, devo dire che De Gregori ha coerentemente manifestato le sue idee e continua a manifestarle. E' sempre stato un uomo da PD, non da vecchio PCI, inutile negarlo, un "moderato" (anche questo non suoni come insulto).
Sono convinto, al contrario, che parecchi di quelli che hanno inscenato quella gazzarra contro di lui oggi navigano in ben altre acque politiche. Volete un nome? Una delle erinni della giornata, la signorina Giovanna Coletti, fidanzata del Muciaccia, oggi si chiama Jo Squillo e tutti sappiamo in quali lidi mediatici e politici ha accostato la sua barchetta.

PS: non c'erano i Pooh al completo in platea, quel giorno, ma solo Red Canzian e la sua compagna. Fu Red a salvare De Gregori dal linciaggio, caricandolo sull'utilitaria della compagna e portandolo di corsa in hotel. Complimenti a Red per il coraggio ...

Giovanni ha detto...

Guccini sbaglia quando dice che "era un fatto di clima e non di voglia" perchè la "voglia" c'era eccome. Come dice Jj, anche se il bersaglio fu (forse) casuale, la contestazione era premeditata e organizzata già da qualche settimana. E, sempre come dice John, anch'io credo fu un episodio chiave perchè fece da spartiacque tra due tipi di contestazione: quella vecchia (dura ma consapevole) e quella nuova più legata all'immediatezza di un certo tipo di autonomia. Che è poi quella che abbiamo ritrovato sulle rive del lambro.

ugo ha detto...

grazie x questa scheda JOHN non ero mai riuscito a capire cosa fosse successo in realtà quella sera ma adesso che ho letto la tua scheda si!
mi associo alla disamina di GIOVANNI ossia che fu un qualcosa di premeditato e programmato che poi trovò la sua definitiva conclusione nel processo al PARCO LAMBRO.cè poco da fare dal 76 in poi non solo il prog stava decadendo ma tutta quella poesia artistica che ha partorito tante gemme lucenti stava lasciando il posto alla rabbia e alla protesta che ha trovato la sua massima espressione nel PUNK che di li a pochi mesi avrebbe fatto il suo ingresso nel panorama internazionale.una rabbia che,a mio avviso,ha avuto un suo "ritorno" nei primi '90 quando i NIRVANA e il movimento GRUNGE ne hanno seguito le orme almeno al livello artistico o come ispirazione e credo che questo "mal di vivere" sia iniziato nella seconda metà dei 70 per poi riproporsi proprio nei '90 e di cui se ne avvertono delle tracce ancora oggi.
sakluti ugo

aliante ha detto...

E' vero Claudio, c'erano solo Red Canzian e la sua compagna, hai ragione ciao!

Anonimo ha detto...

Domanda: Ma una volta non ci occupavamo di PROG?

frank ha detto...

Pooh, Fortis, De Gregori....
è anche giusto trattarli, forse, se non altro per la loro conflittualità... ma in quanto a trasgressione? Siamo a zero.
Sarebbe interessante, per contro, dar maggior riscontro anche a quelli a valori inversi, ovvero conflittualmente nulli, sì, ma fottutamente trasgressivi, almeno...
Tanto per dire, ho sul piatto in questo momento "Atmosfere" di Awake (Oronzo/Rino de Filippi)...
Chi lo conosce? Eppure, spazza via il 90 % del cosiddetto pop italiano classico...

ArgiaSbolenfi ha detto...

Caro JJ, dici "il prog finì nel 1976".. ma c'è una cosa sulla quale mi interrogavo ultimamente, non si potrebbe forse dire "il rock italiano finì in letargo nel 1976"?
Mi spiego, escludiamo i gruppi di maggior successo di quella stagione che continuarono a lavorare, escludiamo i cantautori in quanto parliamo di gruppi rock. Escludiamo il punk e la new wave de noartri (la scena bolognese, l'Italian Records..) perchè per quanto meritevole e coraggiosa l'impatto commerciale e sociale, piaccia o no, fu molto limitato. Bene tra il 1976 e la metà ed oltre degli anni 80 a me sembra che il rock italiano fosse una cosa da carbonari. Solo con i Litfiba, i CCCP se ne ricominciò a parlare e poi negli anni 90 vennero gli altri gruppi e il riconoscimento commerciale. Certo molti semi furono gettati in quegli anni, l'underground offriva cose stuzzicanti, ma a livello di genere popolare il rock italiano ha attraversato in quel quasi decennio un periodo molto buio. E se non mi sbaglio di troppo, sarebbe interessante capire perché.

claudio65 ha detto...

Quello che si domanda ArgiaSbolenfi, spesso me lo chiedo anch'io. Per ragioni anagrafiche, quella fase di rock progressivo l'ho vissuta un po' "di lato", perché ero un ragazzino all'epoca. Ma, ho l'età per ricordarmi che. quando si parlava di rock e di pop, automaticamente arrivavano le band, che allora si chiamavano "complessi". Quindi, per me, il rock era identificato con la musica dei complessi, che era negli anni '70 il rock progressivo ed il pop più o meno melodico (a volte il confine tra i generi grazie a gruppi come i Pooh o la Bottega dell'Arte non era così definito e definibile).
Poi, improvvisamente, le band sono finite sottoterra ed il rock è (ri)diventato quella roba da teppisti metropolitani in giubbotto di pelle nera che era stato, prima dell'avvento beat. Insomma, si è tornati indietro di quindici anni. L'underground rock della prima metà degli anni ottanta è stato anche interessante, ma di band capaci di porsi alla ribalta globale e ad un pubblico vasto non ve ne sono state, perché - questo è il mio modesto parere - il rock si è inabissato nelle cantine, cominciando a piangersi addosso, lamentandosi di quanto fosse brutto il mondo, senza fare nulla per provare a renderlo migliore.
Gli unici che, in quel periodo, hanno tenuto botta sono stati i cantautori più rockettari: Ivan Graziani, Franco Battiato, Alberto Fortis, il primo Enrico Ruggieri e, soprattutto il Vasco di "Siamo solo noi" e "Vita spericolata". Non ci fossero stati loro, Albano e Romina l'avrebbero fatta da padroni incontrastati.
Forse, invece di rimproverare sempre il mondo cattivo e le case discografiche rapaci, il movimento rock italiano dovrebbe tre un po' di autocritica. Ancora al giorno d'oggi, è troppo chiuso nelle cantine e nei Centri Sociali e si fa un vanto di "non comparire mai in TV", la tanto odiata TV. Anzi: di più, si fa persino un vanto di "non vendere dischi", lasciando questa sporca incombenza ai personaggi che escono dai talent. Siamo sicuri che non apparire mai da nessuna parte, non vendere dischi e chiudersi nei micro-circuiti dei Centri Sociali sia la strada giusta? Me lo chiedo e spero che qualcuno mi risponda (magari anche male).

PS: per Frank, parlare dei Pooh, di Fortis e di De Gregori significa, comunque, parlare degli anni settanta e di grande Musica. Non saranno stati trasgressivi, ma sono stati grandi musicisti.

