Battisti fascista ? Proviamo a parlarne.

lucio battistiNella metà degli anni ’70, le accuse di fascismo a Lucio Battisti non sortirono affatto dalla pruderie di qualche “estremista malinconico”: furono semmai la logica risultante di un percorso che affondava le sue radici nell’immediato dopoguerra, quando le lotte per la supremazia politica avevano diviso la nazione in due formazioni opposte, DC e PCI, emarginando però un'ampia fetta di militanti, operai ed ex-partigiani (la cosiddetta “resistenza tradita”) che avrebbero voluto proseguire la lotta armata per arrivare a governare il paese.

Considerandosi “la parte sana della società opposta ad una borghesia corrotta e parassitaria”, essi non solo si rifiutarono di riconsegnare le armi una volta terminato il conflitto mondiale, ma nel corso della storia si sarebbero più volte riorganizzati in gruppi operativi (istituzionali e non) che avrebbero profondamente segnato gli anni successivi alla liberazione.

La loro ascesa politica alla fine degli anni ‘60 in pieno clima di “guerra fredda”, provocò sia la reazione dello Stato che vedeva nei “gruppi filocomunisti” un serio pericolo sovversivo, sia la loro definitiva frattura con i due grandi partiti-guida dello Stato italiano.
In particolare, la deriva a sinistra rispetto al PCI avrà l’effetto di radicalizzare la già preesistente incompatibilità con la destra rendendola definitivamente irreversibile.

Chiunque tentò di accostare analiticamente o praticamente i due fronti, venne relegato ai margini del proprio partito (Rauti) o vi causò traumi laceranti (il "compromesso storico" di Berlinguer).


In un simile contesto dunque, definire qualcuno “fascista”, non significava soltanto attribuirgli un colore politico, ma determinarne un preciso status socio-relazionale che abbracciava tanto la sfera ideologica quanto quella comportamentale.

In poche parole, nell’ottica di un comunismo nostrano che malgrado sforzi imponenti non riuscì mai a spiccare il volo, “fascista” era colui che “remava contro la rivoluzione”, che attingeva alle idee più innovative per trasformarle in merce, che anteponeva il privato al collettivo, che svendeva al potere la propria e l’altrui conflittualità.

 
battisti fascista“Fascismo” equivaleva a opportunismo, qualunquismo, massoneria, squadrismo, stragismo, padronato, incontraddittorietà, conservatorismo, falso populismo, ostentazione, servlismo, doppiogiochismo, razzismo, omofobia, sessismo, corruzione, vigliaccheria, violenza, collusione, asservimento e in quest’ottica, non era affatto difficile trovare dei bersagli tra cui Lucio Battisti fu sicuramente tra i più ovvi.
Non a caso, ancora oggi non è raro incappare in dibattiti quali : ”Ma Battisti era fascista?
Certamente, considerando lo scacchiere politico odierno, dare oggi una risposta a questa domanda potrebbe sembrare poco stimolante se non addirittura inutile, ma all’epoca del “personale è politico” fu una questione di primaria rilevanza. Con quale atteggiamento devo pormi rispetto a questo artista?”. “E’ politicamente corretto ascoltare Battisti?”. “Qual’è il valore rivoluzionario (o controrivoluzionario) dei suoi testi?” erano domande che non era infrequente leggere nelle pubblicazioni del movimento e da cui potevano sorgere veri e propri conflitti: il tutto, anche se lo stesso Battisti ammise apertamente di non interessarsi di politica ne tantomeno di andare a votare.

Com’è noto, il dibattito non portò mai a una risposta esaustiva, data anche e soprattutto la ritrosia del cantante reatino di sbilanciarsi su questo punto ma sicuramente, coloro che lo ritennero di destra non mancarono mai farne pesare il qualunquismo politico, cosa inconcepibile negli anni ’70.


Due poi furono le ulteriori accuse altrettanto gravi: l’opportunismo che Battisti dimostrò nelle sue produzioni attingendo di volta in volta ai generi più in voga e la misoginia che traspariva in maniera più o meno lampante dai testi di Mogol, atteggiamento mai perdonato, ad esempio, dal movimento femminista.

 
battistiTre imputazioni dunque sufficienti a definire Battisti fascista? Per l’epoca si, senza dubbio, al punto che molti critici e giornalisti si buttarono a pesce sul fatto gettando benzina sul fuoco. Ricordiamo la celebre fotografia in cui Lucio faceva il saluto romano (in realtà si dice che stesse dando il La all’orchestra, ma ci sono molte altre versioni), i famigerati “campi di braccia tese”, il “mare nero” di "Non è Francesca", i presunti arrangiamenti per un lavoro di Fabrizio Marzi che di destra lo era eccome, fino ai paventati finanziamenti ai gruppi neofascisti di cui qualcuno pare abbia i documenti, ma che però nessuno ha mai visto.
Al di là delle illazioni e di miti comunque, Battisti ebbe sempre un rapporto contraddittorio, o per meglio dire un “curioso non-rapporto” con il movimento e con le avanguardie: non partecipò mai ad alcun festival alternativo, non si sbilanciò e andò dritto per la sua strada.La sua arte contribuì sicuramente ad elevare la musica italiana ma, si badi bene, solo una certa fascia: quella più vicina al mercato e all’airplay.
Non fu quindi un artista Prog e in ogni caso gestì la sua conflittualità sempre in maniera solupsistica, fatto anche questo non condivisibile da una certa parte del movimento.


Anche se a posteriori buona parte della critica si lavò le mani sull'argomento asserendo che “Battisti era semplicemente uno che si faceva i fatti suoi”, c'è chi come Pierangelo Bertoli non ebbe dubbi:

Non c’è bisogno di dimostrare se Battisti fosse un fascista o meno. Lo era e basta.

Voi cosa ne pensate?

99 commenti :

Luciano ha detto...

lessi tempo fa che Battisti era intimo amico fin dall'infanzia di Cesare Montalbetti, fotografo, fratello di Pietruccio dei Dik Dik e notoriamente anarchico...non vuol dire niente, OK, ma mi piace pensare che anche Lucio lo fosse e il fatto che non l'abbia mai dichiarato mi fa pensare che a differenza di altri lo era veramente...

Daniel ha detto...

Innanzitutto, ciao JJ! Sempre in forma nonostante le ferie, vedo ;)

Entriamo nel tema del post. Devo fare una premessa: la mia opinione è che la via più giusta sia quella di mezzo, ovvero se è sbagliato il qualunquismo lo è altrettanto la politicizzazione a tutti i costi, anche di chi, nonostante l'epoca, le idee, la mobilitazione di massa e gli eventi, di politica proprio non riusciva ad interessarsi.

Detto questo, passiamo ai dettagli.
Già qualcuno che si elegge "parte sana della società" mi ricorda Napoleone che si incorona da solo, ma a parte questo... Io di Battisti conosco solo una cosa: la musica. Se è vero che ad un artista interessa solamente che alla gente arrivino le proprie opere, senza altre pruriginose speculazioni, allora so gran parte di quello che c'è da sapere. Ascoltando le sue canzoni mi sono fatto qualche idea e ho provato rispondere al famigerato quesito che da il titolo a questo post.

Battisti era qualunquista? Egocentrico? Eccessivamente introverso? Magari un po' commercialmente paraculo? Forse.
Era fascista, intendendo fascismo per quello che è, cioè squadrismo, razzismo, olio di ricino, manganellate, esilio, regime, censura? Col cavolo.
Gli anni '70 e le loro contraddizioni, la voglia di spaccare tutto in due, bianco e nero. Leggendo che all'epoca fascismo era uguale a "opportunismo, qualunquismo, massoneria, squadrismo, stragismo, padronato, incontraddittorietà, conservatorismo, falso populismo, ostentazione, servilismo, doppiogiochismo, razzismo, omofobia, sessismo, corruzione, vigliaccheria, violenza, collusione, asservimento", mi chiedo se tali maoisti-leninisti-castristi-stalinisti-neocalvinisti non volessero fare a gara con Lucio per essere più qualunquisti di lui. Perché, almeno per il sottoscritto, tra essere qualunquisti, commerciali & co. e FASCISTI ce ne passa e fare di tutta un'erba un fascio, per restare in tema, non ha mai fatto bene a nessuno.
A meno che non si voglia considerare fascista uno che se non prendeva la sua posizione ambientalista in ogni album non dormiva bene, uno che cantava Let The Sunshine In in tv, uno che odiava programmi e orari, uno che incideva una canzone anticlericale come Il Nostro Caro Angelo. Allora ok.

Daniel ha detto...

Battisti certo non aiutò a dipanare la matassa con la sua ritrosia a pronunciarsi sull'argomento, ma se si volesse trovare una giustificazione a questo comportamento si potrebbe pensare che forse davvero non gliene fregava niente o riteneva il proprio credo politico una cosa esclusivamente privata, in controtendenza con l'atteggiamento di allora. Oppure si vergognava delle proprie idee e temeva di venire emarginato dall'ambiente dello spettacolo così tanto da ammutolire ogniqualvolta saltasse fuori l'argomento politica. Dopotutto era solo uno degli artisti più popolari in Italia... e il movimento aveva già fatto quel che poteva per escluderlo dal proprio "giro".

Per quanto riguarda l'opportunismo musicale del cantante di Poggio Bustone, ammesso e non concesso che c'entri con il fascismo, è un discorso che può essere fondato in riferimento al prog, ma meno per altri generi, come la disco music, sicuramente più accattivante e popolare, ma le cui sonorità apparirono nei suoi dischi in tempi non sospetti, addirittura prima dell'esplosione de La Febbre Del Sabato Sera e sicuramente prima che venisse recepita e assorbita in Italia. Si dirà che, essendo stato un artista orientato al commerciale e al facile ascolto, non ha inventato nulla di radicalmente nuovo, ma a pensarci bene questo potrebbe valere per gran parte dei musicisti italiani nati dal diciottesimo secolo in poi. Come se il prog l'avessimo inventato noi...
Misoginia? Anche qui ho dato un bell'ascolto e tutto quello che ne ho tratto sono storie d'amore, trite e ritrite, banali, del genere "non mi ami più? con chi sei adesso tu?" ecc. ecc., ma di storie d'amore si tratta. Il massimo di cui si può accusare Battisti, o forse sarebbe meglio dire Mogol, in questo campo è di non brillare in originalità tematica. Ma forse a quel femminismo che vuole mascolinizzare la donna a tutti i costi riesce facile vedere del maschilismo misogino e demoniaco pure in qualche classica romanticheria da quattro soldi. Niente mimose quest'anno.

Insomma, si sa che più una persona ha successo, più è facile che altri facciano di tutto per screditarla, in un modo o nell'altro, e la magagna si trova sempre. Fregarsene completamente della politica e del sociale negli anni '70 sarà perlomeno discutibile, ma non sufficiente a piazzare in fronte l'etichetta "fascista", ci volesse anche tutto l'effetto indirettamente reazionario della sua musica.
E poi hanno dato del fascista pure a Battiato... forza su, dai, eh...

In conclusione, come dice il protagonista de La Meglio Gioventù alla sua figlioletta piccola lasciata in casa, in balia di un gruppetto di estremisti che discutevano il "bisogno di comunismo" come necessità primaria dell'essere umano:
"Io ho bisogno di bere, di mangiare... tu, Sara, quando senti queste cazzate..."
"Ma le parolacce non si dicono!"
"Si dicono eccome! Tu, scusa, all'asilo, se qualcuno ti dice delle bugie che cosa gli dici?"
"Stronzo bugiardo!"
"Brava!"

regolo ha detto...

Detto da persone che lo hanno conosciuto, a Battisti della politica non gli importava proprio niente.
Ma negli anni 70 questa era una "colpa" imperdonabile....

JJ, auguri per le 500.000 visite.
SEMPER AD MAIORA!

marta ha detto...

Anche se fu un grande imprenditore e un musicista intelligente, Battisti mi ha sempre dato l'impressione di essere un tatntino "orso". Uno insomma che non ha mai perso la sua nebbiosa anima provinciale e contadina.
Chi mai se non uno come lui avrebbe rifiutato l'interessamento di Paul McCartney?
Stessa cosa in politica: io credo proprio che gliene fregasse un accidente. Lui voleva fare musica e basta.
Però come dice Regolo negli anni '70 questo era davvero impensabile e credo che fu proprio da quella posizione che partirono tutte le accuse.
Il resto l'hanno fatto i giornali.
Resta però l'ombra del disco di Marzi che è già intervenuto su questo sito e magari potrebbe dirci qualcosa. Sarebbe importante.

A mio avviso era sicuramente uno di destra.
Magari non dichiaratamente, in ogni caso non c'è nulla che mi faccia pensare al contrario.

Ultima cosa x Daniel:
- Il movimento non emarginò Battisti. Fu lui ad emarginarsi da solo.
- Al di là dell'illazione sulla mascolinizzazione delle femministe che trovo offensiva oltrechè stupida, ricordo che Il leone e la gallina piuttosto che innocenti evasioni ci fecero incazzare non poco. Diciamo pure che la proverbiale misoginia di Mogol non ci fece amare molto battisti.
- Se non conosci bene quella parte di storia, devi leggere "La parte sana della società opposta alla borghesia corrotta" in senso felliniano, o leggerti il libro di John e Primo "La luna sotto casa".

Daniel ha detto...

@ marta:

- Beh, diciamo che probabilmente si tennero l'uno a distanza dall'altro, ma sicuramente fu il movimento ad attaccare e bollare Battisti come fascista e non viceversa.
- Il tono de Il Leone E La Gallina potrà sembrare contrario alle idee femministe, ma io ci trovo anche parecchia ironia, invece in Innocenti Evasioni la misoginia proprio non riesco a vederla, forse sono io che non ci arrivo. Per quanto riguarda la "mascolinizzazione", la mia voleva essere una provocazione ironica che non ritengo affatto stupida. Mi scuso se sono sembrato offensivo o mi sono lasciato fraintendere. Io ho una posizione piuttosto critica verso certe istanze del femminismo, lo dico chiaramente, ma sempre nei limiti del rispetto. Forse non conosco l'argomento nei minimi particolari e cerco di tenerne conto, ma questo non mi impedisce di avere due occhi per osservare e un cervello pensante. Capisco però anche che qui si esce dall'argomento principale del post per entrare in un altro parecchio più complesso, non certo risolvibile attraverso degli scambi di battute su un blog.

Anonimo ha detto...

ciao sono Valeria, amica di Marta. un blog bellissimo in cui sono capitata per caso ritrovando tutti i miei vent'anni. daniel avrebbe dovuto essere donna negli anni settanta per capire meglio la nostra posizione.battisti mogol ebbero grossi limiti di comprensione nei confronti dell'universo femminile. comunque cazzi loro.
sul battisti fascista cosa si deve dire. certo che lo era, puzza di destra lontamo chilometri ma si conquistò anche una certa posizione con le sue spalle e per questo è quello che è.
Per il resto, non ne condivido nemmeno una nota.
valeria

Daniel ha detto...

Suvvia, io non ho attaccato le donne in toto o la loro condizione negli anni '70, se vogliamo parlare per frasi fatte allora tanto vale smettere di discutere. Ho solo detto che credo che il femminismo, come diversi movimenti umani, e quindi imperfetti, sia criticabile in diversi aspetti. Fare autocritica e imparare ad avere a che fare con l'ironia sono strumenti molto utili per progredire. Comunque mi aspettavo certe critiche e così sia.
Ma io vorrei che l'attenzione si concentrasse maggiormente su Battisti, visto che di questo di parla. Vorre in particolar modo sapere da dove deriva tutta questa sicurezza nel dire che era fascista? Facile dirlo, magari "perché si sapeva", ma qualcuno qui ha in mano dei fatti?
A scanso di equivoci vorre dire che Battisti musicalmente mi piace fino a un certo punto, preferisco di gran lunga altri artisti, ma esiste la presunzione d'innocenza per tutti, se non ricordo male...

Anonimo ha detto...

chi ha dei dubbi sulla misoginia di mogol se la ricorda io ritorno solo della formula tre?

JJ JOHN ha detto...

Daniel però non puoi lanciare il sasso e poi nascondere la fionda.
Questo è un sito di "veterani" :-)
Già l'argomento del post è delicato, de poi ti allarghi devi anche sostenere il dibattito.
Le ragazze non parlano affatto per "frasi fatte": parlano di sacrosanti diritti civili conquistati a fatica in un mondo di Baglioni, Coccianti e Battisti.
Rivendicano diritti quali l'aborto che purtroppo sono ancora a rischio oggi.
Non posso chiedetri di essere meno antistorico, ma ti segnalo perlomeno questo post in cui ho cercato di spiegare un pochino le lotte delle nostre compagne.

http://classikrock.blogspot.com/2010/04/1975-il-femminismo.html

Ripeto ancora che, a mio avviso, le scintille che fomentarono il presunto fascismo di Battisti furono sicuramente la sua dichiarata estraneazione dalla politica mentre tutto il mondo antagonista ne era pervaso.
Due: l'evidente aspetto controrivoluzionario dei testi.
Tre: l'opportunismo nell'annacquare tendenze già in voga sia nelle produzioni di altri rtisti, sia nelle proprie.
Dalla versione di "Space oddity" sino all'incerto prog di "anima latina".

Daniel ha detto...

Eheh, JJ, ma il sasso l'hai lanciato tu con la misoginia nei testi di Mogol, io non ho fatto che rispondere, in modo, lo ammetto, provocatorio, che non riuscivo a vederlo :) Ma forse se qualcuno mi fornisse degli esempi citando alla lettera potrei ricredermi.
Avevo letto al tempo della sua pubblicazione il post sul femminismo, che ho trovato interessante, e non sarò certo io a voler rinnegare le lotte per i pari diritti, il divorzio o l'aborto. Dico solamente che credo che insieme a tutte queste cose sacrosante il femminismo ne abbia prodotte anche altre perlomeno discutibili. L'immagine e il ruolo sociale odierni della donna, che ritengo di molto perfettibili (come quelli dell'uomo d'altronde), sono certamente frutto anche del riflusso partito dagli anni '80 in poi, ma non solo.
Comunque prometto che approfondirò l'argomento per farmi un'idea più precisa, ascoltando tutte le campane, per portare argomentazioni più solide alle mie tesi. Magari partirò leggendo qualcosa di Emma Goldman, che essendo collegata all'anarchismo mi ispira di più :P
Sono d'accordo invece sul primo e terzo punto riguardanti Battisti, mentre mi sfugge l'aspetto controrivoluzionario dei testi, che vorrei venisse chiarito. Quel che non capisco è come si possa far coincidere il qualunquismo politico con il fascismo. Fregarsene di tutta la politica significa escludere anche il fascismo stesso, quindi è una contraddizione in termini. Si potrà dire che non parlare di politica e sociale ha per forza ricadute reazionarie, ma sono effetti indiretti, ben diversi da un'adesione attiva a un'ideologia precisa.
L'opportunismo musicale invece credo che non abbia proprio nulla a che vedere con la politica, quindi non lo considero neanche come indizio.
Forse la chiave di volta sta nei testi, ma a questo punto vorrei che mi si indicasse in quali parole traspare chiaramente il fascismo di Battisti/Mogol. A meno che non si voglia prendere per buone quelle baggianate delle braccia tese o del mare nero, che mi ricordano tanto la dietrologia beatlesiana di "Paul Is Dead" e con cui John Lennon si divertiva un mondo, non a torto.

