1976: La "musica alternativa" di destra

leo valerianoSerie: STORIA DEL PROG ITALIANO


NEI COMMENTS INTERVENGONO IL CANTAUTORE FABRIZIO MARZI E EMANUELE D'ANGELO DEGLI ACROAMA.


Se è vero che negli anni ’70 la Controcultura aveva il monopolio pressoché totale dell’antagonismo creativo, è altrettanto noto che altri artisti di formazione socio-politica differente, attinsero a molte delle sue modalità rivendicative per portare avanti un percorso proprio.

Il filone della “musica alternativa”, per esempio, annoverava musicisti appartenenti all’area della destra e dell’estrema destra i quali, pur se meno visibili e professionalmente attrezzati dei loro antagonisti, ebbero anch'essi una loro collocazione storica.

Per trovare le prime tracce di questo genere occorre risalire al biennio 1965-66 quando i collettivi teatrali del “Bagaglino” e del “Giardino dei Supplizi” iniziarono a miscelare il cabaret con un certo tipo di impegno politico.
Non a caso, il primo personaggio ad ottenere una certa celebrità nell’ambiente sarà proprio il loro comune cantante, Leo Valeriano, che tra il ’66 e il ’69 inciderà ben 7 singoli, di cui sei per la discografica EGS da lui stesso curata.

Pur muovendosi anch'egli nell’ambito delle protest-songs tipiche di quegli anni, la novità del Valeriano stava nell'oltrepassare i classici stilemi della musica fascista su cui i cantanti di destra si erano arroccati per vent’anni - tradizione, militarismo, nostalgia, culto della personalità -, a vantaggio di una maggiore consapevolezza sulle lotte del proprio vissuto e sull’interpretazione della storia, spianando così una vera e propria autostrada concettuale che sarebbe stata poi seguita da molti altri colleghi omologhi.
Di quelle prime produzioni citiamo il singolo d’esordio “Berlin” e la famosa “Budapest” su testo dello stesso Valeriano.

Fu dunque grazie a figure come Valeriano, Michele Di Fiò e il giovanissimo Roberto Scocco (con cui lo stesso Di Fiò tenne un concerto a Torre San Patrizio nel 1972) che il linguaggio autorale di destra si aprì ad una dialettica più diretta e più attenta alle problematiche quotidiane, sino a lambire addirittura temi cari a chi stava agli antipodi: lavoro, emigrazione, scuola, famiglia, femminismo, società, ma anche antiperialismo, pacifismo ed ecologia.
michele di fioNaturalmente, è inutile dire che negli anni dell’Underground e della Controcultura, la musica alternativa visse in maniera radicalmente militante e semiclandestina, fu violentemente attaccata su quasi tutti i fronti (Stefano Recchioni degli Janus venne addirittura ucciso da un carabiniere nella strage di Acca Larentia) e probabilmente fu proprio questa condizione ad incoraggiare linguaggi fortemente radicali come nel caso della band militante “Movimento Integralista”.
A questo proposito, lo stesso Di Fiò ammise in un’intervista del 1979 di aver iniziato a comporre molto prima che nascesse una reale cultura musicale di destra, ma di non poter pubblicare nulla sia per la censura delle multinazionali discografiche, sia soprattutto per le carenze organizzative e strutturali dei suoi camerati:
Non c’era un movimento d'idee, di opinioni che mi permettessero di poter fare qualcosa; non potevo fare dischi: a chi li vendevo, a chi lì distribuivo?" (cfr. Di Fiò)
Questa testimonianza spiegherebbe anche perchè le attività di molti gruppi della prima metà degli anni ’70 che vengono a tutt’oggi ricordati dagli addetti ai lavori (es: “Europa Civiltà”, “Compagnia dell’Anello”,“Gruppo Padovano di Protesta Nazionale” e nel 1981, gli Acroama) furono tanto informali quanto le loro produzioni che non videro quasi mai la luce su vinile, si tennero ben distanti dalla critica ufficiale e furono sempre edite e distribuite in modo indipendente.

Dato dunque un certo panorama politico, è chiaro che la vera e propria maturità conflittuale delle destre non poté che coincidere con la crisi della Controcultura, il cui sbandamento aumentò la visibilità dei collettivi camerateschi, forti anche di un maggior permissivismo politico.
Inoltre, esattamente così come accadde per la sinistra nei primi anni ’70, la costituzione di un vero e proprio movimento giovanile di destra, (la “Nuova Destra” le cui idee tesero in qualche modo a superare il tradizionalismo Evoliano a vantaggio di una maggiore attenzione per le problematiche contemporanee), favorì non solo il proliferare di momenti di socializzazione collettiva quali i “Campi Hobbit” - equivalente missino dei Festival Pop - ma anche un florilegio di nuove bands che ora avevano punti di riferimento stabili ove esibirsi.
janusE’ tra il ’76 e l’80 infatti, che emergono le formazioni e gli artisti più celebrati della musica alternativa: tra questi, “Amici del vento”, “Janus”, “Nuovo canto popolare”, “Zpm”, “Settimo Sigillo” e i cantautori Fabrizio Marzi (che ci ha scritto nei comments) e soprattutto Massimo Morsello detto il “De Gregori nero”, nonchè futuro fondatore di Forza Nuova.
Al di là della valenza politica, formalmente la musica alternativa degli anni ’70 non fu mai particolarmente originale anche dopo il passaggio a schemi più moderni.
Anche dopo il ’76, sia i gruppi come gli Janus che le bands più radicali, non smisero mai di rifarsi a generi già collaudati quali il Prog, il Punk l’Hard o la musica celtica e ciò fu probabilmente dovuto sia all’estrema spontaneità delle produzioni (Ladich ricorda come il 45 d’esordio degli Janus fu registrato in una situazione quasi catacombale e “Al Maestrale” fu inciso in sei ore) sia alla deliberata volontà di anteporre la militanza alla musica.
Tra Pop italiano e musica alternativa, infine, si noti che non vi fu mai una reale contrapposizione, sia principalmente per una questione temporale (il Pop finì quando la musica alternativa era agli inizi), sia per l’enorme sproporzione conflittuale tra i due movimenti.

50 commenti :

La Signora Lario ha detto...

ciarpame!

poveracci, ancora ci credono nel revisionismo tolkiano.

marta ha detto...