UGO ha detto...

bravo CLAUDIO65 mi trovo pienamente d'accordo con te sarà perchè siamo coetanei ma pure io come te nel 76 quando uscì POOHLOVER dei POOH avevo solo 11 anni e per me già sentire quel disco era impegnativo visto che a quell'eta mischiavo quei POOH che non erano certo leggerini alla musica disco-dance e ai MATIA BAZAR dei loro primi due dischi coi quali,assieme ai POOH,è cominciato il mio debutto nel mondo della musica di qualità!
poi nel 79/80 grazie ad alcuni singoli come "THE LOGICAL SONG" dei SUPERTRAMP o I WAS MADE FOR LOVIN YOU dei KISS ma pure la MY SHARONA dei KNACK ho cominciato a scoprire il rock tosto quello che ti fa ribollire il sangue e da lì il processo di crescita è stato continuo e a fine 1980(nel frattempo ci fu il terremoto che colpì in maniera significativa pure il SALERNITANO) avevo già i miei buoni 70/80 LP ed una miriade di 45 giri comprati rinunciando pure a qualche pizzetta e questo JJ lo sa già!dunque mi trovo d'accordo con te sul discorso dei cantautori dei quali IVAN GRAZIANI FORTIS BATTIATO E IL VASCO DI SIAMO SOLO NOI restano il meglio di quel periodo "MORTO" del rock italiano.poi son d'accordo pure sul discorso di uscire fuori dalle cantine e poi se un gruppo ci ha le palle può anche AUTOPRODURSI con un etichetta indipendente perch' se è pur vero che la distribuzione a volte penalizza il prodotto oggi grazie ad INTERNET questi gruppi non hanno piu alibi per cui se hai le palle basta usare youtube per farsi conoscere!poi nei primi 90 quando non esisteva INTERNET c'erano i CENTRI SOCIALI che fungevano da distributori della buona musica! ciao UGO

JJ ha detto...

@ Anonimo / frank
... e continueremo ad occuparci di Prog.
Volevo però soffermarmi su altri aspetti che non fossero quelli musicali, prendendo anche qualche esempio più leggero.
Fortis, lo ammetto, è stata una richiesta. Forse OT, ma ben illustra come, appena nel 79, e a cadavere ancora caldo, molti musicisti prog si fossero già riciclati nel sitema discografico.
De Gregori invece si collega al discorso molto più importante sull'Autonomia che fu una tra le principali carnefici dell'"ideologia della festa", e con essa del prog. Fu un episodio importante e spero di averlo esposto con cura.

Rino de Filippi lo conosco, ma si parla pur sempre di insonorizzazioni. Comunque, se hai l'originale di "Atmosfere", e soprttutto NM, tienilo da conto.

JJ ha detto...

@ ArgiaSbolenfi
Perché la fine del Rock Progressivo Italiano (anno 1976), e con esso dell'"Ideologia della festa" e della Controcultura, ebbe un impatto davvero enorme: sia sul rock italiano tutto, sia sul modo di fare, concepire, diffondere e produrre musica.
Anzi, aggiungerei che la fine del Prog ha avuto ripercussioni talmente devastanti da creare una situazione di non ritorno.
Dopo il 76, tutto ciò che prima poteva contare su un circuito democratico a livello nazionale, dovette implodere nei CSOA o nei piccoli locali, che produssero anche ottime cose, ma pur sempre isolati e minimi nei confronti dei nuovi media ormai in mano al capitale.
Senza più neppure i festival Pop, moltissimi artisti alternativi (specie quelli minori) videro le loro possibilità di venditè precipitare. Da cui: le majors si orientarono rapidamente su investimenti più sicuri, e quelle piccole scomparvero.
Risultato fu che: se sino ad allora il mercato aveva aperto le porte a qualunque proposta fosse libertaria e tragressiva, da quel punto in poi diventava necessario "riprodurre" modelli già esistenti.
Non per altro, tutto il rock italiano dopo il 77, fu a matrice autorale o comunque derivativo.
Un appiattimento che, se ci pensiamo bene, non è mai regredito sino ai giorni nostri.

Poi... se c'è chi ha cominciato a "scoprire il rock tosto" con My Sharona" o con "I was made for lovin you", allora il quadro è completo.

ugo ha detto...

....vabbè ho cominciato con MY SHARONA e I WAS MADE(all'epoca lo definirono ROCK-DISCO)però qualche mese dopo avevo già questi lp:
-MADE IN JAPAN-DEEP PURPLE
-THE SONG REMAINS THE SAME-LED ZEPPELIN
-UN BEST OF DEI BLACK SABBATH
-SALISBURY/LOOK AT YOURSELF DEGLI URIAH HEEP
THE WALL-PINK FLOYD
SECONDS OUT-GENESIS
LIVE KILLERS-QUEEN
YES-YESSONGS MONUMENTALE TRIPLO
MOLTI DEI QUALI COMPRATI PRESSO LA MITICA MAGAZZINI NANNUCCI DI BOLOGNA se ben ricorderai uno dei primi e dei tanti,purtroppo,negozi falliti del disco in vinile.dopo qulache altro mese all'inizio del 81 avevo pure questo disco che poi mi ha lanciato nel metal di classe ossia:
RUSH-PERMANENT WAVES oltre ai primi MAIDEN SAXON etc. ciao LONG JOHN SCOTCH WHISKY AAHHHH SCHERZO TE LO RICORDI oppure il JOHHNIE WALKER quello con l'etichetta storta! bye ugo

roberto ha detto...

Ciao a tutti, non posso che intervenire brevemente dato che non ho troppi elementi per parlare, ma in riferimento alle contestazioni ai cantautori, che da un punto di vista teorico hanno avuto un loro perché, dato che ad esempio Battisti, lo stesso De Gregori anche se in misura minore, concentrandosi sulla dimensione individuale prestavano il fianco a questo tipo di critiche, c'è anche da dire che per quanto contestualizzabile e circoscrivibile alla scena italiana, si ritrovano altri moti di questo tipo in altri contesti, ci furono ad esempio anche al Festival dell'Isola di Wight 1970, quando il problema del pagamento dell'ingresso e della libera fruizione della musica, interruppero diverse esibizioni, lasciando se non sbaglio molto scossa Joni Mitchell. Tutto questo per dire che ci si trovava di fronte ad un pubblico che desiderava abbattere le barriere con l'artista, e che dall'artista cercava di ottenere un riconoscimento del proprio ruolo attivo. Quando questo elemento mancava, e quindi la musica e l'arte venivano semplificate e ridotte a merce, la critica ne derivava quasi necessariamente.
Non a caso, per tornare al nostro contesto di quegli anni, Area rappresentò l'esempio più radicale, e quindi più vicino a questa impostazione dialettica.
Va da sé che la cosa non era destinata a durare (non solo nel panorama moderato-democristiano-piccolo borghese del nostro Paese), con l'Industria musicale che avrebbe di lì a poco, fagocitato e del tutto disinnescato ogni tipo di contestazione al sistema (affinandosi sempre di più in questa "arte", ci vollero diversi anni a disinnescare il punk, ce ne vollero molti di meno a disinnescare il grunge, ora probabilmente artisti di rottura non ce ne sono più e se ci fossero sarebbero divorati nel giro di un singolo o due).

Alachetué!

JJ John ha detto...