AnalogueSound ha detto...

Sulle frecciatine al movimento femminista poi, mi sembra che qui si faccia un po' troppo rumore (e infatti le streghe ritornano, dopo quarant'anni). Signori e signore, gentilissime madame, sto chiaramente scherzando e non voglio offendere nessuno, soltanto sostenere la quasi assurda tesi che Mogol e Battisti, con quei testi un po' azzardati, volessero giocare un po'. Perchè un vero artista, ma anche un qualsiasi essere umano, va bene che si prenda sul serio ma fino a un certo punto, sennò poi si finisce per diventare pesanti e un tantino talebani, un po' come Bertoli, o no?
Lucio di ste cose se ne strafregava.. la politica.. ma che cos'è la politica per uno che si deve dedicare la vita alla musica?Anzi Battisti, discreto com'era, dimostrò di essere più aperto, progressista ed avanguardista di tutti quelli che erano e sono tutt'ora convinti di essere di sinistra e si attaccano (ancora oggi dopo quarant'anni!!!) alle stesse dicerie, buone soltanto a dare il la a mistificazioni e dibattiti scontati.
Ricordiamoci pure degli amici Gianco E Manfredi, che per un pelo non riuscirono a coinvolgerlo nel collettivo Ultima Spiaggia, per un pelo così "La Compagnia Il Contrabbasso Eccetera" non sarebbe uscito per un'etichetta indipendente spaventosamente di sinistra.. se non fosse stato per un giornalista che riattaccò a rompere le palle con gli stessi storici argomenti degli anni precedenti, e Battisti mandò a cagare tutto, già scazzatissimo di suo visto che l'amico Mogol gli aveva appena venduto la Numero Uno alla RCA Italiana (per la modica cifra di un miliardo e mezzo di lire si sono giocati un'etichetta con la quale potevano sentirsi padroni dell'arte che facevano, diventando così dei meri impiegati del sistema commerciale, scusate se non è una buona scusa per essere scazzati eh :).. ma questo non perchè fosse fascista, semplicemente perchè con la testa era già "altrove". Forse chissà, alle nuove tendenze londinesi, o alle coste della California, dove la musica era più importante di tutti i problemi meschini che il nostro bel Paese aveva all'epoca e ha ancora adesso.
Chi lo paragona ad un'orso, ha mai avuto a che fare con un'artista, per caso? Prima di parlare dovrebbe sapere che innanzitutto sono tutti diversi e vivono la vita con un ottica molto ma molto diversa da quella di una persona comune, dunque si può arrivare a desumere che ce ne siano anche alcuni anche molto timidi e introversi com'era lui, che sanno esprimersi molto bene solo con qualcosa di diverso dalle solite chiacchiere morte che si fanno al bar con gli amici.. si chiama Musica. E facciamo un po' di distinzione, per carità.. si possono non condividere le parole delle canzoni, ma prendersela con le NOTE mi pare troppo.. una buona terapia potrebbe essere, perchè no, provare a scindere la musica e i testi della canzonetta di Battisti che odiate di più, e provare a canticchiare soltanto la linea melodica con qualche sillaba incomprensibile, senza il testo. Dopodichè ne riparliamo, eh?

Fonti: un certo libro di Gianfranco Salvatore, si intitola "L'Arcobaleno" ed è un must per chi voglia affrontare seriamente questa storia. Sennò che continui ad ascoltare Baglioni e Venditti che è meglio.

Dario ha detto...

Che strano, proprio oggi avevo ascoltato una sua raccolta.
Considerazioni:
1. Musicale. Forse il più grande artista "pop" italiano. Di 30 canzoni ne conoscevo 28!!!
Un talento notevolissimo e un grandissimo autore e arrangiatore.
2. Concettuale. All'epoca io non c'ero, ma ad occhio credo che Battisti fosse un musicista "puro" (tant'è che si faceva scrivere i testi da altri...) e forse a causa del suo carattere introverso non si volle mai far mettere in mezzo da nessuno, tanto meno dal "movimento" (che da quanto ho capito su queste pagine era "o con noi o contro di noi").

Un'ultima considerazione: Mogol scrisse sia per i compagni PFM e per Battisti... come lo consideriamo?

AnalogueSound ha detto...

Dario non so quanto la PFM potesse essere di sinistra.. Mussida è sempre stato sostenitore di AN.. e più che una band militante a me è sempre sembrato un covo di mercenari musicali.. nel senso che più che alla musica tenevano moltissimo al dinero.. infatti prima di essere PFM erano i sessionman di Battisti che per questioni d'onore e orgoglio hanno chiesto il raddoppio della paga dopo la pubblicazione del disco Emozioni (1970).. Battisti gli fece ciao con la mano e trovò artisti più bravi.. per il resto si sa com'è andata. E le cose negli anni non sono cambiate, oggi infatti sono ancora in tre le rockstar, a spicciolare successo in giro per l'Italia, pensa tu..

Comunque il mio commento precedente voleva essere la seconda parte di un post molto più lungo ma diviso in due, non so perchè ma la prima parte non la visualizza, nonostante mi abbia fatto credere che ci fosse.. boh!?
Se John riesce a recuperare qualcosa è bene, sennò ora mi segno le cose che avevo scritto e più in là trovo il tempo per riscrivere tutto.. che palle però..

JJ john ha detto...

Beh, direi che sta emergendo un buon panorama di idee.
AnalogueSound, la prima parte del tuo intervento non la vedo proprio da nessuna parte, ma so che ogni tanto blogger ci mette un bel po' per pubblicare.
Incrociamo le dita e vediamo che succede domani.

@ Daniel:
La misoginia di Mogol non è una mia invenzione. Era un luogo assai comune presso le compagne ed i compagni.
Personalmente condivido quella posizione ma ti prego, non farmi fare un lavoro più dettagliato perchè ora non ho proprio tempo. Ti chiedo scusa. "Luci-ah", "Dieci ragazze", "Il leone e la gallina", "Innocenti evasioni", "Io ritorno solo" e "Io tivenderei" mi sembrano comunque buoni esempi di mistificazione del ruolo femmilnile. Tieni presente che all'epoca lo furono molto di più.

Per quanto riguarda le letture mi permetto di consigliarti anche "Scum" di Valeria Solanas e lo splendido "Dalla parte delle bambine" della nostra Elena Gianini Belotti.

Che gli anni '80 abbiano provocato disastri sovvertendo molte delle conquiste pregresse questo è verissimo. Nulla comunque in confronto al pericoloso sfacelo attuale.

@ Analoguesound
Devo sentire Gianco tra poco per un lavoro che sto facendo. Gli chiederò di Battisti se mi ricordo.

Sulle "tendenze" della PFM condivido la tua posizione e nel mio piccolo credo di essere stato abbastanza chiaro nei post che la riguardano.
Sicuramente dissi, fu proprio quel loro fottuto opportunismo che fece incazzare Pagani.
C'è comunque da dire che si giocarono la partita molto bene.

Sugli artisti "orsi" non mi sbilancio perchè conoscendo Faust'O capisco perfettamente cosa tu voglia dire.
Oh Fausto, non prendertela, eh?

Daniel ha detto...

@ AnalogueSound:
Condivido ogni parola e non aggiungo altro. Anzi, sulla Pfm posso aggiungere che nello stesso periodo in cui incidevano con Battisti, ancora con il nome di "I Quelli", stavano registrando La Buona Novella con De André. Quindi sì, andavano dove c'era il dinero, non certo a simpatie politiche. E su YouTube c'è un video di Battisti che "improvvisa" alla batteria con altri batteristi fra cui Di Cioccio, che è l'unico che suona davvero in pratica.

@ JJ:
Ho letto i testi che mi hai consigliato, e se c'è della misoginia è qualcosa di appena percepibile, anche se mi rendo conto che probabilmente all'epoca si guardava molto di più il pelo nell'uovo (non fatico a comprendere come Battisti e altri a un certo punto avessero voglia di non farsi più vedere in giro).
Luci-ah e Il Leone E La Gallina hanno un tono molto ironico che gioca con la provocazione e i ruoli maschio-femmina. La prima prende in giro una ragazza di facili costumi mentre la seconda addirittura dice esplicitamente:
"C'era un cane un po' barbone
che legato alla catena
mi ruggiva come un leone ma faceva pena
Penso a lui e guardo me
che minaccio chissà ché
mascherato da leone ma ho paura di te"
ridimensionando parecchio lo stereotipo del maschio cacciatore.
Dieci Ragazze mi sembra quella che più di tutte potrebbe essere accusata di presentare la donna come oggetto da collezione... se non fosse per questi versi che mi fanno dubitare:
"Ho visto un uomo che moriva per amore,
ne ho visto un altro che piu' lacrime non ha.
Nessun coltello mai
ti puo' ferir di piu'
di un grande amore che ti stringe il cuor."
e
"Vorrei sapere chi ha detto
che non vivo piu' senza te."
Queste son parole che indicano chiaramente che il protagonista è un uomo che è stato lasciato di recente e gioca a fare lo spaccone per nascondere il proprio dolore. Ma tutti noi uomini sappiamo bene che quando diciamo dieci di solito otteniamo zero.
Infine le ultime tre, Innocenti Evasioni, Io Ritorno Solo e Io Ti Venderei sono canzoni che parlano di storie specifiche. Nella prima un uomo viene sorpreso dalla fidanzata/moglie/compagna in attesa dell'amante e le mente facendo il finto tonto, quindi non ci fa neanche una gran figura morale. Nella seconda il protagonista che è stato lasciato dice al nuovo spasimante della sua ex di non amarla, come a quanto pare aveva fatto lui, perché lei si approfitterebbe dei suoi sentimenti. Insomma c'è del risentimento. Come nell'ultima, in cui un tizio da della stupida alla propria lei e dice che l'ha stufato talmente tanto che la venderebbe o la scambierebbe con un'altra. Cattivo... domanda: avete mai detto a qualcuno, incazzati a morte, "ti ammazzerei"? Poi l'avete fatto? Ecco.

Daniel ha detto...

Sì, c'è del rancore in queste canzoni, lo ammetto. Come ammetto che sono tutte storie specifiche e in nessuna di esse la donna viene attaccata perché tale. E poi tenevi forte... queste cose succedono! Gli uomini e le donne litigano, si tradiscono, si trattano di merda l'un l'altro tutti i giorni :) E qualche volta può capitare che un Mogol qualsiasi ci scriva una canzone sopra. Questo non significa che egli pensi che tutte le donne siano stronze e tutti gli uomini santi o viceversa.
Ammettiamo che lo pensi. Forse Battisti, essendo più in vista e più bello di lui, gli fregava tutte le ragazze e lui si sfogava così. Comunque non credo che avrò voglia di picchiare la prima donna che incontro dopo aver ascoltato Il Leone E La Gallina. Perché queste critiche mi sembrano in qualche modo analoghe a quelle dei bacchettoni americani che ogni tanto rompono la noia chiedendo l'abolizione del rock'n'roll per via delle parolacce, del satanismo e perché "qualcuno dovrà pure pensare ai bambini". E' aria fritta.
Quello che non capisco è perchè Battisti. Vogliamo parlare di Piero Ciampi? So che piace molto a JJ e tra parentesi anche a me. Ma non era lui che nelle sue canzoni prometteva mari e monti alla sua donna, illudendola, o che le spaccava il naso con un pugno o la mandava a fanculo senza tanti giri di parole? Che ne pensavano le femministe? Ah già, ma lui NON SE LO FILAVA NESSUNO. Mi sa che è più una questione di popolarità.
Se vogliono davvero del bel materiale su cui affilare i denti potrei consigliare Under My Thumb dei Rolling Stones, Dazed And Confused dei Led Zeppelin o... Just Like A Woman di Bob Dylan, che è solo uno dei pezzi più celebri del rock, oltre a uno dei più misogini.
E se non vi basta pigliate una canzone blues a caso, soprattutto quelle scritte fino agli anni '50. Certo, era un'altra epoca, ma Robert Johnson che canta "picchierò la mia donna finchè non mi sentirò soddisfatto" fa ancora la sua porca figura. Ma forse all'epoca prendersela con i fratelli neri non sarebbe sembrato molto rivoluzionario.
Ok, ho esaurito il vetriolo e mi segno i libri, JJ. Anche se la Solanas... non era quella pazza che quasi ammazzò Warhol? Quando si parla di frustrazioni... Ma mi fido alla grande della tua competenza e leggerò anche quello :)
Ah, ultima cosa.
"Che gli anni '80 abbiano provocato disastri sovvertendo molte delle conquiste pregresse questo è verissimo. Nulla comunque in confronto al pericoloso sfacelo attuale."
Sì, infatti avevo scritto che l'involuzione era cominciata negli anni '80, credo che sia un processo che non si è mai fermato da allora, purtroppo.
Ciao :)

Daniel ha detto...

"In questa società la vita, nel migliore dei casi, è una noia sconfinata e nulla riguarda le donne: dunque, alle donne responsabili, civilmente impegnate e in cerca di emozioni sconvolgenti, non resta che rovesciare il governo, eliminare il sistema monetario, istituire l'automazione globale e distruggere il sesso maschile. [...] Il maschio è intrappolato in una zona d'ombra a metà strada tra l'essere umano e la scimmia; ma sta molto peggio delle scimmie perché, al contrario di esse, dispone di una vasta gamma di sentimenti negativi: odio, gelosia, disprezzo, disgusto, sensi di colpa, vergogna, insicurezza e, come se non bastasse, è consapevole di ciò che è e di ciò che non è. [...] Gli uomini irragionevoli, malati, che tentano di difendersi dalla loro ignominia, alla vista di SCUM che gli rotola addosso si aggrapperanno terrorizzati alla Grande Mamma con le Grandi Tette di Gommapiuma, ma le Tette non li salveranno da SCUM; la Grande Mamma si aggrapperà al Grande Papà, che se ne starà rintanato in un angolo a cacarsi sotto nelle sue brache da Superman. Gli uomini ragionevoli, invece, non scalceranno, non lotteranno, non solleveranno penose proteste, ma se ne staranno seduti col cuore in pace, rilassati, e si godranno lo spettacolo abbandonandosi alla deriva verso la fine".
SCUM, Manifesto Per L'Eliminazione Dei Maschi; Valerie Solanas

Non ho parole.. ma non credo ne servano. Erano proprio queste le mostruosità a cui mi riferivo e da quel (poco) che ne so non sono circoscritte a poche menti instabili. Qualcosa mi dice che comincerò dal secondo libro, anche se già il titolo mi fa sorgere qualche dubbio sul fatto che sia super partes ed equilibrato.

J.J. JOHN ha detto...

Ecco Daniel, a parte le canzoni dei bluesmen che attengono ad un'altra condizione storica, così come quelle di Ciampi sono frutto di una patologia, il problema che si poneva nell'Italia dei '70 stava nel fatto che certe situazioni (musica e testi nel nostro caso) andassero ad urtare fortemente la sensibilità di attori sociali nuovi e in forte ascesa. Donne e proletariato giovanile in testa.
Le femministe, per esempio, a parte il lavoro su se stesse, non discutevano l'uomo come "soggetto", ma come "ruolo".
Questo è fondamentale.
In questo senso, se ci fai caso, i testi di Mogol sono un vero scacchiere in cui le "differenze" tra sessi non si compenetrano mai, anzi: vengono spesso accuite da una retorica classicheggiante, pur se ammantata di modernità.
Il problema quindi rimaneva : l'uomo era il leone e la donna la gallina.

I passaggi della Solanas (che ti ringrazio per aver ricordato) sono la parte più radicale del movimento: quella che appunto sparò al mercificatore Andy Warhol.
Disturbi psichici a parte però, in "Scum" è molto interessante la parte sulle cosiddette "donne-zerbino" che era una provocatoria denuncia ante-litteram dello strapotere di un un ruolo dominante rispetto a sensibilità più fragili o remissive.
Cosa inaccettabile in una società democratica e che richiama azioni rivoluzionarie. Da qui, ci si ricollega alla celebre prima parte del libro.

La Giannini Belotti fu infinitamente più simpatica.

AnalogueSound ha detto...

Cerco di ricapitolare ciò che scrissi e non apparve più. Premettendo che il tono è sempre, chiaramente, personale, non siamo nè politici nè falsi profeti.
In primis misi in discussione quanto detto da John riguardo al prog "incerto" di Anima Latina. Su questo mi trovate piuttosto carnale: prog o non prog, quel disco sta artisticamente una spanna sopra i dischi prog più acclamati d'Italia nonchè sopra i capolavori massimi del prog suffragati su questo blog, per tanti motivi, primo fra tutti in quanto frutto di un cervello solo, che prima di questo capitolo ne scrisse molti e molti altri che qualsiasi altro artista connazionale si può soltanto sognare; per la mole di lavoro e organizzazione richiesta per realizzarlo, e tanto altro ancora..

Ho parlato di estremisti malinconici riferendomi a quella fazione romantica del fascio littorio che cerca di accaparrarsi modelli dove non ce ne sono, appigliandosi alle discrepanze più prevedibili e pittoresche. Parliamo dei boschi di braccia tese (l'idea della copertina de Il Mio Canto Libero fu frutto della fantasia di Cesare Monti, fratello di Pietruccio dei Dik Dik, e della sua compagna Wanda Spinello, una congrega di cosacchi praticamente), e il mare nero (da La Canzone Del Sole, n.d.a.), contestualizzato, è un mare.. di merda che riporta alla mente il ricordo di ciò che era una volta.. chiaro e trasparente come l'anima di un uomo deluso. Niente di più intimo ed ecologista, praticamente.