John certo che hai un bel fegato!
Io questi non li ho mai sentiti ma non credo di essermi persa niente.
Certo mi fai pensare quando dici "la vera e propria maturità conflittuale delle destre non poté che coincidere con la crisi della Controcultura..." e menzioni il "permissivismo politico".
Non è molto diverso da oggi.

Cristho70 ha detto...

Caro John , anche tu con questo post 'a rischio' continui nel divulgare ogni aspetto della storiografia nazionalmusicale , un'opera indubbiamnte meritevole e che tutti dovrebbero riconoscerti .

Molto più modestamente , anche io ho postato alcuni artisti appartenenti a questa 'oscura' area , da sempre destinata al 'confino' musicale , probabilmente voluto da loro stessi .

Entrambi abbiamo 'azzardato' , ma immagino che la nostra divulgazione non abbia una finalità politica , ma bensì una ricerca musicale dovuta alla passione che ci avvince (... notare l'espressività della frase tipo EIAR ...) .

Auguriamoci di non avere ripercussioni 'fisiche' fuor di casa (..rega' non facciamo scherzi ...) e procediamo indomiti nel far conoscere ed ascoltare quello che Noi , duri e puri , Italici Baluardi del Vinile (...ora mi accoppano ...) più o meno apprezziamo !!

VIVA L'ITALIA ! VIVA LA MUSICA !
VIVA LA GNOCCA !

Saluti ed Abbracci !!
ps- se ti gambizzano , chiamami che lavoro in ospedale ...

J.J. JOHN ha detto...

In realtà nemmeno io saprei collocare bene questo post.
Però, al di là degli estremismi, ho voluto porre l'accento sul fatto che che nella seconda fase delle grandi orchestrazioni politiche che ben conoscete, vi furono in realtà DUE tipi di "marginalità desiderante" giovanile e che, tralasciando per un attimo le differenze operative, certi percorsi rivendicativi fossero addirittura sovrapponibili.
Tant'è che in più casi da ambo le parti si denunciarono le medesime anomalie arrivando, chi prima e chi dopo, agli stessi outputs.

E' un discorso da trattare con le pinze, sono d'accordo, ma non per questo mi sono negato il piacere e la voglia di ascoltare le vostre opinioni.

Anonimo ha detto...

Caro J.J., da appassionato di musica italiana mi ero già incuriosito verso quest'area musicale (via mp3, ovviamente...a proposito: grazie Cristho70!!!) e francamente anche chiudendo un occhio sulle divergenze politiche tra me e loro raramente ho trovato cose degne di un secondo ascolto...

Comunque secondo me c'è un fattore importante per valutare questi gruppi che andrebbe maggiormente sottolineato: molti di quei musicisti erano prima di tutto militanti politici, e questo in un'epoca in cui la militanza politica giovanile era un'esperienza che prendeva buona parte della vita di chi faceva questa scelta, a sinistra come a destra.
E quindi secondo me è indubbio che quei dischi risentissero di questo: il loro didascalismo e la spontaneità delle registrazioni che tu hai sottolineato erano probabilmente dovute al loro essere comunicazione tra militanti della stessa area politica, laddove a sinistra (penso soprattutto ai gruppi della Cramps, Area in testa) c'era maggior voglia di comunicazione con l'esterno, e comunque il rapporto tra musicisti "di sinistra" e movimenti politici non era così stretto, tanto che talvolta poteva anche aver spazio il dubbio (penso ad un brano come "Cuba" di Finardi).

Cosa ne pensi?

hex75

dovic86 ha detto...

Ma il Bagaglino del 1965-66 è QUEL Bagaglino?? Oddio... stendiamo un velo pietoso sulla "comicità" di destra.
Comunque non credo che non ascoltare qualcosa di nuovo e di diverso sia "non perdersi niente". Ritengo che quando si tratta di musica o di arte in genere a un certo punto convenga mettere da parte, o almeno in sordina, le idee politiche, che non sono certo l'unico aspetto a determinare la validità di un'opera. Questo mantenendo sempre una certa coerenza con se stessi ovviamente. Ma forse io parlo così perché appartengo a una generazione in cui l'ideologia ha sempre lasciato un po' il tempo che trovava.
Non credo ti gambizzeranno per questo post, JJ, e per fortuna! :) Leggere della strage di Acca Larentia fa rabbrividire, al pensiero che appena trent'anni fa si potesse raggiungere un livello di follia tale da organizzare spedizioni punitive contro dei giovani a suon di mitra, in pieno stile mafioso della Chicago anni '20. E questo a prescindere del colore politico di vittime e carnefici.
Per quanto riguarda la scarsa trasgressione di questi gruppi, e più generale degli artisti di destra, credo che ciò sia sempre stato dovuto alla natura intrinsecamente conservatrice di questa cultura, che per forza di cose non ha mai avuto la tendenza al rinnovamento e alla sperimentazione.
Per quanto riguarda invece gli artisti mainstream, ritenete che le accuse di fascismo che spesso venivano mosse verso di loro fossero davvero fondate, o erano dovute soltanto al mero successo commerciale e all'accettazione di certi compromessi? Il caso più celebre credo sia quello della coppia Mogol-Battisti, ma so che addirittura Battiato (!) non è sfuggito a tali sospetti, soprattutto nel suo periodo leggero degli anni '80 (in particolare mi sembra che venne puntato il dito contro Radio Varsavia).

Dario ha detto...

Sono d'accordo con Christo e inquadro questo post di John nel suo studio a 360º della realtà musicale italiana.
C'era anche il movimento di destra, anche se minoritario e spesso non interessante dal punto di vista artistico (concettualmente poi ognuno ha le sue idee...).

Certo è vero quello che dice hex, ovvero che questi erano prima militanti e poi musicisti (da qui lo scarso valore musicale in molti casi), mentre dall'altra parte temo che ci sia molta gente che abbia cavalcato la politica solo per moda o peggio convenienza per lanciare una carriera musicale.

Tu John che ne pensi?

P.S. Hai ricevuto la mia e-mail di un paio di settimane fa?

Regolo ha detto...