Roberto,
il problema è che in Inghilterra quel tipo di contestazione fu limitato a pochissimi quanto prescindibili episodi. Qui In italia si trattò di una vera e propria ideologia che arrivò a coinvolgere un considerevole numero di attori sociali: prima una parte del Movimento, e dal 75 in poi quasi tutta l'Autonomia.
Innanzitutto in quanto teoria antimperialista, ma soprattutto perchè riuscì ad attecchire a quello spirito del "tutto e subito" propalato dal Proletariato Giovanile.
Infelicemente, non ottenne i risultati auspicati da Baraghini poichè, al di là della spettacolarità delle sue rivendicazioni, non ebbe alla base una progettualità sufficientemente strutturata per affrontare nè il crescente strapotere delle discografiche, nè le nascenti lobby dei promoters e neppure la rapida commercializzazione dei media.

@ Ugo:
Sappiamo che sei un figo, ma risparmiaci la lista dei tuoi acquisti.
Stiamo parlando d'altro. Grazie.

ArgiaSbolenfi ha detto...

Grazie a Claudio65 e a JJ per aver dato conferma alla mia sensazione. Io sono del 66 e ho cominciato ad ascoltare rock nei primi 80. Solo più tardi ho imparato che 10 anni prima esistevano tanti gruppi italiani, festival, dischi stampati dalle major.. Leggevo Rockerilla e sembrava tutto una cosa da fanzinari e cantinari e tutto da registrare un disco a fare concerti pareva difficilissimo. Quando uscirono i celebrati primi album dei Diaframma e dei Litfiba sembrava quasi che fossero i primi dischi di rock italiano in assoluto! Per chi non c'era sembrerà assurdo, ma allora non era per niente facile informarsi su cosa costituiva uno scenario di 10 anni prima.

ArgiaSbolenfi ha detto...

Lo metto qui perché mi pare ci stia: un post su un blog inglese sulle influenze tra musica ed estremismo in politica negli anni 70. Parla anche dell'Italia, in modo un po' superficiale (insomma non citare gli Area..):

http://www.woebot.com/2015/10/the-red-armies-and-pop.html?m=1

JJ ha detto...

@ ArgiaSbolenfi
Interesante il post di woebot.com. Lo leggerò con maggiore attenzione, ma ho già notato molte imprecisioni. Prima tra tutte il fatto che, per gli inglesi, le Br erano praticamente la sola cellula antagonista esistita in Italia. E questo è un classico.
Lo stesso Joe Strummer pensò di essere molto rivendicativo indossando la loro maglietta, ma in realtà si trattava di "trasgressione ad ogni costo", e non certo di consapevolezza politica. Anche considerando che lui stesso incideva per una multinazionale.
Di tutto il resto del Movimento, gli inglesi non sapevano nulla o quasi. Una lacuna che, ovviamente, ha prodotto errori analitici anche grossolani.
Del resto: già è stato difficile districarsi per noi, figuriamoci per loro.

aliante ha detto...

John, tu ai tempi preferivi De Gregori o Venditti?

O meglio, trovavi più di sinistra Francesco o Antonello?
O nessuno dei due?

Avevo visto un'intervista di Sergio Bardotti nella quale nutriva molti dubbi sulla ideolgia a sinistra di Lucio Dalla e di altri artisti, una cosa solo di facciata secondo lui.

Che ne pensi?

PS. Della mia infatuazione per Chiara che ne pensi?
Sono messo peggio di Ugo, non è vero?

Un abbraccio



JJ John ha detto...

@Aliante:
- Preferivi De Gregori o Venditti?
= Sempre e comunque De Gregori. Antonello ha fatto canzoni gradevolissime, ma non arriverà mai neppure a lambire la classe, lo stile e la poetica di Francesco.

- Trovavi più di sinistra Francesco o Antonello?
= Ai tempi del "processo" ero troppo giovane per certe valutazioni, ma a posteriori li annoverai tutti e due tra i moderati del PCI. Francesco più esistenzialista, Antonello più pragmatico, ma entrambi sostanzialmente Amendoliani.

- L'intervista di Sergio Bardotti su Dalla eccetera
= Bardotti conosceva benissimo Dalla, e probabilmente sapeva anche quanto, pur essendo Lucio tendenzialmente di sinistra, certe ideologie gli andassero strette. Fece cose eccelse con Roversi, ma è evidente che il suo genio doveva andare oltre.
Sugli "altri artisti" citati da Bardotti non mi pronuncio perchè non so chi siano, ma comunque una cosa è certa: nella seconda metà degli anni Settanta un cantautore non poteva barare. Doveva scegliere a quale tipologia di pubblico rivolgersi, e di conseguenza assumersene i rischi. Solo che, sino al 77 erano le masse a decidere, poi è subentrata la legge di mercato. E a quel punto, le ideologie, le opinioni della gente, i loro dubbi, le loro preferenze e le loro osservazioni non sarebbero contate più niente. Se non a vendere.
Il resto è storia d'oggi. Proprio adesso che mi stai leggendo :-)

- Della mia infatuazione per Chiara che ne pensi?
= Che Dio ti benedica, my friend.

ugo ha detto...

be john canzoni gradevolissime però ANTONELLO a differenza di FRANCESCO musicalmente era più complesso dieri quasi prog basta ascoltare il brano LO STAMBECCO FERITO del 75 presente su LILLY per dover ammettere la sua classe al pianoforte.poi, come qualche critico pose l'accento,su l'ORSO BRUNO si ispirò ad ELTON JOHN poco ci importa ma pezzi come MARTA CAMPO DEI FIORI COMPAGNO DI SCUOLA FIGLI DEL DOMANI LO STAMBECCO FERITO CANZONE PER SEVESO restano gemme preziose della sua classe e io ci aggiungerei pure quella MODENA presente su BUONA DOMENICA ultimo gran disco del ns. artista poi con l'avvento degli 80's il cambio di casa discografica ANTONELLO ha iniziato una parabola discendente che prosegue ancora oggi.dunque un doppio giudizio per me intoccabile dal 71(anno di ROMA CAPOCCIA) FINO AL 79 anno di BUONA DOMENICA poi qualche brano simpatico qui e la ma null'altro!.......ugo!

aliante ha detto...

Grazie John, bella la citazione degli Area: "proprio adesso che mi stai leggendo".

roberto ha detto...

Ciao John avrei una domanda per te anche se un po' off topic, a cui ovviamente non mi aspetto una risposta immediata visto che questo argomento non è ancora chiuso.
Pensi che ci potrebbe essere spazio (se ne trovassi il tempo e se ritenessi la cosa di tuo interesse, ovviamente), per un'analisi di "Storia di un impiegato" e delle reazioni che suscitò nel mondo della Controcultura? Magari da mettere in relazione con il processo a De Gregori come spunto per valutare le differenze tra 1973 e post-1975 da una prospettiva cantautorale?
La butto lì anche se forse è un azzardo.
Grazie per le precisazioni in risposta al mio intervento, come ho detto il tema e soprattutto De Gregori non mi vedono molto ferrato...
Grazie ancora,

Alachetué!

JJ John ha detto...

Roberto,
non è una cosa facile quella che mi chiedi. E neppure molto coerente al sito, visto che di progressivi nella backing band di quell'album non c'era nessuno. Giusto forse Silvano Chimenti.
Fu poi un album particolare persino per lo stesso autore che avrebbe voluto farlo più "poetico" che "politico".