Dall'altra parte, abbiamo la fazione avversaria, quella di coloro che sono fieri di essere di sinistra e non ascoltanto quel fascista di Battisti, perchè fa male: apprezzano Rino Gaetano e Fabrizio DeAndrè, i veterani conoscono anche qualcosa di DeGregori e Stormy Six, i più tosti si spingono addirittura fino a Bertoli e Guccini. Ne conosco un mondo così!!!
Peccato che tutti questi, messi insieme, non facessero un unghia del talento artistico di Battisti, e questo al di là di ciò che possa pensare io, lo sapevano anche da soli.
E' interessante notare che quel detto di Bertoli continua ad essere veicolo di grandissime perplessità. Infatti sono veramente in moltissimi che ne sono rimasti comunque influenzati, ma in senso prettamente letterale, e cioè: Battisti era fascista e cattivo, non bisogna assolutamente ascoltarlo.
Se il senso della frase di Bertoli fosse così compiuto, non avrei che da pensare che questo, da morto di fame qual'era e invidioso a sangue del successo e del talento del collega di Poggio Bustone - che a confronto era un artista vero e di tutto rispetto e dignità, non uno che faceva propagande di alcun genere col pretesto della musica - stesse cercando di dissuadere le masse sostenendo una propaganda basata su argomentazioni del tutto infondate (e ribadisco: a questo punto meglio essere un fascista estremamente discreto piuttosto che un comunista ruffiano che utilizza questi mezzucci per papparsi tutta la torta).
Però, avendo una considerazione più elevata nei confronti del buon Pierangelo mi verrebbe da tener conto anche di un eventuale senso laterale che questa frase può potenzialmente assumere e cioè: "che qualsiasi cosa Battisti fosse in realtà.. restava comunque un fascista per partito preso. Non da sè stesso, bensì da tutti gli altri". E cazzo, è così ancora adesso! Continuo a parlare con gente che si pone ancora gli stessi interrogativi e continua a snobbarlo per lo stesso identico motivo dell'epoca!
Perciò continuo ad essere pronto a scommetterci che Lucio fosse più a sinistra di molti altri; ciance a parte, lo ha dimostrato col suo modo di fare musica, e da quel poco che ne possa sapere, anche in quello di vivere.

JJ john ha detto...

Che "Anima Latina" stia sopra i massimi capolavori italiani del prog citati in questo sito (praticamente tutti) mi sembra quantomeno opinabile, almeno stando alla definizione di Prog.
A nulla vale neppure la scusante che fu frutto di un "cervello solo" perchè altrimenti offenderemmo tanto artisti quali Gianni Leone quanto lo spirito collettivo di una generazione.
Che poi Battisti abbia fatto qualche altro lavoro in stile progressive non vi è dubbio, ma non "sono" opere progressive: ne sfruttano semplicemente la popolarità contaminando la canzone melodica in modo comunque originale e innovativo. Sempre però di melodia italiana si tratta.
Che poi artisti come Guccini, De Andrè o De Gregori "non facessero un unghia del talento di Battisti", penso davvero sia troppo per una persona intelligente come te, come il "morto di fame" al povero Pierangelo.

Personalmente, ho pubblicato questo post perchè mi interessava vedere la reazione di persone giovani rispetto a delle idee (ideologie, illazioni) che hanno contraddistinto nel bene o nel male una generazione.
In linea di massima, dalle risposte credo di capire purtroppo che, anche a sinistra, non c'è nessun trade d'union che colleghi le lotte passate alla situazione odierna, quasi come se chi si è compromesso per un mondo migliore negli anni '70 avesse parlato un linguaggio diverso, inapplicabile, senza futuro.
Rispetto al "Battisti fascista" che è allo stesso tempo una pregressa interpretazione e una provocazione, non c'è nessuna curiosità storica.
"Perchè accadeva così? Quali contraddizioni c'erano dietro a questo assunto? perchè i media cavalcarono l'onda se questa non era dimostrata?"
Sollevare questi dubbi era il mio scopo ma, come prevedevo, non ha sortito alcun effetto eccetto accidia, incomprensioni e divisioni.
Esattamente il mondo che viviamo oggi.
Non lamentiamoci però.

AnalogueSound ha detto...

John, io ho cominciato col dire che la vedo in modo personale, per cui è ovviamente opinabile. Sicuramente avrai capito che sono un appassionato di prog esattamente come te, ma lo sono anche abbastanza da dire che la maggior parte del prog non regge l'impatto col mondo.
Questa definizione di Prog sinceramente ancora non mi è chiara, io ho la mia, e per averla credo di aver ascoltato tutti i dischi recensiti su questo blog e anche qualcosina in più (prog e non), però sono convinto che qui si vada al di là della canzone melodica. Qui si parla di artisti, di gente che ha preso elementi da una parte e dall'altra, ne ha fatto una miscela abbastanza omogenea da non consentirne più l'individuazione dell'origine, ha creato cose veramente nuove quando non c'erano (questo si che è veramente difficile) e ha aperto la strada a tutti gli altri quando la strada non c'era (anche questo è tostarello). In più mettici che è diventato popolare davvero in tutto il mondo.. non so, forse andare in viaggio in Brasile e vedere i tassisti fare la rissa per averti nel proprio veicolo in quanto tutti appassionati della tua musica sia poco, e scusa.
Senza offesa per Gianni Leone, per me il confronto non regge affatto: gli è andata bene si e no con un Ys, un polpettone di quarantacinque minuti che se non riesci a inghiottirlo in un colpo solo lo puoi pure buttare, un Vero che altro non è che un'accozzaglia di idee mutuate da ELP e melodica italiana (e di bassissima lega) e un hamburger in altre salse.. e dai John siamo obbiettivi.. mi stai mettendo a confronto uno che ha cambiato la musica leggera con una trombetta..
Così come Guccini e DeGregori.. ma sto paese sta proprio sottoterra per avere dei capisaldi del genere? E se non sono di nicchia questi qua, buon dio.. Per non parlare di Gaetano, che ha cacato si e no sei dischi e forse soltanto un paio discretamente riusciti, o di un DeAndrè che oltre ad aver mutuato al 100% uno stile non è mai più riuscito a scrollarselo di dosso.. e non mi venite a parlare della world music di Creuza De Ma sennò vi rispondo con Bari Graffiti di Gianni Ciardo e stiamo pari.

Io le mie idee sento di averle espresse. Non volevo attaccare nessuno, soltanto approfittare di una buona occasione per rivalutare un genio gratuitamente snobbato per piccolezze di rilevanza trascurabile. Perchè accadeva così l'ho capito, perchè al popolino non puoi parlare con gli aforismi di Bertoli e tono aulico perchè capisce tutto il contrario. Dietro a questo assunto c'è la solita solfa, se c'hai i soldi puoi dire e fare quello che vuoi, anche le stronzate più irragionevoli, il popolino ti segue e ti lascia dire e fare. E questo purtroppo fa anche storia. Se non c'hai i soldi è meglio che stai a casa. Esattamente il mondo che viviamo oggi, John, proprio così.

JJ John ha detto...

Analoguesound, cerchiamo di capirci.
A Classic Rock non importa che il Prog regga o meno "l'impatto col mondo".
In questa sede si cerca il più verosimilmente possibile atraverso analisi
d'autore, testimonianze partecipate e dibattiti democratici, di eviscerare un
circostanziato aspetto della nostra storia e della nostra cultura.
Ossia quella che, pur se marginale, accompagnò la storia di chi mise in crisi
dei modelli istituzionali e in molti casi, sacrificò la propria vita per una
vita migliore.
Giusto o sbagliato che fossse, era una passione che coinvolse militanti,
politici, persone normali e che ancora oggi, qualunque partito vorrebbe avere
tra le proprie fila.
E' ovvio che una tale lettura richieda un'inquadrature e delle motivazioni
laterali rispetto a determinati scanari, ma questa è la forza propositiva di
questo sito.
Ai lettori dunque, si richiede uno sforzo analitico e lo si supporta con le
informazioni adeguate.
Ad esempio, la scheda che diedi tre anni fa sulla definizione di Prog.
Avendola letta, credo si possa affrontare l'argomento di questo sito senza
incappare nell'errore di confondere De Andrè (che era un esistenzialista) con
Guccini (che ha radici Beat) o con De Gregori (figlio del situazionismo e
dell'autonomia).
Parimenti si accetti la valenza di minoranze quali Leone che, come tanti altri,
operarono da trasgressori in un mondo in cui alcuna trasgressione era concessa,
anzi, veniva prontamente avvversata.
Il Battisti che ami tanto fu ponte sublime tra sottocultura e mercato, venerabile artista, attento produttore e gradevole interprete ma, credo ttu ormai lo abbia capito, in questa sede siamo molto più selettivi e raffinati.
Anche un po' orgogliosi a dire il vero ma credimi,è l'unico modo di difendre una cultura che altrimenti sarebbe sopraffatta dal mondo in cui viviamo.
Su questo, credo siamo d'accordo sia io che te.

J.J. JOHN ha detto...

Analoguesound, cerchiamo di capirci.
A Classic Rock non importa che il Prog regga o meno "l'impatto col mondo".
In questa sede si cerca il più verosimilmente possibile atraverso analisi
d'autore, testimonianze partecipate e dibattiti democratici, di eviscerare un
circostanziato aspetto della nostra storia e della nostra cultura.
Ossia quella che, pur se marginale, accompagnò la storia di chi mise in crisi
dei modelli istituzionali e in molti casi, sacrificò la propria vita per una
vita migliore.
Giusto o sbagliato che fossse, era una passione che coinvolse militanti,
politici, persone normali che ancora oggi, qualunque partito vorrebbe avere
tra le proprie fila.
E' ovvio che una tale lettura richieda un'inquadrature e delle motivazioni
laterali rispetto a determinati scanari, ma questa è la forza propositiva di
questo sito.
Ai lettori dunque, si richiede uno sforzo analitico e lo si supporta con le
informazioni adeguate.
Ad esempio, la scheda che diedi tre anni fa sulla definizione di Prog.
Avendola letta, credo si possa affrontare l'argomento di questo sito senza
incappare nell'errore di confondere De Andrè (che era un esistenzialista) con
Guccini (che ha radici Beat) o con De Gregori (figlio del situazionismo e
dell'autonomia).
Parimenti si accetti la valenza di minoranze quali Leone che, come tanti altri,
operarono da trasgressori in un mondo in cui alcuna trasgressione era concessa,
anzi, veniva prontamente avvversata.
Il Battisti che ami tanto fu ponte sublime tra sottocultura e mercato, venerabile artista, attento produttore e gradevole interprete ma, credo ttu ormai lo abbia capito, in questa sede siamo molto più selettivi e raffinati.
Anche un po' orgogliosi a dire il vero ma credimi,è l'unico modo di difendre una cultura che altrimenti sarebbe sopraffatta dal mondo in cui viviamo.
Su questo, credo siamo d'accordo sia io che te.

AnalogueSound ha detto...

Solo non riesco proprio a comprendere quale raffinatezza avrebbe da invidiare Battisti e a chi. Mi viene proprio difficile, anzi impossibile, tutto qui. Anch'io ho una cultura da difendere se permetti, quella di un artista di grande talento che ha saputo vendere anche all'ultimo degli ignoranti roba di incredibile raffinatezza sonora (non solo per l'epoca ma, pazzesco, anche per i giorni nostri) e arrangiamentale, a differenza degli altri, esistenzialisti, situazionisti, autonomisti e obiettivamente morti di fame in quanto purtroppo dannatamente appartenenti a una nicchia che poteva andar bene negli anni di piombo ma oggi NON regge l'impatto con il tempo e con il mondo, figuriamoci a confronto con artisti veri, cioè individui che fanno l'arte di mestiere e ci guadagnano abbastanza da camparci permettendosi anche di farci campare altri individui a loro accomunati.
E non credo assolutamente che se si desse a Battisti il giusto spazio (leggasi nè più nè meno) questo andrebbe a sopraffare la cultura degli altri.. scusa John ma qui mi sembra che tutto si risolva soloin motivazioni del tutto epidermiche.
Per esempio, apprezzi moltissimo come me Kate Bush. Che ha di diverso lei da un Battisti? Boh.
La scuola di pensiero? La corrente artistica? Le coordinate geografiche? O è una mera questione di gusti personali?
E' incredibile come la storia sia sempre la stessa.. se un giorno tutti coloro che fanno media decidono che devono uccidere un Lucio Battisti lo fanno e ci riescono pure. Se devono trasformare un Vasco Rossi in un messia il problema non si pone nemmeno. E' semplice, basta non scrivere più di uno, o scrivere di lui soltanto riguardo cose che non rendono onore a nessuno, e scrivere con penne d'oro dell'altro. Poco importa quanto o per quali motivi siano realmente validi i loro operati. E funziona di brutto. Un po' di tempo fa andò anche ad una band che nominasti in qualche commento, Architrave Indipendente, per quel che ne posso sapere, e per esempio a prescindere dalla qualità del loro operato, si è deciso in genere che non se ne dovesse sapere più nulla. Faccio il loro nome perchè ho la fortuna di conoscere il caso, figuriamoci quanti altri casi esistono e noi non lo sappiamo e non lo sapremo mai, e magari avranno fatto cose di gran lunga più valide di un Banco Del Mutuo Soccorso, di Metamorfosi, di Latte E Miele, del Sistema, di un Rovescio Della Medaglia, di un King Crimson e tanti tantissimi altri fortunati, non per un presunto talento che non hanno, ma per aver avuto qualcuno che ha parlato di loro e bene. Perchè penso che il segreto per essere un buon artista o meno, fondamentalmente, sia avere il culo parato, l'obiettività è un'utopia che poco conta.

JJ JOHN ha detto...

Tu fai benissimo a stimare Battisti che non credo che abbia nulla da invidiare a nessuno, ma non solo per una questione di qualità, ma in quanto gli altri hanno fatto cose diverse e si sono evoluti in modo differente. Semmai sono altri che dovrebbero invidiare lui come fece Gianni Morandi per il quale Lucio divenne un vero e proprio incubo.
Per quanto ne sappia suscitò persino l'interesse di McCartney, ma qui si parlava di un'altra cosa che prima o poi riprenderò. Tempo permettendo.

Per quanto riguarda il rapporto con i media sono ahimè d'accordo. Anzi, lo sono al punto tale che mi occupo proprio di un genere e di artisti che, al di là della qualità (appunto) in gran parte sono rimasti di molto, ma molto di nicchia.
A chi non piacesse, sappia che da quest'anno parte il quarantennale del Pop Italiano. Se ne parlerà oggi più di allora e Classic Rock sarà il sito più letto del mondo. Ha ha ha.

Fabrizio Marzi ha detto...

POSTIAMO ANCHE QUI IL COMMENT DEL CANTAUTORE "NERO" FABRIZIO MARZI LASCIATO NEL POST "LA MUSICA ALTERNATIVA DI DESTRA".

Caro Ivano, avevo letto l'articolo a cui fai riferimento, nel quale l'amico Giordano Guerri asseriva che Lucio avesse collaborato alla stesura degli arrangiamenti del mio LP "ZOO".
Posso solo dirti che la cosa non si concretizzò per tutta una serie di ragioni che preferisco non divulgare. Tuttavia, alcuni "ben informati" vicini a Battisti riferirono, all'epoca, che alcune mie canzoni gli erano piaciute.
Purtroppo le nostre strade, professionalmente parlando, non si incrociarono mai, anche perché, come qualcuno ricordava in un messaggio precedente, la musica alternativa di destra non aveva gli stessi percorsi, appoggi politici e commerciali della musica cantautorale di sinistra a cavallo degli anni 70-90. Inoltre, noi stessi autori e interpreti di quel fenomeno musicale sommerso, pur rammaricandoci per l'indifferenza di molti politici d'area, in un certo senso ci compiacevamo di non rientrare nei circuiti mediatici e professionali sui quali molti cantautori dell'epoca, potevano contare.
Un saluto a tutti e complimenti per la franchezza e l'onestà intellettuale che molti di voi hanno dimostrato, affrontando l'argomento senza gli stereotipi che hanno caratterizzato la contrapposizione politica in quel periodo.
Fabrizio Marzi

Fabrizio Marzi ha detto...

FINALMENTE, L'OPIONIONE DEL NOSTRO LETTORE "NOIR" DI CLASSIC ROCK Fabrizio Marzi SU LUCIO BATTISTI.
GRAZIE FABRIZIO: CONTINUA A RESTARE COLLEGATO.

L'argomento se Lucio Battisti fosse effettivamente di destra è un argomento che incuriosisce da oltre un trentennio.
Per quanto ne so, Battisti non partecipò mai a manifestazioni di partito, anche se nel periodo giovanile fu immortalato con il fazzoletto del FUAN legato al collo.
Le sue simpatie per la destra si evincono soprattutto nel testo de: "La collina dei ciliegi" dove è emblematica al proposito la frase "planando su boschi di braccia tese".
Anche nella famosissima "Canzone del sole" il testo recita: "mare nero chiaro e trasparente come te"
o in "La luce dell'est" dove canta di un colpo di fucile con lei che provava a varcare il confine "dell'est".
Infine, in una intervista inedita, accomiatandosi dall'intervistatore dichiara: "non sapevo dimenticare un passato dignitoso verso il quale provo onore".
Credo quindi che ci siano elementi sufficienti per definire Lucio Battisti se non di destra, non certo di sinistra. Ammesso che oggi abbia ancora senso questa distinzione lessicale.
Saluti a tutti.
Fabrizio Marzi

Daniel ha detto...

Ho visto solo ora i successivi interventi di AnalogueSound e JJ, oltre alle informazioni aggiuntive di Fabrizio Marzi, meritevole se non altro di aver portato delle prove più sostanziali sulle idee politiche di Battisti che ora sembrano essere meno presunte. Poco male, non mi sembra che esse siano traspirate dalla sua musica in maniera tale da inquinare o indottrinare qualcuno.