Vabbè, i commenti precedenti (a parte quello della Signora Lario che non brilla per profondità di concetti) hanno detto tutto e non ho molto da aggiungere a quanto scritto prima di me.
Dario in particolare ha centrato la questione quando dice che la musica di destra era suonata da gente che erano più militanti che artisti in senso vero e proprio. Se da un lato questo ha portato ad una produzione musicale non propriamente memorabile dall'altro abbiamo delle persone che credevano veramente nelle cose che esprimevano e, se non altro per questo, vanno ricordate e rispettate a prescindere dalle loro idee politiche.
Una piccola postilla: soltanto negli anni 90 uscirà fuori un gruppo di "destra" italiano di notevole spessore artistico, gli Ain Soph. Se si riesce a trovarli consiglio a tutti i due dischi Aurora e Ottobre (bello bello bello quest'ultimo). Gli amanti del prog non rimarranno delusi.

Grazie JJ, con articoli di questo spessore ti confermi un grande.

JJ John ha detto...

Mi sembra interessantissima la lettura di Hex: la destra fu militante ancor prima che "musicale".

La Controcultura divenne anch'essa militante, ma dopo un lungo periodo sperimentale, esaurito il quale occorreva passare a dialettiche più concrete. Un percorso di quasi 6 anni.

Le destre operarono invece una sorta di "passaggio diretto" dalla rivendicazione alla militanza.
Questo per "cultura propria" o quesi come se un certo pezzo di storia gli fosse "scivolato" sopra.

Certo è comunque, che la loro posizione ideologica fu talmente radicale da non sentirsi in dovere di "reiventare" nulla.
E questo (mi) fa impessione.

Ovvero: perchè una posizione politica così avversa alla Controcultura attingeva nella realtà a tutti i suoi stilemi?
Morsello non era forse il De Gregori nero?
Gli Janus non facevano forse dell'hard blues?

Non ci siamo mai chiesti se in fondo il potere ha sempre "giocato sporco" con le esigenze di base, strumentalizzandole e servendosene al punto di azzerarne financo le pulsioni positive?

Vi confesso che io, da Comunista quale sono (ve li ricordate i Comunisti?), ancora oggi qualche dubbio ce l'ho.
E alla luce di quello che sta succedendo in questi giorni, la mia inquietudine non me la leva nessuno.

dovic86 ha detto...

JJ, se vuoi la tua inquietudine posso trasformarla in incubo a occhi aperti, visto che quando, all'inizio degli anni '70, le destre mondiali decisero di reagire alla forte spinta di rinnovamento che aveva attraversato il decennio precedente, stabilirono di farlo utilizzando proprio le stesse armi della sinistra. Quindi la risposta è: sì, il potere gioca sporco servendosi anche delle pulsioni di base, degli strumenti che sarebbero propri della controcultura e lo fa distorcendoli consciamente e con gran competenza.
"Dobbiamo organizzarci, pianificare nel lungo termine, essere disciplinati per un periodo illimitato, essere finanziati con uno sforzo unificato. (...) Il business deve imparare le lezioni messe in pratica dal mondo dei lavoratori, cioè che il potere politico è indispensabile, che dev'essere coltivato con assiduità e usato in modo aggressivo se necessario, senza imbarazzo." dal memorandum dell'avvocato Lewis F. Powell alla camera di commercio statunitense del 1971.
"Ve li ricordate i Comunisti?" Proprio ieri ho visto Palombella Rossa, questa frase ci stava a pennello :)

taz ha detto...

Fabrizio Marzi "ZOO"...Jeder-Marzi-Romano...edizioni erreu- Cas. Post 4146 - Milano ...questo è tutto, non c'è scritta neanche la data di produzione, cmq è un LP del '78 che fù registrato negli studi Regson di Milano 24 piste, me lo diede un "conosciente" di destra visto la mia passione per la musica dicendomi:..ascolti Guccini...Faber..?..bene ascoltati questo cantautore che canta 11 testi di Walter Jeder...tra uomini e animali....questo è tutto sulla mia cultura musicale di destra....Credo unico cantautore di destra che incise un disco...Su internet e Wikipedia ci sono molte info su di lui e WJeder amico e collaboratore di Marzi...nel disco ci sono alcuni testi non male( fa sorridere Topo Rosso...ma se si pensa che siamo nel 77, lui ha una voce alla Faber, s'ispira molto alla scuola genovese(con tutte le distanze dovute...)Credo sia un punto di vista che andrebbe ascoltato, poi condiviso o no è una scelta personale....ciao...se qualcuno ha la possibilità di masterizzarlo io il disco lo posso spedire...

Anonimo ha detto...

Sì, il disco di Marzi è del 1978 e una ventina d'anni dopo è stato ristampato in CD dalla Cosmorecord con un paio di bonus tracks. Di questo artista piacentino trovate immagini (musicali) recenti in internet, e sempre con il fido Jeder. Mi ha recentemente palesato il suo disappunto circa l'irreperibilità del suo CD, di cui continua ad avere un sacco di richieste .... Ma del resto anche l'unica stampa già citata bruciò le 1000 copie stampate molto velocemente. Collaborai a quelle serie di ristampe in CD .... Marzi, in risposta a taz, non è l'unico cantautore di "destra" ad aver inciso un disco: ci sono Valeriano, Di Fiò .....
Assolutamente vero che tutta questa gente faceva politica attiva, non erano assolutamente musicisti e non ha senso paragonare i loro lavori a quelli di chi l'ha fatto e lo fa di professione ....

Anonimo ha detto...

Cari amici, solo per caso sono giunto fin qui dove ho trovato alcune interessanti riflessioni sulla cosiddetta musica alternativa di destra (ammesso che parlare di destra o di sinistra oggi abbia ancora un senso).
Posso segnalarvi che, per chi avrà voglia di approfondire l'argomento, uscirà entro la fine di luglio un (spero interessante libro) edito da Castelvecchi a firma Ippolito Edmondo Ferrario e Cristina Di Giorgi dal titolo: "Il nostro canto libero." Un affettuoso saluto a chi come me e qualcuno di voi ha creduto di cambiare il mondo attraverso la musica, senza imbracciare un fucile o seminando il terrore.
Fabrizio Marzi

Ivano ha detto...

Approfittando di questo splendido blog vorrei fare una domanda a Fabrizio Marzi sperando voglia rispondermi.
La domanda è questa:
Il giornalista Bruno Giordano Guerri sostiene che Lucio Battisti arrangiò delle sue canzoni.
(fonte : http://leo.caligiuri.it/gbgblog/?p=166)
E' una notizia vera o è una leggenda?
Se è vero, ci potrebbe parlare di questo suo rapporto con Battisti.
La ringrazio e cordialmente saluto.
Ivano.

Anonimo ha detto...