Tuttavia, c'è anche da dire che la maggior parte delle critiche che gli sono piombate addosso venivano dalle conventicole più ambigue e borghesi della sinistra di allora. Per esempio da Simone Dessi, figlio di un dirigente dell'Azione Cattolica, da Fiorella Gentile dell'ottimo Ciao 2001 che però sembrava tirare tutti per la giacchetta, nonchè dal collega Giorgio Gaber, allora sedicente comunista ma anche molto salottiero, e infine marito di una esponente di Forza Italia. Insomma: "gli intellettuali di oggi, gli idioti di domani", avrebbe detto Fabrizio.

Per cui: lasciami tempo di valutare la fattibilità della scheda, e vedere se riesco a contestualizzarla nel sito. Per me potrebbe essere un ottimo spunto per analizzare le insanabili divergenze tra il Comunismo storico, l'Operaismo e il Movimento, ma è un lavoro lungo, delicato, e molto complesso.

Se poi c'è qualcuno che ha qualche suggerimento da dare, si faccia avanti.

UGO ha detto...

lasciami il tempo di contestualizzarla e qui hai perfettamente ragione poi quel disco di DE ANDRE usci nel 73 dunque in piena era prog ma questo,forse,non ci azzecca nulla dirai tu JOHN!
piuttosto io aggiungerei(giusto per completezza)sia all'autore testè citato(DE ANDRE) che alla stessa PFM l'altro collaborazione che sempre nel 79(dunque nello stesso anni del disco di FORTIS) il gruppo prestò al grande FABRIZIO per cui direi che una scheda sul live DE ANDRE+P.F.M. andrebbe fatta considerando che poi questo doppio disco resta fra le cose + vendute sia del ns.FABRIZIO che di tutta la musica italiana.cosa ne pensi JOHN? UGO

taz ha detto...

Ciao a tutti...lo chiamavano il Principe...forse per quella sua maniera di essere un po' "snob".... non risultava simpatico a molti...nel 1992/93 lo conobbi per lavoro, facevo parte di una produzione video, che doveva registrare il suo concerto, ospite Ivano Fossati...bè....simpaticissimo non lo è stato...un pochino freddo..distaccato...sarà il suo carattere...io guardo il lato musicista..compositore e mi affido molto al "giudizio" che Faber diede di lui dopo la canzone "La donna cannone"...la defini' la canzone più bella degli ultimi 20 anni.......Non so se per ringraziarlo delle 5 canzoni che nel lontano 75 compose per Volume 8 di Faber....ma stiamo parlando di un'autore di testi tra i più poetici della nostra musica d'autore....e bisogna dire che il "fiasco", allora, del disco Theorius Campus, con Venditti, si intuiva la vena poetica del Cohen italiano....la tua scheda, JJ, è come sempre ben fatta!!!!....le risposte su quel periodo si leggono nelle tue osservazioni e anche su quello che hai sempre scritto sulla "fine" del Pop italiano e la nascita dei cantautori...c'è da dire che LP Bufalo Bill è il disco più amato dallo stesso autore...su alcuni "libri" si parla dello stesso motivo, che dovettero poi affrontare i suoi colleghi, cioè quello della "musica gratis"...cmq la pausa gli fece bene....nel 78 uscii FdG...quello di Generale....un'altra splendida canzone....interessante parlare anche di queste "situazioni"...il Prog e anche attraversato dai cantautori...ciao

JJ ha detto...

Credo sia più illuminante la vicenda di "Storia di un impiegato". Perchè potrebbe spiegare meglio i conflitti di allora tra le varie anime della sinistra. E questo è un punto fondamentale, perchè la fine del prog nacque proprio a causa di quelle insanabili divergenze.
Il live del 79 fu sostanzialmente un'operazione di marketing. Ben riuscita sicuramente, ma si trattava semplicemente di resuscitare due miti in un colpo solo. Come quando vennero messi insieme Bowie e Mick Jagger, o Michael Jackson con i suoi fratelli. Puro marketing ma, ovviamente, per noi italioti quell'alleanza ebbe un plusvalore storico.
Non a caso, su quell'evento la PFM ci ha speculato massicciamente sino a pochi anni fa.

aliante ha detto...

John, trovi dei punti di contatto tra quello che succedeva nel 76
tipo questo processo a De Gregori e quello che succede oggi negli stadi tipo l'episodio recente degli ultrà che si sono appropriati di una partita palesemente davanti alle forze dell'ordine e, cosa ancor più grave davanti a forze di governo?

Mi spiego meglio: non è che allora tutto avveniva nel mondo musicale
ed in particolare in ambito rock, perchè ai tempi c'era una grande audience, mentre adesso si è spostato tutto nel calcio, perchè ha una forte influenza sui giovani che , dati alla mano lo preferiscono alla musica?

Io credo che ci sono sempre state delle forze oscure che hanno condotto dietro le quinte il gioco, sia nel 76 che nel 2015.
ma questa è una mia opinione, ci mancherebbe.

Penso che i giovani del 76, quelli che portavano avanti la vera lotta avevano l'intelligenza di capire che un concerto è fatto principalmente di "lavoratori" e non solo di musicisti e star.

Siete liberi di pensare "Aliante è impazzito, oppure ha bevuto..."


Approfitto di questo spazio politico per un'altra domanda.

john, hai presente l'interno copertina di "Pawn Hearts"
dei Van Der Graaf Generator, con i componenti a braccia tese?

A me è un'immagine che mi ha messo sempre una certa inquietudine,
come anche tanti testi di Peter Hammill.

Che ne pensi John?

Ti ringrazio tantissimo e scusa se ti ho disturbato.

Grazie maestro.

Yossarian ha detto...

Ciao a tutti, io nella mia ignoranza penso che ci siano dei punti di contatto tra i concept album di De Andrè dei primi anni '70 e il prog: stesso periodo, struttura concept, alcune soluzioni musicali... voi che ne pensate?

roberto ha detto...


Grazie John, in effetti hai secondo me centrato il problema, dicendo che le critiche a "Storia di un impiegato" arrivarono dalla Sinistra più borgese e salottiera.
Ferma restando l'autocritica di De André che come peró hai ottimamente sottolineato tu, si riferiva ad un problema di poetica piú che di messaggio politico non riuscito.
Personalmente adoro questo disco, il mio preferito di Faber, il discorso sul Potere in "Sogno numero 2" che sembra uscito da un film di Elio Petri, le musiche, tutto.
"Al c*%o tutto il resto" per dirla alla Guccini, specialmente se a parlare era un mondo che con l'operaismo aveva ben poco a che fare.
Capisco benissimo quanto sia controverso il messaggio dell'album, con la scelta del protagonista di agire da solo che va contro qualsiasi ideale movimentista, ma quello che ho sempre letto nel disco (quello che mi piace leggerci), è al contrario, un suggerimento del passaggio successivo alla contestazione studentesca dopo l'alleanza tra studenti ed operai, nella pur borghesissima Italia, ossia il coinvolgimento di quella fascia della borghesia che solo le sovrastrutture storiche avevano separato dal proletariato, a cui erano invece vicini, con una Lotta a tutto campo per il sovvertimento del sistema. Della serie: "siamo nel 1973, l'anno scorso ci siamo emozionati con la ballata di Guccini su Rigoni," -(che poi diventerá storica, e con cui chiudo commosso tutte le mie strimpellate nei giorni di festa attorniato da amici e parenti di fronte a qualche bicchiere di vino, piccola nota personale anche se io in quegli anni non c'ero)- "anche lui anarchico, ma di estrazione proletaria, quindi necessariamente portato a credere in quegli ideali, quanto sarebbe emozionante invece se anche uno di estrazione borghese si facesse portavoce di queste istanze? Riusciremmo a cambiare il mondo?"
Meglio che mi fermi qui coi miei sproloqui,
Scusate l'O.T. e grazie ancora John,
Alachetué!