Se devo essere sincero sono rimasto un po' confuso dalla duscussione AnalogueSound/JJ, ma se il punto era la validità della musica di Battisti la mia opinione è che sicuramente Lucio, nel suo campo che era quello della canzone leggera, è stato un grandissimo.
Però mi permetto di dissentire con AnalogueSound per quanto riguarda le unghie di De André, Guccini, De Gregori e Gaetano. Le trovo valutazioni affrettate e forse frutto di una lettura un po' superficiale.
Innanzitutto credo non abbia senso paragonare artisti così diversi per fare a gara a chi è il più bravo. E' un giochetto che non ho mai apprezzato e che trovo privo di senso quando si mettono a confronto stili musicali diversi e distanti.
De André, Guccini, De Gregori e Gaetano hanno tutti contribuito a rinnovare la musica italiana come o più di Battisti e per definirli "di nicchia" significa non aver mai fatto un giro nei Palasport dove si tengono o si tenevano i loro concerti.
E' vero che De André ha attinto lungo la sua carriera da un vasto repertorio di influenze e collaborazioni, ma è riuscito a miscelarle tutte creando un capolavoro dopo l'altro e se questo significa non riuscire a scrollarsi di dosso uno stile, che presumo sia quello cantautorale francese alla Brassens, allora si ascoltino Volume I e, non dico Anime Salve, ma anche La Buona Novella o Non Al Denaro, Non All'Amore, Né Al Cielo e mi si dica, con un bel po' di coraggio, che non ci sono cambiamenti di stile e salti di qualità. De André non ha mai fatto un disco uguale a un altro. I meravigliosi arrangiamenti di Battisti? Certo, d'accordissimo, vogliamo parlare dei collaboratori di Faber? Gian Piero Reverberi, Nicola Piovani, Mauro Pagani... serve altro?
Dimenticavo. De André ha cantato La Guerra Di Piero in un momento in cui la canzone italiana doveva essere solo, esclusivamente e classicamente d'amore. Ha spalancato le porte a generazioni di cantautori a venire introducendo tematiche assolutamente nuove per il periodo, cosa che Battisti non ha mai fatto. Scusate se è poco.
Guccini e De Gregori, sicuramente più scarni musicalmente, hanno introdotto, ognuno secondo il proprio background, la canzone alla Dylan in Italia.
Il primo ha affrontato le tematiche sociali del primo Zimmerman (Auschwitz, Primavera Di Praga, Noi Non Ci Saremo...) per poi perseguire un proprio stile a tutt'oggi inimitabile, il secondo si è affezionato di più all'immaginario simbolista del Dylan elettrico. Derivativi? Io preferirei dire che è "gente che ha preso elementi da una parte e dall'altra, ne ha fatto una miscela abbastanza omogenea da non consentirne più l'individuazione dell'origine, ha creato cose veramente nuove quando non c'erano (questo si che è veramente difficile) e ha aperto la strada a tutti gli altri quando la strada non c'era (anche questo è tostarello)." Un po' come Battisti.

Daniel ha detto...

Un'ultima parola vorrei dirla sulla questione del femminismo.
Capisco e sottoscrivo tutte le giuste rivendicazioni da parte delle donne in quegli anni e che ancora oggi meritano e necessitano di essere difese. Do tutta la mia comprensione per gli abusi, la sottomissione e la relegazione che esse hanno dovuto subire per millenni e subiscono tutt'oggi.
Ma tutto ciò non basterà mai per convincermi ad avallare o giustificare idee misandriche, prevaricatrici e violente come quelle della Solanas e di molte altre femministe di ieri e di oggi. Me ne frego se è una conseguenza dovuta alla sottomissione millenaria, me ne frego se sono provocazioni o se c'è anche del buono, non minimizzerò mai certe parole e per me un'ideologia femminista (perché di questo si tratta, non di semplice rivendicazione di diritti) che parta da questi presupposti va cestinata in toto. Non si possono concedere giustificazioni alla violenza, essa non cancella i crimini commessi in precedenza.

"Le donne avrebbero dovuto liberare se stesse dai propri «tiranni interiori» e non attendersi l’emancipazione dalla partecipazione alla politica parlamentare, «corruttrice della personalità e delle convinzioni».
A parere di Emma Goldman era in primo luogo il modo di vivere la propria vita da parte delle sostenitrici del suffragio a dimostrare che la via da loro indicata era sbagliata. Il rifiuto delle convenzioni sociali, infatti, aveva condotto molte di loro ad escludere dalla propria vita le relazioni di intimità con gli uomini. Un messaggio di rinuncia, una scelta di impoverimento della propria vita affettiva da cui non poteva scaturire alcuna emancipazione.
Uomini e donne non rappresentavano mondi antagonisti, il dualismo dei sessi era una nozione assurda, una separazione meschina. Le donne non erano migliori degli uomini e non sarebbero riuscite là dove gli uomini avevano fallito. Gli esiti deludenti del suffragio femminile nella sfera sociale e politica nei paesi in cui le donne avevano ottenuto il diritto di voto, stavano a dimostrarlo.
«La mia divergenza con le femministe [...] sta nel fatto che la maggior parte di loro vede la propria schiavitù come qualcosa di distinto dal resto del genere umano. Malgrado tutte le teorie politiche ed economiche che si occupano delle differenze fondamentali tra i vari gruppi della specie umana, malgrado le differenze di classe e di razza, malgrado tutte le artificiali linee di demarcazione tra i diritti dell’uomo e quelli della donna, da parte mia sono convinta che esista un punto in cui queste differenziazioni possono incontrarsi e riunificarsi in un insieme perfetto.»

Da qui bisogna ripartire. Finché non capiremo che siamo tutti esseri umani, che nessuno deve considerarsi superiore ad un altro e invocare per sé qualsiasi privilegio, ma soltanto diritti, non ci sarà niente da fare. Finché non capiremo che apparteniamo tutti alla stessa schifosa e infima specie che vive su questo sasso di pianeta, allora potremo continuare a discutere per altri millenni e non avanzeremo di un centimetro, e i padroni del vapore continueranno indisturbati a muovere le loro leve per renderci la vita un inferno, mentre la società civile si scanna sulla fede politica di Lucio Battisti.

J.J. JOHN ha detto...

@ Fabrizio Marzi:

Caro Fabrizio,
grazie della tua risposta in privato ma, non è che hai voglia di riscrivermi direttamente?
Ho qualche problema ideologico nell'usare facebook :-)

Daniel ha detto...

Gaetano è rimasto ineguagliato in Italia e ha saputo creare un proprio inconfondibile stile. Sì, ha cacato sei dischi... in sette anni, di cui tre o quattro capolavori con ottimi arrangiamenti, e forse gli si perdonerà di essere morto a 30. Chi sa fare di meglio si faccia avanti.
Si vuole colpevolizzare questi artisti per le loro idee? Certamente ci fu chi cavalcò le tigri della sinistra per accattivarsi certo pubblico di allora, ma va cercato altrove, non fra i nomi menzionati sopra, che all'epoca coltivarono l'onestà e l'indipendenza nelle loro idee, spesso molto diverse tra loro.
Queste considerazioni giusto per dare a Cesare quel che è di Cesare, perché poi dei paragoni fra artisti così diversi non potrebbe fregarmene di meno. Se poi il genere di Battisti sia superiore a quello di De André lo lascio decidere agli studiosi di estetica, io li considero entrambi dei grandi, con dislivelli dovuti solo alle mie opinioni e gusti personali.
Ah, Battisti non è mai stato prog, nè le sue canzoni hanno mai raggiunto una complessità e originalità compositiva al livello di tale genere. Questo le rende artisticamente meno valide? Non lo so, ma non erano prog, quindi non dovevano rispettarne i requisiti e, per quanto mi riguarda il problema non si pone.

Volevo inoltre rispondere a questo:
"In linea di massima, dalle risposte credo di capire purtroppo che, anche a sinistra, non c'è nessun trade d'union che colleghi le lotte passate alla situazione odierna, quasi come se chi si è compromesso per un mondo migliore negli anni '70 avesse parlato un linguaggio diverso, inapplicabile, senza futuro.
Rispetto al "Battisti fascista" che è allo stesso tempo una pregressa interpretazione e una provocazione, non c'è nessuna curiosità storica.
"Perchè accadeva così? Quali contraddizioni c'erano dietro a questo assunto? perchè i media cavalcarono l'onda se questa non era dimostrata?"
Sollevare questi dubbi era il mio scopo ma, come prevedevo, non ha sortito alcun effetto eccetto accidia, incomprensioni e divisioni."

Daniel ha detto...

Qui sei ingiusto JJ... ti giuro che faccio un grande sforzo per cercare di capire la mentalità di quella generazione e la mia curiosità storica è enorme, ma non puoi pretendere che oggi io e molte altre persone come me continuiamo a pensare a vedere le cose allo stesso modo, semplicemente perché non sarebbe possibile. E francamente, sarebbe inutile. Il passato serve da lezione per il presente e da spunto per il futuro. Cerco di conoscerlo, di analizzarlo, comprenderne i meccanismi e le ragioni... e di farmi le mie idee. Una volta terminato questo processo trovo inutile fossilizzarsi in vecchi schematismi e fazioni che oggi non hanno più ragione di esistere. Attenzione, non sto dicendo che le questioni sollevate allora non siano attuali o rilevanti, ma vanno affrontate con occhi diversi, perché noi siamo diversi.
Qundi nel momento in cui mi rendo conto che gran parte della fuffa del Battisti fascista era causata dalla canea scatenata dai movimenti di sinistra per trovare un pericolo pubblico a cui opporsi come "parte sana della società", attribuendogli colpe molto più grandi di quelle reali, poco me ne viene da continuare l'indagine, imparo e vado oltre, perché mi sembra chiaro che la contrapposizione su tutto e su tutti, il fronteggiarsi in parrocchie per partito preso, fosse, questo sì, un errore che indeboliva la forza stessa di tali movimenti e faceva il gioco dei loro nemici veri, che sicuramente non erano Battisti. Questo creava incomprensioni e divisioni, parcellizzazione, cosa di cui la sinistra italiana è sempre stata campionessa, non il dibattito, il confronto o anche il dissenso riscontrato in questo post. Questi ultimi sono solo concime per il rinnovamento delle idee.

Daniel ha detto...

Un'ultima parola vorrei dirla sulla questione del femminismo.
Capisco e sottoscrivo tutte le giuste rivendicazioni da parte delle donne in quegli anni e che ancora oggi meritano e necessitano di essere difese. Do tutta la mia comprensione per gli abusi, la sottomissione e la relegazione che esse hanno dovuto subire per millenni e subiscono tutt'oggi.
Ma tutto ciò non basterà mai per convincermi ad avallare o giustificare idee misandriche, prevaricatrici e violente come quelle della Solanas e di molte altre femministe di ieri e di oggi. Me ne frego se è una conseguenza dovuta alla sottomissione millenaria, me ne frego se sono provocazioni o se c'è anche del buono, non minimizzerò mai certe parole e per me un'ideologia femminista (perché di questo si tratta, non di semplice rivendicazione di diritti) che parta da questi presupposti va cestinata in toto. Non si possono concedere giustificazioni alla violenza, essa non cancella i crimini commessi in precedenza.

"Le donne avrebbero dovuto liberare se stesse dai propri «tiranni interiori» e non attendersi l’emancipazione dalla partecipazione alla politica parlamentare, «corruttrice della personalità e delle convinzioni».
A parere di Emma Goldman era in primo luogo il modo di vivere la propria vita da parte delle sostenitrici del suffragio a dimostrare che la via da loro indicata era sbagliata. Il rifiuto delle convenzioni sociali, infatti, aveva condotto molte di loro ad escludere dalla propria vita le relazioni di intimità con gli uomini. Un messaggio di rinuncia, una scelta di impoverimento della propria vita affettiva da cui non poteva scaturire alcuna emancipazione.
Uomini e donne non rappresentavano mondi antagonisti, il dualismo dei sessi era una nozione assurda, una separazione meschina. Le donne non erano migliori degli uomini e non sarebbero riuscite là dove gli uomini avevano fallito. Gli esiti deludenti del suffragio femminile nella sfera sociale e politica nei paesi in cui le donne avevano ottenuto il diritto di voto, stavano a dimostrarlo.
«La mia divergenza con le femministe [...] sta nel fatto che la maggior parte di loro vede la propria schiavitù come qualcosa di distinto dal resto del genere umano. Malgrado tutte le teorie politiche ed economiche che si occupano delle differenze fondamentali tra i vari gruppi della specie umana, malgrado le differenze di classe e di razza, malgrado tutte le artificiali linee di demarcazione tra i diritti dell’uomo e quelli della donna, da parte mia sono convinta che esista un punto in cui queste differenziazioni possono incontrarsi e riunificarsi in un insieme perfetto.» "

Da qui bisogna ripartire. Finché non capiremo che siamo tutti esseri umani, che nessuno deve considerarsi superiore ad un altro e invocare per sé qualsiasi privilegio, ma soltanto diritti, non ci sarà niente da fare. Finché non capiremo che apparteniamo tutti alla stessa schifosa e infima specie che vive su questo sasso di pianeta, allora potremo continuare a discutere per altri millenni e non avanzeremo di un centimetro, e i padroni del vapore continueranno indisturbati a muovere le loro leve per renderci la vita un inferno, mentre la società civile si scanna sulla fede politica di Lucio Battisti.

JJ JOHN ha detto...

Per quanto mi concerne Daniel, sono abbastanza d'accordo su tutte le tue valutazioni artistiche sui cantautori.
Eviscerare però certe contraddizioni storiche è un dovere analitico.
Capisco che oggi sia difficile giudicare certi eventi o certi assunti col metro dell'ideologia, anzi: ad alcuni sembra persino futile se non sciocco. Ma non è affatto così.
Certi argomenti non si possono bypassare.
Se non si capiscono determinate dinamiche "di base", se non tentiamo di abbattere il muro di timidezza che sta dietro a certi eventi (vedi che lo stesso Fabrizio è reticente ancora oggi a rivelare certi dettagli), se non ne parliamo tra di noi ora che possiamo essere più obiettivi, avremo sempre un'idea distorta di quel periodo e non potremo mai capirlo profondamente.
Il "Battisti fascista" non era solo un delirio di qualche giornalista: era il prodotto di un intero sistema che voleva dire anche manifestazioni, rivendicazioni, Stragi di Stato, centinaia di morti e 40.000 arrestati da una parte e dall'altra.
Un pezzo di storia italiana che non possiamo assolutamente lasciare nelle mani dei revisionisti o, come li chiami tu, dei "padroni del vapore".
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Anche sul Femminismo (così come su molte altre realtà rivendicative) occorre distinguere tra necessarie provocazioni radicali, introiezioni individuali o collettive, e sviluppi democratici.

Certo è che raramente la storia si fa con delle strette di mano e certi percorsi, pur se dolorosi o contraddittori, sono necessari.
Pensa solo alla cultura Freak-Situazionista che, per quanto improponibile, sopravvive ancora oggi a monito dei disastri che stiamo commettendo.

Grazie per le tue osservazioni. John

taz ha detto...

Femminismo diritti politica...non dovrebbero esistere queste belinate...ma purtroppo l'essere umano ha bisogno di queste cose...anzi...direi che l'uomo ha bisogno di queste cose per sentirsi uomo...meno male che le donne sono superiori è non hanno bisogno di questi mezzucci maschili per sentirsi qualcuno...loro sono già qualcosa in questo universo...infatti l'hanno creato loro.........Battisti mi piace è lo reputo un Karaoke di lusso per tutte queste generazioni....le sue idee m'interessavano poco, uno che ha detto:...dovrei farmi pagare anche per l'emozioni che dò...ti dice un pochino che tipo di cantante era...che fosse bravo è indiscutibile, ma non paragonabile agli altri artisti di "nicchia"...e non solo per la differente musica suonata e cantata....Infatti se vi ricordate quando uscì il primo disco degli Audio 2 tutti ( o quasi) pensarono a Battisti, cosa vuol dire?...che nonostante la sua grandezza qualcuno poteva assomigliargli...Faber..Guccini....Rino...De Gregori...Fossati.....non è uscito ancora nessuno che gli possa assomigliare...parere mio...ciao a tutti..

JJ JOHN ha detto...

"Femminismo, diritti, politica...non dovrebbero esistere queste belinate"
Taz. Faccio finta di non aver sentito, eh?
Rimettiti in asse e preparati perchè tra poco entreremo ancora più in profondità su questi argomenti.

Daniel ha detto...

Perché, le donne non hanno mai fatto politica? L'universo poi non si è mai creato e se proprio lo ha fatto ci ha pensato da solo miliardi di anni prima che comparissero i primi uomini e le prime donne. Lasciamo da parte questi luoghi comuni del miracolo del concepimento e dell'antropocentrismo, non siamo poi così speciali e sicuramente non superiori e niente e a nessuno, solo diversi. Lo stesso vale in particolare per le donne... il dolce stil novo è passato di moda da un pezzo.
JJ, ho già l'acquolina in bocca :)

AnalogueSound ha detto...

Ok. Chiedo umilmente scusa se mi sono spiegato male.. è evidente che l'aver coinvolto nel discorso personalità artistiche di livello pur sempre altissimo e decorosissimo è stato interpretato come un tentativo di fare "a chi è più bravo".
No, non ho potuto fare un giro nei Palasport dell'epoca, purtroppo ho solo 23 anni e non posso che giudicare a posteriori, in modo ovviamente ed assolutamente soggettivo questo era chiaro, ma comunque a posteriori.
Che Guccini, DeGregori, e le buonanime di Gaetano Bertoli e DeAndrè abbiano fatto dell'arte immensa a modo loro non si discute. Qui si parlava di un musicista puro, di uno che cacava canzoni più di quanto andasse in bagno. Di uno che partendo dal niente è arrivato a Sanremo e nonostante fosse al culmine della fama è riuscito a scardinare il sistema lavorando dall'interno, a fare la Storia della Canzone Italiana e perfino a diventare un capostipite della canzone d'autore e del cantautorato (e qui non si intende uno che prende la chitarra in mano e fa il comizio con accompagnamento musicale, ma di uno che conia uno stile artistico partendo solo ed esclusivamente dai propri limiti e possibilità, dopodichè lo potevi far cantare su walzer viennese sarebbe stato primo in classifica lo stesso). Di uno che aveva in mano una casa discografica minuscola e la tirava come una Ferrari, battezzando artisti e vendendo dischi in cifre così abbondanti che le altre etichette indipendenti non si sono mai potute nemmeno permettere di immaginare. Di uno che è arrivato a un livello mostruoso.
Di un uomo COME TANTI ALTRI, di un artista COME TANTI ALTRI, uno che però poteva dettare le regole del gioco e con disinvoltura, mentre gli altri si limitavano a chiedere consulenze ad altri operatori di competenza.
Certo, anche Faber contava su Reverberi, però era quest'ultimo a guidare il Maestro, a perfezionarne. Con Battisti, invece, era Reverberi ad essere OBBLIGATO a farsi guidare. E non so se rendo l'idea di OBBLIGO in questo caso.
Guccini, DeAndrè, Bertoli, DeGregori e Gaetano erano dei manifesti di ideologia politica che Battisti non era. Perchè? Perchè Battisti faceva MUSICA, NON POLITICA. E la musica è di un'altro livello. Certamente non prog, anzi MENO MALE. Per fare il prog ci sono voluti centinaia e centinaia di musicisti sprovveduti che sono rimasti nell'ombra più assoluta, forse perchè erano sia buoni a fare prog per chi è appassionato di prog, sia buoni a fare ridere per tutti gli altri.
Con Battisti sono piani di lavoro DIVERSI. Per pensare in musica così come pensava Lucio, non so quanto tempo al giorno ci si potesse dedicare, alla politica.

AnalogueSound ha detto...