Caro Ivano, avevo letto l'articolo a cui fai riferimento, nel quale l'amico Giordano Guerri asseriva che Lucio avesse collaborato alla stesura degli arrangiamenti del mio LP "ZOO".
Posso solo dirti che la cosa non si concretizzò per tutta una serie di ragioni che preferisco non divulgare. Tuttavia, alcuni "ben informati" vicini a Battisti riferirono, all'epoca, che alcune mie canzoni gli erano piaciute.
Purtroppo le nostre strade, professionalmente parlando, non si incrociarono mai, anche perché, come qualcuno ricordava in un messaggio precedente, la musica alternativa di destra non aveva gli stessi percorsi, appoggi politici e commerciali della musica cantautorale di sinistra a cavallo degli anni 70-90. Inoltre, noi stessi autori e interpreti di quel fenomeno musicale sommerso, pur rammaricandoci per l'indifferenza di molti politici d'area, in un certo senso ci compiacevamo di non rientrare nei circuiti mediatici e professionali sui quali molti cantautori dell'epoca, potevano contare.
Un saluto a tutti e complimenti per la franchezza e l'onestà intellettuale che molti di voi hanno dimostrato, affrontando l'argomento senza gli stereotipi che hanno caratterizzato la contrapposizione politica in quel periodo.
Fabrizio Marzi

Anonimo ha detto...

Scusi Marzi, una curiosità: lei reputa Battisti di sinistra o pensa come molti all'epoca che fosse vicino al msi?

Anonimo ha detto...

L'argomento se Lucio Battisti fosse effettivamente di destra è un argomento che incuriosisce da oltre un trentennio.
Per quanto ne so, Battisti non partecipò mai a manifestazioni di partito, anche se nel periodo giovanile fu immortalato con il fazzoletto del FUAN legato al collo.
Le sue simpatie per la destra si evincono soprattutto nel testo de: "La collina dei ciliegi" dove è emblematica al proposito la frase "planando su boschi di braccia tese".
Anche nella famosissima "Canzone del sole" il testo recita: "mare nero chiaro e trasparente come te"
o in "La luce dell'est" dove canta di un colpo di fucile con lei che provava a varcare il confine "dell'est".
Infine, in una intervista inedita, accomiatandosi dall'intervistatore dichiara: "non sapevo dimenticare un passato dignitoso verso il quale provo onore".
Credo quindi che ci siano elementi sufficienti per definire Lucio Battisti se non di destra, non certo di sinistra. Ammesso che oggi abbia ancora senso questa distinzione lessicale.
Saluti a tutti.
Fabrizio Marzi

J.J. JOHN ha detto...

Grazie Fabrizio per la tua risposta che è stata postata anche nella pagina dedicata specificatamente a questo argomento:

http://classikrock.blogspot.com/2010/08/battisti-fascista.html

e sui cui proseguirei, se è il caso, questo dibattito.

------

Se vuoi scrivermi privatamente per fare quattro chiacchere (cosa di cui sarei lieto), la mia mail la trovi nel mio profilo.
JJ John

J.J. JOHN ha detto...

Fabrizio, ho ricevuto la tua mail, ma se hai voglia, scrivimi direttamente.
Per motivi "ideologici" non uso facebook :-)
Grazie Jj

Anonimo ha detto...

Tra i cantautori di destra sarebbero da ricordare anche: Massimino (Massimo Morsello); Gianni Procida; Renato Colella; Roberto Scocco; Andreina Tomada.

Anonimo ha detto...

il Gruppo Padovano Di Protesta Nazionale si forma nel 1974 e mantiene questo nome fino al 1976. La prima apparizione con il nome Compagnia Dell'Anello risale al primo Campo Hobbit (1977).

Anonimo ha detto...

altri gruppi/cantautori da ricordare: i padovani Clessidra (autori nel 1979 della cassetta "Vivi!", composta da 11 canzoni); i Liars; i Messaggeri Del Sole.

Anonimo ha detto...

Grazie triplo anonimo.
Morsello e Scrocco però sono stati citati. L'hai letto tutto il post, vero? J.

Anonimo ha detto...

ti ringrazio per la tua rettifica: errore mio! comunque, nelle sue prime apparizioni, Massimo Morsello si presentava come Massimino. Quindi, forse, la mia precisazione non era poi così sbagliata....

Anonimo ha detto...

Le sue prime due produzioni ("Per me...e la mia gente" cassetta 1978 e "Nostri canti assassini" cassetta 1981) sono a nome Massimino. La sua prima produzione a nome Massimo Morsello è "Intolleranza" cassetta 1990.

Anonimo ha detto...

Mario Ladich (Janus), oltre ad aver collaborato con gli NCP (Nuovo Canto Popolare), ha fatto parte del progetto Carrè-Ladich-Marchal dal titolo "Science & violence" LP uscito nel 1979. Sempre della musica alternativa fa parte Fronte Della Gioventù Trieste "Giovani d'Europa" LP edito nel 1984 e ristampato in cassetta nel 1989. Esiste poi "Canti giovane destra" cassetta del 1989 con Fronte Della Gioventù ed Amici Del Vento. Al primo Campo Hobbit partecipano anche i Vento Del Sud ed Enzo Matarazzo. Al terzo Campo Hobbit partecipano, tra gli altri anche: gli Atellana, Carlo Ponno, Nereo Zeper (cantautore triestino che nel 1981 produrrà la sua unica cassetta dal titolo "All'insegna del cerchio antico"), Leopoldo Barbieri, Pippo Tizzani

Anonimo ha detto...

Caro J.J.John,
ringraziandoti per la presente pagina volevo precisare ed integrare alcune affermazioni in essa contenuta. Sono Emanuele D'Angelo, componente di ACROAMA, da te citati e della cui cosa ti ringrazio. ACROAMA diversamente da quanto dici ha pubblicato un ep nel lontano 1981 con due lunghi brani di natura progressive 1)...E DIVENTEREMO DI NUOVO LIMPIDI 2)...ogni giorno...EVOCANDO IMMAGINI DI UNA CAVALCATA...nel reale...AL COSPETTO DEL SOLE.