Claudio Ruffini ha detto...

Leggo: .."La stampa dell’epoca diede molto risalto alla vicenda, specie quella socialdemocratica che approfittava di qualunque occasione per demonizzare l’Autonomia".
Ma di cosa stimo parlando?
L'autonomia era formata soprattutto da svogliati ragazzi annoiati figli di papà (qualcuno fini anche negli "indiani metropolitani" (altro gruppo di fanatici).
Grazie a tutti loro in Italia venne il 10% dei gruppi, il caos regnava ovunque e: o eri un compagno o un fascista.
Questi sono stati i peggiori anni di una gioventù che non era né rivoluzionaria né reazionaria era soprattutto una gioventù che si divertiva a fare la rivoluzione con le tasche piene, i Ray-Ban e Lewis.
Niente di più vi piaccia o no e la musica altro non era che "CONDIZIONATA" da tutto questo cercando di coltivare le simpatie dei gruppi per avere una sorta di "salvacondotto".
Ripeto uno dei periodi più inutili, da me vissuto bene, ma da altri veramente sofferto.
Patetico parlare ancora di politica di quegli anni, parlate invece dei VITALIZI che certi personaggi oggi ricevono sul c/c bancario, mentre qualcuno cantava ..sei entrato in banca pure tu...(compagno di scuola/venditti).

JJ John ha detto...

@ Aliante
Posso risponderti solo da un punto di vista analitico perchè di calcio non capisco nulla e neppure m'interessa.
In sintesi la risposta è no. Non vi sono punti di contatto tra gli eventi che citi. E questo perchè la cosiddetta "violenza negli stadi" e quella di matrice "politica" (qui intesa come quella degli anni Settanta), sono due categorie diverse.
Nella prima, il conflitto scaturisce basicamente da un eccesso di autoreferenzialità. La seconda è invece frutto di un percorso ideologico ben preciso.
Entrambi i fenomeni, è vero, hanno radici nel sociale, ma il cosiddetto hooligan si costruisce i propri modelli di riferimento in modo autonomo ed epidermico, mentre chi all'epoca scelse ad esempio la lotta armata, lo fece a partire da un analisi sociopolitica radicalmente consapevole. Estrema e opinabile quanto si vuole, ma sicuramente indissolubile dalla storia.

@ Claudio Ruffini
Qui mi riferisco all'Autonomia Operaia Organizzata: nata nei quartieri periferici delle maggiori città industriali intorno al 75, e composta prevalentemente da giovani proletari e sottoproletariato. Se ha voglia, si legga "L'Orda D'Oro" di Primo Moroni, "La Luna sotto casa" di Moroni-Martin o "Centri sociali autogestiti e circoli giovanili" a cura di Claudia Sorlini.
Poi, è assolutamente vero che vi furono delle componenti partitiche e movimentiste disallineate: quinte colonne, servizi segreti, infiltrati di varia natura, borghesi, approfittatori e anche coloro che dopo la dissoluzione del Movimento passarono "dall'immaginazione al podere" (per citare un libro dell'ottimo Antonio Castronovo).
Ma come si fa a reputare "inutile" uno dei periodi più vitali, proficui e libertari della nostra storia contemporanea?
Non accetto poi che mi dia del "patetico" chi confonde i vari livelli di antagonismo dell'epoca, o reputa uno stile musicale durato ben sette anni "condizionato" da chissachì. Anzi: restituisco l'epiteto consigliandola, se mi permette, di informarsi meglio.

@ Roberto:
Invero, il passaggio fu:
- Prima la solidarizzazione studentesca con le lotte creative nel 68.
Ciò includendo anche una larga componente della borghesia progressista.
- Neidue anni succesivi (69-70), la separazione tra rivendicazione e creatività a fronte della Strage di Stato.
- Infine, intorno al 73, il difficilissimo riavvicinamento tra componenti creative e operai attraverso le lotte di fabbrica.

Nell'"Impiegato", che è appunto del 73, anno quindi della nascita della Controcultura (studenti + creativi + operai),credo che De André, volesse più che altro dissuadere un Movimento così vasto dai personalismi, esortando invece l'azione colletiva. Anche violenta, se necessario, ma comunque fondata su un progettualità comune. Il tutto per non ripetere gli stessi errori del "bombarolo".
Questa fu la mia prima intuizione quando ascoltai il disco, e capisco che la fascia più borghese del PCI lo fece a pezzi.
Peccato che poi fece a pezzi anche il Movimento e se stesso.

roberto ha detto...

Grazie John, mi fa sempre piacere leggere letture diverse dalla mia.
In effetti, forse traviato dall'ultima traccia del disco in cui l'impiegato sembra inserito in un contesto di lotta collettiva, ho dato a questo disco un valore poetico e ideologico diverso da quelle che erano le intenzioni dell'autore, e data la tua lettura non mi stupisco che anche lo stesso De André non ne fosse soddisfatto.
Quello che però non mi convince troppo è come mai un pezzo come "La Locomotiva" che tratta comunque del gesto individuale ed isolato di un anarchico (seppure di estrazione proletaria) divenne un inno di lotta generazionale, mentre il gesto individuale ed isolato dell'anarchico (borghese) di Faber, fu liquidato così semplicisticamente (secondo me ovviamente, non dico che dietro quei giudizi non ci fossero analisi e pensieri approfonditi).
Ma non dimentico che io lessi questi pezzi da adolescente tipo 25 anni dopo la loro uscita, per cui anche una loro contestualizzazione era per me difficile, ed adesso che hanno assunto un ruolo emozionale per me molto forte, posso risultare poco lucido nell'analizzarli.

Grazie ancora,

Alachetué!

Anonimo ha detto...

peche de andrè era una palla pazzesca...guccini no....

MarioCX ha detto...

Mai capito chi mescola la musica alla politica.
Sciocchi e non meno di buona famiglia gli stolti che fecero il processo a De Gregori e che resero la piazza italiana per una decina di anni inagibile agli artisti stranieri.
Basti pensare agli Stones che non suonarono più in Italia fino al 1982.
Ai fessi che processarono De Gregori lo stesso doveva chiedere loro: "Siete comunisti o comunque state dalla parte dei lavoratori? E perché invece di organizzare il movimento operaio siete qui a perder tempo con me? Le lotte si fanno in fabbrica con i lavoratori non ai concerti o nei teatri"
Il problema è che dei lavoratori non gliene fregava niente a nessuno né ai togati cantautori e men che meno ai cialtroni in cerca del loro quarto d'ora di notorietà a Milano quella sera.
Si, furono Canzian e fidanzata di allora a far da salvacondotto a De Gregori.