@Daniel: Non Al Denaro etc. non è un disco di DeAndrè da solo che se la canta e se la suona, è chiaro che sarebbe stato fuori ogni possibilità. Ci sono voluti appena i New Trolls, Piovani e qualche altro di mezzo. Merito di DeAndrè allora di essersi circondato di gente che sapeva fare la musica, ma a quel punto la lega diventa troppo spuria per potervi operare una scinsione meritocratica. Di Rino tutti sti capolavori io sinceramente non ce li vedo, in primis non sull'ultimo disco IT e i due dischi sotto RCA, che sono composti per lo più da riempitivi e canzoni di risulta, ma nemmeno sui tre primi dischi It, a tratti molto validi, ma che comunque organicamente non brillano e soprattutto si evince facilmente che sono il prodotto di tante e tante mani oltre quelle di Gaetano, che mi sembra avessero una competenza piuttosto marginale, e qui torniamo sul discorso di prima.
@Taz: mi spiegheresti che senso ha giudicare un artista in base a ciò che è venuto dopo di lui? Va bene il concetto di seminalità.. e Battisti oltre agli Audio 2 ha avuto anche una folta schiera di successori come Nannini e Pappalardo che sono pure figli suoi, Ligabue, Vasco Rossi nonchè lo stesso Gaetano e tanti altri meno evidenti, ma questo cosa c'entra? Allora dovremmo dare fuoco a DeAndrè per averci lasciato Cristiano che ha incarnato e definito l'eccellenza del concetto di "figlio d'arte"? O forse semplicemente non c'è mai stato bisogno di avere un altro DeGregori o un altro Guccini, perchè per ciascuno ne bastava ed avanzava uno solo? E' impressionante quanto sia vero che per essere un artista il più delle volte basta mettersi un foulard al collo e parlare con la erre moscia. Meno male, a fatti, sono tutti diversi..

PS: e dalli co'sti "boschi di braccia tese". E' così difficile distinguere quello che macchiava la carta con le letterine dell'alfabeto da quello che strimpellava le corde della chitarra?

Anonimo ha detto...

Non me può fregar di meno. Battisti è stato uno dei più grandi musicisti italiani di tutti i tempi, album come Anima Latina sono dei capolavori assoluti della musica.
E' stato il numero uno, punto e basta.

My 2 cents

J.J. JOHN ha detto...

My 2 cents,
sei molto autorale nei tuoi commenti.
Finisci quasi per dimostrare il contrario di quello che dici.

Elena ha detto...

Sono incappata ora in questa conversazione per caso, mi ha appassionato il confronto e ho finito per leggerle tutta... Battisti è senza dubbio il mio cantante preferito, io sono di destra, molto di destra, e le sue canzoni le adoro, e le adorerei anche se si fosse dichiarato per certo un astremista di sinistra. Le sue canzoni parlano d'amore, ma la percezione che ho è che sia un amore certe volte quasi più alto che quello tra parsone... cioè mi spiego meglio: certi passaggi io li sento come dichiarazioni di amore da un uomo verso un idea, un principio, che inequivocabilmente mi pare di destra, fatto sta che ogni canzone può essere interpretata, dedicata letta come e per chi si vuole. Io probabilmente sarò infuenzata da opinioni personali, ma penso che per cantare frasi contradditorie come quelle imputate come "prove" nelle sue canzoni, non si potesse essere davanti ad equivoci continuamente senza nno volerlo, tanando presente che non parliamo di un gruppo pop formato da sedicenni, ma di un autore che di musica ne sapeva parecchio e non era nemmeno uno sprovveduto. Di una cosa sono certa, le sue canzoni sono amore puro, verso una donna, certo, molte, e alcune anche verso idee... che io sento identificabili soto il maxi continitore odierno di "destra", di certo ben diverse dalla destra che oggi conosciamo... di una destra ideale... il mio rimane un giudizio personale, sia ben chiaro...

J.J. JOHN ha detto...

Sai Elena, recentemente sono emersi alcuni episodi mai rivelati della carriera di Battisti che dimostrerebbero come il lato più intransigente della coppia Battisti-Mogol fosse in realtà quest'ultimo.

Si tratta di una testimonianza di Michele Neri riguardo al rifiuto netto, incondizionato e per motivi prettamente extra-musicali di Mogol di far collaborare Lucio con Giulio Capiozzo (futuro Area).

Lucio che era sostanzialmente apolitico o quasi, adorava Capiozzo che invece era rosso fino al midollo e lo avrebbe voluto con se. Mogol però non lo volle assolutamente scritturare alla Numero Uno.
La testimonianza completa la leggi qui:
http://www.battistinews.it/michele-neri-racconta-uno-storico-incontro-lucio-battisti-e-giulio-capiozzo/

Che poi la "pietas" della musica Battistiana superasse i confini del proprio tempo, su questo non c'è il minimo dubbio. E a questo punto, che fosse di destra o di sinistra può anche importare poco.

All'epoca però c'era un'altra società: la destra esra destra e la sinistra, sinistra. E forse era meglio così: dove non c'è confronto, c'è il silenzio.

aliante ha detto...

Più che del Battisti fascista oppure no, mi chiedevo che piega avrebbe preso la carriera di Giulio capiozzo se fosse entrato alla Numero uno.

JJ John ha detto...

Credo che avrebbe seguito lo stesso iter di quella di Bandini: magari con causali diverse, ma il risultato sarebbe stato il medesimo. Fortunatamente.

Non so come spiegarmi meglio, ma credo davvero che certe genialità, di destra o di sinistra, del nord o del sud, dell'est o dell'ovest, non debbano necessariamente legarsi o convergere in eterno in una sola progettualità.

Un genio è latore di un proprio universo e nessuna legge gli imporrà mai di sopportare a lungo una condivisione: Brian Ferry e Brian Eno, Klaus Schultze e Edgar Froese, i fratelli Gallagher, Gabriel e Banks, Zawinul e Pastorius o che so io.

Meglio così perchè alla fine, i veri geni, sono anche immuni dai divorzi e vanno avanti da se.
Almeno quesi sempre.

Riccardo Fontaine de Trembley ha detto...

Premesso che all'epoca, in Italia, fosse considerato "fascista"chiunque non fosse di sinistra, specie nel campo della produzione artistica e che fosse molto difficile sfuggire alla pressione esercitata dal "main stream", va detto che Battisti, durante e dopo il periodo con Mogol fu soprattutto artista "esistenzialista" e quasi "postmoderno"

Il suo "tradizionalismo" non era affatto passatismo ma semmai egli, avendo, forse inconsciamente colto certe tematche (ben presenti in alcuni grandi della letteratura europea quali Camus o Musil tanto per fare dei nomi)era gia' proiettato nel futuro avendo superato la facile retorica di stampo ideologico, il didascalismo che invece molti suoi coleghi (leggi appunto Bertoli, ma non solo lui) sfruttavano per ...vendere e vendersi.

Tra l'altro dissento anche col definirlo "non-Prog" se con questo si intende "progressive" dato che solo in Italia il progressive "doveva" avere implicazioni politiche obbligatorie, nel resto d'Europa specialmente in UK artisti progressive potevano benissimo non darsi alla politica o dichiararsi apertamente di destra senza che nessuno, se non gli italiani, lo vedessero come un problema "musicale".

Lucio, o meglio Lucio/Mogol eran semplicemente poeti della quotidianita' ed incredibilmente sensibili a cogliere le inquitudini e le perplessita' dell'uomo comune, cosa che sicuramente, a dispetto dei detrattori politicizzati, contribui' non poco al loro successo. Gia' perche' anche allora vi eran momenti nei quali anche i "grandi militanti", si spogliavano dell'eschimo, e deposta la chiave inglese, si ritrovavano a confronto con le proprie "emozioni" ed era li che l'arte di Lucio sapeva arrivare ... dritta al cuore, con le semplici "pennellate" con le quali Mogol sapeva affrescare le "stanze del quotidiano".

Ed amche rispetto alle collaborazioni, certo loro sceglievano i migliori diponibili: forse Radius sara' stato di destra, ma era anche uno dei migliori chitarristi italiani all'epoca, non so se anche Mussida stesse a destra, ma, proprio investigando nelle radici "colte" del progressive internazionale esso mai fu un genere "popolare" (come poi i sostenitori del punk faranno ampiamente notare); non si diventava grandi artisti progressive nelle strade, molte volte ci voleva il Conservatorio (con tutto quello che l'appartenenza ad un'elite poteva comportare), e Lucio era troppo attento alla qualita' per sacrificarla in nome di etichette ideologiche.
Certo e' che la sua produzione, anche ascoltata oggi, a quasi quindici anni, dalla sua scomparsa, sa ancora parlare, mentre quella degli "engage'" (nel senso di Sartre) suoi contemporanei, ormai ci appare come un linguaggio arcaico e quasi incomprensibile.

Rick

J.J. JOHN ha detto...

Grazie Riccardo. Ho letto con piacere il tuo intervento fermo e circostanziato.

Io, ti dirò la verità, ho sempre preferito considerare Lucio come un musicista che viveva "nella" e "della" sua arte.
Il suo "essere apolitico" era certamente una colpa per quei tempi, ma occorre considerare che, da personaggio pubblico qual'era, dovette accollarsi anche le idee di Mogol che amio avviso, fascista lo era davvero.

Di fatto l'immagine "di destra" di Lucio da un lato venne costruita a tavolino con la famosa foto del "saluto a braccio alzato", ma dall'altro, risiedeva più realisticamente nei testi di Mogol.

Sul Battisti-prog, no: Battisti non era progressive non tanto perchè non "potesse" esserlo per immplicazioni politiche, ma perchè la sua musica non faceva parte di quel genere.
Ne trasse ispirazione, quello si, ma non ebbe una sufficiente interazione col movimento pop da poterne far parte.
Da produttore si, ma da cantante mai.

Che poi il Progressive sia nato come musica "poco popolare", anche di questo dovremmo discuterne.
Certamente il prog necessitava di una tecnica non comune, ma non per questo occorreva per forza pagarsi il Conservatorio.
Fu un modo del tutto inglese di riappropriarsi di un'identità a rischio. Funzionò, e venne esportato demandando a ciascuno dei paesi destinatari la sua libera interpretazione.

Ultima nota per Pierangelo che tra l'altro ho conosciuto personalmente.
A prescindere da fatto che non puoi paragonarlo con Battisti che era di una generazione prima, ma non dire che "utilizzò il suo didascalismo per vendersi".
Lui era semplicemente fatto così: un sano pur se rigido figlio di una terra militante.
Ed è stato un bene per tutti che abbia detto le cose che ha detto: semplici, genuine e dure pur se a volte ingenue.
Mogol, in quel senso, era troppo borghese per arrivarci.
Lucio e Pierangelo sono stati latori di due tipi di emozioni che comunque vanno profondamente rispettate.

Mi fermo qui e spero di risentirti per nuovi confronti

Grazie ancora
John

roberto ha detto...

Ciao a tutti, sono roberto, nuovo ed entusiasta lettore.

Non posso che iniziare sottolineando come abbia con piacere scoperto recentemente questo bellissimo blog, ricco di spunti e di consigli, di opinioni e discussioni costruttive che partono dalla musica per cercare di allargare il discorso ad una contestualizzazione della stessa nell'Italia di quegli anni (con ottimi risultati, aggiungerei).

So di non essere in grado di capire l'atmosfera di quegli anni, non avendoli vissuti se non nelle parole di chi c'era. Provo comunque da un lato ad immedesimarmici avendo molto a cuore il problema per appartenenza politica e perché rappresenta una pagina importante di storia, sebbene da un altro lato il mio approccio è teso ad analizzarle con la presunta lucidità dei 40 anni trascorsi che potrebbero renderci capaci di comprendere le ragioni delle varie fazioni piuttosto che continuare a contrapporle in maniera se non anacronistica sicuramente poco producente.

Per cui, comunque, complimenti a John e a tutti quelli che con sobrietà e trasporto riescono ad animare queste pagine con discussioni così interessanti.

Dopo questa (per me doverosa) premessa, intervengo nel topic.

Innanzitutto, pur comprendendo come in quegli anni il movimento avesse bisogno di cercare conferme nell'istituzione di regole e dettami che i compagni erano obbligati a seguire, e che, dall'altra parte, rendeva avversari tutti coloro che ad essi non si conformavano, ritengo comunque un limite questo atteggiamento, limite che portò poi a fagocitare spesso senza (troppo) criterio elementi complessi e di varia natura. Un esempio, le reazioni del movimento verso il compagno De Andrè pre-1973, e le prese di distanza post “Storia di un impiegato”, quantomeno miopi.

Mettiamoci una bella dose di etichettamento all’italiana, semplicistico, opportunistico e figlio di molta insicurezza, e avremo i presupposti della questione Battisti.
Almeno, mi pare difficile non riuscire a riconoscere come fosse profondamente insensato bollare un artista come fascista senza prove certe, sapendo che si potevano rovinare carriere promettenti nel caso di giovani artisti (come splendidamente spiegato nelle pagine sui Museo Rosenbach).

Lascio perdere poi il polpettone di accuse così contraddittorie (come si sottolineava, accuse di fascismo E di qualunquismo, un obrobrio concettuale).

A nessuno del movimento è poi saltato in mente che la questione Battisti ha poi portato ad unire come spesso avviene in questi casi, interlocutori opposti, sodali e complici per ragioni opposte? Coi miei occhi di oggi, il movimento non riesce a distinguersi dalla stampa patinata, entrambi a giudicare Battisti, entrambi senza ragioni apparentemente solide (a meno che ovviamente la scelta di vivere in maniera riservata sia una colpa e non una scelta, appunto, per quanto non condivisa). Gli estremi anche in questo caso si sono attratti, e per chi viene dopo, nessuno ci ha fatto una bella figura.

roberto ha detto...

Certo, in quegli anni l’impegno era tutto, ma questa non è certo una giustificazione, anzi, al massimo è un’aggravante, perché si pretendeva che i cantautori sopperissero al mancato attecchimento degli ideali del movimento, o almeno così, spietatamente, appare.

Le problematiche di quegli anni erano complesse tanto che non possiamo ridurle a rosso vs. nero, o dimostreremmo di non aver capito nulla dalla lezione di Pasolini, che fu il primo a dire (con cognizione di causa) che spesso i poliziotti erano i veri figli del proletariato, mentre gli universitari al mondo borghese appartenevano e, ahimè, al mondo borghese e reazionario sono poi in stragrande maggioranza, ritornati. Ma ovviamente la tessera PCI di Pasolini è stata stracciata, quindi non era un compagno, anzi, per osmosi, ovviamente potremmo accusarlo di qualunquismo, squadrismo, fascismo, etc etc.
Insomma, provocazioni a parte, non possiamo ridurre tutto a “boschi di braccia tese” e “mari neri” che poi davvero hanno un altro significato e dubitarne fa veramente impressione (siamo seri, dai…)

Sono d’accordissimo col non considerare Battisti un artista prog, molto meno su Anima Latina, che invece dal mio punto di vista è conforme ai canoni musicali in questione ()
Poi certo, se vogliamo vedere che ha cavalcato un’onda, possiamo farlo, ma allora, purtroppo, chiudiamo baracca e burattini ragazzi, perché in Italia nulla è stato inventato da quel punto di vista, e l’altro modo di dire che si è cavalcata un’onda è semplicemente avere avuto ispirazioni e averle rielaborate poi a modo proprio.

Sono poi ancora più perplesso nei confronti di chi dice che alcuni musicisti andavano dove c’era la grana. Insomma, stiamo parlando di musicisti, persone che vivono la musica come professione, e qui si scagliano pietroni, come a dire che Emozioni e La buona novella fossero le peggiori canzonette del peggior fenomeno da baraccone e non due dischi con i controc*#zzi, progetti musicalmente validi ed appetibili per suonatori validi come gli ex Quelli.

Quindi non so se si è un po’ sconfinato, il bello delle discussioni è quello e io decisamente più che riportare il discorso sul piano originario ho continuato la discussione con piacere, ma mi pare che sia diventata poco obiettiva e troppo partigiana, in un senso e nell’altro, e più che giudicare ed additare lo scopo del nuovo livello della discussione penso fosse quello del confrontarsi, come suggeriva John a più riprese.

E la dimensione del confronto purtroppo mi pare di poter notare come mancasse in quegli anni, quando anche un movimento composto da persone intelligenti puntava più che a confrontarsi in un tentativo di superamento dialettico di differenze non radicali, puntava a puntare il dito (mi si passi la ripetizione) contro i venduti contro i qualunquisti e fascisti, io qui ci vedo dello squadrismo, e non mi interessa il gioco dell’ “hanno iniziato loro”, un movimento culturale non può avere queste derive che purtroppo son tipicamente italiane, noi creiamo fazioni, e ci concentriamo sul distinguere queste fazioni anche quando ci sarebbe da lavorare per crescere insieme grazie alle differenze.

roberto ha detto...

Insomma, giudicare uno che non prende posizione in pubblico (quando poi si sa che si tratta di una persona semplicemente riservata e libera di non voler dire chi vota o non vota) è fascista, punto e basta. Ma noi siamo così. E la rabbia perché il popolo italiano è moderato e non ha (purtroppo, dal mio punto di vista) voluto seguire ideali nobili scegliendo il telecomando alla strada (perché così poi andò a finire) non giustifica questo atteggiamento, che poi oggi consente di guardare con sospetto al musulmano o all’immigrato (perché non mi si venga a dire che la deriva di quell’atteggiamento non porta a quello, o non porta a prendermi del terrone su un autobus a Sydney, Australia, nel 2012, ci credete?).

Le cose son sfuggite di mano? Sì. Colpa del movimento? Anche, ma non è questo il punto, il punto è che si è voluto intervenire allora su ambiti che potevano esser lasciati stare, e questo è stato controproducente, a prescindere dalle valide ragioni di base che hanno portato milioni di persone a vivere uno scontro terribile e probabilmente più grande di loro contro forze sicuramente troppo più forti e potenti (e oscure, aggiungerei).

Ovviamente mi anima il più grande rispetto nei confronti di chi quegli anni li ha vissuti, persone da cui non posso non avere da imparare, ma, a mente fredda, i nostri ragionamenti potrebbero e (forse) dovrebbero puntare a sottolineare i problemi rimasti irrisolti e le vie per uscirne, piuttosto che rinnovare le stesse contrapposizioni con 40 anni di “ritardo”, insomma, non sarebbe poi male capire come da quella società così sovraccarica di impegno siamo ora arrivati all’esatto opposto, una società in cui il disimpegno è d’obbligo.

Ed è la fortuna di chi quei tempi li ha solo studiati, il potersi permettere questo atteggiamento distaccato che non significa meno appassionato, come capisco che sia difficile per chi allora c’era e lottava, analizzare quell’epoca con i nuovi parametri che il tempo trascorso ha inevitabilmente posto davanti agli occhi di noi osservatori.