A distanza di 30 anni mi sorprendo sempre di più come la sua diffusione abbia superato le barriere della musica alternativa arrivando ad essere citato in un paio di libri sulla musica progressiva italiana ed essere ancora oggi in vendita in negozi di dischi di prestigio. Per non parlare di YOU TUBE.Non pensavamo a tanto allora. Come ha detto giustamente Fabrizio in precedenza il nostro scopo era superare gli steccati della lotta politica propriamente detta e far capire agli altri che anche noi potevamo scendere in campo ed esprimere sensazioni e trasmettere emozioni con dei suoni e delle parole. Sapendo che sarebbero comuqnue stati giudicati dei canti assassini. Nonostante tutto e tutti. I titoli dei due brani di ACROAMA miravano prorio a questo.
Un saluto
Emanuele D'Angelo
ACROAMA

J.J. JOHN ha detto...

Grazie Emanuele. Precisato e corretto.

E'in un certo senso vero che la musica dovrebbe superare gli steccati della politica, eppure...
Eppure a me oggi piacerebbe sentire ancora in giro per le piazze e i palazzetti la voce di artisti come Finardi, gli Area o come voi e Fabrizio.
Ideologie a parte, equivarrebbe allo scrollarci di dosso questa socialdemocrazia malata che stiamo subendo tutti e che ci costringe a difendere giorno per giorno le nostre libertà e i nostri diritti.

"L'amore mio non muore", dicevamo noi un tempo. E credo possa essere un incitamento condiviso da tutti.

Tra l'altro, sto cercando di riacchiappare Fabrizio perchè volevo fargli un intervista.
Se lo sentite, ditegli che lo sto cercando e che mi scriva privatamente.
Se poi volete essere intervistati anche voi, fate altrettanto.
Abbraccio.
JJ

Emanuele-ACROAMA ha detto...

sono perfettamente in linea con te. Oggi come oggi sentirei tanti gruppi del tempo Finardi AREA anche se non c' è più Demetrio e tanti altri. ed anche qualcosa di nuovo tra quelli che fanno musica e non le schifezze di oggi. Oltre ovviamente a tanti di quelli da te citati qui.
Ho mandato il tuo messaggio a Fabrizio. Per quanto mi/ci riguarda quando vuoi.

Emanuele-ACROAMA

Gian Paolo ha detto...

Se la discussione fosse ancora aperta, vorrei aggiungere a tanti commenti ben fatti che, se è vero, come è vero, che quei cantautori furono prima militanti e poi musicisti, affermare che la qualità fosse scarsa, mi fa pensare che non abbiano mai ascoltato Massimo Morsello o Marcello De Angelis dei 270 bis...

Signori, stiamo parlando di musicisti che, per quanto militanti, non sono secondi a nessuno.

E se vivessimo in un mondo libero, senza preconcetti e senza militarizzazione dei mass media, Morsello e De Angelis avrebbero un posto molto al di sopra di tanti cantanti famosi.

Gian Paolo

Marco Verpelli ha detto...

Il nostro ospite non mi pare il tipo che chiuda o cancelli le discussioni...

Piuttosto consentimi di ricordarti che principalmente qui si tratta del periodo degli anni '70, quindi il compianto Massimino ci rientra anche se per poco. Il rock identitario dei 270bis mi pare proprio fuori tempo massimo.

Sono comunque dalla tua parte per quanto riguarda la riflessione che hai fatto. Già citati nei post precendenti mettiamoci anche gli Janus, grandissimi e i più progressive rock.

Gian Paolo ha detto...

La musica alternativa di destra (che brutta parola! Capisco la necessità di contrapporsi alla sinistra, ma destra che c'entra col patrimonio culturale sansepolcrista, prima, e poi della Repubblica Sociale, vallo a capire! Ci si è fatti mettere in un angolo dalla protervia linguistica marxista imperante), la musica alternativa di destra, dicevo, che di "destra" ha ben poco, nasce sì, come giustamente è stato riportato nel post, già nell'immediato dopoguerra, poi attraverso Leo Valeriano, e quindi, in modo più organico sul finire degli anni '70, con i campi Hobbit, ma prosegue finché il fenomeno è durato.

Affermare, perciò, che i 270bis sarebbero fuori tempo massimo, scusami, ma lo trovo inesatto.

Ora, visto che i commenti sono stati ad un livello che difficilmente viene raggiunto, quando si tratta questo argomento, io - giunto purtroppo in ritardo, non per mia volontà - volevo soltanto aggiungere, appunto, che il valore squisitamente musicale di alcuni autori è tutt'altro che secondario.

Bravi i già citati Janus, bravo Marzi, bravo il compianto Di Fiò, ma, senza nulla togliere a nessuno, io quando ascolto certe canzoni di Massimino o di Marcello De Angelis, non posso non chiedermi tutte le volte quanto successo avrebbero avuto, presso il grande pubblico, se invece di "destra" fossero stati di sinistra, o semplicemente apolitici.

Questo mondo, dietro una parvenza di democrazia, è regolato in realtà da norme ferree, che non ammettono eccezioni. O si cammina dove vuole il potere, o si è fuori. Punto.

A tal proposito, sto leggendo anche il post affine, quello sul Lucio Battisti fascista. Mi rincresce di essere arrivato tardi, perché sull'argomento avrei delle novità da riportare che non mi pare siano mai state dette.

Gian Paolo

Marco Verpelli ha detto...

Guarda che intendevo fuori tempo riguardo al periodo maggiormente trattato in questo sito. E' una dato di fatto cronologico non un mio giudizio, per il resto sempre più d'accordo con le cose che scrivi.

Gian Paolo ha detto...

Sì, Marco, in effetti il titolo del post si riferisce, non so perché, al 1976, ma il fenomeno, come dicevamo, si protrae anche negli anni a venire e per me i 270bis rientrano a pieno titolo nel cosiddetto filone della musica alternativa di destra.

Del resto, De Angelis inizia la sua carriera artistica prima del "botto" alla stazione di Bologna, che fece piazza pulita dei vari gruppuscoli della destra radicale, accusati ingiustamente di un qualche ipotetico coinvolgimeno.

La "cronologia" di quegli avvenimenti è raccontata in musica da Francesco Mancinelli nella canzone Generazione '78, che è il più esaustivo compendio di quelli che furono i fatti, il clima rovente, i sentimenti di quegli anni visti da "destra".

Mancinelli, pur essendo venuto fuori, per ragioni d'età, un po' dopo, non dovrebbe non comparire, a mio avviso, in una discussione che abbraccia questo argomento: per la sua bravura, in primo luogo, e anche per essere fra i più impegnati a far rivivere la memoria di quegli anni ruggenti.