JJ ha detto...

Scusa Roberto, ma quando leggo il commento dell'anonimo mi viene da ridere, perchè allora grosso modo era così. O almeno finchè Faber non ha ceduto alle lusinghe della Premiata, e da li' si è svegliato.
Ricordo che al mio liceo Fabrizio era davvero appannaggio di intellettuali, ciellini, esistenzialisti e gente noiosissima. Guccini l'esatto opposto. Alchè quando qualcuno prendeva la chitarra e attaccva La Locomotiva, giù tutti a far casino, poi se arrivava Marinella o La canzone dell'amore perduto (bellissime, per carità), cadeva improvvisamente un velo di mestizia, interrotto solo dai "plop" delle palle maschili che cadevano a grappoli.
E questo potrebbe essere il primo motivo.
Secondo:Faber non era sempre immediatamente accessibile, forse perchè utilizzava certi modelli della canzone francese, Francesco invece era molto più immediato e riconoscibile. E in questo senso il famoso "trionfi la giustizia proletaria" ha dato alla Locomotiva una marcia in più. Mi perdonino i fans di Faber.

Mario CX, che lo si accetti o meno, sovrapporre musica e politica - o politicizzare tutto - fu un percorso storico. A un certo punto il "personale" diventò "politico", e tanto fa.
Comunque meno male che quella sera De Gregori non rispose come dici tu, altrimenti temo che saremmo diventati orfani di uno dei maggiori cantautori italiani.

Anonimo ha detto...

anch'io ricordo che quando da ragazza ascoltavo le canzoni di de andrè dovevo quasi sempre concentrarmi, mentre quelle di francesco erano dei quadri molto più definiti. non avevi bisogno di costruire la scena, lo faceva lui per te. forse perchè aveva un po' di Dylan in più. ciao. paola

roberto ha detto...

Vorrei precisare che il paragone con "La Locomotiva" non l'ho fatto per sminuire Guccini, che ho sempre adorato quanto (e a periodi anche di piu' di) De Andre', ma solo perche' la tematica era affine.
Sul fatto di essere una palla, si puo' dire di De Andre' come di De Gregori, di Dalla come di Conte e Battisti (e Zappa, Area, Stratos, Genesis, Schoenberg, Davis....).
Ripeto, io ho conosciuto questi autori almeno 25 anni dopo l'uscita di questi album, un'altra epoca, avevo altri elementi per valutare e una formazione diversa rispetto a chi questi pezzi li ha visti e sentiti uscire in diretta, per cui non mi permetto di giudicare, ai miei occhi e alle mie orecchie, non serviva una laurea in filologia o un diploma in Conservatorio per capire quanto avanti fosse De Andre', e nemmeno per decifrare una poetica che a me, (con il senno di 25 anni passati per metabolizzarlo e comprenderlo da parte dell'ambiente in cui son cresciuto) sembrava abbastanza immediata, ma appunto, io non faccio assolutamente testo.

John, nella rubrica sui "tuoi" album vedremo mai qualcosa degli Iron Maiden? (puoi anche rispondere "No." senza spiegazioni, e puoi anche bannarmi come fonte di continui O. T. ... ;) )

Alachetue'!

JJ ha detto...

Roberto, al di là del valore atistico di altissimo profilo, ti ho solo risposto riferendoti le percezioni di allora. Se poi leggi il "Libro bianco sul pop italiano" troverai gli stessi giudizi su De Andrè. Su Muzak e Linus, idem. Gli altri autori che hai menzionato, no? Che c'entrano Davis e Zappa?
Il problema è che negli anni Settanta Faber era tra i "difficili": borghese di nascita, poco incline alle interviste e ai concerti, molto introspettivo, poetica francese. Insomma, non era uno che metteva allegria, anche se poi dicono fosse molto simpatico. Leggersi il mio "Gast(rock)nomia" per godersi qualche aneddoto.

Gli Iron Maiden??? Li ho visti praticamente nascere, ma credo sia meglio parlarne di persona davanti a una buona birra. Ti va?

roberto ha detto...

Mi son spiegato male, intendevo solo dire che a seconda dei punti di vista ogni autore può essere definito una palla, ma non cercavo di fare polemica, avrei dovuto sottolineare un altro concetto che ho espresso, ovvero che non posso giudicare le analisi su questi cantautori che ci furono all'epoca, perché qualsiasi mio giudizio sarebbe e di fatto è mediato dai 25 anni trascorsi nel frattempo, e quindi al contrario ascolto le voci di chi c'era con il rispetto dovuto e con molto, molto interesse.
Poi si può anche entrare nel merito ma andremmo ulteriormente fuori tema.
Ecco, il senso del mio intervento precedente era questo.

Iron Maiden di fronte ad una birra? Nessuna persona sana di mente potrebbe dire di no ad una proposta di questo tipo, ci "dobbiamo" un drink da tempo, e stai tranquillo che la prossima capatina che fare a casa mi vedrà deviare verso Milano per una visita, ci tengo davvero (a incontrarci ovviamente, mica alla birra.. Cioè anche alla birra ma in un contesto di questo tipo... ;) ...)

Alachetué!

ravatto ha detto...



Quello che era successo negli anni sessanta, l'amore cosmico, la spiritualità, la consapevolezza, aveva lasciato il passo alle rivendicazioni violente, al male, e la possibilità, più o meno incosciente, di farsi strumentalizzare dal potere.

Perché è successo questo? Perché l'uomo ha paura della luce. Allora piuttosto che incominciare un percorso di consapevolezza, preferisce risolvere i problemi con gli ancestrali metodi della violenza, che oltre ai morti e alle sofferenze causate, rallenta di molte decine di anni il progresso spirituale dell'umanità intera.
Si è preferito continuare a considerare i numeri, l'aspetto materiale e tutto ciò che oggi vediamo è conseguenza di quella scelta.

Ma pensiamo a quanto dolore, a quante tragedie, malattie, terremoti e guerre ha causato e causerà continuare a guardare le cose da questo punto di vista.

John ha detto...

Ravatto, ma se a te avessero dichiarato guerra il 12 dicembre del 69 che avresti fatto? Come Berlinguer o come Curcio?

ravatto ha detto...

Probabilmente l'impostazione del mio post può sembrare retorica e non rende l'idea delle riflessioni, certamente più interessanti, da cui è scaturito.
Forse sarà semplicistico affermare questo, ma a cosa serve rispondere alla violenza con la violenza?
Per legittima difesa, si può rispondere con la violenza?
A lungo ho pensato di si. Ma avevo ragione?
Eppure avverto una grandissima forza nella resistenza non violenta..una saggezza superiore al mero istinto di conservazione..Qualcosa che ci vede tutti come un'unica cosa, letteralmente.
Chi uccide il nemico, lo farebbe anche se sapesse che il nemico è suo figlio, suo fratello, suo padre? La separazione è un'illusione...gli uomini cambiano a seconda delle latitudini, cambiano le culture, gli dei, ma la natura umana è una..e da quella sorgente veniamo tutti..
Se noi ci vedessimo tutti come una cosa sola, non ci sarebbero guerre, né atomiche o genocidi, quante sofferenze si risparmierebbero.