Mi scuso per la prolissità e vi auguro buone ferie estive, vivendo io in Australia vi invidio un po’, dato che sto trascorrendo il mio primo agosto invernale e le ferie le vedrò solo tra qualche mese (forse). Spero di non esser stato troppo contorto e ripetitivo, grazie comunque per l’opportunità e per la pazienza.

Roberto

Anonimo ha detto...

La questione Movimento-Battisti fu a mio avviso molto piiù "percettiva" che giustificata, ma è anche vero che gli anni '70 erano un periodo in cui la percezione era al di sopra di ogni cosa.
Il continuo "parlare del se" nei testi Mogoliani era pertanto marchianamente di destra con notevoli picchi controrivoluzionari: ricordo "Il leone e la gallina"quanto fosse odiata dalle compagne femministe.
Del resto, i cantautori furono un mezzo comodo per bypassare un dibattito più complesso che non riusciva a districarsi e in quel mare affondarono in parecchi.
Qualcuno si riprese, altri no.

Tenuto poi conto che il movimento italiano aveva radici molto più radicali che non altri in Europa, si spiega la durezza delle posizioni di allora: forse poco giustificabile oggi in cui tutto il vissuto è "immaginario", ma negli anni '70 "tutto era politico".
Come disse Negri, il problema di fondo fu (forse) quello di "liberalizzare" ancor prima di "organizzare", ma lo spontaneismo, come hai accennato tu, è parte della nostra cultura.

Su "Classic Rock" cerchiamo di ragionare, appunto, con la mentalità di quegli anni perchè sarebbe impossibile analizzarli altrimenti.

Dovremmo "puntare a risolvere i problemi rimasti irrisolti"? Vero! Ma se non ce l'abbiamo fatta in 40 anni, tanto vale fare della storia, cultura.
Ecco perchè siamo qui a discutere.

JJ

roberto ha detto...

E' ovvio che un approccio storico sia necessario visto l'argomento, ma il bello di queste discussioni e' anche provare ad analizzare i problemi secondo prospettive diverse, aiutati dall'acqua scorsa sotto i ponti.

E quindi si', allora funzionava cosi', ma questo non vuol dire che non si possa oggi (visto che ieri non lo si e' fatto), comprendere oltre che prendere atto.

Insomma, mi sta bene che allora tutto fosse politico, ma son l'unico che vede i limiti di quella visione? E non mi riferisco solo a Battisti, ma all'intero panorama musicale dell'epoca.

Prendiamo i Museo Rosenbach, che, a differenza di Battisti son stati stritolati dall' "italiettita'" (se mi consentite il neologismo) del movimento, perche' di questo si tratta.

Insomma, per me e' davvero difficile credere che allora si fosse cosi' pecore, che nessuno abbia sollevato il problema di come Nietzche cosi' come Heidegger son pensatori che il nazismo ha tirato per la camicia al suo interno ma che non hanno in se nulla a che vedere con i suoi ideali. Non c'era nessuno studente o appassionato di filosofia allora? O c'era (sul modello cattolico di ua chiesa romana) una "filosofia buona" e una "cattiva" brutta brutta che non si deve neanche nominare?!?

Se questo era il mondo del movimento beh allora i problemi del movimento erano i suoi componenti e non il mondo esterno, data la limitatezza culturale che ne emerge. E non mi si dica che non c'era tempo per pensare alla filosofia, perche' allora non ci si poteva nemmeno mettersi ad ascoltare musica (senza contare poi come un tema carissimo a Marx fosse proprio dare a tutti la possibilita' di avere pieno uso del tempo libero, ma questo e' un altro discorso, dato che son convinto che se allora qualcuno avesse messo in giro l'idea che Marx era fascista non sarebbe passato molto tempo prima che tutti ci credessero).

Son tanto prolisso ed incazzato perche'il tema mi sta molto a cuore, e ovviamente mi scuso con chi ne ha abbastanza delle mie elucubrazioni...

Soprattutto se penso alla fine che gran parte di questi censori austeri militanti severi han fatto, oggi occupano i posti "rispettabili" della buona societa', o le "stanze dei bottoni", e dei loro ideali, accantonati con il suono della campanella, come vuole la migliore tradizione democristiana.

Posso capire un dibattito acceso, ma intelligente, incazzato ma tollerante, contrastante ma rispettoso, ma quell' ottusita' e' semplicemente un'offesa all'intelligenza altrui (intendo solo cio' che ora portava a fare questi ragionamenti, ovviamente).

Si e' voluto chiudere la porta alla costruttivita' e ora per il disincanto di alcuni, per il rinnegare di tantissimi, e per le paure di molti, si vota sempre la stessa gente, non si fa una manifestazione decente che una (escludendo ovviamente quelli che si stanno incazzando di nuovo, ma forse solo perche' c'e' la crisi, mica perche' siamo un paese culturalmente in coma), e i processi piu' seguiti son quelli legati al calciomercato o alle nomination del GF.

L'ottusita' di oggi e' figlia di quella di ieri, perdonatemi se metto l'accento su questo anziche' accettare serenamente il fatto che allora funzionava cosi' punto.

Putroppo molti, troppi arrabbiati sono ahinoi stati portati via, ma la maggior parte son saliti sul carro dei vincitori. Adesso ce ne sono di nuovi che si affiancano ai superstiti di ieri, o almeno a me piace pensarla cosi'.

roberto

J.J. JOHN ha detto...

Sulle contraddizioni del movimento si potrebbe scrivere un libro intero.
Personalmente però preferisco analizzarlo esclusivamente come prodotto storico. Questo non tanto perchè non abbia un'opinione in merito, ma perchè perlomeno in questa sede trovo superflue le accuse quanto le difese.

Mi trovo d'accordo con te Roberto e con molti altri su quanto è stato detto su questa scheda.

Sul il fatto però che il movimento abbia fatto a pezzi Battisti, i Museo e più tardi De Gregori, o che molti dei suoi componenti scattino oggi al "clic" dei cartellini, preferisco essere più distaccato.
Non è per colpa loro che oggi non c'è più un minimo di trasgressione e neppure se allora essa fu eccessiva: ci sono concause più ampie.

Il Prog così come il movimento e la controcultura italiani furono il frutto di un percorso storico unico nell'Italia moderna e mai più ripetuto.
Per questo hanno prodotto, oltre che cultura, anche lacerazioni. Ma per quanto eccessive fossero furono comunque necessarie al loro contesto.

roberto ha detto...

D'accordissimo con te su molte cose, preciso che non voglio accusare nessuno, ma il mio approccio e' un approccio a posteriori, non ho vissuto quegli anni e quindi li analizzo con le categorie che mi sembrano pertinenti, si tratta quindi di un approccio diverso, non prendere la mia animosita' come critica nei confronti del uo approccio ovviamente.

La colpa del fare a pezzi gli artisti e' comunque stata grave a prescindere da chi si e' ripreso e chi no, grave perche' sintomo di intolleranza e di incapacita' a discutere, e grave musicalmente perche' ci ha privato di tanto, e, questo, lacerazioni o meno, e' comunque criticabile.

Il clic dei cartellini per chi come me e' nato e vissuto nell'era "post-" qualsiasi cosa, e' sicuramente un elemento che non nascondo di disapprovare tanto, pur riconoscendo che forse il tuo distacco sia piu' emozionale della mia "rabbia".

Sulla necessita' delle lacerazioni non ho nulla da aggiungere al tuo pensiero che esaurisce appieno la questione, piu' che altro e' questo nulla che ci circonda che non riesco a non considerarlo come figlio anche degli errori di allora, e, visto che ci tengo, so di apparire particolarmente incattivito, ma spero di esserlo costruttivamente... Sicuramente allora si faceva tanta cultura, e' che son proprio tanto incazzato dalla pochezza di ora....

le lacerazioni poi furono eccessive non so fino a che punto, nel senso che c'era tanto bisogno di esse, forse eccessive son state le reazioni ad esse e le interpretazioni di esse, ma questo e' un altro discorso...

roberto

J.J. JOHN ha detto...

Tieni conto che nel mio lavoro con Primo Moroni abbiamo fatto risalire le origini del movimentismo alla "resistenza tradita" nel dopoguerra (Vedi libro: Martin, Moroni "La luna sotto casa" Ed.Shake, Milano 1997), sottolineando come già allora vi fosse stata una prima grossa spaccatura a sinistra.
Questa non si risolse mai e ne seguirono altre delle quali quella che generò l'Underground degli anni '70 risalì al post Piazza Fontana.

E' facile dunque comprendere come all'interno del movimento vi fossero più progettualità anche molto stridenti tra loro.
Del resto però, il non averli mai risolte fa parte di un percorso storico in cui è difficile addossare univocamente una responsabilità.
Personalmente, lo prendo come un percorso e basta e lascio il resto ai politologi: io sono un analista di sistemi urbani.

---------

Il silenzio che regna ora - la pace terrificante" come la chiamò De Andrè - è frutto di quasi 30 anni di neoliberismo in cui si è bruciato troppo capitale rispetto alle reali possibilità del sistema.

L'apatia socio-culturale, ti chiedi? Ah, quello è un mistero tutto italiano. Non mi aspetterei molto di più da chi elegge uno che ti promette "un milione di nuovi posti di lavoro".
Sono stati creati? Si certo, ma in Polonia, in Croazia e credo anche in Bulgaria.
Un affettuoso saluto
JJ

rael ha detto...

Ribadisco il concetto di Regolo, a Battisti della politica gliene fregava meno di zero...le uniche cose "politiche" ma non "partitiche" che appoggiò furono le idee ecologiche di vaga matrice hippie di Mogol.

roberto ha detto...

Manco da un po' di tempo a causa di impegni di lavoro, proprio il lavoro che dovrebbe rendere liberi (scusate ma la citazione è d'obbligo), e vedo che si continua a discutere...
John, bella la tua (la vostra) interpretazione del legame tra movimento e resistenza, appena potrò cercherò di recuperare il libro, vivendo in Australia è un po' complesso...
Diciamo che come sempre mi faccio un po' troppo trasportare, e so di risultare aggressivo, ma non cerco certamente di addossare responsabilità nei confronti di nessuno, e riconosco come un movimento tanto frammentato e tanto eterogeneo potesse facilmente puntare anche inconsciamente sul chiudersi e combattere un mondo esterno visto come ostile piuttosto che cercare di sviluppare un processo dialettico non necessariamente di inclusione, ma quantomeno di confronto, e questo credo sia il limite che la storia mi ha insegnato di quel periodo, che però è troppo complesso per provare a risolverlo con una manciata di post...
Certo, è esagerato vedere legami tra l'apatia attuale e la questione Battisti o Museo, diciamo che pur con tutte le attenuanti, vedere in un quadro controverso in copertina e in un discorso su Nietzsche una deriva fascista mi appare quantomeno pregiudiziale, e, da più che appassionato di filosofia quale sono, non sopporto proprio etichette e pregiudizi, soprattutto su pensatori. Ma forse mi sono accanito un po' troppo.
D'accordissimo sulla tua visione della causa principale dell'apatia attuale, io ci vedo anche una fuga dell'italiano notoriamente moderato, dal periodo dell'impegno, della passione e degli scontri che proprio la nostra moderazione come popolo contribuì a portare all'esasperazione da un lato, e a scemare per poi scapparne terrorizzati dall'altro. Ma forse son troppo sociologico nel mio approccio.
Comunque anch'io a parte le mie "accuse" reputo la storia del movimento come un percorso, anche se le analisi e le interpretazioni mi attirano troppo...

salutandoti con affetto, chiudo con un'altra citazione, come disse tempo fa qualcuno migliore di me, "un pugno nello stomaco ogni tanto ci vuole"...

roberto

J.J. JOHN ha detto...

Roberto, ma tu vivi davvero in Australia?
Mi scrivi privatamente che dovrei chiederti una cosuccia? Grazie.

Intanto, se vuoi dare un'occhiata qui...

http://www.amazon.com/Milano-rivolta-esistenziale-movimenti-politici/dp/8888865446/ref=sr_1_4?ie=UTF8&qid=1348738896&sr=8-4&keywords=primo+moroni

roberto ha detto...

Chiedo scusa, vado completamente fuori tema ma è una cose che voglio condividere con tutti voi...
Vivo in Australia, a Melbourne per la precisione, e l'altro giorno cercavo su internet notizie relative ai concerti della primavera estate 2012 qui nella terra dei canguri.
Imbattendomi nella Melbourne Music Week, che sarà a novembre, per poco mi prende un colpo.
il 21 novembre 2012 a Melbourne ci sarà un concerto dei Goblin........
Sto ancora ridendo come un pazzo....
vi dirò, non sarà il 1975, non saranno il Banco di Mutuo Soccorso nè gli Area, ma io, a vederli, ci vado....

roberto

aliante ha detto...

Roberto, scusa una mia banale curiosità, ma in Australia sono davvero noti gli artisti dell'attuale musica leggera Italiana
tipo i vari Ramazzotti, Pausini, Ferro e l'immancabile Zucchero "Battisti/Cocker" Fornaciari, oppure è solo una leggenda?

Grazie.

roberto ha detto...

Ciao aliante, scusa il ritardo nella risposta...
Dunque, che io sappia qui la musica italiana non è molto considerata, vivo qui da un annetto e di tutti gli australiani che ho conosciuto non ce n'è uno che abbia tirato fuori conoscenze musicali in tal senso (non frequento solo rockettari, anzi).
diciamo che qui il pubblico si divide in tre grandi famiglie, ossia, il country locale, il rock in tutte le sue declinazioni, e l'universale commerciale-tunz tunz con tutte le sue derive che non conosco nè capisco (house techno etc. etc.).
insomma, la musica melodica per la mia esperienza posso dire che non è granchè considerata, al contrario per esempio dell'America Latina dove è risaputo che i nomi che hai fatto tu siano conosciuti al grande pubblico, ma dove anche i locali fanno musica simile, e quindi c'è audience e mercato.
L'unico contatto che ho avuto con uno dei nomi che hai fatto tu è stato un taxi che fermo al semaforo con i finestrini aperti sputava fuori una canzone della Pausini, ma devo dire che gli italiani qui son talmente tanti che immagino lo fosse il tassista....

scusa ancora per il ritardo,

alachetuè!

aliante ha detto...

Grazie Roberto, era una semplice curiosità per verificare se i nostri "pompati" big della leggera Italiana
sono davvero così celebri all'estero.

Alachetuè!

Anonimo ha detto...

Vi lascio la mia opinione. Battisti aveva molti difetti umani: scontrosità, presunzione, ingratitudine. Non era certo un "piacione" e neppure voleva esserlo. Questi difetti dell'uomo, in un paese come l'Italia, etichettarono anche l'artista.
La sua musica era lontanissima dal calderone sinistrista dei primi anni '70, dove tutti facevano musica "impegnata" o fingevano di farla. Con due lodevoli e grandi eccezioni: Battisti ed i Pooh, entrambi finiti con il marchio di fascisti addosso.
L'assurdità del marchio penso si commenti da sé, in un'epoca dove stangate di "fascisti" se le beccavano pure personaggi come Mina, Macario e Renato Rascel. In quanto all'artista, trovo ingeneroso tacciare Battisti di opportunismo ed eccessivi legami con il "mainstream".
Io ritengo che la storia del progressive rock non sarebbe neppure stata scritta senza una canzone come "29 Settembre", uscita (ricordiamolo) nel 1967 quando, beat (e cover) a parte, le serenate di Claudio Villa, Luciano Tajoli e Nilla Pizzi la facevano ancora da padrone in un panorama musicale che dire ingessato era dir poco e dove gli Yardbirds di Jeff Beck venivano chiamati "gallinacci". L'uomo si prestava a critiche fondate, ma l'artista è stato il grande innovatore della musica italiana, senza il quale saremmo ancora fermi ai tempi dell'operetta (che, ahimè, è sempre in agguato e grazie ai tre tenorini della Clerici sta tornando di prepotenza).

Anonimo ha detto...

Vi lascio la mia opinione. Battisti aveva molti difetti umani: scontrosità, presunzione, ingratitudine. Non era certo un "piacione" e neppure voleva esserlo. Questi difetti dell'uomo, in un paese come l'Italia, etichettarono anche l'artista.
La sua musica era lontanissima dal calderone sinistrista dei primi anni '70, dove tutti facevano musica "impegnata" o fingevano di farla. Con due lodevoli e grandi eccezioni: Battisti ed i Pooh, entrambi finiti con il marchio di fascisti addosso.
L'assurdità del marchio penso si commenti da sé, in un'epoca dove stangate di "fascisti" se le beccavano pure personaggi come Mina, Macario e Renato Rascel. In quanto all'artista, trovo ingeneroso tacciare Battisti di opportunismo ed eccessivi legami con il "mainstream".
Io ritengo che la storia del progressive rock non sarebbe neppure stata scritta senza una canzone come "29 Settembre", uscita (ricordiamolo) nel 1967 quando, beat (e cover) a parte, le serenate di Claudio Villa, Luciano Tajoli e Nilla Pizzi la facevano ancora da padrone in un panorama musicale che dire ingessato era dir poco e dove gli Yardbirds di Jeff Beck venivano chiamati "gallinacci". L'uomo si prestava a critiche fondate, ma l'artista è stato il grande innovatore della musica italiana, senza il quale saremmo ancora fermi ai tempi dell'operetta (che, ahimè, è sempre in agguato e grazie ai tre tenorini della Clerici sta tornando di prepotenza).

JJ John ha detto...

"La storia del progressive rock non sarebbe neppure stata scritta senza una canzone come 29 Settembre".

Un po' osée come affermazione, ma l'Epifania ci rende tutti più buoni e tolleranti.

Anonimo ha detto...

battisti era fascista. lo si evince da testi e comportamenti vari (molti dei quali sopracitati); fabrizio de andrè era anarchico ma essendo questa utopia, in "vecchiaia" era rientrato un pò a sinistra; tenco era socialista, così come mina.

JJ ha detto...

In realtà, credo a che a Lucio importasse poco della politica. O almeno questo è quanto mi hanno riferito molti suoi amici. Il vero fascista, a mio avviso, era Mogol.

roberto ha detto...

Che Battisti potesse essere qualunquista, e' una lettura che ci arriva da diverse parti quindi possiamo considerarla abbastanza attendibile, aiutati anche dal fatto che lui non fece quasi nulla per smentire questa voce.
Che soprattutto nel periodo 73/75, il qualunquismo fosse un peccato mortale quanto se non piu' del fascismo (e che spesso e volentieri si confondessero questi due atteggiamenti senza troppa soluzione di continuita'), e' altrettanto attendibile.