Del "botto alla stazione che cancella tutto quanto" canta, appunto, lui. Si tratta di una canzone che ritengo fondamentale per chi voglia meglio comprendere tutto il periodo.

Tornando ai 270bis, di là dalle canzoni più sfrontatamente politiche, consiglio di ascoltare temi maggiormente intimistici e personali, quali Vorrei, dove si affronta l'amore non corrisposto, la disperazione e il suicidio; Nanni è partito, sorta di nenia al fratellino su quel fratello maggiore, gigante buono, desaparecido in carcere; Nella tua stanza, intreccio di sogni e squallore, che non inficiano ma anzi esaltano l'amore...

Ai comunisti più convinti e sinceri (oggi anche loro faticano a scrollarsi di dosso il peso di una terminologia ostile) consiglio di ascoltare Il poeta. Qualcuno di loro, se già non lo sapeva, potrà scoprire che nell'universo neofascista le dittature militari erano odiate e si tifava per Sandino e perfino per il Che, oltre naturalmente per Evita, contro capitalismo e ingiustizie sociali...

UGO ha detto...

al di la delle ideologie(oggi fuori moda)ho scoperto i JANUS circa un anno fa e mi son procurato sia il loro LP "AL MAESTRALE" davvero bello e molto tosto e anche il singolo "pescatore di sogni"più sognante".direi che la musica prog affascina sempre al di là delle ideologie...UGO

Marco Verpelli ha detto...

Ugo: cerca anche "De Ægypto" degli Janus, poesia di Pound messa in musica.

J.J. JOHN ha detto...

Il titolo del post rimanda al 1976 quale anno di frontiera tra la fine del prog italiano storico e l'emergere della cosiddetta "musica alternativa", poi sdoganata l'anno successivo dal primo campo Hobbit. Questo nell'ottica - del tutto personale - che l'estrema destra approfittò del fallimento dell'ideologia della ricostruzione per darsi una pur minima visibilità. Ciò detto, a prescindere dalla qualità musicale delle sue proposte, spesso più imperniate su valori militanti che non musicali.

Il discorso però, è lungo, sofferto e complesso. Per cui, per non essere frainteso, mi fermo qui.
Di certe cose, preferisco discutere personalmente. Chi vuole incontrarmi, sa come fare.

Riguardo a "Generazione 78" segnalo qui un buon approfondimento:

http://www.mirorenzaglia.org/2009/10/francesco-mancinelli-generazione-78/

Gian Paolo ha detto...

Ti ringrazio, JJ, per le delucidazioni riguardo la scelta dell'anno e il resto.

Il primo campo Hobbit fu un'impresa colossale, se rapportato alla disorganizzazione di quell'ambiente, e dette corpo alla realizzazione di un "filone" musicale che, in realtà, già da anni tentava di formarsi e venir fuori, in mezzo a mille difficoltà.

L'ostilità ufficiale, la ghettizzazione politica, la carenza organizzativa e di mezzi finanziari ritardarono quel che era in progetto già nel 1975.

La mia valutazione personale non è che l'estrema destra attese e profittò del fallimento dell'ideologia della ricostruzione per darsi visibilità.
Anche perché ciò presupporrebbe un'organizzazione e una prontezza di riflessi che non aveva.

L'unica struttura che disponesse delle potenzialità per realizzare qualcosa del genere era il MSI, ma i vertici di quel partito erano refrattari a iniziative del genere.

Almirante - sulla cui statura politica e morale non voglio discutere - era assolutamente allergico alla commistione fra musica e politica. A Viterbo, per esempio, impedì una'esibizione musicale prima di un suo comizio. Considerava certe manifestazioni "pagliacciate sinistrose".

In questo clima, si faticò ad organizzare quel raduno che poi prese il nome di campo Hobbit, e superò le aspettative di tutti, tanto che venne poi replicato. Ma le difficoltà oggettive lo fecero slittare di quasi 3 anni dal progetto iniziale.

Quando finalmente vennero superate tutte le diatribe interne e furono trovati i mezzi necessari, si passò all'azione individuando in un luogo sperduto degli Appennini Meridionali il luogo dove incontrarsi, semi clandestinamente, e attraverso il passa parola.

Perché, parliamoci chiaro, se in quegli anni si fosse organizzata una manifestazione del genere in un teatro di Milano o di Roma, ci sarebbe stato come minimo un assalto a suon di bombe molotov.

Questo non per buttarla nella polemica politica, ma per rendere edotti coloro che non hanno vissuto quegli anni delle mille difficoltà che incontrarono i giovani di quella parte politica nell'organizzarsi musicalmente, fra l'ostilità dei media, di una piazza agguerrita e pure dei propri dirigenti, assai poco lungimiranti.

Ma, ripeto, sia pure singolarmente e in modo disorganizzato, i gruppi musicali alternativi nascono anni prima dei campi Hobbit, tardando però a farsi conoscere.

Naturale, allora, che in questo ritardo, la prima espressione musicale esaltasse soprattutto la militanza dura e pura, quale coinvolgimento collettivo delle tante esperienze personali e la necessità di ritrovarsi in una comune identità di valori, così a lungo repressi dalla società in cui si viveva.

Solo successivamente, come è naturale, si ebbe anche un'evoluzione nel senso delle esperienze più intimistiche e di sentimenti che riguardavano il proprio mondo personale, come esistenzialismo e amore.

J.J. JOHN ha detto...

Grazie Gian Paolo per la tua disamina. Una sola precisazione: non ho detto che l'estrema destra "attese" il 1976/77, questo no. Anche perchè nessuno poteva prevedere la crisi del PCI, nemmeno gli stessi militanti del partito, dei gruppi e dei movimenti.
"Approfittò" semmai del crollo della controcultura per manifestare il proprio "dissenso critico" a destra, esattamente come, sul fronte opposto, aveva fatto il movimento dal 70 al 76.
Ci risentiamo tutti a settembre.
JJ John

Leo Valeriano ha detto...

Budapest non è stata composta su testo di Franco Cremonini (che a quanto mi risulta non ha scritto canzoni del genere) ma dal sottoscritto che la riprese da una poesia di un anonimo poeta magiaro. La stessa poesia viene recitata nelal registrazione.
Leo Valeriano

J.J. JOHN ha detto...

Corretto, grazie.

Anonimo ha detto...