JJ ha detto...

Hai perfettamente ragione, ma quando si butta una bomba in una polveriera...

claudio65 ha detto...

Quella maledetta bomba del 12 Dicembre 1969! E' stata la faglia che ha attraversato la storia di questo paese, determinando un "prima" ed un "dopo" ed il "dopo" dura ancora oggi. Concordo con J.J.: quello è stato un atto di guerra, che intendeva scatenare la guerra civile per poi portare al Palazzo Chigi qualche colonnello o qualche rottame della Repubblica di Salò (uno di quei rottami nel 1970, ci ha pure provato in un'operazione all'insegna del "Vai avanti tu, che mi fai ridere", anche se da ridere non c'era proprio nulla). Ma, quella guerra, era già iniziata sotto-traccia anni prima. C'è qualcuno che ricorda i fatti di "Nuova Barbonia" a Milano nel Giugno 1967 ? Quella fu una prima giornata di "democrazia sospesa", una dimostrazione di forza bruta da dittatura sudamericana, che avvenne nel silenzio di tutti: comunisti compresi. In fondo, la Polizia aveva trascinato via legati mani e piedi e bastonati un gruppo di hippies squinternati ed aveva bruciato con i lanciafiamme le loro tende. Chi se ne importava di quei quattro ragazzini dalle idee confuse? E quello che cito fu solo un episodio dei tanti ...
Però, devo dire una cosa: la reazione di Curcio alla bomba era proprio l'obbiettivo di chi aveva messo quella bomba. Se fossero scoppiati disordini, con sangue sparso sulle strade, i golpisti avrebbero avuto gioco fin troppo facile. La nostra democrazia, allora (come ora, del resto), era fragile, incerta, a volte persino una burletta. Ma non ne avevamo una di ricambio. L'alternativa sarebbe stata molto peggiore.
Quello che rimpiango di quei tempi è la capacità dei giovani di mettere tutto in discussione, di pensare ad un futuro diverso, di tentare di disegnare una realtà nuova, giusta o sbagliata che fosse. Se in Italia non abbiamo avuto "i colonnelli" come in Grecia, forse lo dobbiamo anche quella gioventù, che seppe comunque reagire, per lo più in maniera positiva, difendendo il valore cruciale della libertà di critica e contestazione.
Durante una recentissima trasmissione televisiva ho sentito un noto leader politico (del quale non faccio il nome), onnipresente in TV, lodare personaggi come Putin ed Orban e domandare a tutto schermo: "Quanti italiani oggi sarebbero disposti a sacrificare una parte dei propri diritti e della propria libertà per avere maggiore sicurezza?" La risposta ad un simile quesito posta nel 1969 sarebbe stata: "Pochi, specialmente i giovani". Oggi, come risponderebbero? Ho paura a pensarlo. I giovani, oggi, nemmeno rispondono. Pensano a raccogliere i "mi piace" su Facebook ...

JJ John ha detto...

Claudio 65. Eccellente commento.

E prima del 69 non ci fu solo "Barbonia City" di cui io ho parlato spesso, persino nel mio "Libro del Prog Italiano", ma anche l'occupazione dell'Hotel Commercio a Milano. Anno 1969: la più grande e variegata dell'epoca a scala europea. "Un pugnale nel cuore capitalista della città", la definì Primo Moroni.

"Quello che rimpiango di quei tempi", dici tu, "è la capacità dei giovani di mettere tutto in discussione". Perfetto.
Anzi: "tristemente perfetto", vista la loro condizione attuale di gregge supino ai poteri e alle mode.
Loro sono il frutto di quella "pace terrificante" che aveva preconizzato De Andrè nella Domenica Delle Salme: intelligenti, a modo loro vivaci, bravissimi a maneggiare telefonini e a interagire vi satellite. Ma sono purtroppo una generazione di servi.
E quel che è peggio, è che non se ne rendono conto.

roberto ha detto...

Si potrebbe forse definire la strage della piana di Portella della Ginestra come il primo atto di guerra, anche se allora non se ne rese conto nessuno.

Mi spiace essere d'accordo con John e Claudio65 sull'analisi sui trentenni di oggi, categoria di cui ahimè faccio parte anch'io (ma senza essere su Facebook ;)... )

Alachetué!

ravatto ha detto...

"Se fossero scoppiati disordini, con sangue sparso sulle strade, i golpisti avrebbero avuto gioco fin troppo facile." dice Claudio e ne sono convinto anch'io.
E' facile manipolare, far credere, come dice Vasco.
Penso al g8 di Genova per esempio. O a tutti gli assassini coperti e mai resi alla giustizia.
Non più buoni contro cattivi dunque. E nemmeno buoni contro buoni.
Lasciamo che i cattivi si scannino tra di loro.
E se un caccia americano mi sgancia una tonnellata di piombo sulla testa, non potrò certo fermarlo. Si vede che è uno che non crede al karma. :D
Se sei un uomo giusto non hai bisogno di tirare un sasso a qualcuno.
E pensi di combattere il capitalismo sfasciando una vetrina o una banca, non sapendo per esempio che in questo modo le compagnie assicurative vedranno salire i loro profitti.
E' facile infiltrarsi in un gruppo così, perché già è ambigua quest'azione fatta da un ragazzotto in buona fede...un provocatore professionista ci sguazza..

Sono d'accordo anch'io che (noi) giovani d'oggi ci siamo un po' rincoglioniti...ma questo è anche grazie ai nostri padri...perché quando siamo nati il mondo ce lo siamo ritrovati già così...
comunque sono convinto che ogni generazione si ritenga sempre la migliore e che quelli che vengono dopo siano considerati sempre peggiori. ma forse questo è anche colpa di quelli che c'erano prima. o no?


Comunque torno a dire che se si alzasse dal basso il livello culturale e spirituale del popolo italiano, la maggioranza delle persone sedute oggi in Parlamento non resisterebbe e svanirebbe come un vampiro all'alba.

ravatto ha detto...

A Portella della Ginestra accadde un fatto orribile..una strage..
era una festa del popolo, c'erano contadini coi cavalli, donne, pastori.. poi all'improvviso degli spari...morirono anche molti bambini..
ed è davvero odioso, insopportabile, QUESTO tipo di violenza...perché quando il Potere transita lo fa come un treno, senza sguardo, portandosi via tutto, macinando sulle rotaie qualsiasi vita, amore, storia..
uomini senza pietà..

JJ ha detto...

Portella fu però una strage in cui si mischarono banditismo, mafia, separtismo dell'Evis, e solo in ultima istanza si suppose anche un intervento di Junio Vlerio Borghese e dai fasciti di Scelba. Evento terribile ma sostanzialmente isolato. Piazza Fontana e Roma (dic. 69) furono stragi di Stato a tutti gli effetti che cambiarono la faccia della storia italiana. Anche perchè non si fermarono lì.

Credo poi che "punire i propri gentitori" sia necesario, ma non risolutore di una propria condizione. Occorre tirare una riga e guardare avanti. Non si può vivere di alibi. Ed io purtroppo ne so qualcosa.