Quello che non mi torna e' come ci si concentri su Battisti quando, da commenti di utenti che quegli anni li hanno vissuti, leggiamo come:
- Mussida simpatizzera' poi per AN,
- La PFM andasse dove c'erano i denari,
- Elio D'Anna era risaputamente fascista ma, per citare l'intervento di Marta nel post sui "Nova": "Sapevamo che Elio era un fascista, ma non ci facevamo troppo caso fino a dopo il Be In..."

A quel punto mi viene da chiedere se non si possa valutare Battisti per la musica che componeva, d'altra parte sembra che sia lui l'unico artista sotto processo, in una maniera un po' sterile che mi ricorda tanto la critica manconiana a "Storia di un impiegato" di De Andre', pur tenendo presenti le debite differenze e distanze.

Un piccolo inciso, non sto con questo mettendo in discussione l'impostazione del blog, e la lettura del Movimento e del suo inscindibile rapporto con la sua espressione musicale, non considero Battisti un artista prog, dico solo che proprio in virtu' dell'impostazione del blog allora bisognerebbe discutere (o ri-discutere) tutti i gruppi analizzati qui, a parte forse solo Area, in quanto tutti hanno, prima o poi, avuto momenti intimistici di analisi del "privato", e tutti hanno quindi confermato coi fatti che una distinzione tra dimensione pubblica e privata in ultima istanza ci fosse anche secondo esponenti della cultura prog (ricollegandomi in questo alle domande che faccio a John nel topic su "Maledetti"), nonostante il Movimento cercasse di concentrarsi sull'analisi della dimensione pubblica e sociale.

Riguardo alla misoginia dei testi, alcune delle canzoni citate, "Il Leone e la Gallina" e "Dieci Ragazze", a me danno l'impressione di storie precise di sbruffonaggine dovuta a una delusione d'amore, e chi non c'e' passato?
A questo proposito, chiudo con una provocazione, visto che si parla di misoginia, se vogliamo cercare il pelo nell'uovo anche "La Ballata dell'Amore Cieco" non ci regala (a voler essere maliziosi) una visione lusinghiera dell'universo femminile, che si fa, si processa anche Faber (per misoginia???)???

Alachetue'!

J.J. JOHN ha detto...

Per quanto ne so, a Battisti non gliene importava nulla di politica. E questo me lo confermò anche Roby Matano (suo intimo amico e collega dai tempi dei Campioni) quando lo intervistai per il mio ultimo libro "Gast(rock)nomia".
Lucio si faceva letteralmente i fatti suoi, e semmai il vero fascista dell'accoppiata era Mogol. Opinione che ebbi modo di riferirgli personalmente.
Se poi "Il leone e la gallina" ti sembra ironica, prova a chiederlo a qualche militante del Movimento Donna e senti cos'ha da dirti.

"La ballata dell'amore cieco" era in origine una poesia di Jean Richepin incisa per la prima volta nel 66 da Marzia Ubaldi, quindi possiamo assolvere De André.

Infine, il famoso slogan "il personale è politico" ebbe un impatto sul movimento solo a partire dall'entrata in campo del Movimento delle Donne. Quindi, 73/74.
Prima si parlava di "sé", di "analisi", di "introspezione", almeno fin che sopravvisse l'Underground.

Il concetto di "privato" ha vissuto quindi due fasi: la prima intimista ed esplorativa, la seconda di totale messa in gioco, e forse pure troppo dato che, probabilmente, la prima fase non si era ancora completata.
E questo fu, purtroppo, uno dei tanti errori del Movimento.

Raffaella ha detto...

Scusa JJ, cosa ti rispose Mogol?
Bacio
Raffaella

J.J. JOHN ha detto...

Mi avvalgo del diritto di non rispondere.
Bacio
John

roberto ha detto...

Scusa John ma mi sono un attimo perso.
Se Battisti era considerato fascista perche' parlava della sola dimensione privata, considerando quando ha iniziato a cantare, possiamo dire che l'etichetta era sbagliata?

Ho gia' detto che magari era qualunquista (e cantare i versi di Mogol non aiutava), e che questa era una colpa grave abbastanza per il Movimento, ma se, come dici tu, l'analisi della dimensione privata fu oggetto di discussione da parte della Controcultura, allora non capisco tutta questa animosita' SOLO contro Battisti, alla luce delle testimonianze che ho riportato qui sopra su:

- Mussida;
- PFM;
- Elio D'Anna

Infine, la misoginia. Non discuto sull'interpretazione che le compagne dessero dei suoi versi, ma a 40 anni di distanza possiamo dire che alcune prese di posizione si possono discutere (vedi Museo Rosenbach)? "Il Leone e la Gallina" non e' ironica, attenzione, scusate se son stato poco chiaro, ma ho parlato di "sbruffonaggine dovuta ad una delusione d'amore", con quindi rabbia, frustrazione e tentativo di nascondere il dolore dietro una facciata (costruita) di durezza, aggiungendo "e chi non c'e' passato?" a sostegno della mia tesi secondo cui e' una tematica individuale e come tale va trattata.

Ho quindi prevenuto una possibile obiezione sull'inapproprieta' o meno di parlare in quegli anni di "personale", chiedendo chi, a parte Area, anche DENTRO il Movimento Prog (e Battisti, lo ripeto, NON era dentro questo Movimento), non abbia mai compost una canzone introspettiva.

Spero di essere stato piu' chiaro.

Alachetue'!

luigi ha detto...

Lucio Battisti era un grande compositore degno di stima, forse il piu' grande compositore Italiano di tutti i tempi, poco apprezzato all'estero perche' poco sponsorizzato ed egli stesso volutamente restio....Chiamarlo fascista non mi va di dirlo perche' non apparteneva a nessun movimento politico, anche se molti asserivano ma senza alcuna documentazione che finanziava movimenti di destra.....Che avesse idee di destra e comportamenti esistenziali di destra e' palese constatarlo, vista la simbiosi con il grande Mogol i cui testi rispecchiavano discorsi metropolitani in cui l'emozione prevaleva sui sentimenti diventando la chiave unica e unilaterale sulla gerarchia uomo donna, per cui la figura femminile diventava sempre l'oggetto di sofferenza intensa per l'uomo e mai il completamento bilaterale di un amore profondo...

mogol_gr ha detto...

C'era stato Batista a Cuba.

Serge ha detto...

Capitato qui per caso, leggo esterrefatto un tal J.J.John giustificare l'atto della squilibrata ValeriA(sic) Solanas " quella che appunto sparò al mercificatore Andy Warhol". Solo in Italia si leggono tali imbecillità, frutto di un'ignoranza abissale e di una pseudocultura fondata sul sentito dire. Scum potrà essere anche essere interessante come materiale per saperne di più un caso clinico, ma la sua fama postuma risiede solo nella morbosità legata all’atto criminale – non diversa dai pusillanimi che godono sui dettagli raccapriccianti raccontati da Vespa il mafioso.
Cioè, scusate, ma stiamo parlando della Solanas, la stalker mentecatta che distrusse la vita di un uomo condannandolo a brutali sofferenze per il resto della sua vita perché "he had too much control in my life"?
Quella che sparò ad altre due persone accanto a Warhol risparmiate solo perché la pistola si era inceppata?
Quella che si beccò SOLO 3 anni di prigione per un tentato triplice omicidio? (E lo sapete che Warhol, il "mercificatore", si rifiutò di testimoniare contro di lei?)
La Solanas, che, dopo essere uscita di cella, continuerà a perseguitare Warhol ed altri finché non fu di nuovo rinchiusa? (A Lou Reed gli fecero l’elettroshock perché gli piacevano anche i ragazzi, questa fu dichiarata una martire da altre imbecilli che giustificarono il suo gesto).

J.J. JOHN ha detto...

Come ben sanno i miei lettori, non sono solito rispondere a certe amenità. Mi limito pertanto a chiarire la mia posizione affinché altri cafoni non mi fraintendano.
Non ho "giustificato" Valerie Jean Solanas (Valeria cona la "a" nell'edizione originale italiana di SCUM del 1968 e nella maggioranza delle ristampe): quello nei confronti di Warhol fu un atto criminale compiuto da una persona disturbata. Punto. E neppure voglio sindacare la sentenza che le inflisse "solo" tre anni. Sono uno scrittore, non un giudice.

Ciò che ho fatto invece, è consigliare - nel momento in cui mi è stato chiesto - un paio di letture di partenza per avvicinarsi al Femminismo: "Dalla parte delle bambine" di Elena Gianini Belotti sicuramente, e all'estremo opposto, SCUM della Solanas che non è nè "materiale per saperne di più su un caso clinico", nè un libro la cui "fama postuma risiede solo nella morbosità legata all’atto criminale".
E' semmai un'opera estrema (come in uso all'epoca negli ambienti off di New York),provocatoria, scritta con un linguaggio a metà strada tra l'esplicito e il satirico, ma anche pofetico considerando come si sarebbe trasformata la figura femminile quindici anni dopo, e l'evoluzione del commercio digitale.
Vendette in un anno circa 400 copie autoprodotte (non poco quindi), e dopo l'attentato a Warhol fu ristampato dieci volte e tradotto in dodici lingue. Una legacy enorme che, gesto criminale a parte, credo basti a fugare qualsiasi dubbio sulla sua valenza.
E' un libro che naturalmente va preso con le pinze, interpretato e contestualizzato come tutte le opere radicali.
Altrimenti, c'è sempre la biografia di Schettino.

claudio65 ha detto...

E' notizia di oggi! A dimostrazione di quanto questo dibattito sia ancora vivo a distanza di tanti anni:

http://www.ilsecoloxix.it/p/genova/2016/04/15/AS8tjxNC-registro_battisti_fascista.shtml

Allucinante è il fatto che una ragazzina di tredici anni sia stata punita (nel 2016) con un "quattro" sul registro solo per aver riportato una voce che all'epoca circolava un po' su tutte le bocche. All'epoca non ci voleva moltissimo per prendersi quell'etichetta e, comunque, le idee personali di Lucio nulla tolgono alla sua assoluta grandezza musicale, che ha avuto qualche impatto anche sul movimento "prog" (pur se è vero che Battisti non è assimilabile al prog.).

JJ John ha detto...

"Lucio Battisti era fascista»: e il prof le dà 4 sul registro". (in: Il Secolo XIX, Genova 16/04/2016).

Premetto che non ho letto l'articolo completo sul Secolo ma solo il trafiletto su Internet, e per prima cosa mi chiedo perché si sostenga che le canzoni di Lucio Battisti non si trovino fra le cover dei talent show". Io per esempio ne ho sentite tante a The Voice of Italy: "Emozioni" (Fabio Curto), "Anche per te" (Andrea Manchiero), "7 e 40" (Daniele Blaquier), "Insieme a te sto bene" (Angela Nobile).

Ma, quisquilie a parte, la giovane studentessa ha sentenziato che "Battisti ERA fascista" come scritto nel titolo, oppure si è limitata ad un generico "HO SENTITO DIRE CHE Battisti era fascista" come viene riportato dopo?
Perché, nel primo caso si tratterebbe di un'affermazione non del tutto dimostrata se non addirittura scorretta, professandosi Lucio stesso apolitico. Però, se la ragazzina avesse usato il dubitativo, non vedo cosa ci sia di male ad esprimere una curiosità, peraltro molto sentita negli anni Settanta, e come dimostra l'ampio dibattito su questo sito, tuttora dibattuta.
Certo, bisognerebbe conoscere il contesto preciso, le modalità e le ragioni che hanno cagionato una valutazione così severa, ma chissà che dopo il mio comment sul Secolo, qualcuno non intervenga per acclararlo.

Concludendo, volevo comunque precisare che "accostare cronologicamente il fascismo ai cantautori degli anni 60/70" è del tutto possibile ripercorrendo la storia della cosiddetta "musica alternativa di destra". Un genere che nacque alla fine degli anni Sessanta e che ebbe tra i suoi precursori Leo Valeriano (ben 7 singoli tra il 66 e il 69), Michele di Fiò e Roberto Scocco.
Per chi volesse saperne di più:
http://classikrock.blogspot.it/2010/06/1976-la-musica-alternativa-di-destra.html

Anonimo ha detto...

A me spaventano sempre di più i titoli ad effetto di giornali e media in genere. Ormai è tutto "virale" o "shock".
E' possibile che la studentessa abbia interrotto più volte il professore, che aveva forse contestato o liquidato brevemente il suo intervento. Può darsi che il Professore abbia esagerato la sua reazione e provocato la stizza della studentessa che si è sentita zittire. Può darsi che i genitori abbiano esagerato nella protesta (non so se avete figli alle elementari o alle medie, se sì capirete cosa intendo). Insomma ci sono mille sfaccettature a un provvedimentio disciplinare e ancor più a un voto negativo. La cosa sbagliata è doverne ricavare a tutti i costi una notizia. Ormai esiste, da tempo, una vera e propria disciplina del creare notizie completamente inventate che per il solo fatto di essere pubblicate, diventano vere. Capirete quanto può essere facile adattare una notizia reale, ancorché insignificante, ai propri usi e consumi. Specie ora in cui la maggior parte dell'informazione è in mani preoccupanti: io lavoro nella stessa struttura di Porta a Porta, potete immaginare quante ne ho sentite nelle ultime due settimane.
Michele

JJ John ha detto...

In effetti sarebbe una notizia "che non merita nemmeno due colonne sul giornale", avrebbe detto il poeta. In più, ribadisco anch'io che bisognerebbe vedere come sono andati realmente i fatti.

Tuttavia, siccome su Classic Rock stiamo dibattendo su questo argomento da ben sette anni, mi era parso simpatico segnalare al Secolo XIX la nostra presenza, invitando magari anche i protagonisti a dire la loro.
Volete sapere com'è andata a finire? Hanno bellamente cestinato il mio comment, e chi s'è visto s'è visto.
E allora ha ragione Michele: forse, la notizia "shock" non era poi così importante.

Anonimo ha detto...

Non te la prendere JJ. Considerando il livello dei commenti pubblicati sinora, il tuo sarà stato sicuramente troppo intelligente :-D

JJ ha detto...

Comunque, se proprio lo volete sapere, e con buona pace di Michele, la notizia è stata ripresa anche dal Corriere Della Sera e, guarda un po', da Libero.

http://www.corriere.it/cronache/16_aprile_16/lucio-battisti-era-fascista-prof-da-4-registro-genova-23795f52-03b7-11e6-b48d-5f404ca1fec7.shtml

http://www.liberoquotidiano.it/news/musica/11899276/-Lucio-Battisti-era-fascista-.html

claudio65 ha detto...

Posso fare un mio commento a più ampio respiro? Secondo me questa notizia, che forse è solo una "notizietta", rivela però un problema più serio: il livello (infimo) dell'insegnamento di Musica nelle nostre scuole dell'Obbligo. Io, alle Medie (Scuola Privata di suore, per la cronaca), avevo un'insegnante che aveva circa settant'anni (nel 1976!), ma che aveva una cultura musicale sterminata, che andava dalla Lirica, alla Sinfonica, al jazz, fino al pop. Lei non ci faceva perdere tempo con il flauto, ma ci faceva ascoltare soprattutto musica: classica, sinfonica, lirica e la commentavamo insieme. Poi, nell'ultima mezz'ora di lezione dei Venerdì, lasciava campo libero a noi ragazzini, liberi di suonare la "nostra" musica, che ci portavamo da casa con dischi e musicassette. Io ero quello che portava sempre rock psichedelico e progressivo :-), altri, invece, prediligevano i cantautori, con Guccini, Venditti e Battisti in testa alle preferenze. E questa insegnante commentava anche la "nostra musica" con perizia e competenza. Ne abbiamo imparate di cose con quell'insegnante! E, di sicuro, non avrebbe affibbiato un "quattro" per una domanda di quel genere. Quella donna, che è morta di vecchiaia circa venticinque anni fa, aveva combattuto fino all'ultimo affinché il teatro del mio quartiere venisse riaperto. Non è riuscito a vederlo riaperto, ma la battaglia l'aveva iniziata lei.

ravatto ha detto...

"Basta parlare di giornali! Mi sembra di stare al cesso!" diceva Carmelo Bene...
I giornali, i media in generale sono veramente decaduti..non sto parlando di servilismo nei confronti di questo o quel potere, quello è sempre successo, parlo proprio della qualità del servizio: le eccezioni confermano la regola, ma la regola attualmente è quella di una disperante mediocrità diffusa.

Visto che parlate del Secolo, che una volta era un grande giornale, andate a visitare la pagina web: politica....poi cronaca...poi BELEN!....poi la particella di Dio...e però anche il best seller sponsorizzato...e poi i campi di concentramento..e vicino cosa piace al tuo partner a letto...insomma il cocktail che da anni ci propina studio aperto: poca e brutta politica, sangue, ufo e mignotte...più mignotte che ufo...

Anonimo ha detto...

Wow, scorrere la prima pagina di un giornale online è come prendere un
acido comprato nei vicoli da un tizio albanese trafelato e sudaticcio
che emana un odore di viakal e veleno per topi.

Pensionati suicidi, processi, figli a coppie gay.
Partite di coppa, William conferisce, Morandi su Facebook.
Risparmiatori, Belen, le moschee.
Il cane ritrovato, il Pentagono, qualcuno nominato qualcosa.
Le donne col velo, gli scafisti, il tg sexy.
Falsi invalidi, Noel Gallagher, i vini da scoprire.
Guantanamo, senza fissa dimora, notte bollente.
Il remake di Dirty Dancing, vitalizi in Parlamento, i ravioloni di gamberi.
Minacciava i passeggeri, camicie perfette, arrestato per stalking.

Anonimo ha detto...

E' vero. ormai anche i morti, gli scomparsi e gli sfigati sono diventati oggetto di culto.

Anonimo ha detto...

Ciao ho 42 anni, sono un neofascista ,adoro la musica italiana fino al 1980... nell'ambiente nazionalrivoluzionario ( o neofascista o destroradicale) l'appartenenza politica di Battisti ai nostri ideali è sempre stata data per scontata( si citavano anche finanziamenti...), ma si trattava per quanto autorevoli di voci (voci che coinvolgevano in contesti diversi anche Celentano, Dalla, Baglioni , Califano, Radius, Renato Zero ecc.ecc.); di sicuro c'è che il padre di Battisti a guerra finita, presente il figlio, venne malmenato dai partifgiani in quanto ex appartente alla Rsi.

JJ ha detto...

Io rimango del parere che tra Battisti e Mogol il vero destroso fosse il Rapettti, non Lucio. Ma del resto erano una coppia così affiatata che difficilmente si potevano fare dei distinguo. Specie negli anni Settanta quando tutto si sovrapponeva e i dettagli venivano estremizzati.
Che poi il papà di Battisti fosse militante della Rsi, questo non lo sapevo. Neppure dell'aggressione di cui parli. Però, forse, Michele Neri potrà chiarire questo punto. Se ne avrà tempo e voglia.