E' tanto tempo che non scrivo (e neanche leggo veramente) ma oggi mi sono riletto tutta questa interessantissima discussione. Non sono molto preparato per intervenire sugli aspetti sociali o politici ma volevo fare solo una considerazione: se uno ascolta il pop italiano (pop nel senso di una volta) con spirito scevro da complicazioni tecniche, perché mai non dovrebbe ascoltare un complesso o un solista solo perché è dichiaratamente schierato da una parte politica a lui non congeniale? Se invece lo ascolta con intenti anche filologici o professionali, perché mai non dovrebbe sentirli - gli artisti schierati dalla parte sbagliata del suo credo politico - fosse anche soltanto per sentire come espongono in musica le loro idee e le loro ideologie o anche per avere un panorama completo del periodo musicale dell'epoca?
Ma allora, ad esempio, i Latte e Miele e Le Orme con il loro catto-rock chi li doveva ascoltare?
Se poi questi dischi sono inascoltabili allora si lasciano perdere subito ma non a priori. Io mi sono incuriosito e cercherò di procurarmene un po' per sentirli.
Ciao
Michele Neri

ugo ha detto...

CIAO MICHELE SONO UGO TRA L'ALTRO IO POSSIEDO L'ALBUM DEI JANUS"AL MAESTRALE" COME PURE IL 45 GIRI "PESCATORE DI SOGNI" E TI DICO CHE SON ENTRAMBI BELLISSIMI E BEN SUONATI MOLTO HARD PROG IL 33 GIRI PIU SOFT E SOGNANTE IL 45 GIRI MA DI OTTIMA FATTURA.POI POLITICA A PARTE L'ARTE RESTA SEMPRE ARTE!!!

J.J. JOHN ha detto...

Caro Michele, le tue domande contemplano molte risposte. E qui ti rimando a un lavoro che abbiamo firmato insieme.

Nel senso che tutto è possibile "ascoltare" a posteriori nel proprio salotto, magari permeati di dietrologia o di buonismo ideologico, ma questo non si può fare con ciò che ha attinto e si è sviluppato grazie a determinati movimenti o ideologie.

Quindi:

1) "Ascoltare il pop italiano con spirito scevro da complicazioni tecniche" o, "al di là del suo schieramento politico" è un atteggiamento critico già sbagliato in partenza. Così come lo sarebbe per la "musica alternativa" perché sono due espressioni connotative di due società distinte, la cui sommatoria equivale a un percorso storico. Non lo si può sovvertire solo perchè oggi quella contrapposizione non interessa più nessuno.

2) Ciascuno è libero di ascoltare ciò che vuole. Musica di destra, di sinistra e anche cattolica in modo da farsi un idea globale. Io, per esempio, ascolto proprio tutto. Ma senza mai dimenticare che il valore artistico di un opera è direttamente proporzionale al suo livello trasgressivo e alla sua comunicatività.
Quindi coloro che dicono "politica a parte, l'arte è arte" dovrebbero a mio avviso rileggersi Gramsci. Se non altro per rispetto a se stessi.

3) Le Orme e i Latte e Miele dici?
Sulle Orme credo di aver sparato abbastanza strali e sui L&M, bravissimi, ma in fondo "Passio" l'avranno ascoltato in tre.
Sulla "linea bianca" del Prog poi, ho scritto diverse cose, incluse quelle nel nostro libro. Inutile che le ripeta qui.

Ascoltate di tutto quindi. Ma proprio tutto. Ma non dimenticate mai di contestualizzare ciò che sentite. Altrimenti, si rischia di confondere Bach col Rovescio Della Medaglia o peggio, di infilare gli Alunni del Sole nel Progressivo Italiano.

JJ

Anonimo ha detto...

"Ascoltare il pop italiano con spirito scevro da complicazioni tecniche" o, "al di là del suo schieramento politico" è un atteggiamento critico già sbagliato in partenza"

E perché uno deve per forza ascoltare con spirito critico aprioristico? Io sento un disco e se fa schifo non lo sentirò più e probabilmente non sentirò più nulla del tale artista. Ma se un disco è realizzato da uno di estrema destra può insospettire l'ascoltatore di diverso credo politico, lo può maldisporre ma non può spingerlo a giudicare - e quindi scartare - senza un ascolto.

"Ciascuno è libero di ascoltare ciò che vuole. Musica di destra, di sinistra e anche cattolica in modo da farsi un idea globale. Io, per esempio, ascolto proprio tutto. Ma senza mai dimenticare che il valore artistico di un opera è direttamente proporzionale al suo livello trasgressivo e alla sua comunicatività"

Io non riesco a capire perché un disco (o qualsiasi cosa) debba essere trasgressivo per vedere aumentare il suo valore... anzi faccio fatica a capire il concetto di trasgressivo e come applicarlo. Un disco di Barbra Streisand può essere meraviglioso ed emozionare e pensare che la Streisand possa essere in qualche modo trasgressiva dopo aver compiuto i cinque anni d'età ci vuole coraggio. D'accordo invece sulla comunicatività: se una cosa non comunica nulla, difficilmente può piacere.

Le Orme e i Latte e Miele li ho citati solo per provocare. I loro dischi suonavano bene, in molti casi, e quindi li sentivano in parecchi senza farsi tanti problemi sui testi e sulla trasgressività.
Sul contestualizzare sono perfettamente d'accordo ed è proprio quello che dicevo: io ascolto un disco, lo contestualizzo e lo giudico secondo la mia cultura e i miei trascorsi (e spesso anche secondo la giornata in cui li ascolto: prova a sentire alcuni dischi di McCoy Tyner in mezzo al traffico e con la pioggia, o ancora peggio Trout Mask Replica di Captain Beefheart), però prima devo ascoltarlo. Io dichiaravo il mio scetticismo non sull'apprezzare o meno determinati prodotti musicali dopo che una persona li ha ascoltati e contestualizzati. Lo manifestavo bensì sullo scartare a priori un filone (e chiamiamolo così per chiarezza espositiva) bollandolo di estrema scarsità artistica. Qui non si parla più di approccio critico ma di pregiudizio.
E specifico che non mi riferisco ai commenti che ho letto sopra che sono tutti o quasi condivisibili (qualcuno anche illuminante e che denota una grande conoscenza dell'argomento). Però ci sono molte persone che non sentono Lucio Battisti o Francesco Guccini per i medesimi motivi (su basi opposte però).
Ciao
MN

J.J. JOHN ha detto...