"L'uomo giusto non deve tirare un sasso". E' giusto. Ma cosa fare quando sei circondato e attaccato da uomini sbagliati? Per giunta armati di poteri o munizioni? Voglio dire: secondo voi c'è un limite al rifiuto della violenza?

ravatto ha detto...

"Credo poi che "punire i propri gentitori" sia necesario, ma non risolutore di una propria condizione. Occorre tirare una riga e guardare avanti. Non si può vivere di alibi."

D'accordissimo, anzi, bisognerebbe arrivare, attraverso un percorso di comprensione e consapevolezza, al perdono, di un genitore, di un amico, perfino di un nemico. E' la forma massima di amore. E' ciò che predicavano Cristo e i grandi Bodhisattva.

"L'uomo giusto non deve tirare un sasso". E' giusto. Ma cosa fare quando sei circondato e attaccato da uomini sbagliati? Per giunta armati di poteri o munizioni? Voglio dire: secondo voi c'è un limite al rifiuto della violenza?

Se sei circondato e attaccato da uomini sbagliati reagire violentemente non migliorerà la tua situazione. I buddhisti direbbero che è questione di karma...
La Resistenza in Italia è stata fatta con sentimenti diversi da quelli degli invasori. Ma guardiamo a oggi. I nazisti sono riusciti a riciclarsi..."la Germania di Bonn non produce più fucili e cannoni...ma lana, formaggio, birra e bottoni"...
ci sono ancora fascisti in Italia..perchè come diceva Pasolini è l'Italia ad aver partorito il fascismo e non il contrario..
"Il fascismo è l'autentica luce di questa nazione" scriveva, prendendone atto suo malgrado.

Continuo a credere che ci sono momenti nella storia dell'uomo in cui la contingenza lo ha costretto a difendersi con la forza...ma in questo modo il problema lo si è solo rimandato..anche perché la guerra è purtroppo una sciagurata madre feconda...non finisce mai..



roberto ha detto...

D'accordissimo con John sull'analisi riguardo alle bombe di Pazza Fontana e di Piazza della Loggia.
Sulla strage di Portella penso che invece il ruolo degli americani fosse molto più importante di quanto non crediamo, perché in quegli anni il rischio (secondo gli Stati Uniti) di perdere l'Italia e vederla cadere in mano rossa era reale, e avrebbero fatto di tutto per evitarlo.
In quella strage lessi da sempre un segnale forte di quello che sarebbe potuto succedere in caso di vittoria rossa. Non dimentichiamoci che all'epoca le forze politiche non sapevano come avrebbe reagito il P.C.I. e il popolo comunista ad un eventuale responso negativo delle urne, la tensione era evidente anche allora, e il fatto che questa tensione si attenuò fu dovuto alla contingenza (quella che inizialmente poteva sembrare contingenza, ma che in realtà era una disposizione quasi strutturale del popolo italiano, tendenzialmente democristiano) che portò alle vittorie elettorali della D.C., che non dimentichiamoci mantenne un'organizzazione paramilitare fino al 1954. Lo scudocrociato vinse, il piano Marshall portò benessere e addormentò il Paese, insieme a Mamma RAI, e tutto si placò, fino alle nuove tensioni nate con la contestazione sessantottina.
Questa la mia lettura di quegli anni, io penso (non avendoli vissuti ma solo studiati), che un'epoca della tensione era possibile anche alla fine degli anni '40, che forse erano anche più delicati dei '60.
Tu lo definisci giustamente un evento terribile ma tutto sommato isolato, dissentiamo forse solo sulla ragione che lo rese isolato, che non fu secondo me una minore tensione, ma un diverso sbocco di quella stessa tensione che si attenuò senza bisogno di forti interventi esterni, a parte ovviamente la tragedia del '47.

Alachetué!

Mimmo Rapisarda ha detto...

Sì prega di citare le fonti di provenienza delle immagini .
www.iltitanic.com

Lucio ha detto...

Un immagine mi pare provenga dal Corriere della Sera, e le altre di pubblico dominio o comunque già pubblicate decine di volte. John che vuole questo Mimmo Rapisarda da te?
Lucio

JJ ha detto...

@ Lucio:
Credo solo volesse un po' di pubblicità. Comunque il suo sito www.iltitanic.com è davvero bellissimo.

Mimmo Rapisarda ha detto...

J Jhon ti ringrazio per gli apprezzamenti, ma tengo a precisare che "questo Mimmo Rapisarda" non vuole niente, nè ha bisogno di pubblicità.
Internet è una grande idrovora, ribadisco che la foto del quotidiano proviene da un articolo de LaSicilia del 1977 (M.B. sta per il giornalista Mario Bruno) in mio possesso. In questo link c'è l'originale
http://www.iltitanic.com/Titanic/stiva/BUFALO%20BILL.HTM
dove si vedono le parti prima del ritaglio selvaggio. Pubblicata sul Titanic e Rimmelclub.
La foto del Palalido mi fu concessa da Antonello Palazzolo, che lasciò per il tempo dello scatto le sue tastiere il bassista Giulio Carcame. Adesso sapete anche chi era il fotografo.
La terza foto proviene da un vecchio Ciao 2001. Il sottoscritto fu il primo a scansionarla e a metterla in rete.
Lo so, sono state ripubblicate ovunque decine di volte (non ovviamente da te, come mi hai già precisato in private). Però, secondo voi, questo è pubblico dominio o una rapina da parte di chi sfregia, copia e ricopia e incolla decine di volte, compreso Google e il Corriere, senza degnarsi di citare la provenienza?
Saluti.

J.J. JOHN ha detto...

@ Mimmo Rapisarda.
Grazie innanzitutto per le info. Mi scuso se ti sei sentito "generalizzato" dal tono di certi comment, mentre il tuo "Titanic" è un sito di assoluto rispetto. Inaffondabile, se me lo concedi :-)
Ho messo poi le citazioni ove l'ho ritenuto opportuno.

Credo anche mi capirai: non ho voglia di andare sino in via Solferino o a Brera per stamparmi il microfilm del Corsera del 3.4.76. Però un giorno potrei anche pensarci...

Riguardo ai "copia e incolla", mi tiro fuori, giacché molti miei articoli vengono spesso riportati, citati ma anche clonati senza che io lo sappia. Ma va bene così. Del resto, quando creai Classic Rock ben otto anni fa decisi che sarebbe stato un sito libero e democratico sino in fondo. E così è tuttora.
Un caro saluto,
JJ

Mimmo Rapisarda ha detto...

Lo so, lo so che sei una persona corretta.
Di quell'articolo ti garantisco che ho a casa la pagina intera de La Sicilia, poi Mario Bruno è catanese. In quel periodo fece un'altra intervista a Francesco quando venne la 2° volta a Catania, dopo il Palalido, nel novembre 1976. Poco dopo De Gregori si ritirò pensando di fare il libraio, fino a quando capì, nel 1978, che il suo mestiere era quello di scrivere canzoni come Generale.
Altrettanti saluti a te a al blog, anche per le prossime festività, e scusatemi se sono stato prolisso e pignolo.
Mimmo Rapisarda

ml ha detto...

c'ero, ero ragazzino. ricordo che gli contestarono che le parole delle sue canzoni erano troppo oscure per venire comprese dai proletari.