Yossarian ha detto...

L'ultimo libro di Valerio Mattioli, già menzionato in queste pagine, parla addirittura di un incontro tra Valcarenghi e lo staff di Re Nudo e il duo Mogol-Battisti per valutare un'eventuale collaborazione. L'incontro non ha poi portato a nulla, però testimonia se non altro che il buon Lucio tutto sommato era una persona abbastanza aperta. Pare che il più contrario fosse proprio Mogol, tra l'altro accusato senza mezzi termini dai renudi di maschilismo.

Y.

JJ ha detto...

Rigiardo all'apertura mentale di Lucio ne ho parlato anche nel mio ultimo libro "Gast(Rock)nomia", e anche Roby Matano mi confermò questa sua qualità. Mogol invece mi è parso sempre più 'socialdemocratico', senza naturalmente nulla togliere al suo talento.
So anche di questo presunto incontro con Valcarenghi, ma era ovvio in partenza che non avrebbe prodotto nulla.
Forse, se il solo Lucio avesse incontrato Andrea ci sarebbe stata qualche vaga speranza di collaborazione ma, a conti fatti, credo sia meglio lasciare le cose così come sono andate.

Gian Paolo ha detto...

Lucio Battisti, fascista. Ombre di dubbio? Negli anni ’70, tutto era politicizzato. E la parola fascista aveva più di un significato. All’estrema destra era un vanto. A sinistra personificava il male assoluto. Per i militanti più ortodossi, fascista era tutto ciò che aveva un connotato negativo. Così, c’erano le droghe “democratiche” (quelle leggere) e le droghe “fasciste”. “Fascista” poteva essere il professore farabutto (anche se aveva in tasca la tessera del Pci), o una musica, appunto, non allineata ai dettami rivoluzionari: “fascista”, insomma, era tutto ciò che si opponeva alla logica rivoluzionaria di quei tempi. Ma poi c’erano i fascisti veri e propri, gli irriducibili, quelli che “provocavano” per il solo fatto di esistere e che ammazzare non costituiva reato.

D’altra parte, in tutti i campi, ma principalmente in quelli artistici e culturali, essere comunista rappresentava un valore aggiunto. Così, non soltanto si avevano cantanti realmente di sinistra che componevano canzoni impegnate, ma anche i soliti furbetti che, pur non essendo affatto comunisti, fingevano d’esserlo, per guadagnarsi qualche vantaggio: insomma, i soliti opportunisti. Mentre essere tacciati di fascismo comportava seriamente il rischio di compromettere la carriera.

Questa premessa si è resa necessaria per evidenziare che qualsiasi cantante si sarebbe indignato se fosse stato apostrofato come fascista. A meno che non lo fosse davvero. Ebbene, Bruno Lauzi raccontò che quando chiese a Battisti perché non smentisse apertamente certe voci, questi gli rispose: “Perché alimentano la leggenda”.
Già, la leggenda. Bisogna che si consideri il fascismo come qualcosa di leggendario: i ragazzi di Salò, corsi a lavare il disonore dell’8 settembre, a costo della propria vita. La socializzazione. I franchi tiratori di Firenze, che inchiodarono l’esercito alleato per due settimane, sparando casa per casa, tetto per tetto, e che finirono tutti all’altro mondo.

Chissà che gesta leggendarie aveva ascoltato il piccolo Lucio da bambino. Chissà se suo padre gli raccontò della guerra. E poi, c’era tutta l’epopea degli eroi cari ai fascisti. Dal Robin Hood combattente contro gli usurai dell’epoca alla saga del Signore degli anelli. Ve l’immaginate, voi, un Roberto Vecchioni tacciato di fascismo? O un Gino Paoli, o una Fiorella Mannoia? Sarebbero stati zitti per “alimentare la leggenda” o sarebbero andati su tutte le furie, convocando immediatamente una conferenza stampa? Perfino una persona apolitica come Enrico Ruggeri minacciò di querela chiunque gli desse del fascista. Perché mai un antifascista dovrebbe rischiare la carriera in nome dell’odiato fascismo?

Del grande Lucio si son dette tante cose. Non sapremo mai come la pensasse, ma io sono convinto che nessuno si farebbe mettere in croce se non crede in certe idee. Poi, ci sono ben altri validi elementi che riguardano i testi delle sue canzoni. E qui entra in campo Mogol. I testi sono qualcosa di sconvolgente, da questo punto di vista. Può essere che Battisti e Mogol concertassero almeno “il discorso da portare avanti”, come si diceva in quegli anni. Ma su Mogol vorrei scrivere a parte.

claudio65 ha detto...

Mi permetto di dire la mia su questa "questione vessata" ed oramai anche troppo dibattuta. Indubbiamente, Battisti veniva da una terra - l'hinterland romano - dove del Fascismo è sempre stata - e tuttora viene data - una versione sempre positiva e molto mitologica (il risanamento della paludi pontine, le grandi opere del Regime, ecc. ecc.). Pertanto, qualcosa di quella mitologia dentro gli sarà anche rimasta. Ma, da qui a dire che fosse un fascista militante e credesse in quelle mitologie ce ne corre.
Sicuramente, non era una persona di Sinistra, anche se - questo lo ha anche confermato lui stesso - simpatizzava politicamente per Pannella ed i radicali. Probabilmente, la sua posizione politica non era molto chiara neppure a lui stesso. E comunque, nell'ambiente musicale, Lucio era legato da amicizia personale a personaggi del "prog" più militante, come i componenti degli Area, che in fondo, si erano riuniti proprio nella sua casa discografica. Il fatto che nel 1976 volessero addirittura invitarlo al Parco Lambro vuol dire che tanto male non era visto, nemmeno negli ambienti più radicali. E, comunque, i suoi dischi erano ascoltati più o meno da tutti, indipendentemente dal colore politico.
Ad aggravare la posizione di Battisti ha contribuito anche la sua personalità, che era francamente ispida ed antipatica, chiusa e molto presuntuosa. Ricordo che quando ero ancora un bambino, mio padre diceva di lui: "E' molto bravo, ma anche molto pieno di sé. Certi suoi atteggiamenti danno proprio fastidio". Il fatto di non smentire certe voci, penso, fosse dovuto alla sua grande presunzione, ritenendo che uno come lui se ne dovesse fregare di "cosuccie" come un'accusa di fascismo. L'uomo era fatto così. Rendiamo omaggio al grande musicista, lasciando da parte i difetti della persona.
In quanto a Mogol, quello è sempre stato dichiaratamente di Destra e non ci sono dubbi.

JJ ha detto...

Riguardo all'ultima parte dell'intervento di Gian Paolo, io oserei supporre che a Lucio non gliene importasse più di tanto del contenuto spesso reazionario dei testi di Mogol. Prova ne fu che non gli volle mai riconoscere il 50% sui diritti, e dopo il divorzio fece cose totalmente diverse. Diciamo che gli andavano semplicemente bene così e soprattutto funzionavano. Quindi perchè cambiarli?
Che poi vi fosse una concertazione di base, quello è probabile ma non credo si spingesse molto oltre la parte metrica.
Magari, se Michele avesse voglia e soprattutto tempo, potrebbe aggiungere ancora qualche dettaglio prezioso. Vediamo

UGO ha detto...

potremmo fare quasi un paragone con MARADONA grandissimo calciatore direi spaziale ma come uomo.....be stendiamo un velo pietoso.
anche io ho avuto occasione di sentire BATTISTI in qualche intervista e ricordo addirittura che in un occasione litigò con un ragazzo del pubblico direi una cosa alquanto squallida se confrontata con la sua vena di artista!
aggiungo una battuta direi astrologica dal momento che BATTISTI come pure DALLA VENDITTI PINO DANIELE COCCIANTE era del segno dei PESCI segno di grande creatività ma pure di eccessiva permalosità mi verrebbe da dire che il BATTISTI artista era un anguilla che sgusciava da uno stile all'altro senza mai o quasi sbagliare mentre il BATTISTI uomo direi quasi un PIRANHA pronto a sbranare chiunque volesse giustamente criticarlo! thanks U G S

Gian Paolo ha detto...

[Ho dovuto dividere il commento in tre parti, perché troppo lungo, scusate :-) ]

1

Dopo Battisti, Mogol. O meglio, i due insieme. Perché non è ipotizzabile un’incompatibilità fra loro. Il Pensiero leggendario di Lucio, nelle parole magiche di Mogol.
J.J. John dici che la concertazione fra i due non andasse oltre questioni puramente metriche? Può essere. Ma visto che i testi reazionari sarebbero ricaduti su di lui, io penso che non li avrebbe accettati se non li avesse condivisi. Vediamo.

In quegli anni, l'isolamento politico e culturale del neofascismo era pressoché totale.
L'invenzione dell'arco costituzionale serviva a congelarne la libera espressione e, non essendoci ancora Internet, la televisione di Stato monopolizzava inesorabilmente ogni aspetto della vita culturale, imponendo il suo credo materialista.

Per i giovani dell’estrema destra, quindi, le canzoni di Battisti non rappresentarono soltanto una valida alternativa alla politicizzazione ufficiale della musica, che doveva essere rigorosamente di sinistra. Furono molto di più.
Se, per assurdo, un cantautore avesse voluto manifestare temi cari all’ideologia neofascista, il sistema non avrebbe mai consentito che il suo messaggio varcasse la soglia di casa. Radio e TV lo avrebbero semplicemente ignorato.

E in tutti i regimi dove la libertà di parola viene in qualche modo limitata, nascono linguaggi più o meno arcani, destinati a nascondere ai più - dietro il significato lirico dei testi - un’interpretazione esoterica parallela, decodificabile soltanto da parte degli iniziati, alla stregua dei Fedeli d’amore medievali (di cui Dante fu il capo segreto riconosciuto).
Così, attraverso questa rilettura, la musica di Lucio Battisti - e le parole di Mogol - divengono ricche di interpretazioni simboliche del neofascismo.

Pensieri e Parole rappresenta l'ouverture: una sorta di messaggio segreto sulla doppia lettura in cui andrebbe interpretata la musica di Battisti: il pensiero politico, nascosto dietro parole d’amore.
La Canzone del Sole divenne un chiaro riferimento alla spiritualità fascista, alla purezza degli ideali che resteranno tali, alla società rurale contrapposta alla modernità caotica e materialistica (chiari riferimenti alla “Rivolta contro il mondo moderno”, restando “in piedi tra le rovine”).
I giardini di marzo sembrava riecheggiare il profumo dei giardini nell'inno della Repubblica Sociale, prima che la mattanza di aprile facesse rossi tutti i fiumi della pianura padana.
Ne La Collina dei ciliegi, il messaggio occulto pareva riferirsi alla “conoscenza” svelata a chi sapesse oltrepassare gli orizzonti ristretti di chi vive al di qua della cultura ufficiale, “volando intorno alla Tradizione” e “planando sopra boschi di braccia tese”...

Gian Paolo ha detto...

L'apoteosi, però, si ebbe con Il mio canto libero. La copertina dell'album ritraeva braccia alzate a mani aperte, come in un'allegoria di saluti romani in versione contemporanea, che si librano verso il cielo alla ricerca del Metafisico.
Oggi Mogol nega riferimenti politici – ed è comprensibile, data la società in cui viviamo - ma è altresì innegabile che l’interpretazione che davano i giovani d’estrema destra di quei testi, fondasse su basi tutt’altro che peregrine. Tutta l’impostazione delle canzoni di Battisti sembrava rifarsi all’ideologia di “destra”: dal rapporto uomo-donna all’ironia sui temi cari al politicamente corretto, dal ritorno alla natura di Anima Latina al trionfo di valori sempiterni.

Le parole sono importanti. Hanno sfumature che caratterizzano un credo politico, religioso, intellettuale. In quegli anni, per esempio, si poteva capire se chi parlava era di destra o di sinistra, a seconda che dicesse “nazione” o “paese”. Nazione, infatti, era un termine messo all’indice negli ambienti di sinistra, dove ci si riempiva la bocca di parole come “democrazia”, “proletariato”, “masse popolari”. Nazione, e ancor più “patria”, venivano visti come simboli fascisti, al pari del tricolore.

Da parte neofascista, invece, si faceva volentieri a meno di termini che sembravano appannaggio delle sinistre, come “collettivo” o come “massa”, alla quale si contrapponeva il concetto di “popolo”, inteso più come stirpe che non come classe sociale. C’erano dei termini, poi, che pur non avendo una precisa connotazione politica, erano particolarmente amati dall’una o dall’altra sponda. Retaggio era uno di questi: non vi era discorso o articolo di giornale dell’estrema destra in cui non comparisse. Mogol lo usa ne Il mio canto libero, assieme ad altri termini carissimi ai neofascisti, come purissime, immensità, anelito, immacolato, vergini ecc…

Gian Paolo ha detto...

3

Il mio canto libero divenne, quindi, una sorta di inno occulto dei giovani neofascisti, un po’ come i liberali del risorgimento gridavano “Viva Verdi”, sottintendendo viva Vittorio Emanuele Re D’Italia:

In un Mondo che non ci vuole più (Quale immagine migliore per sintetizzare lo stato d’animo neofascista?)
Il mio canto libero sei tu (ovviamente, l’Idea)
E l'immensità (immensità, eternità, fedeltà: valori assoluti contrapposti al relativismo imperante)
si apre intorno a noi (“A noi!”)
al di là del limite degli occhi tuoi (saper cercare la verità aldilà della cultura ufficiale)
Nasce un sentimento (sempre l’Idea)
nasce in mezzo al pianto (persecuzioni giudiziarie e violenze fisiche)
e s'innalza altissimo e va (ma niente potrà arrestare la sua marcia)
e vola sulle accuse della gente (antifascismo militante, storiografia di parte)
a tutti i suoi retaggi indifferente (“me ne frego!”)
sorretto da un anelito d'amore (la fede incrollabile)
di vero amore (giuramento di fedeltà)
In un mondo che prigioniero è (delle menzogne massoniche e marxiste: 2 facce della stessa medaglia)
respiriamo liberi io e te (non conformi, non assuefatti all’ideologia imperante)
E la verità (quella vera)
si offre nuda a noi (nudi alla meta. A noi!)
e limpida è l'immagine ormai (e finalmente si svela in tutta la sua limpidezza l’Idea calunniata)
Nuove sensazioni / giovani emozioni (è il passaggio del testimone alle nuove generazioni)
si esprimono purissime in noi (purezza dell’ideale)
La veste dei fantasmi del passato (le camicie nere)
cadendo lascia il quadro immacolato (continuità nei princìpi)
e s'alza un vento tiepido d'amore (che simboleggia nuove idee, più consone ai tempi moderni, pur nella fermezza dei princìpi)
di vero amore (di riscatto nazionale, per questo popolo tanto vilipeso)
E scopro te (immaginatevi la fiamma tricolore)
dolce compagna (l’Idea)
che non sai dove andare ma sai / che ovunque andrai / al fianco tuo mi avrai / se tu lo vuoi (“Il nostro onore si chiama fedeltà”)
Pietre, un giorno case, (pietre che foste un giorno monumenti all’italianità e alla romanità)
ricoperte dalle rose selvatiche (oggi cancellate dalla memoria da questo iniquo regime)
rivivono (“Risorgeremo!”)
ci chiamano (e noi rispondiamo: Presente!”)
Boschi abbandonati (retaggi culturali accantonati, di cui noi soli siamo i custodi)
e perciò sopravvissuti vergini (non sporcati dalle ideologie capitalistiche e marxiste)
si aprono (a noi. I soli in grado di comprenderne la grandezza)
ci abbracciano (avviene l’investitura della nuova cavalleria. Il cerchio si chiude)

Anonimo ha detto...

Ciao tralascio tutta l'analisi (molto dettagliata ma un po' di parte) dei testi, perché non mi sento in grado di controbattere e non ne ho voglia.
Volevo solo precisare due cose: la copertina de Il mio canto libero l'ha ideata e realizzata Cesare Monti e quindi trovare una relazione con le presunte idee di Mogol e Battisti è fuorviante e poi Cesare era tutto meno che di destra. Originariamente la copertina doveva essere stampata su carta trasparente in modo che tolta la busta bianca col disco, le mani del fronte avrebbero toccato i piedi del retro (Se ci fate caso sono perfettamente allineati). Così il disco rappresentava l'anima e la copertina il corpo. Non so se anche questo particolare può aggiungere elementi che corroborano la tesi di cui si discute.
Per quanto riguarda gli incontri con Re Nudo, erano propedeutici a una serie di concerti in cui Battisti, con Il Volo, avrebbe diviso il palco con gli Area. A me sembra una cosa assolutamente impensabile però quando ho scritto un libro, qualche anno fa, ho cercato di raccogliere più informazioni possibili e le mie ricerche hanno confermato questa cosa: Pepi Morgia era stato interpellato per la regia degli spettacoli, Cesare era stato presente a diversi incontri (e anzi faceva da tramite), Radius ricorda la possibile partecipazione di Battisti al Parco Lambro. Gianfranco Manfredi per un po' frequenta Battisti e Mogol. Alla fine Il Volo va in concerto con De Gregori al posto di Battisti. Insomma c'era stato qualche abbocco anche se secondo me non c'è mai stata grande convinzione: il pubblico che andava a sentire gli Area non era lo stesso che avrebbe ascoltato Vento nel vento o, come bis, Acqua azzurra, acqua chiara. C'è anche da dire che un progetto di Battisti che prevedesse un live in quel periodo, non sarebbe stato antologico ma un vero e proprio spettacolo nuovo, con canzoni nuove, studiate proprio per quello spettacolo (questo è un suo preciso progetto mai realizzato). Però in quel periodo (1975/76) la Numero Uno cessa di esistere come etichetta indipendente e Battisti diventa un artista di una multinazionale come la RCA, sta preparando il lancio americano ovvero quanto di più lontano da una serie di concerti nei circuiti alternativi italiani. Sicuramente a Battisti e Mogol era passato per la mente di "ripulire" una certa immagine ma è più probabile che tutto questo servisse a fare da cuneo per altre realtà care a Mogol come Il Volo. Infatti contemporaneamente a questi incontri, si logora il rapporto tra Mogol e Radius, infatti il secondo disco del Volo esce strumentale, sia lui che altri passano alla CGD seguendo Daldello e tutto si sfalda.
L'ho raccontato in maniera confusa e poco ha a che vedere con le collocazioni politiche, però volevo spiegare cosa successe, secondo me, tra Battisti e Re Nudo.
Ultima cosa, è vero che il padre di Battisti fu malmenato ma non so se il motivo fosse una sua precedente appartenzenza alla RSI o un'attività di delatore, come qualcuno mi pare avesse sostenuto, o altro ancora.

Michele Neri