Caro Michele, risposta al segmento A)
Uno ascolta un disco con spirito critico perché reputa giusto farlo. Punto.
E' insomma un analista che, come me, tenta di cogliere la valenza di un opera rispetto al suo tempo storico: a partire da determinati parametri e indipendentemente dai propri gusti, dal tempo metereologico, dal traffico eccetera.

Non è obbligatorio farlo: ci si può anche limitare al "mi piace, non mi piace", ma io non ce la faccio. E' più forte di me.

B) A mio avviso (tesi vigliaccamente ispirata da Gramsci prima e da Antonio Melucci poi) l'arte richiede contemporaneamente conflittualità e trasgressione.
Là dove non sussista anche solo uno di questi valori, si può parlare d'altro, ma non di arte.

Definizioni:
Conflittualità = vedo che è un concetto già a te chiaro. E' più o meno uguale alla "comunicatività" ma comporta anche l'attivazione di uno o più movimenti sociali. Al limite, leggersi "Statu Nascenti" di Alberoni che è molto più chiaro e competente di me.

Trasgressione = capacità di oltrepassare i limiti del proprio sistema di riferimento. Quindi non Barbra Streisand qualora i limiti siano davvero molto, ma molto circoscritti.

C) In sede di analisi non si scarta mai nulla e, davvero, non vorrei aver dato questa impressione parlando di "musica alternativa".
E non voglio nemmeno arrivare a quello che dice Elio ("I fascisti non capiscono un cazzo di musica") perchè non sono un cabarettista.

Però, francamente, si ammetta che la musica di destra ha sempre avuto come primo valore la militanza piuttosto che l'originalità della composizione. Difficile davvero trovare un gruppo "alternativo" musicalmente originale dopo i "Chicago" (scherzo. Ma ti mi capisci, vero?). Ma questo non rappresenta nemmeno un problema perchè non sarebbe la base di un analisi attendibile.

Negarsi invece l'ascolto di un artista per partito preso, quello si: è un crimine. E' oltranzismo puro.
Perchè, come diceva Pasolini, "non esistono libri o dischi che "facciano male o che siano pericolosi".
Assumere culture è sempre positivo per tutti. Negativo è semmai l'uso distorto che se ne fa.

ugo ha detto...

.....e allora viva l'heavy metal!!!ah ah ah scherzo però come sei tosto JOHN rintuzzi sempre tutto come del resto ti è congeniale ma poi non saresti della VERGINE ipercritico e analitico oltre ad essere il creatore di questo splendido sito e non blog parola antipaticissima!!!e comunque il tuo discorso sulla conflittualità e sulla trasgressione è innegabile peccato che oggi invece è tutto diverso direi privo di qualsiasi riferimento politico!anche se a volte mi chiedo se il tuo discorso sulla conflittualità e la trasgressione debba riguardare più i cantautori dei 70's e non tanto i gruppi perchè a parte gli AREA che più compagni di com'erano si muore non vedo tutta sta politica in gruppi come la PFM ORME NEW TROLLS giusto per citarne qualcuno!con tutto il rispetto per la tua immensa preparazione direi inarrivabile per un povero cristo come me concludo dicendo che amo pensare al pop/prog italiano come la più bella e completa espressione musicale dell'ultimo secolo e ti ringrazio per averci deliziato con tante stupende schede che adoro leggere ogni volta!a proposito di politica secondo te i JUMBO di DNA da che parte politica stavano? ciao JOHN un saluto UGO (appena posso mi procuro un libro su GRAMSCI)

J.J. JOHN ha detto...

Beh, Ugo: concedimi che non avrei potuto sostenere quasi otto anni di Classic Rock (e scrivere un libro prodotto da Bertoncelli) se non fossi perlomeno convinto di ciò che penso.

Il modello di Antonio Melucci "conflittualità - tragressione", in realtà, io lo applico tuttora. Solo che, prevalendo l'assenza di entrambe, posso solo constatare un evidente impoverimento della musica. Però quelle coordinate analitiche sono sempre valide.

Prendi ad esempio artisti come Emma o i Modà. Cosa propongono? Solo variabili di un modello normato di assimilare musica. Nulla di più e nulla di meno.
Quindi non trasgressivi perchè si limitano ad interpretare sentimenti già abusati.
Poco conflittuali poi in quanto smuovono le masse solo commercialmente. Non mobilitano le loro coscienze. Non alimentano insomma movimenti sociali come accadde, per esempio, col prog anni 70.

Infine, non si pensi che solo gli Area esprimessero una posizione politica. Loro furono la punta dell'iceberg ma, specie dopo il 73, "tutto era politica". Quindi tutto era "intepretabile politicamente": sia la musica che la "tendenza" espressiva.
Cito a caso: Procession, Napoli Centrale, Città Frontale, Pholas dactylus, Ga, Donatella Bardi, Jumbo, Banco, ma anche tutti coloro che semplicemente "approfittarono" di quell'atmosfera libera e propositiva per proporre senza inibizioni la loro visuale della vita.
Un panorama che oggi ce lo sognamo di notte, governati come siamo dalle multinazionali e dai tagli digitali computerizzati.

Credo insomma che oggi, per riportare la musica italiana ai fasti di un tempo, dovremmo essere un po' più severi. Sia con noi stessi, che con chi continua a spacciare tonellate di note inutili solo perchè ha i mezzi per farlo.

L'arte non è un'opinione: si basa su parametri precisi. E noi dovremmo trovare la forza di riprenderceli. Altrimenti ci riempiamo la bocca di terra e pensiamo pure che sia buona. Magari condita con un po' di Rap.









ugo ha detto...

.......un panorama che oggi ce lo sogniamo di notte......quanto è vera e quanto e triste questa tua giusta analisi!del resto pure la musica rispecchia il tempo orribile che stiamo attraversando privo pure dei rapporti sociali che una volta erano direi quasi quotidiani!ci restano solo le perle prog che tu hai inserito nel tuo sito davvero unico perchè interattivo! grazie ugo

Anonimo ha detto...

Certo che John, il passaggio verso il "riprendersi la musica" comporta anche il "riprendersi il sociale" e questo credo sia uno dei nodi più spinosi della questione.
Non è solo la musica ad essere "digitalizzata" ma anche il sistema tutto.
E' li' , credo, il nodo della questione....

MIA